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Simone D’Angelo: The Next Italian Top Model?

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Many different paths born from the same icon, all made to see what’s next. This is the Wayfarer Family.

Nel corso dei suoi settantacinque anni di storia, Ray-Ban si è rivelato un accessorio indispensabile per le icone culturali che non vogliono semplicemente essere viste, ma vogliono essere notate. Ray-Ban ha lasciato un segno indelebile nella storia della cultura.

Il 1952 è l’anno del modello Ray-Ban Wayfarer, dall’iconica montatura squadrata che è stato disegnato da Raymond Stegeman e che ebbe un successo senza precedenti fin dagli esordi, capace di soddisfare i gusti glam della Hollywood del dopoguerra tanto da essere indossato da vere e proprie leggende del grande schermo. Nel tempo i Ray-Ban WAYFARER divengono uno degli accessori più inconfondibili nella storia della moda.

E proprio in questi giorni gli amanti dell’eyewear e i più accaniti fashion addict possono avere il piacere di ammirare l’ ultima campagna web di Ray-Ban #wayfarer.
Le atmosfere sono quelle a cui il brand di culto ci ha abituati: risate, corse, orgoglio, fiducia in sé in un’atmosfera urban dai colori soffusi.

DailyMood.it ha avuto il piacere di intervistare uno dei protagonisti di questa campagna web: Simone D’Angelo.

Ecco cosa ci ha raccontato.

DAILYMOOD.IT: Buongiorno Simone, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Partiamo subito chiedendoti di raccontarci di questa fantastica esperienza che, per un modello giovane come te, immaginiamo essere unica.

Simone D’Angelo: Buongiorno. Vorrei innanzitutto ringraziarvi.
Confrontandomi con dei colleghi, ho capito che in questo lavoro non ci si prepara per essere i migliori bensì, per essere pronti nel momento giusto; allenamento, dieta e positività sono indispensabili tutti i giorni.
Per quanto riguarda questa mia ultima esperienza: qualche giorno dopo il casting ho ricevuto la chiamata dal booker con la quale mi ha comunicato di essere stato confermato per il lavoro. Non saprei dire chi dei due fosse più contento!
La consapevolezza di lavorare per un grosso brand, ha aumentato ulteriormente il mio impegno e la soglia della mia attenzione durante tutto il giorno di lavoro.

DAILYMOOD.IT: Il nome WAYFARER significa letteralmente VIANDANTE. Per il tuo stile di vita e per le esperienze che fai giornalmente, ti senti un po’ così anche tu?

Simone D’Angelo:
Sicuramente è un lavoro che ti porta a viaggiare molto e a fare diverse esperienze, quindi sì, direi che viandante è appropriato.

DAILYMOOD.IT: Ray ban è un brand diventato cool fin da subito, indossato da sempre da moltissime star . James Dean in Gioventù Bruciata, Robert De Niro nel film Taxi Driver, Clint Eastwood in Ispettore Callaghan: il caso scorpio è tuo, e ancora Tom Cruise in Top Gun, Denzel Washington in Malcolm x Will Smith e Tommy Lee Jones in Men in Black, Jonny Depp In paura e delirio a Las Vegas , solo per citarne alcuni.
A quale di queste star potresti sentirti piu vicino e perché?

Simone D’Angelo:
Degli attori appena citati ho solo gli occhiali simili a quelli indossati da Jonny Depp in Paura e delirio a Las Vegas (ride…). Per il resto preferisco ispirarmi ad icone di alto livello ma nel settore della moda.

DAILYMOOD.IT: Passando ad altro…come è nata la tua passione per la moda? E quando hai capito di voler fare il modello?

Simone D’Angelo: Qui rispondo a domande invertite. Ho capito di voler fare il modello quando ho capito che potevo farlo. Dopo che ricevi diversi feedback positivi da persone del settore, incominci a crederci. All’inizio era solo un gioco… la passione per la moda è nata con il passare del tempo, frequentando e soprattutto lavorando in questo settore.

DAILYMOOD.IT: Cosa pensi ti renda diverso da altri ragazzi che hanno intrapreso la tua stessa professione?

Simone D’Angelo:
La voglia, soprattutto in questo settore, fa la differenza. Ho visto tanti ragazzi che esteticamente avrebbero forse avuto più chances di me, mollare dopo qualche feedback negativo. La voglia ti porta ad essere determinato e costante.

DAILYMOOD.IT: Quanto è importante per te il benessere fisico e mentale e cosa fai per riuscire a mantenere entrambi?

Simone D’Angelo: Sono fondamentali, “mens sana in corpore sano”. Faccio sport da quando avevo 6 anni, è un ottimo antistress naturale. Dove non arriva lo sport subentra il pensiero positivo. Cerco di trovare del positivo in ogni esperienza, soprattutto in quelle negative.

DAILYMOOD.IT: Qual’ è l’esperienza lavorativa che ti ha appagato di più fin’ora?

Simone D’Angelo: Ray-ban è stato il raggiungimento di un obbiettivo, la consapevolezza di poter lavorare con grandi brand e paradossalmente, anche un ulteriore punto di partenza…ma la soddisfazione più grande, penso di averla avuta con la campagna uptobe.
E la maggior conferma l’ho avuta da mio padre che per mesi mi ha chiamato stupito per sapere se fossi io sul giornale(ride), sapendo soprattutto quanto tempo ci ho messo per fare credere anche lui in questo lavoro.

DAILYMOOD.IT: una recente ricerca ha evidenziato il fatto che il 65% circa delle griffe si affida all’influencer per le proprie campagne. Cosa pensi di questo binomio?

Simone D’Angelo: Se parliamo di “campagne social” secondo me è un binomio che funziona molto, anche perchè i social sono un mezzo di comunicazione molto veloce ed efficace. Magari inviterei i brand a fare un’indagine di mercato più approfondita per scegliere a chi affidare la propria immagine. Oggi non ci vuole molto a fare un investimento sbagliato che porta ad una pubblicità nulla.

DAILYMOOD.IT : Si è da poco conclusa la Milano Fashion Week Men’s. Potendo scegliere, per quale stilista ti piacerebbe sfilare?

Simone D’Angelo: Mi sarebbe piaciuto sfilare per Diesel, è uno dei miei brand preferiti. Di quelli presenti ora in FW penso che Armani sia uno dei pochi se non l’unico, che può farti fare un ulteriore salto di qualità, ma ad essere onesto ambisco a lavorare per altri brand, diciamo fuori dalla dimensione sartoriale e più vicini al mondo dello street style.

DAILYMOOD.IT: Stai per laurearti in Scienze Motorie. Innanzitutto complimenti! Dopo questo importante traguardo, come vedi il tuo futuro e in quale campo?

Simone D’Angelo: Cerco di tenermi più strade aperte. In questo momento c’è la moda ma la voglia di diventare professore di educazione fisica non è tramontata. Con il tempo capirò meglio quale è il ruolo più giusto per me.

DAILYMOOD.IT: chi è Simone nel privato? I tuoi hobbies e le tue passioni?

Simone D’Angelo: Negli ultimi due anni penso di essere cambiato molto, ho avuto diversi impegni che mi hanno spinto ad una continua ricerca della tranquillità, ma so benissimo che con l’andare avanti degli anni il tempo libero sarà sempre meno. Do tutto me stesso in ogni strada che decido di percorrere o in ogni obbiettivo che voglio raggiungere. Ho capito che stavo dando troppa importanza ai social e ho cambiato anche il modo di usarli, i bei momenti e quelli meno, con le persone a cui tengo preferisco tutelarli in una dimensione privata. Evito di far arrivare messaggi in maniera indiretta, la reputo immatura come cosa. Sono abituato ad organizzarmi seguendo degli schemi e se qualcosa va storto i piani di riserva esistono apposta. Dico sempre quello che penso, a molti può non piacere, non m’importa, è una cosa che amo di me. Per capire cosa voglio o non voglio ci metto poco. Se sussiste un problema, in ogni ambito, preferisco risolverlo subito. Per il resto, le mie giornate sono suddivise tra sport, studio, casting, lavoro, amici e miei genitori ai quali mi rivolgo spesso per chiedere consigli. In tutto questo trovo sempre il tempo di mangiare (ride..), inserisco il cibo tra le mie passioni, insieme al calcio, la moda ovviamente e gli “anime”.

DAILYMOOD.IT: progetti a breve termine?

Simone D’Angelo: Ora la mia priorità è la laurea. Una volta raggiunto questo importante traguardo, credo sia arrivato il momento di confrontarmi, come modello, con esperienze internazionali e non solo italiane.

DAILYMOOD.IT: A breve tornerà il consueto appuntamento con uno degli eventi cinematografici più importanti: Il festival del Cinema di Venezia.
In quanto testata che si occupa anche di cinema, non possiamo esimerci dal chiederti: film e attore preferito?

Simone D’Angelo: Non ho esattamente un film preferito, ma ne ho diversi che ho rivisto più volte come ad esempio Shutter Island (Di Caprio ha sempre il suo perché!), Cambia la tua vita con un click, Southpaw, Cinquanta volte il primo bacio. Amo molto i film della Marvel…. Jake Gyllenhaal in questo periodo, è il mio attore preferito.

Simone D’Angelo: Vorrei rubare qualche secondo per ringraziare i miei genitori che mi sostengono da sempre, la mia agenzia (Brave Model Management) che mi supporta e sopporta (ride…). Colgo anche l’occasione per salutare i miei amici più cari e la redazione e i lettori di DailyMood.it che hanno speso 5 minuti di tempo per conoscermi meglio.

DAILYMOOD.IT: Grazie a te per averci dedicato il tuo tempo e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

Instagram: @simondangel
Faceboock: https://www.facebook.com/simone.dangelo.58

 

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Maria Nazionale “Ho capito quanto gli artisti siano importanti per la nostra città”

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Senti cantare Maria Nazionale e vedi Napoli, la sua gestualità, l’espressione del bel volto, la sua voce hanno il potere di trasportarti  in un viaggio virtuale che ti fa conoscere l’essenza della sua città, infatti Napoli non basta visitarla ma c’è bisogno di viverla, e Maria te la fa vivere, mentre canta le sue melodie partenopee vedi il mare, il volo dei gabbiani a sera, le barche dondolanti, in attesa, il Vesuvio, i pini svettanti al sole,  ti sembra di camminare nei vicoli e ti sembra che tut­ti quei pan­ni ste­si sia­no lì per fare fe­sta, come dice Luciano De Crescenzo, panni tesi sulle corde che le­ga­no tut­te le case l’u­na con l’al­tra, come un col­lo­quio fra i pa­laz­zi e quin­di il se­gno del­l’a­mi­ci­zia che li uni­sce.

La cantante è considerata un simbolo,  “la storia di Napoli”, infatti ha contribuito a diffondere nel mondo lo spirito partenopeo, raccontando l’amore per la sua città, i testi delle sue canzoni sono poesie in musica che vanno dirette al cuore, creando  un collage fatto di  pensieri, di storie, di immagini ma anche di allegria e di profonda tristezza, perché il suo canto profuma di vita, ha il cuore e l’anima partenopea che  ha il magico potere di sospendere il tempo, svelando infinite emozioni, come infinite sono le sensazioni che ognuno è in grado di provare, ascoltandola, quasi un mettersi nudo, svelarsi, confessando le proprie emozioni.

Incontriamo Maria Nazionale per farci raccontare la sua carriera e capire come l’artista è diventata il simbolo di Napoli.

Sei giovanissima ma hai alle spalle una lunghissima carriera, hai avuto la possibilità di collaborare con molti artisti. Quali sono le esperienze che ricordi ?

Gli artisti con i quali ho collaborato sono stati tanti e le collaborazioni sono relative a momenti di spessore e di esistenza diversi. Nella prima parte, a Milano dove ho lavorato con mio marito, il maestro Franco Chiaravalle, ho fatto il mio primo album omonimo con la EMI  “Maria Nazionale”, nel 1993, partecipo al Festivalbar, Premiatissima, Viva Napoli, ma è nel 1994 che lavoro al CD “Ha da passà ‘a nuttata”, che si ispira alla “Napoli milionaria” raccontata da Eduardo De Filippo, permettendomi anche di interagire con artisti di una levatura eccezionale, per la collaborazione di Tullio De Piscopo, Nino D’Angelo, Mario Merola, Nuccia Fumo.

Ma poi ho collaborato con Malgioglio, Gragnaniello, Peppe Vessicchio, Antonio Calenda, Roberto De Simone, tantissimi….

Le tue canzoni ormai diventano storia di Napoli…..

Si è stato il tempo di “Napoli ti amo” , capolavori come “Palomma ‘e notte”, “Fenesta vascia” e “Era de maggio”, poi colonna sonora del film “Tatanka” “Mi farai morire” e “Però te penzo”. Si susseguono nuove collaborazioni con Enzo Gragnaniello, Federico Salvatore e Peppe Lanzetta.

Ma anche SanRemo

A SanRemo sono stata due volte, nel 2010 con Nino D’Angelo e nel 2013, da solista, con “È colpa mia” composta da Fausto Mesolella e Peppe Servillo.

E’ il periodo nel quale Cristiano Malgioglio mi coinvolge in una compilation-omaggio alla capoverdiana Cesária Évora. La canzone del duo è “Tiempo y silencio”.

Ma diventi anche una brava attrice con Garrone

Matteo Garrone mi sceglie per incarnare il ruolo di Maria in  “Gomorra” – nel cast anche Toni Servillo, Gianfelice Imparato e Salvatore Cantalupo – che ottiene il Grand Prix al Festival di Cannes 2008. Per il mio ruolo ho ricevuto  una nomination ai David di Donatello quale migliore attrice non protagonista. In seguito, per la colonna sonora del film ho collaborato con il compositore, produttore e dj britannico Matthew Herbert per la registrazione del singolo “Viento ‘e mare”.

E nel 2016 diretta da Michele Placido

Michele Placido mi ha voluta nel cast tutto al femminile (Fiorella Mannoia, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Cristiana Capotondi) del film “7 minuti” e l’anno seguente è Gianni Amelio a volermi sul set per “La tenerezza”con  Renato Carpentieri.

Maria, canto, attrice, palcoscenico, è stato difficile appropriarti della gestualità, dell’espressione, della voce, insomma diventare qualcun altro?

Io non amo i cambiamenti. Nonostante io viva una vita sempre in viaggio, in realtà sono un’abitudinaria.  I miei personaggi io li vivo sognandoli di  notte ma mi sono resa conto che i cambiamenti sono un arricchimento professionale  e, almeno sotto il profilo della voce, la vocalità mi ha dato veramente una mano a uscire anche da certi schemi nei quali ero programmata.

E l’esperienza con la solidarietà?

L’incontro  con la solidarietà è forse l’esperienza più importante, ma anche piena di significato, della mia vita.  Si aiutano gli altri in silenzio,  ma la presenza di noi artisti è importantissima, sono esperienze che arricchiscono enormemente, instaurando rapporti umani oltre che professionali molto belli. Ultimamente ho fatto da madrina all’evento della giornata internazionale contro la violenza alle donne, “Tutti uniti per il sociale”, terminata in una allegra festa, fra canti e balli, felici per la riuscita di una bellissima serata organizzata dalla GU Management di Gianfranco Unione, una serata fra amici dal cuore grande.

Cosa è per te l’esperienza con Napoli ?

Napoli è sempre stata nel mio cuore, da giovanissima  ho deciso che volevo cantare le canzoni della mia terra,  ma soprattutto raccontarle sul palco, ho capito quanto gli artisti, le persone che hanno una grande visibilità, siano estremamente importanti per comunicare, parlare, mandare messaggi,  condividere la propria esperienza. Chi mi ascolta lo sa che io canto Napoli perché è la mia vita.

Una curiosità prettamente femminile, di chi sono i tuoi outfit?

Vesto Hanna Moore Milano, un brand totalmente made in Italy,  i tessuti e i colori riescono a creare un dialogo fra l’abito e le mie interpretazioni, e il designer, che è sicuramente un artista, permette alla moda di esprimersi in un nuovo linguaggio dell’eleganza, un insieme e una fisicità unica che mi veste di colore e di vibrazioni che toccano l’anima.

Maria raccontaci i tuoi impegni attuali

Un artista non si ferma mai, diciamo che “il più bello” deve ancora venire….ma attualmente sono felice per il mio brano “Ragione e Sentimento”  che sta avendo un grande successo ed è molto gettonato,  e l’ultimo mio lavoro al quale tengo molto, sia come donna che come artista, “Sulo Na Voce” , che è un brano molto toccante sulla violenza subita dalle donne, alleggerito dal sound  Ballade Gitana e già in volata sui motori web con un video dai nostri sapori e dalle atmosfere calienti del sud.

Quello di Maria Nazionale, cantante/attrice, è un viaggio nel mondo di Napoli,  con la proiezione nei tempi dello stupore, delle illusioni, del dolore ma anche della gioia e dell’amore, l’artista, con il suo canto, ne ruba i sogni, ferma istanti di sguardi, di “incontri”, le sue non sono illusioni ma suggestioni…..la  sua è la costruzione di un mondo come realmente  lo vede l’artista, tra realtà, sogno e fantasia, il mondo partenopeo e i modi del vivere quotidiano per abitare il mondo, codificando linguaggi e comportamenti, producendo non solo immagini ma svelando principalmente la sua grande realtà di artista.

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“Il Made in Italy delle donne…” di Ketty Carraffa

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PRESENTAZIONE LIBRO E PROGETTO
“Il Made in Italy delle donne…” di Ketty Carraffa
dedicati al 25 novembre
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
MILANO, 23 NOVEMBRE.
AUDITORIUM “TERESA SARTI”

“Il Made in Italy delle donne…”
La Canzone di Marinella – Le donne imprenditrici di se stesse
Creare, nascere e rinascere: il valore aggiunto del fare, al femminile

Sin dall’adolescenza, la Fotoreporter, Docente di Cinema e Comunicazione e Opinionista televisiva, Ketty Carraffa, di Milano, è  impegnata personalmente e professionalmente nella difesa dei diritti delle donne, nella sensibilizzazione contro la violenza di genere, e realizzando e organizzando, su questi temi, numerosi eventi e progetti, con il supporto della parte culturale, artistica e musicale, (della quale si occupa come giornalista e opinionista freelance, dal 1985) nelle date “canoniche” dedicate alle donne ma, soprattutto, per “ricordare” ogni giorno dell’anno, le vittime e la necessità dell’educazione al rispetto, delle nuove generazioni.

In Italia, ogni 72 ore, un donna è vittima di femminicidio, e questo è un dato terrificante da non dimenticare, che non deve essere assolutamente considerato un’abitudine.

Dopo l’uscita dei precedenti saggi sul lavoro atipico delle donne e le relative presentazioni, sempre con prestigiosi Patrocini istituzionali, con relazioni e racconti “in positivo”, di donne vittime di ogni forma di violenza, con i libri: “Come Marilyn da quando non c’è più. Il valore del lavoro al femminile”, “Come le mimose. Le donne e la discriminazione nei luoghi di lavoro” e “Le donne, acqua nel deserto. Quattro storie di donne vittime di violenza”, nel 2019, con un’impostazione diversa, è in uscita il suo nuovo libro e progetto: “Il Made in Italy delle donne” – La canzone di Marinella.”

La presentazione si terrà a Milano, presso l’Auditorium Teresa Sarti, in Viale Ca’ Granda 19, Zona Niguarda, dalle 10 alle 13, di sabato 23 novembre, con il Patrocinio del Municipio 9 del Comune di Milano, e vedrà la presenza di numerosi ospiti, le protagoniste del libro, personalità della società civile e imprenditoriale, con l’adesione di numerose associazioni, partner e stampa solidali, con la Seconda Edizione del Riconoscimento internazionale a donne e uomini solidali “Le donne, acqua nel deserto”, Progetto di sensibilizzazione contro la violenza

Con l’autrice, KETTY CARRAFFA, Autrice libro e Progetto – Opinionista -Docente Comunicazione e interventi e contributi di:
GIUSEPPE LARDIERI – Presidente Municipio 9 – Comune di Milano
SALVATORE MARINO – Direttore artistico Festival Vertical Movie
DORI GHEZZI – Fondazione “Fabrizio De Andrè”
ALESSANDRA KUSTERMANN – Centro medico assistenza vittime violenza, (Clinica Mangiagalli)
GIULIANO GRITTINI –Artista stampatore, autore copertina libro di KC
RAFFAELLA PODREIDER – Nipote e biografa di ROSA GENONI (Creatrice di Moda e pacifista)
LAURA GALLIA – Modisteria Gallia e Peter
MARIANA MILL – Executive Director at Mill&Partner GmbH – Stilista Millè Milano
CARLA TOLOMEO – Artista, (Neverrestonmylaurels)
TERESA, MIRIAM e ARIANNA GARDONI – Gardoni art
ELENA CARMIGNANI – Fattoria Enzo Carmignani
FABIO CARRAFFA – Musicista, arrangiamenti cover di KC: “La canzone di Marinella”, “Gracias a la vida”

Intrattenimento finale a cura di KC e “DJ M” “Musica è Donna – Viaggio con le grandi artiste internazionali”.

Con la partecipazione di Riccardo Moraca e le sue canzoni dedicate alle donne

L’evento di presentazione sul tema “al femminile”, come ogni anno, si tiene nella settimana che precede la data del 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne, alla quale è dedicato, che partirà con il “tour”, portando in tutta Italia e nel mondo, il valore del più “profondo” Made in Italy.

In questo nuovo libro, l’autrice impegnata da tre anni con il suo Format “Il Made in Italy è la nostra passione”, che valorizza i territori italiani, presenta la visione di un Made in Italy tutto al femminile. In questo caso, è preso in esame il Made in Italy specifico delle donne: culturale, sociale e imprenditoriale.

L’autrice racconta storie di protagoniste, anche non “italiane”, e che hanno deciso di vivere in Italia la loro esperienza lavorativa, non semplicemente esaltando le “virtù” e prerogative tipicamente italiane adottate in ogni parte del globo, ma proponendo come valido esempio la ricerca della “bellezza” e dello stile italiano apprezzato in tutto il mondo da secoli.

Il nuovo saggio, è un collegamento al Progetto e libro: “Le donne, acqua nel deserto”, (e con la seconda edizione del Riconoscimento Internazionale, ad artisti e società civile, che si svolge durante l’evento), partito e presentato il 25 novembre 2015, con il Patrocinio della Regione Lombardia.

Il collegamento rispecchia le peculiarità al femminile, rispetto alle sfere del talento delle donne in ogni ambito della vita sociale e lavorativa, e prosegue gli intenti di sensibilizzazione sul tema dei diritti e dell’educazione al rispetto, con la sua opera di divulgazione, contro la violenza sulle donne, non solo nelle date “canoniche e simbolo” del 8 marzo o 25 novembre ma per tutti i giorni dell’anno.

Le interviste sono dedicate alla presenza assordante del silenzio delle donne che non possono più raccontarsi, perché vittime di violenza o femminicidio, e ai loro figli, che affronteranno il futuro senza le loro mamme, nel buio della grande e assoluta assenza,  con il ricordo sempre più flebile, al quale saranno perennemente aggrappati…

La dedica alle donne vittime di violenza, in questo libro, è ispirata dalla “Canzone di Marinella”, la ballata/bolero di Fabrizio De Andrè, (scritto e composto nel 1962 con l’arrangiamento musicale del Maestro Gian Piero Reverberi); la prima canzone in assoluto che l’autrice ha imparato a cantare da bambina, (scritta nell’anno della sua nascita e che le ha insegnato la sua mamma, insieme alla grande ammirazione per il Poeta genovese che ha conosciuto a 15 anni e con il quale ha cominciato la sua carriera di fotoreporter), e dalla quale, ha immediatamente percepito una grande energia e che ora, è anche una sua cover, sigla del progetto, dopo “Gracias a la vida”, sigla del 2015. Questo brano, è un dolce omaggio del cantautore a una donna che si può dire oggi: “vittima di femminicidio”, ed è per Ketty, il legame primario del suo impegno civile e sociale sui diritti delle donne, delle bambine e bambini.

Il libro contiene le interviste a donne protagoniste, impegnate nel Made in Italy: culturale, sociale e lavorativo, con le riflessioni sul futuro dello stile italiano nel mondo.

La copertina è di Giuliano Grittini – Artista Stampatore e fotografo di Alda Merini

Fanno parte del Progetto 2019, oltre al libro:
le cover di Ketty Carraffa, delle canzoni “Gracias a la vida”, (Violeta Parra) e “La Canzone di Marinella”, (Fabrizio De Andrè); utilizzate come “sigla“, durante le presentazioni del libro e il Riconoscimento internazionale “Le donne, acqua nel deserto”, (che andrà a donne  e uomini impegnati nella difesa dei diritti, con un’opera di Giuliano Grittini).

IL LIBRO
Prima parte:
“La Canzone di Marinella” – Le donne solidali
INTRODUZIONE – ROSALBA KETTI CARRAFFA
Postfazione di GIUSEPPE TANGA – Segretario Generale Hermes Centro Studi Europeo – Roma
Le interviste a:
DORI GHEZZI – Nel ricordo del Poeta e in omaggio a Fabrizio de Andrè, a vent’anni dalla scomparsa, con un messaggio alle giovani generazioni di donne e soprattutto mamme, per costruire un mondo migliore, cantando sempre l’Amore, attraverso la conoscenza dei valori e i principi che ci hanno lasciato i “grandi”.
ALESSANDRA KUSTERMANN
Direttore di Ginecologia e Ostetricia, Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico Ginecologico, Centro medico specialistico di assistenza per i problemi della violenza alle donne e ai minori. (Policlinico Mangiagalli – Milano)
GIUSSI BARBARA – Ginecologa – Centro Antiviolenza Mangiagalli
MARIA SILVIA SFONDRINI Responsabile di Unità Operativa Semplice – Policlinico Mangiagalli
STELLA PEDILARCO Coordinatrice Reparto Diagnostica senologica – Policlinico Mangiagalli
ISA MAGGI – Responsabile nazionale STATI GENERALI DELLE DONNE
Fiorella Cerchiara – Presidente Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza Onlus

Seconda parte: La nostra passione è il Made in Italy. Le donne, imprenditrici di se stesse

Le Interviste a:
MADLENA ZEPTER
Zepter International, Founder of Teatro “Madlenianium”, “ZEPTER INTERNATIONAL DESIGN AWARD”
LAURA MARELLI – Modisteria Gallia e Peter
CARLA TOLOMEO – Artista
MARIANA MILL – Executive Director at Mill&Partner GmbH – Stilista
ROSA GENONI – L’inventrice del Made in Italy, raccontata da RAFFAELLA PODREIDER (Nipote e biografa)
TERESA, MIRIAM e ARIANNA GARDONI – Gardoni art
ELENA CARMIGNANI – Fattoria Enzo Carmignani
FRANCESCA CORBANI – Giovane Imprenditrice

Organizzazione e Accredito

Ketty Carraffa +39/3382610554 – kettyk62@gmail.com

Daniela Manfredi -345779972

Gianluca Croce – 3488931472

Riprese per FORMAT TV “IL MADE IN ITALY E’ LA NOSTRA PASSIONE” BY KC

 

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GLI ITALIANI, di Massimo Baldini

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Il Mulino annuncia l’uscita del libro GLI ITALIANI, di Massimo Baldini, progetto con cui la casa editrice inaugura una nuova attenzione editoriale per la fotografia contemporanea.

Il libro raccoglie 83 foto scattate dall’autore tra il 2015 e il 2018, alle quali fa da contrappunto una serie di testi scelti dall’italianista Claudio Giunta tra narrativa, poesia, saggi e interviste, da Dante a Pasolini, a Stefano Benni. Completa il volume uno scritto di Claudio Marra, storico della fotografia.

Massimo Baldini, Caffè – Palermo

Baldini ha realizzato gli scatti de GLI ITALIANI viaggiando per l’intera penisola, da nord a sud, dalle metropoli ai piccoli centri, per appropriarsi dell’immagine contemporanea, complessa e mutevole, di un paese e della sua gente attraverso indizi, segni, atteggiamenti, pose. Secondo Claudio Marra, si tratta di “un’ampia riflessione sugli italiani di oggi, su un insieme di caratteristiche, di comportamenti e di luoghi, colti nel corso di lunghe peregrinazioni”.

L’intento è quello di restituire il ritratto degli italiani senza moralismi o abbellimenti. Non un’opera di denuncia: la realtà semplicemente si palesa, sta al fotografo catturarla. Ne emerge un’umanità per lo più aggrappata a riti e aspirazioni piccolo-borghesi. “Il cibo, la macchina, la religione, i cellulari…”, commenta Claudio Giunta, “gli italiani di Baldini hanno soprattutto questo in mente, si dedicano soprattutto a queste occupazioni, a questi piaceri”, nei quali serpeggia tuttavia un disagio come risvolto oscuro di un miracolo – non solo economico – rimasto incompiuto.

GLI ITALIANI si ispira nelle premesse e nella pratica – raccontare la realtà senza forzature interpretative – a un libro di importanza capitale per la storia della fotografia: The Americans di Robert Frank, il fondatore della street photography recentemente scomparso. L’omaggio di Baldini a questo grande classico, di cui ricorrono nel 2019 i sessant’anni dalla pubblicazione, è già nel titolo del volume, nel numero delle foto e nella scelta di affiancarle con una raccolta di testi che ne amplifichino il senso.

Come Frank aveva accantonato l’apparenza falsa e zuccherosa dell’American dream per svelare con disincantato realismo la faccia più cruda del paese, così Baldini traccia un’antropologia inattesa e a volte ironica dell’Italia profonda. Per Claudio MarraGLI ITALIANI è un progetto che si può leggere secondo due prospettive. Da un lato è costruito esplicitamente in dialogo con l’opera di Frank, e si pone come una sorta di meta-riflessione sulla sua fotografia e sulla fotografia in genere, dall’altro lato rivendica una totale autonomia narrativa, tesa a reporter, senza pregiudizi, l’Italia di oggi, a riproporcela per come appare, in un’articolazione complessa di sfaccettature in cui il giudizio rimane sospeso, recuperando, senza imbarazzi, quella condizione di specchio con la memoria che da sempre accompagna la fotografia.

MASSIMO BALDINI, laureato in Sociologia economica nell’Università di Firenze, ha lavorato per molti anni presso la Società editrice il Mulino di Bologna come responsabile delle scienze sociali e politiche. Sue foto sono apparse sulle copertine di riviste e volumi a stampa. Nel 2017 si è tenuta a Parigi, alla Maison de l’Italie, una sua mostra personale intitolata Italianité; dell’autunno 2018 è la mostra A Tour not so Grand presso la Fondazione Gajani di Bologna.

GLI ITALIANI
Fotografie di Massimo Baldini
Testi scelti da Claudio Giunta
Con uno scritto di Claudio Marra
Edizioni Il Mulino

Formato 21×19,7, stampato su carta patinata Estro 150 gr.
Confezione rilegata con plancia plastificata
Prezzo € 26,00

 

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