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	<title>Marta Nozza Bielli &#8211; Daily Mood</title>
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		<title>Widows – Eredità criminale. Un grande cast diretto dal regista di 12 anni schiavo</title>
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				<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 10:23:26 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Sono diversi i motivi che spingono lo spettatore a guardare uno specifico film. Un trailer emozionante, una trama intrigante o la presenza di attori stimati. Nel caso di Widows – Eredità criminale, ciò che ha convito la sottoscritta ad attenderne l’uscita al cinema è stato il regista. Steve McQueen, londinese classe 1969 salito alla ribalta [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono diversi i motivi che spingono lo spettatore a guardare uno specifico film. Un trailer emozionante, una trama intrigante o la presenza di attori stimati. Nel caso di <strong>Widows – Eredità criminale</strong>, ciò che ha convito la sottoscritta ad attenderne l’uscita al cinema è stato il regista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright wp-image-135275 size-medium" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-4-300x200.jpg" alt="widows" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-4-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-4.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Steve McQueen</strong>, londinese classe 1969 salito alla ribalta qualche anno fa grazie al film Premio Oscar da lui diretto e sceneggiato <em>12 anni schiavo</em>, nella sua breve carriera ha regalato al pubblico alcune tra le pellicole più interessanti dell’ultimo decennio. Con i suoi <em>Hunger</em> e<em> Shame</em> è entrato a pieno titolo nella schiera degli autori più apprezzati degli ultimi anni, grazie alla sua capacità di entrare con la macchina da presa nel cuore delle situazioni con prepotenza, senza fronzoli ne edulcorazioni, regalando immagini potenti in grado di esprimere significato solo grazie alla loro potenza visiva. Con Widows il regista ha affrontato un genere – quello dell’heist movie misto ad action – non solo più volte trattato da altri ma anche lontano dalle acque autoriali in cui McQueen era solito navigare. Il risultato finale è un crime dalle diverse sfumature.</p>
<p style="text-align: justify;">In Widows le vedove in questione sono quattro: Veronica (<strong>Viola Davis</strong>), Linda (<strong>Michelle Rodriguez</strong>), Alice (<strong>Elizabeth</strong> <strong>Debicki</strong>) e Amanda (<strong>Carrie Coon</strong>) appartengono a mondi completamente diversi ma si ritrovano a condividere una disgrazia quando i loro mariti perdono la vita durante una rapina finita male. Le quattro, pur consapevoli delle attività criminali dei loro compagni, cercano di sopravvivere alla bell’e meglio a questa perdita ma purtroppo non riusciranno a lasciarsi alle spalle l’eredità lasciata dai loro consorti avvezzi alla delinquenza.<br />
<img class="size-medium wp-image-135276 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sullo sfondo di una Chicago in cui i candidati Jake Mulligan (<strong>Colin Farrel</strong>) e Jamal Manning (<strong>Bryan Tyree Henry</strong>) si contendono la presidenza del distretto 18, sarà proprio Manning – anch’esso criminale con l’intento di utilizzare la politica per mascherare le sue attività – insieme al fratello Jatemme (<strong>Daniel Kaluuya</strong>) a far visita a Veronica pretendendo la restituzione di un ingente debito lasciato dal marito (<strong>Liam Neeson</strong>). Dapprima sconvolta, la vedova troverà il diario con gli appunti di un’ultima rapina ancora incompiuta lasciatogli dal coniuge e, decisa a reagire, chiamerà al suo fianco le altre vedove convincendole che la somma ricavata dal colpo le aiuterà a ricostruirsi una vita lontana dalla criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono principalmente due gli elementi che da subito saltano all’occhio in Widows. Il primo, reso palese già dalla locandina, è la presenza di un cast all star: tutti gli attori – a cui si aggiunge anche <strong>Robert Duvall</strong> per una piccola seppur non indifferente parte – sono in splendida forma e nessuno di loro pecca nel non regalare al pubblico una performance sottotono o non all’altezza delle altre.<br />
<img class="alignright wp-image-135277 size-medium" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-3-300x200.jpg" alt="widows" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/Progetto-senza-titolo-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il secondo elemento si palesa invece nell’incipit del film: grazie ad un montaggio alternato, il frenetico inseguimento che porterà poi alla tragica conclusione della rapina viene a tratti interrotto da scene tanto quotidiane quanto intime dapprima dei personaggi interpretati da Viola Davis e Liam Gleeson, intenti a scambiarsi effusioni a dimostrazione del grande amore che li unisce, e poi delle altre coppie, dove il personaggio di Michelle Rodriguez litiga col marito a causa del suo vizio delle scommesse, quello della Debicki mostra una relazione col compagno basata sulla violenza fisica e la donna interpretata da Carrie Coon è alle prese con un figlio appena nato e un marito freddo e distante. Già nei primi minuti quindi McQueen chiarisce allo spettatore che quella che sta per guardare sarà una pellicola sui generis, difficile da incasellare all’interno di un genere cinematografico definito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono infatti caratteri tipici dell’heist movie – degli sconosciuti si riuniscono per compiere una grossa rapina – ma manca la vena comica e goliardica tipica della categoria (à la <em>Reservoir Dogs</em> di <strong>Quentin Tarantino</strong>, per fare un esempio); ci sono scene tese e d’azione – l’esplosione con cui si conclude l’incipit è tecnicamente perfetta – ma il film non può essere definito come action movie propriamente detto, in quanto gli intramezzi riflessivi e più lenti donano una profondità atipica al genere che lo fa avvicinare ad un crime in cui la necessità di scavare nell’animo dei personaggi e di raccontare un certo lato della società prevarica rispetto all’espediente che ha dato il via alla vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft wp-image-135278 size-medium" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/widows-df-04550_r2_rgb-h_2018-300x169.jpg" alt="widows" width="300" height="169" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/widows-df-04550_r2_rgb-h_2018-300x169.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/widows-df-04550_r2_rgb-h_2018.jpg 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ed è proprio in riferimento a questo approccio intimista che il film trova al contempo il suo punto di forza ma anche la sua debolezza. Pur non scadendo mai nella morale più evidente di cui sono infarciti diversi drammoni made in Usa degli ultimi anni (<strong>Widows</strong> si pregia di portare sullo schermo la storia di donne non invincibili, non straordinarie e non necessariamente volte a creare un’immedesimazione dello spettatore ma in grado di reggere sulle proprie spalle l’intera narrazione) la pellicola cade nell’errore – che tuttavia non guasta il risultato finale – di estremizzare alcune situazioni, come il fatto di presentare tutte le figure maschili negative e corrotte quasi a voler far risaltare le donne  nonostante non ce ne fosse bisogno, o nel condire con uno sfondo di razzismo l’omicidio di un personaggio del passato lontano dalla vicenda centrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Widows – eredità criminale</strong> rimane comunque un film godibilissimo, compatto nel ritmo dall’inizio alla fine e senza risparmiare il pubblico da un colpo di scena inaspettato e coerente con gli intenti dello script, scritto a quattro mani dal regista e dalla <strong>Gillian Flynn</strong> di <em>Gone Girl -L’amore bugiardo</em> e <a href="https://www.dailymood.it/2018/09/18/sharp-objects-amy-adams-le-cicatrici-del-corpo-e-dellanima/"><em>Sharp Objects</em></a>.<br />
E, sebbene si sia questa volta trattenuto da denunce politiche e sociali, con il suo film McQueen ha impartito una grande lezione ad Hollywood che non deve passare inosservata restando un caso isolato: un cast di donne può portare sullo schermo storie a loro dedicate, senza bisogno di tirare in ballo reboot al femminile frettolosi e dal risultato discutibile, solo per cavalcare l’onda della parità di genere. La giusta causa può essere raggiunta senza perdere qualità del prodotto e, soprattutto, nel nome dell’originalità. <strong>Widows</strong> ne è un esempio lampante. È ancora nelle sale, non perdetevelo.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=FBQQn00VOXs]
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		<title>La ballata di Buster Scruggs. I fratelli Coen ritornano nel Vecchio West con Netflix</title>
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				<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 09:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>In principio doveva essere una serie tv, la prima esperienza televisiva per Joel e Ethan Coen. Per un attimo abbiamo creduto che fosse arrivato il momento anche per i fratelli più rappresentativi dell’autorialità hollywoodiana contemporanea di avvicinarsi al piccolo schermo e di ridurre ancora di una tacca la distanza tra settima arte e televisione. In [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In principio doveva essere una serie tv, la prima esperienza televisiva per <strong>Joel e Ethan Coen</strong>. Per un attimo abbiamo creduto che fosse arrivato il momento anche per i fratelli più rappresentativi dell’autorialità hollywoodiana contemporanea di avvicinarsi al piccolo schermo e di ridurre ancora di una tacca la distanza tra settima arte e televisione. In un battibaleno invece ecco che <strong>La ballata di Buster Scruggs</strong> compare tra i titoli dei film in concorso a <strong>Venezia 75</strong>, prodotto da <strong>Netflix</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’occasione ghiotta per il colosso streaming che vedeva così aumentare le sue possibilità di vincere uno fra i premi più prestigiosi del Festival (insieme a <em><strong>Roma, 22 July e Sulla mia pelle</strong> </em>per la sezione Orizzonti). E infatti, facendosi beffa di tutte le critiche – inutili – sulla presenza di titoli prodotti da piattaforme come <strong>Netflix</strong> (tanto che il Festival di Cannes durante l’ultima edizione li aveva severamente banditi), la giuria presieduta da <strong>Guillermo del Toro</strong> oltre che aver premiato con il Leone d’oro Roma, ha assegnato un importante riconoscimento anche alla pellicola dei <strong>Cohen</strong> assegnandogli il premio per la miglior sceneggiatura. L’ennesimo di una lunga lista di successi che costellano la carriera dei due registi del Minnesota che – come da loro dichiarato – con il loro film hanno preso ispirazione dai “<em>film antologici, in particolare quelli girati in Italia negli anni Sessanta che mettevano insieme opere di diversi registi incentrate su uno stesso tema</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>La ballata di Buster S</strong><strong>cuggs</strong> i registi sono sempre gli stessi ma, proprio come nei citati film antologici, anche qui c’è un fil rouge che lega tutti gli episodi: non solo l’ambientazione western ma anche, e soprattutto, il tema ricorrente della morte.<img class="size-medium wp-image-135089 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Non è la prima volta che i <strong>Coen</strong> si confrontano con il genere western (<strong>Il Grinta</strong>) e non è di certo la loro prima sceneggiatura che prevede la dipartita dei suoi personaggi (<strong>Fargo</strong>) ma qui i due fratelli si sono presi la libertà di mettere in mostra – anche se non c’era bisogno di ulteriori conferme – la loro grande dote autoriale.<br />
Ci sono tutti gli elementi distintivi del genere cinematografico statunitense per antonomasia, dai duelli ai manifesti “<strong><em>Wanted – Dead or alive</em></strong>”, dalle diligenze ai Nativi americani fino ai saloon e alla ricerca dell’oro, uniti e portati sullo schermo con un’efficace commistione di toni narrativi condita dalla poetica tipica coeniana. L’umorismo scanzonato si alterna ad un profondo dark humor senza mancare anche di profilarsi in alcune profonde riflessioni più o meno esplicite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ballata di Buster Scurggs</strong> si presenta sia metaforicamente che attraverso le immagini sullo schermo come un grande libro polveroso, di quelli simili ai racconti per bambini dove il testo è corredato da un disegno di bella fattura rappresentativo di quanto verrà raccontato. Attraverso un gioco di dissolvenze questo disegno convergerà nel primo frame del nuovo episodio con personaggi e vicende differenti.<br />
Il primo capitolo è quello che dà il titolo all’intero film: in <strong>The ballad of Buster Scruggs</strong> uno strepitoso<strong> Tim Blake Nelson</strong> interpreta un pistolero canterino dissemina il panico nelle cittadine a suon di pallottole, canzoncine e rime pronunciate con il sorriso stampato in faccia. Un protagonista che ricalca una parodia non proprio velata dei classici pistoleri dal sangue freddo impassibili davanti al pericolo e ad ogni sorta di emozione.<br />
<strong>In Near Algodones</strong> troviamo <strong>James Franco</strong> che abbandona qualsiasi verve da sfrontato bandito e, dopo un tentativo fallito di rapinare una banca, sconta sulla sua pelle le conseguen<img class="size-medium wp-image-135088 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />ze di una giustizia frettolosa e discutibile.<br />
A partire dal terzo capitolo la pellicola compie una svolta, abbandonando il lato comico per addentrarsi in introspezioni più profonde senza risparmiarsi critiche che possono essere trasposte anche ai giorni nostri. In <strong>Meal Ticket Liam Neeson</strong> è un impresario viandante che sfrutta la capacità oratoria (e il corpo menomato senza arti) del viagiatore che lo accompagna per racimolare qualche soldo in spettacoli in giro per il west. <strong>Tom Waits in All Gold</strong> è un cercatore d’oro il quale, pur di trovare il prezioso metallo, rovina la natura incontaminata che lo circonda.<br />
<strong>The Gat who got rattled</strong> presenta una narrazione più complessa rispetto ai capitoli precedenti in quanto le vicende seguono tre personaggi distinti (interpretati da <strong>Zoe Kazan, Bill Heck e Grainger Hines</strong>) che si incontrano fortuitamente durante un viaggio verso l’Oregon all’insegna di colpi di scena.<br />
Nell’ultimo episodio,<strong> The mortal remains</strong>, cinque sconosciuti molto diversi da loro si trovano costretti a viaggiare con la stessa carrozza e la convivenza forzata li porterà a scambiarsi le loro visioni sulla vita e sull’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si trova davanti ad un film antologico viene naturale fare confronti tra i capitoli che lo compongono. <strong>La ballata di Buster Scruggs</strong> è un lavoro omogeneo nonostante la suddivisione ma è doveroso ammettere che alcuni capitoli funzionano più di altri. A nostro parere i più efficienti sono i primi due – durante la proiezione stampa a Venezia la sala intera non smetteva di ridere – e l’episodio con protagonista <strong>Tom Waits,</strong> dove spicca maggiormente anche la potenza visiva della magnifica fotografia del pluricandidato all’Oscar Bruno Delbonnel, già collaboratore dei <strong>Coen in A proposito di Davis.</strong> La regia c’è, la recitazione pure e i dialoghi sono zeppi dello sguardo sagace dei due cineasti, tuttavia in alcuni casi il ritmo è appesantito da lungaggini che rendono la visione altalenante.<br />
Seppur non del tutto all’altezza delle loro opere più riuscite, è indubbio che La ballata di Buster Scruggs sia il film che raccoglie in sé tutte le anime della filmografia dei registi. Noi siamo sicuri che gli Oscar non ignoreranno la pellicola (leggi le nostre previsioni) e anche voi non dovete lasciarvela sfuggire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Halloween, dieci film da non perdere per la notte delle tenebre</title>
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				<pubDate>Wed, 31 Oct 2018 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Tra feste in maschera e piccoli tour porta a porta a suon di “dolcetto o scherzetto?” la serata di Halloween può trascorrere anche all’insegna del buon cinema! Per evitare di perdersi in liste infinite di film horror e pellicole con protagonisti più o meno terrificanti, noi di DailyMood abbiamo raccolto per voi dieci titoli imperdibili [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/">Halloween, dieci film da non perdere per la notte delle tenebre</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra feste in maschera e piccoli tour porta a porta a suon di “dolcetto o scherzetto?” la serata di <strong>Halloween</strong> può trascorrere anche all’insegna del buon cinema!<br />
Per evitare di perdersi in liste infinite di film horror e pellicole con protagonisti più o meno terrificanti, noi di <strong>DailyMood</strong> abbiamo raccolto per voi dieci titoli imperdibili per ricreare l’atmosfera perfetta per la notte del 31 ottobre. Grandi classici del terrore, commedie, senza però dimenticare film per tutta la famiglia: ecco i nostri consigli cinematografici per una serata all’insegna del brivido!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class=" wp-image-134575 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-6-300x200.jpg" alt="halloween" width="275" height="183" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-6-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-6.jpg 900w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" />I misteri di Sleepy Hollow</strong><br />
Johnny Depp e Christina Ricci sono i protagonisti di una delle pellicole più famose e riuscite del regista <strong>Tim Burton</strong>. In un villaggio sperduto dell’America ottocentesca l’agente di polizia Crane viene inviato per investigare su tre casi di omicidio in cui le vittime sono state ritrovate senza testa. Gli abitanti del posto sostengono che il colpevole sia Il Cavaliere senza testa, resuscitato dal mondo delle tenebre per vendicarsi contro la sua decapitazione. Crane inizia a credere a tali superstizioni e tra magia, streghe, omicidi e atmosfere gotiche, il film è senza dubbio perfetto per la serata di Halloween.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ghostbuster</strong><br />
<em>Who you gonna call?</em> Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudsonsono sono i protagonist del cult anni ’80 in cui interpretano un gruppo di ricercatori universitari interessati ai fenomeni paranormali. Quando si trovano per la prima volta faccia a faccia con un ectoplasma, decidono di diventare acchiappafantasmi di professione, cercando di ripulire una New York ormai infestata dalle strane creature. Preparate lo zaino protonico e gustatevi questo classico della commedia in compagnia, il divertimento è assicurato e la presenza di fantasmi, pure.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair</strong><br />
Ricordo ancora il terrore provato quando da bambina il trailer di questo film passava in tv. A distanza di anni non ho ancora trovato il coraggio di vederlo ma so con certezza che sarebbe il film horror adatto per una serata all’insegna del terrore. A metà strada tra fiction e documentario, la pellicola si presenta come l’insieme delle riprese amatoriali rinvenute dalla videocamera di tre ragazzi scomparsi dopo che si erano inoltrati nei boschi circostanti il vecchio villaggio di Blair, per indagare sui casi di violenza e sparizioni misteriose accumulatisi nel corso degli anni proprio in quel luogo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class=" wp-image-134576 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-3-300x200.jpg" alt="halloween" width="285" height="190" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" />Scream</strong><br />
Grande classico anni ’90 del genere horror firmato da <strong>Wes Craven,</strong> uno degli autori più influenti del genere. Il primo lungometraggio di quella che sarebbe poi diventata una serie di film mostra per la prima volta le sembianze di uno dei serial killer più spietati di sempre: con una lunga tunica nera con cappuccio e una maschera bianca somigliante all’urlo di Munch, l’assassino semina il panico nel liceo di una cittadina californiana uccidendo numerosi studenti senza alcuna pietà. Una maschera spaventosa e una serie di omicidi sono sufficienti per un Halloween terrificante, non trovate?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sposa cadavere</strong><br />
Ancora una volta<strong> Tim Burton</strong> ci fa immergere in atmosfere cupe e tenebrose, ma questa volta lo fa con un film d’animazione in stop motion ambientato in epoca vittoriana. <em>La sposa cadavere</em> racconta le insidie di una tormentata storia d’amore che si alterna tra il mondo dei vivi e quello dei morti e, oltre ad essere l’ennesimo e riuscitissimo omaggio al gotico del regista, riesce ad affermarsi come un film adatto ad un pubblico di ogni età.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piccoli Brividi</strong><br />
L’adattamento cinematografico di uno dei romanzi della serie per ragazzi scritta da <strong>R.L.Stine</strong> è un mix di mostri, automobili stregate e piante mangia-uomini , il tutto condito dalla presenza di Jack Black che riesce sempre ad aggiungere quel pizzico di commedia che non guasta mai. Fortemente consigliata la presenza di adulti per i bambini più piccoli e viceversa, il film è il giusto intrattenimento per un Halloween in famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class=" wp-image-134578 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min-1-300x200.jpg" alt="halloween" width="279" height="186" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 279px) 100vw, 279px" />The Rocky Horror Pictures Show</strong><br />
Da dove partire per descrivere la pellicola di <strong>Jim Sharman</strong>? Talmente irriverente e rivoluzionario, il musical in pochi anni dall’uscita (1975) divenne uno dei più grandi film cult di tutti i tempi. Manifesto allegorico sul significato di normalità, tematiche sessuali trattate senza remore, canzoni indimenticabili e personaggi grotteschi, tra cui il <em>Dr.</em> <em>Frank-N-Furter</em> interpretato da un magnifico <strong>Tim Curry</strong>.<br />
Se non lo guarderete ad Halloween (le stranezze della trama lo rendono perfetto per la serata del 31 ottobre) recuperatelo al più presto!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Psyco</strong><br />
Poteva mancare il maestro del brivido nella nostra lista? Il film in questione è non solo il più famoso di <strong>Alfred</strong> <strong>Hitchcock</strong> ma probabilmente è una delle opere cinematografiche più celebri al mondo – se non altro la scena della doccia. E anche se la trama la si conosce a memoria, siamo sicuri che una nuova visione non mancherà mai di rendere elettrizzante l’atmosfera attorno al vostro divano di casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Halloween – La serie</strong><br />
Al cinema in questi giorni è proiettato l’ultimo capitolo della saga iniziata nel 1978 da <strong>John Carpenter</strong> con <em>Halloween – La notte delle streghe</em>, considerata una delle più importanti pellicole del genere horror.<br />
Negli anni ’70 il primo capitolo si rivelò un successo al botteghino e lanciò la carriera di una giovanissima Jamie Lee Curtis. Qualsiasi capitolo della serie decidiate di guardare, l’iconica figura di Michael Myers non vi farà stare tranquilli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class=" wp-image-134579 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-5-300x200.jpg" alt="halloween" width="267" height="178" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-5-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-5.jpg 900w" sizes="(max-width: 267px) 100vw, 267px" />Suspiria</strong><br />
In trepidante attesa del remake di <strong>Guadagnino</strong> (noi lo abbiamo visto <a href="https://www.dailymood.it/2018/09/01/suspiria-la-recensione/">in anteprima a Venezia</a>) Halloween è l’occasione perfetta per recuperare il grande classico del grandissimo <strong>Dario Argento</strong>. La storia delle Tre Madri, la fotografia geniale di Luciano Tovoli e le musiche iconiche dei Goblin sono gli ingredienti perfetti per una serata a suon d’inquietudine e soprattutto del grande cinema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-9-min-4/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min-1-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-min-1-5/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-1-1-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-1-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-1-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-2-min-14/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-6-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-6-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-6.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-5-min-8/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-3-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-6-min-6/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/31/halloween-film-da-non-perdere/progetto-senza-titolo-7-min-6/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-7-min-1-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="halloween" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-7-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-7-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>Sabrina torna su Netflix. L’evoluzione della famosissima strega teenager</title>
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				<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 07:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
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		<category><![CDATA[Riverdale]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>È proprio il caso di dirlo: tremate, tremate, le streghe son tornate! Sabrina Spellman, la biondissima strega teenager che ci ha tenuto incollati interi pomeriggi allo schermo della tv con il telefilm Sabrina – Vita da Strega è pronta a tornare in una nuova serie tv. Questa volta ad impersonarla ci sarà la giovane ma non [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">È proprio il caso di dirlo: <em>tremate, tremate, le streghe son tornate!</em> <strong>Sabrina Spellman</strong>, la biondissima strega teenager che ci ha tenuto incollati interi pomeriggi allo schermo della tv con il telefilm <em>Sabrina – Vita da Strega</em> è pronta a tornare in una nuova serie tv.<br />
Questa volta ad impersonarla ci sarà la giovane ma non di certo esordiente <strong>Kiernan Shipka</strong> (alla sua prima esperienza da protagonista dopo aver interpretato per 7 stagioni la figlia di Don Draper in <em>Mad Men</em>) e a giudicare dal trailer e dalle anticipazioni trapelate negli scorsi mesi, sembra proprio che il reboot prodotto da <strong>Netflix</strong> – dal titolo <strong>Le terrificanti avventure di Sabrina</strong> – presenti delle tinte horror all’apparenza inusuali per il personaggio che siamo abituati a conoscere.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-134351 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-5-300x200.jpg" alt="sabrina" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-5-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-5.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Con i suoi 163 episodi e ben due film tv (<em>Sabrina – Vacanze romane</em> e <em>Sabrina nell’Isola delle sirene</em>), <strong>Sabrina – Vita da strega</strong> ha tenuto compagnia agli spettatori dal 1996 al 2003.<br />
Il carisma di <strong>Melissa Joan Hart</strong>, il rapporto buffo e litigioso tra le zie Hilda e Zelda, la goffaggine di Harvey e le immancabili battutine a suon di cinismo del gatto parlante Salem contribuirono a rendere la sitcom una delle più amate di quegli anni. I tentativi della sedicenne Sabrina di trovare un equilibrio tra la sua doppia esistenza “magica” e umana la portano a destreggiarsi tra i primi amori, i tipici problemi adolescenziali e gli impronunciabili incantesimi dalle conseguenze più disparate. Pur essendo un’inguaribile combinaguai, Sabrina era un personaggio allegro e positivo in grado di strappare sempre un sorriso, molto più simile alla dolce fattucchiera casalinga Samantha della serie <em>Vita da Strega</em> degli anni ’60 che alle sorelle Halliwell protagoniste nello stesso periodo del cult <em>Streghe</em>, di cui la giovane Spellman rappresentava un efficace contraltare.<br />
Sull’onda del successo del prodotto ABC (andata in onda in Italia su Italia 1) è legata anche la serie animata Sabrina andata in onda tra il 1999 e il 2000, per poi essere riportata in auge in una nuova versione cartoon nel più recente 2013.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-134353 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-2-300x200.jpg" alt="sabrina" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per tutti quelli come me cresciuti a cavallo del nuovo millennio quindi, Sabrina Spellman – che fosse nella sua versione “reale” o animata – era l’emblema di quegli anni, impossibile da immaginare senza la componente comedy e <em>coming of age</em> che spesso e volentieri primeggiava rispetto a quella degli incantesimi e delle pozioni magiche. L’annuncio del nuovo rifacimento di <strong>Netflix</strong> però ha scatenato in me l’interesse ad approfondire il personaggio che tanto avevo amato da piccola, portandomi ad una scoperta a dir poco sorprendente: Sabrina non era affatto figlia della tv anni &#8217;90 ma era sulla scena da più di 50 anni.</p>
<p style="text-align: justify">La prima comparsa risale al 1962, quando Sabrina Spellman venne introdotta nell’universo degli <strong>Archie Comics</strong>. Avviata nel 1939, la serie di fumetti dedicata alle avventure di un gruppo di adolescenti – la serie tv <em>Riverdale</em> ne è l’adattamento televisivo – ha visto nel corso degli anni l’introduzione di diversi personaggi secondari, tra cui la nostra strega liceale. Nata esclusivamente come comparsa, Sabrina riuscì a conquistare i lettori tanto da convincere l’editore a dedicarle dapprima maggiore spazio nella serie a fumetti <em>Archie’s Laugh TV-Out</em> pubblicata dal 1969 al 1985 e poi un’intera serie stand-alone, <em>Sabrina, The teenage witch</em>, pubblicata dal 1971 al 1983. Da lì si è passati al salto in tv, e il resto lo conosciamo bene.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-134356 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-5-300x200.jpg" alt="sabrina" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-5-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-5.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La svolta dark preannunciata per <strong>Le terrificanti avventure di Sabrina</strong> (basata sulla graphic novel <em>The Chilling Adventure of Sabrina</em>) quindi non è per nulla anomala ma anzi vuole riprendere le origini del personaggio della giovane strega, non solo nell’ambientazione anni ’60 ma soprattutto nelle atmosfere.<br />
La nuova serie tv dichiarata come spin-off ufficiale di Riverdale – con cui condivide il creatore <strong>Roberto Aguirre-Sacasa</strong>, già capo creativo della Archie Comics e sceneggiatore/produttore di serie tv come <em>Glee</em>, <em>Supergirl</em> e lo stesso <em>Riverdale</em> – propone un’immagine molto più oscura di Sabrina, in linea con la storyline affrontata nei fumetti. Qui ritroveremo l’adolescente nel giorno del suo sedicesimo compleanno costretta a scegliere tra la sua parte umana e la sua natura stregonesca. Tra riti d’iniziazione, sacrifici, sangue ed incantesimi Sabrina non riuscirà a rinunciare alla sua vita da normale teenager con i suoi amici e il suo ragazzo Harvey e per questo sulle sue tracce si metteranno delle strane creature sinistre.</p>
<p style="text-align: justify">Un grande cambiamento per chi non conosceva l’anima tenebrosa all’origine di Sabrina e proprio per questo la curiosità è alle stelle.<br />
L’appuntamento è quindi per il <strong>26 ottobre</strong>, con i primi dieci episodi di <strong><em>Le terrificanti avventure di Sabrina</em> su Netflix.</strong></p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Soldado: l’italiano Sollima fa centro con il sequel di Sicario</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/10/16/soldado-litaliano-sollima-recensione/</link>
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				<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 09:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cine Mood]]></category>
		<category><![CDATA[Benicio Del Toro]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[film al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Josh Brolin]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Il film è un’opera complessa. Alla recitazione, alla regia e alla trama si aggiungono tanti altri elementi che combinati insieme danno vita a quel prodotto finito per il quale da più di un secolo il pubblico si reca nelle sale per goderne della spettacolarità. Il livello qualitativo di tutte le componenti influisce sulla buona riuscita [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Il film è un’opera complessa. Alla recitazione, alla regia e alla trama si aggiungono tanti altri elementi che combinati insieme danno vita a quel prodotto finito per il quale da più di un secolo il pubblico si reca nelle sale per goderne della spettacolarità.<br />
<img class="size-medium wp-image-133954 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-4-300x200.jpg" alt="soldado" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-4-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-4.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il livello qualitativo di tutte le componenti influisce sulla buona riuscita di una pellicola e quando tutte queste funzionano il risultato sarà un film non per forza indimenticabile ma senza dubbio apprezzabile e degno di lode.<br />
<strong>Sicario</strong> rientra alla perfezione in questa categoria. Diretto da uno dei registi più talentuosi sulla piazza (il <strong>Denis</strong> <strong>Villeneuve</strong> di <em>Prisoners</em> e <em>Blade Runner 2049</em>, per citare alcuni dei suoi lavori), scritto dal narratore per eccellenza della frontiera americana odierna (il <strong>Taylor Sheridan</strong> di <em>Hell or high water</em>), fotografato da uno dei maestri indiscussi della cinematografia <strong>Roger Deakins</strong> e musicato da <strong>Johann Johansson</strong>, artista creativo e sperimentale scomparso prematuramente qualche mese fa. La presenza sullo schermo di interpreti quali <strong>Josh Brolin</strong>, <strong>Benicio del Toro</strong> ed <strong>Emily Blunt</strong> era solo la ciliegina sulla torta di un prodotto qualitativamente già ineccepibile.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo, unito ad un’anima dalle sfumature action, ha garantito a Sicario un successo di pubblico e critica tale da non risparmiarlo alla logica del sequel che attanaglia ogni pellicola in cui si respira la minima possibilità di espanderne l’universo narrativo; da qui nasce a distanza di tre anni <strong>Soldado</strong> (<em>Sicario: Day of the Soldado</em> in lingua orginale).<br />
Squadra che vince non si cambia verrebbe da dire considerando il risultato ottenuto con il prequel ma stavolta Hollywood ha deciso di correre il rischio e non si è fatta scoraggiare dall’assenza di due pilastri come Deakins e Villeneuve, rimpiazzandoli con <strong>Dariusz Wolski</strong> (sodale di Ridley Scott) e con l’italiano <strong>Stefano Sollima</strong>, apprezzatissimo non solo in madrepatria ma anche all’estero grazie alla regia di <em>Gomorra – La serie</em> (portano la sua firma anche successi come <em>Suburra</em> e <em>Romanzo Criminale – La serie</em>). Una doppia sfida per il regista nostrano, ritrovatosi ad affrontare il peso di un’eredità registica non indifferente in un contesto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133955 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-4-300x200.jpg" alt="soldado" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-4-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-4.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In <strong>Soldado</strong> il cartello messicano è accusato dal governo statunitense di trasportare illegalmente i terroristi oltre il confine. In seguito ad un attacco suicida avvenuto in un supermercato di Kansas City, l’agente della CIA Matt Graver (<strong>Josh Brolin</strong>) viene lasciato libero di adottare misure straordinarie che possano mettere la parola fine al traffico di essere umani. Per farlo, Graver chiede di nuovo aiuto alla sua vecchia conoscenza Alejandro Gillick (<strong>Benicio del Toro</strong>) e insieme creeranno scompiglio all’interno del cartello innestando una guerra tra clan con il rapimento dell’adolescente figlia del boss (<strong>Isabela Moner</strong>). Nessuna regola vige in una battaglia dove non sembrano esserci vincitori ma solo vinti e dove l’integrità si macchia di sangue.</p>
<p style="text-align: justify">Possiamo dirlo a gran voce: Stefano Sollima ce l’ha fatta! Il suo Soldado è avvincente dal primo all’ultimo fotogramma, teso come una corda di violino e non concede nemmeno un attimo di respiro allo spettatore. Alternando riprese con drone a sequenze action dal montaggio serrato, la regia non è mai invasiva ma ben si amalgama alle altre ottime componenti tecniche. Le musiche – qui composte da <strong>Hildur Guðnadóttir</strong> – riprendono il lavoro del compianto Johansonn e alternano sapientemente silenzio e sonoro, la fotografia – come la regia – è meno artefatta e più ruvida rispetto al lavoro in Sicario, come del resto lo è anche lo script.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133956 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-2-300x200.jpg" alt="soldado" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-5-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Parte proprio dalla sceneggiatura infatti il cambio di rotta intrapreso da <strong>Soldado</strong>. La scrittura di Taylor Sheridan si riconferma ancora una volta in grado di mettere in luce aspetti controversi della realtà dando voce a quella parte degli Stati Uniti – sia chiaro, non in un Paese sperduto nell’Oceano, ma degli Usa – lontana dai riflettori internazionali e dai titoli strillati sui social in cui si consuma ogni giorno, da decenni ormai, una violenza inaudita all’insegna dell’anarchia.<br />
Ed è la totale assenza di regole a segnare da un lato il contrasto tra <strong>Soldado</strong> e il suo prequel e dall’altro la diretta conseguenza a cui le dinamiche viste in precedenza erano destinate ad approdare. Persino l’assenza di Emily Blunt (che avrebbe potuto creare dissensi nell’epoca dell’equality hollywoodiana) risulta confacente alla trama. L’agente dell’FBI interpretato dall’attrice britannica infatti era il simbolo della razionalità e del do the right thing ma lungo la frontiera messicana non ci sono leggi più da rispettare o infrangere ma solo l’urgenza di imporre con ogni mezzo il proprio dominio sugli altri.</p>
<p style="text-align: justify">Il territorio di confine si trasforma in un Far West contemporaneo, una terra di nessuno in cui Taylor Sheridan inserisce prima ed arricchisce poi di diverse sfumature i suoi protagonisti sfruttando al meglio il talento di Brolin e del Toro. Sicario e Soldado diventano così le facce della stessa medaglia, anima più riflessiva l’una e più spietata l’altra di un’unica realtà.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stefano Sollima</strong> supera a pieni voti la prova su scala internazionale e confeziona un action thriller dalle tinte drammatiche degno del suo predecessore. Soldado – in arrivo nelle nostre sale il <strong>18 ottobre</strong> – espande l’universo di Sheridan e apre le porte a quello che potrebbe essere un vero e proprio franchise. Noi sospettiamo nell’arrivo di un terzo capitolo, e nel frattempo vi consigliamo caldamente la visione.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=mQMR5_NByUo]

<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/16/soldado-litaliano-sollima-recensione/benicio-del-toro-and-josh-brolin-star-in-sicario-2-soldado/'><img width="740" height="494" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/1-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/1-1024x683.jpg 1024w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></a>
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<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/16/soldado-litaliano-sollima-recensione/4-38/'><img width="740" height="470" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/4-1024x650.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/4-1024x650.jpg 1024w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/4-300x190.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/4.jpg 1500w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></a>
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		<title>The Deuce. HBO ritorna nella New York anni ’70 con James Franco</title>
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				<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 08:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Nel panorama televisivo statunitense – ma è possibile ampliare il discorso anche a livello internazionale – HBO è sempre stato sinonimo di qualità. E The Deuce (in onda in Italia con il sottotitolo La via del Porno) è solo l’ultimo di una lunga serie di fiori all’occhiello del colosso dell’entertainment statunitense. La Home Box Office [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/10/12/the-deuce-hbo-james-franco/">The Deuce. HBO ritorna nella New York anni ’70 con James Franco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel panorama televisivo statunitense – ma è possibile ampliare il discorso anche a livello internazionale – <strong>HBO</strong> è sempre stato sinonimo di qualità. E <strong>The Deuce</strong> (in onda in Italia con il sottotitolo <em>La via del Porno</em>) è solo l’ultimo di una lunga serie di fiori all’occhiello del colosso dell’entertainment statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133788 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-3-300x200.jpg" alt="the deuce" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La <strong><em>Home Box Office</em></strong> (questo il significato dell’acronimo) è la rete televisiva cablata a pagamento più longeva: dal 1972 la sua offerta propone serie televisive, film da poco usciti nelle sale ma anche documentari, spettacoli dal vivo e show di stand-up comedy. Tra i titoli più famosi della sua programmazione ricordiamo <em>I Soprano</em>, <em>Six Feet Under</em>, <em>Boardwalk</em> <em>Empire</em> ma anche <em>Sex &amp; the City</em>, <em>Girls</em>, “l’italiana” <em>The Young Pope</em> scritta e diretta dal nostro <strong>Paolo Sorrentino</strong> e ultimi ma non meno importanti due dei fenomeni seriali degli ultimi anni, quei <em>Games of Thrones</em> e <a href="https://www.dailymood.it/2018/05/07/westworld-il-nuovo-lost-e-molto-attuale/"><em>Westworld</em></a> di cui tutti nel bene o nel male parlano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo e i riscontri positivi ottenuti nel corso di quasi cinquant’anni risiedono nella “natura” della <strong>HBO</strong>. L’essere una tv a pagamento – e di conseguenza un canale di nicchia e non generalista – ha consentito un’instancabile ricerca del nuovo, dell’originale senza mai aver paura di sperimentare, allontanandosi dall’eventualità di ripetersi o di allungare troppo il brodo.<br />
Antesignano della commistione tra cinema e televisione sviluppatasi negli ultimi anni – fanno parte della sua schiera <em>True Detective</em>, <em>Big Little Lies</em> e <em><a href="https://www.dailymood.it/2018/09/18/sharp-objects-amy-adams-le-cicatrici-del-corpo-e-dellanima/">Sharp Objects</a></em>, per dire qualche nome – il canale televisivo statunitense non ha certo mancato di fare dei buchi nell’acqua, imbarcandosi in produzioni che sulla carta sembravano successi assicurati rivelandosi poi veri e propri flop. L’ultima sconfitta in ordine cronologico è stata Vinyl, andata in onda nel 2016. Creata nientemeno che da <strong>Mick Jagger</strong>, <strong>Martin Scorsese</strong> e <strong>Terence Winter</strong> (sceneggiatore del già citato <em>I Soprano</em>) la serie con protagonisti tra gli altri <strong>Bobby Cannavale</strong> e <strong>Olivia Wilde</strong> doveva raccontare l’ascesa della musica rock e punk negli anni Settanta a New York con un focus sull’industria discografica del periodo. Nonostante il pitch interessante e i nomi coinvolti però, la serie si è trascinata a fatica per 10 episodi per poi essere cancellata.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133790 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-3-300x200.jpg" alt="the deuce" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Un progetto andato male non basta per abbattere un caposaldo come la HBO, la quale disponeva già ai tempi diversi assi nella manica che l’avrebbero fatta ritornare sulla cresta dell’onda. <strong>The Deuce</strong> è uno fra questi e (neanche a farlo apposta) è ambientato non solo a New York ma proprio negli anni ’70.<br />
Alla guida di The Deuce – in arrivo con la sua seconda stagione su <strong>Sky Atlantic</strong> dal 15 ottobre – c’è un signore che di scrittura se ne intende. Giornalista prima e sceneggiatore poi, <strong>David Simon</strong> è una tra le firme più autorevoli nel contesto seriale a stelle e strisce: suo è infatti <strong>The Wire</strong>, andato in onda per cinque stagioni dal 2002 al 2008 sempre sulla HBO con protagonisti <strong>Dominic West</strong> (<em>The Affair</em>) e <strong>Idris Elba</strong>.<br />
Se in Italia questo titolo potrebbe non creare forte richiamo, in madrepatria gli esperti e gli appassionati del settore non mancano mai di citarlo fra le serie tv più belle ed influenti del nuovo millennio, se non addirittura di sempre. Ecco perché allora la nuova creatura di Simon non ha potuto evitare di attirare su di sé l’attenzione del pubblico, allettato anche dalla presenza nel cast di due volti cinematografici di prim’ordine, quali <strong>James Franco</strong> e <strong>Maggie</strong> <strong>Gyllenhaall</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133791 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-3-300x200.jpg" alt="the deuce" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In The Deuce, la prima vera protagonista è la strada. Negli anni ’70 la Quarantaduesima Strada o, come veniva chiamata ai tempi, la Forty-deuce, è teatro del degrado di una fetta di popolazione relegata al confine della società. Prostituzione, droga e criminalità organizzata dilagano in quella piccola parte di metropoli ormai abbandonata a sé stessa. Lungo quei marciapiedi si svolgono, incrociandosi casualmente e non, le vite di Vincent Martino (<strong>James</strong> <strong>Franco</strong>) ed Eileen “Candy” Merrell (<strong>Maggie Gyllenhaal</strong>); lui è un barista che con il fratello gemello decide di collaborare con il boss locale per evitare grane e lei è una delle prostitute che popolano la Deuce ma, a differenza delle altre, non si è affidata a nessun protettore. Insieme ad altri personaggi più o meno ricorrenti (la studentessa ribelle Abby, la prostituta Darlene, i papponi Larry e Rodney, e tantissimi altri) i due cercheranno il più possibile di condurre una vita dignitosa e mentre Vincent stenterà nell’astenersi alla malavita, Candy proverà a riscattarsi nella nascente industria del porno.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133789 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-3-300x200.jpg" alt="the deuce" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La prima conferma ricevuta con <strong>The Deuce</strong> – se mai ce ne fosse stato bisogno – è che David Simon è un grande, grandissimo autore. Ritroviamo qui lo stesso schema adottato in The Wire lasciando intendere che si tratti di un vero marchio di fabbrica della creatività dello sceneggiatore. La sua capacità di ricreare mondi focalizzandosi su microcosmi all’apparenza estranei ed isolati ma in realtà radicati profondamente nella cultura statunitense. Non c’è da stupirsi quindi se, dopo aver analizzato e portato a galla la realtà del traffico di droga che coinvolgeva l’intera città di Baltimora nel suo lavoro precedente, con <strong>The Deuce</strong> Simon decide di concentrarsi sugli albori del settore pornografico: un argomento ancora oggi tabù sia in tv che nella cultura in generale ma che negli Stati Uniti genera un profitto ci circa 10 miliardi di dollari all’anno. Non proprio una robetta da niente insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro grandissimo punto a favore per la scrittura di <strong>David Simon</strong> riguarda l’incredibile capacità di gestire alla perfezione una storia corale: seppur vero che i due main characters (sia Franco che la Gyllenhaal qui sono in totale stato di grazia) rappresentano le due storyline più “corpose” tutti i personaggi che orbitano attorno a loro, anche quelli più marginali, arricchiscono l’universo di cui fanno parte intervenendo sempre nel modo giusto, al momento giusto e innescando sempre dinamiche e risvolti interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Deuce</strong> è un modo alternativo (e bellissimo) di fare televisione: non solo perché il livello tecnico non ha nulla da invidiare al cinema – aldilà della lodevole recitazione e ricostruzione dettagliata del contesto storico, qui la regia e la fotografia ricordano tanto quei film appartenenti al filone della New Hollywood che nasceva proprio negli anni ’70 – ma perché vengono messi in un angolo colpi di scena e cliffhanger vari per potersi concentrare dapprima sui contorni e le rifiniture delle circostanze e sull’introduzione dei protagonisti per poi raccontare quello che succede.<br />
Non è una serie per tutti ma non vuole nemmeno esserlo perché vuole portare con sé una dose di un’unicità.<br />
<strong>The Deuce è HBO,</strong> allo stato puro. E adesso che è in arrivo la seconda stagione, se non l&#8217;avete ancora fatto recuperate immediatamente la prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Killing Eve. Sandra Oh conquista tutti con la sua nuova serie tv</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/10/09/killing-eve-serie-tv-recensione/</link>
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				<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 07:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il pubblico l’ha adorata. La critica l’ha elogiata. I produttori l’hanno rinnovata per una seconda stagione ancor prima della messa onda. <strong>Killing Eve</strong>, serie tv di <strong>BBC America</strong>, sarà disponibile ad ottobre sulla piattaforma streaming <strong>TIMvision</strong> – la stessa di <a href="https://www.dailymood.it/2018/06/13/the-handmaids-tale-2-lincubo-peggiore-che-potrebbe-capitarci/"><em>The Handmaid’s Tale</em></a> – e non ci sono dubbi sul fatto che conquisterà anche il pubblico italiano, attirato se non altro dalla presenza di <strong>Sandra Oh</strong>, l’amatissima ex Christina Yang di <em>Grey’s Anatomy</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133602 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-2-300x200.jpg" alt="killing eve" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Eve Polastri (Sandra Oh) è un’agente del MI5 spigliata e intelligente relegata da troppo tempo al lavoro d’ufficio. Passa le sue giornate tra una battuta scherzosa e l’altra con il suo capo Bill Pargrave (<strong>David Haig</strong>) e con il marito Niko (<strong>Owen McDonnell</strong>), in attesa della possibilità di poter finalmente agire sul campo e lasciare per sempre la scrivania.<br />
La grande svolta arriva quando Eve, a dispetto di tutti i suoi colleghi, è convinta che l’artefice della serie di efferati omicidi di personalità facoltose avvenuti nell’ultimo periodo in Europa sia una donna. La dirigente dell’MI5 Carolyn Martens (<strong>Fiona Show</strong>), colpita dall’intuito di Eve, decide di prenderla sotto la sua ala protettiva confidandole che da tempo i servizi segreti sono effettivamente sulle tracce di una donna che sembra però essere irraggiungibile.<br />
La grande occasione di Eve è arrivata. Grazie alla sua tenacia le indagini la conducono verso la giovane Oksana Astankova (<strong>Jodie Comer</strong>), identificata con il nome Villanelle, una ragazza di origine russa che vive a Parigi, parla numerose lingue e per lavoro è una killer spietata. Quando la ragazza scopre che Eve è sulle sue tracce, tra le due si instaurerà una vera e propria attrazione fatale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133603 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-300x200.jpg" alt="killing eve" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-4-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Scritta dall’autrice e attrice britannica <strong>Phoebe Waller Bridge</strong> – apprezzatissima in madrepatria e oltreoceano grazie a <em>Crashing</em> e <em>Fleabag</em> – e basata sulla novella <strong>Codename Villanelle</strong> di <strong>Luke Jennings</strong>, Killing Eve si presenta fin dalle prime battute come uno spy thriller sui generis in grado di ribaltare alcuni stereotipi del genere grazie soprattutto alla scrittura delle due protagoniste.<br />
A balzare subito all’occhio è la prospettiva femminile: lodevole la decisione di far vestire i panni del poliziotto e del serial killer tipicamente maschile a due donne, le quali non provano nemmeno per un attimo ad ergersi come duplicato delle loro controparti di sesso opposto, anzi. Villanelle tra un omicidio e l’altro mostra un frivolo interesse per gli abiti di ottima fattura e per i profumi e persino Eve, nonostante mostri modi meno sofisticati e più pratici si lascia spesso sedurre da complimenti e lusinghe. Anche quando questi provengono direttamente dalla sua nemica numero uno (e ricordiamo inesorabile assassina) la donna non si lascia intimorire ma anzi ne sembra quasi compiaciuta, affascinata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il classico gioco del gatto e del topo in <strong>Killing Eve</strong> assume una sfumatura diversa perché le protagoniste sono ognuna l’oggetto del desiderio dell’altra. L’agente Polastri muore dalla voglia di chiudere in prigione una volta per tutte Villanelle mentre quest’ultima vorrebbe in ogni modo mettere fine alle indagini che rischiano di comprometterla e c’è un unico modo per farlo: uccidere Eve e tutti quelli che possono scoprirla.<br />
Nella folle corsa in cui sono coinvolte però le due non mancheranno di sviluppare un’ammirazione reciproca che sfocerà in una vera e propria attrazione dalle note ossessive. Ecco che allora nel racconto fa capolino una vena erotica a tratti velata a tratti esplicita che aggiunge un’ulteriore sfumatura nel rapporto tra le protagoniste le quali correranno grandissimi rischi pur di non doversi allontanare l’una dall’altra.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133604 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min-300x200.jpg" alt="killing eve" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-8-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Le chiavi di lettura di <strong>Killing Eve</strong> sono allora molteplici ed è proprio questo a rendere la serie tv una delle novità più interessanti della stagione. Non solo crime, non solo thriller, non solo “poliziotto buono killer cattivo” ma un mix di tutti questi generi e molto di più. Il tutto condito da una – fortissima – dose di black humor che nega la possibilità di incasellare la serie all’interno di un genere preesistente; un aspetto questo da aggiungere ai pro di Killing Eve, un prodotto che parte da archetipi e li trasforma rendendoli se non proprio unici quantomeno originali.<br />
Grande merito dunque alla scrittura di Phoebe Waller Bridge ma soprattutto alle due attrici protagoniste: sia Sandra Oh (che con la sua Eve ha ricevuto una candidatura all’ultima edizione degli <strong>Emmy</strong> rendendola la prima attrice asiatica a ricevere tale riconoscimento) che Jodie Comer indossano alla perfezione gli abiti dei loro personaggi e sullo schermo diventano magnetiche. Seppur talvolta la trama risulta sopra le righe, entrambe riescono a rendere Eve e Oksana/Villanelle non solo credibili ma letteralmente magnetiche per chi le guarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra svolte inaspettate e repentine alternanze di toni è impossibile non rimanere affascinati da <strong>Killing Eve</strong> che promette ancora tante sorprese con la seconda stagione.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/09/killing-eve-serie-tv-recensione/progetto-senza-titolo-1-min-10/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-2-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="killing eve" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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<a href='https://www.dailymood.it/2018/10/09/killing-eve-serie-tv-recensione/progetto-senza-titolo-6-min-5/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="killing eve" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-6-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>Titanic al cinema l&#8217;8, il 9 e il 10 ottobre per festeggiare i 20 anni dall&#8217;uscita!</title>
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				<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 09:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>«Sto volando Jack!». Una breve citazione è sufficiente per far riaffiorare nella mente le emozioni vissute grazie a Titanic. Il kolossal di James Cameron ha compiuto 20 anni e per celebrare in pompa magna il grande evento, il film campione d’incassi tornerà al cinema per una release limitata nei giorni 8, 9 e 10 ottobre. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/10/05/titanic-al-cinema-8-9-10-ottobre/">Titanic al cinema l&#8217;8, il 9 e il 10 ottobre per festeggiare i 20 anni dall&#8217;uscita!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<em>Sto volando Jack!»</em>.<br />
Una breve citazione è sufficiente per far riaffiorare nella mente le emozioni vissute grazie a <strong>Titanic</strong>.<br />
Il kolossal di James Cameron ha compiuto 20 anni e per celebrare in pompa magna il grande evento, il film campione d’incassi tornerà al cinema per una release limitata nei giorni <strong>8, 9 e 10 ottobre</strong>. Un’occasione imperdibile per rivivere una delle storie d’amore cinematografiche più famose di tutti i tempi e per godere della versione restaurata in Dolby Vision della pellicola che ha battuto ogni record.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133521 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg" alt="titanic" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non è la prima volta che Titanic ritorna in sala. Già nel 2012 il pubblico aveva potuto assistere ad una riedizione in 3D in occasione del centenario del naufragio del transatlantico. Anche in quell’occasione il film riscosse un grandissimo successo al botteghino, a riconferma di come a distanza di anni la <em>Titanic-mania</em> fosse più viva che mai.<br />
Titanic infatti, oltre ad essere il detentore di numerosi record ha avuto un impatto mediatico e culturale fuori dal comune per quegli anni. Il decennio successivo sarebbe stato il turno dell’hype per le saghe cinematografiche – come per esempio i film di <em>Harry Potter</em> o quelli dei <em>Marvel Studios</em> – ma mentre questi si basavano su un successo planetario già esistente e conclamato (derivato dai romanzi di J.K Rowling e dai fumetti di Stan Lee), Titanic era una storia inventata quasi da zero riuscita a coinvolgere e ad appassionare milioni di persone in tutto il mondo diventando un vero e proprio fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133522 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-1-300x200.jpg" alt="titanic" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel dar vita alla sua creatura <strong>James Cameron</strong> (non solo regista ma anche sceneggiatore, produttore e montatore) non ha dato sfogo alla fantasia creando universi alternativi abitati da creature fantastiche (come farà con <em>Avatar</em> qualche anno più tardi) ma partendo da un fatto realmente accaduto ha applicato una commistione di generi che diventerà elemento distintivo della sua filmografia.<br />
Ecco allora che Titanic con i suoi 195 minuti di durata è non solo un film romantico, ma allo stesso tempo anche un film storico e catastrofico condito da un sapiente uso degli effetti speciali e di tecniche sperimentali, come il set inclinabile che poteva raggiungere un’inclinazione di 60 gradi grazie ad un complesso sistema di pompe idrauliche.</p>
<p style="text-align: justify;">E pensare che il film avrebbe potuto essere molto diverso! La produzione di Titanic risultò fin dal principio molto difficoltosa. Dati gli ingenti costi di lavorazione, si era inizialmente pensato di affidare i ruoli dei protagonisti ad attori ai tempi molto più conosciuti: per il ruolo di Jack entrarono in lizza <strong>Brad Pitt</strong>, <strong>Tom Cruise</strong> e <strong>Matthew McConaughey</strong> mentre Rose avrebbe potuto avere il volto di <strong>Nicole Kidman</strong>, <strong>Cameron Diaz</strong>, <strong>Gwyneth Paltrow</strong> e persino<strong> Madonna</strong>. Come tutti sappiamo alla fine ebbero la meglio <strong>Leonardo di Caprio</strong> e <strong>Kate Winslet</strong> e il film divenne un vero e proprio trampolino di lancio per le loro carriere a livello globale (e di un&#8217;amicizia che ancora oggi ci fa sognare), nonostante fossero nel settore già da diverso tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133523 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg" alt="titanic" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche le musiche erano state progettate in modo diverso. La produzione avrebbe voluto affidare la colonna sonora alla cantante e musicista irlandese <strong>Enya</strong> la quale però non era disponibile, così al suo posto subentrò <strong>James Horner</strong>, il quale riuscì nel difficile compito di dissuadere il regista dall’idea di non introdurre canzoni nei film. Quando Horner fece ascoltare l’iconica <strong>My heart will go</strong> on di <strong>Céline Dion</strong> Cameron dovette ricredersi, soprattutto perché il brano avrebbe potuto essere sfruttato a livello commerciale e questo avrebbe fatto tornare un flebile sorriso alla <strong>Paramount</strong> e alla <strong>Fox</strong> (che si erano suddivise i diritti per la distribuzione), ai tempi terribilmente preoccupate dall’altissimo budget investito.<br />
A causa del perfezionismo maniacale del regista i costi superavano ormai i 200 milioni di dollari e l’accoglienza tiepida ottenuta durante la proiezione in anteprima al <em>Tokyo International Film Festival</em> – dove qualcuno definì Titanic come un “classico melodramma con bonus di effetti speciali” – fece crescer il timore del fallimento, tanto che Cameron decise di rinunciare sia al suo stipendio sia alla percentuale degli incassi che gli spettava.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133524 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-10-min-300x200.jpg" alt="titanic" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-10-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-10-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Mai altro presentimento fu più sbagliato. Titanic incassò nel mondo circa 2,2 miliardi di dollari – diventando il film con il maggior incasso di tutti i tempi, superato poi solo da Avatar diretto sempre da James Cameron – conquistò 14 nomination agli Oscar del 1998 (record condiviso con <em>Eva contro Eva</em> nel 1950 e <em>La La Land</em> nel 2016) vincendo la cifra record di ben 11 statuette (raggiungendo il successo di <em>Ben Hur</em> del 1959 eguagliato poi anche da<em> Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re</em> nel 2004). Senza contare l’incommensurabile successo e affetto del pubblico che a distanza di 20 anni ancora mantiene viva la pellicola nei ricordi.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia la conosciamo a memoria ma siamo pronti a lasciarci trasportare per l’ennesima volta dalle atmosfere solenne di uno dei kolossal per eccellenza (e dal sex appeal sbarazzino del giovane Leonardo di Caprio, ça va sans dire).<br />
Segnate l’appuntamento in agenda quindi: Titanic tornerà l’8, 9 e 10 ottobre!</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/3UEblBEgCLQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tempo di Oscar 2019! I film più attesi da tenere d&#8217;occhio</title>
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				<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 12:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Ebbene sì, il momento è già arrivato: la corsa agli Oscar 2019 è ufficialmente iniziata! Da qualche anno settembre è considerato il “trampolino di lancio” della stagione dei premi cinematografici. Le probabilità di ritrovare tra i candidati agli Oscar film presentati ai festival settembrini (oltre a Venezia, di grande importanza anche il Toronto International Film [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ebbene sì, il momento è già arrivato: la corsa agli <strong>Oscar 2019</strong> è ufficialmente iniziata!</p>
<p style="text-align: justify">Da qualche anno settembre è considerato il “trampolino di lancio” della stagione dei premi cinematografici.<br />
Le probabilità di ritrovare tra i candidati agli Oscar film presentati ai festival settembrini (oltre a <strong>Venezia</strong>, di grande importanza anche il <strong>Toronto International Film Festival</strong>) sono molto alte e nonostante manchino all’appello alcuni film ancora inediti alla stampa, noi di <strong>DailyMood</strong> proviamo ad azzardare qualche pronostico.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133447 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min-300x200.jpg" alt="oscar 2019" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-9-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Da <strong>Venezia75</strong> arrivano numerosi film che siamo sicuri faranno incetta di nomination agli Oscar 2019. Dal vincitore del Leone d’Oro <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/31/roma-a-venezia-75-arriva-il-nuovo-e-commovente-film-di-alfonso-cuaron/"><strong>Roma</strong></a> (già eletto come rappresentante del Messico nella categoria <em>Miglior film straniero</em>) di cui non passeranno inosservate nemmeno la regia e la fotografia, anche <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/31/the-favourite-yorgos-lanthimos-conquista-il-lido-con-stone-colman-e-weisz/"><strong>The Favourite</strong></a> di <strong>Yorgos Lanthimos</strong> (premiato sempre a Venezia con il Gran Premio della Giuria) si appresta ad accaparrarsi più di una nomination, tra cui quella per le performance delle sue artiste (<strong>Olivia Colman</strong> vanta già la premiazione con la Coppa Volpi).<br />
Anche la Coppa Volpi maschile assegnata a <strong>Willem Dafoe</strong> per la sua interpretazione di Vincent Van Gogh in <a href="https://www.dailymood.it/2018/09/04/at-eternitys-gate-la-recensione/"><strong>At</strong> <strong>Eternity’s Gate</strong></a> potrebbe trovare riscontro con una nomination, molto probabile anche una candidatura per <strong>The ballad of Buster Scruggs</strong> dei fratelli <strong>Cohen</strong> (a cui aggiungiamo anche una nomination come miglior attore non protagonista per lo spumeggiante <strong>Tom Blake Nelson</strong>) e per <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/31/a-star-is-born-la-recensione/"><strong>A star is Born</strong></a> della coppia <strong>Bradley Cooper</strong> – <strong>Lady</strong> <strong>Gaga</strong> che non può perdere la nomination come miglior canzone per il pezzo Shallow.<br />
E nella speranza che <a href="https://www.dailymood.it/2018/09/01/suspiria-la-recensione/"><strong>Suspiria</strong></a> di <strong>Luca Guadagnino</strong> non rimanga a mani vuote come successo a Venezia, di sicuro gli Academy non potranno escludere il patriottico <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/29/first-man-il-primo-uomo-di-chazelle-e-gosling-apre-i-battenti-di-venezia-75/"><strong>Il primo uomo</strong></a> di <strong>Damien Chazelle</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133448 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-300x200.jpg" alt="oscar 2019" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Volgendo lo sguardo verso ovest, a Toronto si sono susseguite sullo schermo novità interessanti che hanno saputo far parlare di sé.<br />
Il titolo più atteso è stato sicuramente <strong>Beautiful Boy</strong> con protagonista il giovanissimo e talentuoso<strong> Timothée</strong> <strong>Chalamet</strong>, salito alla ribalta durante la scorsa stagione dei premi grazie a <em>Chiamami col tuo nome</em>. Nel suo nuovo film il giovane attore è affiancato da <strong>Steve Carell</strong> (già candidato all’Oscar nel 2015 per <em>Foxcatcher</em>) per interpretare la storia vera di un rapporto complicato di amore/distruzione tra padre e figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Un’altra star emergente presente a Toronto con ben due pellicole è <strong>Lucas Hedge</strong>, visto di recente nel cult indie <em>Lady</em> <em>Bird</em> e protagonista lo scorso anno in <em>Manchester by the sea</em>, grazie al quale si è guadagnato una nomination agli Oscar per la sua performance. In <strong>Boy Erased</strong> – scritto e diretto da <strong>Joel Edgerton</strong> – Hedge è il figlio di un pastore (<strong>Russell Crowe</strong>) che, dopo aver fatto coming out con i genitori, è costretto da loro a partecipare ad una terapia di conversione dall’omosessualità. Al cast si aggiungono oltre che lo stesso Edgerton anche <strong>Nicole Kidman</strong>, l’enfant prodige <strong>Xavier Dolan</strong> e <strong>Flea</strong> (bassista dei Red Hot Chili Peppers).<br />
Lucas Hedges è poi protagonista insieme a<strong> Julia Roberts</strong> (la cui interpretazione ha già fatto parlare in molti di nomination agli Oscar) in <strong>Ben is Back</strong>, un altro dramma familiare in cui vengono raccontate le 24 ore dopo il ritorno a casa di un figlio alle prese con la dipendenza dalle droghe.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133449 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-300x200.jpg" alt="oscar 2019" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-1-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Altre interpretazioni femminili sono state molto apprezzate dalla critica a Toronto: quella di un’irriconoscibile Nicole Kidman in <strong>Destroyer</strong> nel ruolo di una detective in cerca di vendetta per un evento del suo passato di cui ancora subisce le conseguenze; quella di <strong>Rosamund Pike</strong> (nominata all’Oscar per il suo ruolo in Gone Girl), dove in <strong>A private</strong> <strong>war</strong> veste i panni della giornalista e corrispondente di guerra Marie Colvin, uccisa in Siria nel 2012 e quella di <strong>Melissa McCarthy</strong> (<em>Una mamma per amica</em>) in <strong>Can you ever forgive me?</strong>, nel quale l&#8217;attrice abbandona la comedy per interpretare una scrittrice che per salvarsi dalla rovina inizia a falsificare lettere di grandi autori del passato. A queste grandi attrici si aggiunge anche <strong>Keira Knightley</strong> protagonista del biopic <strong>Colette</strong> dedicato alla vita della scrittrice francese candidata al premio Nobel per la letteratura.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133450 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-300x200.jpg" alt="oscar 2019" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-3-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />I premi più importanti del Festival di Toronto sono però stati assegnati a due pellicole che si apprestano a bussare alla porta degli Oscar 2019. <strong>If Beale Street could talk</strong> è il nuovo film di <strong>Barry Jenkins</strong> dopo il successo del suo premiatissimo <em>Moonlight</em>, <strong>Widows – Eredità criminale</strong> vede il ritorno dietro la macchina da presa di <strong>Steve McQueen</strong> che dopo <em>12 anni schiavo</em> firma un heist movie d’autore con un cast tutto al femminile guidato da Viola Davis ma a trionfare a Toronto è stato <strong>Green Book</strong> con protagonisti <strong>Viggo Mortensen</strong> e il premio Oscar <strong>Mahershala</strong> <strong>Ali</strong> nei rispettivi panni del buttafuori italoamericano Tony Lip Vallelonga ingaggiato come autista di un pianista di colore il quale deve attraversare in torunée gli Stati Uniti nel 1963, anno in cui le relazioni tra bianchi e neri stavano per scoppiare.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-133452 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg" alt="oscar 2019" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/10/Progetto-senza-titolo-2-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In previsione degli Oscar 2019 probabilmente farà parlare di sé l’esordio alla regia di Paul Dano in <strong>Wildlife</strong>, presentato a Cannes con protagonisti <strong>Jake Gyllenhaal</strong> e <strong>Carey Mulligan</strong>, le interpretazioni di <strong>Charlize Theron</strong> in <strong>Tully</strong> e di <strong>Maggie Gyllenhaal</strong> in <strong>The kindergarten teacher</strong> e soprattutto l’attesissima performance di <strong>Rami Malek</strong> in <strong>Bohemian Rhapsody</strong>, biopic del frontman dei Queen Freddie Mercury. Occhio di riguardo &#8211; considerando l&#8217;attenzione degli ultimi anni verso il genere indie &#8211; anche per l&#8217;esordio alla regia di <strong>Jonah Hill</strong> con il suo <strong>mid90S</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I film sono tantissimi e noi non vediamo l’ora che arrivino sul grande schermo e di verificare se qualcuno dei nostri pronostici si avvererà. Lo scopriremo insieme a voi il prossimo 24 febbraio durante la serata di premiazione degli Oscar 2019!</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Atypical 2: Netflix torna a raccontare la normalità dell’autismo</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/09/28/atypical-2-netflix/</link>
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				<pubDate>Fri, 28 Sep 2018 09:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Tra i titoli dei prodotti seriali originali di Netflix Atypical è di certo uno di quelli che non passa inosservato. Accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica all’uscita della prima stagione, lo show con protagonista un ragazzo autistico è ritornato il 7 settembre con 10 nuovi episodi da gustarsi tutti d’un fiato. Lo scorso [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra i titoli dei prodotti seriali originali di <strong>Netflix</strong> <strong>Atypical</strong> è di certo uno di quelli che non passa inosservato. Accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica all’uscita della prima stagione, lo show con protagonista un ragazzo autistico è ritornato il<strong> 7 settembre</strong> con 10 nuovi episodi da gustarsi tutti d’un fiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133218 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-primo-sguardo-alla-seconda-stagione-netflix-first-look-v8-40688-1280x16-min-300x169.jpg" alt="atypical" width="300" height="169" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-primo-sguardo-alla-seconda-stagione-netflix-first-look-v8-40688-1280x16-min-300x169.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-primo-sguardo-alla-seconda-stagione-netflix-first-look-v8-40688-1280x16-min-1024x576.jpg 1024w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-primo-sguardo-alla-seconda-stagione-netflix-first-look-v8-40688-1280x16-min.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Lo scorso anno abbiamo imparato a conoscere Sam Gardner (<strong>Keir Gilchrist</strong>) un diciottenne alle prese con le difficoltà dell’adolescenza, amante della biologia e ossessionato dall’Antartide e dai pinguini. Il ragazzo è affetto da disturbi dello spettro autistico e, oltre ad analizzare il mondo circostante con sagacia e sincerità, cerca di affrontare giorno per giorno le conseguenze che la sua condizione provoca non solo nella sua vita ma anche in quella delle persone che lo circondano.<br />
A supportarlo nelle sue scelte ritroviamo la madre Elsa (la candidata all’Oscar J<strong>ennifer Jason Leigh</strong> vista recentemente in <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/19/patrick-melrose-benedict-cumberbatch/">Patrick Melrose</a>), il padre Doug (<strong>Michael Rapaport</strong>), la sorella minore Casey (<strong>Brigette</strong> <strong>Lundy-Paine</strong>) e il miglior amico e collega Zahid (<strong>Nik Dodani</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">Archiviata l’intenzione di volersi trovare una fidanzata, per Sam è arrivato il momento di pensare al suo futuro. La fine del liceo è ormai imminente e il ragazzo deve compiere delle scelte decisive. Sam però non è l’unico a far fronte a grandi cambiamenti. Tutta la famiglia sta cercando di reagire alle conseguenze provocate dalla scoperta del tradimento della madre – con cui si era conclusa la stagione – che inevitabilmente ha sconvolto gli equilibri tra i coniugi Gardner e Casey, dopo aver realizzato il sogno di essere ammessa ad un ottimo liceo privato grazie alle sue doti nello sport, si rende conto che l’arrivo nella nuova scuola è più tosto di quanto si aspettasse.<br />
<strong>Sam</strong>, consapevole che tutti i suoi cari sono alle prese con i loro problemi personali, cerca di farsi spazio e di conquistare una certa indipendenza. Non sarà di certo un percorso facile, ma grazie soprattutto ai consigli strampalati dell’amico Zahid (molto più presente in questa stagione) il ragazzo riuscirà a tener testa ai cambiamenti che tanto lo spaventano imparando a conoscersi un po’ di più. Perché l’autismo non può precludergli nessuna strada, deve essere libero di essere sé stesso ed inseguire le proprie passioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133219 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-2-stagione-min-300x154.jpg" alt="atypical" width="300" height="154" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-2-stagione-min-300x154.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/atypical-2-stagione-min.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Creata da <strong>Robia Rashid</strong> – co-autrice e produttrice di <em>How I met your mother</em> – Atypical era riuscita a conquistare grazie ad una scrittura semplice e fresca, mai appesantita dalla drammaticità nonostante il tema trattato. È proprio la capacità dell’aver trovato il giusto equilibrio tra comedy e drama il punto di forza di <strong>Atypical</strong>, impegnato anche ad evidenziare la sottile linea che separa la normalità da ciò che è considerato anormale.<br />
La malattia non viene mai affrontata in maniera clinica ma piuttosto qui viene considerata come un approccio alternativo alle difficoltà dell’adolescenza che colpiscono tutti, aldilà dell’autismo. È per questo che, nonostante Sam sia il protagonista principale della serie, assumono man mano importanza anche tutti gli altri personaggi che lo circondano portando sul piccolo schermo avvenimenti che non c’entrano con l’autismo e che – seppur sanno di “già visto” – non mancano di coinvolgere lo spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;">In apparenza la seconda stagione è meno d’impatto della prima ma con i nuovi episodi <strong>Atypical</strong> compie un salto importante nella sua narrazione arricchendo la serie di spunti di riflessione ancora più profondi di quanto fatto finora.<br />
<img class="size-medium wp-image-133220 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/img-critica-atypical-serie-02-min-300x200.jpg" alt="atypical" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/img-critica-atypical-serie-02-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/img-critica-atypical-serie-02-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Lo scorso anno l’obiettivo dello show era quello di accompagnare <strong>Sam</strong> nel suo peculiare percorso di comprensione della natura umana (attraverso spassosissimi paragoni tra il comportamento degli umani e quello degli animali) mostrando come la sua famiglia avesse fatto proprie delle abitudini atipiche per rendere più confortevole la vita del ragazzo. La parola d’ordine della prima stagione sembrava quindi essere <em>normalità</em>, presente anche laddove una malattia come l’autismo può scombussolare le routine considerate in genere ordinarie. C’era quindi la mamma apprensiva, il papà che si sentiva tagliato fuori perché il figlio non aveva i soliti interessi come il football o l’uscire con gli amici e la sorella intenta a proteggere il fratello indifeso contro le angherie dei compagni di scuola.<br />
Con la seconda stagione invece tutta la storia si sviluppa intorno al concetto di <em>cambiamento</em>: Sam è più sicuro di sé, ha imparato a conoscersi ed è più propenso a comprendere chi gli sta intorno e anche il resto della famiglia sembra accettare questa sua nuova indipendenza, decidendo di concentrarsi un po’ di più sui loro problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto visto nell’ultimo episodio e il riscontro positivo del pubblico fanno ben sperare nel rinnovo di <strong>Atypical</strong> per una terza stagione, con nuove questioni ed ostacoli da affrontare, e noi non vediamo l’ora di ritrovare di nuovo Sam e tutti gli altri e di lasciarci di nuovo affascinare dalla dolcezza ormai diventata un marchio di fabbrica di Atypical.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/fcNEXW3Y3NY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>This is us: torna una delle serie più amate del piccolo schermo</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/09/27/this-is-us/</link>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 08:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Preparate i fazzoletti, la famiglia Pearson è tornata! Il 25 settembre è andato in onda sulla NBC il primo episodio della terza stagione di This is Us, la serie tv che nelle scorse stagioni ha fatto piangere milioni di spettatori. In attesa della messa in onda italiana – che avverrà probabilmente tra la fine di [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Preparate i fazzoletti, la famiglia Pearson è tornata! Il 25 settembre è andato in onda sulla <strong>NBC</strong> il primo episodio della terza stagione di <strong>This is Us</strong>, la serie tv che nelle scorse stagioni ha fatto piangere milioni di spettatori. In attesa della messa in onda italiana – che avverrà probabilmente tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre come gli scorsi anni su <strong>FoxLife</strong> – scopriamo insieme cosa dobbiamo aspettarci con la <strong>nuova stagione</strong> spulciando tra le anticipazioni trapelate negli scorsi mesi e quanto mostrato dal primo episodio che abbiamo visto in anteprima per voi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133128 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-4-300x200.jpg" alt="this is us" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-4-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-4.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />All’uscita del trailer promozionale nel lontano 2016 <strong>This is Us</strong> sembrava essere solo uno dei numerosi drama sdolcinati che affollavano i palinsesti televisivi della tv tradizionale. È bastato il pilot però per far ricredere anche l’ultimo dei più scettici. Innanzitutto, i personaggi che nel trailer (e per quasi tutto il primo episodio) sembravano essere sconosciuti accomunati solo dallo stesso giorno di nascita erano in realtà membri della stessa famiglia. E poi perché le vicende che sembravano svolgersi tutte nello stesso momento, alternavano in realtà presente e passato.<br />
Risiede qui l’arma vincente di <strong>This is Us</strong>: non nell’originalità della storia raccontata ma nelle modalità in cui questa stessa storia viene narrata. La scelta narrativa adottata dal creatore della serie <strong>Dan Fogelman</strong> di “fare a brandelli” la trama e ricostruirla non curandosi dell’ordine cronologico ha fatto sì che la mancanza di originalità della storia – stiamo pur sempre parlando di una felice famiglia americana alle prese con le difficoltà della vita – fosse resa unica grazie alla sua messa in scena. Snocciolare la storia su piani temporali diversi permette di conoscere il background dei protagonisti non attraverso spiegoni o monologhi pedanti ma attraverso la pura e semplice potenza visiva dell’immagine.<br />
La personalità dei personaggi – in modo particolare quella dei figli <strong>Kevin</strong>, <strong>Kate</strong> e <strong>Randall</strong> – viene così letteralmente messa a nudo donando molta profondità ai main characters; la tecnica del flashback inoltre mette in luce anche il concetto secondo cui quello che siamo oggi è conseguenza delle scelte e degli avvenimenti del passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-133130 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-2-300x200.jpg" alt="this is us" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dietro alla scelta di rendere più avvincente un racconto di certo emozionante ma non innovativo gli sceneggiatori hanno furbescamente nascosto un’esca a cui i telespettatori hanno abboccato senza troppe remore. Il padre del racconto – Jack, interpretato da <strong>Milo Ventimiglia</strong> meglio conosciuto come Jess di <em>Una mamma per amica</em> – non solo è il pater familias, la colonna portante dei Pearson e uomo di gran cuore ma è soprattutto figura onnipresente nelle immagini del passato e del tutto assente in quelle svolte nel presente. Così, senza quasi rendercene conto, mentre assistiamo commossi alle sfide quotidiane dei tre fratelli e di Rebecca (la madre, interpretata da <strong>Mandy Moore</strong>) ci troviamo anche a chiederci: che fine ha fatto Jack? Perché non è più con Rebecca? E quando si scopre della sua morte da subito iniziamo a domandarci come sia accaduta. Una cronaca familiare emozionante arricchita anche da un alone di mistero che dona un ulteriore dose di pathos commovente. Chi ancora lo definiva un semplice family drama si sbagliava di grosso!</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver fatto incetta di nomination nelle più importanti celebrazioni del settore (con la vittoria di <strong>Sterling K. Brown</strong> di un <strong>Emmy</strong> e di un <strong>Golden Globe</strong>) con la seconda stagione This is Us doveva combattere una battaglia su due fronti: da una parte c’era la difficoltà di tenere testa al grande successo della prima stagione, dall’altra la consapevolezza che il mistero della morte di Jack non poteva essere protratto a lungo. Una doppia sfida il cui risultato avrebbe decretato se lo show NBC fosse davvero una grande serie oppure solo un fuoco di paglia.<br />
<img class="size-medium wp-image-133129 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-2-300x200.jpg" alt="this is us" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Forse il risultato non è stato all’altezza della prima stagione ma è indubbio che Dan Fogelman abbia le idee chiare sul futuro della sua creatura. Tanto che, giusto per far capire che <strong>This is Us</strong> ha ancora tanto da dire, il finale di stagione ha presentato un cambio di registro non indifferente, facendo per la prima volta un salto temporale nel futuro anziché nel passato. Un flashforward a cui il primo episodio della terza stagione aggiunge un tassello, coinvolgendo non solo Randall e una delle sue figlie diventata ormai una giovane donna, ma anche la versione invecchiata di Toby (marito della sorella Kate). Sembra proprio che all’orizzonte ci sia quindi un nuovo mistero da scoprire.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a quanto visto nell’episodio andato in onda martedì negli States e alle anticipazioni degli scorsi mesi la storyline di Jack non è ancora conclusa. Dopo aver mostrato – in quello che potrebbe essere definito l’episodio più straziante – le cause della sua fine sembra essere arrivato il momento di approfondire gli inizi della sua storia d’amore con Rebecca, del periodo trascorso in guerra e del rapporto con il fratello (che verrà interpretato da <strong>Michael</strong> <strong>Angarano</strong>).<br />
Secondo quanto dichiarato da Dan Fogelman inoltre nella terza stagione “<em>ci sarà umorismo, amore e leggerezza dopo una stagione molto pesante. E poi &#8230; alcuni colpi di scena. È la nostra stagione più ambiziosa. Regalerà un sacco di emozioni e ci saranno linee narrative che sorprenderanno le persone</em>”.<br />
Noi siamo sicuri che anche i nuovi episodi faranno versare tante lacrime ma nonostante questo non stiamo più nella pelle di rivedere la famiglia Pearson al completo!</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/27/this-is-us/progetto-senza-titolo-1-min-7/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-3-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="this is us" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-3.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>Sierra Burgess è una sfigata. La nuova (e sbagliata) teen comedy di Netflix</title>
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				<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 08:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Alla fine, giustizia per Barb è stata fatta! Quando nell’estate del 2016 il fenomeno Stranger Things esplose in tutto il mondo, nessuno si sarebbe aspettato che tra tutti i personaggi proprio quello della giovane Barbara Holland (interpretata da Shannon Purser) potesse attirare su di sé una grande attenzione. Nonostante il ruolo molto marginale infatti, il [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla fine, giustizia per Barb è stata fatta! Quando nell’estate del 2016 il fenomeno <strong>Stranger Things</strong> esplose in tutto il mondo, nessuno si sarebbe aspettato che tra tutti i personaggi proprio quello della giovane Barbara Holland (interpretata da <strong>Shannon Purser</strong>) potesse attirare su di sé una grande attenzione. Nonostante il ruolo molto marginale infatti, il web aveva mal digerito il destino infausto a cui era andata incontro la ragazza e gli utenti si erano riversati sui social chiedendo a suon di hashtag <em>#justiceforBarb</em> una sorte migliore per la liceale di Hawkins.<br />
Chi ha visto la seconda stagione della serie tv cult sa come si è conclusa la storia di Barb ma per la sua giovane interprete le cose sono andate decisamente meglio. Dopo aver collezionato una candidatura nella categoria miglior attrice guest star alla passata edizione degli <strong>Emmy Awards</strong>, Netflix ha ben deciso di giovarsi della sua notorietà affidandole il ruolo da protagonista nella sua nuova teen comedy.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-132742 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1-1-300x200.jpg" alt="sierra burgess è una sfigata" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In <strong>Sierra Burgess è una sfigata</strong>, Sierra (Shannon Purser) è una liceale intelligente e ambiziosa ma anche molto insicura a causa del suo aspetto fisico. Nonostante il sostegno dei suoi genitori (il padre è un illustre scrittore e la madre è una coach motivazionale) e del suo migliore ed unico amico Dan (<strong>RJ Cyler</strong>), Sierra fatica a non lasciarsi sopraffare dai commenti fastidiosi di Veronica (<strong>Kristine Froseth</strong>), la ragazza più bella e più popolare della scuola. Sarà proprio quest’ultima – in un ennesimo tentativo di umiliare la compagna – a rifilare il numero di telefono di Sierra al bel Jamey (<strong>Noah Centineo</strong>), quarterback del liceo avversario.<br />
Il ragazzo, convinto che il numero appartenga a Veronica, contatta Sierra la quale decide di stare al gioco e risponde fingendosi la sua compagna. Tra i due si crea subito una bella intesa, tanto che Jamey chiede alla ragazza prima di parlare in videochiamata e poi, com’era ovvio, un appuntamento.<br />
La bugia di Sierra sta per essere scoperta ma la ragazza decide di chiedere aiuto nientemeno che a Veronica. Le due stringeranno allora un patto: Veronica aiuterà Sierra a nascondere la verità e dal canto suo Sierra dovrà aiutarla a studiare per riuscire a conquistare un ragazzo del college che l’ha scaricata perché poco colta. Tra inconvenienti imbarazzanti e difficoltà, tra le due nascerà una bella amicizia che condurrà i protagonisti al lieto fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-132743 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-2-300x200.jpg" alt="siera burgess è una sfigata" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ad un primo sguardo <strong>Sierra Burgess è una sfigata</strong> sembra una teen comedy come se ne vedono tante: il liceo, la faida tra i ragazzi popolari e i “perdenti”, il bullismo dei primi sui secondi, i genitori che vorrebbero sapere e che invece non capiscono i tormenti degli adolescenti, il tutto condito da un tono leggero che non manca di regalare momenti profondi e sentimentali. Anche il cast gioca un ruolo importante e qui, oltre alla già citata Shannon Purser, troviamo l’esordiente (e molto brava) Kristine Froseth e Noah Centineo, colui che nell’ultimo mese – grazie ad un’altra rom-com targata Netflix, <em>Tutte le volte che ho scritto ti amo</em> – ha conquistato il cuore di milioni di ragazze tanto da essere considerato il nuovo Zac Efron.<br />
Tutto nella norma quindi se non fosse che ad un occhio più critico non possono sfuggire una serie di errori che rendono difficile apprezzare a cuor leggero un film innocente come pareva essere Sierra Burgess è una sfigata. Alcune scelte nello script infatti risultano essere sbagliate, soprattutto se si considera il fatto che il pubblico a cui la pellicola si riferisce è quello degli adolescenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella Sierra Burgess che in base al titolo dovrebbe essere una sfigata in realtà è, senza troppi mezzi termini, una bulla. Non ci troviamo qui in uno di quei casi in cui la vittima diventa il carnefice ma ad un esempio di cattiveria gratuita da lasciare a bocca aperta. Sierra – ovvero il personaggio presentato per tutto il film come intelligente e di buon cuore – agisce d’impulso e senza il minimo rimorso. Il gesto compiuto dalla protagonista ai danni di Veronica in qualsiasi altro film sarebbe stato la classica azione contro cui tutti avrebbero puntato il dito, mentre qui viene giustificato perché a compierlo è stata la “sfigata” di turno.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-132744 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min-1-2-300x200.jpg" alt="sierra burgess è una sfigata" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min-1-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min-1-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per non parlare poi del povero (è il caso di dirlo) Jamey. Inciampato nello scherzo di Veronica prima, caduto nella trappola di menzogne di Sierra poi e infine vittima anche lui della scena peggiore dell’intero film: convinto di baciare Veronica (la ragazza con cui crede di parlare al telefono da giorni) quest’ultima gli copre gli occhi e al suo posto si piazza Sierra che li aveva seguiti per tutto il loro primo appuntamento. Se i ruoli fossero stati ribaltati, con Sierra che veniva baciata a sua insaputa da un altro ragazzo, possiamo solo immaginare le polemiche che sarebbero esplose in nome del #metoo. Se si aggiunge poi che il catfishing &#8211; profili fasulli sui social network che creano false identità ingannando l&#8217;interlocutore &#8211; è reato, viene da chiedersi cosa sia passato nella testa degli sceneggiatori. Sia chiaro, gli errori nelle trame sono all&#8217;ordine del giorno e Sierra Burgess è una sfigata non ha palesato alcuna intenzione di ergersi a capolavoro. Ma proprio perché l&#8217;obiettivo del film è quello di offrire un intrattenimento leggero, se questo viene &#8220;disturbato&#8221; da eventi che ne rendono difficile la percezione spensierata che dovrebbe avere significa che qualcosa è andato storto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nemmeno la svolta positiva del personaggio di Veronica, che da mean girl di turno si rivelerà una ragazza più insicura, più sfortunata ma più gentile e leale della protagonista, può risollevare la sorte di <strong>Sierra Burgess è una sfigata</strong>, che rientra (dispiace dirlo) di diritto nella lista di film da non rivedere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/3tFeg7ZRdGw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Emmy 2018: la lista completa dei vincitori dell&#8217;ultima edizione!</title>
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				<comments>https://www.dailymood.it/2018/09/18/emmy-2018-vincitori/#respond</comments>
				<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 09:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Parola d’ordine: imprevedibilità! Si è conclusa poche ore fa la 70 edizione dei Primetime Emmy Awards celebrata al Microsoft Theatre di Hollywood e la cerimonia non ha risparmiato il pubblico da numerose sorprese. La competizione (soprattutto nelle categorie attoriali femminili) era molto alta ma i nomi dei “grandi esclusi” fanno ripensare i gusti degli Academy. [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Parola d’ordine: imprevedibilità! Si è conclusa poche ore fa la 70 edizione dei <strong>Primetime Emmy Awards</strong> celebrata al <strong>Microsoft Theatre di Hollywood</strong> e la cerimonia non ha risparmiato il pubblico da numerose sorprese. La competizione (soprattutto nelle categorie attoriali femminili) era molto alta ma i nomi dei “grandi esclusi” fanno ripensare i gusti degli Academy.</p>
<p style="text-align: justify">A dominare gli <strong>Emmy 2018</strong> è senza dubbio la comedy targata Amazon <strong>The Marvelous Mrs. Maisel</strong>, già vincitrice alla scorsa edizione dei Golden Globes. Lo show creato dai coniugi Palladino (famosi per essere i creatori di Una mamma per amica) ha collezionato il maggior numero di vittorie della serata (miglior comedy, miglior attrice protagonista in una comedy, miglior attrice non protagonista in una comedy, miglior regia e sceneggiatura per una comedy) lasciando letteralmente – e noi aggiungiamo anche inspiegabilmente – a bocca asciutta il super favorito della serata <a href="https://www.dailymood.it/2018/06/25/atlanta-la-serie-tv-di-donald-glover/"><strong>Atlanta</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify">Nella categoria drama, il premio più ambito per la miglior serie drammatica è stato assegnato a <strong>Game of Thrones</strong> (premiato anche per la miglior performance per un attore non protagonista a <strong>Peter Dinklage</strong>) mentre i restanti premi si sono suddivisi tra <strong>Westworld</strong> (miglior attrice non protagonista a <strong>Thandie Newton</strong>) <strong>The Crown</strong> (miglior attrice protagonista alla splendida <strong>Claire Foy</strong> e miglior regia) e qualche riconoscimento è spettato anche alla serie più snobbata degli ultimi anni: <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/19/the-americans-serietv-finale/"><strong>The Americans</strong></a> vince per la miglior sceneggiatura in una serie drama e – finalmente! – come miglior attore protagonista con <strong>Matthew Rhys</strong>. Dopo aver fatto man bassa nella scorsa edizione quindi questa volta <a href="https://www.dailymood.it/2018/06/13/the-handmaids-tale-2-lincubo-peggiore-che-potrebbe-capitarci/"><strong>The Handmaid’s tale</strong></a> torna a casa a mani vuote. Un risultato alquanto discutibile.</p>
<p style="text-align: justify">Anche sul fronte miniserie le sorprese non sono mancate. Nonostante la vittoria come miglior limited serie e miglior attore protagonista a <strong>Darren Chriss</strong>, <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/27/the-assassination-of-gianni-versace-recensione-serie-tv/"><strong>The Assassination of Gianni Versace</strong></a> non riesce a fare piazza pulita ma concede qualche vittoria all’outsider <strong>Godless</strong> prodotto da Netflix (miglior attore non protagonista a <strong>Jeff Daniels</strong> e miglior attrice non protagonista a <strong>Merrit Wever</strong>). Le piattaforme streaming quest’anno hanno nettamente superato la tv tradizionale, sintomo che il cambiamento in atto da qualche anno nel panorama televisivo è più vivo e vincente che mai.</p>
<p style="text-align: justify">Ad animare la serata aperta un po’ sottotono con un siparietto musicale e un monologo poco brillante dei presentatori Michael Che e Colin Just, ci hanno pensato i vincitori e gli altri artisti che si sono susseguiti sul palco (molto sobrio) per la consegna dei premi, fino al momento più memorabile della serata, ovvero la <strong>proposta di matrimonio in diretta</strong> del neovincitore <strong>Glenn Weiss</strong> (miglior regia per uno show di varietà), che ha entusiasmato tutti gli artisti presenti in sala!</p>
<p style="text-align: justify">Qui sotto la lista completa delle categorie più importanti dei nominati agli <strong>Emmy 2018,</strong> con il nome del vincitore in grassetto.</p>
<p><strong>Miglior Serie Drammatica</strong><br />
The Americans<br />
The Crown<br />
<strong><em>Game Of Thrones</em></strong><br />
The Handmaid’s Tale<br />
This Is Us<br />
Westworld<br />
Stranger Things</p>
<p><strong>Miglior Attrice in una Serie Drammatica</strong><br />
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale<br />
<strong><em>Claire Foy, The Crown</em></strong><br />
Keri Russell, The Americans<br />
Sandra Oh, Killing Eve<br />
Evan Rachel Wood, Westworld<br />
Tatiana Maslany, Orphan Black</p>
<p><strong>Miglior Attore in una Serie Drammatica</strong><br />
Sterling K. Brown, This Is Us<br />
<strong><em>Matthew Rhys, The Americans</em></strong><br />
Milo Ventimiglia, This Is Us<br />
Ed Harris, Westworld<br />
Jeffrey Wright, Westworld<br />
Jason Bateman, Ozark</p>
<p><strong>Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Drammatica</strong><br />
Alexis Bledel, The Handmaid’s Tale<br />
Ann Down, The Handmaid’s Tale<br />
Lena Headey, Game Of Thrones<br />
Vanessa Kirby, The Crown<br />
Millie Bobby Brown, Stranger Things<br />
<strong><em>Thandie Newton, Westworld</em></strong><br />
Yvonne Strahovski, The Handmaid’s Tale</p>
<p><strong>Miglior Attore Non Protagonista in una Serie Drammatica</strong><br />
Nikolaj Coster-Waldau, Game Of Thrones<br />
<strong><em>Peter Dinklage, Game Of Thrones</em></strong><br />
Mandy Patinkin, Homeland<br />
David Harbour, Stranger Things<br />
Joseph Fiennes, The Handmaid’s Tale<br />
Matt Smith, The Crown</p>
<p><strong>Miglior Serie Comedy</strong><br />
Atlanta<br />
Barry<br />
Black-ish<br />
GLOW<br />
<strong><em>The Marvelous Mrs. Maisel</em></strong><br />
Silicon Valley<br />
Curb Your Enthusiasm<br />
Unbreakable Kimmy Schmidt</p>
<p><strong>Migliore Attrice in una Serie Comedy</strong><br />
Pamela Adlon, Better Things<br />
Issa Rae, Insecure<br />
<strong><em>Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel</em></strong><br />
Allison Janney, Mom<br />
Tracee Ellis Ross, Black-ish<br />
Lily Tomlin, Grace And Frankie</p>
<p><strong>Miglior Attore in una Serie Comedy</strong><br />
Donald Glover, Atlanta<br />
<strong><em>Bill Hader, Barry</em></strong><br />
William H. Macy, Shameless<br />
Anthony Anderson, Black-ish<br />
Ted Danson, The Good Place<br />
Larry David, Curb Your Enthusiasm</p>
<p><strong>Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Comedy</strong><br />
Kate McKinnon, Saturday Night Live<br />
Betty Gilpin, GLOW<br />
Zazie Beetz, Atlanta<br />
<strong><em>Alex Borstein, The Marvelous Mrs. Maisel</em></strong><br />
Laurie Metcalf, Roseanne<br />
Megan Mullally, Will &amp; Grace<br />
Aidy Bryant, Saturday Night Live<br />
Leslie Jones, Saturday Night Live</p>
<p><strong>Miglior Attore Non Protagonista in una Serie Comedy</strong><br />
Tituss Burgess, Unbreakable Kimmy Schmidt<br />
Brian Tyree Henry, Atlanta<br />
Louie Anderson, Baskets<br />
Alec Baldwin, Saturday Night Live<br />
<strong><em>Henry Winkler, Barry</em></strong><br />
Kenan Thompson, Saturday Night Live<br />
Tony Shalhoub, The Marvelous Mrs. Maisel</p>
<p><strong>Miglior Limited Series</strong><br />
<strong><em>American Crime Story: the Assassination of Gianni Versace</em></strong><br />
Godless<br />
The Alienist<br />
Patrick Melrose<br />
Genius</p>
<p><strong>Miglior Film Tv</strong><br />
<strong><em>Black Mirror: USS Callister</em></strong><br />
Fahrenheit 451<br />
Flint<br />
Paterno<br />
The Tale</p>
<p><strong>Miglior Attrice in una Limited Series o in un Film Tv</strong><br />
Edie Falco, Law And Order True Crime: The Menendez Murders<br />
Jessica Biel, The Sinner<br />
Laura Dern, The Tale<br />
Michelle Dockery, Godless<br />
<strong><em>Regina King, Seven Seconds</em></strong><br />
Sarah Paulson, American Horror Story: Cult</p>
<p><strong>Miglior Attore in una Limited Series o in un Film Tv</strong><br />
<strong><em>Darren Criss, American Crime Story</em></strong><br />
Benedict Cumberbatch, Patrick Melrose<br />
Jeff Daniels, The Looming Tower<br />
Antonio Banderas, Genius<br />
John Legend, Jesus Christ Superstar<br />
Jesse Plemons, Black Mirror.</p>
<p><strong>Miglior Attrice Non Protagonista in una Limited Series o in un Film Tv</strong><br />
Penelope Cruz, American Crime Story<br />
Judith Light, American Crime Story<br />
Sara Bareilles, Jesus Christ Superstar<br />
<strong><em>Merritt Wever, Godless</em></strong><br />
Letitia Wright, Black Mirror<br />
Adina Porter, American Horror Story: Cult</p>
<p><strong>Miglior Attore Non Protagonista in una Limited Series o in un Film Tv</strong><br />
<strong><em>Jeff Daniels, Godless</em></strong><br />
Edgar Ramirez, American Crime Story<br />
Brandon Victor Dixon, Jesus Christ Superstar<br />
Ricky Martin, American Crime Story<br />
Michael Stuhlbarg, The Looming Tower<br />
Finn Wittrock, American Crime Story<br />
John Leguizamo, Waco</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/09/18/emmy-2018-vincitori/">Emmy 2018: la lista completa dei vincitori dell&#8217;ultima edizione!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sulla mia pelle: Alessandro Borghi è Stefano Cucchi nel film di Venezia 75</title>
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				<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 13:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tv Mood]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro beorghi]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Quando a fine luglio il titolo Sulla mia pelle venne pronunciato durante la conferenza stampa ufficiale di Venezia 75 come film di apertura della sezione Orizzonti non mancò di destare stupore. Non solo perché un film prodotto da Netflix (il secondo in terra nostrana, dopo Rimetti a noi i nostri debiti) ma soprattutto per la storia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/09/14/sulla-mia-pelle-venezia-75/">Sulla mia pelle: Alessandro Borghi è Stefano Cucchi nel film di Venezia 75</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Quando a fine luglio il titolo <strong>Sulla mia pelle</strong> venne pronunciato durante la conferenza stampa ufficiale di <strong>Venezia 75</strong> come film di apertura della sezione Orizzonti non mancò di destare stupore. Non solo perché un film prodotto da <strong>Netflix</strong> (il secondo in terra nostrana, dopo <em>Rimetti a noi i nostri debiti</em>) ma soprattutto per la storia raccontata: gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi. Una vicenda di cui oggi non se ne parla più tanto ma che indubbiamente è una ferita ancora aperta per il nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-132087 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-2-300x200.jpg" alt="sulla mia pelle" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />È il 22 ottobre 2009 quando <strong>Stefano Cucchi</strong> muore all’età di trentun anni mentre si trova in custodia cautelare presso l’ospedale Sandro Pertini di Roma. In quel luogo c’è finito dopo aver essere stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di droga. Le cause del decesso sono delle ecchimosi, fratture e lesioni sparse per tutto il corpo, concentrate soprattutto sulla schiena e sul volto del ragazzo.<br />
Le indagini svolte sulla vicenda – derivanti dal fatto che Stefano era in buona salute prima del fermo – vedevano inizialmente accusati tre dei cinque carabinieri che si occuparono dell’arresto, le guardie carcerarie che lo presero in custodia e i medici che lo visitarono durante il ricovero. Tutti vennero assolti e ad oggi, in seguito a due processi, sotto inchiesta ci sono tre militari dell’Arma dei Carabinieri per omicidio preterintenzionali e altri due per falsa testimonianza rilasciata durante il processo.</p>
<p style="text-align: justify">In totale furono 140 le persone con cui <strong>Stefano Cucchi</strong> entrò in contatto nei sette giorni prima di morire. 140 persone dotate di occhi per guardare, di menti per comprendere e di bocche per parlare, eppure solo in pochi, pochissimi hanno intuito il dramma che il giovane stava vivendo.<br />
Da qui parte <em><strong>Sulla mia pelle</strong></em>, dalla volontà di <strong>Alessio Cremonini</strong> – il quale si è occupato anche della sceneggiatura insieme a <strong>Lisa Nur Sultan</strong> – di dare voce a Stefano adesso che non può più farlo. Lo stesso regista infatti ha dichiarato: «<em>di tutta la vicenda, le polemiche, i processi, è l’ovvia ma allo stesso tempo penosa impossibilità di difendersi, di spiegarsi, da parte della vittima ad avermi toccato profondamente: tutti possono parlare di lui, tranne lui. Ecco, Sulla mia pelle nasce dal desiderio di strappare Stefano alla drammatica fissità delle terribili foto che tutti noi conosciamo, quelle che lo ritraggono morto sul lettino autoptico, e ridargli vita</em>».</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-132088 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-2-300x200.jpg" alt="sulla mia pelle" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per questo motivo <strong>Sulla mia pelle</strong> non è un reportage, un documentario né tantomeno un film di denuncia. Non punta il dito, non cerca colpevoli; vuole solo raccontare (attenendosi esclusivamente alle testimonianze raccolte dai processi e dalle dichiarazioni dei testimoni diretti) quello che è stato il calvario di Stefano, lasciando trasparire una storia che si allinea alla verità cha da circa dieci anni la famiglia Cucchi sostiene a gran voce, ovvero che la morte del figlio e fratello sia stata causata da un pestaggio brutale da parte dei carabinieri che lo tennero in custodia appena dopo l’arresto.<br />
Nel portare sullo schermo questa toccante ricostruzione dei fatti, Cremonini si affida ad un grandissimo cast. <strong>Jasmine</strong> <strong>Trinca</strong> interpreta Ilaria, la sorella di Stefano che da subito ha chiesto giustizia sulla morte del fratello e mai ha smesso di esporre la sua verità, <strong>Max Tortora</strong> e <strong>Milvia Marigliano</strong> sono invece i genitori, ed entrambi gli attori donano due interpretazioni contenute ma al contempo forti e credibili.<br />
Stefano Cucchi rivive però grazie alla straordinaria performance di <strong>Alessandro Borghi</strong>. L’attore romano, che conta già nella sua carriera ottime interpretazioni come quelle in <em>Non essere cattivo</em>, <em>Suburra</em> e <em>Napoli Velata</em>, offre qui un lavoro viscerale, come rarissime volte se ne sono visti nel cinema italiano. La perdita di peso (18 chili in totale), il portamento e in modo particolare la voce (da brividi la somiglianza con la vera voce di Cucchi che si sente all’inizio dei titoli di coda) dimostrano non solo il talento di Borghi ma anche quanto l’attore abbia creduto insieme a tutto il resto della produzione all’importanza del progetto.</p>
<p style="text-align: justify">Un progetto che punta la lente d’ingrandimento su un fenomeno che va aldilà della storia di Stefano e ha coinvolto negli anni centinaia di persone. Nello stesso 2009 infatti sono stati ben 176 i decessi registrati durante situazioni di arresto e detenzioni. Una realtà che non può essere accettata, una negligenza e una superficialità che non devono accadere quando ad essere coinvolto è lo Stato.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-132090 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-2-300x200.jpg" alt="sulla mia pelle" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quella di <strong>Sulla mia pelle</strong> è una storia che prima o poi doveva essere raccontata. Non è strumentalizzazione di un triste fatto di cronaca, è un pugno nello stomaco: sconvolge, emoziona e scuote le coscienze di chiunque guarderà. Perché la pelle del titolo non è solo quella di Stefano o delle altre vittime ma è anche la nostra, che sentiamo su di noi l’ingiustizia del calvario a cui un ragazzo di trentun anni è stato costretto senza avere la possibilità di opporsi. L’ingiustizia delle botte e del silenzio, tanto che viene da chiedersi quale dei due faccia più male.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la presentazione al <strong>Festival del cinema di Venezia</strong> – dove il film è stato accolto con <a href="https://www.dailymood.it/2018/08/29/venezia-75-apre-nel-segno-di-ryan-gosling-e-alessandro-borghi/">grande plauso dalla critica</a> – la pellicola è uscita in contemporanea sia su <strong>Netflix</strong> che in una release limitata al cinema, dove si è già ottenuto un ottimo riscontro d’incassi. Sintomo che il cinema italiano può e deve rischiare perché ha ancora tantissimo da dire.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ep-O2Nl0P0s]
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it/2018/09/14/sulla-mia-pelle-venezia-75/">Sulla mia pelle: Alessandro Borghi è Stefano Cucchi nel film di Venezia 75</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.dailymood.it">Daily Mood</a>.</p>
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		<title>Insatiable, ovvero: la serie tv Netflix più controversa dell&#8217;estate</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/09/14/insatiable-serie-tv-netflix-controversa/</link>
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				<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 07:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>&#8220;Nel bene o nel male purché se ne parli&#8221; starà pensando il signor Netflix in questo momento. E noi ce lo immaginiamo così il leader dello streaming mondiale, intento a sfregarsi le mani mentre legge i commenti che da più di un mese impazzano sul web. Colpevole di tanto scompiglio è la sua ultima serie [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Nel bene o nel male purché se ne parli</em>&#8221; starà pensando il signor<strong> Netflix</strong> in questo momento. E noi ce lo immaginiamo così il leader dello streaming mondiale, intento a sfregarsi le mani mentre legge i commenti che da più di un mese impazzano sul web. Colpevole di tanto scompiglio è la sua ultima serie originale approdata sulla piattaforma il 10 agosto scorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-132060 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg" alt="insatiable" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Di <strong>Insatiable</strong> si era cominciato a parlare ancora prima della messa in onda. Il trailer pubblicato per la promozione aveva creato grande scalpore, tanto che nel giro di poche ore dalla diffusione online il sito <a href="https://www.change.org/p/cancel-the-body-shaming-series-insatiable-produced-by-netflix">Change.org</a> ha raccolto più di 200 mila firme che ne richiedevano la cancellazione. Le motivazioni di tanto fragore scaturivano dalla sensazione che la storia raccontata dalla serie potesse istigare al body shaming (bullismo che attacca l’aspetto fisico) e all’oggettivazione del corpo femminile, alimentando la convinzione che per essere popolare e piacere agli altri sia indispensabile un fisico perfetto. Al centro delle vicende di Insatiable infatti c’è Patty, una liceale da sempre presa di mira dagli insulti dei suoi compagni a causa del suo peso tornata a scuola dopo la pausa estiva con parecchi chili in meno e pronta a vendicarsi contro chi si è preso gioco di lei.<br />
A difesa della serie erano intervenute le protagoniste (la giovane <strong>Debby Ryan</strong> conosciuta per i suoi ruoli nei telefilm di Disney Channel e <strong>Alyssa Milano</strong>, l’indimenticabile Phoebe Halliwell di <em>Streghe</em>) e la creatrice <strong>Lauren Gussis</strong>, la quale ha dichiarato che lo show prendeva ispirazione da alcuni fatti che l’avevano coinvolta in prima persona durante l’adolescenza.<br />
Lungi da me la volontà di cadere in giudizi affrettati ho aspettato l’arrivo della prima stagione, incuriosita più dalla baraonda scatenata che dalla trama.</p>
<p style="text-align: justify;">La buona notizia è che in <strong>Insatiable</strong> il body shaming propriamente detto non c’è al contrario di quello che i disertori credevano. La brutta notizia è che quello che si vede è molto, molto peggio.<br />
Mai fino ad ora mi era capitato di faticare così tanto per terminare la visione di una serie tv: è successo che abbandonassi senza rimpianto la visione di programmi che fino a poco prima mi avevano entusiasmato, che continuassi a guardare show dall’indubbia qualità che entravano così direttamente nella lista dei guilty pleasure ma mai che continuassi imperterrita una serie che non mi stava convincendo per niente. Qual è allora il motivo di tanta ostinazione? Semplicemente il fatto di non riuscire a credere a quello che stavo guardando. La speranza che un qualsiasi elemento positivo facesse capolino anche solo per una frazione di secondo era forte, e invece dopo aver atteso per dodici episodi, quello che rimane è solo un pugno di mosche. Ma partiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-132062 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg" alt="insatiable" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Innanzitutto, è bene precisare che la trama descritta qualche riga sopra non esiste, o meglio Patty (<strong>Debby Ryan</strong>) c’è e ha perso davvero tanti chili, ma la nostra giovane studentessa è solo uno dei tanti volti che si alternano al ruolo da protagonista contribuendo a creare un miscuglio grottesco e (in molti casi) anche imbarazzante.<br />
Al fianco della liceale c’è Bob (<strong>Dallas Roberts</strong>) avvocato di giorno e coach di reginette di bellezza la sera, accusato di molestie da una sua protetta che vede in Patty – in versione skinny – la possibilità di vincere finalmente uno dei tanti concorsi a cui partecipa. C’è poi Coralee (<strong>Alyssa Milano</strong>), moglie di Bob che scopre da un giorno all’altro di amare davvero il marito dopo che lo aveva sposato solo per convenienza, Nonnie (<strong>Kimmy Shields</strong>) miglior amica di Patty e segretamente innamorata di lei e una lunga lista di altri personaggi che compaiono e scompaiono ad intermittenza mostrandosi tanto fondamentali quanti inutili all’evenienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto si poteva pensare che la vendetta di Patty potesse essere spietata, mai avremmo pensato che potesse risolversi in azioni quali dare fuoco a un senzatetto o ammazzare a sangue freddo l’ex fidanzato (entrambi dall’atteggiamento deplorevole certo, ma qual è il tipo di messaggio che si vuole dare trovando soluzione nella violenza?) il tutto svolto con un’inspiegabile leggerezza. E mentre la giovane si ricorda ogni tanto di domandarsi perché nonostante sia magra non sia felice, gli altri personaggi si destreggiano tra triangoli amorosi, bisessualità, adulti che intrattengono relazioni con adolescenti e tanto altro. Narcisisti che non riescono a guardare aldilà del loro naso scadono nella perfidia, senza distinzione tra buoni e cattivi. E se questa assenza di dualismo poteva risultare interessante all’inizio, a lungo andare i personaggi si intrappolano con le loro stesse mani in un limbo di mediocrità dal quale non traggono nessun insegnamento per provare a migliorarsi. La volontà della sceneggiatura di parodiare i cliché visti nelle commedie pop anni 80/90 gli si ritorce contro, dando vita a macchiette ancora più scadenti degli originali.<img class="size-medium wp-image-132061 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg" alt="insatiable" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La critica internazionale non si è di certo risparmiata: chi ha definito <em><strong>Insatiable</strong></em> un disastro, chi il peggior prodotto originale Netflix, e il 23% di <em>Metacritic</em> e l’11% di <em>Rotten Tomatoes</em> non vanno ad indorare la pillola. L’aspetto più problematico di <em><strong>Insatiable</strong> </em>è quello di fallire miseramente nei suoi intenti. Il suo voler essere una denuncia alla superficialità della società contemporanea attraverso un linguaggio volutamente sopra le righe finisce per portare sullo schermo situazioni grottesche che si ripetono in un loop ridondante, noioso e insensato che non innesca né ilarità né tantomeno alcuna riflessione critica. Nessuna tematica (e quelle tirate in ballo sono tante ed importanti) viene affrontata con la giusta sensibilità o con l’irriverenza dissacrante della satira – quella fatta bene.<br />
E i tentativi di chi cerca di difendere Instatiable appellandosi al black humor o alla parodia non bastano per far cambiare idea, soprattutto se si paragona lo show in questione con quel gioiellino che fu Popular, vero esempio di genialità ai limiti del demenziale che utilizzava solo paradossi per raccontare la realtà.<br />
<em><strong>Insatiable</strong> </em>è solo uno show che fa acqua da tutte le parti. E che naturalmente <strong>Netflix</strong> – facendosi beffa di tutte le critiche – ha rinnovato per una seconda stagione.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/14/insatiable-serie-tv-netflix-controversa/progetto-senza-titolo-1-min-1-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="insatiable" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-150x150.jpg 150w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-1-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/14/insatiable-serie-tv-netflix-controversa/progetto-senza-titolo-4-min-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="insatiable" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min-1-150x150.jpg 150w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min-1-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/14/insatiable-serie-tv-netflix-controversa/progetto-senza-titolo-5-min-1-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="insatiable" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min-1-150x150.jpg 150w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min-1-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/14/insatiable-serie-tv-netflix-controversa/progetto-senza-titolo-7-min-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="insatiable" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-1-150x150.jpg 150w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-7-min-1-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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		<title>The Sinner: Jessica Biel torna protagonista in un nuovo intrigante crime</title>
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				<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 07:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jessica Biel]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Estate è tempo di sole, mare, vacanze e per un appassionato di serie tv è anche tempo di recuperi. Tra le centinaia di titoli che hanno affollato il palinsesto nella scorsa stagione, The Sinner è riuscito a catturare l’attenzione per due motivi: il grande chiacchiericcio che ha creato attorno a sé e soprattutto la sua [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Estate è tempo di sole, mare, vacanze e per un appassionato di <strong>serie tv</strong> è anche tempo di recuperi. Tra le centinaia di titoli che hanno affollato il palinsesto nella scorsa stagione, <strong>The Sinner</strong> è riuscito a catturare l’attenzione per due motivi: il grande chiacchiericcio che ha creato attorno a sé e soprattutto la sua protagonista, la <strong>Jessica Biel</strong> del perbenista ma mai dimenticato <em>Settimo Cielo</em>.<br />
Così, mentre negli Stati Uniti sta andando in onda la seconda stagione noi, in colpevole ritardo, abbiamo recuperato i primi otto episodi rimanendone piacevolmente stupiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-131963 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min-300x200.jpg" alt="the sinner" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Protagonista delle vicende è Cora Tannetti (<strong>Jessica Biel</strong>) giovane moglie e madre che si destreggia tra il lavoro nell’impresa del marito, la gestione della casa e le osservazioni un po’ pungenti della suocera. Per allontanarsi dalla routine quotidiana, Cora decide di trascorrere una giornata al lago con il compagno e il figlio inconsapevole che quella gita innocua le cambierà la vita per sempre.<br />
Una volta arrivati in spiaggia la donna inizia a mostrare segni di irrequietezza e disagio fino a quando, infastidita dall’atteggiamento di una giovane coppia seduta lì vicino, si alza e uccide a sangue freddo con diverse coltellate il ragazzo lasciando pietrificata la fidanzata e tutti coloro che hanno assistito alla scena sconcertati.<br />
All’arrivo della polizia sul posto Cora viene arrestata senza opporre resistenza e una volta in carcere si dichiara colpevole declinando la possibilità di essere processata, non sapendo lei stessa dare una giustificazione all’omicidio.<br />
Sembrerebbe un caso chiuso senza bisogno di ulteriori indagini – certezza data non solo dalla confessione della donna ma anche dalle decine di testimoni oculari – ma per il detective Ambrose (interpretato da <strong>Bill Pullman</strong>) il delitto è tutt’altro che risolto. L’uomo infatti non crede all’ipotesi che Cora sia stata colpita da un raptus di follia criminale ed è convinto che dietro ad un gesto così violento si celino delle motivazioni da svelare.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-131964 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min-300x200.jpg" alt="the sinner" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-4-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In <strong>The Sinner</strong> l’inizio è stato di quelli con il botto, non c’è che dire. Tuttavia, la probabilità di mantenere alta l’attenzione ha messo a dura prova gli sceneggiatori i quali sono riusciti a creare un racconto solido e interessante, complice anche la decisione di limitare il numero degli episodi (8 per la durata media di 40 minuti).<br />
Nonostante nel corso della stagione non si ritrova nessuna scena di forte impatto come quella dell’omicidio avvenuta in apertura – che non ha risparmiato gli spettatori più suscettibili a polemizzare sui social riguardo alla brutalità della messinscena – il ritmo rimane incalzante e cambia le regole del gioco e i tòpoi del genere giallo: non solo qui si conosce in partenza l’identità del colpevole ma lo stesso colpevole che ormai non ha nulla da perdere non è in grado di spiegare il suo gesto. Ecco allora che <strong>The Sinner,</strong> presentato come il più classico dei crime, rivela un’anima fortemente psicologica, dove le indagini per la risoluzione del caso vengono sostituite da una vera e propria esplorazione nella psiche di Cora, tra sedute di ipnosi e faccia a faccia con il detective Ambrose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il legame tra i due non viene presentato solo come interrogatorio tra poliziotto buono e criminale cattivo ma come due personalità che devono affrontare – seppur in termini differenti – complessi drammi personali. Da un lato Ambrose cerca in ogni modo di incanalare la sua profonda disillusione e tristezza nella risoluzione di un caso di fatto già risolto, dall’altro Cora deve smettere di nascondere dietro menzogne gli errori del suo passato per permetterle di riportare a galla ricordi seppelliti dallo shock provocato da una violenza subita che potrebbero in parte scagionarla.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-131965 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min-300x200.jpg" alt="the sinner" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-5-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Grazie a<strong> The Sinner Jessica Biel</strong> (qui anche in veste di produttrice) riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di ragazza innocente acqua e sapone ereditata dai tempi di <em>Settimo Cielo</em> e perdurata a causa di ruoli poco incisivi sulla sua carriera. L’attrice si dimostra capace di sostenere sulle sue spalle l’intera storia, supportata però anche da un ottimo cast di comprimari tra cui spicca il già citato <strong>Bill Pullman,</strong> a cui si aggiungono le buone performance di <strong>Christopher</strong> <strong>Abbott</strong> nel ruolo del marito della protagonista e della giovane <strong>Nadia Alexander</strong>, interprete della sorella malata di Cora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Sinner</strong> rientra a pieno titolo in quel filone di serie tv dove la struttura della narrazione prevarica rispetto alla sostanza delle vicende (basate in questo caso sul romanzo omonimo della scrittrice tedesca <strong>Petra</strong> <strong>Hammesfahl</strong>) e così la ricostruzione degli antefatti del tragico evento è affidata ad un collage di flashback che ben si amalgama con il presente narrativo, creando una suspence che difficilmente lascerà lo spettatore indifferente senza stuzzicarne la curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la nomination all’ultima edizione dei <strong>Golden Globe,</strong> grazie alla sua performance la Biel si è guadagnata anche una nomina agli <a href="https://www.dailymood.it/2018/07/13/emmy-2018-nomination-i-nostri-pronostici/">Emmy</a> e in attesa di scoprire se riuscirà a conquistare l’ambito premio, può godersi il successo della serie da lei prodotta che prosegue con la seconda stagione, i cui primi episodi (questa volta il colpevole è un undicenne che ammazza i genitori) hanno già entusiasmato la critica.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/11/the-sinner-jessica-biel-nuovo-crime/progetto-senza-titolo-3-min-3/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="the sinner" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-3-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/11/the-sinner-jessica-biel-nuovo-crime/progetto-senza-titolo-6-min-3/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-6-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/11/the-sinner-jessica-biel-nuovo-crime/progetto-senza-titolo-2-min-4/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="the sinner" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-2-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/09/11/the-sinner-jessica-biel-nuovo-crime/progetto-senza-titolo-1-min-5/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="the sinner" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/09/Progetto-senza-titolo-1-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>Roma. A Venezia 75 arriva il nuovo e commovente film di Alfonso Cuarón</title>
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				<pubDate>Fri, 31 Aug 2018 17:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Non è facile trovare le parole giuste per parlare di un film come Roma. Forse perché non c’è una vera trama o più semplicemente perché nessun termine è in grado di riportare per iscritto il vortice di emozioni che per 135 minuti ha tenuto incollati alle poltrone i 1400 spettatori presenti in Sala Darsena. Accantonati [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="https://www.neemakeupmilano.com/"><img class="size-full wp-image-130726 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/logoNEEMK-3.png" alt="" width="190" height="109" /></a>Non è facile trovare le parole giuste per parlare di un film come <em><strong>Roma.</strong></em> Forse perché non c’è una vera trama o più semplicemente perché nessun termine è in grado di riportare per iscritto il vortice di emozioni che per 135 minuti ha tenuto incollati alle poltrone i 1400 spettatori presenti in Sala Darsena.</p>
<p style="text-align: justify">Accantonati i toni distopici di<em><strong> Figli degli uomini</strong></em> e le ambientazioni spaziali di <em><strong>Gravity</strong></em> (presentato in apertura proprio qui a Venezia nel 2013) <strong>Alfonso Cuarón</strong> torna con il lavoro più personale della sua carriera, in grado di farci riassaporare le atmosfere di Y tu mamá también rivisitate però in chiave neorealista.<br />
Parte dai suoi ricordi il regista messicano, dalle conversazioni intrattenute durante l’infanzia con la sua bambinaia. È destinata a lei la dedica in sovraimpressione nel finale ed è lei la protagonista della successione di immagini dalla bellezza disarmante volte a riprodurre sullo schermo la memoria dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver ricostruito in maniera quasi maniacale quella che fu la sua casa e il suo quartiere (<strong>Colonia Roma di Città del Messico</strong>, da cui il film prende il nome) il regista ha riunito un cast composto da professionisti e non, ai quali non ha mai consegnato lo script per intero ma solo poche pagine giorno per giorno. Una scelta coraggiosa che sottolinea la volontà di donare a Roma la naturalezza necessaria a riprodurre quella che prima di essere una storia è innanzitutto uno spaccato di vita, di Cuarón e del Messico in generale.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-130898 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Marina-de-Tavira-Alfonso-Cuarón-Yalitza-Aparicio-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Marina-de-Tavira-Alfonso-Cuarón-Yalitza-Aparicio-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Marina-de-Tavira-Alfonso-Cuarón-Yalitza-Aparicio-2.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il 1971 infatti non è solo l’anno in cui il padre se ne andò di casa lasciando sola la moglie con quattro figli ma è anche tristemente ricordato per il massacro del <strong>Corpus Christi</strong>, una violenta repressione per le strade della città ai danni degli studenti. In quel clima così turbolento Cleo (interpretata da <strong>Yalitza Aparicio</strong>) conduce una vita semplice che bene si adegua alla sua personalità mite: si prende cura della dimora e dei bambini della famiglia borghese presso cui lavora, la sera va al cinema e si innamora di un suo coetaneo; sarà proprio quest’ultimo evento, dalla banalità estrema, a costituire un punto di svolta. Dopo aver scoperto di essere incinta infatti Cleo viene lasciata sola dal suo ragazzo e l’unica alternativa che le rimane è quella di rifugiarsi nel calore dell’affetto della padrona di casa (a sua volta lasciata dal marito) e dei suoi figli che nel frattempo sono diventati per lei una vera famiglia.</p>
<p style="text-align: justify">È qui che <em><strong>Roma</strong></em> mette in scena la sua anima più intima e pura mostrando il vero intento del regista che con la sua pellicola non intende solo dar vita ad un personalissimo amarcord ma vuole scrivere una lettera d’amore alle donne che l’hanno cresciuto facendolo diventare l’uomo che è oggi. Cleo, la madre Sofia (interpretata da <strong>Marina de Tavira</strong>) e la nonna materna uniscono le loro forze per affrontare le sfide che la vita ha posto sul loro cammino in un inno al matriarcato dove gli uomini sono bugiardi, violenti e traditori.<br />
Attraverso la sua regia <strong>Cuarón</strong> costruisce un racconto in grado di trasformare la normalità del quotidiano in qualcosa di straordinario. Il luminoso bianco e nero digitale e i lenti piani sequenza – tipici del suo stile – donano alle immagini un carattere sontuoso tale da rendere impossibile non rimanere colpiti da tanta maestria nell’uso della macchina da presa e nella realizzazione degli scenari (oltre alla scenografia, degno di nota anche l’universo sonoro – ricco di suoni e rumori di sottofondo – che imprime anche sotto il profilo acustico l’intento del regista di vestire la sua pellicola più con la verità che con la fiction). Fotogramma dopo fotogramma Roma coinvolge il pubblico in un viaggio nella memoria del regista avvolgendolo in un sinuoso turbine dalla potenza emotiva disarmante, imponente e struggente.</p>
<p style="text-align: justify">Alla faccia di chi ha accusato la manifestazione di essere maschilista, lo stesso Festival risponde con un film che celebra l’universo femminile e, lungi dall’azzardare pronostici relativi al Leone d’Oro, non esageriamo nell’indicare <em><strong>Roma</strong></em> come il progetto migliore realizzato da Cuarón (qui in veste anche di sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia) il quale si riconferma nuovamente un autore dall’estrema sensibilità stilistica in grado di affrontare qualsiasi genere.</p>
<p><em><strong>Photo Credits: @MatteoMignani</strong></em></p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
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<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/31/roma-a-venezia-75-arriva-il-nuovo-e-commovente-film-di-alfonso-cuaron/alfonso-cuaron-3/'><img width="740" height="494" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Alfonso-Cuaron-2-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Alfonso-Cuaron-2.jpg 1024w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Alfonso-Cuaron-2-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></a>
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		<title>The Favourite. Yorgos Lanthimos conquista il Lido con Stone, Colman e Weisz.</title>
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				<pubDate>Fri, 31 Aug 2018 09:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Al termine della prima proiezione stampa di The Favourite una sola domanda risuona nella testa: perché questo film non ha aperto il Festival del cinema di Venezia? Un quesito in netto contrasto con quello che tutti – o almeno la maggior parte – dei presenti in sala devono aver pensato durante i primi minuti della [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.neemakeupmilano.com/"><img class="size-full wp-image-130726 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/logoNEEMK-3.png" alt="" width="190" height="109" /></a>Al termine della prima proiezione stampa di <strong>The Favourite</strong> una sola domanda risuona nella testa: perché questo film non ha aperto il Festival del cinema di Venezia? Un quesito in netto contrasto con quello che tutti – o almeno la maggior parte – dei presenti in sala devono aver pensato durante i primi minuti della pellicola ovvero “<em>stiamo davvero guardando un film di Yorgos Lanthimos</em>”? Ma procediamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Inghilterra, inizio XVII secolo. La regina Anna (<strong>Olivia Colman</strong>) ultima e poco nota discendente di casa Stuart siede sul trono mentre il paese viene guidato di fatto da Lady Sarah (<strong>Rachel Weisz</strong>) da sempre consigliera e amica della sovrana. Tra gare di corsa delle anatre e lotte con le arance, gli equilibri interni della corte vengono sconvolti dall’arrivo di Abigail (<strong>Emma Stone</strong>), cugina di Sarah la cui famiglia è caduta in disgrazia. Per questo motivo la giovane cerca lavoro sperando nel buon cuore della parente, la quale infatti decide di accoglierla dapprima come semplice cameriera e poi di farla diventare la sua governante personale. Questo passaggio di ruolo permetterà ad Abigail di avvicinarsi alla regina mettendo a rischio la posizione privilegiata da sempre occupata da Sarah. Tra le due si scatenerà una vera e propria rivalità al fine di diventare l’unica favorita (da qui il titolo il titolo della pellicola) della monarca.</p>
<p style="text-align: justify;">Con trailer, sinossi e dettagli vari trapelati nei giorni scorsi sapevamo prima della visi<img class="size-medium wp-image-130848 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43916-The_Favourite__La_Favorita__-_Official_poster-1-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43916-The_Favourite__La_Favorita__-_Official_poster-1-207x300.jpg 207w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43916-The_Favourite__La_Favorita__-_Official_poster-1-707x1024.jpg 707w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43916-The_Favourite__La_Favorita__-_Official_poster-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" />one in sala che con il suo nuovo film <strong>Lanthimos</strong> avrebbe portato grandi novità all’interno della sua filmografia. Se già con i suoi ultimi lavori – The Lobster e The Killing of a sacred deer – il regista greco si era aperto ad una produzione internazionale in lingua inglese, con <strong>The Favourite Lanthimos</strong> non solo dirige per la prima volta una sceneggiatura non scritta da lui e dal fidato collaboratore Efthymis Filippuo ma porta sullo schermo un film storico con eventi e personaggi realmente accaduti ed esistiti. Cambiamenti notevoli quindi che avevano incuriosito e al contempo messo in allerta chi da sempre segue ed ammira l’autore che con le pellicole precedenti è stato in grado di sbalordire grazie alla sua capacità di creare atmosfere asettiche e letteralmente angoscianti in bilico tra reale e surreale.<br />
Proprio a causa di questi “mondi” a cui ci eravamo tanti abituati l’inizio di <strong>The Favourite</strong> lascia perplessi gli spettatori, perché da subito ci si ritrova a ridere di gusto delle immagini che si susseguono sullo schermo. Una reazione del tutto inaspettata in un film di Lanthimos la cui firma però emerge e riesce come sempre a conquistare scena dopo scena.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>The Favourite</strong> bisogna accantonare l’idea del tradizionale dramma in costume. La Storia – in questo caso quella della guerra tra Francia ed Inghilterra – viene citata e al contempo lasciata in disparte perché sono le dinamiche racchiuse tra le mura della corte della regina Anna a catturare l’attenzione. La lotta di potere tra i personaggi della Stone e della Weisz si risolvono all’interno di poche stanze – specialmente la camera da letto della regina –, il climax della narrazione è in continua crescita e i risvolti sono talmente inaspettati che per tutta la durata del film non si ha idea di come potrebbe finire.<br />
Punto di forza della pellicola è la perfetta caratterizzazione dei personaggi. Le tre protagoniste reggono la narrazione sulle loro spalle e a tutte viene conferita una specifica personalità carismatica dalle mille sfacettature. Inoltre, come sottolineato sia dal regista che dallo sceneggiatore <strong>Tony McNamara,</strong> tra le tre non viene a crearsi solo un rapporto di dipendenza e persuasione ma anche di amore. La regina Anna, presentata come una donna fragile a causa della sua malattia (la gotta le dà il tormento) e dal carattere volubile, se all’inizio sembrava infantile ed ingenua in un secondo momento si scopre ben consapevole delle attenzioni (seppur con doppi fini) sia di Lady Anna che di Abigail, e per una donna che nella <img class="size-medium wp-image-130850 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43914-The_favourite__La_Favorita__-_Yorgos_Lanthimos__Film_Still___2_-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43914-The_favourite__La_Favorita__-_Yorgos_Lanthimos__Film_Still___2_-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/43914-The_favourite__La_Favorita__-_Yorgos_Lanthimos__Film_Still___2_.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />vita non è riuscita a raggiungere nessun successo da sola, riconoscersi come origine della rivalità tra le sue contendenti diventa per lei come un motivo di orgoglio. Lo stesso cambio di rotta coinvolge anche le due “favorite”: da una parte c’è Sarah, donna intelligente e superba talmente sicura di sé che sottovaluta e si lascia superare dall’ultima arrivata e dall’altra c’è Abigail, una sorta di Cenerentola che nasconde dietro i suoi occhi da cerbiatto un’anima machiavellica, tanto da incarnare in sé il detto dell’alunno che supera il maestro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Favourite</strong> è una pellicola sarcastica, irriverente e magistralmente scritta, diretta e interpretata. Nonostante affronti un tono inusuale rispetto a quello visto in Dogtooth e negli altri film di Lanthimos la sua firma rimane riconoscibile e impeccabile e alcune scelte registiche – in particolare il rallenty, il cui utilizzo serve a sottolineare in maniera grottesca gli eccessi dell’epoca – rendono evidente la continua evoluzione stilistica dell’autore.<br />
Ritorniamo quindi al quesito posto all’inizio: <strong>The Favourite</strong> sarebbe stato il perfetto film di apertura del Festival di Venezia non solo per l’ottimo livello qualitativo che offre a 360 gradi ma anche perché ben rappresenta lo spirito di cambiamento e di congiunzione tra autorialità ed essenza “pop” che Alberto Barbera vuole portare alla sua manifestazione.</p>
<p><em><strong>Photo Credits: @MatteoMignani</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/31/the-favourite-yorgos-lanthimos-conquista-il-lido-con-stone-colman-e-weisz/olivia-colman-3/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Olivia-Colman-3-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Olivia-Colman-3-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Olivia-Colman-3.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>First Man. Il primo uomo di Chazelle e Gosling apre i battenti di Venezia 75.</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/08/29/first-man-il-primo-uomo-di-chazelle-e-gosling-apre-i-battenti-di-venezia-75/</link>
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				<pubDate>Wed, 29 Aug 2018 18:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>L’attesa è finita. Dopo la cerimonia di preapertura tenutasi ieri sera con la presentazione musicata dal vivo de Il Golem – Come venne al mondo, poche ore fa Venezia 75 ha ufficialmente aperto i battenti. Ad inaugurare la sezione “Concorso” come già annunciato nelle scorse settimane è stata la nuova pellicola di Damien Chazelle, il [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.neemakeupmilano.com/"><img class="size-full wp-image-130516 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/logoNEEMK-2.png" alt="" width="190" height="109" /></a>L’attesa è finita. Dopo la cerimonia di preapertura tenutasi ieri sera con la presentazione musicata dal vivo de <em><strong>Il Golem – Come venne al mondo</strong></em>, poche ore fa <strong>Venezia 75</strong> ha ufficialmente aperto i battenti. Ad inaugurare la sezione “Concorso” come già annunciato nelle scorse settimane è stata la nuova pellicola di <strong>Damien Chazelle,</strong> il più giovane regista ad aver vinto l’Oscar alla Miglior Regia grazie al suo <em><strong>La La Land</strong></em>, presentato proprio qui al Lido due anni fa, sempre in apertura.<br />
<em><strong>First Man</strong> </em>(in italiano Il Primo Uomo) è il quarto lungometraggio del cineasta statunitense e vede <strong>Ryan Gosling</strong> nei panni di Neil Armstrong, il primo uomo appunto ad aver messo il piede sulla luna nel lontano 20 luglio 1969; al fianco dell’attore troviamo <strong>Claire Foy</strong> (la regina Elisabetta II nelle prime due stagioni di The Crown) nei panni della moglie di Armstrong, ma anche <strong>Kyle Chandler</strong> (Friday Night Lights, Manchester by the sea), <strong>Jason Clarke</strong> (Zero Dark Thirty) e <strong>Corey Stoll</strong> (House of Cards, Ant-Man).</p>
<p style="text-align: justify;">Basato sul libro “<strong>First Man: The Life of Neil A. Armstrong”</strong> di <strong>James R. Hansen,</strong> il film di <strong>Chazelle</strong> racconta la storia del celebre astronauta partendo dal 1961, quando Armstrong non era ancora entrato a far p<em><strong><img class=" wp-image-130606 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_-300x113.jpg" alt="" width="366" height="138" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_-300x113.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_.jpg 800w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" /></strong></em>arte del team della NASA ma era “solo” un pilota collaudatore per l’Air Force. L’anno successivo, un dramma familiare è destinato a cambiare per sempre la sua vita: la piccola figlia Karen non riesce a sopravvivere ad un tumore. Neil decide così di inviare la propria candidatura per partecipare ai progetti messi in cantiere dall’agenzia spaziale e in poco tempo si troverà coinvolto – insieme a quelli che diventeranno oltre che suoi colleghi anche amici – nelle operazioni Gemini e Apollo 11 le quali creeranno attorno a sé consensi e dissapori non soltanto tra gli addetti ai lavori ma anche tra il popolo americano il quale se da una parte è rapito dalla conquista dello spazio, dall’altra si chiede fin dove si è disposti a sacrificare (in termini di vite e di denaro) pur di raggiungere obiettivi all’apparenza impossibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>First Man</strong></em> appare fin dai primi fotogrammi come una pellicola ambiziosa. Il suo intento non è solo quello di rappresentare un’alternativa alle poche immagini di repertorio dell’allunaggio ma vuole offrire un punto di vista umano e intimista all’intera vicenda mettendo in scena gli antefatti che hanno permesso di compiere il famoso “<em>piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità</em>”. Sullo schermo vediamo così alternarsi i momenti della vita privata di Neil Armstrong con quelli condivisi con gli altri, scavando anche nella sua personalità che, al contrario della figura da eroe affidatagli dagli altri, è schiva, riservata e contraddistinta da un difficilmente pareggiabile sangue freddo.<br />
<em><strong>First Man</strong></em> è proprio questo: un’altalena che non toglie nulla ma che non regala nemmeno quel gran film che più o meno tutti in cuor nostro ci aspettavamo. E l’applauso timido diffusosi in sala al termine della proiezione conferma proprio questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro, di punti positivi ce ne sono tanti. Dalla performance di <strong>Ryan Gosling</strong> – che si riconferma uno degli attori più talentuosi della sua generazione – e della comprimaria <strong>Claire Foy</strong> fino alla regia di <strong>Damien Chazelle:</strong> l’autore adotta uno stile molto vicino a quello documentaristico regalando una serie di immagini corrispondenti nella loro quasi totalità (salvo che in alcuni punti dove l’occhio della cinepresa corrisponde a quello del protagonista) a primissimi piani e dettagli in grado di trasmettere il clima claustrofobico vissuto non solo fisicamente all’interno dei minuscoli veicoli spaziali, ma anche psicologicamente a causa dello stress martellante che un’attività così pericolosa comportava (degna di nota la scenografia che rende quelle navicelle con a bordo uomini simili a scatole di latta vecchie e mal tenute).</p>
<p style="text-align: justify;">A questi punti di forza si contrappongono però degli aspetti non del tutto negativi ma colpevoli di aver frenato la pellicola laddove avrebbe potuto rendere di più. La sceneggiatura (scritta da Josh Singer, premio Oscar per Spotlight) unita alla regia offre momenti memorabili – come la scena d’apertura – con un’ottima gestione ad alto contenuto emotivo dei silenzi, accompagnati però da situazioni che appesantiscono il ritmo della narrazione. La fotografia di Linus Sandgren contrassegnata da una qualità simile a quella degli anni 60 convince ma in più di un’occasione pecca nel riportare alla mente delle immagini create già in precedenza dal collega Emmanuel Lubezki.<br />
Infastidisce infine la colonna sonora composta da <strong>Justin Hurwitz</strong>. Il suo talento è fuori discussione ma le musiche di <em><strong>First Man</strong></em> sono troppo simili a quelle di <strong>La La Land</strong> (per un momento mi sono ritrovata a canticchiare il <strong>Mia &amp; Sebastian’s Theme</strong>) ed è intuibile come queste poco si sposino con un contesto come quello spaziale; anche quando sembra riprendersi verso il finale il lavoro del compositore manca di originalità, accompagnando le immagini con note simili a quanto ascoltato altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Chazelle First Man</strong> pur rappresentando da una parte il film del cambiamento, in quanto si discosta per la prima volta dal tema musicale e dirige una sceneggiatura non firmata da lui, porta altresì una continuità tra le sue opere perché anche qui (come in <strong>Whiplash e in La La Land)</strong> l’obiettivo finale è quello del raggiungimento di un successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Seppur non manca di emozione e intrattenimento, <em><strong>First Man</strong></em> non riesce a fare centro. E da un film di apertura di un festival come quello di Venezia forse si poteva fare di più.</p>
<p><em><strong>Crediti Fotografici © 2018 NBCUniversal<br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
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<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/29/first-man-il-primo-uomo-di-chazelle-e-gosling-apre-i-battenti-di-venezia-75/42855-first_man_-_damien_chazelle______2018_nbcuniversal___3_/'><img width="300" height="127" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42855-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___3_-300x127.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42855-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___3_-300x127.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42855-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___3_.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/29/first-man-il-primo-uomo-di-chazelle-e-gosling-apre-i-battenti-di-venezia-75/42861-first_man_-_damien_chazelle______2018_nbcuniversal___1_/'><img width="300" height="113" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_-300x113.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_-300x113.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/42861-First_Man_-_Damien_Chazelle______2018_NBCUniversal___1_.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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<p style="text-align: justify;"><em><strong> </strong></em></p>
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		<title>The assassination of Gianni Versace. In bilico tra il successo e il flop</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 08:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>È ancora viva l’emozione provata nella sequenza di apertura di The assassination of Gianni Versace. La macchina da presa mossa in ampie e sinuose carrellate, la magnificenza dell’Adagio di Albinoni in sottofondo. Le immagini si alternano tra lo sfarzo di una villa e il sole battente della spiaggia, tra un uomo di fama mondiale circondato [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">È ancora viva l’emozione provata nella sequenza di apertura di <strong>The assassination of Gianni Versace</strong>. La macchina da presa mossa in ampie e sinuose carrellate, la magnificenza dell’Adagio di Albinoni in sottofondo. Le immagini si alternano tra lo sfarzo di una villa e il sole battente della spiaggia, tra un uomo di fama mondiale circondato da amici e ammiratori e un ragazzo come tanti rimasto solo con una pistola nascosta nello zaino. Quella però non è una villa qualunque in una città qualunque e quell’uomo e quel ragazzo apparentemente così lontani si ritrovano coinvolti in uno degli omicidi più discussi di tutti i tempi. È il 15 luglio 1997 quando <strong>Andrew Cunanan</strong> spara a bruciapelo davanti al cancello della sua dimora a Miami lo stilista <strong>Gianni Versace</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-130425 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/1-2-300x200.jpg" alt="the assassination of gianni versace" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/1-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/1-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dieci minuti di pura potenza visiva ed emotiva estasiante lasciavano presagire per la serie antologica <strong>American Crime</strong> <strong>Story</strong> una seconda stagione degna di nota. Del resto, già nel 2016 con <strong>People vs. O.J. Simpson</strong> lo scetticismo iniziale nel corso degli episodi era risultato infondato: gli showrunner erano riusciti a creare attorno ad uno dei casi di cronaca nera più mediatici degli anni novanta uno dei legal drama più riusciti di sempre, grazie ad un approfondimento che ha coinvolto non solo il processo di per sé (già conosciuto grazie alle riprese televisive) ma anche ogni fase e ogni personaggio coinvolto, con tutte le conseguenze personali del caso.<br />
Poco importa quindi se in The assassination of Gianni Versace il delitto si è consumato nel prologo; gli spettatori non si sono di certo persi d’animo, forti non solo del successo della stagione precedente ma anche della presenza di un cast del calibro di <strong>Edgar Ramirez</strong>, <strong>Penelope Cruz</strong> e <strong>Ricky Martin</strong> (nome di forte richiamo nonostante non si conoscessero ancora le sue doti recitative) e del talento del suo creatore, quel <strong>Ryan Murphy</strong> che negli anni ha portato sul piccolo schermo serie tv come <em>Nip/Tuck</em>, <em>Glee</em> e <em>American Horror Story</em>.<br />
La curiosità di scoprire cosa ci avrebbero riservato gli sceneggiatori era alle stelle, soprattutto perché nel caso Versace non c’era stato alcun processo e le indagini si erano concluse pochi giorni dopo in seguito al ritrovamento del corpo priva di vita dell’assassino. Con la seconda stagione lo show FX era quindi pronto a cambiare pelle, e tutti credevano che la trama si sarebbe concentrata sulla vita privata dello stilista calabrese, soprattutto in seguito alle due note ufficiali rilasciate qualche giorno prima della messa in onda in cui la famiglia Versace dichiarava di non aver in alcun modo visionato e approvato né il lavoro di Ryan Murphy né tantomeno il libro su cui si basa l’intera trama (<em>Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in U.S. History</em> scritto nel 1999 dalla giornalista di Vanity Fair Maureen Orth).<br />
A distanza di mesi, possiamo dire con certezza che la via intrapresa dallo sceneggiatore <strong>Tom Rob Smith</strong> è stata senza ombra di dubbio la meno scontata, la più rischiosa e (forse) la più controproducente. Perché contrariamente a quanto il titolo lasciava immaginare, l’unico vero protagonista in The assassination of Gianni Versace non è l’illustre vittima ma il misterioso carnefice. E l’entusiasmo provato con l’apertura è andato via via scemando.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-130426 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Assassination-of-Gianni-Versace-Review-900x600-min-300x200.jpg" alt="the assassination of gianni versace" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Assassination-of-Gianni-Versace-Review-900x600-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Assassination-of-Gianni-Versace-Review-900x600-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel corso dei nove episodi lo spettatore assiste ai retroscena dell’esistenza di Andrew Cunanan (interpretato da <strong>Darren Criss</strong>, il Blaine Anderson di Glee), trasformando quello che doveva essere un crime in thriller psicologico a tratti inquietante. Quel giovane ragazzo con gli occhialini e il berretto da baseball infatti, nei tre mesi precedenti al 15 luglio 1997 aveva lasciato dietro di sé una scia di sangue, passando dall’anonimato all’essere inserito nella lista dei ricercati più pericolosi dell’FBI.<br />
La vita di Cunanan si svolge all’ombra delle sue bugie. Eroinomane, gigolò d’alto bordo per uomini interessati a giochi erotici al limite del pericolo, studente modello o ricco ereditiere: il ragazzo tendeva a plasmare il proprio essere e il proprio modo di fare in base a chi si trovava di fronte a lui. Persino la sua omosessualità era vissuta con ambiguità, a tratti sbandierata senza paura e a volte vissuta come un peso.<br />
Desideroso di attenzioni e convinto di meritarsi ad ogni costo la fama, la follia omicida di Cunanan ha colpito quattro persone (due suoi amici, un architetto facoltoso suo cliente e un uomo che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato) prima di arrivare a Gianni Versace.<br />
La figura dello stilista italiano nella serie non viene presentata solo come la vittima più illustre di un serial killer spietato, ma anche per offrire un parallelismo con la vita del suo aguzzino, utile per addentrarsi al meglio nella sua psiche. Laddove Versace era da tutti stimato e apprezzato Cunanan veniva allontanato da chi gli stava vicino; quando lo stilista aveva deciso di rivelare a tutti la sua omosessualità ufficializzando il rapporto con il suo compagno, nell’ambiente di Andrew accettare quella stessa omosessualità come normalità era ancora difficile. E soprattutto, proprio quando Versace sembrava avere tutto, al suo assassino non rimaneva più niente (il montaggio alternato in apertura rende perfettamente la disparità tra i due).</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-130427 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-2-300x200.jpg" alt="the assassination of gianni versace" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Una curatissima messa in scena (con l&#8217;eccezione della ricostruzione di un episodio d&#8217;infanzia di Gianni, dove si sarebbe potuto utilizzare un copione in italiano) e una strepitosa interpretazione di Darren Criss (che regge sulle sue spalle l’intera narrazione facendo passare in secondo piano tutto il resto del cast) però non bastano.<br />
Due errori (vien da definirli imperdonabili) sono stati commessi in <strong>The Assassination of Gianni Versace</strong>. Il primo è stato quello di dedicare un’intera stagione ad un personaggio con il quale non si crea alcun tipo di empatia e, laddove questa viene a mancare, come può il pubblico essere coinvolto in quello che vede?<br />
Discutibile inoltre la scelta di mostrare il controverso rapporto tra Andrew e la figura paterna, quasi a voler giustificare i suoi comportamenti. Cunanan non ha avuto una vita facile, ma era consapevole di ciò che faceva e nonostante questo ha proseguito per la sua strada senza mai mostrare un minimo di rimorso.<br />
L’errore più grande sta però nel titolo. Perché rispetto a tutto ciò che viene raccontato, l’assassinio e la famiglia Versace in generale sembrano inseriti solo con l’intento di attirare l’attenzione. O meglio: concesso di farne il riferimento nel titolo – in fin dei conti è da quell’omicidio che si parte – del tutto illogica è stata la scelta di basare l’intera promozione dello show con le immagini maestose di Edgar Ramirez, Penelope Cruz e Ricky Martin nei panni di personaggi che nella costruzione del racconto sono solo di contorno. Che bello sarebbe stato approfondire la sensibilità di Gianni di cui tutti parlano, o la forza e la tempra di Donatella o raccontare in maniera più approfondita il rapporto con il compagno Antonio, senza dimenticare un’esplorazione del glamour e del cambiamento portato dalla casa di moda nel mondo. Questa scelta risulta essere un espediente scaltro di cui una serie di questo tipo non aveva per niente bisogno, in primis perché il successo della prima stagione era già di per sé un’ottima esca per guardare anche la seconda e poi perché basta solo la firma di Ryan Murphy per attirare a prescindere la curiosità degli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Le nomination agli <strong>Emmy Awards</strong> sono tante (<a href="https://www.dailymood.it/2018/07/13/emmy-2018-nomination-i-nostri-pronostici/">qui</a> potete trovarle) e saranno la prova del nove per capire se <strong>The</strong> <strong>assassination of Gianni Versace</strong> è riuscita a fare colpo come il suo predecessore o finirà presto nel dimenticatoio seriale. Non ci resta che attendere il 17 settembre.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/27/the-assassination-of-gianni-versace-recensione-serie-tv/american-crime-story_-the-assassination-of-gianni-versace_2590-min/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/American-Crime-Story_-The-Assassination-of-Gianni-Versace_2590-min-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/American-Crime-Story_-The-Assassination-of-Gianni-Versace_2590-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/American-Crime-Story_-The-Assassination-of-Gianni-Versace_2590-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/27/the-assassination-of-gianni-versace-recensione-serie-tv/5-35/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/5-1-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="the assassination of gianni versace" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/5-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/5-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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<a href='https://www.dailymood.it/2018/08/27/the-assassination-of-gianni-versace-recensione-serie-tv/4-35/'><img width="300" height="200" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/4-2-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="the assassination of gianni versace" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/4-2-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/4-2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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		<title>The Looming Tower. La miniserie Amazon sui retroscena dell’11 settembre</title>
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				<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 13:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’<strong>11 settembre del 2001</strong> è una data impossibile da dimenticare. In un giorno in cui i secondi duravano un’eternità, il mondo intero si è ritrovato unito e immobile di fronte alle immagini delle <strong>Torri Gemelle</strong> che crollavano come se fossero un castello di carte. Da quel momento tutto è cambiato. La guerra in Iraq, i bombardamenti in Afghanistan, Osama Bin Laden, Al Qaeda e quella war on terror che ancora oggi, ogni giorno, ci ricorda che i nemici sono ancora là fuori e non possiamo dormire sogni tranquilli.<br />
Ma cosa è successo prima dell’11 settembre? Nessun indizio aveva fatto presagire una tragedia di simile portata? La bolla del terrorismo è scoppiata all’improvviso? A queste domande ha provato a dare una risposta <strong>Lawrence Wright</strong>, Premio Pulitzer nel 2006 per il suo libro <strong><em>The Looming Tower: Al-Qaeda and the road to 9/11</em></strong> che per <strong>Hulu</strong> (la piattaforma streaming produttrice di <em>The Handmaid’s Tale</em>) diventa uno dei creatori – insieme a <strong>Dan Futterman</strong> e al documentarista <strong>Alex Gibney</strong> – dell’adattamento per il piccolo schermo proprio della sua premiata opera letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="size-medium wp-image-130288 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/g-300x200.jpg" alt="the looming tower" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/g-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/g.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />The Looming Tower</strong>, miniserie in dieci episodi disponibile in Italia su <strong>Amazon Prime Video</strong>, offre un interessante approfondimento politico che fa luce su un aspetto poco conosciuto dell’11 settembre, ovvero quello della rivalità tra la CIA e l’FBI che avrebbe apparentemente rallentato le indagini. La narrazione infatti percorre due binari paralleli destinati ad incrociarsi nel finale: da una parte c’è l’avanzata del terrorismo come minaccia internazionale, dall’altra c’è lo scontro tra il Federal Bureau e l’Intelligence poco propensi alla collaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso l’utilizzo di un linguaggio che spesso si lascia travolgere da una verve documentaristica – tante sono le date e i nomi di luoghi in sovraimpressione – <strong>The Looming Tower</strong> riesce a rendere con efficacia lo scenario internazionale che anticipa i tragici eventi del 2001.<br />
Gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar El Salam in Tanzania avvenuti nel 1998 infatti non erano solo un atto violento da parte di scellerati in lotta con il governo statunitense, ma erano i primi attacchi del movimento terroristico già conosciuto come Al Qaeda che iniziava a rivolgere le proprie attenzioni aldilà del Medio Oriente a scapito degli occidentali definiti come “infedeli”.<br />
Il primo ad accorgersi del reale pericolo rappresentato da Bin Laden e dai suoi proseliti è John O’Neil (<strong>Jeff Daniel</strong>), capo del dipartimento antiterrorismo dell’FBI di New York il quale cerca in ogni modo di convincere i suoi superiori ad intraprendere delle indagini sul campo volte a monitorare con maggiore attenzione gli eventi all’apparenza non <img class="size-medium wp-image-130289 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/e-300x200.jpg" alt="the looming tower" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/e-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/e.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />collegati che avevano colpito le sedi estere del governo. A dargli del filo da torcere però ci pensa Martin Schmidt (interpretato da <strong>Peter Sarsgaard</strong>) analista della CIA, convinto di essere l’unico in grado di poter aggirare la minaccia terroristica. Nemmeno la tenacia nello scoprire la verità del giovane agente di origini libanesi Ali Soufan (<strong>Tahar</strong> <strong>Rahim</strong>), disposto a sacrificare la sua vita privata per proteggere la nazione, aiuteranno O’Neil a sostenere la sua tesi ai piani alti, soprattutto dopo che questi hanno scoperto l’abitudine di O’Neil di alzare un po’ troppo il gomito e di intrattenere diverse relazioni extraconiugali che minano la sua reputazione. Le informazioni nelle mani della CIA – e che Schmidt si rifiuta di condividere – risulteranno invece confermare i sospetti del capo dell’FBI, ma sarà ormai troppo tardi per fermare la macchina di distruzione attivata da Bin Laden.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Looming Tower</strong>, pur basandosi su fatti realmente accaduti, ha dovuto necessariamente romanzare alcuni suoi passaggi in modo da rendere la narrazione più digeribile al pubblico, il quale si trova così davanti ad un prodotto ben costruito ma che richiede un certo grado di attenzione durante la visione – i continui rimandi a differenti annate e localizzazioni rendono spesso e volentieri difficile capire a quale punto della storia stiamo assistendo.<br />
La faida interna tra FBI e CIA dona alle vicende sullo schermo un’aura più avvincente e la sceneggiatura riesce a tenersi alla larga da facili moralismi patriottici che una trama del genere poteva portare con sé. O’Neil e Schmidt sono i protagonisti che rappresentano due approcci diametralmente opposti: l’uno disposto a tutto pur di garantire la sicurezza dei cittadini, l’altro abituato ad agire nell’ombra non riesce a fidarsi di nessun’altro al di fuori di sé stesso. Ma l’attesa di scovare qualcosa di più grande distoglie l’attenzione sul presente, ed è proprio questo che è successo agli Stati Uniti, colpevoli di non aver dato troppa importanza a segnali che invece erano dei veri e propri campanelli d’allarme. È forse questo uno dei rari casi in cui sotto i riflettori finiscono le negligenze degli States e nessun eroe (anche senza arte né parte) riesce a risolvere la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130290 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/w-300x200.jpg" alt="the looming tower" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/w-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/w.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Jeff Daniels e Peter Sarsgaard</strong> sono il fiore all’occhiello della miniserie: il primo si riconferma un ottimo attore drammatico (dopo aver già dimostrato le sue capacità in un personaggio simile a quello di O’Neil nella serie di Aaron Sorkin The Newsroom), ma è il secondo a regalare una performance fredda e calcolatrice quanto basta per mettere in ombra i suoi co-protagonisti (tra cui figurano anche <strong>Alec Baldwin</strong> e l’ormai onnipresente <strong>Michael Stuhlbarg</strong>). Dispiace non vederlo tra i <a href="https://www.dailymood.it/2018/07/13/emmy-2018-nomination-i-nostri-pronostici/">nominati agli Emmy</a> come il suo collega, perché anche lui avrebbe meritato almeno una nomination.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Looming Tower</strong> è senza dubbio un prodotto di qualità ma che probabilmente mancherà di colpire e di rimanere nella mente dello spettatore a causa del mancato coraggio di approfondire a tutto campo gli argomenti spinosi che ha messo in tavola. Tuttavia, rimane un ottimo esempio di intrattenimento in grado di raccontare uno dei capitoli più importanti della nostra storia.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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		<title>La commedia romantica ritorna su Netflix in Come far perdere la testa al capo</title>
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				<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Quello della commedia romantica è un genere in cui tutti – come si suol dire – volente o nolente sono incappati. Che sia stato perché obbligati da qualcuno o per caso durante una sessione di zapping convulsivo delle feste natalizie, almeno una volta ci siamo ritrovati a fissare il sorriso di Julia Roberts in Pretty [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Quello della commedia romantica è un genere in cui tutti – come si suol dire – volente o nolente sono incappati. Che sia stato perché obbligati da qualcuno o per caso durante una sessione di zapping convulsivo delle feste natalizie, almeno una volta ci siamo ritrovati a fissare il sorriso di <strong>Julia Roberts</strong> in <em>Pretty Woman</em>, gli occhi vispi di <strong>Meg Ryan</strong> in <em>Harry ti presento Sally</em> o la camminata goffa di <strong>Renée Zellweger</strong> nei panni di <em>Bridget Jones</em>. Persino la sottoscritta, nonostante sia alla costante ricerca del nuovo capolavoro cinematografico, non sa resistere a quella sensazione confortante che si prova guardando per l’ennesima volta <em>Notting Hill</em> (di cui custodisco gelosamente il VHS originale).</p>
<p style="text-align: justify">Nel corso degli anni la <strong>commedia romantica</strong> è riuscita ad imporsi come vero e proprio genere grazie alla sua capacità di adattare i propri soggetti allo spirito del tempo rimanendo però sempre fedele a sé stessa e dando vita ad intramontabili ever green. Che al centro della storia ci sia un triangolo amoroso, una relazione impossibile o una donna in carriera che inciampa nell’uomo della sua vita, la <strong>rom-com</strong> è sempre pronta a dispensare quell’happy ending tanto prevedibile quanto atteso e rassicurante.<br />
<img class="size-medium wp-image-130099 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/cd-300x200.jpg" alt="commedia romantica" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/cd-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/cd.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Trampolino di lancio di numerose star del grande schermo – oltre alle già citate Roberts e Ryan anche <strong>Hugh Grant</strong> deve la sua fama a una pellicola come <em>Quattro matrimoni e un funerale</em> – e artefice del successo di tanti autori del cinema pop contemporaneo (<strong>Gary Marshall</strong> e <strong>Richard Curtis</strong> su tutti) la commedia romantica riesce ancora oggi ad attirare su di sé l’attenzione di una fetta di pubblico molto ampia, complice soprattutto il mix vincente tra gag divertenti e dialoghi frizzanti.<br />
<strong>Netflix</strong> non poteva certo lasciarsi scappare la ghiotta occasione di guadagnare i consensi degli utenti streaming, e così ha pensato bene di arricchire il suo catalogo con titoli che variano dai classici del genere a quelli meno conosciuti e tutti da scoprire, andando addirittura ad aggiungere un criterio di classificazione appositamente dedicato. Così tra azione, horror e musical, potrete trovare anche la sezione “<strong>Summer of Love</strong>”. Ma il viaggio del colosso di Los Gatos nella magica terra delle rom-com non finisce qui. Infatti, tra <em>500 giorni insieme</em> e <em>La verità è che non gli piaci</em> <em>abbastanza</em>, ecco comparire <em>Alex Strangelove</em> e <em>The Kissing Booth</em> con il contrassegno “originale Netflix”: sintomo che la piattaforma abbia deciso di investire proprio su quel genere che ha fatto innamorare schiere di romanticoni e non, generazione dopo generazione. Se alcune tra queste nuove produzioni hanno fatto storcere il naso (vedi la nostra recensione di <em><a href="https://www.dailymood.it/2018/06/28/ibiza-un-noioso-film-netflix/">Ibiza</a></em>), per altre il passaggio del testimone con gli illustri predecessori è risultato decisamente più convincente.</p>
<p style="text-align: justify">Stiamo parlando di <strong>Come far perdere la testa al capo</strong> (<strong>Set it up</strong> in lingua originale), commedia scritta da <strong>Katie</strong> <strong>Silbermann</strong> e diretta da <strong>Claire Scanlon</strong> (già dietro la macchina da presa per alcuni episodi di <em>Unbreakable Kimmy</em> <em>Schmidt</em> e <em>Brooklyn Nine-Nine</em>) con protagonisti i giovani e promettenti <strong>Zoey Deutch</strong> e <strong>Glen Powell</strong> accompagnati dai ben più celebri <strong>Lucy Liu</strong> e <strong>Taye Diggs</strong>.<br />
<img class="size-medium wp-image-130100 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/vg-300x200.jpg" alt="commedia romantica" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/vg-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/vg.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Harper (Deutch) e Charlie (Powell) sono due giovani con tante aspirazioni per il futuro e pochissimo tempo per realizzarle. Lei vorrebbe diventare una giornalista sportiva e lui vorrebbe sfondare nel mondo della finanza. Nonostante siano riusciti ad ottenere un’occupazione nelle compagnie dei loro sogni, i due non riescono ad intraprendere la tanto agognata scalata al successo perché sono entrambi confinati al ruolo di assistente dei loro esigenti capi (Liu e Tiggs). La maggior parte delle loro giornate e del loro tempo libero infatti è dedicata ad esaudire le richieste – talvolta folli – dei boss e sarà proprio quando Harper e Charlie dimenticheranno di comprare la cena ai due che si incontreranno nell’atrio del palazzo in cui lavorano e progetteranno il loro piano di sopravvivenza. I due giovani decidono di sfruttare la conoscenza infinita dei gusti e delle preferenze dei loro capi acquisita in anni di turni sfiancanti per farli innamorare, riuscendo così ad avere finalmente più tempo libero. Tra imprevisti vari il complotto sembra andare a gonfie vele e Harper e Charlie scopriranno che la complicità nata per occorrenza anche tra di loro potrebbe essere qualcosa di più.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-130101 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/bh-300x200.jpg" alt="commedia romantica" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/bh-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/bh.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In <strong>Come far perdere la testa al capo</strong> si riconoscono fin da subito i luoghi comuni tipici della commedia romantica: due sconosciuti si incontrano per caso, all’inizio mal si sopportano ma il destino li obbliga a incrociarsi più volte e il resto è storia. Strizzando l’occhio a pellicole come <em>Ricatto d’amore</em> e <em>Genitori in Trappola</em>, il lavoro della Scanlon non presenta nulla di memorabile o fuori dagli schemi. Cosa funziona allora in un film che sa di già visto? Come in ogni rom-com che si rispetti, la prevedibilità del finale è arricchita da una sceneggiatura che regala dialoghi frizzanti e una leggerezza che non sfocia mai in banalità, complice anche una scelta azzeccata del cast principale. Zoey Deutch e Glen Powell – già insieme in <em>Tutti vogliono qualcosa</em> di Richard Linklater – funzionano benissimo e seppur non rimarranno tra le coppie più affiatate viste sullo schermo, hanno una verve convincente che fa per entrambi sperare in una carriera rosea e di successo. Da apprezzare inoltre il richiamo (chiaro ma non invadente) alla realtà dei giovani d’oggi, i quali sono disposti a sopportare richieste assurde pur di riuscire ad avere il lavoro dei loro sogni e che con astuzia e un briciolo di follia riescono a trovare soluzioni in grado di rendere il mondo che li circonda più sopportabile.</p>
<p style="text-align: justify">Con i grattacieli di New York sullo sfondo, Come far perdere la testa al capo rende omaggio alla classica commedia romantica e nonostante sia difficile stabilire con certezza se il titolo rimarrà negli annali, è certo che regalerà agli spettatori tanti sorrisi e una piacevole spensieratezza.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=TPV0A2ZcslM]
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		<title>Patrick Melrose. Benedict Cumberbatch in un tunnel di disperazione</title>
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				<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 13:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>&#8220;Oh baby baby it’s a wild world&#8221; cantava Cat Stevens nel 1970. E in effetti il mondo di Patrick Melrose, personaggio semi-autobiografico nato dalla penna di Edward St Aubyn, è davvero selvaggio. La miniserie co-prodotta da BBC e Showtime è andata in onda a luglio su Sky Atlantic (e questo mese potrete vederla in replica) [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Oh baby baby it’s a wild world&#8221;</em> cantava Cat Stevens nel 1970. E in effetti il mondo di <strong>Patrick Melrose</strong>, personaggio semi-autobiografico nato dalla penna di <strong>Edward St Aubyn</strong>, è davvero selvaggio.<br />
La miniserie co-prodotta da <strong>BBC</strong> e <strong>Showtime</strong> è andata in onda a luglio su <strong>Sky Atlantic</strong> (e questo mese potrete vederla in replica) e in soli cinque episodi è riuscita a conquistare il pubblico mettendo in scena un protagonista tormentato – splendidamente interpretato da <strong>Benedict Cumberbatch</strong> – alla ricerca di una via di fuga da un passato segnato dalla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130093 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-5-min-1-1-300x200.jpg" alt="patrick melrose" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-5-min-1-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-5-min-1-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Basta la scena di apertura del primo episodio per capire – o almeno intuire – quale sarà il fil rouge della vicenda raccontata. Un telefono squilla, Patrick risponde e dall’altro capo del telefono una voce lo informa della morte del padre. Patrick sembra confuso, sorride e si accascia a terra. Forse è sconvolto dalla notizia, pensiamo. E invece il ragazzo raccoglie da terra una siringa: si è appena iniettato in vena una dose di eroina.<br />
La canzone di Cat Stevens che segue apre le danze di un viaggio nelle emozioni di Patrick in un arco narrativo che ricopre la sua intera esistenza, dagli anni sessanta fino ai primi anni duemila. Un’esistenza segnata fin dall’infanzia dal difficile rapporto con il padre (interpretato da <strong>Hugo Weaving</strong>), che si scoprirà aver abusato del figlio fin dalla tenera età. La madre (<strong>Jennifer Jason Leigh</strong>), anche lei alcolizzata e ignorata dal marito, non fa nulla per proteggere il bambino e gli amici di famiglia – pur accorgendosi della strana atmosfera che avvolge i tre – non porgono domande scomode per paura di scatenare l’ira di quel padre-padrone stimato e ben voluto dall’upper class inglese.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130094 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg" alt="patrick melrose" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-3-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La droga (di ogni tipo) mixata con l’alcool sembrano essere l’unica soluzione per dimenticare, ma la morte del padre fa ripiombare Patrick nei ricordi che aveva cercato di cancellare e gli fa rimpiangere di non essere mai riuscito a confessare al padre l’odio che provava nei suoi confronti. Dopo un tentativo di suicidio finito male però il giovane capisce che forse per lui può esserci ancora speranza, e il tentativo di condurre una vita onesta potrebbe finalmente liberarlo da quella gabbia di oscurità in cui sembrava aver perso sé stesso. Ma disintossicarsi, confidare all’amico fidato gli abusi subiti e costruire una famiglia tutta sua basterà per lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato o il peso del suo cognome lo affosserà per sempre?</p>
<p style="text-align: justify;">A primo acchito si potrebbe pensare che la storia raccontata in Patrick Melrose potrebbe essere riassunta in un’unica parola: dipendenza. La dipendenza dalla droga, da un passato doloroso e da un rapporto genitore-figlio tanto insano quanto ingiusto. Anche le scelte dello sceneggiatore <strong>David Nicholls</strong> e del regista <strong>Edward Berger</strong> sembravano condurre verso questa interpretazione: dalla decisione di aprire il racconto non dall’inizio (come nei romanzi che compongono la saga <em>I Melrose</em>, pubblicati in ordine cronologico ovvero dall’infanzia di Patrick svelando da subito le violenze subite dal bambino) ma dal momento forse più buio dell’esistenza di Patrick – o almeno dal momento più profondo della sua tossicodipendenza – fino ad alcune specifiche scelte di regia e di montaggio che hanno permesso di trasporre visivamente il tormento e il legame paterno del protagonista (dai momenti di abuso mai ripresi ma<img class="size-medium wp-image-130095 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1-1-300x200.jpg" alt="patrick melrose" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> lasciati intendere inquadrando in silenzio la porta della stanza in cui venivano consumati, fino ad un montaggio metaforico che accosta le ceneri del padre con la cocaina di Patrick).<br />
Ma la miniserie, così come i romanzi prima di lei, affronta tematiche che vanno aldilà della dipendenza ed esplora le sfaccettature del rapporto tra genitori e figli, mogli e mariti, tra presente e passato, e laddove i personaggi secondari possano risultare poco approfonditi o solo di contorno, risultano invece efficaci per la mise en scène dell’ambiente in cui vive Patrick e offrono un’interessante riflessione sulle vacuità e contraddizioni dell’alta società, troppo incline alle apparenze e cieca dinnanzi ai problemi che possono affliggere chiunque, senza differenza di classe. Il tutto confezionato da dialoghi intensi, mai banali e che nonostante la gravità dei fatti narrati, non possono fare a meno di un black humor tutto british efficace nel mantenere viva l’attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">A contribuire alla buona riuscita di <strong>Patrick Melrose</strong> – oltre alle già citate regia e sceneggiatura – anche la bellissima fotografia e la colonna sonora che spazia da Janis Joplin, Nina Simone, The Clash e dei Blur. Impossibile inoltre non elogiare il lavoro svolto dal protagonista assoluto <strong>Benedict Cumberbatch</strong>; non c’erano dubbi riguardo alle sue doti attoriali e nel corso degli ultimi anni è riuscito a conquistare il cuore del pubblico e le lodi della critica grazie alle sue interpretazioni sia a teatro che al cinema e in tv, ma questa volta si è superato. Il suo carisma messo a disposizione dello script gli ha permesso di dar vita ad un personaggio difficile da dimenticare, ricco di sfumature e psicologicamente complesso. Irriverente ma malinconico, festaiolo ma solitario, anima pura ma tormentata, in cerca di redenzione ma altresì incline all’eccesso e all’errore, Benedict Cumberbatch è Patrick Melrose, e noi non potevamo desiderare un attore migliore per impersonarlo.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The Americans: il meraviglioso addio ad una delle serie tv più belle degli ultimi anni.</title>
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				<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 07:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Les jeux sont faits. Time has come. Il dado è tratto. Possiamo dirlo in tutti i modi ma la realtà rimane sempre e solo una: The Americans è giunto al termine. La serie FX iniziata nel 2013 ha chiuso i battenti con la sesta stagione e ha regalato un finale perfetto sotto ogni punto di [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Les jeux sont faits. Time has come. Il dado è tratto. Possiamo dirlo in tutti i modi ma la realtà rimane sempre e solo una: <strong>The Americans</strong> è giunto al termine. La serie FX iniziata nel 2013 ha chiuso i battenti con la sesta stagione e ha regalato un finale perfetto sotto ogni punto di vista. E pensando alla conclusione del lavoro firmato da <strong>Joe Wiseberg</strong> e <strong>Joel Fields</strong> ci sentiamo di dire che il mondo della serialità dice addio ad un grandissimo protagonista.<br />
Pur non essendo mai stato un prodotto di massa infatti, The Americans ha contribuito ad alzare l’asticella della qualità dei prodotti televisivi degli ultimi anni. Sarà che le storie di spionaggio fanno sempre colpo o che gli anni 80 non erano stati ancora rivisitati sul piccolo schermo (<em>Stranger Things</em> era lontano) ma fin dal primo episodio The Americans è riuscito a farsi notare in un palinsesto già di per sé ricco, senza avere nulla da invidiare ai suoi concorrenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130079 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg" alt="the americans" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-6-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il merito di questo successo va attribuito innanzitutto all’idea di partenza. Philip (<strong>Matthew Rhys</strong>) ed Elizabeth (<strong>Keri</strong> <strong>Russell</strong>) Jennings sono una coppia affiatata che incarna a tutto tondo l’<em>american way of life</em>: gestiscono un’agenzia di viaggi, sono genitori di Paige (<strong>Holly Taylor</strong>) ed Henry (<strong>Keidrich Sellati</strong>) e sono ben integrati nella comunità della loro città, Washington. Una famiglia normale se non fosse per il fatto che i veri nomi dei coniugi Jennings sono Mikhail e Nadezdha, sono delle spie sovietiche e hanno creato la loro famiglia solo per avere una copertura credibile. Sono gli anni 80, la Guerra Fredda è nel pieno del suo svolgimento e i nemici da seguire, intercettare e (parecchie volte) da eliminare sono tanti ma, proprio quando tutto sembra filare liscio, ecco che nella casa aldilà della strada si trasferisce nientemeno che un agente dell’FBI (Stan Beeman, interpretato da <strong>Noah Emmerich</strong>). La situazione si complica, i Jennings sono sempre più alle strette e le richieste provenienti dalla madrepatria Russia diventano più difficili da sopportare.<br />
Impossibile ignorare l’appeal che una trama del genere può creare attorno a sé, incrementato dal fatto che Joe Wiseberg (uno dei creatori) ha alle spalle una carriera all’interno della CIA, esperienza che dona credibilità alle situazioni messe in scena anche laddove queste siano semplicemente frutto di fantasia.<br />
Ma The Americans, iniziata come una classica spy story, nel corso delle stagioni ha rivelato la sua anima più intima, emozionale e drammatica, il tutto grazie alla riuscitissima costruzione dei suoi main characters.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130082 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-4-min-1-300x200.jpg" alt="the americans" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-4-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-4-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Philip ed Elizabeth ci sono stati presentati come delle macchine da guerra con una missione da portare a termine. Obbligati a convivere con ideali totalmente contrari al loro credo, i due hanno da subito mostrato una fedeltà alla patria difficile da scalfire. Tuttavia, per quanto abbiano sempre posto la Causa al di sopra di ogni cosa, ben presto i coniugi si sono ritrovati a combattere contro delle forze a cui nessun addestramento del KGB poteva prepararli: l’amicizia, l’amore e l’indipendenza.<br />
I <strong>Jennings</strong> hanno provato sulla loro pelle che nessun uomo è un’isola, e così quelli che dapprima erano solo rapporti costruiti ad hoc iniziano a diventare sempre più reali ed importanti (tanto che i due decidono di celebrare il loro matrimonio anche con il rito ortodosso) ponendo Philip ed Elizabeth in bilico tra il desiderio di essere degli impeccabili agenti segreti e quello di essere dei bravi genitori, degli amici onesti o più semplicemente delle persone con la possibilità di vivere la vita che vogliono, come vogliono.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-130081 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg" alt="the americans" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il fardello di bugie costruito inizia ad essere troppo pesante e soprattutto Philip comincia a mettere in discussione tutto ciò per cui ha lottato negli ultimi anni. Forse l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti possono farsi la guerra da soli, non hanno bisogno di lui. E infatti, all’inizio della <strong>sesta ed ultima stagione</strong> troviamo il nostro protagonista assorto unicamente nella gestione della sua agenzia, modello del self made man con l’obiettivo di mandare al college i figli. Il suo allontanamento dalla Causa però crea una rottura anche nel rapporto con la moglie; i due che avevano imparato ad amarsi, adesso sembrano percorrere due strade parallele. Elizabeth infatti è sempre più coinvolta nel suo lavoro, soprattutto adesso che Gorbachev è alla guida dell’Unione e la Perestrojka è in corso. Tra i due, Elizabeth è sempre stata la più inflessibile e se Philip ha spesso dimostrato di non disdegnare la vita di agi del capitalismo, la donna non ha mai perso occasione di dar voce al suo disprezzo verso tutto ciò che rappresenta l’America. Ecco che allora la sesta stagione è costituita da un alternarsi di scene di azione e di lunghi silenzi, di parole non dette nascoste dietro gli sguardi di chi sa che tutto il suo mondo sta crollando.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza fare spoiler, non possiamo esimerci dall’elogiare il lavoro fatto con l’ultimo capitolo di The Americans, che dopo sei stagioni riesce come non mai a far trasparire in ogni fotogramma la tensione e la disperazione che coinvolge i suoi personaggi. Dai principali ai comprimari (tra cui hanno spiccato negli anni <strong>Margot Martindale</strong> e <strong>Frank Langella</strong>), tutti gli attori presenti sul set hanno regalato interpretazioni potentissime, confluite nell’episodio conclusivo che non è solo il più bello dell’intera serie, ma rientra a pieno titolo in uno dei finali più belli di sempre (accompagnato dalla straziante colonna sonora che include <em>Brothers in Arms</em> dei Dire Straits e <em>With or Without You</em> degli U2).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella speranza che agli Emmy cotanta bellezza non venga per l’ennesima volta snobbata (in particolare la performance di Matthew Rhys), seppur dispiaciuti di non rivedere più la famiglia Jennings, non possiamo fare altro che ringraziare The Americans per il grande spettacolo che ci ha regalato, ricordando sempre che “<em>All’s fair in love and cold war</em>”.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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		<title>Breaking Bad compie dieci anni. Ode a un mito che non tramonterà mai</title>
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				<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marta Nozza Bielli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>È un caldo pomeriggio di inizio agosto. Dalla finestra filtra una luce che fa male agli occhi e l’asfalto bollente rende l’orizzonte tremolante. La vita si svolge al riparo, rinchiusa nella penombra tra mura di cemento e ventilatori mentre le strade sono deserte. Tra poche ore farà il suo debutto mondiale il primo episodio della [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È un caldo pomeriggio di inizio agosto. Dalla finestra filtra una luce che fa male agli occhi e l’asfalto bollente rende l’orizzonte tremolante. La vita si svolge al riparo, rinchiusa nella penombra tra mura di cemento e ventilatori mentre le strade sono deserte.<br />
Tra poche ore farà il suo debutto mondiale il primo episodio della quarta stagione di <strong>Better Call Saul</strong>, show acclamato dalla critica e dal pubblico che nel corso delle stagioni precedenti è riuscito nell’arduo compito di non deludere le aspettative.<br />
Due elementi all’apparenza scollegati – il caldo e il ritorno di una serie tv – ma che mi fanno entrambi ritornare in un luogo in cui ho vissuto per un po’ di tempo, pur senza esserci stata di persona. Le strade deserte, la luce gialla, le case in penombra e Saul Goodman mi riportano ad Albuquerque, la città del New Mexico che fa da sfondo a <strong>Breaking Bad</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-129998 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg" alt="breaking bad" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-2-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Tutti almeno una volta hanno sentito parlare della creatura di <strong>Vince Gilligan</strong>, soprattutto quando ci si imbatte in discussioni impegnate a decretare la serie tv più bella; in questi casi Breaking Bad è quasi sempre al primo posto. È come se fosse diventato un sottotitolo connaturato: <em>Breaking Bad – la miglior serie televisiva di tutti i tempi</em>. Alcuni (non pochi) si dilettano anche a decantarne la perfezione, e gli elementi a supporto di tale ipotesi si possono trovare in abbondanza.<br />
È indubbio che lo show della <strong>AMC</strong> abbia disegnato una netta linea di demarcazione: c’è un prima e un dopo, e solo i grandi riescono nell’intento. Questo lo sanno bene soprattutto i fan i quali, se una volta trovatisi davanti alle scorribande di Walter White e soci non hanno resettato tutto ciò che avevano visto in precedenza, di sicuro avranno faticato a trovare qualcosa di pari livello qualitativo. Perché Beaking Bad – da qualsiasi punto la si voglia analizzare – è un concentrato di qualità espressa in ogni singolo fotogramma.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-129986 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/54c03fe9fe03713d1abe07bf_heisenberg-min-300x200.jpg" alt="breaking bad" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/54c03fe9fe03713d1abe07bf_heisenberg-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/54c03fe9fe03713d1abe07bf_heisenberg-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Partiamo dai personaggi: tutti, dai protagonisti assoluti ai comprimari sono costruiti ad hoc in modo da risultare tanto complessi quanto completi. Aldilà delle simpatie, ognuno di loro si fa portatore di una sfumatura specifica dell’animo umano e la fa diventare il proprio carattere distintivo. Non per questo però i personaggi “dormono sugli allori” ma anzi intraprendono un percorso di cambiamento che se da un lato permette al corso degli eventi di progredire verso una conclusione tanto inevitabile quanto fenomenale, dall’altro accompagnano l’evoluzione di <strong>Walter White </strong>(<strong>Bryan Cranston</strong>), il main character che abbiamo imparato non ad amare o ad odiare ma ad osservare, affascinati e al contempo sbalorditi da quanto un individuo sia in grado di nascondere la sua vera natura sotto una mole di abitudini e perbenismo.<br />
Quando la bolla in cui vivi scoppia (per Walt il punto di non ritorno è stato la scoperta di avere un cancro ai polmoni incurabile) non c’è più tempo per fingere, bisogna vivere al massimo ogni singolo secondo, ed è proprio qui che White intraprende la sua trasformazione in <strong>Heisenberg</strong>: quello che all’inizio sembrava essere il suo alter ego, alla fine risulterà essere la manifestazione più cruda e spietata del suo essere, e tutti quelli che hanno a che fare con questa figura non potranno uscirne fisicamente o emotivamente illesi. Tutti ad un certo punto devono fare i conti con White/Heisenberg, e nel farlo mostreranno anche i propri lati oscuri. I concetti di “buono” e “cattivo” sono troppo semplicistici per una serie tv di questo calibro, dove sono gli antieroi a farla da padrone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande lavoro di scrittura di <strong>Vince Gilligan, Peter Gould</strong> e della quadra di fidati sceneggiatori non è sorretto solo da interpretazioni magistrali (tutti gli attori coinvolti sono al massimo della forma) ma anche da un sapiente lavoro di messa in scena.<br />
<img class="size-medium wp-image-129996 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/0930-breaking-bad-farewell-walter-white-min-300x200.jpg" alt="breaking bad" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/0930-breaking-bad-farewell-walter-white-min-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/0930-breaking-bad-farewell-walter-white-min.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sotto il profilo narrativo, il concetto di attesa in Breaking Bad è amplificato al massimo: dalla scelta di iniziare ogni stagione con un fotogramma dell’ultimo episodio della stagione stessa (anticipando e nello stesso momento incuriosendo) fino a quella di dilatare il momento della scoperta, ogni scena – anche quella in apparenza più inutile – è decisiva per la costruzione dell’universo della serie, senza mai correre il rischio di alterare i ritmi della narrazione.<br />
L’estetica di <strong>Breaking Bad</strong> invece comprende una perfetta alternanza di primissimi piani e campi lunghissimi, intervallati da inquadrature di dettagli con la macchina da presa spesso collocata in angolazioni inusuali le quali, creando un contrasto con la linearità, mantengono viva la curiosità di chi guarda. Anche la fotografia contribuisce a portare avanti il processo di trasformazione della sceneggiatura. Impossibile non notare il forte contrasto dell’utilizzo delle luci dalla prima all’ultima stagione con un graduale passaggio dei personaggi nella penombra, tanto che il loro volto non viene mai totalmente illuminato, ma rimane nascosto in una zona buia. Come nei film western, anche in Breaking Bad gli ambienti agiscono come protagonisti e così, se una parte di questi viene anch’essa risucchiata nella penombra (la casa di Walt ben illuminata nei primi episodi viene avvolta sempre più nell’oscurità fino ad essere “distrutta”), un’altra (quella assolata e statica delle distese desertiche e aride di cui parlavo all’inizio) agisce da contrasto alla solerzia degli ambienti “chiusi” in cui per esempio Walt prepara meth con Jesse, Gus Fring aleggia come una presenza oscura e minacciosa o la famiglia White si sgretola. Questo contrasto tra ambienti rappresenta metaforicamente il contrasto tra ribalta e retroscena, tra la maschera e i turbamenti interiori dei personaggi, accentuando quello che è il tratto distintivo della serie, ovvero la caratterizzazione psicologica dei protagonisti che prevale rispetto alla storia, che già basterebbe comunque a far parlare di sé.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-129997 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-1-min-1-300x200.jpg" alt="breaking bad" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-1-min-1-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/Progetto-senza-titolo-1-min-1.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tra tute gialle e teste mozzate, pizze sui tetti e pollo fritto, “<em>Say my name</em>” e “<em>I’m the danger</em>”, con i suoi momenti iconici <strong>Breaking Bad</strong> è riuscita a raggiungere il punto più luminoso dell’olimpo grazie alla sua capacità di trovare sempre la giusta misura: non ha stravolto i linguaggi, non ha ideato nulla di nuovo ma ha semplicemente preso ciò che già esisteva e – attraverso la cura e l’attenzione minuziosa dei dettagli – lo ha innalzato ad un livello qualitativo eccellente e unico rimanendo fedele a sé stessa dall’inizio alla fine. Con un perfetto equilibrio tra voglia di stupire senza mai cadere in facili sensazionalismi nulla viene lasciato al caso ed ogni elemento risulta indispensabile per la chiusura del cerchio.<br />
E se a distanza di 10 anni (il 20 gennaio 2008 andava in onda il primo episodio) il fenomeno Breaking Bad non si è ancora dissolto – vedere l’entusiasmo scatenato dalla reunion degli attori in occasione dell’intervista a <strong>Entertainment</strong> <strong>Weekly</strong> o del panel dedicato all’ultima edizione del <strong>San Diego Comic Con</strong> – viene da pensare che forse non smetterà mai di esistere. Perché che sia la serie tv perfetta o una vera esperienza di vita, Breaking Bad rimarrà impressa per sempre nella storia del piccolo schermo.</p>
<p><em><strong>di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it</strong></em></p>

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