Eventi TV
In Vogue: The 90s: Chiedi chi era Anna Wintour. Su Disney+
Chiedi chi era Anna Wintour. Per chi segue la moda, il nome è noto: è la storica direttrice di Vogue America dalla fine degli anni Ottanta, la giornalista che ha potere di vita o di morte su qualsiasi stilista o collezione. Per chi non la conoscesse, è il personaggio a cui è ispirata la Miranda Priestley di Meryl Streep de Il Diavolo veste Prada. Per conoscerla meglio, e per conoscere tutto l’universo e le infinite connessioni che girano intorno a lei, ora è disponibile In Vogue: The 90s, la docuserie in streaming da venerdì 13 settembre con il Volume I (i primi tre episodi, che abbiamo visto in anteprima), seguito il 20 settembre dal Volume II (i successivi tre episodi) in esclusiva su Disney+ in Italia e negli altri Paesi e su Hulu negli Stati Uniti.
“È un enigma warholiano”. Così definisce Anna Wintour un giornalista di Vogue che ha lavorato con lei. Vogue: The 90s è un documentario imprescindibile per conoscerla davvero. Ma, come dicevamo, è eccezionale anche per capire come, negli anni Novanta, il mondo della moda uscì dal suo castello dorato ed elitario per entrare nel costume, nella cultura pop, nel gossip, insomma nelle case di tutti noi. La forza di questo documentario è proprio quella di far capire chiaramente come, in quegli anni, il mondo della moda fosse in connessione con i mondi più creativi, come quello della musica (il rock e il rap) e il mondo del cinema. Erano universi che si compenetravano e si influenzavano a vicenda.
Chi ha sempre seguito la moda conosce tutti i nomi degli stilisti e delle top model assurti alla gloria negli anni Novanta. Ma anche chi in quegli anni seguiva altro, come appunto la scena musicale o il mondo del cinema, chi comprava riviste non solo di moda, quei nomi li trovava continuamente davanti. Magari li seguiva distrattamente, mentre cercava su un giornale la sua band o la sua attrice preferita, o mentre guardava MTV. La moda e le sue icone erano ovunque, e non potevano essere ignorate. Guardare In Vogue: The 90s vuol dire fare un salto indietro nel tempo, rivivere parte della propria gioventù. È dire: io c’ero, anche se pensavo di essere da un’altra parte.
Quello che ci fa capire In Vogue: The 90s è che la moda è come la Storia, quella con la S maiuscola. È un mondo che ha assistito ad ascese e cadute, a rivoluzioni contro l’establishment, a ribellioni anti-sistema. E poi a un sistema che in qualche modo ha reagito e ha inglobato queste nuove onde tanto da farle diventare parte di esso. Vogue, e la capacità di Anna Wintour di intuire le next big thing e di portarle sulla sua rivista, donando loro in qualche modo l’approvazione e l’attestazione di far parte di quel mondo, sono stati una parte importante di questo processo.
Il primo episodio, All Changes At Vogue, ci porta a New York nel 1988, quando Anna Wintour diventa direttrice di Vogue America. Anna decide di distruggere tutto per ricostruire tutto di nuovo. Allora le copertine di Vogue erano tutte uguali: un volto in primo piano, sempre con lo stesso trucco, sempre con la stessa luce. C’è un episodio che la Wintour ricorda: su un aereo, un uomo le disse che Vogue evocava volti come quelli di Audrey Hepburn e Grace Kelly. Vogue non potrà mai essere Madonna. E invece Anna Wintour pensa che Vogue debba mettere in copertina proprio personaggi come Madonna. Così nasce la famosa copertina in cui la popstar esce dalla piscina senza trucco. Il primo episodio racconta anche l’ascesa delle famose supermodel (Linda Evangelista, Christy Turlington, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Helena Christensen, Claudia Schiffer), ma anche quella, di poco successiva, di una modella fuori dai canoni come Kate Moss, fotografata da Corinne Day sulla cover di The Face e subito scelta da Calvin Klein per le sue campagne pubblicitarie.
L’episodio 2, The Fashion Rebels ci catapulta invece nel cuore di Londra, alla metà degli anni Novanta. In America c’era stato il grunge, che aveva iniziato in qualche modo un movimento di anti-fashion: stilisti come Perry Ellis e Marc Jacobs cominciavano a intendere la moda in modo diverso. In Inghilterra, riviste come I-D pubblicavano un altro tipo di moda e di modelle. Ma un servizio con Kate Moss su I-D era un conto, su Vogue era un altro: così una ragazza troppo giovane, troppo magra, troppo nuda, una lolita su Vogue scatenò le polemiche. Ma tutto era nato per raccontare che cosa accadeva a Londra, dove musicisti, attori e stilisti frequentavano gli stessi posti e si influenzavano. Nascevano così le stelle di Alexander McQueen, con il suo stile dark e perverso, e Stella McCartney. Insieme a John Galliano avrebbero conquistato le grandi case di moda francesi, come Dior, Givenchy, Chloé.
L’episodio 3, The Hollywood Merger, parla delle stelle del cinema, e anche un po’ della nostra moda. Siamo sempre a metà degli anni Novanta, e l’influenza del grunge si sente ancora: i giovani, e le giovani star di Hollywood, amavano ancora vestirsi con i propri abiti, anche sul red carpet. Ma tutto cambia nel giorno della premiere di Quattro matrimoni e un funerale a Londra. Accanto al protagonista Hugh Grant c’è la sua compagna, Elizabeth Hurley, che quasi per caso si presenta con un abito di Versace retto da spille da balia, molto punk e molto sexy. La visibilità che ha l’attrice e quella del marchio Versace arrivano alle stelle. Sono gli anni in cui inizia l’ascesa di Gucci, marchio conosciuto per le borse degli anni Sessante e Settanta, non certo una potenza nella moda, che si affida a Tom Ford: lo stilista americano riporta in voga gli anni Settanta, e l’atmosfera sexy dei locali come lo Studio 54. Per Ford la moda, e lo show legato ad essa, dovevano essere cinematografici. E così riesce a cogliere il mood del momento, lo zeitgeist dei tempi che stavamo vivendo. Capisce come Hollywood voleva vestire: Madonna, Nicole Kidman, Gwyneth Paltrow amano Gucci. Mentre Romeo + Juliet di Baz Luhrmann lancia un altro talento italiano, agli antipodi del mondo di Gucci: Miuccia Prada. C’è anche tanto della storia della nostra moda, in questa docuserie. Anche per questo è davvero da non perdere.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Eventi TV
Jane Austen, 250 anni di modernità: un’icona senza tempo su Arte.tv
Published
9 mesi agoon
16 Dicembre 2025By
DailyMood.it
A duecentocinquant’anni dalla nascita, Jane Austen non è solo una grande autrice dell’Ottocento: è una presenza viva, una voce che continua a dialogare con il presente e con il nostro modo di leggere l’amore, l’identità e l’indipendenza femminile. In occasione di questo anniversario simbolico, Arte.tv le dedica il documentario Jane Austen: Letteratura, appassionatamente!, diretto da André Schäfer, un ritratto che restituisce tutta la sorprendente attualità della sua scrittura.
In poco più di cinquanta minuti, il film attraversa la vita e l’eredità letteraria di una donna che ha cambiato per sempre il modo di raccontare le relazioni. Austen osservava il mondo con ironia affilata e intelligenza emotiva, trasformando salotti, convenzioni sociali e piccoli drammi quotidiani in un laboratorio narrativo modernissimo. Le sue protagoniste non sono mai figure decorative: sono donne che pensano, scelgono, sbagliano, resistono. Un gesto radicale, per l’epoca, e ancora oggi sorprendentemente attuale.
Il documentario mette in luce come Jane Austen sia stata, di fatto, una pioniera del romanzo “al femminile”, capace di raccontare l’esperienza delle donne senza idealizzazioni e senza moralismi. Pubblicando inizialmente in forma anonima, firmandosi semplicemente “By a Lady”, Austen ha costruito una narrativa in cui l’amore non è mai separato dalla dignità personale, e il lieto fine non coincide con la rinuncia a sé.
Da Orgoglio e pregiudizio a Ragione e sentimento, i suoi romanzi continuano ad accompagnare i primi incontri con la letteratura e a insegnare una lettura lucida delle dinamiche affettive. Personaggi come Elizabeth Bennet restano icone di un’idea di amore fondata sul confronto, sull’equilibrio e sulla libertà individuale, lontana tanto dal cinismo quanto dal romanticismo ingenuo.
Schäfer racconta anche l’eredità culturale di Austen: una scrittrice capace di attraversare i secoli, di ispirare cinema, televisione e pop culture, senza mai perdere la propria identità. Non è un caso che i suoi testi continuino a essere riletti, adattati e reinventati: perché parlano di desideri, contraddizioni e autodeterminazione con una sensibilità che sentiamo ancora nostra.
Jane Austen: Letteratura, appassionatamente! non è quindi solo un documentario celebrativo, ma un invito a riscoprire Austen come icona culturale e lifestyle, una scrittrice che ha saputo trasformare l’ordinario in eterno, e l’intimità in rivoluzione silenziosa.
Disponibile su Arte.tv fino al 13 marzo 2026, è una visione preziosa per chi ama la letteratura, ma anche per chi continua a cercare, nelle storie, uno specchio intelligente del presente.
Regia: André Schäfer
Anno: 2025
Produzione: Germania | Regno Unito
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Eventi TV
Festa del Cinema di Roma, Il Falsario: Pietro Castellitto è un artista del falso nel nuovo “romanzo criminale” Netflix
Published
11 mesi agoon
20 Ottobre 2025
“Dicono che quando muori la tua vita ti scorre tutta davanti. Io non ho visto un…” Inizia così, con la voce narrante di Pietro Castellitto, alias Toni della Duchessa, Il Falsario, il film di Stefano Lodovichi che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, e che vedremo su Netflix dal 23 gennaio. Toni racconta la storia da morto, come William Holden in Viale del tramonto. “Un prete, un operaio e un artista partono per Roma. Sembra una barzelletta. E invece stavamo per fare la storia”. È questo che ci racconta, entrando immediatamente in empatia con noi, Toni. E parte la musica: Iggy Pop, The Passenger. E capiamo immediatamente che siamo negli anni Settanta.
“Sei un ladro o un artista?” “Che differenza fa?” è il dialogo tra Donata (Giulia Michelini) e Toni (Pietro Castellitto), la gallerista e l’artista, che dà un po’ il senso a tutto il film. Quando Toni arriva in città nel suo bagaglio ha soltanto il talento per la pittura e il sogno di diventare un grande artista. Ma la sua fame di vita, il destino e forse anche la Storia lo porteranno a diventare il più grande di tutti i falsari, nonché una figura centrale nei misteri più fitti del nostro Paese.
Quella de Il Falsario è la Roma degli anni Settanta, delle barbe e dei capelli lunghi, dei giubbotti di pelle. È la ricostruzione storica, perfetta e molto accattivante, di Romanzo criminale. Non a caso alla produzione c’è Cattleya, che aveva dato vita al film e alla serie. È una formula conosciuta è sicura. È qualcosa che sa di già visto. Ma non si tratta di un difetto: non è un già visto che annoia e che troviamo ripetitivo, ma piuttosto il già visto rassicurante, che incanala un film in una categoria precisa e immediatamente riconoscibile. Ed è giusto così. Un committente come Netflix deve andare sul sicuro, deve poter dare al pubblico, italiano ma anche internazionale, un prodotto che possa facilmente capire e adottare. Il falsario è crime ed è period drama, è un gangster movie senza esserlo, è avventuroso e romantico. È un film che, fino a qualche anno fa, sarebbe andato in sala e avrebbe avuto un buon successo. Se Netflix ha deciso di produrlo e destinarlo alla piattaforma avrà sicuramente fatto i suoi calcoli. E, probabilmente, saranno esatti.
La differenza tra il nostro Toni e gli (anti)eroi di tanti crime all’italiana è che lui è un criminale per caso, un uomo che si trova a delinquere e a passare attraverso i lati più oscuri della Storia dell’illegalità italiana suo malgrado, quasi senza rendersene conto. Un po’ un Forrest Gump della malavita. Sembra quasi che non possa farne a meno. Ha un grande talento nelle mani, capaci di dipingere, scrivere e riprodurre qualsiasi cosa, ma non ha la visione e il genio di un artista, non ne ha le idee. È bravissimo solo quando riesce a copiare. E finisce per fare quello. E così, alla fine, finisce per copiare le vite degli altri, quelle dei banditi che si trova intorno.
Proprio come faceva Romanzo criminale, la storia di Toni finisce per incrociarsi con la Storia d’Italia: gli anni di piombo, le Brigate Rosse, le stragi nere, il sequestro Moro, l’assassinio di Impastato. E così, continuando a guardare il film, si rimane affascinati, perché oltre a conoscere la vita particolare di Toni, si ripercorre quella italiana.
Il Falsario è un film di attori. Pietro Castellitto ha il physique du rôle di un artista prestato al crimine che criminale non lo è mai fino in fondo. Come bandito, Toni va avanti fino a un certo punto, ma è inadeguato, improbabile, non credibile. E Castellitto rappresenta bene questo suo essere “alieno” in un ambiente di cui prova a fare parte. Ma sono interessanti molti altri personaggi. Don Vittorio svela un Andrea Arcangeli inedito, pacioso e pulito (ma fino a un certo punto, vedrete…) e in continuo imbarazzo verso tutto quello che fa. Pierluigi Gigante si dimostra ancora una volta versatile, passando agli antipodi dell’arco costituzionale, diventando un terrorista delle BR dopo essere stato un celerino in ACAB: per farlo bisogna essere degli ottimi attori. E in questo eccelle Claudio Santamaria, nei panni del “Sarto”, misterioso uomo onnisciente e onnipotente, probabilmente parte dei servizi segreti, che manipola tutti senza rischiare mai in prima persona. E poi ci sono le donne: una Giulia Michelini mai così luminosa e sexy, una vera sorpresa, e una Aurora Giovinazzo che, seppur in poche sequenze, riesca a illuminare ulteriormente il film.
Il Falsario, allora, è un film furbo, molto furbo, perché prende una bella storia e la veicola attraverso codici narrativi noti ervizi segreti, che manipola tutti dall’ collaudati presso il pubblico. Ma il know-how di chi ha già fatto operazioni di questo tipo la rende un’opera riuscita ed estremamente piacevole. Il fatto che si muova dentro binari già codificati non vuol dire che non possa avere momenti imprevedibili, su tutti il finale a sorpresa. Ma anche alcuni momenti musicali, come Senza fine di Gino Paoli montata su una partita di calcio che sembra presa dal cinema di Salvatores o Il mondo di Jimmy Fontana sull’ultima scena o, ancora, una rapina girata sulle note di Let’s Stick Together di Bryan Ferry. E ancora, l’evoluzione di Don Vittorio, la sua vanità, tenuta nascosta per gran parte del film e giocata a sorpresa come carta vincente e risolutiva. Per arrivare al messaggio del film, che è uno degli interrogativi chiave dei nostri tempi. “Per arrivare dove vuoi arrivare, cosa sei disposto a fare?”
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- Il Falsario. (L to R) Edoardo Pesce as Balbo, Andrea Arcangeli as Vittorio, Pietro Castellitto as Toni in Il Falsario. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025
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- Il Falsario. (L to R) Andrea Arcangeli as Vittorio, Pietro Castellitto as Toni, Pierluigi Gigante as Fabione in Il Falsario. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025
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Eventi TV
La storia di Gucci in streaming su Arte.tv
Published
1 anno agoon
9 Settembre 2025By
DailyMood.it
In occasione della Milano Fashion Week 2025, la piattaforma propone un documentario che ripercorre l’ascesa, le rivoluzioni e i segreti del brand italiano
Arte.tv, la principale piattaforma europea gratuita di streaming dedicata alla cultura, propone in vista della settimana della moda milanese “Lusso, passione e dramma”, un documentario che ripercorre la saga della maison Gucci, il marchio che ha costruito un impero del lusso fondato su pelletteria, identità solida e creatività senza freni.
Per la regia di Olivier Nicklaus, questo lungometraggio racconta l’evoluzione del marchio e come ha saputo resistere a ogni tempesta, partendo dalla fondazione a Firenze nel 1921 come piccola bottega di valigie, fino a raggiungere una clientela internazionale e raffinata, conquistando città come Hollywood, ribattezzando una borsa in onore di Jackie Kennedy e lanciando il suo prêt-à-porter.
L’evoluzione arriva grazie a Domenico De Sole e Tom Ford, rispettivamente CEO del Gruppo Gucci e Direttore Creativo. I due decidono di puntare su una nuova fascia di pubblico, si lasciano alle spalle l’immagine di una borghesia austera per abbracciare una sensualità glamour: il cosiddetto porno chic. Una mossa audace, che porterà il brand a entrare nell’era della finanza dominante, fatta di direttori creativi geniali ma sacrificabili, a partire dallo stesso Ford, licenziato nel 2004.
Con il passare degli anni il marchio si evolve, e con esso i direttori creativi che si alternano in un susseguirsi di visioni e stili differenti, come Alessandro Michele che nel 2015 con le sue silhouette gender fluid, riesce a riportare il marchio al vertice, fino a essere allontanato nel 2022. Nel 2025, Sabato De Sarno lascia il posto a Demna Gvasalia, ex Balenciaga, chiamato ora a reinventare il mito Gucci. Con il contributo di icone della moda come Carine Roitfeld, Salomé Dudemaine o Sara Gay Forden (House of Gucci), Olivier Nicklaus (già noto per il documentario Fashion!) ripercorre con ritmo e precisione la storia della maison, dagli esordi fiorentini al più recente valzer di creativi.
Il documentario è disponibile fino al 27/09/2025 sulla piattaforma arte.tv/it.
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Lederhandwerk erhoben zum Luxuserzeugnis: historische Aufnahme aus einer Gucci-Boutique © Atelier des Archives Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Die Hochzeit von Maurizio Gucci und Patrizia Reggiani im Jahr 1972 © BEST IMAGE Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Gucci-Kreativdirektor Alessandro Michele (li.), Sängerin Lana Del Rey (Mi.) und Schauspieler Jared Leto (re.) in Gucci-Roben bei der New Yorker Met-Gala 2018 zur Eröffnung der Ausstellung Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination © Getty Images Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Die Marke Gucci, Inbegriff des italienischen Dolce Vita der 50er Jahre, eroberte zunächst die USA und dann die ganze Welt. © Incognita Doc Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Maurizio Gucci (li.) und Patrizia Reggiani (re.) bei der Erstkommunion ihrer Töchter Allegra (2.v.l.) und Alessandra (2.v.r.) © BEST IMAGE Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Mit ihren einzigartigen Merkmalen wie dem handgekrümmten Bambusgriff und -verschluss verkörpert die Gucci Bamboo 1947 den charakteristischen Stil und die handwerkliche Exzellenz des Hauses. © Incognita Doc Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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