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Style & Luxury

Limited edition: ergonomico, funzionale e di classe, il Mille Miglia 2013 è il segnatempo nato per gareggiare

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19 maggio 2013

Da 25 anni, Chopard è partner fedele della gara “Mille Miglia”. La costante presenza del marchio all’evento testimonia il legame profondo che unisce la Maison ginevrina e il mondo delle gare automobilistiche.

La Mille Miglia, che si è disputata dal 1927 al 1961 sotto forma di gara di velocità su strada aperta, si è trasformata oggi in un rally.

Il Cronografo GMT, Mille Miglia 2013, che celebra l’edizione 2013 della “corsa più bella del mondo” è stato interamente ripensato e richiama il design delle auto che hanno partecipato alle competizioni storiche.

Non è solo un cronografo automatico con secondo fuso orario sulle 24 ore e indicazione della data, è anche un omaggio alle auto da competizione e alla gara in se stessa.

La cassa di 42,8 mm di diametro è sovrastata da una ampia lunetta di 44 mm, una ingegnosa soluzione che permette di mantenere tutta la “presenza” dell’orologio rendendolo però più comodo da indossare anche per i polsi più sottili.

image010La ricerca dell’ergonomia ideale ha portato a ripensare le anse, che oggi sono più corte e ricurve, progettate per far sì che l’orologio sia ancora più saldo al polso.

I pulsanti del cronografo, a forma di fungo, garantiscono un’ottima presa grazie al guillochage antiscivolo che ne caratterizza la superficie.

Infine, il cinturino in caucciù che riprende il battistrada del pneumatico da gara Dunlop degli anni 60 è integrato alla cassa per una maggiore fluidità.

Lato quadrante, il cronografo Mille Miglia 2013 punta sulla leggibilità e colora di bianco la punta della lancetta dei secondi cronografici rossa, affinché risalti meglio sullo sfondo.

Info: www.chopard.com

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Collezioni Uomo

MFW Uomo: N.21

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E’ l’intimità di un viaggio solitario quella che vive l’uomo di N.21.
I look della collezione presentata alla MFW Uomo.

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Fashion News

LOVE IS LOVE: Alberta Ferretti celebra l’amore universale

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Alberta Ferretti dedica all’Amore un’edizione speciale della sua iconica Rainbow Week.

Love is Love è un messaggio d’Amore universale, fondato sui valori di rispetto ed uguaglianza: questi gli ideali che la stilista vuole celebrare e supportare con una capsule collection di sette maglie. La variante unisex nera con la scritta “Love is Love” nei colori dell’arcobaleno è espressione dell’amore nelle sue molteplici sfaccettature. La maglia “Ti Amo”, declinata anche nelle lingue inglese, francese e spagnolo, è accompagnata da due maglie “irriverenti” che recitano “French Kiss” e “Latin Lover”.

La capsule collection, oltre alle celebri maglie in cashmere e lana, si compone anche di t-shirt, costumi da bagno, felpe e borse.

La collezione #LoveIsLove è da oggi disponibile per l’acquisto sull’e-store ufficiale albertaferretti.com, nelle boutique monomarca e presso selezionati multibrand italiani ed internazionali.

 

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Style & Luxury

Glass. I supereroi secondo M. Night Shyamalan

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Avevamo lasciato David Dunn (Bruce Willis) seduto al bancone di un diner, mentre, alla domanda di una signora, rispondeva “l’Uomo di Vetro”. Era l’ultima scena di Split, il film di M. Night Shyamalan del 2016 che, a sorpresa, riportava in scena, ma solo alla fine, il protagonista di Unbreakable, il film cult del regista di Philadelphia del 2000, una delle

sue opere migliori e una delle riflessioni più interessanti sul mondo dei fumetti e dei supereroi. Quella risposta serviva ad aprire la strada al terzo film di questa trilogia imperfetta: Glass, nelle sale dal 17 gennaio. A parte quella fugace apparizione, non vedevamo David da 18 anni. Dalla fine di Unbreakable, quando finalmente aveva preso coscienza di essere un supereroe e aveva deciso di aiutare gli alti. Aveva una sua divisa, un mantello nero impermeabile con un cappuccio che faceva sì che la sua figura si stagliasse nell’ombra come un Batman reale e terreno, senza alcun gadget tecnologico. Non aveva ancora un nome. Nelle prime scene di Glass veniamo a sapere che, dopo averlo chiamato Il Ballerino, la gente ha preso a chiamarlo Il Sorvegliante (The Overseer), e che la sua divisa iconica è sempre quella. Il figlio, che era stato il primo a credere in lui, lo aiuta: di giorno lavora con lui in un negozio di articoli per la sicurezza domestica, di notte localizza con il computer i criminali che il padre cattura. Oggi, rispetto al 2000, ci sono i social media, perfetti per amplificare le gesta del Sorvegliante, ma anche per stanare i malviventi. Uno di questi è Kevin Crumb, cioè L’Orda (James McAvoy), un uomo con personalità multiple che abbiamo conosciuto in Split, la più inquietante delle quali è La Bestia. Lui e Dunn sono destinati a scontrarsi. Arrestati, vengono portati in un ospedale psichiatrico, nello stesso luogo dove si trova Elijah Price (Samuel L. Jackson), alias Mr. Glass, l’Uomo di vetro. È l’antagonista storico di Dunn. E non aspetta altri che lui, e il nuovo inquilino…

Nel mondo dei fumetti, ci aveva spiegato proprio Mr. Glass, ci sono due tipi di cattivi. Uno è il cattivo d’azione; l’altro è la mente suprema, quello che riesce a ordire complotti e condizionare le persone. Lui, ovviamente è il secondo, e ha bisogno del primo, e crede di trovarlo nell’Orda, in particolare nella Bestia. Ma ha anche bisogno di David Dunn; perché un cattivo ha bisogno dell’eroe, del suo opposto, per definirsi, per trovare il suo posto nel mondo, per dimostrare che un uomo dalle ossa fragilissime non è un errore. Sin da Unbreakable ci piace questo modo di raccontare l’universo dei fumetti e dei supereroi: non prendendo spunto da un fumetto già esistente, ma creando dei personaggi ex novo, e prendendosi così la libertà di approfondirli, e di coglierne l’essenza del loro essere eroi o villain. La cosa eccezionale di Unbreakable era che prendeva l’irreale per antonomasia (il mondo dei supereroi) per portarlo nel reale (la vita di tutti i giorni di un uomo qualunque) ma rendeva il reale incantato, sospeso, magico. I tre protagonisti di Glass potrebbero essere Batman (il Sorvegliante), Hulk (la Bestia) o Magneto (l’Uomo di vetro). Ma prima che come creature straordinarie, li vediamo come uomini (e anche come bambini, con poche, semplici scene, che diventano della backstory molto efficaci), capiamo le loro motivazioni, le loro paure, il loro dolore.

Glass, ancora più dei due che lo hanno preceduto, è un film unico. Perché lavora sulla percezione del mondo e di se stessi dei protagonisti. Pensateci: tutti i film danno per scontato di vivere in un mondo che ammette l’esistenza dei supereroi. Glass invece ci tiene costantemente in dubbio: siamo in un fumetto, e quindi i nostri protagonisti sono supereroi e supervillain, o siamo nella vita reale, e allora sono qualcos’altro? E, se sono qualcos’altro, allora cosa sono? La dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), che entra in scena a un certo punto del film, dice di essere un’esperta in malati psichiatrici con manie di grandezza che si credono dei supereroi. L’essere eroe, cioè diverso, visto come patologia, come malattia mentale, è qualcosa di nuovo nel mondo del cinema. Cominciamo ad avere dei dubbi noi che guardiamo, e cominciano a dubitare gli stessi protagonisti, mentre i colori del film, da accesi, sfumano sempre di più nella monocromia man mano che i nostri personaggi smettono di credere al loro mondo.

Non era facile mettere insieme un film come Glass, che si trova a fondere due mondi diversi: il cinecomic mascherato da thriller che era Unbreakable, dotato di un grande senso pittorico e dei chiaroscuri dei fumetti, e quell’horror psicologico che era Split, dai colori più chiari, lividi, e da uno stile più moderno e legato alla produzione della BlumHouse. Troviamo che Glass sia più affascinante quando oscilla verso il mondo di Unbreakable più che verso quello di Split. E che abbia una costruzione molto particolare, con tanta azione all’inizio e alla fine e una parte centrale molto riflessiva e affascinante, ma forse troppo lunga. Ma, come spesso accade nel cinema di Shyamalan, sono gli ultimi attimi, quando il film sembra già finito, quelli in cui arrivano quei fotogrammi che tengono con il fiato in sospeso. E in cui scatta la magia. Glass ha non uno, ma due twist ending, quei finali a sorpresa che sono il marchio di fabbrica del regista di Philadelphia. E sono tra i finali migliori del suo cinema. Glass è un cinecomic senza esserlo veramente: è ambientato nel mondo reale, ma lascia la magia dei fumetti, evocati continuamente dai protagonisti, costantemente nell’aria. A noi piace l’idea di avere fiducia in un supereroe che nasca tra noi perché ne abbiamo bisogno. E ci piace anche pensare che i supereroi esistano davvero, ma si stiano nascondendo. O forse siamo noi che non sappiamo riconoscerli.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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