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Pietravento, da Bergamo all’Alta Maremma il progetto di due fratelli che unisce ospitalità e vino
Pietravento, da Bergamo all’Alta Maremma il progetto di due fratelli che unisce ospitalità e vino
Da Bergamo all’Alta Maremma, passando per un legame tra fratello e sorella e per un progetto nato quasi come una sfida personale. È la storia di Emanuela e Vincenzo Capitanio, bergamaschi, cresciuti insieme e oggi protagonisti di un progetto imprenditoriale che, in poco più di tre anni, ha trasformato un antico casale sulle colline di Campiglia Marittima in una realtà di successo che unisce ospitalità, territorio e vino.
È qui, nel 2023, che nasce Pietravento. A pochi chilometri dalla Costa degli Etruschi, il casale viene completamente ripensato e diventa una dimora di charme immersa tra vigneti e ulivi, con dieci camere, tutte diverse, piscina e ampi spazi all’aperto. Ma Pietravento non è pensato soltanto come struttura ricettiva. Il Podere può infatti essere vissuto anche in esclusiva, per gruppi di amici, famiglie, occasioni private ed eventi, matrimoni inclusi: una formula, apprezzatissima, che amplia l’offerta e rende il luogo particolarmente adatto a chi cerca un’esperienza condivisa e riservata. Non solo in estate, ma durante tutto l’anno.
DUE BERGAMASCHI, DUE PROFESSIONALITÀ, UN PROGETTO COMUNE. Alle spalle di Pietravento ci sono due percorsi professionali diversi, ma complementari. Vincenzo Capitanio, attraverso la sua azienda Archeo di Dalmine, specializzata nella progettazione, ristrutturazione e riqualificazione di immobili, ha seguito la trasformazione del casale, dalla progettazione alla realizzazione degli spazi. Emanuela Capitanio, imprenditrice nel settore della comunicazione e fondatrice dell’agenzia di ufficio stampa ed eventi WonderComunicazione, ha costruito l’identità del progetto e il modo di raccontarlo. Due competenze differenti che riflettono anche due personalità differenti. Da qui nasce il nome Pietravento: la pietra rappresenta Emanuela, concreta e determinata; il vento Vincenzo, creativo e visionario. Due elementi diversi, ma complementari, proprio come i due fratelli.
Il legame con Bergamo rimane una parte importante della loro storia. Emanuela e Vincenzo sono infatti cresciuti in città e hanno costruito qui le proprie esperienze professionali, prima di scegliere di investire in un territorio che frequentavano sin da bambini e con il quale avevano sviluppato negli anni un rapporto profondo.
DALL’OSPITALITÀ AL VINO: LA CANTINA PIETRAVENTO. Non solo ospitalità. Pietravento è anche una cantina. Nata nel 2024 con L’Inizio, il primo vino prodotto dalla tenuta, la cantina si amplia oggi con Bolla 9, una nuova bollicina rosé dal carattere contemporaneo. La cantina rappresenta una naturale estensione del progetto: un altro modo per raccontare il territorio e dare forma alla visione dei due fratelli, creando una realtà capace di esprimere il carattere dell’Alta Maremma attraverso uno sguardo personale, mettendo insieme accoglienza, territorio e imprenditorialità.
UN PROGETTO CHE CRESCE, TUTTO L’ANNO. Oggi Pietravento è una realtà in evoluzione, che guarda oltre la stagionalità e punta a consolidare la propria identità di destinazione da vivere durante tutto l’anno, andando oltre l’estate. L’autunno rappresenta in questo senso un momento particolarmente interessante: il clima ancora mite, il paesaggio che cambia, la possibilità di alternare mare, natura, borghi ed enogastronomia, godendosi ritmi più lenti, rendono l’Alta Maremma una destinazione adatta anche ai soggiorni fuori dai classici picchi turistici.
«Siamo due fratelli bergamaschi e Pietravento nasce proprio dalla nostra storia e dalla voglia di costruire qualcosa insieme, anche se lontano da casa. Siamo cresciuti molto uniti, ma abbiamo caratteri e professionalità diverse: è stato naturale trasformare queste differenze in una forza, in un progetto comune. Abbiamo scelto l’Alta Maremma perché è un territorio che conosciamo e frequentiamo da sempre e nel quale abbiamo visto un luogo in cui poter costruire qualcosa di nostro. E, dopo aver dato vita al Podere e all’ospitalità, il vino è diventato una nuova espressione del progetto, prima con L’Inizio e oggi con Bolla 9. Sono due vini diversi, ma hanno la stessa origine: la voglia di raccontare questa terra attraverso il nostro sguardo», raccontano Emanuela e Vincenzo Capitanio.
A poco più di tre anni dalla sua nascita, Pietravento continua così a crescere, portando nell’Alta Maremma la visione e le competenze di due fratelli bergamaschi che hanno scelto di trasformare un legame familiare e una passione condivisa in un progetto imprenditoriale concreto.
PIETRAVENTO
www.poderepietravento.com
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L’urologo, il professionista amico da non temere
Published
2 giorni agoon
23 Ottobre 2026By
DailyMood.it
C’è una riluttanza diffusa, soprattutto tra gli uomini, a parlare di disturbi urologici. Sintomi che riguardano l’apparato urinario o riproduttivo vengono spesso minimizzati, attribuiti all’età o semplicemente ignorati nella speranza che passino da soli. Eppure l’urologia è una branca della medicina che riguarda tutti – uomini e donne – e i problemi che tratta, se affrontati tempestivamente, si risolvono nella grande maggioranza dei casi in modo efficace e spesso senza ricorrere alla chirurgia.
Il giusto urologo a Nembro
Per chi ha bisogno di un urologo a Nembro per l’uomo ma non sa da dove cominciare, la risposta è più semplice del previsto: sul territorio bergamasco sono presenti strutture specializzate dove è possibile rivolgersi con discrezione e professionalità, senza dover raggiungere il capoluogo per una prima visita o un controllo periodico.
Che problemi risolve l’urologo?
Il campo di intervento dell’urologo è molto più ampio di quanto si pensi comunemente:
- Calcoli renali e ureterali: una delle cause più comuni di dolore acuto, trattabile con litotrissia extracorporea, ureteroscopia o chirurgia mininvasiva
- Infezioni delle vie urinarie ricorrenti: cistiti, pielonefriti e uretriti che si ripresentano con frequenza e richiedono un approfondimento diagnostico per identificarne la causa
- Incontinenza urinaria: perdita involontaria di urina trattabile con fisioterapia del pavimento pelvico, farmaci o intervento chirurgico
- Ipertrofia prostatica benigna: ingrossamento della prostata tipico dell’età avanzata, che causa difficoltà nella minzione e flusso urinario ridotto
- Tumore della prostata: una delle neoplasie più diffuse negli uomini, con ottime prospettive di guarigione se diagnosticata precocemente
- Disfunzione erettile: condizione spesso legata a fattori vascolari, ormonali o psicologici, trattabile con diverse opzioni terapeutiche
- Varicocele e infertilità maschile: il varicocele è una delle cause più frequenti di infertilità maschile, correggibile chirurgicamente con buoni risultati
- Ematuria: presenza di sangue nelle urine, sintomo che non va mai ignorato e che richiede sempre una valutazione urologica approfondita
Quali disturbi cura un urologo?
Oltre alle patologie più note, l’urologo gestisce anche condizioni che impattano significativamente sulla qualità della vita quotidiana:
- Vescica iperattiva: urgenza minzionale intensa e frequente, con o senza perdite involontarie
- Nicturia: necessità di svegliarsi più volte durante la notte per urinare, con conseguenze importanti sulla qualità del riposo
- Stenosi uretrale: restringimento dell’uretra che ostacola il flusso urinario
- Epididimite e orchite: infiammazioni del testicolo e dell’epididimo, spesso di origine batterica
- Fimosi: restringimento del prepuzio, trattabile con terapia topica o intervento chirurgico
- Criptorchidismo: mancata discesa del testicolo nello scroto, condizione da trattare precocemente nei bambini
Cosa valuta l’urologo durante una visita?
La visita urologica è un esame clinico completo e strutturato:
- Anamnesi dettagliata: raccolta di informazioni sui sintomi, la loro durata e intensità, le abitudini minzionali, l’eventuale presenza di sangue nelle urine e i farmaci assunti
- Esame obiettivo: valutazione dell’addome, dei genitali esterni e, negli uomini, esplorazione rettale digitale per valutare dimensioni e consistenza della prostata
- Esame delle urine: analisi del sedimento urinario per rilevare infezioni, sangue o altre anomalie
- Ecografia dell’apparato urinario: spesso eseguita contestualmente alla visita per valutare reni, vescica e prostata
- PSA: dosaggio del Prostate Specific Antigen negli uomini a partire dai 50 anni, o prima in caso di familiarità per tumore della prostata
Superare la riluttanza a prenotare una visita urologica è il primo passo verso la risoluzione di disturbi che, se trascurati, tendono inevitabilmente a peggiorare nel tempo.
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Il Circo Nero festeggia i suoi 20 anni con un nuovo straordinario party che durera’ tutto l’anno 2027
Published
6 giorni agoon
19 Ottobre 2026By
DailyMood.it
I 20 anni di magia del Circo Nero di Leandro Bisenzi ci sono raccontati da Leandro Bisenzi Ceo del Circo Nero durante il suo Tour in Italia per ricevere un importante riconoscimento, il Premio per la migliore agenzia di spettacolo in Italia, il DANCE MUSIC AWARDS a Milano e, prima di lasciare il nostro Paese, ci facciamo raccontare la storia del suo spettacolo e i tanti accadimenti dei 20 anni di vita, le centinaia di talenti che ha incontrato e lanciato, la storia di come nasce il compleanno di questo fantastico progetto che ha incantato il mondo.
Quando nasce Il Circo Nero?
Inizio a operare nel mondo della notte, sia a livello nazionale che internazionale, nei magnifici anni ’90, come proprietario e Direttore Artistico di vari club, dal 1997 al 2007 ho condotto il “Tenax” di Firenze, locale fra i primi 10 al mondo grazie a spettacoli live unici in Italia con artisti del calibro di “Daft Punk” e “Chemical Brothers”
Anni d’oro durante i quali hai lanciato talenti che sono diventati delle vere Star
Ho avuto il piacere di lanciare talenti e di “giocare” con
CARL COX, ROGER SANCHEZ, DANNY TENAGLIA, ARMIN VAN BUUREN, PAUL KALKBRENNER, JEFF MILLS, TIESTO, AXWELL, DAVID MANCUSO, LITTLE LOUI VEGA, MARTIN SOLVEIG, RICHIE HAWTIN, BOB SINCLAR, CHRIS LIEBING e molti altri, oltre a organizzare concerti ed eventi indimenticabili tra cui
ROBBIE WILLIAMS, RADIOHEAD, BLUR, BEN HARPER, GALLIANO, IRON MAIDEN, MANO NEGRA, GARY BARLOW,THE CURE, MORCHEEBA,etc etc
I tuoi eventi sono importanti ma quello che ricordi con più affetto, soddisfazione?
Portai per la prima volta in Italia “Mano Negra” e “Ramones”, con i soci de “Le Nozze di Figaro” e ho organizzato il Beach Party più grande della penisola alle Spiagge Bianche di Vada con oltre 90mila persone nelle due edizioni del 2011 e 2012, ero più giovane e direi che questo evento mi è rimasto nel cuore.
Sono conosciuto nel mondo della notte anche per le “provocazioni” e sono ideatore di format di successo quali “La Guapa”, “Circo Nero” e molti altri esportati con successo in tour in Italia e all’estero, dove sto gettando le basi di nuove avventure in Asia.
Nel mio girovagare per il mondo ho scritto un libro che parla dei miei viaggi e delle mie notti: è proprio uno STRANOMONDO, come il titolo, sempre in mano il trolley e parto…il mio viaggio tra Thailandia , Cambogia, il Tenax e il Circo Nero” – Editore Apice Libri
Raccontami la storia del Circo Nero
Il Circo Nero nasce a Firenze nel 2006 dall’amore per il magico e struggente mondo del circo che conquista tutti sin da piccoli, ricordiamoci erano gli anni che ancora non c’era la televisione in tutte le case, come ora, e quando arrivava il circo a Firenze con il suo tendone e i personaggi strampalati in una città piena di neve e di freddo, portava curiosità e calore e strappando sorrisi a grandi e piccini.
Nell’ideare Il CIRCO NERO, sono stato ispirato dal Film “Freaks” (di Todd Browning, 1932) che porta in scena la diversità come forma d’arte.
E’ nato da una vera e propria folgorazione per il film “Freaks” che è un inno alla tolleranza, ambientato nell’America della crisi dove i “diversi”, appunto i Freaks, venivano esposti e derisi per le loro fisiche “mostruosità”
Il Circo Nero fa della tolleranza e dell’allegria il suo mood rivisitando il mondo del circo in chiave elegante, dandogli anche un tocco di stile, in quanto ogni personaggio ha sempre vestito con outfit affascinati, preziosi, artisti che vanno in scena con abiti creati da stilisti emergenti fiorentini e non, diciamo che è un insieme di abiti dai colori spudorati, sgargianti, sete, piume, una personalizzazione che lo ha distinto negli anni, e non poteva essere altrimenti in quanto è nato in una città come Firenze che è sempre stata, anche storicamente, il polo della moda, dello stile e della creatività riconosciuta a livello mondiale.
Chi ricordi?
Negli anni abbiamo “fatto circo” con
Personaggi di tutto il mondo come DAVID GUETTA, PAUL KALKBRENNER, TIËSTO, ARMIN VAN BUUREN, AXWELL SEBASTIAN INGROSSO, MARTIN GARRIX, PETE TONG, LOUIE VEGA, JEFF MILLS, TIEFSCHWARZ, SKIN, BOB SINCLAR, STEVE AOKI e molti altri …siamo stati applauditi in centinaia di posti, paesi lontani, in giro per il mondo, luoghi meravigliosi animati dalla gioia di vivere e che mi piace ricordare:
L’Amnesia, Ibiza (Spagna), Pacha, Miami (USA), Habana, Cuba, Stadio Olimpico Roma w/ Tiësto, Sebastian Ingrosso, Nicky Romero , Pineta, Formentera (Spagna), Illuzion, Phuket (Thailandia, Music On The Rocks – Positano, Mates Festival, Napoli w/ Martin Garrix e Daddy’s Groove, Icon Club, Mosca (Russia) w/ Amanda Lepore, Cromie Disco, Puglia, Praja, Gallipoli, Scandal, Zurigo (Svizzera), Bono Beach Club, Odessa (Ucraina), Cave, Gallipoli , Supersonic Festival, Roma w/ Louie Vega & Jeff Mills, Rainbow Magicland, Roma w/ Bob Sinclar Soho Rooms, Mosca (Russia)Samsara, Gallipoli Bamboo, Miami (USA)
Berlin Fashion Week (Germania), Famous Club, Kiev (Ucraina, Café de Paris, Londra (UK), Festival, Phuket (Thailandia), Shôko Club, Barcellona (Spagna), Festival Internazionale del Cinema di Venezia, Festival Internazionale del Cinema di Roma, agli Internazionali di Tennis a Roma, Telethon Rai 1, Cittadella del Carnevale di Viareggio, Paul Kalkbrenner & David Guetta e molti altri appuntamenti importanti nel mondo …
Personaggi circensi, un collettivo di maschere, contorsionisti, funamboli e maghi, illusionisti, trucchi, gag, la donna cannone, clown e giocolieri, ma Persone, che, dietro le maschere che indossano, celano il complesso conflitto tra l’io interiore e le aspettative della società per accettare il viaggio dentro noi stessi, primi attori di un format dove il diverso, il folle, l’irriverente, il solitario e un serie di personaggi e voci, ci permettono di esistere nell’intersezione che c’è fra esse.
Finisce lo spettacolo, si spengono le luci, ci allontaniamo con gli occhi pieni dei sogni che Leandro Bisenzi ci regala mentre proviamo a capire e a comprendere le relazioni che intercorrono tra questi personaggi fantastici, interiori, ed è il modo migliore che abbiamo per scoprire davvero i nostri confini.
Writer: Cristina Vannuzzi
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Quando il mondo ballava: LIFE racconta un secolo di musica, libertà e rivoluzioni
Published
2 settimane agoon
14 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Dalle eleganti coreografie di Fred Astaire al ritmo travolgente del Lindy Hop, dal mambo alle discoteche degli anni Sessanta: il volume LIFE – Let’s Dance! edito da TASCHEN trasforma la fotografia in una macchina del tempo, restituendoci il ritratto di un mondo che, ballando, cambiava pelle.
Ci sono fotografie capaci di fermare un istante. E poi ci sono quelle che riescono a farci sentire la musica, anche quando intorno regna il silenzio. Una gamba sollevata a mezz’aria, un abito che si apre durante una giravolta, due corpi che si cercano sulla pista, una folla che si lascia trascinare dal ritmo. In quelle immagini c’è molto più della danza: c’è la vita, con le sue aspirazioni, le sue contraddizioni e il desiderio, sempre attuale, di sentirsi liberi.
È da questa intuizione che prende forma LIFE – Let’s Dance!, il volume pubblicato da TASCHEN e curato da Reuel Golden, con un saggio e le didascalie di Lyndsey Winship. Una raccolta di fotografie tratte dagli archivi della celebre rivista americana LIFE, che attraversa il periodo compreso tra il 1936 e il 1972, restituendo alla danza la sua dimensione più autentica: quella di un linguaggio universale capace di raccontare le trasformazioni della società meglio di molte parole.
Il corpo come fotografia del Novecento
Quando LIFE nacque, nel 1936, la sua ambizione era raccontare il mondo attraverso la forza delle immagini. La danza offriva ai fotografi una sfida straordinaria: catturare qualcosa che, per natura, esiste soltanto nel movimento. Il risultato è una galleria di istanti sospesi, in cui la tecnica fotografica incontra l’energia fisica e l’emozione.
Il volume ci conduce dalle linee rigorose del balletto alla leggerezza sofisticata di Fred Astaire, dalla potenza atletica di Gene Kelly alle sperimentazioni della danza moderna di Martha Graham. Accanto ai grandi protagonisti dello spettacolo, compaiono ballerini in sala prove, aspiranti performer, coppie comuni e giovani che trasformano una pista da ballo in uno spazio di scoperta.
Tra le immagini più sorprendenti ci sono quelle realizzate da Gjon Mili, fotografo capace di sperimentare con il flash stroboscopico per scomporre il movimento in una successione di istanti. Il corpo di un ballerino sembra moltiplicarsi nello spazio, mentre un salto diventa una scultura temporanea, sospesa tra forza e leggerezza. La fotografia non si limita a documentare la danza: ne rivela ciò che l’occhio, da solo, faticherebbe a cogliere.
Dal Lindy Hop al mambo: quando ballare significava cambiare le regole
La storia della danza è anche una storia di contaminazioni culturali, di confini attraversati e di linguaggi che si trasformano. Le fotografie di LIFE – Let’s Dance! raccontano con particolare intensità il ruolo delle comunità afroamericane nella nascita e nella diffusione di nuovi stili, dal Lindy Hop al jazz, fino alle evoluzioni della musica funk.
Nato ad Harlem alla fine degli anni Venti, il Lindy Hop conquista le piste con i suoi salti, le improvvisazioni e un’energia che rompe gli schemi della danza di coppia tradizionale. Nel 1943, LIFE gli dedica un importante servizio fotografico, contribuendo a documentare un fenomeno destinato a superare i confini degli Stati Uniti.
Le immagini di Leon James e Willa Mae Ricker, immortalati mentre sembrano volare sopra il pavimento, sono tra le più emblematiche della raccolta. Il loro movimento esprime una libertà fisica e creativa che non si lascia contenere dalle convenzioni.
Negli anni Cinquanta, intanto, il mambo invade le sale da ballo americane. Al Palladium Ballroom di New York, sulle musiche di Pérez Prado e Tito Puente, la pista diventa un vortice di corpi, improvvisazioni e sensualità. Tango, rumba e danze latinoamericane entrano nell’immaginario popolare, attraversando classi sociali e geografie, pur venendo spesso adattate ai gusti e alle convenzioni del pubblico dominante.
È una storia di scambi culturali, ma anche di contraddizioni: le stesse immagini che celebrano l’energia di questi balli documentano le disuguaglianze razziali dell’America del tempo. La fotografia diventa così una testimonianza preziosa non soltanto di ciò che accadeva sulle piste, ma anche di ciò che avveniva fuori.
Hollywood, il glamour e la disciplina del gesto
La danza è anche spettacolo, costruzione dell’immagine, ricerca della perfezione. E Hollywood ne ha fatto uno dei suoi strumenti più potenti.
Fred Astaire incarna un’eleganza apparentemente spontanea, frutto in realtà di prove minuziose e di una disciplina rigorosa. Gene Kelly rappresenta invece una fisicità magnetica, atletica, capace di trasformare ogni gesto in un’esplosione di energia. Due modi diversi di abitare lo spazio, entrambi destinati a lasciare un segno nell’immaginario collettivo.
Il volume restituisce anche il fascino dei grandi spettacoli, delle showgirl, delle coreografie sincronizzate e delle scenografie monumentali. Dai palcoscenici ai set cinematografici, la danza diventa una promessa di evasione, un universo di bellezza e di movimento nel quale il pubblico può riconoscersi oppure sognare un’altra vita.
Ma dietro la leggerezza del risultato c’è sempre un lavoro invisibile: il corpo allenato, la ripetizione, la fatica, la ricerca di un equilibrio tra controllo e abbandono. La fotografia riesce a raccontare entrambi i lati, quello scintillante dello spettacolo e quello più intimo della preparazione.
La rivoluzione della pista: gli anni Sessanta
Con l’arrivo degli anni Sessanta cambia tutto. La musica accelera, i giovani conquistano uno spazio sociale sempre più autonomo e la danza si allontana progressivamente dalle regole codificate del ballo di coppia.
Il Twist permette di ballare senza necessariamente toccarsi. Il rock’n’roll invita a seguire il proprio ritmo. Nelle discoteche, tra luci psichedeliche, schermi e abiti eccentrici, la pista diventa il luogo di una nuova libertà individuale.
Nel 1966, LIFE racconta l’esplosione dei club newyorkesi, dove migliaia di persone si ritrovano in ambienti immersivi, rumorosi e affollati, per ballare fino a perdere la percezione del tempo. Pochi anni dopo, le immagini della cultura giovanile e dell’universo hippie restituiscono un altro modo di vivere il corpo: meno disciplinato, più istintivo, libero di seguire una musica interiore.
È una trasformazione che va oltre i passi. Cambiano i rapporti tra uomini e donne, si ridefiniscono le convenzioni sociali, si afferma una generazione che vuole scegliere come vestirsi, muoversi e stare al mondo. La danza diventa una dichiarazione d’identità.
Dalla pista alla vita quotidiana
Uno dei meriti più interessanti di questa raccolta è non fermarsi ai grandi nomi e ai palcoscenici prestigiosi. Accanto al balletto classico e alle star del cinema, LIFE – Let’s Dance! apre finestre su tradizioni lontane: il flamenco in Andalusia, le danze popolari ucraine, i rituali delle comunità africane, i balli delle donne Banjara in India, le tradizioni giapponesi e le espressioni coreutiche di diverse parti del mondo.
Ogni immagine porta con sé un contesto, una storia, una funzione sociale. Si balla per celebrare, per corteggiare, per custodire una tradizione, per esprimere appartenenza o per incontrare culture diverse. In alcuni casi la danza è anche lavoro, come accade nei concorsi di resistenza degli anni della Grande Depressione, quando coppie esauste continuavano a muoversi per giorni nella speranza di vincere un premio in denaro.
Questa varietà ricorda che la danza non appartiene soltanto ai teatri e agli artisti professionisti. Appartiene ai bambini, agli innamorati, agli amici, agli anziani, a chiunque abbia trovato nella musica un modo per esprimere qualcosa che le parole non riescono a contenere.
Un libro da guardare, ma soprattutto da sentire
Sfogliare LIFE – Let’s Dance! significa attraversare quasi quattro decenni di storia attraverso una prospettiva insolita. Non quella dei grandi eventi politici o delle date che scandiscono i manuali, ma quella dei corpi, degli abiti, degli sguardi e dei gesti che raccontano come le persone vivevano il proprio tempo.
Le fotografie hanno il fascino delle immagini d’archivio, ma non restituiscono un passato immobile. Al contrario, mostrano una società in continuo movimento, nella quale ogni nuova musica porta con sé un modo diverso di stare insieme. La tecnica fotografica trattiene l’istante, mentre l’energia dei ballerini sembra continuare oltre i bordi della pagina.
Ed è forse proprio questa la qualità più bella del volume: ricordarci che la danza non è mai soltanto una questione di passi. È un modo di abitare il corpo, di incontrare gli altri, di attraversare i cambiamenti e, qualche volta, di anticiparli.
Perché le mode passano, le musiche cambiano e le piste si svuotano. Ma il bisogno di muoversi, di lasciarsi andare e di trovare un ritmo comune continua a parlarci, da una generazione all’altra.
E se una fotografia può fermare un ballerino a mezz’aria, queste immagini riescono a fare qualcosa di ancora più straordinario: rimettere in movimento un intero pezzo di mondo.
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L’urologo, il professionista amico da non temere

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