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Roma: capitale della pizza gluten free

Polici Francesca

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Ci sono solo due cose a cui un italiano non può davvero rinunciare. Quelle per cui ogni volta che si ritrova all’estero, per un soggiorno breve o lungo che sia, soffre. Quelle per cui se si trasferisce a Londra rischia di cascare in depressione permanente e ha incubi notturni. Quelle cose che ti fanno tornare il sorriso e piangere di gioia. Le stesse per cui chiamiamo “vichinghi” gli americani che storpiano la più illustre delle nostre tradizioni e che a Napoli rischierebbero il linciaggio. Naturalmente, parliamo della pasta e della pizza. In assoluto, gli alimenti più amati da ogni italiano. Che diventano motivo di vanto e fanatismo in tutto il mondo.
Ma che succede se siete celiaci? No, non è la fine del mondo e non dovrete rinunciare alle pietanze che più amate. Almeno, non se vivete a Roma. E se vi trovate nella capitale per un weekend romantico, allora non potrete non approfittarne.

Qui trovate la nostra “Top 3” delle migliori pizze gluten free romane (con possibilità di gustarle anche nella versione lactose free).

1. MANGIAFUOCO
Pensavate di dover rinunciare per sempre alla vera pizza? Cioè, quella cotta naturalmente nel tradizionale forno a legna? Ecco, finalmente potrete ricredervi. Nel cuore del quartiere Trieste, infatti, troverete questo fantastico locale dotato di due cucine (quindi, senza alcun rischio di contaminazione) e con un personale impeccabile che vi consentirà di gustare un’ottima pizza completamente gluten free. Grazie al segretissimo impasto ideato da Mangiafuoco, infatti, nemmeno l’amante della pizza più ortodosso si renderà conto che è tutto senza glutine. Non solo. Avrete la possibilità di scegliere tra la cosiddetta pizza romana (quella fina, per capirci) e quella napoletana (ossia, più alta). Ma ci sono due pizze che davvero non troverete da nessun’altra parte: l’Iberica e l’Andalusa. La prima è una squisita margherita con l’aggiunta di Pata Negra e Chorizo, il prosciutto e il salame spagnoli più gustosi di tutti. La seconda, invece, è ancora più “grassa” e più buona: una pizza bianca con cicoria e lardo di Pata Negra. Sì, avete capito bene. E non dimenticatevi di prendere anche qualche delizioso fritto, il nostro preferito è senza dubbio il supplì ai quattro formaggi (l’espressione “food porn” è nata sicuramente dopo aver provato questo!).
Vi ricordiamo che ogni piatto che esce dalla cucina senza glutine è dotato di una bandierina. Così non vi potrete sbagliare.
Locale: Mangiafuoco
Indirizzo: via Chiana, 37
Sito: http://www.mangiafuoco.org/

 

 

2. MANFORTE
Un altro vero e proprio “must” del senza glutine romano è sicuramente Manforte. Lontano dal caos della città, a due passi dalla Nomentana, troverete questo splendido casale ristrutturato dove non potrete non sentirvi subito a casa. Il personale, giovane e sempre sorridente, vi accompagnerà con estrema professionalità nella scelta migliore dall’ottimo menù. Anche qui troverete ben due cucine, che vi proporranno un’offerta culinaria estremamente sfiziosa e capace di rinnovarsi costantemente. La pizza senza glutine, infatti, non è quella tonda e “tradizionale”, ma più una “pizza a taglio” che vi verrà servita già a spicchi, con una fragranza croccantissima (come difficilmente se ne trovano nella versione gluten free) e dai condimenti più svariati. Tra le più gustose, abbiamo scelto: la Bufalina, rossa con bufala e pachino, deliziosa e fresca; e la Paesana: bianca con provola e pancetta, per un’estasi delle nostre papille gustative e una bella botta di colesterolo. Il tutto, ovviamente, accompagnato dai migliori supplì tradizionali (non ce ne sono di più buoni in tutta la città), patatine fritte da intingere in una delle tante e buonissime salse (su tutte, la cacio e pepe) e le immancabili bruschette. Dimenticate il concetto “tradizionale” di bruschette e preparatevi ad assaggiare uno dei piatti più buoni della capitale. Anche qui, il senza glutine è facilmente riconoscibile dalla tovaglietta nera dalla dicitura “senza glutine” che accompagna ogni piatto.
Locale: Manforte
Indirizzo: via di San Tommaso D’Aquino, 121
Sito: http://www.manforte.eu/

3. CELIACHIAMO
Per chi vive a Roma e, soprattutto, per chi mangia senza glutine da tempo, Celiachiamo è davvero un’istituzione. E a Roma ce ne sono due, uno più buono dell’altro. Ma questa volta ci concentriamo sul fantastico forno di Tiburtina che oltre a deliziarci con squisitezze dolci e salate freschissime, offre anche la possibilità di acquistare prodotti gluten free con le ricette Asl. Se siete appena tornati a casa e non avete voglia di cucinare ma nemmeno di uscire, Celiachiamo fa al caso vostro e vi consegnerà a domicilio una buonissima pizza gluten free (assolutamente identica a quella tradizionale con glutine) e a prezzi stracciatissimi. La filosofia di questo piccolo angolo di paradiso, infatti, è proprio quella di offrire prodotti di alta qualità a prezzi assolutamente modici (possiamo definirlo come uno dei locali più competitivi del mercato). E non dimenticatevi di provare anche le buonissime pizzette rosse, un delitto non provarle.
Qui nessuna distinzione, tutto il locale è 100% gluten free.
Locale: Celiachiamo
Indirizzo: via Carlo Caneva, 40
Sito: https://www.facebook.com/celiachiamoilforno/

di Francesca Polici per DailyMood.it

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A Roma il sushi è luxury e gluten free

Polici Francesca

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Chi vive a Roma sa bene che negli ultimi anni c’è stata una vera e propria esplosione di locali e ristoranti orientali. La richiesta sempre maggiore da parte del pubblico capitolino, ha portato la città ad un’offerta sempre più vasta. Tanto da rendere la scelta estremamente complicata.
Ecco allora che vi proponiamo la nostra lista dei migliori ristoranti giapponesi e fusion dove gustare indimenticabili luxury sushi. Ovviamente, tutto rigorosamente anche gluten free.

ROKKO
Al primo posto non potevamo che mettere Rokko, storico ristorante giapponese e tra i primissimi locali orientali della città. Situato nel pieno centro storico di Roma, offre un’atmosfera intima e rilassante, in cui ogni dettaglio viene curato con estrema accortezza, sempre con un tocco molto raffinato.
Qui è possibile gustare la vera cucina giapponese. Nessuna rivisitazione e nessuna formula fusion, solo le migliori specialità della tradizione nipponica. Non solo sushi (con il riso prodotto direttamente dai proprietari del ristorante) e sashimi, ma anche sukiyaki, salmone in salsa teriyaki preparata al momento e ovviamente lo squisito tempura di gamberi e verdure.
Una tappa imperdibile per gli amanti della VERA cucina giapponese.
Locale: Rokko
Indirizzo: Passeggiata di Ripetta, 15
Sito: https://www.facebook.com/RistoranteRokko/

NOJO
Nel cuore della movida romana, invece, troviamo Nojo, dove il giapponese si fonde prima con l’hawaiano e poi con alcune delle migliori tradizioni culinarie internazionali moderne. Questo è senza dubbio uno dei migliori ristoranti fusion della città, dove è possibile immergersi in un ambiente elegante e alla moda con suggestioni dai sapori decisi ma delicati.
Perfetto per una cena gourmet a lume di candela in cui si possono deliziare squisitezze come tartare di tonno rosso con mayo Giapponese e scaglie di tartufo. Ma ideale anche per un aperitivo trendy e luxury, in cui al normale sushi è possibile abbinare uno dei tanti cocktail preparati con grande cura dai bartender del locale.
In una parola, unico.
Locale: Nojo
Indirizzo: Viale Tor di Quinto, 35
Sito: http://www.nojo.it/

MANIOKA
Ancora fusion con l’ottimo Manioka che, grazie all’enorme successo riscosso, ha da poco aperto la sua terza sede a Prati. Ispirato ai sapori e ai colori del Brasile, questo locale propone delle vere e proprie delizie capaci di mischiare sapientemente due delle migliori tradizioni culinarie del mondo. Il sushi brasiliano, infatti, oltre a conquistare immediatamente per la freschezza del pesce, riesce a trovare il giusto equilibrio tra i sapori più dolciastri della cucina brasiliana e quelli più austeri della cultura nipponica.
Il piatto d’eccezione che è assolutamente proibito non provare è senza dubbio il “Salmao cremoso”, irresistibile sushi a base di salmone, avocado, philadelphia, erba cipollina, scaglie di mandorle, salsa agrodolce e salsa manioka.
Anche qui imperdibili i cocktail, dalle caipirinhe alle caipiroske ce n’è davvero per tutti i gusti.
Locale: Manioka
Indirizzo: Via Ofanto, 35
Viale Aventino, 40
Via Oslavia, 33
Sito: http://www.manioka.it/

SAMBAMAKI
Esattamente come Manioka, anche Sambamaki propone una cucina fusion giappo-brasiliana preparata dall’ottimo chef Ricardo Takamitsu.
Anche questo, sull’onda del grande successo riscosso, si è trasformato ben presto in una vera e propria catena. Ogni locale offre un ambiente estremamente trendy e di design.
Squisiti sushi e crudités sono serviti su piatti in pietra di sale himalayano. Sarà impossibile rimanere delusi dalle ottime tartare o dai sushi di spigola arricchiti da salse al tartufo. Vastissima anche l’offerta enologica, capace di accontentare ogni palato.
Locale: Sambamaki
Indirizzo: Viale Regina Margherita, 168
Via Vittoria Colonna, 17
Piazzale Luigi Sturzo, 28
Sito: https://www.sambamaki.com/

 

di Francesca Polici per DailyMood.it

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Alla scoperta di un dolce… carnevale

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Quando storia e tradizione si fondono nella festa più golosa di sempre

Coriandoli colorati, abiti creativi, stelle filanti e profumi inconfondibili: il Carnevale è sicuramente la festa che, con la sua fantasia e le sue risate, ci fa tornare in un attimo bambini, scacciando con una maschera i problemi della quotidianità.

Venezia, Viareggio, Acireale e Ivrea, sono solo alcune delle città italiane che hanno reso famosa questa celebrazione richiamando, come il canto di una sirena, visitatori da tutto il mondo, consolidando così una tradizione lontana secoli.

Le origini di questa ricorrenza risalgono, infatti, all’Antica Roma quando si era soliti accogliere l’arrivo della primavera con una serie di festeggiamenti che prevedevano l’uso di particolari maschere, indossate come difesa contro le potenze diaboliche ostili, con la speranza che avrebbero reso il futuro raccolto abbondante.

Si dice che, proprio durante i Saturnali, le donne più anziane si dedicassero alla preparazione di gustose frittelle, cotte nel grasso di maiale, chiamate “Frictilia”: semplici ed economiche paste che venivano preparate in abbondanza e distribuite in strada ai passanti per festeggiare la fine dell’inverno.

A distanza di anni, per le strade troviamo ancora questa dolce tradizione, anche se bisogna ammettere che la scelta di prodotti è diventata molto più ampia, così come le ricette, che hanno reso il Carnevale ancora più ricco e speciale in ogni parte d’Italia.

In cima alla lista troviamo sicuramente i il dolce carnevalesco per eccellenza: le Chiacchiere.                                                             

 Le Chiacchiere di carnevali dolci e fragranti sono sfoglie cotte al forno o fritte, servite solitamente cosparse di zucchero a velo. Secondo la leggenda sarebbero nate alla corte di una regina di Casa Savoia che chiese al cuoco Raffaele Esposito di preparare qualcosa da servire mentre conversava. Fu così che il cuoco ideò queste deliziose frittelle che presero il nome di Chiacchiere in omaggio alla circostanza in cui erano state servite per la prima volta.

La ricetta da allora è rimasta invariata (tranne per l’aggiunta particolari aromi in base alla tradizione del luogo) a differenza del nome, che cambia a seconda della regione del Nord Italia: in Lombardia sono conosciute come chiacchiere o lattughe, in Toscana come cenci o donzelle; in Emilia-Romagna vengono chiamate frappe o sfrappole, in Trentino sono crostoli, in Veneto galani o gale, mentre in Piemonte bugie. Citando Shakespeare, “Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo” e, in questo caso, lo stesso dolce sapore che lo rende il dolce più amato da grandi e piccini.

Al Sud, invece, il vero dolce di Carnevale è il Sanguinaccio, una crema dolce a base di cioccolato fondente da mangiare con le chiacchiere. Del sanguinaccio esistono due diverse versioni, quella moderna, in cui si utilizza semplicemente la cioccolata, e quella classica, in cui si usa il  sangue del maiale. Oggi, questa ricetta è diffusa solo in campagna, dove sono ancora molti che continuano a seguire la tradizione.

Per finire, al Centro Italia, in Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio il dolce tipico del periodo di Carnevale è la Cicerchiata, che significa letteralmente mucchio di cicerchie. Si tratta di palline fritte ricoperte con il miele, molto simili agli struffoli napoletani, disposti sul piatto a forma di corona o di “pupatta”.

Che dire? Si comincia a respirare un profumo diverso nell’aria, un profumo che ci esorta ad abbracciare una tanto antica quanto dolce ricorrenza, fatta di tradizioni, riti, ricette di famiglia. E se volete divertirvi a creare sfiziosità in allegria, sul sito PANEANGELI, troverete un comodo eBook dedicato alle principali ricetti di Carnevale da poter realizzare a casa.

 

 

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Itinerari di gusto 2020: alla scoperta delle vere origini della Champagne

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Hot Spot e attrazioni da non perdere a Troyes, la capitale della Regione dell’Aube dove fu trapiantato il primo ceppo di Chardonnay

Al di là degli itinerari turistici più battuti, quando si parla di grandi bollicine non può sfuggire ai veri connaisseurs il percorso che porta nella parte meno nota, ma per certi aspetti, più autentica, della regione della Champagne. Parliamo del cuore della regione dell’Aube, la vera terra di origine dello Champagne, nella quale fu trapiantato il primo ceppo di Chardonnay importato da Cipro, direttamente dalle Crociate del XIII secolo, da Comte de Champagne. Il primo a essere trapiantato nella Côte des Bar, anche se furono i commercianti della Marne a venderlo prima degli altri in Francia. E per evitare che l’Aube potesse produrre l’autentico Champagne, dopo una guerra impedirono alla regione di origine, per più di sei secoli, di utilizzare la denominazione di “Champagne”. È da qui che inizia la storia di Comte de Montaigne, una Maison che ha fatto dell’autenticità del terroir dell’Aube il suo tratto distintivo. Stéphane Revol, Ceo dell’azienda e fine conoscitore dell’Aube, ci guida alla scoperta di Troyes, il capoluogo della regione, con una
Top 5 di attrazioni da non perdere:

1) Le suggestive casette a graticcio:

Case a graticcio _Troyes

Un tempo capitale della Champagne, oggi Troyes è il capoluogo del Dipartimento dell’Aube. Adagiata sulla riva sinistra della Senna, questa ridente cittadina si fa ricordare anche per il suo centro storico, meglio noto come “le Cœur de Troyes”, che ha la forma esatta di un tappo di champagne (“Bouchon de Champagne»). Tra una via medievale e l’altra si possono scorgere anche i dettagli delle tradizionali case a graticcio (Maison à Colombage), costruite nel XII secolo con legno, fieno ed argille. Argille che ritroviamo nel terroir delle Cuvée Comte de Montaigne ancora oggi. Ecco perché, passeggiando in questa zona, si comprende la bellezza di un territorio che fa della sua unicità un valore imprescindibile.

2) La Chiesa di Santa Maddalena e il primo ceppo di Chardonnay:
La Chiesa di Santa Maddalena è una chiesa che si incontra un po’ per caso attraversando le strette strade del centro città. È la chiesa più antica di Troyes e presenta un esterno mirabile, che offre uno stile di architettura gotico fiorita con gli archi rampanti che formano un intreccio bellissimo sulle entrate laterali, ricca di doccioni antropomorfi che quasi puoi toccare.

Ma sono le sue vetrate a conquistare i turisti di tutto il mondo: in un dettaglio, l’immagine del Comte de Champagne mentre consegna al cardinale il primo ceppo di uva di Chardonnay riportato da Cipro direttamente dalle Crociate nel XIII secolo e poi trapiantato nella Côte des Bar, il terroir della Maison Comte de Montaigne.

3) le vetrate della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo:
Slanciata ed imponente, con cinque navate e un imponente rosone, la maestosa Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo lascia senza fiato. La torre di San Paolo, del 1545, è ancora oggi incompiuta. La curiosità? I 1.500 metri di vetrate lavorate fra il XIII ed il XIX secolo, che sono valsi alla città l’appellativo di “Città santa delle vetrate”.

4) la Basilica di Sant’Urbano:
La Basilica di Sant’Urbano, capolavoro del gotico, è uno dei simboli della città di Troyes. Il timpano del portale colpisce per la sua raffigurazione del Giudizio Universale, insieme alle vetrate dell’abside e alla statua della “Vierge de Raisin” nella cappella sud, capolavoro della Scuola di Troyes del XVI secolo.

5) alla riscoperta dei giardini medioevali
durante la vostra visita a Troyes non potete assolutamente perdere i cinque giardini medioevali della città. Primo fra tutti, il Giardino di Maria, nel cortile dell’Hôtel de Mauroy, che racconta l’evoluzione del giardino del piacere, dal Medioevo fino al limite del Rinascimento. Se siete appassionati di piante medicinali e aromatiche, resterete affascinati dall’Apothecary’s Garden, nel cuore dell’Hôtel Dieu. E ancora: non perdetevi il Giardino dei Dyers, che offre ai suoi visitatori un fantastico tuffo nell’universo delle piante tintorie e il Giardino degli Innocenti, che segna l’apertura al pubblico dell’ossario segreto della chiesa di Sainte Madeleine. A completare la lista, il Giardino delle piante medicinali, nel cortile principale dell’Hôtel Dieu, che propone un interessante viaggio alla scoperta delle “piante magiche” per la cura delle malattie, su una superficie di 1.300 metri quadrati.

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