Serie TV
Emily In Paris arriva a Roma, nel nome di Audrey Hepburn
Emily, il personaggio cult di Lily Collins, protagonista della fortunata serie Netflix Emily in Paris, arriva a Roma. Ad aspettarla c’è un ragazzo italiano, che si chiama Marcello, ed è in sella ad una vespa con cui la porterà in giro per la Capitale, tra rovine, trattorie e i monumenti più importanti. Cominciano così gli episodi di Emily In Paris girati a Roma, gli ultimi due della seconda parte della stagione 4, disponibile su Netflix dal 12 settembre. Emily si trova a Roma attratta dall’amore, ma la vicenda potrebbe diventare anche professionale. Sylvie, il capo dell’agenzia di PR dove lavora, infatti mira a conquistare un importante cliente italiano. E le sue mire in qualche modo si incroceranno con l’interessa sentimentale di Emily. Sono solo due episodi, ma è molto probabile che la stagione 5 – se sarà confermata – potrebbe iniziare proprio da Roma, se non svolgersi completamente nella Capitale.
Vedere una serie che da sempre vive a Parigi ambientata a Roma, da italiani, dà un’altra sensazione. Si può sorridere o magari storcere il naso. Il racconto, e non può essere altrimenti, è pieno di cliché e di luoghi comuni. Aspettatevi allora lunghe carrellate sul cibo, il limoncello, le rovine, la moda, la vespa, i borghi di campagna (che sembrano in Toscana, dove però si ascolta una sorta di pizzica salentina). In Francia non hanno apprezzato come gli americani hanno raffigurato Parigi, in Italia ci sarà chi avrà sicuramente da ridire.
C’è poi un altro gioco, anche questo forse scontato, ma molto piacevole, quello legato al cinema e alle citazioni. Marcello (Eugenio Franceschini), il corteggiatore di Emily, si chiama così in onore di Mastroianni, e ovviamente la porterà davanti alla Fontana di Trevi, come ne La Dolce Vita di Fellini, anche se i due non si tufferanno nelle acque. Più tardi vedremo anche Via Veneto, in bianco e nero, per un altro omaggio a quel film. Quando Marcello porta Emily in giro in vespa per tutta Roma il pensiero corre immediatamente a Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze romane. In quelle scene Emily sfoggia un look anni Cinquanta ispirato proprio a quel film.
Emily In Paris è sempre stata una serie ricca di moda e di grandi abiti. I costumi, in qualche modo, hanno sempre voluto sottolineare uno stato d’animo, una situazione, delle svolte narrative. I costumi di Emily in questa stagione sono stati pensati per riflettere la sua crescita e maturità. C’è un tema floreale che è ricorrente nei capi che indossa, e vuole rappresentare il fatto che sia sbocciata rispetto alle stagioni precedenti. Ora si sta facendo strada, sta affermando se stessa e sta diventando molto più forte, con uno stile che reinterpreta i codici della moda parigina.
In Emily In Paris ogni stagione introduce una nuova componente che orienta i costumi del guardaroba di Emily. In questa stagione, si tratta dell’abito a tre pezzi ispirato a Twiggy con scarpe basse e gioielli raffinati. Questo look dimostra la maturità crescente di Emily e il suo sentirsi a proprio agio con l’autorevolezza acquisita sul lavoro. Anche il trucco e le acconciature di Emily subiscono un’evoluzione: in questa stagione si è scelto mostrarla al naturale. Non è sempre truccata alla perfezione, una scelta che riflette il percorso emotivo non sempre facile che Emily sta vivendo.
In questa stagione Emily sfoggia 22 acconciature diverse con tre principali texture, tutte pensate per dimostrare che le sue pettinature stanno diventando più rilassate e meno strutturate nel tempo. Sono presenti anche più cappelli e accessori per capelli rispetto alle stagioni passate. In questa stagione compaiono 2.500 paia di scarpe (ben 150 sono di Louboutin), circa 350 borse e 3.000 gioielli. I capi di abbigliamento totali sono più di mille. In questo senso, e anche per molti aspetti della storia, possiamo dire che Emily In Paris è Il Diavolo veste Prada delle serie tv.
I costumi di questa stagione includono più look vintage e d’archivio, soprattutto per Mindy: indossa infatti un abito Balmain rosa vintage agli Open di Francia e un look Mugler vintage d’archivio viola quando Nico la accompagna nel “Brand Closet” di JVMA. In un episodio, al lancio di un prodotto al Samaritaine, Emily indossa una borsa disegnata da INCXNNUE e realizzata con gli scarti riciclati dell’uva solitamente usata per il vino. Ogni stagione il team di costumisti seleziona capi di marchi famosi accanto a quelli di designer emergenti. Nel corso di questa stagione, il team ha collaborato con lo stilista vietnamita Đỗ Mạnh Cường a cinque look diversi.
E si è parlato anche di moda nella conferenza stampa organizzata a Roma in occasione del lancio della seconda parte della stagione 4. Philippine Leroy-Beaulieu, che nella serie è Sylvie, il capo di Emily, quando si parla di abiti, ricorda una scena particolare della stagione 3, girata sulla Torre Eiffel. “Emily è vestita in piume di struzzo rosa, e Sylvie di di nero. Sembro un uccellaccio malefico”. “Ogni abito ha delle intenzioni dietro, è come un oggetto d’arte” interviene Ashley Park, che interpreta Mindy. “L’abito rosso di Roma è molto particolare, ho detto: lo voglio”. “Il mio abito preferito è sicuramente quello che indosso nel club quando parlo con Emily” aggiunge Camille Razat. “Non è solo l’abito ma tutto il look, il trucco, il rossetto rosso, le atmosfere anni Novanta e le acconciature incredibili”.
Ma è proprio Lily Collins, cioè Emily, a spiegare benissimo come vengono pensati gli abiti nella serie. Sono una sorta di paesaggi-stati d’animo. “Alle fine della seconda stagione, mi Emily si trova su un ponte e deve decidere se tornare in America o restare con Sylvie a Parigi” ricorda l’attrice. “Nei costumi ci sono sempre piccoli particolari. Volevo che il mio avesse diversi strati, che diventasse delle cose diverse a seconda delle situazioni. C’erano dei cavallucci marini: è come se Emily fosse sott’acqua, forse si potrebbe salvare, forse affondare. Questo abito aveva questo significato. E poi cammino sul ponte, ricevo una telefonata, e lo strato esterno, che ricorda una medusa, comincia ad avvolgermi. Ma il cavalluccio marino è un essere che si accoppia per la vita. E quell’abito voleva anche dire: resterò a Parigi per tutta la vita?”. Intanto, in attesa di capire se ci sarà la stagione 5, Emily potrebbe restare a Roma, se non per tutta la vita, almeno un po’ più a lungo.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- Emily in Paris. (L to R) Lucas Bravo as Gabriel, Lily Collins as Emily in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lucien Laviscount as Alfie in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Samuel Arnold as Julien in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Camille Razat as Camille in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Camille Razat as Camille in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Lucas Bravo as Gabriel in episode 406 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Camille Razat as Camille, Lucas Bravo as Gabriel in episode 407 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Philippine Leroy-Beaulieu as Sylvie Grateau in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Ashley Park as Mindy in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Ashley Park as Mindy in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Eugenio Franceschini as Marcello in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Stephanie Branchu/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Eugenio Franceschini as Marcello in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Flavio Furno as Gianni, Eugenio Franceschini as Marcello in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Eugenio Franceschini as Marcello, Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Eugenio Franceschini as Marcello, Lily Collins as Emily in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Anna Galiena as Antonia Muratori in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Philippine Leroy-Beaulieu as Sylvie Grateau, Raoul Bova as Giancarlo in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Philippine Leroy-Beaulieu as Sylvie Grateau, Raoul Bova as Giancarlo in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Eugenio Franceschini as Marcello in Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 407 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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- Emily in Paris. (L to R) Thalia Besson as Genevieve, Samuel Arnold as Julien, Lily Collins as Emily, Bruno Gouery as Luc in episode 407 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Thalia Besson as Genevieve in episode 407 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Ashley Park as Mindy in episode 408 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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- Emily in Paris. Lily Collins as Emily in episode 409 of Emily in Paris. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
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Serie TV
The Shards: L’America dei primi anni Ottanta di Bret Easton Ellis diventa una serie su Disney+
Published
3 settimane agoon
3 Settembre 2026
Los Angeles, 1981. Un gruppo di studenti privilegiati dell’ultimo anno di una scuola privata d’élite ha a che fare con l’identità, il sesso, la gelosia, l’ossessione e i pericoli che si nascondono sotto la superficie dell’adolescenza americana. Al centro della storia c’è Bret, che è Bret Easton Ellis (Igby Rigney), un aspirante scrittore e adolescente dotato di grande intuito, la cui realtà inizia a sgretolarsi con l’arrivo di un nuovo studente misterioso e affascinante, Robert Mallory (Homer Gere). Trasferitosi poco prima dell’ultimo anno di liceo, l’arrivo di Robert coincide con il crescente terrore suscitato da un serial killer che prende di mira gli adolescenti di tutta la città, il Pescatore. Accanto a Bret ci sono i suoi amici: Susan Reynolds (Kaia Gerber), la sua fidanzata Debbie Schaffer (Hayes Warner) e Thom Wright (Graham Campbell). E ci sono gli adulti: Terry Schaffer (Wes Bentley) e Liz Schaffer (Evan Rachel Wood), un produttore cinematografico e un’ex attrice, i genitori di Debbie, e Steven Reinhardt (Jordan Roth), l’ambiguo assistente di Terry. Vi sembrerà una storia come tante. Ma non lo è. È quella di The Shards, la nuova serie drama FX dall’executive producer Ryan Murphy, tratta dall’acclamato romanzo bestseller di Bret Easton Ellis, uno dei grandi scrittori americani degli ultimi 40 anni. La serie è in streaming su Disney+.
Una delle prime scene che vediamo è quella del primo incontro tra Bret Easton Ellis e l’ancora sconosciuto Robert Mallory, nel buio di una bellissima sala cinematografica, alla prima visione di Shining. È una delle pagine più belle del libro di Ellis. E, vederla su schermo, vuol dire davvero veder prendere vita quelle immagini che abbiamo elaborato nella nostra mente. The Shards non delude mai nella ricostruzione degli ambienti: le high school americane, gli eleganti ristoranti, le proverbiali feste nelle ville con piscina. Da questo punto di vista il mondo della Los Angeles di Bret Easton Ellis è dipinto alla perfezione. E in questo senso The Shards è una serie immersiva. Una delle scelte vincenti è stata mantenere la voce narrante di Bret Easton Ellis, cosa che permette di entrare nell’interiorità del protagonista, come accade leggendo il libro.
La trasposizione seriale di The Shards ha due anime. C’è quella dell’autore del libro, Bret Easton Ellis, caustica, minimalista, tagliente. E c’è quella di Ryan Murphy, uno dei numi tutelari della serialità di oggi (American Horror Story, Hollywood, The Beauty), narratore barocco ed eccessivo. I due hanno firmato insieme l’adattamento. Murphy ha decisamente in sé il tocco dell’horror, lo dice il suo curriculum. È però un autore portato sempre verso l’eccesso. E qui nasce il delicato rapporto con la materia di Bret Easton Ellis. Che l’eccesso lo ha già in sé, lo ha sempre avuto già dal suo primo libro, Meno di zero. È un eccesso a suo modo controllato, scarno, freddo. Quello di Ryan Murphy è più sopra le righe. E per tutta la prima parte, fedele al romanzo, non ha bisogno di metterlo in scena. Poi, però, prende in mano la storia e la porta altrove.
The Shards è una storia di ossessioni e paranoie, un horror che è reale ma anche interiore, perché sì, lì fuori c’è qualcuno che uccide, ma i mostri sono anche dentro. È la storia delle inquietudini che vivono, negli adulti e nei ragazzi, sotto una superficie scintillante e dorata. Quel senso costante di pericolo, di paranoia, di accerchiamento, di osservazione costante che c’è nel romanzo di Bret Easton Ellis, nella serie The Shards arriva però solo a corrente alternata.
I ragazzi e le ragazze dei romanzi di Bret Easton Ellis sono sempre bellissimi. È qualcosa di voluto, di insistito. Fa parte della sua poetica: raccontare la perfezione fuori e la frattura dentro queste persone. Da questo punto di vista gli attori protagonisti scelti ci sembrano davvero perfetti. Kaia Gerber è Susan, la ragazza più bella della scuola. E Homer Gere è il bellissimo, elegantissimo e tenebroso Robert Mallory. La cosa che è intrigante, nel vederli insieme sullo schermo, è che i due sono figli d’arte. E che arte. Kaia Gerber è la figlia di Cindy Crawford, e Homer Gere è il figlio di Richard Gere. I due divi della moda e del cinema, ormai più di trent’anni fa, sono stati anche una coppia nella vita. I loro figli si sono conosciuti in questa occasione. I due sono già delle icone di stile: per la première americana, che si è tenuta allo SVA Theatre di Chelsea, Kaia Gerber ha indossato un abito Valentino semitrasparente con dei cristalli che riflettevano la luce. Homer Gere era elegantissimo in Prada. Ma sono centrati anche gli altri attori: Igby Rigney, che deve portare in scena il non facile ruolo di Brett Easton Ellis, che è un personaggio letterario ma che esiste anche nella vita reale, è bello, ma non troppo, è affascinante ma impacciato il giusto per rappresentare quel personaggio che sapeva di non essere il maschio Alpha, di aver una sessualità e un’identità ancora da comprendere, e viveva in un mondo di squali troppo forti per lui. La popstar Hayes Warner è decisamente sexy per essere Debbie, e ha tinto i capelli di un biondo più chiaro per avvicinarsi a quelli di Debbie Harry dei Blondie. Così come Evan Rachel Wood, che interpreta la madre, si è ispirata molte star della fine degli anni Settanta. A noi, nella silhouette e nel taglio di capelli, ha ricordato molto la Michelle Pfeiffer di Scarface. Alla prima di New York indossava un Dior firmato John Galliano e sul set ha indossato abiti di Saint Laurent e Chanel.
Quello che è interessante, in un racconto come quello di The Shards, è proprio quel viaggio nella moda dei primi anni Ottanta. Che non sono ancora gli anni Ottanta eccessivi, quelli dei colori accesi, delle spalline, delle stampe colorate. Il 1981 è un anno di transizione, in cui l’eleganza era ancora piuttosto sobria. Un mondo di abiti stretti, attillati, sobri ed eleganti sia per la donna che per l’uomo. Per capirci, erano gli anni in cui Richard Gere, nume tutelare del libro di Brett Easton Ellis, girava American Gigolò vestito da Giorgio Armani. Un motivo per guardare The Shards è anche questo.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (i-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Kaia Gerber as Susan, Reynolds, Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie, Schaffer, Homer Gere as Robert Mallory, Graham Campbell as Thom Wright.. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Help Me! Rhonda!” — Season 1, Episode 3 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: (l-r) Graham Campbell as Thom Wright, , Kaia Gerber as Susan Reynolds, Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Robert’s Party” — Season 1, Episode 4 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: (l-r) Kaia Gerber as Susan, Reynolds, Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Robert’s Party” — Season 1, Episode 4 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Igby Rigney as Bret, Kaia Gerber as Susan, Reynolds. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (i-r) Igby Rigney as Bret, Homer Gere as Robert Mallory.CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Evan Rachel Wood as Liz Schaffer. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Wes Bentley as Terry Schaffer, Igby Rigney as Bret. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) –Pictured: Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (center, i-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds, Graham Campbell as Thom Wright. CR: FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Wes Bentley as Terry Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Jordan Roth as Steven Reinhardt, Evan Rachel Wood as Liz Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Graham Campbell as Thom Wright. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) –Pictured: (l-r) Homer Gere as Robert Mallory, Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Help Me! Rhonda! ” — Season 1, Episode 3 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Homecoming Part Two” — Season 1, Episode 7 (Airs Wednesday, August 26) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Hamlet” — Season 1, Episode 8 (Airs Wednesday, September 2) — Pictured: Graham Campbell as Thom Wright. CR: Ray Mickshaw/FX
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Serie TV
Lucky: Anya Taylor-Joy in una fuga senza fiato su Apple Tv
Published
2 mesi agoon
23 Luglio 2026
Una ragazza viene inseguita da alcuni uomini tra dei camion fermi in un parcheggio. Lei è bionda platino, è vestita in jeans, una canotta bianca e un giubbotto di pelle nera. Zoppica. Loro hanno quegli inconfondibili giubbetti blu con la scritta in giallo sulla schiena: sono dell’FBI. Inizia così Lucky, la nuova serie in streaming su Apple Tv tratta dal bestseller del New York Times e selezione del Reese’s Book Club, scritto da Marissa Stapley. La ragazza, la Lucky che dà il titolo alla serie, è l’inconfondibile Anya Taylor-Joy. E insieme a lei ci sono Annette Bening, Timothy Olyphant, Aunjanue Ellis Taylor, Drew Starkey, Clifton Collins Jr. e William Fichtner. La definiscono una dramedy, ma Lucky è soprattutto una serie d’azione, un’azione senza un attimo di respiro.
Quando una rapina multimilionaria va storta, la truffatrice Lucky (Anya Taylor-Joy) è costretta a darsi alla fuga. Braccata sia dall’FBI che da uno spietato boss criminale, Lucky deve lottare per la propria vita e per trovare una via d’uscita. Eppure sembrava tutto perfetto. Poche ore prima avevamo visto Lucky, ed era completamente diversa. I capelli più lunghi e castani, un vestito corto e attillato di lamé. Una bottiglia di champagne da stappare con il proprio compagno. In Dreams di Roy Orbison, famosa per Velluto blu di David Lynch, da ballare stretti stretti. Tutto sembrava andare bene. Ma non è andata così.
Lucky vive soprattutto sul volto e sul corpo di Anya Taylor-Joy. È un’attrice dal fisico esilissimo. E dal volto unico, scavato e sensuale. Con quegli occhi enormi, verde giada, e molto distanti tra loro. Si dice che sia sintomo di poca bellezza, come in fondo si dice della bocca piccola e delle labbra sottili. Non è vero. Anya Taylor-Joy è fatta per smentire tutte queste teorie, per diventare una bellezza allo stesso tempo aliena e, soprattutto in una serie come questa, molto concreta.
La sua Lucky sembra un personaggio di un film di Luc Besson, noto per i ritratti di donne forti e artefici del loro destino, coraggiose e muscolari. Così come sembra un film di Luc Besson, per ritmo e visione, tutta la storia a cui assistiamo. C’è anche qualcosa di Hitchcock, non nello stile ma nei temi. Il personaggio giovane e innocente in fuga è un classico del regista inglese. Qui innocente Lucky non lo è completamente. È una truffatrice, certo. Ma abbiamo visto che è stata a sua volta fregata dal suo compagno. Per questo, e per il fatto che il punto di vista sposato è il suo, Lucky ha da subito la nostra simpatia. E quella del regista. Anche questo è un meccanismo che viene da Hitchcock: pensate a Psycho e al personaggio di Janet Leigh, in fuga dopo aver sottratto al suo capo un’ingente somma di denaro. Anche lei è colpevole, ma stiamo dalla sua parte.
La regia è sempre su di lei, spesso la macchina da presa la accarezza con primi o primissimi piani in grado di scrutare quegli occhi così particolari. Mentre, alla fine del primo episodio, basta una telefonata per costruire una backstory in grado di farci appassionare ancora di più al suo personaggio. Mentre un accendino, nel buio, si ricollega a una delle prime scene dell’episodio e chiude un cerchio. Non ci resta che seguire la fuga di questa nuova eroina che ci ha portato Apple Tv, lo streamer dalle produzioni sempre impeccabili. I primi due episodi sono disponibili, poi ne vedremo uno a settimana. Buona fortuna, Lucky.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Serie TV
Elle: Se La rivincita delle bionde torna agli anni Novanta, tra Beverly Hills e il grunge
Published
3 mesi agoon
1 Luglio 2026
I’m Only Happy When It Rains, il classico dei Garbage degli anni Novanta, risuona nella sigla di Elle, la nuova serie Prime Video in streaming dal 1 luglio. E risuona particolarmente ironica, visto che la nostra protagonista si trova per una serie sfortunata di eventi a trasferirsi da Los Angeles a Seattle, la città più piovosa d’America, “la città dimenticata da Dio e da Gucci”. E, no, non è assolutamente felice solo quando piove, come cantava Shirley Manson. Casomai è tutto il contrario. Elle Woods sarebbe felice solo con il sole della California e con i suoi immancabili vestiti rosa che fanno tanto Beverly Hills e anche tanto Barbie. Elle è la serie prequel de La rivincita delle bionde, il noto film con Reese Witherspoon. Qui la vicenda è trasportata indietro nel tempo e nello spazio, creando una serie di contrasti che rendono la serie divertente e originale.
Nella sua prima stagione, Elle segue Elle Woods (Lexi Minetree) prima che diventi un pesce fuor d’acqua ad Harvard. La incontriamo nel 1995, come un pesciolino nelle acque agitate del liceo, alle prese con amicizie complicate, storie d’amore proibite e scelte di moda discutibili. Tutto nella sua vita cambia, infatti, quando il padre, chirurgo estetico, perde reputazione e lavoro per un naso rifatto male ad un’attrice. E così deve trasferirsi a Seattle con tutta la famiglia. Elle si affida alla sua famiglia come punto di riferimento e rafforza il legame con la madre, dimostrando che insieme possono superare qualsiasi cosa la vita riservi loro, purché abbiano l’una l’altra. Ad ogni sfida che affronta, Elle si avvicina sempre di più alla Elle Woods che conosciamo e amiamo oggi.
Quello che dà forza alla serie è il sentimento del contrario. Tutto, a Seattle, è diverso. Piove ogni giorno, tutti vestono di nero, con jeans, anfibi e camicie di flanella a quadri, nessuno bada alle apparenze e tutti alla sostanza. “Mi sento così bionda” dice la nostra Elle, che veste ancora completamente di rosa. Il senso della serie sta tutto qui. Nel ribaltamento dei ruoli, delle situazioni. La classica reginetta della scuola, la popolare, la bionda, la bella in rosa di tanti film qui diventa, di colpo, il suo contrario. Per il posto in cui si trova, è lei la strana, l’impopolare, la diversa. Quella che, come vediamo da sempre nei film, non trova dove sedersi a tavola perché i posti sono occupati. E le popolari che negano il posto qui sono altre. Anche per il padre le cose si sono ribaltate. “Alla gente piace il proprio naso. Andrà meglio quando il grunge sarà passato” dice.
Capiamo subito che quella di Elle è una storia sull’identità, un romanzo di formazione che però non procede in maniera classica. Almeno, non all’inizio. C’è, come in ogni racconto di questo tipo, una protagonista che deve trovare il proprio posto nel mondo. Solo che la nostra Elle il suo posto lo aveva già trovato, ma lo ha perso e deve ricominciare tutto da capo. È una questione di orientamento, di coordinate da ritrovare, di una serie di comportamenti da resettare. Ci si chiede se Elle sceglierà di tornare a Los Angeles o di giocarsi le sue carte a Seattle. E se, in questo caso, si adatterà al modo di vivere e al look degli altri o sceglierà di farlo rimanendo se stessa.
Dicevamo di Seattle. È bello, in un teen drama di questo tipo, ritrovarsi nell’America di metà anni Novanta, quando, rispetto a quella di Beverly Hills 90210, era già cambiato tutto. È bello ritrovarsi in un negozio di dischi che ci ricorda quello di Alta fedeltà, di ascoltare discorsi su Kurt Cobain e i Nirvana, Chris Cornell e i Soundgarden, la Sub Pop gli Alice In Chains, ascoltare i R.E.M. e i Radiohead. Come si dice, appena abbiamo capito dove fosse ambientata la storia abbiamo detto il classico: ok, avete la nostra attenzione.
Certo, non è un film immersivo negli anni del grunge (per quello cercate e rivedetevi Singles di Cameron Crowe). E ai puristi del grunge non piacerà. Seattle e il grunge sono in realtà usati come un elemento funzionale al racconto, come l’ostacolo tra Elle e il suo mondo, l’espediente usato per metterla in difficoltà. Ma che siano presenti in un film di questo tipo non è per niente male. È bello vedere che il grunge sia storia. E anche un po’ triste, perché sono passati 30 anni e vuol dire che stiamo diventando vecchi.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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