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Riconoscersi nel bello della moda giovane: Johnny Lambs arriva a Firenze

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La moda giovane maschile in particolare, inizia ad avere non solo un proprio spazio, ma anche tante voci. Come testimoniano il successo di molte manifestazioni di Pitti Uomo a Firenze quest’anno. E sicuramente uno di quei brand italiani (di abbigliamento maschile) che riescono a coniugare l’anima giovanile e scanzonata dei più giovani con il desiderio ed il sapore “preppy” che l’ha sempre contrassegnato nel mood del formale tipico del taglio classico degli abiti made in Italy, è Jhonny Lambs. 

Forse proprio per questo l’inaugurazione il 14 Giugno 2023, proprio a Palazzo Rucellai e nel cuore di Firenze durante la manifestazione di Pitti Uomo non stupice per questo marchio che si è sempre riconosciuto nella moda giovane e nei suoi mutamenti. L’inaugurazione del nuovo negozio è stato un evento tra musica e divertimento nella Loggia per molti giovani intervenuti. Storica location, quella scelta a Firenze, dove Palazzo Rucellai è una vera istituzione, uno dei migliori esempi di architettura quattrocentesca, e che diventa ora anche la sede di un negozio “alla moda”, amatissimo dai giovani (e con una storia sempre più di successo), è di buon auspicio. Con il suo slogan: “Have a nice day!”  scelta forse proprio per identificare ancora di più lo spirito del qui ed ora, l’anima ironica e scanzonata del brand. E che ha dato voce ai tanti appassionati che lo seguono con un vero e proprio raduno di ragazzi spensierati e felici. Un “happy day” divertente quello di  “have a nice day”,  inedito e dal sapore godereccio. Il 14 Giugno insomma, in una grande festa, ecco l’apertura del nuovo negozio di Jhonny Lambs che si preannuncia affollatissimo di clienti nel futuro essendo cosi amato e dove, come recita il comunicato stampa ha vantato di ”
diverse forme di intrattenimento e presentazioni speciali. In primis l’anteprima della collaborazione con l’artista Wes Art attraverso la distribuzione di un gadget speciale ai visitatori mentre l’autore Pietro Resta, in arte WikiPedro, ha raccontato la storia e la bellezza dell’iconica location. La proposta food è stata selezionata da Maurizio Tentella, fondatore di Spacedelicious che, per l’occasione, ha collaborato con Ditta Eredi Nigro, riaffermando il legame del brand con le realtà locali del capoluogo toscano e creando uno storytelling legato al territorio e all’heritage gastronomico di Firenze. Per quanto riguarda invece la selezione musicale, Johnny Lambs ha stretto una partnership con Disco Stupenda, una community italiana che celebra lo stile degli anni ’70, ’80 e ’90, portando la nostalgia delle generazioni passate alle nuove generazioni. Il DJ Tommiboy, accompagnatore ufficiale del leggendario Pino D’Angio, ha fatto rivivere l’atmosfera magica delle serate italiane di quegli anni e fare ballare e divertire i molti ospiti speciali presenti all’evento (tra cui, per citarne uno come special guest, Rocco Hunt)”.
Concludendo  se lo stile di questo marchio ha sempre coniugato l’allegria e la gioia di viere,  la nuova collezione SS24 propone una attitudine provocatoria ma di classe. Che nasce dal gusso del voler celebrare arte e mod insieme. Riconoscendosi  in uno stile che sicuramente si ispira al classico della moda maschile (come Giorgio Agnelli per esempio) ma mantenendo quella “attitudine provocatoria” che ha fatto del marchio il suo fiore all’occhiello dove quel “tocco di allegria” significa spesso possedere nel proprio guardaroba un classico come pantaloni e camicia, ma rinnovati per mantenere alla base sempre una forte identità in cui riconoscersi.
Nuove generazioni insomma, che si rinnovano ma a cui piace riconoscersi nel bello della moda di sempre , quella delle cose belle, di ottimi tessuti e tagli. Per vantare quel “diritto alla bellezza”, per cui l’ Italia è famosa. E che vuole esprimersi sempre di più anche per i più giovani. Perchè si, forse è li , il vero successo.
di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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Genny, Too Chic to S-pook: il dark glamour dell’autunno-inverno 2026/27

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C’è un modo molto sofisticato di essere dark. Non ha bisogno di Halloween, di eccessi gotici o di atmosfere dichiaratamente cupe: basta un abito nero, una silhouette costruita alla perfezione e quel tocco di mistero che trasforma la seduzione in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo.

È questa la direzione di Genny per l’Autunno-Inverno 2026/27, racchiusa già nel titolo della collezione, “Too Chic to Spook”. Un gioco di parole che racconta perfettamente l’attitudine della maison: prendere l’immaginario dark e renderlo glamour, sofisticato, femminile.

Il nero domina la collezione e diventa una materia da scolpire. Abiti aderenti, corpetti, gonne a sirena, volumi drappeggiati e dettagli costruiti sul corpo disegnano una femminilità intensa, mai urlata. La sensualità passa attraverso la silhouette: spalle importanti, vita segnata, scolli profondi e lunghezze che sfiorano il pavimento.

Ma il nero di Genny non è mai semplicemente nero. Cambia consistenza, riflette la luce, si arricchisce di trasparenze, piume, ricami e lavorazioni tridimensionali. È velluto, pizzo, tessuto tecnico, superficie lucida e materia quasi scultorea.

Accanto agli abiti più spettacolari compaiono capi dalla vocazione più quotidiana, ma sempre con una precisa impronta couture: giacche strutturate, top preziosi, pantaloni morbidi e silhouette minimali vengono attraversati da dettagli teatrali che impediscono al look di diventare prevedibile.

E poi ci sono gli accessori, fondamentali per completare questo universo: décolleté dal gusto rétro, pochette compatte, stampe animalier e gioielli che seguono il corpo come una seconda pelle. Anche qui il lusso non ha bisogno di esagerare. Un dettaglio basta.
La palette si apre occasionalmente a tonalità profonde e sofisticate, con incursioni di verde e superfici preziose, ma è il nero a rimanere il vero protagonista. Un nero sensuale, aristocratico, contemporaneo.

“Too Chic to Spook” gioca dunque con l’estetica gotica senza lasciarsene ingabbiare. Genny prende l’idea della donna misteriosa, della femme fatale, della notte e la porta in una dimensione più elegante e sofisticata.

Perché essere dark, questa stagione, non significa necessariamente fare paura.

Significa farsi ricordare.

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