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Quest’anno la vacanza sarà locale, flessibile e sostenibile: 6 proposte in Italia

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Come cambiano le vacanze degli italiani? Come la diffusione della pandemia, con le sue restrizioni e paure, modificherà le abitudini e le intenzioni dei nostri connazionali? L’indagine del Centro Studi del Touring Club Italiano sulle intenzioni di viaggio della propria community prova a rispondere a queste domande e dare una fotografia della nostra prossima estate.

Quasi la metà (49%) afferma infatti che farà un viaggio (“certamente sì”) mentre un altro 32% lo farà “probabilmente”. Chi ha già scelto di restare di sicuro a casa è una quota tutto sommato residua (5%) mentre circa il 13% ha risposto “probabilmente no”. Nel complesso, dunque, il 71% ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’estate mentre il 29% è rinunciatario.

L’Italia è da sempre la metà preferita delle vacanze estive e quest’anno ancora di più. Se di solito il rapporto Italia-estero espresso era di circa 60-40, nell’estate 2020 si registra una polarizzazione molto più forte: il 94% infatti sceglierà una destinazione domestica.

Come era prevedibile, la ripresa dopo la pandemia ha avuto un forte impatto sulle preferenze: se il mare resta irrinunciabile in estate (46%), vola letteralmente la montagna (30%) – lo scorso anno era stata scelta solo dal 17% delle persone – mentre crollano le città d’arte che passano dal 23% del 2019 all’8% di quest’estate: molto probabilmente il timore dell’overtourism scoraggia buona parte dei visitatori. Altro dato significativo è che le aree interne con i loro borghi registrano un gradimento elevato: 9%, rispetto al 6% dello scorso anno, un dato che per la prima volta supera quello delle città d’arte.

Il dato più eclatante, che riguarda tutte le tipologie di destinazione, è che la maggioranza degli italiani punta a luoghi poco affollati per le vacanze 2020 (76%).

Oltre alle mete, quello che viene evidenziato anche da altre ricerche è il desiderio di una vacanza che sia attenta alla sostenibilità: mai come ora abbiamo avuto modo di capire che se il nostro pianeta viene maltrattato e le sue esigenze ignorate, le conseguenze possono essere davvero drammatiche. Del resto, lo sviluppo sostenibile del settore turistico è diventato una necessità inderogabile, oltre che un bisogno sempre più sentito: significa rispetto per l’ambiente e il territorio, nonché sviluppo equo e diffuso nella comunità.

La ricerca di Istituto Piepoli rileva un’area di favore per il turismo sostenibile del 75%, corrispondente a quanti dichiarano che sarebbero certamente (17%) o probabilmente propensi (58%) a pagare di più per una vacanza a impatto zero, o quasi.

Dove andare
Se siete ancora alla ricerca di una meta, ecco alcune proposte da nord a sud, isole comprese e rigorosamente in Italia, da prendere in considerazione per una vacanza local, sostenibile e in tutta sicurezza.

In Val d’Ega, per una vacanza attiva
Molte volte la Val d’Ega, a 20 km da Bolzano, è stata definita il cuore delle Dolomiti. Non si è forse invece mai posto troppo l’accento su quanto questo cuore sia grande, tanto sul piano squisitamente fisico, quanto su quello della forza della passione per la montagna e per chi la montagna la ama incondizionatamente.

Ferma restando la volontà e l’intenzione di seguire scrupolosamente le norme di sicurezza indicate dalle autorità, il gioiello incastonato nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO non si ferma e pensa a un’estate aperta al turismo.

La Val d’Ega può essere scoperta in mille modi diversi, così come mille sono le sfumature che ne colorano i panorami e contribuiscono a renderne unico il fascino.

Grazie alla Guestcard, è possibile utilizzare gratuitamente gli impianti di risalita e la rete dei trasporti pubblici della provincia di Bolzano per raggiungere ogni meta escursionistica nel Catinaccio e nel Latemar facendo a meno dell’automobile.

Per chi ai raggi del sole associa quelli delle due ruote, dal 27 giugno all’1 agosto e dal 29 agosto al 26 settembre 2020, Carezza Bike mette sul piatto una proposta di attività sui pedali e relax, con 7 notti, un workshop di tecniche di guida e test, un tour guidato Latemarronda, 3 Tour guidati in bike da scegliere dal programma settimanale della scuola Dolomiti Bike Experience, un biglietto giornaliero Bike-Trail Carezza e un biglietto giornaliero Mountainbike-Card per la Latemarronda.

Nello stesso periodo, chi apprezza anche la Val d’Ega in versione trekking può optare per Carezza Hike & Bike, una combinazione che comprende 7 notti e Guestcard 3 su 7 giorni (solo impianti) per un’intensa settimana da veri esploratori della montagna che spalma, tra lunedì e venerdì, Tour guidato giornaliero in E-Bike, Escursione guidata in montagna, Escursione naturalistica nella foresta del Latemar e Tour guidato giornaliero in MTB Sellaronda Soft.
Per info: www.valdega.com

A Bardolino, relax a due passi dal lago
Aqualux Hotel Spa Suite & Terme rappresenta il contesto ideale per ritrovare la piacevolezza di viaggiare e tornare ad apprezzare le eccellenze del nostro territorio, per godere di un soggiorno all’insegna del benessere e dell’armonia rigenerante, circondati da ampi spazi verdi, in una delle località più belle della sponda veronese del Lago di Garda, il suggestivo borgo di Bardolino.

Ma gli ospiti di Aqualux oltre alla bellezza della struttura e del contesto naturale in cui è immersa, troveranno ad attenderli un ulteriore irrinunciabile plus: un protocollo “stayINSAFE@aqualuxhotel” che darà loro la certezza che ogni percorso è stato studiato per garantire gli spostamenti e la permanenza negli spazi comuni con la massima sicurezza.

Il progetto che Aqualux ha elaborato grazie alla consulenza di InSafe – un network di aziende italiane e svizzere tra le più preparate nell’ambito della sicurezza grazie all’ampio ventaglio di competenze che i partner offrono – non ha trascurato alcun dettaglio e ha messo al centro dell’attenzione la salute delle persone.

Ecco perché anche e soprattutto in questo momento un soggiorno in questa location rappresenterà una vera e propria esperienza di accoglienza e il concetto di sicurezza si fonderà con quello di qualità.

Le accoglienti camere e suite, caratterizzate da colori caldi e naturali, sono pronte: alcune si affacciano sull’ampio giardino verdeggiante della corte interna, altre sul paese circostante e sono tutte dotate di un confortevole balcone, dove sarà possibile consumare la colazione con formula TakeAqualuxAway o gustare sfiziosi pranzi e cene che potranno anche essere apprezzati nelle zone adibite dell’hotel o ammirando la bellezza del Lago.

Il relax sarà poi garantito da quello che è considerato iI fiore all’occhiello di Aqualux ovvero l’AquaExperience, otto piscine – 6 per adulti e 2 per bambini – che vi coccoleranno grazie alle proprietà dell’acqua termale, ricca di calcio e magnesio e batteriologicamente pura, che la rendono particolarmente indicata per la balneoterapia.
Per info: www.aqualuxhotel.com

In Toscana, immersi nel cuore verde della regione
Toscana Resort Castelfalfi dopo aver lavorato internamente per garantire la sicurezza del personale, in linea con le nuove normative, e predisponendo le migliori condizioni per l’accoglienza degli ospiti, oltre a potenziare i lavori dell’Azienda Agricola biologica e del Golf Club Castelfalfi, è pronto a riaprire i battenti il 26 giugno. La posizione della Tenuta – al confine tra le province di Firenze e Siena, nel cuore della Toscana, lontana dalle grandi vie di comunicazione ma di facile accessibilità – con i suoi 1.100 ettari di natura spettacolare e di approccio ecosostenibile, è di per sé una garanzia per una vacanza rigenerante e all’insegna dello slow-life. Inoltre, grazie ai suoi due hotel e alle ville e appartamenti disseminati all’interno della Tenuta, Castelfalfi offre la possibilità di scegliere quale sistemazione è più in linea con le proprie esigenze: dal comfort dei servizi dell’hotel 5 stelle, alla privacy e indipendenza garantite dalle ville nel campo da golf, senza rinunciare alla bellezza della natura e agli ampi spazi a disposizione di tutti.

Inoltre, il Resort ha scelto apertamente di limitare l’occupazione e il numero di ospiti che potranno pernottare contemporaneamente, così da garantire privacy e sicurezza, per un’esperienza ancora più intima. Tutte le attività sportive e wellness all’aria aperta saranno potenziate: yoga, lezioni con personal trainer BlueF!t Guide, degustazioni nelle vigne, biking, trekking guidato, passeggiate nei boschi e a cavallo.
Per info: www.castelfalfi.com

In Umbria tra borghi dimenticati e bellezze locali
Un borgo fra i più belli d’Italia che rischia di scomparire: Bagnoregio. E’ collegato alla terraferma da un ponte percorribile solo a piedi o in bicicletta, un ponte stretto, a strapiombo sui calanchi. Si presenta così Civita di Bagnoregio, che svetta a 485 metri d’altezza. Sino al 1794 il ponte era naturale, ma un violento terremoto lo distrusse e fu necessario l’intervento dell’uomo per collegare Civita a Rota, che oggi rappresenta il centro storico di Bagnoregio (toponimo di origine goto-longobarda). Civita, la frazione più rinomata di Bagnoregio, sorge su una collina di tufo, che è destinata a scomparire per l’erosione che i due torrenti a valle provocano sul terreno, lentamente ma inesorabilmente. Nel centro si ammirano la Cattedrale di San Nicola, che racchiude una Bibbia miniata del XII secolo e le reliquie di San Bonaventura, filosofo e teologo, biografo ufficiale di San Francesco. Ma anche la chiesa romanico-gotica dell’Annunziata e la Chiesa di San Donato con un crocifisso ligneo della scuola di Donatello e un affresco della scuola di Perugino. Nelle viuzze con le case basse, i balconcini fioriti e le scalette esterne che identificano l’architettura medievale viterbese s’incontrano negozietti di manifattura artigiana. Una nota curiosa è il Museo sugli UFO; visitabile gratuitamente su prenotazione.

La proposta Umbria di Italyscape è di 7 giorni/6 notti fra Assisi, Perugia, Spello, Foligno, Spoleto, Narni, Orvieto e Civita di Bagnoregio. Minimo 2 massimo 8 persone, inizio ogni venerdì con auto propria o a noleggio. Sono inclusi 6 pernottamenti con colazione, guide specializzate e ingressi. Prezzo del tour: 870 euro a persona.
Per info: www.qualitygroup.it/italyscape

In Puglia, ospitalità formato famiglia
In questo periodo di pausa Borgo Egnazia non si è fermato e, dopo settimane di lavoro per garantire agli ospiti privacy e sicurezza, riapre il 23 maggio con Ville e Casette. Sarà un’apertura progressiva di soluzioni abitative e servizi per arrivare, entro poche settimane, ad aprire tutta la struttura.

È stato fatto un grande sforzo per ripartire il prima possibile ma, come dichiara il proprietario Aldo Melpignano: «È necessario dare un segnale di ottimismo, di energia e noi non potevamo tirarci indietro. È un segnale che vogliamo dare prima di tutto ai nostri collaboratori e al nostro territorio, che tanto dipende dal turismo, e tutti quei clienti che dopo un lungo periodo di quarantena vogliono ripartire: la Puglia c’è. Noi ci siamo mettendo tutto il nostro impegno, aprendo anche quando economicamente non conviene, per dare un segno al settore, ora anche le istituzioni devono fare la loro parte supportando il turismo e incoraggiando gli imprenditori a ripartire e non a star fermi».

Borgo Egnazia ha scelto di ripartire dall’idea di “villeggiatura”, proponendo un luogo in cui soggiornare anche per lunghi periodi, dove ritagliarsi il proprio personale momento di libertà tra

lavoro agile e una pausa sotto gli ulivi, lunghi giri in bicicletta fino al mare, immergendosi nella meraviglia della campagna pugliese. Per questo ha trasformato le deliziose Casette e Ville in vere e proprie case lontane da casa, soluzione ideale per lunghi periodi e che tiene conto della legittima richiesta di privacy e di sicurezza. Avvolti dall’intimità dei propri affetti, si potranno vivere preziosi momenti di vita quotidiana in tutta tranquillità, nella totale privacy del proprio patio o del proprio giardino privato.

Da giugno saranno inoltre proposti Campi Estivi dedicati ai ragazzi per migliorare il proprio inglese, scoprire nuove passioni e fare un bagno nella natura: classi in inglese con insegnanti madrelingua, laboratori in lingua, giochi di squadra, lezioni di cucina, tornei sportivi all’aria aperta e tanto divertimento in compagnia dei tutor “made in Puglia”.

Dopo tanto tempo, passato in casa e senza la possibilità di esplorare, il soggiorno a Borgo Egnazia promette un percorso che parte dal benessere a 360°, dalla natura e dagli spazi aperti. Anche l’offerta dedicata allo star bene sarà rimodulata per consentire la pratica delle maggiori attività all’aperto, incluse passeggiate ed escursioni in bici per scoprire il territorio e godere della natura pugliese.
Oggi più che mai, l’Italia non è solo la nostra casa, ma è la nostra casa delle vacanze.
Per info: www.borgoegnazia.it

In Sicilia, vacanza mediterranea tra cielo e mare
Voglia di sole, di mare e soprattutto di relax e distensione: questo chiediamo da sempre ad una vacanza e ancora di più per l’estate 2020. Proprio al centro del Mediterraneo, culla della nostra civiltà occidentale, si trova la Sicilia. Isola di grande fascino e tradizione, che offre scorci e panorami diversissimi ma accomunati dal profumo del mare che la circonda e che, nei secoli, ha modellato un ideale di vita. Mediterranea appunto. Che significa godersi l’esistenza e allo stesso tempo rispettare il territorio, amandolo e sentendolo come parte di se stessi.

La salutare e celebre dieta mediterranea è solo una delle espressioni di questo modo di vivere, che comprende una filosofia molto più vasta da cui vale la pena farsi solleticare per poi decidere se portarla nella propria vita di tutti i giorni. Sulla costa occidentale della Sicilia sorge il Baglio Oneto dei Principi di San Lorenzo – Luxury Wine Resort. Siamo a Marsala, in provincia di Trapani, evocativo luogo di vini, commerci e antiche civiltà che qui si sono succedute disegnando una storia millenaria. Il resort, che si fregia delle 5 stelle, occupa una dimora nobiliare settecentesca ed è ancora oggi gestito dai discendenti della famiglia Oneto, che qui praticano “la nobile arte dell’ospitalità” portandola a livelli di eccellenza.

Il baglio, costruzione fortificata tipica delle tenute agricole, è circondato da vigneti e uliveti, ancora oggi le sue terre producono vini ed olio extra vergine di oliva come da antica tradizione di famiglia. Poggiato su una dolce collina, a soli 8 km da un mare cristallino con spiaggia di sabbia, vanta una posizione dominante che permette di godere del panorama più bello e più ricco della Sicilia Occidentale: i tramonti sul mare che si godono dalla piscina, dalle camere e dal parco pieno di rose variopinte, rimangono scolpiti nel cuore. Dal Capo Boeo di Marsala, estrema punta occidentale della Sicilia in cui sbarcò Garibaldi e da cui il famoso vino conquistò il mondo, gli occhi si muovono sul filo del mare e raggiungono la selvaggia Marettimo, isola di pescatori, poi Favignana e Levanzo, fino ad arrivare a uno dei più bei borghi d’Italia, Erice, fondata dai greci e poi con gli autoctoni divenuta Elima. La ricchezza è anche nel benessere che questo territorio offre con la possibilità di divertirsi e dedicarsi a corpo e anima con nuoto, canoa, windsurf, kitesurf, vela, immersioni, passeggiate a cavallo, percorsi benessere nella natura, escursioni, lezioni di cucina e di pasticceria, corsi di pittura all’aria aperta e tanto altro.

Un soggiorno in questa magnifica oasi garantisce di vivere in un’atmosfera fatta di lusso ed eleganza, nel tipico stile siciliano raffinato ed accogliente. Solo 49 camere e suite, che consentono di mantenere il massimo della privacy e della sicurezza, per una vacanza al top.
Cosa chiedere di più alla nostra estate italiana?
Per info: www.bagliooneto.it

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

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Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana

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Il Sudafrica ha costruito nel tempo un paesaggio architettonico in cui convivono modernità internazionale e soluzioni profondamente legate ai luoghi: edifici Art Déco, infrastrutture minerarie, quartieri storici, spazi comunitari e nuove architetture che recuperano strutture industriali e le trasformano in luoghi per l’arte e la cultura.

È una combinazione che riflette la particolare storia urbana del Paese, ma anche la capacità di architetti e progettisti sudafricani di lavorare con ciò che esiste, dal riuso di edifici e materiali al rapporto diretto con il paesaggio e il clima.

Ne sono un esempio i magazzini trasformati in distretti creativi e le strutture contemporanee progettate per inserirsi nel territorio anziché dominarlo. Più che un semplice catalogo di stili, l’architettura sudafricana è quindi un patrimonio in continua evoluzione, dove il progetto diventa anche uno strumento per ripensare città, comunità e spazi pubblici.

La regione del Capo: architettura di recupero e integrazione del paesaggio

La penisola del Capo è uno dei luoghi in cui meglio si può osservare come l’architettura sudafricana abbia sviluppato un linguaggio proprio, capace di confrontarsi con il clima, la topografia e la storia sociale della città.

A Cape Town, uno dei fenomeni più interessanti è il riuso di strutture esistenti: dagli ex spazi industriali di Woodstock – dove si trova 66 Greatmore dei sudafricani Wolff Architects, vincitore dell’Africa International Design Awards 2026 – e Salt River ai vecchi edifici del centro, trasformati in luoghi per la cultura, l’ospitalità e il lavoro.

Nel centro Cape Town Bo-Kaap rimane un riferimento importante per comprendere la stratificazione culturale e urbanistica della città: le sue facciate colorate sono solo l’aspetto più immediato di un quartiere legato alla storia della comunità musulmana Cape Malay, discendente delle popolazioni precedentemente ridotte in schiavitù. Poco distante, il V&A Waterfront rappresenta un altro caso di trasformazione urbana: l’ex area portuale ospita un distretto dedicato a cultura, design e creatività, dove spicca lo Zeitz MOCAA, il museo d’arte contemporanea africana progettato da Thomas Heatherwick partendo dalla riconversione di un silo per cereali.

Tra gli sviluppi più recenti nel CBD rientra Longkloof Precinct, un progetto di rigenerazione durato 15 anni e completato nel 2025 che ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui un CIfA Award for Architecture: cinque edifici esistenti sono stati restaurati, riconfigurati e integrati con nuove strutture, trasformando un’area precedentemente frammentata e poco accessibile in un distretto pedonale con uffici, spazi commerciali, hotel e una nuova piazza pubblica.

Il rapporto con il territorio circostante è altrettanto centrale. In circa 20 minuti i auto si raggiunge Constantia, dove la Norval Foundation, progettata da dhk Architects, risulta esemplare proprio per il rapporto tra costruzione e paesaggio: il volume in cemento, legno, granito e vetro è organizzato lungo il margine di una zona umida riqualificata e orienta le gallerie verso i vigneti e le montagne del Western Cape. Pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero dell’acqua, schermature solari e illuminazione naturale sono integrati nella struttura, rendendo possibile un passaggio graduale tra interno ed esterno.

Sempre in questo contesto, a meno di un’ora da Cape Town, è possibile ammirare l’architettura caratteristiche delle Winelands. A Stellenbosch e Franschhoek, edifici storici e cantine contemporanee convivono con progetti che cercano un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso materiali come pietra, legno e cemento, grandi aperture e spazi pensati per incorniciare vigneti e montagne.

Per esplorare la zona senza dover guidare, il Franschhoek Wine Tram collega diverse tenute lungo itinerari dedicati alle degustazioni. Dal punto di vista progettistico, uno degli esempi più riconoscibili è la Bosjes Chapel, progettata nel 2016 da Steyn Studio nella Breede River Valley. La cappella è costruita attorno a un sottile guscio strutturale in calcestruzzo dalla forma ondulata, che riprende il profilo delle montagne; le ampie vetrate trasformano invece la valle, i vigneti e i giardini nel vero sfondo dell’edificio. L’interno, di soli 430 metri quadrati, è volutamente minimale, con pavimenti in terrazzo e una copertura bianca che modifica la percezione dello spazio al variare della luce durante la giornata. Il progetto ha ricevuto il premio Project of the Year agli Architizer A+Awards 2019.

Durban: art déco tropicale e nuovi progetti

Durban, affacciata sull’Oceano Indiano, offre una lettura dell’architettura sudafricana profondamente legata alla pluralità culturale della città e al suo clima subtropicale. Nel centro, il quartiere intorno a Grey Street – oggi Denis Hurley Street – conserva una delle espressioni più riconoscibili della comunità indiana di Durban: la Juma Masjid, una delle più grandi moschee dell’emisfero australe, il vicino Madressa Arcade e il Victoria Street Market formano un sistema urbano in cui architettura, commercio e vita comunitaria si sono sviluppati insieme. Il mercato, nato all’inizio del Novecento come Indian Market e ricostruito dopo un incendio nel 1973, continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per le comunità indiane della città, con bancarelle di spezie, prodotti alimentari e artigianato, oltre che una tappa imperdibile per i viaggiatori.

Oltre alla moschea, Durban ospita templi hindu che nel corso del Novecento hanno sviluppato forme e decorazioni capaci di combinare tradizioni architettoniche indiane e contesto locale. Un altro stile distintivo è il Tropical Art Déco, particolarmente visibile sul lungomare e nel quartiere di Florida Road, dove edifici residenziali e commerciali degli anni Trenta presentano balconi arrotondati, linee orizzontali, superfici colorate e soluzioni pensate per il clima caldo e umido. La tradizione Art Déco è ancora oggetto di interventi di conservazione: nel 2025 la Durban Art Deco Society ha premiato, per esempio, il recupero di Janora Court, edificio all’angolo tra Ninth Avenue e Florida Road, per il lavoro di manutenzione e valorizzazione dei suoi elementi originali.

La città offre anche esempi più recenti di un’architettura che cerca un rapporto diretto con l’identità del KwaZulu-Natal. Sul waterfront, il Nelson Mandela Cruise Terminal, progettato da Elphick Proome Architecture con Vusa Collaborative, inaugurato nel 2022 e candidato agli ArchDaily Building of the Year nel 2026, utilizza colori, texture e motivi triangolari ispirati all’artigianato zulu. Durante la stagione senza crociere, la struttura di 6.400 metri quadrati può inoltre essere convertita in centro congressi. Un altro intervento recente è lo ZAI Precinct nel quartiere di Greyville: premiato ai SAIA-KZN Awards 2025 come esempio di rigenerazione urbana, combina ristorazione, musica e spazi pubblici.

Inserire Durban nell’itinerario è semplice: voli interni collegano quotidianamente la città a Cape Town in circa due ore. Una volta arrivati, il King Shaka International Airport si trova a nord della città e il centro è facilmente raggiungibile in auto. La combinazione tra waterfront, quartieri culturali e architettura religiosa e commerciale rende possibile leggere Durban attraverso le comunità che ne hanno costruito l’identità urbana, dalla tradizione indiana e hindu alla cultura zulu fino alla produzione architettonica contemporanea.

Gauteng: dove l’art déco incontra il neoclassicismo

A solo 1 ora e 10 minuti di volo da Durban, la provincia del Gauteng porta i viaggiatori nel cuore del Sudafrica contemporaneo. Johannesburg offre una lettura della città attraverso architettura, memoria e trasformazione urbana. Il centro conserva una delle più importanti concentrazioni di architettura Art Déco del Paese, sviluppatasi durante la rapida crescita della città legata all’industria mineraria all’inizio del XX secolo. Nei quartieri di Maboneng e Braamfontein, invece, edifici e spazi esistenti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati ad arte, design, ristorazione e spettacolo, contribuendo al fiorire della scena culturale e creativa della città.

A pochi minuti dal centro, Constitution Hill rappresenta un esempio di architettura della memoria: l’ex complesso carcerario, oggi sede della Corte Costituzionale, luogo simbolo della nascita della democrazia sudafricana e istituzione che tutela i diritti umani nel Paese, comprende anche spazi culturali, con gli edifici storici integrati con nuovi interventi e materiali recuperati dalle strutture originarie. Un altro luogo significativo è l’Apartheid Museum, progettato come un vero e proprio percorso architettonico attraverso la storia del Sudafrica: l’ingresso è scandito da sette pilastri che rappresentano i valori della nuova Costituzione, mentre edifici, spazi aperti e paesaggio accompagnano il visitatore in un percorso istruttivo e toccante.

A Johannesburg, anche la memoria culturale trova una traduzione nello spazio pubblico: il Masekela Memorial Pavilion, progettato nel 2019 da Adjaye Architects e dedicato al musicista jazz e attivista sudafricano Hugh Masekela, prevede una struttura in cemento con pietre provenienti da diverse aree del continente legate alla vita di Masekela che riprende la forma del lekgotla, tradizionale luogo di incontro e confronto, e la reinterpreta in chiave contemporanea come spazio aperto alla riunione e alla riflessione. L’elemento più riconoscibile è la copertura traforata appoggiata su quattro pilastri e ispirata alla flora sudafricana, lasciando filtrare la luce così da creare sul pavimento un gioco di ombre che cambia durante la giornata.

Nella vicina Pretoria, conosciuta anche come Tshwane in lingua tswana, gli imponenti Union Buildings, struttura neoclassica in arenaria rosa dalla caratteristica forma a mezzaluna, costruita nel 1910 su progetto di Sir Herbert Baker, dominano la città e i suoi giardini terrazzati. Più recente è invece il Javett Art Centre, progettato nel 2019 da Mathews + Associates Architects all’interno del campus dell’Università di Pretoria e dedicato all’arte africana. Il progetto, composto da una struttura in cemento ispirata alla montagna di Mapungubwe con facciata schermata da pannelli traforati che riprendono i motivi del tessuto in cotone Shweshwe, comprende gallerie, auditorium e spazi pubblici, oltre a una bridge gallery che attraversa una strada del campus e collega due parti dell’università.

Per spostarsi tra Johannesburg e Pretoria, un modo affascinante è salire sul Gautrain, un moderno e sicuro treno espresso regionale che collega direttamente l’O.R. Tambo International Airport ai principali punti di interesse della provincia.

Oltre ai suoi paesaggi naturali, l’architettura e i monumenti del Sudafrica raccontano la storia di una terra ricca di storia, patrimonio multiculturale e diversità, che si svela da una metropoli all’altra. Per conoscerla in modo approfondito, è possibile affidarsi ad esempio a Quality Group, che propone un tour giornaliero completo di Johannesburg, e a Big Mama, il cui itinerario in self-drive unisce storia, cultura, arte e natura di Cape Town e Durban.

Per maggiori info: www.southafrica.net/it

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

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Che sapore ha la Giamaica? Sandals Resorts porta la cultura dell’isola a tavola

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Tre resort completamente rinnovati, nuovi ristoranti, bar e concept gastronomici:  dal comfort food giamaicano ai rum bar, dalla cucina open-fire al celebre Blue Mountain Coffee.
Il food & beverage diventa uno dei protagonisti dell’esperienza Sandals Resorts sull’isola.

Oggi una vacanza ai Caraibi non significa più soltanto mare, spiagge e una suite con vista sull’oceano. Sempre più viaggiatori vogliono entrare in contatto con la destinazione anche attraverso la sua cultura, le sue tradizioni. E i suoi sapori.

È da questa idea che prende forma Sandals 2.0, un nuovo modo di vivere l’ospitalità che il brand ha già iniziato a sperimentare in strutture come il Sandals Dunn’s River (Giamaica), il Sandals Saint Vincent and the Grenadines (Saint Vincent) e il Sandals Royal Curaçao (Curaçao) e che oggi trova una nuova espressione nei tre resort in fase di rinnovamento in Giamaica: Sandals Montego Bay, Sandals South Coast e Sandals Caribbean Cay.

Qui il cibo diventa parte del racconto della destinazione: dai piatti da condividere alla cucina sul fuoco, dal pescato locale al Jamaica Blue Mountain Coffee, fino alla cultura del rum. Ogni esperienza gastronomica porta in tavola un frammento della Giamaica, magari davanti al mare e al tramonto.

La Giamaica in tavola

Uno dei nuovi concept che meglio interpreta questo approccio è Suppa, il ristorante del Sandals Caribbean Cay dedicato alla tradizione del pranzo domenicale giamaicano. Qui il cibo diventa soprattutto un momento di incontro: il menu propone piatti pensati per essere condivisi, mentre gli ambienti richiamano quelli di una moderna casa giamaicana, creando un’atmosfera informale e conviviale.

Al Sandals Montego Bay arriva invece Buccan, che porta per la prima volta in un resort Sandals giamaicano il concept già presente in altre proprietà del brand. Protagonista è la cucina open-fire, con ingredienti e ricette che richiamano diverse aree dell’isola e la tradizione della cottura sulla fiamma viva. Un modo diretto per trasformare una tecnica culinaria in un racconto della cultura e dei sapori giamaicani.

Sempre a Montego Bay debutta Scrimshaw, nuovo ristorante dedicato ai prodotti del mare, dove la cucina incontra una posizione privilegiata sul Mar dei Caraibi. A completare l’offerta c’è Heart & Sol, pensato per chi cerca durante la giornata proposte fresche e contemporanee, tra succhi preparati al momento, sandwich e nutrient bowls.

Quando il rum racconta la storia dell’isola

Se c’è un prodotto capace di raccontare la Giamaica attraverso un gusto inconfondibile, è il rum, e nei nuovi concept Sandals il distillato diventa anche una chiave per riscoprire la storia dei luoghi e il legame dell’isola con la musica.

Al Sandals Montego Bay nasce il Bay Roc Rum Bar, che prende ispirazione dalla storia della struttura, un tempo conosciuta come Bay Roc Hotel & Villas. Murales realizzati a mano, memorabilia e una selezione musicale dedicata alle decadi che hanno segnato la cultura giamaicana accompagnano una proposta di rum caraibici e cocktail d’autore.

Al Sandals Caribbean Cay, il Keynote Rum Bar ricrea invece l’atmosfera raccolta di un salotto di casa, dove degustare rum caraibici e accompagnarli con piccoli assaggi prima o dopo la cena al Suppa.

Il viaggio nel mondo del rum continua anche al Sandals South Coast, dove all’inizio del 2027 aprirà il B-Side Rum Bar. Il concept si ispira al lato B di un disco in vinile e combina lounge, piccoli piatti, snack e cocktail in un ambiente pensato per vivere la serata con ritmi più rilassati.

Quando la cucina incontra il mare

La posizione sul mare, elemento distintivo dei resort Sandals, diventa parte integrante anche dell’esperienza gastronomica. I nuovi Parisol Beach Clubs, al Sandals Montego Bay e sull’isola privata del Sandals Caribbean Cay, permettono di vivere la giornata direttamente sulla spiaggia, dalla colazione all’aperitivo fino alla cena, tra proposte gastronomiche, cocktail e vista sul mare. A completare l’esperienza, al Sandals Caribbean Cay debutta The Strand, il beach-grill concept di Sandals, con pizza preparata al momento e un’atmosfera informale direttamente sulla spiaggia.

Dal Blue Mountain Coffee alla pausa pomeridiana

La cultura gastronomica di un’isola non passa soltanto dai grandi piatti o dai cocktail. Anche un rito quotidiano come quello del caffè può diventare un modo per entrare in contatto con il territorio.

In tutti e tre i resort sarà presente BLŪM, dedicato al celebre Jamaica Blue Mountain Coffee, uno dei prodotti agricoli più conosciuti dell’isola. Il concept abbina il caffè a prodotti da forno e pasticceria, creando uno spazio dove fermarsi durante la giornata e vivere con maggiore lentezza uno dei rituali più semplici del viaggio.

L’offerta gastronomica dei resort si completa inoltre con concept già affermati e nuove proposte internazionali, dalla cucina italiana a quella panasiatica, dal sushi alla carne e al pesce, insieme a ristoranti e format già apprezzati dagli ospiti Sandals.

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In Polonia alla scoperta di Gdynia, nuovo sito UNESCO, e non solo

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Lo scorso 26 luglio, il centro modernista di Gdynia, città contemporanea affacciata sul Mar Baltico, è entrato a far parte del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un riconoscimento che celebra un esempio di particolare valore architettonico e urbanistico, nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando un piccolo villaggio affacciato sul mare si trasformò – in poco più di un decennio – in una moderna città portuale.

Una trasformazione sorprendentemente veloce: Gdynia divenne uno dei simboli della nuova Polonia e un laboratorio dell’architettura moderna. Nel suo centro, strade e isolati progettati tra le due guerre racchiudono ancora oggi numerosi edifici, ville e abitazioni moderniste, caratterizzati da linee essenziali, forme geometriche e un forte rapporto con il mare. Il sito UNESCO (ndr. la denominazione ufficiale è ‘Gdynia Modernist City Centre’) comprende proprio il cuore di questa trasformazione urbana.

Gdynia, insieme alla storica Danzica e alla vivace Sopot, forma la famosa “Tripla Città” (Trójmiasto), ma vanta un’identità unica e sorprendente. Nata negli anni ’20 come un piccolo villaggio di pescatori, si è trasformata in pochissimo tempo in una vibrante città portuale. Gdynia è una boccata d’aria fresca: qui l’eleganza delle linee geometriche anni ’30 incontra l’energia del vento baltico, spiagge sabbiose e una cultura gastronomica legata al pesce fresco.

Passeggiando per le vie del centro, in particolare lungo la centralissima via Świętojańska, noterete subito palazzi dalle forme insolite. Il modernismo di Gdynia non è austero: molti edifici interbellici sono stati progettati con angoli curvi, grandi vetrate e terrazze che ricordano i ponti di comando e le sagome delle grandi navi da crociera dell’epoca.

Questa straordinaria “città del futuro” costruita quasi interamente in un solo secolo offre un percorso urbano unico, dove ogni facciata racconta la spinta innovativa della Polonia degli anni ’20 e ’30.

Per respirare la vera essenza della città, consigliamo di strutturare il vostro itinerario partendo dal cuore marittimo per poi spostarsi verso la natura incontaminata della costa. Skwer KościuszkiÈ il centro nevralgico della città. Una passeggiata monumentale che si estende direttamente dentro il mare, circondata da caffè e ristoranti. Tra le Navi Museo leggendarie ormeggiate lungo il molo troverai due gioielli storici: la Dar Pomorza (una splendida e imponente nave a palo centenaria soprannominata la “Signora Bianca”) e la ORP Błyskawica, il cacciatorpediniere più antico del mondo ancora galleggiante.

Dietro il centro si alza una collina residenziale ricca di lussuose ville moderniste. Potete salirci a piedi o prendendo una comoda funicolare gratuita. Dalla cima godrete della vista più bella sulla marina, sul porto e sullo skyline cittadino.

Se cercate un posto dove rilassarvi, prendete un treno locale o fate una passeggiata verso sud fino al quartiere di Orłowo. Qui troverete un’atmosfera completamente diversa: un romantico molo in legno (più intimo di quello della vicina Sopot) e soprattutto la spettacolare scogliera di Orłowo (Klif Orłowski). Si tratta di una falesia selvaggia a picco sul Baltico, circondata da boschi protetti dove i sentieri naturalistici si fondono con spiagge sabbiose e silenziose. Non lasciate la città senza aver provato il pesce fresco del Baltico (come il merluzzo o l’aringa) in una delle storiche friggitorie vicino al porto o a Orłowo.

Gli altri siti UNESCO della Polonia

Con Gdynia, i siti UNESCO della Polonia salgono a 18, andando ad offrire un motivo in più per lasciarsi sorprendere da un patrimonio di storia, natura, architettura e ingegno umano, che cambia volto ad ogni tappa e offre ogni volta un nuovo punto di partenza per conoscerlo.

Il viaggio inizia da Cracovia, antica capitale della Polonia, luoghi simbolo del Paese. Nel cuore del centro storico si apre il Rynek Glowny, la grande Piazza del Mercato, dominata dalla Basilica di Santa Maria. Ogni ora dalla sua torre risuona l’Hejnal Mariacki, una breve melodia di tromba che si interrompe bruscamente. Secondo la tradizione, il segnale ricorda il trombettiere che nel Medioevo diede l’allarme alla città durante un’incursione mongola e venne colpito prima di poter terminare la melodia.

A Varsavia, invece, il patrimonio UNESCO racconta una storia di distruzione e rinascita. Il centro storico fu quasi completamente devastato durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito sulla base di documenti, dipinti e vedute della città precedente alla distruzione. L’accuratezza dell’opera è diventata essa stessa parte del valore universale del sito: Varsavia è infatti un caso eccezionale di ricostruzione storica di un centro urbano.

Il viaggio nelle città storiche prosegue con Torun, città medievale legata a Niccolò Copernico; Zamosc, progettata nel Rinascimento secondo il modello della città ideale; il Castello dell’Ordine Teutonico di Malbork, imponente complesso fortificato medievale; e la Sala del Centenario di Breslavia, capolavoro dell’architettura del primo Novecento e uno dei più importanti esempi di costruzione in cemento armato della sua epoca.

Per scoprire una Polonia completamente diversa basta lasciare le città e addentrarsi nella Foresta di Bialowieza, nella Regione Podlaskie. Qui il paesaggio conserva ancora le caratteristiche delle grandi foreste primordiali europee, con alberi secolari, zone umide, prati e corsi d’acqua dove i processi naturali continuano a svolgersi indisturbati, oltre ad essere il regno del bisonte europeo, il più grande mammifero terrestre d’Europa e il suo abitante più iconico.

Ma la natura UNESCO della Polonia non si esaurisce qui. Nel sud-est del Paese, nei Monti Bieszczady, si trovano alcune delle aree polacche comprese nel sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Qui le faggete raccontano la capacità delle foreste di adattarsi e svilupparsi nel corso di migliaia di anni, seguendo i propri cicli naturali. E c’è anche un modo diverso di incontrare la natura: quello progettato dall’uomo. Il Parco Muzakowski è infatti uno dei più imponenti progetti verdi d’Europa fondato nell’Ottocento dal principe Hermann von Puckler-Muskau. È proprio questa fusione tra natura e intervento umano ad avergli valso il riconoscimento UNESCO.

Nel cuore della terra

Sotto le città e i paesaggi della Polonia si nasconde un patrimonio altrettanto sorprendente: quello delle miniere, dove il lavoro dell’uomo ha trasformato il sottosuolo in luoghi di straordinario interesse storico, artistico e scientifico.
La più celebre è la Miniera di Sale di Wieliczka, alle porte di Cracovia, dove per secoli l’estrazione del sale ha dato vita a una vera e propria città sotterranea.

Poco distante si trova Bochnia, la più antica miniera di sale della Polonia, la cui attività è documentata a partire dal 1248. Meno conosciuta rispetto a Wieliczka, conserva un articolato mondo sotterraneo fatto di antichi scavi, corridoi, camere e cappelle. Wieliczka e Bochnia sono oggi comprese in un unico sito UNESCO, a testimonianza dell’importanza che l’estrazione del sale ha avuto nella storia della regione.

Il paesaggio sotterraneo cambia a Tarnowskie Gory, in Slesia dove a circa 40 metri di profondità si sviluppa un complesso storico legato all’estrazione di piombo, argento e zinco.

E per andare ancora più indietro nel tempo bisogna raggiungere Krzemionki, nella regione di Santacroce. Qui non si cercano più sale o metalli, ma selce, utilizzata dalle comunità preistoriche per realizzare soprattutto utensili e asce.

Tra spiritualità e memoria

Il patrimonio UNESCO della Polonia si esprime anche attraverso l’architettura, da grandi chiese costruite in condizioni tutt’altro che semplici a piccoli edifici in legno immersi nei paesaggi rurali dell’Europa centrale.

Tra gli esempi più sorprendenti ci sono le Chiese della Pace di Jawor e Swidnica, due imponenti edifici religiosi in legno costruiti nel XVII secolo. A colpire è soprattutto il contrasto tra l’aspetto esterno, semplice e quasi austero, e gli interni ampi e riccamente decorati.

Un’altra storia è quella delle chiese in legno della Malopolska meridionale, piccoli edifici religiosi costruiti tra il Medioevo e l’epoca moderna utilizzando tecniche tramandate di generazione in generazione. Immerse nei villaggi e nei paesaggi rurali, conservano decorazioni, dipinti e arredi che permettono di leggere la vita religiosa delle comunità locali.

Il patrimonio spirituale comprende anche Kalwaria Zebrzydowska, importante luogo di pellegrinaggio della Malopolska. Il santuario è inserito in un paesaggio di colline e vallate nel quale cappelle, sentieri e architetture riproducono simbolicamente i luoghi della Passione di Cristo. Ancora oggi il complesso è meta di pellegrinaggi, soprattutto durante la Settimana Santa.

Accanto a questi luoghi, il patrimonio UNESCO custodisce anche una delle pagine più dolorose della storia europea. Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso concentrazionario e di sterminio realizzato dalla Germania nazista nella Polonia occupata, è oggi un luogo di memoria che conserva le tracce della persecuzione e dello sterminio di milioni di persone.

Per maggiori info: www.polonia.travel/it

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