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Soldado: l’italiano Sollima fa centro con il sequel di Sicario

Marta Nozza Bielli

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Il film è un’opera complessa. Alla recitazione, alla regia e alla trama si aggiungono tanti altri elementi che combinati insieme danno vita a quel prodotto finito per il quale da più di un secolo il pubblico si reca nelle sale per goderne della spettacolarità.
soldadoIl livello qualitativo di tutte le componenti influisce sulla buona riuscita di una pellicola e quando tutte queste funzionano il risultato sarà un film non per forza indimenticabile ma senza dubbio apprezzabile e degno di lode.
Sicario rientra alla perfezione in questa categoria. Diretto da uno dei registi più talentuosi sulla piazza (il Denis Villeneuve di Prisoners e Blade Runner 2049, per citare alcuni dei suoi lavori), scritto dal narratore per eccellenza della frontiera americana odierna (il Taylor Sheridan di Hell or high water), fotografato da uno dei maestri indiscussi della cinematografia Roger Deakins e musicato da Johann Johansson, artista creativo e sperimentale scomparso prematuramente qualche mese fa. La presenza sullo schermo di interpreti quali Josh Brolin, Benicio del Toro ed Emily Blunt era solo la ciliegina sulla torta di un prodotto qualitativamente già ineccepibile.

Tutto questo, unito ad un’anima dalle sfumature action, ha garantito a Sicario un successo di pubblico e critica tale da non risparmiarlo alla logica del sequel che attanaglia ogni pellicola in cui si respira la minima possibilità di espanderne l’universo narrativo; da qui nasce a distanza di tre anni Soldado (Sicario: Day of the Soldado in lingua orginale).
Squadra che vince non si cambia verrebbe da dire considerando il risultato ottenuto con il prequel ma stavolta Hollywood ha deciso di correre il rischio e non si è fatta scoraggiare dall’assenza di due pilastri come Deakins e Villeneuve, rimpiazzandoli con Dariusz Wolski (sodale di Ridley Scott) e con l’italiano Stefano Sollima, apprezzatissimo non solo in madrepatria ma anche all’estero grazie alla regia di Gomorra – La serie (portano la sua firma anche successi come Suburra e Romanzo Criminale – La serie). Una doppia sfida per il regista nostrano, ritrovatosi ad affrontare il peso di un’eredità registica non indifferente in un contesto internazionale.

soldadoIn Soldado il cartello messicano è accusato dal governo statunitense di trasportare illegalmente i terroristi oltre il confine. In seguito ad un attacco suicida avvenuto in un supermercato di Kansas City, l’agente della CIA Matt Graver (Josh Brolin) viene lasciato libero di adottare misure straordinarie che possano mettere la parola fine al traffico di essere umani. Per farlo, Graver chiede di nuovo aiuto alla sua vecchia conoscenza Alejandro Gillick (Benicio del Toro) e insieme creeranno scompiglio all’interno del cartello innestando una guerra tra clan con il rapimento dell’adolescente figlia del boss (Isabela Moner). Nessuna regola vige in una battaglia dove non sembrano esserci vincitori ma solo vinti e dove l’integrità si macchia di sangue.

Possiamo dirlo a gran voce: Stefano Sollima ce l’ha fatta! Il suo Soldado è avvincente dal primo all’ultimo fotogramma, teso come una corda di violino e non concede nemmeno un attimo di respiro allo spettatore. Alternando riprese con drone a sequenze action dal montaggio serrato, la regia non è mai invasiva ma ben si amalgama alle altre ottime componenti tecniche. Le musiche – qui composte da Hildur Guðnadóttir – riprendono il lavoro del compianto Johansonn e alternano sapientemente silenzio e sonoro, la fotografia – come la regia – è meno artefatta e più ruvida rispetto al lavoro in Sicario, come del resto lo è anche lo script.

soldadoParte proprio dalla sceneggiatura infatti il cambio di rotta intrapreso da Soldado. La scrittura di Taylor Sheridan si riconferma ancora una volta in grado di mettere in luce aspetti controversi della realtà dando voce a quella parte degli Stati Uniti – sia chiaro, non in un Paese sperduto nell’Oceano, ma degli Usa – lontana dai riflettori internazionali e dai titoli strillati sui social in cui si consuma ogni giorno, da decenni ormai, una violenza inaudita all’insegna dell’anarchia.
Ed è la totale assenza di regole a segnare da un lato il contrasto tra Soldado e il suo prequel e dall’altro la diretta conseguenza a cui le dinamiche viste in precedenza erano destinate ad approdare. Persino l’assenza di Emily Blunt (che avrebbe potuto creare dissensi nell’epoca dell’equality hollywoodiana) risulta confacente alla trama. L’agente dell’FBI interpretato dall’attrice britannica infatti era il simbolo della razionalità e del do the right thing ma lungo la frontiera messicana non ci sono leggi più da rispettare o infrangere ma solo l’urgenza di imporre con ogni mezzo il proprio dominio sugli altri.

Il territorio di confine si trasforma in un Far West contemporaneo, una terra di nessuno in cui Taylor Sheridan inserisce prima ed arricchisce poi di diverse sfumature i suoi protagonisti sfruttando al meglio il talento di Brolin e del Toro. Sicario e Soldado diventano così le facce della stessa medaglia, anima più riflessiva l’una e più spietata l’altra di un’unica realtà.

Stefano Sollima supera a pieni voti la prova su scala internazionale e confeziona un action thriller dalle tinte drammatiche degno del suo predecessore. Soldado – in arrivo nelle nostre sale il 18 ottobre – espande l’universo di Sheridan e apre le porte a quello che potrebbe essere un vero e proprio franchise. Noi sospettiamo nell’arrivo di un terzo capitolo, e nel frattempo vi consigliamo caldamente la visione.

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

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Millennium: Quello che non uccide

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Incipit vita nova. Millennium: Quello che non uccide (The girl in the spider’s web) è il nuovo film tratto dalla saga Millennium. Al cinema abbiamo già visto quattro film (tre battenti bandiera svedese e una versione hollywoodiana che era il remake del primo film svedese). Quello che non uccide è il quarto episodio della saga Millennium, tratto da un libro che non è scritto da Stieg Larsson, scomparso, ma da David Lagercrantz, autore svedese che ha raccolto il testimone di Larsson e ha preso sulle sue spalle il compito di proseguire la saga di successo. Al centro, ovviamente, ci sono sempre i due personaggi principali che il pubblico ha imparato ad amare, il giornalista Mikael Blomqvist e la hacker Lisbeth Salander. Ma, se nel primo libro, e film, il protagonista è Blomqvist, dalla seconda storia in poi, e anche qui, l’attenzione è quasi tutta su Lisbeth. Al centro c’è la sparizione di un file molto importante, che in pratica controlla tutte le armi nucleari del mondo. Lei è coinvolta, e cercherà di rimediare.

Millennium: Quello che non uccide è un nuovo inizio per la saga, in tutti i sensi. Chiusa l’avventura della produzione svedese dei primi tre film, quelli con Michael Nyqvist e Noomi Rapace, e chiusa anche l’avventura, di tutt’altro livello qualitativo, del Millennium americano, diretto da David Fincher con Rooney Mara e Daniel Craig, il nuovo capitolo della saga è una produzione internazionale (Gran Bretagna, Germania, Svezia, Canada, Stati Uniti) e alla regia vede l’uruguayano Fede Alvarez, regista con un passato soprattutto nell’horror (sono suoi Man In The Dark e il remake de La casa di Sam Raimi). Ma, soprattutto, è nuova Lisbeth Salander: nei panni – pelle e acciaio – che erano di Noomi Rapace e Rooney Mara c’è ora Claire Foy, che ha smesso gli abiti regali della serie The Crown e quelli sixties di First Man per entrare in quelli punk di una delle eroine più iconiche del cinema degli ultimi anni. L’attrice inglese si getta anima e corpo nell’impresa. Ma non ci convince appieno. Per chi ha visto sul grande schermo la Lisbeth di Noomi Rapace, il volto spigoloso e il corpo nervoso, o quella di Rooney Mara, volto enigmatico e fragilità che diventa forza, rimane un po’ spiazzato. La Foy non sembra avere un volto abbastanza cattivo, né qualcosa che riesca a raccontare il dolore dell’eroina di Larsson. Anche la caratterizzazione del personaggio è meno estrema, dal taglio di capelli (un caschetto corto e abbastanza anonimo), al trucco, ai piercing. La classe e la bravura dell’attrice non si discutono. La riuscita del personaggio, in questo film, neanche. È che veder cambiare tre volte il viso di un personaggio in pochi anni non aiuta (certo, negli anni Novanta abbiamo visto anche Batman cambiare tre volte aspetto nel giro di poco più di un lustro…), e il confronto con le Lisbeth precedenti, davvero indimenticabili, non è facile.

C’è poi da dire che Millennium: Quello che non uccide arriva dopo il Millennium – Uomini che odiano le donne americano, cioè dopo un film diretto da David Fincher, uno specialista nel campo del thriller (e non solo…), dopo Rooney Mara e dopo Daniel Craig. Non sappiamo perché il progetto di Fincher si sia arenato dopo solo un film, ottimo e di successo, ma venire dopo Fincher non sarebbe facile per nessuno. Non ci sembra particolarmente brillante neanche il nuovo Blomqvist di Sverrir Gudnason, che era stato un ottimo Bjorn Borg in Borg McEnroe, e qui è un protagonista piuttosto anonimo. E poi c’è la storia: l’intrigo internazionale legato ai sistemi di difesa sembra più una trama da film di James Bond che da Millennium: Uomini che odiano le donne, pur non avendo una storia irresistibile, parlava comunque di misoginia e antisemitismo, temi piuttosto attuali. Qui si prova a inserire una sottotrama legata alla famiglia di Lisbeth, ma non è sufficiente a emozionare. Millennium: Quello che non uccide ci sembra più che altro un buon prodotto di intrattenimento. A livello di azione, funziona tutto, e le scene di questo tipo, nel film, sono numerose. Solo che non ha personalità: non è il thriller cupo di Fincher, né quel cinema Ikea – è così che avevamo definito le versioni svedesi, solide ma anonime come i famosi mobili – dei primi film, che a loro modo avevano un senso.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Halloween, dieci film da non perdere per la notte delle tenebre

Marta Nozza Bielli

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Tra feste in maschera e piccoli tour porta a porta a suon di “dolcetto o scherzetto?” la serata di Halloween può trascorrere anche all’insegna del buon cinema!
Per evitare di perdersi in liste infinite di film horror e pellicole con protagonisti più o meno terrificanti, noi di DailyMood abbiamo raccolto per voi dieci titoli imperdibili per ricreare l’atmosfera perfetta per la notte del 31 ottobre. Grandi classici del terrore, commedie, senza però dimenticare film per tutta la famiglia: ecco i nostri consigli cinematografici per una serata all’insegna del brivido!

halloweenI misteri di Sleepy Hollow
Johnny Depp e Christina Ricci sono i protagonisti di una delle pellicole più famose e riuscite del regista Tim Burton. In un villaggio sperduto dell’America ottocentesca l’agente di polizia Crane viene inviato per investigare su tre casi di omicidio in cui le vittime sono state ritrovate senza testa. Gli abitanti del posto sostengono che il colpevole sia Il Cavaliere senza testa, resuscitato dal mondo delle tenebre per vendicarsi contro la sua decapitazione. Crane inizia a credere a tali superstizioni e tra magia, streghe, omicidi e atmosfere gotiche, il film è senza dubbio perfetto per la serata di Halloween.

Ghostbuster
Who you gonna call? Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudsonsono sono i protagonist del cult anni ’80 in cui interpretano un gruppo di ricercatori universitari interessati ai fenomeni paranormali. Quando si trovano per la prima volta faccia a faccia con un ectoplasma, decidono di diventare acchiappafantasmi di professione, cercando di ripulire una New York ormai infestata dalle strane creature. Preparate lo zaino protonico e gustatevi questo classico della commedia in compagnia, il divertimento è assicurato e la presenza di fantasmi, pure.

The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair
Ricordo ancora il terrore provato quando da bambina il trailer di questo film passava in tv. A distanza di anni non ho ancora trovato il coraggio di vederlo ma so con certezza che sarebbe il film horror adatto per una serata all’insegna del terrore. A metà strada tra fiction e documentario, la pellicola si presenta come l’insieme delle riprese amatoriali rinvenute dalla videocamera di tre ragazzi scomparsi dopo che si erano inoltrati nei boschi circostanti il vecchio villaggio di Blair, per indagare sui casi di violenza e sparizioni misteriose accumulatisi nel corso degli anni proprio in quel luogo.

halloweenScream
Grande classico anni ’90 del genere horror firmato da Wes Craven, uno degli autori più influenti del genere. Il primo lungometraggio di quella che sarebbe poi diventata una serie di film mostra per la prima volta le sembianze di uno dei serial killer più spietati di sempre: con una lunga tunica nera con cappuccio e una maschera bianca somigliante all’urlo di Munch, l’assassino semina il panico nel liceo di una cittadina californiana uccidendo numerosi studenti senza alcuna pietà. Una maschera spaventosa e una serie di omicidi sono sufficienti per un Halloween terrificante, non trovate?

La sposa cadavere
Ancora una volta Tim Burton ci fa immergere in atmosfere cupe e tenebrose, ma questa volta lo fa con un film d’animazione in stop motion ambientato in epoca vittoriana. La sposa cadavere racconta le insidie di una tormentata storia d’amore che si alterna tra il mondo dei vivi e quello dei morti e, oltre ad essere l’ennesimo e riuscitissimo omaggio al gotico del regista, riesce ad affermarsi come un film adatto ad un pubblico di ogni età.

Piccoli Brividi
L’adattamento cinematografico di uno dei romanzi della serie per ragazzi scritta da R.L.Stine è un mix di mostri, automobili stregate e piante mangia-uomini , il tutto condito dalla presenza di Jack Black che riesce sempre ad aggiungere quel pizzico di commedia che non guasta mai. Fortemente consigliata la presenza di adulti per i bambini più piccoli e viceversa, il film è il giusto intrattenimento per un Halloween in famiglia.

halloweenThe Rocky Horror Pictures Show
Da dove partire per descrivere la pellicola di Jim Sharman? Talmente irriverente e rivoluzionario, il musical in pochi anni dall’uscita (1975) divenne uno dei più grandi film cult di tutti i tempi. Manifesto allegorico sul significato di normalità, tematiche sessuali trattate senza remore, canzoni indimenticabili e personaggi grotteschi, tra cui il Dr. Frank-N-Furter interpretato da un magnifico Tim Curry.
Se non lo guarderete ad Halloween (le stranezze della trama lo rendono perfetto per la serata del 31 ottobre) recuperatelo al più presto!

Psyco
Poteva mancare il maestro del brivido nella nostra lista? Il film in questione è non solo il più famoso di Alfred Hitchcock ma probabilmente è una delle opere cinematografiche più celebri al mondo – se non altro la scena della doccia. E anche se la trama la si conosce a memoria, siamo sicuri che una nuova visione non mancherà mai di rendere elettrizzante l’atmosfera attorno al vostro divano di casa.

Halloween – La serie
Al cinema in questi giorni è proiettato l’ultimo capitolo della saga iniziata nel 1978 da John Carpenter con Halloween – La notte delle streghe, considerata una delle più importanti pellicole del genere horror.
Negli anni ’70 il primo capitolo si rivelò un successo al botteghino e lanciò la carriera di una giovanissima Jamie Lee Curtis. Qualsiasi capitolo della serie decidiate di guardare, l’iconica figura di Michael Myers non vi farà stare tranquilli.

halloweenSuspiria
In trepidante attesa del remake di Guadagnino (noi lo abbiamo visto in anteprima a Venezia) Halloween è l’occasione perfetta per recuperare il grande classico del grandissimo Dario Argento. La storia delle Tre Madri, la fotografia geniale di Luciano Tovoli e le musiche iconiche dei Goblin sono gli ingredienti perfetti per una serata a suon d’inquietudine e soprattutto del grande cinema.

 

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

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Il mistero della casa del tempo: la magia conquista anche Cate Blanchett

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Il paragone con la saga di Harry Potter viene naturale. Anche in questo caso il film è tratto da una saga letteraria di successo (quella di John Bellairs e Edward Gorey), anche in questo caso il protagonista è un preadolescente alle prese con la magia, ed è indubbio che questo film rappresenti un nuovo tentativo da parte dell’industria hollywoodiana di trovare un personaggio e una storia che possano raccogliere l’eredità cinematografica di Harry e di Hogwarts. Ma in realtà Il mistero della casa del tempo non ha nulla a che vedere con le vicende del celebre maghetto occhialuto delle storie di J.K. Rowling.
Presentato alla Festa del cinema di Roma, il film vede infatti protagonista Lewis Barnavelt, bambino di dieci anni rimasto orfano dopo la morte improvvisa dei genitori. Lewis è così costretto a trasferirsi a New Zebedee in Michigan, nella misteriosa casa dello zio Jonathan, che nasconde tanti segreti, in primis quello che riguarda lo strano ticchettio che proviene dall’interno delle mura dell’abitazione. Un ticchettio che ossessiona tanto il padrone di casa quanto la sua enigmatica vicina, Mrs Zinneman.

Interpretato da un sempre brillante e inarrestabile Jack Black e dall’elegante e sublime Cate Blanchett, Il mistero della casa del tempo è diretto da Eli Roth, il regista di horror come Hostel e Green Inferno, che per la prima volta abbandona le atmosfere splatter per dedicarsi ad una storia fantasy per ragazzi, incentrata sul mondo della magia. “Della storia – ha raccontato la Blanchett che ha accompagnato la presentazione del film al festival della capitale – mi intrigava il fatto che la magia fosse nel mondo reale. La magia è trasformazione ed è un’enorme metafora dell’idea che si può cambiare e migliorarsi sempre”. Il piccolo Lewis ritrova infatti sicurezza in se stesso, dopo la morte dei suoi genitori, proprio quando scopre che lo zio e la sua vicina sono due stregoni, mettendosi in gioco e decidendo di studiare per diventare anche lui un mago.

La parola che più ricorre nella pellicola è “indomito”, che il piccolo protagonista si ripete costantemente per ritrovare forza e coraggio per andare avanti. “Ciò che rende indomiti – ha spiegato Cate Blanchettnon sono tanto i successi, quanto i fallimenti. Cadere e poi rialzarsi. Si impara poco dai successi, io ad esempio cerco sempre di soffermarmi sugli errori, perché sono questi a farti comprendere quale strada percorrere”.
In fondo è questo il messaggio che vuole trasmettere il teen fantasy di Roth. Un originale divertissement per ragazzi, ambientato in una cornice incantata e sfumato a tratti in tonalità dark, che porta avanti il suo “discorso educativo” grazie alla classica opposizione bene vs male. Nella stramba e soprannaturale atmosfera creata dal regista, con poltrone e zucche viventi, bambole impazzite e leoni floreali, sono tante le tematiche che vengono trattate. Tra esse, anche quella della famiglia. “Lewis, Jonathan e Mrs Zimmerman –ha concluso l’attrice – sono fondamentalmente tre persone rimaste orfane in modi diversi, insieme formano una nuova famiglia e in essa ritrovano la forza per combattere la negatività. Le famiglie si formano in mille modi diversi”.

In uscita nelle sale il prossimo 31 ottobre, perfettamente in tempo per Halloween, Il mistero della casa del tempo non racconta di babbani e maghi e non ci immerge in un mondo fantastico fuori dallo spazio e dal tempo, ma saprà comunque appassionare e divertire il pubblico più giovane con le sue trovate e con la delicatezza della sua storia.

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

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