Connect with us

Eventi TV

La ballata di Buster Scruggs. I fratelli Coen ritornano nel Vecchio West con Netflix

Marta Nozza Bielli

Published

on

In principio doveva essere una serie tv, la prima esperienza televisiva per Joel e Ethan Coen. Per un attimo abbiamo creduto che fosse arrivato il momento anche per i fratelli più rappresentativi dell’autorialità hollywoodiana contemporanea di avvicinarsi al piccolo schermo e di ridurre ancora di una tacca la distanza tra settima arte e televisione. In un battibaleno invece ecco che La ballata di Buster Scruggs compare tra i titoli dei film in concorso a Venezia 75, prodotto da Netflix.

Un’occasione ghiotta per il colosso streaming che vedeva così aumentare le sue possibilità di vincere uno fra i premi più prestigiosi del Festival (insieme a Roma, 22 July e Sulla mia pelle per la sezione Orizzonti). E infatti, facendosi beffa di tutte le critiche – inutili – sulla presenza di titoli prodotti da piattaforme come Netflix (tanto che il Festival di Cannes durante l’ultima edizione li aveva severamente banditi), la giuria presieduta da Guillermo del Toro oltre che aver premiato con il Leone d’oro Roma, ha assegnato un importante riconoscimento anche alla pellicola dei Cohen assegnandogli il premio per la miglior sceneggiatura. L’ennesimo di una lunga lista di successi che costellano la carriera dei due registi del Minnesota che – come da loro dichiarato – con il loro film hanno preso ispirazione dai “film antologici, in particolare quelli girati in Italia negli anni Sessanta che mettevano insieme opere di diversi registi incentrate su uno stesso tema”.

In La ballata di Buster Scuggs i registi sono sempre gli stessi ma, proprio come nei citati film antologici, anche qui c’è un fil rouge che lega tutti gli episodi: non solo l’ambientazione western ma anche, e soprattutto, il tema ricorrente della morte.
Non è la prima volta che i Coen si confrontano con il genere western (Il Grinta) e non è di certo la loro prima sceneggiatura che prevede la dipartita dei suoi personaggi (Fargo) ma qui i due fratelli si sono presi la libertà di mettere in mostra – anche se non c’era bisogno di ulteriori conferme – la loro grande dote autoriale.
Ci sono tutti gli elementi distintivi del genere cinematografico statunitense per antonomasia, dai duelli ai manifesti “Wanted – Dead or alive”, dalle diligenze ai Nativi americani fino ai saloon e alla ricerca dell’oro, uniti e portati sullo schermo con un’efficace commistione di toni narrativi condita dalla poetica tipica coeniana. L’umorismo scanzonato si alterna ad un profondo dark humor senza mancare anche di profilarsi in alcune profonde riflessioni più o meno esplicite.

La ballata di Buster Scurggs si presenta sia metaforicamente che attraverso le immagini sullo schermo come un grande libro polveroso, di quelli simili ai racconti per bambini dove il testo è corredato da un disegno di bella fattura rappresentativo di quanto verrà raccontato. Attraverso un gioco di dissolvenze questo disegno convergerà nel primo frame del nuovo episodio con personaggi e vicende differenti.
Il primo capitolo è quello che dà il titolo all’intero film: in The ballad of Buster Scruggs uno strepitoso Tim Blake Nelson interpreta un pistolero canterino dissemina il panico nelle cittadine a suon di pallottole, canzoncine e rime pronunciate con il sorriso stampato in faccia. Un protagonista che ricalca una parodia non proprio velata dei classici pistoleri dal sangue freddo impassibili davanti al pericolo e ad ogni sorta di emozione.
In Near Algodones troviamo James Franco che abbandona qualsiasi verve da sfrontato bandito e, dopo un tentativo fallito di rapinare una banca, sconta sulla sua pelle le conseguenze di una giustizia frettolosa e discutibile.
A partire dal terzo capitolo la pellicola compie una svolta, abbandonando il lato comico per addentrarsi in introspezioni più profonde senza risparmiarsi critiche che possono essere trasposte anche ai giorni nostri. In Meal Ticket Liam Neeson è un impresario viandante che sfrutta la capacità oratoria (e il corpo menomato senza arti) del viagiatore che lo accompagna per racimolare qualche soldo in spettacoli in giro per il west. Tom Waits in All Gold è un cercatore d’oro il quale, pur di trovare il prezioso metallo, rovina la natura incontaminata che lo circonda.
The Gat who got rattled presenta una narrazione più complessa rispetto ai capitoli precedenti in quanto le vicende seguono tre personaggi distinti (interpretati da Zoe Kazan, Bill Heck e Grainger Hines) che si incontrano fortuitamente durante un viaggio verso l’Oregon all’insegna di colpi di scena.
Nell’ultimo episodio, The mortal remains, cinque sconosciuti molto diversi da loro si trovano costretti a viaggiare con la stessa carrozza e la convivenza forzata li porterà a scambiarsi le loro visioni sulla vita e sull’umanità.

Quando ci si trova davanti ad un film antologico viene naturale fare confronti tra i capitoli che lo compongono. La ballata di Buster Scruggs è un lavoro omogeneo nonostante la suddivisione ma è doveroso ammettere che alcuni capitoli funzionano più di altri. A nostro parere i più efficienti sono i primi due – durante la proiezione stampa a Venezia la sala intera non smetteva di ridere – e l’episodio con protagonista Tom Waits, dove spicca maggiormente anche la potenza visiva della magnifica fotografia del pluricandidato all’Oscar Bruno Delbonnel, già collaboratore dei Coen in A proposito di Davis. La regia c’è, la recitazione pure e i dialoghi sono zeppi dello sguardo sagace dei due cineasti, tuttavia in alcuni casi il ritmo è appesantito da lungaggini che rendono la visione altalenante.
Seppur non del tutto all’altezza delle loro opere più riuscite, è indubbio che La ballata di Buster Scruggs sia il film che raccoglie in sé tutte le anime della filmografia dei registi. Noi siamo sicuri che gli Oscar non ignoreranno la pellicola (leggi le nostre previsioni) e anche voi non dovete lasciarvela sfuggire.

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

19 − 2 =

Eventi TV

Natale a 5 stelle, il film delle feste targato Vanzina (e Netflix)

Published

on

La sfida cinematografica della stagione natalizia, da quest’anno, ha un nuovo protagonista. Un concorrente che ha scelto di “partecipare alla gara” senza farsi coinvolgere nel gioco degli incassi, e che forse, proprio per questo, ha già vinto in partenza. Parliamo di Netflix, ovviamente, che a differenza di quanto fatto lo scorso settembre con Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, ha deciso di distribuire la sua prima commedia italiana delle feste solo sulla sua piattaforma, evitando l’uscita nei cinema.

Una assoluta novità per il panorama italiano, che però il colosso mondiale dello streaming ha deciso di realizzare affidandosi al “vecchio”, un “vecchio” sempre in grado di rinnovarsi. Ci riferiamo ai fratelli Vanzina, due autori che il cinema natalizio lo conoscono bene e che, ogni volta che l’hanno frequentato, hanno sempre tentato di sganciarsi dalla patina superficiale del cosiddetto cinepanettone per offrire al pubblico una comicità mai banale e ancorata profondamente nella realtà italiana. Per cui non chiamiamolo cinepanettone, questo nuovo Natale a 5 stelle. E non perché i fratelli Vanzina non hanno mai accettato con piacere questa classificazione, ma perché del “prodotto” cinepanettone questo film non ha proprio nulla. Il nuovo lavoro dei fratelli romani (sì, sia di Carlo che di Enrico, perché il primo anche se non accreditato ha partecipato alla sceneggiatura prima della sua prematura scomparsa) è una farsa come non se ne fanno più. Una farsa vera e propria, non intesa nell’accezione denigratoria contemporanea di facile commediola senza pretese, ma nell’originaria natura del genere: un’opera leggera, mai volgare, dal ritmo forsennato, dove il meccanismo comico delle situazioni è un impianto ad orologeria che non concede soste.

I Vanzina prendono la pièce teatrale di Ray Cooney Out of Order, che dagli anni Novanta ad oggi ha ottenuto successo in tutto il mondo, e trasformano una tipica “farsa da camera da letto” in una “farsa da Camera dei deputati”, dove gli intrecci, gli equivoci, le sorprese, i giochi delle porte che si aprono e si chiudono, oltre che motore indispensabile della comicità si fanno anche ironica rappresentazione della confusione politica dell’Italia di oggi. Così, più che effettuare un semplice lavoro di contestualizzazione e adattamento dell’opera all’attualità italiana, il film ne sfrutta la perfetta struttura farsesca per condurre una sferzante satira politica che, sempre con il tocco bonario e leggero tipico del cinema vanziniano, non salva nessuno. Se i personaggi in scena richiamano chiaramente alcune figure, o alcune caratteristiche, del mondo politico di oggi, il “fuori campo”, evocato nei dialoghi tra i protagonisti, fa nomi e cognomi: da Di Maio a Salvini, da Veltroni a Renzi.

Nonostante l’ambientazione a Budapest, quindi, il film non ha nulla della cosiddetta “commedia all’ungherese” (o dei “telefoni bianchi”) degli anni Trenta/Quaranta, quella commedia borghese ed edulcorata che si allontanava dalla realtà italiana (e che per questo, ad esempio, “papà Steno” non amava per niente). Lo spassoso racconto del premier (un bravissimo Massimo Ghini), del suo portaborse Ricky Memphis, della deputata dell’opposizione Martina Stella e di tutti gli altri personaggi che seguono la delegazione italiana nella capitale ungherese (interpretati da attori in ottima forma, da Paola Minaccioni a Massimo Ciavarro, da Riccardo Rossi a Biagio Izzo), tra tradimenti, equivoci, assalti fisici e presunti cadaveri, diventa il mezzo per ridere della società e della politica italiana di oggi, quella dove le alleanze si chiamano contratti di governo, dove i comunisti sono diventati leghisti, i parlamentari vengono dai reality show, e Rocco Siffredi (sì, c’è anche lui in un cammeo) è il vero portabandiera del Bel Paese all’estero.

A ereditare la regia dal compianto Carlo, è l’amico Marco Risi, che torna alla commedia dopo anni di cinema d’impegno. Risi la commedia la sapeva fare (ricordiamo Vado a vivere da solo o Un ragazzo e una ragazza, due cult degli anni ’80) e dimostra di saperla fare ancora. Il regista tiene perfettamente le redini della messa in scena corale, dirige con equilibrio il brillante cast e dà ritmo interno ad una narrazione che rischiava di rimanere bloccata nella sua natura teatrale.
Si ride, si sorride. Si assiste con piacere ad un turbine frenetico di situazioni. Il tutto con tocco semplice e garbato, ma anche con l’acume di uno sguardo che sa cogliere le stramberie dell’attualità. Non un cinepanettone, ma un perfetto film di Natale. In pieno stile Vanzina.

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi TV

Emmy 2018: la lista completa dei vincitori dell’ultima edizione!

Marta Nozza Bielli

Published

on

emmy 2018

Parola d’ordine: imprevedibilità! Si è conclusa poche ore fa la 70 edizione dei Primetime Emmy Awards celebrata al Microsoft Theatre di Hollywood e la cerimonia non ha risparmiato il pubblico da numerose sorprese. La competizione (soprattutto nelle categorie attoriali femminili) era molto alta ma i nomi dei “grandi esclusi” fanno ripensare i gusti degli Academy.

A dominare gli Emmy 2018 è senza dubbio la comedy targata Amazon The Marvelous Mrs. Maisel, già vincitrice alla scorsa edizione dei Golden Globes. Lo show creato dai coniugi Palladino (famosi per essere i creatori di Una mamma per amica) ha collezionato il maggior numero di vittorie della serata (miglior comedy, miglior attrice protagonista in una comedy, miglior attrice non protagonista in una comedy, miglior regia e sceneggiatura per una comedy) lasciando letteralmente – e noi aggiungiamo anche inspiegabilmente – a bocca asciutta il super favorito della serata Atlanta.

Nella categoria drama, il premio più ambito per la miglior serie drammatica è stato assegnato a Game of Thrones (premiato anche per la miglior performance per un attore non protagonista a Peter Dinklage) mentre i restanti premi si sono suddivisi tra Westworld (miglior attrice non protagonista a Thandie Newton) The Crown (miglior attrice protagonista alla splendida Claire Foy e miglior regia) e qualche riconoscimento è spettato anche alla serie più snobbata degli ultimi anni: The Americans vince per la miglior sceneggiatura in una serie drama e – finalmente! – come miglior attore protagonista con Matthew Rhys. Dopo aver fatto man bassa nella scorsa edizione quindi questa volta The Handmaid’s tale torna a casa a mani vuote. Un risultato alquanto discutibile.

Anche sul fronte miniserie le sorprese non sono mancate. Nonostante la vittoria come miglior limited serie e miglior attore protagonista a Darren Chriss, The Assassination of Gianni Versace non riesce a fare piazza pulita ma concede qualche vittoria all’outsider Godless prodotto da Netflix (miglior attore non protagonista a Jeff Daniels e miglior attrice non protagonista a Merrit Wever). Le piattaforme streaming quest’anno hanno nettamente superato la tv tradizionale, sintomo che il cambiamento in atto da qualche anno nel panorama televisivo è più vivo e vincente che mai.

Ad animare la serata aperta un po’ sottotono con un siparietto musicale e un monologo poco brillante dei presentatori Michael Che e Colin Just, ci hanno pensato i vincitori e gli altri artisti che si sono susseguiti sul palco (molto sobrio) per la consegna dei premi, fino al momento più memorabile della serata, ovvero la proposta di matrimonio in diretta del neovincitore Glenn Weiss (miglior regia per uno show di varietà), che ha entusiasmato tutti gli artisti presenti in sala!

Qui sotto la lista completa delle categorie più importanti dei nominati agli Emmy 2018, con il nome del vincitore in grassetto.

Miglior Serie Drammatica
The Americans
The Crown
Game Of Thrones
The Handmaid’s Tale
This Is Us
Westworld
Stranger Things

Miglior Attrice in una Serie Drammatica
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Sandra Oh, Killing Eve
Evan Rachel Wood, Westworld
Tatiana Maslany, Orphan Black

Miglior Attore in una Serie Drammatica
Sterling K. Brown, This Is Us
Matthew Rhys, The Americans
Milo Ventimiglia, This Is Us
Ed Harris, Westworld
Jeffrey Wright, Westworld
Jason Bateman, Ozark

Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Drammatica
Alexis Bledel, The Handmaid’s Tale
Ann Down, The Handmaid’s Tale
Lena Headey, Game Of Thrones
Vanessa Kirby, The Crown
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Thandie Newton, Westworld
Yvonne Strahovski, The Handmaid’s Tale

Miglior Attore Non Protagonista in una Serie Drammatica
Nikolaj Coster-Waldau, Game Of Thrones
Peter Dinklage, Game Of Thrones
Mandy Patinkin, Homeland
David Harbour, Stranger Things
Joseph Fiennes, The Handmaid’s Tale
Matt Smith, The Crown

Miglior Serie Comedy
Atlanta
Barry
Black-ish
GLOW
The Marvelous Mrs. Maisel
Silicon Valley
Curb Your Enthusiasm
Unbreakable Kimmy Schmidt

Migliore Attrice in una Serie Comedy
Pamela Adlon, Better Things
Issa Rae, Insecure
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Allison Janney, Mom
Tracee Ellis Ross, Black-ish
Lily Tomlin, Grace And Frankie

Miglior Attore in una Serie Comedy
Donald Glover, Atlanta
Bill Hader, Barry
William H. Macy, Shameless
Anthony Anderson, Black-ish
Ted Danson, The Good Place
Larry David, Curb Your Enthusiasm

Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Comedy
Kate McKinnon, Saturday Night Live
Betty Gilpin, GLOW
Zazie Beetz, Atlanta
Alex Borstein, The Marvelous Mrs. Maisel
Laurie Metcalf, Roseanne
Megan Mullally, Will & Grace
Aidy Bryant, Saturday Night Live
Leslie Jones, Saturday Night Live

Miglior Attore Non Protagonista in una Serie Comedy
Tituss Burgess, Unbreakable Kimmy Schmidt
Brian Tyree Henry, Atlanta
Louie Anderson, Baskets
Alec Baldwin, Saturday Night Live
Henry Winkler, Barry
Kenan Thompson, Saturday Night Live
Tony Shalhoub, The Marvelous Mrs. Maisel

Miglior Limited Series
American Crime Story: the Assassination of Gianni Versace
Godless
The Alienist
Patrick Melrose
Genius

Miglior Film Tv
Black Mirror: USS Callister
Fahrenheit 451
Flint
Paterno
The Tale

Miglior Attrice in una Limited Series o in un Film Tv
Edie Falco, Law And Order True Crime: The Menendez Murders
Jessica Biel, The Sinner
Laura Dern, The Tale
Michelle Dockery, Godless
Regina King, Seven Seconds
Sarah Paulson, American Horror Story: Cult

Miglior Attore in una Limited Series o in un Film Tv
Darren Criss, American Crime Story
Benedict Cumberbatch, Patrick Melrose
Jeff Daniels, The Looming Tower
Antonio Banderas, Genius
John Legend, Jesus Christ Superstar
Jesse Plemons, Black Mirror.

Miglior Attrice Non Protagonista in una Limited Series o in un Film Tv
Penelope Cruz, American Crime Story
Judith Light, American Crime Story
Sara Bareilles, Jesus Christ Superstar
Merritt Wever, Godless
Letitia Wright, Black Mirror
Adina Porter, American Horror Story: Cult

Miglior Attore Non Protagonista in una Limited Series o in un Film Tv
Jeff Daniels, Godless
Edgar Ramirez, American Crime Story
Brandon Victor Dixon, Jesus Christ Superstar
Ricky Martin, American Crime Story
Michael Stuhlbarg, The Looming Tower
Finn Wittrock, American Crime Story
John Leguizamo, Waco

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi TV

Il Fast Fashion, oltre Zara e H&M

Polici Francesca

Published

on

Se anche voi come Becky, la simpatica giornalista protagonista del celebre romanzo I love shopping di Madeleine Wickham (meglio conosciuta con lo pseudonimo letterario Sophie Kinsella), siete letteralmente ossessionate dallo shopping e non potete fare a meno di acquistare, beh, allora questo articolo fa al caso vostro.

Sì perché, in fondo, chi è che non sogna un guardaroba pieno di indumenti e capi griffatissimi? Inutile prenderci in giro, l’alta moda fa gola a chiunque. Ma, ahimè, Gucci e Dior non sono proprio alla portata di tutti. E se il nostro portafogli fa fatica ad arrivare a fine mese ma non vogliamo rinunciare ad essere sempre alla moda e a fare tendenza, ecco che la Fast Fashion – altrimenti detta Moda low cost – viene in nostro soccorso. Con le sue innumerevoli tendenze e collezioni – la peculiarità della Fast Fashion è proprio quella di non limitarsi alle due sole collezioni primavera-estate e autunno-inverno, ma può arrivare anche a ben diciotto collezioni annuali – ha letteralmente rivoluzionato il sistema moda tout court. E con questo, ovviamente, anche il nostro modo di comprare.

L’irresistibile tentazione di comprare quel bellissimo capo ad un prezzo stracciato, con la paura di non ritrovarlo alla volta successiva, infatti, è una strategia di marketing studiata ad hoc per noi povere fashion addicted, ed il primo marchio ad utilizzarla è stato proprio Benetton – un must di questa tendenza. Se da una parte i prezzi competitivi hanno avuto il pregio di democratizzare la moda, rendendola così alla portata di tutti, dall’altra, molto spesso, ci spingono a fare degli acquisti che possono rivelarsi del tutto inutili.

Alessandra-Ambrosio

Il segreto sta nel saper scegliere il capo low cost giusto, abbinandolo con gusto e stile ad un altro di maggior qualità. Un trend che negli ultimi anni è molto in voga anche fra le celebreties. Pensiamo alla top model Alessandra Ambrosio che abbiamo visto con una bellissima giacca grigia firmata Storets, o alla sua collega statunitense che è ormai protagonista delle più importanti passerelle internazionali Gigi Hadid, che abbiamo visto con delle comodissime e trendissime sneakers People Footwear.

L’importante, infatti, è resistere alla tentazione di comprare il capo must have della stagione di un brand low cost ed optare magari per qualche capo basic dal facile abbinamento. Asos e Zalando sono dei veri punti di riferimento al riguardo. Non solo sono dei brand che offrono intramontabili indumenti basic – perché “less is better” vale sempre – come per esempio il blazer nero di Zalando della nostra gallery, ma sono anche dei giganteschi raccoglitori di marchi low cost (e non solo) che permettono sempre di trovare l’affare migliore senza svuotare completamente il vostro salvadanaio. Sono i motori di ricerca della moda cheap, per capirci.

Il marchio Topshop, per esempio, popolarissimo nel nord Europa, ha preso sempre più piede anche in Italia proprio grazie alla piattaforma di Zalando. D’altronde, Topshop è uno di quei brand di cui è assolutamente impossibile non innamorarsi. Fa sembrare alta moda e chic anche un capo estremamente economico, grazie alla sua raffinatezza. È particolarmente amato anche dall’attrice e modella americana Kate Upton che ha recentemente sfoggiato un sensualissimo abito nero, corredato di trasparenze e pizzi della casa inglese. Non solo abbigliamento ma anche accessori. Topshop offre una vastissima gamma di accessori alla moda che possono essere abbinati ad un look street o vintage, come gli orecchini oversize che quest’anno hanno avuto un grande revival.

Nonostante Zara e H&M siano state un po’ le pioniere del Fast Fashion, oltre a questi due celebri marchi c’è davvero un mondo intero da scoprire e di cui innamorarsi. La rete, poi, ha aperto le porte anche per brand che in Italia non sono ancora arrivati, come ad esempio lo statunitense Forever 21, il cui fascino ha conquistato anche

Kendall-Jenner-con–trench-Forever-21

la stilista e modella Kendall Jenner, che qui indossa un trench dell’azienda californiana.

Un altro must della moda low cost viene, ancora una volta, dalla Spagna con Mango che, in questa stagione, propone un classico jeans baggy in denim, da abbinare con delle particolari e quanto mai trendy decolleté in velluto. E se il velluto vi ha stregate, allora date uno sguardo anche agli stivaletti di Glamours. Se invece amate un look più rock’n roll, non potete perdervi gli anfibi neri di New Look.

Ma un capitolo a parte, lo meriterebbero le giacche e i cappotti costantemente in offerta sempre su Zalando. In particolare: la pelliccia fuxia di Missguided che segue la scia della “fur mania” di quest’anno e il cappottino classico rosa di Bik Bok.
Insomma, evitate le imitazioni e divertitevi con le migliaia di opportunità che il fashion 3.0 ci offre. A proposito, buon inizio di Black Friday!

di Francesca Polici per DailyMood.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending