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Venezia 83, il red carpet si accende: Kendall Jenner e Vittoria Ceretti conquistano il Lido. E Malkovich osa con la gorgiera

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Kendall Jenner

Secondo red carpet della Mostra del Cinema di Venezia: tra couture, gioielli e smoking impeccabili, la moda ruba ancora una volta la scena al cinema. Kendall Jenner risplende in Giorgio Armani d’archivio, Vittoria Ceretti sceglie la sensualità sofisticata di Armani Privé. E John Malkovich trasforma una gorgiera in un gesto di puro stile. A Venezia il cinema arriva sul tappeto rosso, ma la moda non è certo intenzionata a restare sullo sfondo. La seconda grande serata della Mostra del Cinema di Venezia 83 è un lungo esercizio di glamour, con le star che si alternano davanti ai fotografi in una successione di abiti couture, smoking affilati, gioielli scintillanti e silhouette pensate per catturare ogni flash.

Il risultato è una passerella hollywoodiana a cielo aperto dove, accanto agli interpreti dei film in Concorso e Fuori Concorso, sono le supermodelle a dettare il ritmo. E quando arrivano Kendall Jenner e Vittoria Ceretti, entrambe legate ad Armani, il red carpet cambia immediatamente temperatura.

Kendall Jenner, l’oro vintage di Giorgio Armani

Kendall Jenner sceglie Venezia 83 per un’apparizione che punta tutto sulla forza della semplicità. La modella arriva sul red carpet di Wild Horse Nine avvolta in un abito d’archivio di Giorgio Armani, risalente alla collezione del 1995. È un lungo dress color oro sabbia, interamente ricamato di paillettes e perline, capace di catturare la luce a ogni movimento senza bisogno di ulteriori artifici. Una silhouette essenziale, aderente e liquida, che lascia parlare la materia preziosa dell’abito. Ai piedi, sandali Aquazzurra tono su tono. Il beauty look segue la stessa filosofia: capelli lunghissimi, lisci, portati con riga laterale, e make-up Armani Beauty luminoso e naturale.

È il genere di look che non ha bisogno di gridare per farsi notare. Kendall lo indossa con quella sicurezza ormai diventata parte della sua cifra estetica: minimalismo, pelle luminosa, proporzioni perfette e un solo elemento destinato a dominare la scena. In questo caso, l’abito.

Vittoria Ceretti, quando il nero diventa couture

Se Kendall punta sulla luce dell’oro, Vittoria Ceretti sceglie l’opposto: il nero. Ma è un nero tutt’altro che austero. La top model italiana fa il suo ingresso sul red carpet di Wild Horse Nine in Armani Privé, con un abito che costruisce il suo fascino sul contrasto tra pelle, trasparenze e cristalli. Il bustier in tulle scintillante disegna il corpo e crea una sorta di nuvola luminosa sul décolleté, mentre la parte nera dell’abito porta l’insieme verso una sensualità più sofisticata che esplicita. Le scarpe con cinturino completano la silhouette senza sottrarle protagonismo.

Ceretti, che da qualche mese è Global Make-Up Ambassador di Armani Beauty, sceglie anche questa volta un beauty look calibrato: incarnato luminoso e attenzione allo sguardo, mentre i capelli lisci, con la riga laterale e raccolti dietro le orecchie, lasciano il volto completamente scoperto. È un’apparizione costruita sulla sottrazione. È proprio per questo che funziona.

Le sorelle Mara, il red carpet come esercizio di stile coordinato

Prima delle supermodelle, il tappeto rosso aveva già regalato un piccolo manifesto di eleganza con Kate e Rooney Mara, protagoniste insieme del film di Werner Herzog Bucking Fastard. Le due sorelle arrivano quasi come un’unica figura cinematografica: acconciature raccolte, gestualità composta e una palette che alterna il nero alla luce delle paillettes. Kate Mara sceglie un lungo Armani Privé scintillante, interamente ricoperto di paillettes, con un corpetto bianco attraversato da lacci sulla schiena e una grande perla centrale. Rooney Mara risponde con un abito nero Louis Vuitton dalla silhouette sottile, movimentato da un voluminoso fondo a palloncino in tessuto goffrato. A completare il look di Rooney, gioielli Swarovski Created Diamonds e scarpe Aquazzurra. Non è solo una questione di abiti coordinati: è una precisa grammatica visiva che le due attrici hanno portato avanti durante tutta la giornata veneziana, tra photocall, conferenza stampa e red carpet.

Orlando Bloom, lo smoking non sbaglia mai

Orlando Bloom arriva al Lido tra l’entusiasmo dei fan e sul tappeto rosso sceglie una formula classica, aggiornata nelle proporzioni. Il suo smoking Zegna ha un fit contemporaneo e viene accompagnato da camicia e scarpe della stessa maison. Il dettaglio che accende il look è però sul bavero: una spilla floreale della collezione Margherita di Damiani, in oro bianco e diamanti. Un piccolo gioiello che conferma quanto, ormai, anche per gli uomini il red carpet sia diventato una questione di accessori.

John Malkovich e l’arte di rendere cool una gorgiera

Poi arriva John Malkovich e cambia completamente le regole. L’attore sceglie un completo da sera Dior Men disegnato da Jonathan Anderson, ma è la camicia con colletto Peter Pan plissé, quasi una moderna gorgiera, a trasformare il look in qualcosa di immediatamente memorabile. Su chiunque altro potrebbe sembrare un azzardo teatrale. Su Malkovich diventa naturale. È uno di quei momenti in cui l’abbigliamento smette di essere semplice eleganza e diventa carattere. E il suo è un modo di vestirsi che non cerca l’approvazione: la pretende.

Parker Posey, la diva che vuole volteggiare

Sul versante più spettacolare c’è Parker Posey, che per Venezia sceglie ancora una volta Valentino nella visione creativa di Alessandro Michele. Il suo abito ha tutto quello che ci si aspetta da una diva sul red carpet: volume, movimento, teatralità. Posey lo interpreta come un costume di scena, volteggiando davanti ai fotografi e trasformando ogni passo in una piccola performance. È glamour nel senso più classico del termine, ma con quella dose di eccentricità che impedisce al risultato di diventare prevedibile.

Mariacarla Boscono e la carta stampata che diventa haute couture

Anche Mariacarla Boscono porta sul tappeto rosso una delle tendenze più interessanti della stagione: la newspaper print. La modella sceglie un sontuoso abito Chanel firmato da Matthieu Blazy, dalla silhouette ampia e sofisticata, con la stampa giornalistica trasformata in materia couture. A illuminare il look, gioielli Damiani: una collana in oro bianco con diamanti e paraiba e un anello coordinato. È la dimostrazione che la carta stampata, quando passa attraverso il linguaggio della moda, può smettere di essere quotidiana e diventare preziosa.

Il nero resta protagonista

La serata veneziana conferma anche una delle regole più resistenti del red carpet: il nero non passa mai di moda. Lo scelgono Steve Buscemi e Karen Ho, sobri e impeccabili; Leslie Bibb lo porta verso una dimensione più sensuale accostandolo al blu in un abito ArdAzAei che valorizza la sua silhouette. Laura Dern, dopo l’apparizione del giorno precedente, torna in scena con un abito nero Dior decorato da ricami floreali. E Valeria Golino chiude la lunga parata con un’elegante tunica satinata di Fendi, profilata a contrasto e illuminata da una parure di diamanti e smeraldi. La profonda scollatura a V aggiunge un tocco di sensualità a un look altrimenti essenziale.

Tra couture e personalità, Venezia conferma la sua vocazione glamour

Dal dorato d’archivio di Kendall Jenner al nero couture di Vittoria Ceretti, dalle paillettes delle sorelle Mara alla gorgiera di John Malkovich, il secondo red carpet della Mostra dimostra ancora una volta che a Venezia l’abito non è un semplice dettaglio della serata. È parte della storia. C’è chi sceglie la couture per brillare, chi il minimalismo per sedurre, chi punta sui gioielli e chi, come Malkovich, decide semplicemente di indossare qualcosa che nessun altro avrebbe avuto il coraggio di indossare. Ed è forse proprio questa la magia del red carpet veneziano: per una sera, cinema e moda parlano la stessa lingua.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Copertina Crediti copertina: RED CARPET – WILD HORSE NINE – Kendall Jenner (Ph. Aleksander Kalka – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)

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Cine Mood

Venezia 83, la moda va in scena sul red carpet: da Amal e George Clooney a Bianca Balti, tutti i look più belli da ricordare

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Amal e George Clooney

È finalmente arrivato settembre. E con lui, puntuale come ogni anno, anche il rito più glamour della Mostra del Cinema di Venezia 83: il red carpet. A Venezia si arriva in motoscafo, si scende in smoking e si sorride ai flash con l’aria di chi sa perfettamente che, da quel momento in poi, ogni dettaglio verrà osservato. Dall’abito ai gioielli, dalle scarpe all’acconciatura: per dieci giorni il Lido diventa il palcoscenico dove cinema e moda si incontrano, si corteggiano e, spesso, si contendono la scena.

Questa 83esima edizione parte all’insegna del glamour senza mezze misure. Smoking impeccabili e silhouette scultoree, velluto e satin, pizzo e trasparenze, cristalli e gioielli importanti: il red carpet riscopre il piacere di essere spettacolare. Ma senza tornare semplicemente al passato. Il glamour di oggi è più personale, più teatrale, a volte persino sfacciato.

Perché se Hollywood porta al Lido il suo consueto esercito di star, sono gli abiti a raccontare la storia prima ancora che inizi la proiezione. Il nero resta il grande classico, il velluto aggiunge profondità, il satin cattura la luce, il pizzo riscrive la sensualità e la sartorialità maschile si fa più morbida, libera, meno ingessata.

Il nero, naturalmente

A Venezia il nero non passa mai di moda. Cambia forma, però. Amal Clooney sceglie la via più sofisticata: un abito a colonna nero su misura di Tom Ford by Haider Ackermann. Essenziale solo in apparenza, è costruito attraverso drappeggi e spalline sottili.

Accanto a lei, George Clooney conferma la propria idea di tuxedo con uno smoking Giorgio Armani, impeccabile e senza tempo. Insieme dimostrano che il vero lusso, sul red carpet, è spesso una questione di misura.

Sul versante femminile, il nero torna anche con Matilde Gioli. L’attrice lo interpreta attraverso incroci, drappeggi e un gioco di trasparenze. Barbara Ronchi sceglie invece uno slip dress impreziosito dal pizzo.

Due declinazioni molto diverse della stessa idea: il minimalismo non è necessariamente minimal. Anche Alessandra Ambrosio punta sul total black. Il suo abito aderente ha una silhouette scolpita ed è accompagnato da una cascata di diamanti. È il linguaggio della diva hollywoodiana nella sua versione più classica: onde morbide, pelle luminosa e gioielli capaci di catturare la luce dei flash.

Il nuovo smoking maschile

Se c’è una tendenza che emerge con particolare chiarezza da questo primo capitolo veneziano è la trasformazione dello smoking. Jonathan Bailey, in Giorgio Armani, ne offre una delle interpretazioni più convincenti. Blu, volumi più morbidi e sovrapposizioni sostituiscono la rigidità del tuxedo tradizionale senza sacrificarne l’eleganza. È una sartorialità che non ha bisogno di ostentare la propria costruzione. Ancora più interessante è Nicholas Galitzine, in Emporio Armani, che arriva senza giacca e lascia alla camicia da smoking il compito di costruire il look.

La spilla Art Déco aggiunge quel dettaglio prezioso che trasforma un outfit formale in un gesto di stile. Poi c’è Jack O’Connell, che sceglie una strada completamente diversa: giacca sartoriale e lunga sciarpa con frange. Il risultato è rilassato, teatrale, quasi bohémien, ma perfettamente calibrato per il Lido. È forse questa la vera evoluzione del red carpet maschile: non più l’obbligo di essere impeccabili, ma la possibilità di essere riconoscibili.

Guy Pearce, al contrario, sceglie la tradizione. Completo sartoriale, proporzioni classiche e quella sicurezza che arriva dopo decenni davanti alle macchine fotografiche. A Venezia, anche il tempo può diventare un accessorio.

Velluto, borgogna e il ritorno della diva

Tra le immagini più sofisticate di questa apertura c’è quella di Greta Scarano, che sceglie un abito Armani in velluto color borgogna. Bustier, scollatura a cuore drappeggiata e gioielli importanti: una silhouette profondamente cinematografica, ma senza nostalgia.

È una tonalità che sembra fatta per Venezia: più sensuale del nero, più adulta del rosso, perfetta quando la luce comincia a cambiare. Dall’altra parte dello spettro cromatico arriva Eugenia Silva, con un abito bianco argentato dalla struttura quasi floreale e una corona sulla fronte. Qui il red carpet diventa apertamente couture: il corpo scompare dietro la costruzione dell’abito e la figura si trasforma in un’immagine.

Quando il red carpet diventa spettacolo

C’è poi chi decide di non passare inosservato. Bianca Balti arriva con un abito bustier rosa confetto di Ilya Migmoon, caratterizzato da coppe strutturate, drappeggi e scenografiche ali che trasformano la silhouette in quella di una statua contemporanea. È uno di quei look che funzionano perché comprendono perfettamente il linguaggio del tappeto rosso: non basta essere eleganti, bisogna creare una fotografia memorabile.

Più sensuale è Paola Turani, che punta sul color cioccolato e su una profonda scollatura a V accompagnata da uno spacco deciso. Il beauty look, lasciato volutamente naturale, evita che l’abito diventi eccessivo e lascia alla silhouette il compito di parlare.

Claire Foy, invece, sceglie il rosso assoluto. Tubino Bottega Veneta, guanti lunghi e sandali con il tacco vertiginoso: una dichiarazione cromatica netta, quasi cinematografica, completata da gioielli Swarovski ed ear cuff importanti. Il rosso non è mai una scelta timida e, sul tappeto veneziano, acquista una teatralità ancora maggiore. Foy lo interpreta con un’attitudine sofisticata ma volutamente audace, trasformando il classico abito da sera in un’immagine più contemporanea.

E se il rosso rappresenta la spettacolarità, il verde sceglie invece la strada della profondità. Nina Dobrev arriva con una creazione Armani Privé verde bosco, un bustier ricoperto di paillettes luminose e una sopragonna leggera che accompagna il movimento. È un abito che vive soprattutto sotto i flash: a ogni passo la superficie cambia, catturando la luce e restituendola in modo quasi liquido.

Il ritorno del glamour

A Venezia il glamour non è mai veramente scomparso. Semplicemente, negli ultimi anni ha imparato a essere meno rumoroso. Laura Dern ne offre una delle interpretazioni più convincenti con un abito midi in mikado Prada. La silhouette è composta, quasi bon ton, e proprio per questo sorprende in un contesto nel quale il red carpet tende spesso alla spettacolarità. Le décolleté con kitten heel e il collier di diamanti e rubini aggiungono il necessario elemento prezioso senza compromettere l’equilibrio dell’insieme. \È una forma di lusso che non chiede attenzione, ma la ottiene comunque.

Anche Maggie Gyllenhaal sceglie un’eleganza più intellettuale. Il suo abito nero Celine, con scollatura incrociata, dialoga con il collier Serpenti di Bulgari, creando una silhouette rétro ma assolutamente contemporanea. È il genere di look che non sembra costruito per i social, ma per durare nella memoria.

Il pizzo, le trasparenze, la nuova sensualità

La sensualità di questa Venezia non passa necessariamente attraverso spacchi vertiginosi o scollature profonde. Molto più spesso si nasconde nei materiali. Barbara Ronchi sceglie uno slip dress nero con inserti di pizzo, illuminato da un collier con una grande gemma verde. È una combinazione delicata e sofisticata, dove il romanticismo del pizzo viene bilanciato dalla severità del nero.

Levante, invece, porta sul tappeto rosso una versione più eterea della stessa tendenza. L’abito Giorgio Armani, decorato con motivi floreali, gioca con trasparenze e aperture che lasciano intravedere le gambe. I guanti di velo e le scarpe a punta aggiungono un elemento rétro, quasi da diva d’altri tempi.

È interessante come, in questa edizione della Mostra, la trasparenza non sembri più voler provocare. È diventata un elemento di costruzione dell’abito, una superficie attraverso cui giocare con la luce e con il movimento.

L’oro e l’animalier

Poi c’è chi sceglie di brillare senza compromessi. Kaouther Ben Hania arriva con un abito da sera color oro, prezioso e strutturato, completato da una borsa a mano coordinata. Il risultato è opulento, quasi scultoreo, e ricorda che il red carpet veneziano può ancora concedersi una dose generosa di magnificenza.

Ancora più audace Jewel, che porta l’animalier in una dimensione completamente diversa. Il suo abito fasciante, interamente ricoperto di cristalli, trasforma una stampa tradizionalmente aggressiva in qualcosa di prezioso e quasi gioiello. Il bob liscio e l’atteggiamento sicuro completano un’immagine precisa, senza elementi superflui.

Le modelle tornano protagoniste

Come da tradizione, Venezia è anche il territorio naturale delle top model. Alessandra Ambrosio interpreta il glamour attraverso un abito nero aderente, con top sagomato e una gonna caratterizzata da morbide arricciature. Onde da diva e diamanti completano un’immagine che conosce perfettamente il funzionamento del red carpet.

Alana Champion sceglie invece un abito nero dalla gonna ampia e dalle tasche, una silhouette più rilassata illuminata da un importante collier con pendente. I capelli lasciati naturalmente mossi evitano che l’insieme diventi troppo costruito.

E poi c’è Eugenia Silva, che con il suo abito bianco argentato sembra quasi appartenere a un’altra epoca. Il bustier si apre come un fiore, mentre una corona sulla fronte porta il look verso un territorio apertamente couture. Non è semplicemente un abito da red carpet: è una dichiarazione.

La nuova eleganza maschile

Se il glamour femminile cambia attraverso tessuti e silhouette, quello maschile passa soprattutto dalla proporzione. Jonathan Bailey in Giorgio Armani è forse l’esempio più evidente. Le tonalità di blu, le linee più morbide e le sovrapposizioni rendono la sartorialità meno rigida, più contemporanea. È l’eleganza di chi non ha bisogno di dimostrare di essere elegante.

Nicholas Galitzine, in Emporio Armani, sceglie invece di rinunciare alla giacca e lasciare protagonista la camicia da smoking, impreziosita da una spilla Art Déco. Una scelta apparentemente semplice, ma sufficiente a rompere la prevedibilità del classico completo da sera.

Jack O’Connell percorre una strada ancora più personale con la lunga sciarpa dalle frange, portata sopra la giacca. È un dettaglio capace di cambiare completamente la percezione dello smoking: meno formale, più cinematografico, quasi rock. Guy Pearce, al contrario, rimane fedele alla tradizione con un completo sartoriale impeccabile. Nessun esperimento necessario quando il taglio è perfetto e l’attitudine fa il resto.

Venezia, ancora una volta

Alla fine, il fascino dei look veneziani sta proprio nella loro varietà. C’è chi sceglie il nero e chi il rosso, chi preferisce il velluto e chi i cristalli, chi riscopre il pizzo e chi invece punta tutto sulla sartorialità. Ma il filo conduttore è uno: la voglia di tornare a vestirsi per un’occasione. Dopo stagioni di minimalismo, quiet luxury e guardaroba sempre più informali, il red carpet della Mostra sembra voler ricordare che esiste ancora un piacere quasi cinematografico nel costruire un’apparizione. Un abito può essere spettacolare, un gioiello può essere esagerato, uno smoking può avere una silhouette inattesa.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Copertina crediti: 115045-RED_CARPET_-_George_and_Amal_Clooney__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia___8_-2.jpg

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Venezia 83 comincia con stile, Greta Scarano e Nicolas Maupas, i look del debutto al Lido tra eleganza e semplicità

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Greta Scarano e Nicolas Maupas

Il primo passo verso la Mostra del Cinema è già una dichiarazione di stile. Greta Scarano e Nicolas Maupas arrivano all’Hotel Excelsior e inaugurano la loro Venezia 83 da conduttori con due look agli antipodi ma perfettamente complementari: lei sofisticata e minimal, lui rilassato e impeccabile. E mentre il glamour accende i flash, Greta sceglie di non lasciare fuori dalla scena ciò che accade nel mondo. Alla vigilia dell’apertura dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, i due attori sono approdati all’Hotel Excelsior, pronti a inaugurare una nuova stagione del Festival non soltanto davanti alle telecamere, ma direttamente sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema. Per entrambi è una prima volta nel ruolo di conduttori: saranno loro, il 2 e il 12 settembre, ad accompagnare le serate di apertura e chiusura della Mostra.

Una scelta che segna anche una piccola svolta nella tradizione veneziana. Quest’anno, infatti, la formula cambia: non più soltanto una madrina o un padrino, ma due protagonisti chiamati a condividere la scena, a dialogare e a tenere insieme leggerezza e autorevolezza. E se il sipario sulla loro Venezia deve ancora alzarsi, il primo atto è già andato in scena al Lido. Tra flash, sorrisi e saluti ai fotografi, Scarano e Maupas hanno mostrato due interpretazioni diverse ma complementari dell’eleganza: lei sofisticata e minimal in Giorgio Armani, lui rilassato e impeccabile, con un look giocato sui toni del beige e del nero. Il loro debutto veneziano, insomma, è già una questione di stile. Ma non soltanto.

Greta Scarano, la lezione del minimalismo chic

A bordo di un motoscafo, Greta Scarano raggiunge l’iconico imbarcadero dell’Excelsior. Ad attenderla ci sono fotografi, flash, fan e obiettivi puntati.
Lei risponde con sorrisi, saluti e baci lanciati verso i fotografi. Una naturalezza che, davanti all’obiettivo, acquista ancora più fascino.
Per il primo look della sua Venezia, l’attrice sceglie Giorgio Armani. E punta tutto sulla discrezione.
Jeans skinny dal lavaggio scuro, T-shirt bianca e blazer doppiopetto blu navy costruiscono una silhouette essenziale e sofisticata. La borsa, nella stessa tonalità del blazer, completa l’insieme con grande coerenza.

Ai piedi, décolleté dal tacco elegante. Sul volto, occhiali da sole scuri. Al collo, una sottile catena con ciondolo. Gli orecchini e gli altri gioielli restano minimal.
È il genere di outfit che non ha bisogno di urlare per farsi notare. Il blu e il bianco evocano quasi naturalmente l’atmosfera marina del Lido, ma senza trasformarsi in un esercizio di stile troppo costruito. C’è qualcosa di profondamente italiano nell’equilibrio scelto da Scarano: sartorialità, semplicità, qualità dei materiali e nessun dettaglio superfluo. Il risultato è un’eleganza low profile, apparentemente casual e in realtà studiata in ogni particolare.

Nicolas Maupas, eleganza rilassata al maschile

Poche ore dopo, anche Nicolas Maupas fa il suo ingresso all’Excelsior. Per il suo arrivo al Lido l’attore sceglie una strada diversa, ma altrettanto efficace firmato Giorgio Armani. Pantaloni fluidi color beige, polo nera e blazer nero: tre elementi semplici che costruiscono una mise sofisticata senza perdere quella componente rilassata che ormai è diventata una delle chiavi dell’eleganza maschile contemporanea. Ai piedi, mocassini. A completare il look, gli immancabili occhiali da sole.

Il contrasto tra i pantaloni chiari e la parte superiore total black rende l’insieme immediatamente riconoscibile, senza bisogno di loghi o accessori vistosi. Maupas punta sulla proporzione e sulla silhouette, scegliendo un guardaroba che sembra pensato per muoversi naturalmente tra il pontile dell’Excelsior, il photocall e, perché no, una passeggiata sul Lido. È un’eleganza meno formale di quella che immaginiamo sul red carpet, ma proprio per questo perfetta per un arrivo.

Due stili diversi, la stessa idea di eleganza

Scarano e Maupas arrivano dunque a Venezia con due interpretazioni differenti dello stesso concetto: vestire bene senza sembrare vestiti per forza per impressionare. Lei sceglie il rigore morbido della sartorialità Armani, lui la fluidità di un’eleganza maschile contemporanea. Lei punta sulle sfumature del blu e sul bianco, lui sul contrasto tra beige e nero. Due look che non cercano il colpo di scena, ma costruiscono una presenza. E forse è proprio questo il modo migliore per inaugurare una Venezia che li vuole protagonisti della scena.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

 

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Venezia: Da George Clooney a Robert Pattinson, da Penelope Cruz e Javier Bardem, fino agli Oasis. E Renzo Rosso di Diesel…

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2 settembre. Inizia la 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Una Mostra che si nota per l’assenza di Hollywood e dei grandi film americani, con la convinzione che ormai non paghi più la presenza a un grande festival per la promozione di un film. Però le star ci saranno lo stesso. In questo senso, è ancora una Venezia in grado di accendere gli entusiasmi. A partire dal divo per eccellenza, George Clooney, che a Venezia riceverà il Leone d’Oro alla carriera, che quest’anno sarà assegnato anche a Ellen Burstyn. A introdurre Clooney sarà l’attrice premio Oscar Laura Dern. Un divo di un’altra generazione, ma ormai sulla cresta dell’onda da vent’anni, o quasi, è Robert Pattinson, protagonista di Primetime di Lance Oppenheim. L’attore, dopo The Drama e L’Odissea di Christopher Nolan, e al momento sul set di The Batman 2, è in un momento di grazia. Ci saranno Penélope Cruz e Javier Bardem, coppia sul set e nella vita, ad alto tasso di chimica e di fascino, che saranno i protagonisti di Bunker, il nuovo film di Florian Zeller. E forse, con il passare degli anni, non sarà più un sex symbol, non sarà più Il Gladiatore, ma è sempre una stella: Russell Crowe torna al Lido per presentare un suo film da regista, What Love Builds, nella sezione Fuori Concorso – Non Fiction. Il film d’apertura, Ink di Danny Boyle, porterà sul red carpet Guy Pearce e Claire Foy, Bucking Fastard di Werner Herzog, porterà Kate Mara, Rooney Mara e Orlando Bloom. Un film italiano, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, ha nel cast Alicia Vikander, Susan Sarandon e Luca Marinelli. Non sono divi del cinema, ma non potete non chiamarli star. Sono delle rockstar. In occasione della presentazione al festival del film Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace dedicato alla reunion degli Oasis, arriveranno al Lido Liam e Noel Gallagher. Dovrebbero arrivare: con loro il condizionale è comunque d’obbligo. Greta Scarano e Nicolas Maupas condurranno la serata d’apertura.

Ci sarà, poi, tutto il meglio del cinema italiano. A partire da Nanni Moretti, con il suo Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca, in competizione. Sono 5 i film italiani in concorso. The Echo Chamber di Andrea Pallaoro nasce dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci. L’estranea di Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, è un film di genere, un thriller/horror.  Ritorno a Buenos Aires è il nuovo film di Marco Bechis, con Adriano Giannini, che ritorna sul tema della dittatura argentina. Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, con Vanessa Scalera, è la storia di una madre possessiva e ostile.

Non c’è Hollywood, ma ci sono molte produzioni in lingua inglese. Ink di Danny Boyle racconta l’ascesa del quotidiano The Sun di Rupert Murdoch. Company di Casey Affleck è ambientato lungo più di un secolo nei villaggi remoti degli Stati Uniti: nel cast ci sono Nick Nolte e Ben Mendelsohn. Wild Horse Nine di Martin McDonagh, con John Malkovich e Sam Rockwell, segue due agenti della CIA in missione in Cile alla vigilia del colpo di stato di Pinochet. Primetime di Lance Oppenheim con Robert Pattinson è la storia di un conduttore di un reality show della NBC che vuole attirare pedofili e smascherarli in diretta. Ci sono poi i film francesi. Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé continua il suo discorso sul mondo del lavoro, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon.  15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn è la storia di medico che cura adolescenti con problemi psicologici o psichiatrici. Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser, con Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni, è la storia di un uomo che ripensa ai suoi rapporti con le donne alla luce della sensibilità moderna.

Ma i film arrivano da tutto il mondo Kami Nour (A Bit Of Light) di Ali Asgari parla del regime in Iran, Kvinde Ukedt (Woman Unknown) di May el-Toukhy (regista egiziana ma produzione danese), di un matrimonio minacciato da un’ombra nel passato. In Bucking Fastard di Werner Herzog, Kate Mara e Rooney Mara, sorelle nella vita, impersonano due gemelle che che condividevano comportamento e amori. Dau di Ilya Khrzhanovsky, regista russo, racconta la storia del più grande scienziato dell’era sovietica che ha contribuito alla prima bomba atomica. Look Back del giapponese Hirokazu Koreeda, adattamento cinematografico di un manga, è un coming of age di due ragazzine adolescenti che cominciano a disegnare i loro primi manga e poi intraprendono una carriera nella grande industria. Arriva dal Giappone Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, storia di un reduce dalla Guerra che predica pace nelle scuole. Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love) di Lee Chang-dong, arriva dalla Corea, ed è ispirato a uno dei capitoli del decalogo di Kieslowski.

In Orizzonti ci sono quattro film italiani. La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, racconta la figura di una fotografa dimenticata, Gerda Taro. Una Storia è l’esordio alla regia di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher e Guido Caprino: una moglie scopre il vuoto della propria esistenza dopo che la figlia ha lasciato la casa per l’università. La città dei vivi di Edoardo Gabriellini è tratto dal romanzo di Nicola Lagioia con Valerio Mastandrea. I figli della scimmia, di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio, racconta una storia di disabilità.

Fuori concorso nella sezione Non Fiction, uno dei film che sembrano più interessanti è Be Brave di Franceso Carrozzini, il primo film dedicato a Renzo Rosso, fondatore di Diesel, e primo documentario italiano realizzato interamente con l’Intelligenza Artificiale. Fuori concorso c’è anche Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, che sarà il film di chiusura. E ci sono due grandi autori: Nessun dolore di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, e Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo e Serena Rossi. Place To Be di Kornél Mundruczò è l’ultima apparizione di Ellen Burstyn. The Basics Of Philosophy è il nuovo film del grande Paul Schrader, un’opera morale nel suo stile, con Sofia Boutella e Bill Pulmman. Un Bon Avocat di Tristan Séguéla, con Laurent Lafitte, Mélanie Laurent e Carole Bouquet, è la storia di avvocato dedito alla cocaina. Jupiter di Alexandre Smia con Denis Mènochet e Andrè Dussolier, è la storia di un presidente francese appena insediato che deve prendere una decisione in base a un ultimatum atomico della Russia. Father Joe di Barthélémy Grossmann è la storia di un prete vendicatore che ruba ai ricchi per donare ai poveri, prodotto da Luc Besson, con Kiefer Sutherland e Al Pacino. C’è una sola serie, Peccato di Valerio Vestoso, con Emanuela Fanelli, un mockumentary comedy in cui, in un futuro immaginario, si racconterà la tragicomica carriera di Emanuela Fanelli (la vedremo su HBO Max). Ci sono i cortometraggi, tra cui Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal, presidente di giuria, che è dedicato a Marilyn Monroe. E ci sono film lunghissimi, come Joie De Vivre di Luca Guadagnino, un documentario di 435’, 7 ore di analisi dei film di Bernardo Bertolucci. Per quanto riguarda i film sul cinema, ci saranno anche Juso per ferie di Karen di Porto, Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano, The Pervert’s Guide To Utopias di Sophie Fiennes, Twist And Shoot Mister Suzuki di Yves Montmayeur e Intermission di Yonfan. Nella sezione, Non Fiction, oltre ai film su Renzo Rosso e sugli Oasis e al film di Russell Crowe, c’è Musk di Alex Gibney, dedicato a Elon Musk, un documentario di 4 ore. Nella sezione Venezia Spotlight segnaliamo Hombre Al Agua di Gael Garcia Bernal (Messico) e Serpenti di Roberto De Paolis Maino con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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