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A Napoli “Tutti uniti per il Sociale”

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La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

La violenza contro le donne ha assunto proporzioni così allarmanti da richiedere di essere posta tra le priorità delle agende politiche dei Comuni, infatti in tutta Italia, in Europa e nel mondo sono in calendario moltissime iniziative diverse. In Italia il cartellone delle iniziative promosso da tutti i Comuni prevede la giornata Internazionale contro la violenza sulle donne con iniziative dedicate al tema della violenza e a Napoli, il 25 novembre, è andato in scena a Villa Domi un cortometraggio  film/denuncia contro la violenza, interpretato da Lando Buzzanca, Arduino Speranza, Daniela Ioia, Narcy Calamatta, Marco Milano con la regia di Alessandro Derviso e la produzione  di Scacco Matto Production.

Come ha affermato l’imprenditore Gianfranco Unione presidente della GU Management e della Scacco Matto Production e

organizzatore dell’evento, che ha visto la direzione artistica di Luciano Carino e l’intervento di Miriam Carino (Hair and Make- Up) con HM Make-up Italy Staff  “Come diceva il nostro indimenticabile Totò – perdere chi non conosce rispetto è un grandissimo guadagno – oggi la violenza nei confronti delle donne è una grave violazione dei diritti umani, purtroppo diffusa in tutto il mondo. Non dobbiamo accettare il concetto di “normalità” sia in famiglia che fuori, dobbiamo cambiare e non solo per un giorno, ma per 365 giorni all’anno, noi dobbiamo educare i nostri figli, respingendo gli atti di violenza o molestia, sostenendo le vittime; a rendere possibile tutto questo è il rispetto che ho verso le donne e, grazie alla partecipazione di amici e aziende, ho raggiunto l’importante obiettivo di questa serata.”.

E Napoli non si è fatta attendere….. il 25 novembre si è tenuta la grande Cena Charity “Tutti uniti per il Sociale” una serata-tributo alle donne negli splendidi saloni di  Villa Domi.

E lunedì 25 novembre, a prendere parte alla serata che ha coniugato cinema e solidarietà, condotta da Gaetano Gaudiero, è intervenuta nel ruolo di Madrina  la splendida Maria Nazionale, in un magnifico outfit creato per lei da Hanna Moore Milano con calzature di Gianni Marra davanti ad un parterre di ospiti del mondo dello spettacolo, dell’impresa, della politica, dello sport e della cultura, nella cornice di  Villa Domi dell’Architetto Domenico Contessa, ritenuto il più bel panorama sul Golfo, riunite da Gianfranco Unione per assistere al cortometraggio/denuncia     “L’ultimo passo del perdono” interpretato da Lando Buzzanca con la magistrale regia di Alessandro Derviso, che ha toccato un tema così violento con dolore e sensibilità, per sottolineare, denunciare, discutere, informare.

Tutto il ricavato della serata è stato interamente devoluto in beneficenza, il “momento moda” della serata è stato interpretato dal Brand Hanna Moore Milano, azienda molto impegnata verso il sociale, gli splendidi saloni di Villa Domi hanno fatto da cornice ad una rassegna di artisti, curata da Enzo Ruju,  che hanno presentato opere sul tema del femminicidio, Mariano Goglia,  Enzo Ruju, Anna Poerio Riverso, Umberto Lariccia, Marilena Palomba per il body art, .tra di loro la giovane artista  napoletana Simona Giglio che ha  interpretato la sua personale tecnica de “lo Scarabocchio”,  una interessante ricerca sull’interazione empatica e psico-grafica tra artista e pubblico. Inoltra per il settore “ poesia” in tema con la serata, è stato proiettato un video della splendida supplica/poesia “La Voce” di Alda Merini recitata dall’indimenticabile Mariangela Melato

Durante la serata ci sono stati momenti e presenze cariche di significati,  le premiazioni per il loro impegno sociale  alla Prof. Patrizia Gargiulo che presiede l’Associazione Donne per il Sociale  Onlus,  ad Angelo Iannelli, interprete ufficiale della maschera di Pulcinella, “ambasciatore del sorriso” , alle attrici Nunzia Schiano, Rosalia Porcaro, Rosaria De Cicco, a Valerio Iovinella, titolare della Union Security, al professore Ruju, a Domenico Contessa  patron di Villa Domi.

Una menzione  speciale a  Valerio Iovinella, autore di un  grande gesto di generosità, quello  di donare un posto di lavoro al nonno della piccola Noemi che fu coinvolta in una sparatoria rimanendo ferita durante un attentato di camorra.

La serata si è conclusa in modo inaspettato con  il gruppo musicale Soul Food  che si è esibito in un arrangiamento di “Ragione e Sentimento”, brano gettonatissimo di Maria Nazionale, coinvolgendo tutti gli ospiti in una festosa armonia di suoni e ballo, il vero cuore di Napoli che non si smentisce mai, che sa abbinare la solidarietà per la violenza con garbo e signorilità.

Si chiude così, con musica live e cena charity creata dal Team di Villa Domi con abbinamento vini di Sorrentino Vini del Vesuvio per 500 selezionatissimi ospiti la serata con un festival di colori e sapori ispirati alla tradizione culinaria partenopea. Pressoffice Cristina Vannuzzi.

Un sentito ringraziamento alle Aziende in Partnership e Sponsor tecnici, che hanno reso possibile la realizzazione de La Charity Dinner di questa serata volta al sociale:

VILLA DOMI Arch. Domenico Contessa, HANNA MOORE MILANO, HM MAKE UP ITALY, GIANNI MARRA CALZATURE, LIKE srl Comunicazione,  UNION SECURITY, VILLA DEL SOLE, TD ANGELONI, SORRENTINO VINI, ISTITUTO SAN GIORGIO, HOTEL MURMANN Maratea, ROSSOLEVANTE, INTERNATIONAL AWARD,  ROSSOPOMODORO, TSM srl di Ciro Guarino, SCACCOMATTO PRODUCTION, BRUNO UNIONE SARTORIA ROMA, BLU ON BLUES, DAMA MEDICAL CENTER del Dr Dario Martusciello, KAMO CAFFE’, G U MANAGEMENT

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Il suono del colore: se Kandinsky sale in passerella

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A distanza di venticinque anni dall’ultima grande monografica romana, la Capitale torna a celebrare l’uomo che ha scardinato la figurazione per dare una forma visibile all’invisibile. Presso Palazzo Bonaparte, la mostra prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi mette in scena oltre settanta capolavori di Vassily Kandinsky. Curata da Angela Lampe, l’esposizione, visitabile fino al 14 febbraio 2027, attraversa l’intera parabola umana e intellettuale del maestro russo. Si spazia dagli esordi figurativi impregnati di folklore rurale fino alle vette geometriche del periodo Bauhaus, passando per l’intensità lirica del movimento Der Blaue Reiter. Ma per chi osserva il mondo attraverso la lente della moda, le sale del palazzo romano non raccontano solo una rivoluzione pittorica, ma svelano la matrice di un alfabeto estetico che i designer continuano a saccheggiare per dare ritmo, movimento e urgenza emotiva agli abiti. Il nucleo profondo dell’arte di Kandinsky risiede nella sinestesia: la capacità, o meglio la necessità, di fondere i sensi. Per il pittore, un punto geometrico sulla tela era un accordo di pianoforte, una linea diagonale il graffio di un violino, e i colori possedevano precise risonanze spirituali. Il giallo era inteso come squillo di tromba, (il colore caldo, eccentrico e carico di aggressività visiva per eccellenza), mentre il blu rappresentava la profondità di un violoncello, la forza fredda e centripeta capace di calmarlo. Quando la moda incontra Kandinsky compie l’operazione inversa, ma complementare: prende quella partitura visiva e la trasforma in materia tridimensionale capace di muoversi nello spazio sul corpo. Non si tratta mai di una mera riproduzione bidimensionale – un errore grossolano per qualsiasi couturier – ma di un dialogo strutturale. Un parallelismo magistrale è rintracciabile nell’approccio di Karl Lagerfeld. Il kaiser della moda ne aveva tradotto la poetica nella celebre collezione Chanel Haute Couture. Lagerfeld destrutturò il rigore della maison ricreando abiti la cui silhouette fluttuante richiamava la celebre tela “Quadri con cerchi concentrici”. I cerchi, privati del loro peso geometrico, diventavano oblò di tessuto, stratificazioni di organza e ricami capaci di vibrare a ogni passo, incarnando quel dinamismo teorizzato dal pittore. Camminando tra le sale di Palazzo Bonaparte, l’attenzione viene catturata da capolavori iconici come Gelb-Rot-Blau (Giallo, rosso, blu) del 1925. È il periodo d’oro del Bauhaus, la scuola in cui Kandinsky ridefinì i confini tra arte visiva, artigianato e design. Nelle tele di quegli anni, le linee rette, i triangoli e i vettori creano tensioni dinamiche instabili. Per l’artista, ogni forma geometrica è carica di un preciso significato emotivo: il triangolo incarna l’energia e l’azione, mentre il cerchio rappresenta la calma suprema e la perfezione spirituale.

Questa specifica tensione geometrica è la stessa che muove lo stilista giapponese Junya Watanabe. Per la sua acclamata sfilata Spring/Summer 2015, il designer (pupillo di Rei Kawakubo) ha attinto direttamente alla teoria dei colori e delle forme di Kandinsky. Watanabe ha portato in passerella copricapi e abiti scultura tridimensionali composti da pannelli di PVC rigido, cerchi intrecciati e triangoli accostati secondo i pesi cromatici del maestro russo. I modelli fluttuavano intorno al corpo come se le geometrie si fossero improvvisamente liberate dalla prigione della tela per abitare lo spazio reale. Mentre le interpretazioni tradizionali della moda si dividono spesso tra il rigore geometrico del Bauhaus e il lirismo espressionista degli esordi, l’occhio colto del custom luxury contemporaneo riesce a rintracciare strade più complesse. È il caso del brand italiano Luluredgrove, fondato dalla designer Giuliana Civello, che nel suo mini abito della collezione autunno/inverno 2027 compie un’operazione interpretativa profonda, quasi da architetto dello spazio sartoriale. Il brand si ispira esplicitamente a una delle fasi più affascinanti e stratificate del maestro: quella di opere come “Yellow Painting”. Questo periodo tardo è celebre per la sua capacità di fondere i tre grandi vocabolari della vita dell’artista: la griglia geometrica rigida del periodo Bauhaus (la scacchiera), la totale libertà cromatica degli anni di Monaco e le nuove forme organiche o biomorfiche scoperte durante l’esilio a Parigi. L’abito di Luluredgrove – realizzato in crepe stretch di seta tripla A stampata ad alta risoluzione a Como, con maniche in georgette di seta – traduce questa complessa evoluzione storica in un pezzo d’alta sartoria. La composizione ruota attorno a un giallo ocra/senape dominante, che per Kandinsky rappresenta il picco dell’energia vitale, bilanciato e placato da tocchi di blu profondo, rosso/ruggine e crema. È la stessa identica combinazione calda-fredda che dà energia visiva sia al quadro che al tessuto. Se Kandinsky costruiva l’opera per piani geometrici giustapposti, quasi come un collage di forme che si incastrano, l’abito ne assimila la logica strutturale attraverso la stampa: bande verticali spezzano la superficie tessile in pannelli alternati (dove si avvicendano motivi floreali pieni, trasparenze e righe), creando un ritmo segmentato e musicale. Ed è proprio qui che emerge la variazione più interessante rispetto al rigore nudo del Bauhaus: la creazione mette in scena un dialogo serrato tra organico e geometrico. Esattamente come in “Yellow Painting”, dove gocce, forme biomorfiche e archi sinuosi si sovrappongono a una scacchiera di fondo, nell’abito i motivi floreali fluttuanti sono incorniciati ed enfatizzati da rigide righe verticali. Questa transizione si riflette persino nell’architettura tridimensionale del capo, che stempera la severità del pattern grafico attraverso la morbidezza delle maniche e il movimento fluttuante della gonna a pieghe. Una dimostrazione di come le forme, pur geometriche, possano farsi fluide, organiche e squisitamente sartoriali. Si ispira a Kandinsky anche il couturier Vittorio Camaiani per l’abito grigio della collezione triangolo del 2009 che fa parte di una serie di pezzi dedicati proprio al celebre maestro russo. La creazione si trasforma avvicinandosi alla silhouette femminile senza perdere la forma geometrica e crea volumi diversi a seconda di come si indossa. Se la moda franco-giapponese ha celebrato il Kandinsky più grafico, il prêt-à-porter italiano ne ha sposato da tempo la componente più intima e materica. Consuelo Castiglioni, durante la sua storica direzione creativa per Marni, ha più volte utilizzato l’astrattismo organico come firma stilistica del brand. Nella collezione Fall/Winter 2016, le sovrapposizioni asimmetriche, i cappotti oversize dai tagli netti e le bluse dalle stampe dissonanti richiamavano le famose “Improvvisazioni” kandinskiane. Marni ha assimilato la lezione più importante del pittore: il rifiuto della simmetria rassicurante a favore di un’armonia nuova, cerebrale, basata su accostamenti cromatici apparentemente azzardati. I feltri pesanti e le sete stampate convivevano nello stesso outfit proprio come i tratti densi di pigmento e le linee a matita sulle tele del maestro. La mostra romana di Palazzo Bonaparte ci ricorda che l’astrattismo non è una fuga dalla realtà, ma un viaggio verso la sua essenza emotiva. Curiosamente la moda fa esattamente lo stesso: usa il tessuto non solo per coprire il corpo, ma per proiettare all’esterno un’identità, uno stato d’animo, una vibrazione interiore. Oggi, mentre osserviamo i settanta capolavori esposti a Roma, comprendiamo perché i grandi designer e realtà couture come Luluredgrove e Vittorio Camaiani continuino a guardare a Kandinsky. Le sue opere non sono passate di moda perché non sono mai state ancorate al tempo oggettivo. Finché la moda cercherà il movimento, il ritmo e la capacità di emozionare attraverso un solo accostamento di colore, la passerella rimarrà, intrinsecamente, la tela preferita di Vassily Kandinsky.

Courtesy Photo of Press Office

Di Elena Parmegiani per DailyMood.it

 

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KIKO MILANO fa rivivere il PLASTIC per una notte indimenticabile

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In occasione della Milano Fashion Week, KIKO MILANO ha presentato Club K by KIKO MILANO, la nuova collezione make-up dedicata al colore e alla libera espressione di sé, con una serata speciale in collaborazione con Vogue Italia.
Ispirandosi alla creatività che anima Club K by KIKO MILANO, Via Sammartini 76 si è trasformata per una notte in un omaggio al leggendario Plastic, accogliendo oltre 1.000 ospiti protagonisti delle community fashion e beauty.
La performance di SKIN e LADYFAG, accompagnata da makeup look vibranti e da un’espressione di sé libera da convenzioni, ha dato vita all’essenza di Club K by KIKO MILANO: uno spazio dedicato alla sperimentazione, al colore e all’espressione della propria individualità.

Tra gli ospiti che hanno partecipato alla serata:
Skin
Ladyfag
Mariacarla Boscono
Benedetta Porcaroli
Tina Kunakey
Alton Mason
Bella Thorne
Tessa Brooks
Arisa
Ana Mena
Gala Gonzalez
Natalia Paragoni
Bianca Atzei

Club K by KIKO MILANO
COLOUR. CREATE. REPEAT.

Il colore non chiede il permesso. Tu nemmeno.
Club K by KIKO MILANO è la linea pensata per chi cambia look con la stessa naturalezza con cui cambia playlist.
Per chi sperimenta, mixa, osa e ricomincia, ogni volta che ne ha voglia.
Formule ad alte prestazioni, nuance che lasciano il segno e prezzi che ti invitano a provare ancora.
Energia tutta italiana.
Colore ad alto impatto.
Lip combo a meno di 10€. Welcome to the Klub.
Formule super pigmentate per occhi e labbra che si fanno notare.
Un’ampia selezione di shade: dai nude ai rossi intensi, fino ai colori più audaci.
Matite cremose e scorrevoli e ombretti dal comfort estremo.
Rossetti e lipgloss con efficacia idratante* testata.
Mascara 3-in-1: effetto volume, lunghezza e curvatura.

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Pleats Please Issey Miyake “Azure Colors” Pop-up da 10 Corso Como

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10·Corso·Como Pop-Up
10 settembre – 11 ottobre 2026

PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE ha inaugurato il primo pop-up store a Milano da 10.Corso.Como. In occasione del lancio della nuova serie “Azure Colors”, il brand avrà un suo spazio dedicato in 10.Corso.Como, dal 10 settembre all’11 ottobre 2026.
Presentando un’installazione immersiva ispirata ai colori in continuo mutamento del cielo, lo spazio offre al pubblico una nuova opportunità per entrare in contatto con l’universo distintivo di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE, dove tecniche innovative di plissettatura, libertà di movimento e un vivace approccio al colore si incontrano in capi pensati per la quotidianità contemporanea.
Concepito come un ambiente immersivo, il pop-up trae ispirazione dal cielo e dalle sue continue trasformazioni. Sfumature di blu, una sensazione di leggerezza e il delicato movimento delle nuvole si traducono in un allestimento tridimensionale, dando vita a uno spazio che sembra fluttuare tra colore, luce e aria.

AZURE COLORS
È una serie speciale sviluppata in sei tonalità di blu. Ispirata ai delicati mutamenti del cielo e delle nuvole, la serie spazia dalle sfumature più tenui dell’azzurro chiarissimo fino all’intensità del celeste, del blu profondo e del blu navy.
La gradazione cromatica si sviluppa attraverso una selezione di top, abiti, gonne, pantaloni e stole. Quando le pieghe si riempiono d’aria e assecondano i movimenti del corpo, i capi evocano la serenità e mutevole di un cielo in continua trasformazione. Caratterizzati da silhouette essenziali e da una leggerezza quasi impalpabile, possono essere indossati singolarmente oppure abbinati nelle diverse tonalità, dando vita a composizioni cromatiche personali e giocose.
Attraverso il dialogo tra la collezione e l’installazione spaziale, il pop-up milanese invita i visitatori a scoprire il colore, il movimento e la leggerezza che costituiscono l’essenza di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE.

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