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Back to future: il fitness visto come mood. Intervista alla coach Francesca Bufalini

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Galeotta fu l’ America che ,qualche anno fa, lanciò la moda delle “private gym”, ma già negli ultimi anni, appena prima della chiusura per la pandemia, anche in Italia cominciavano ad avere un successo sempre più ampio le palestre “del futuro” focalizzate sulla soddisfazione di clienti sempre più esigenti e con meno tempo a disposizione per allenarsi. Le “e-gym” diventavano realtà anche qui. Una e-gym all’avanguardia, aperta proprio nel 2019 si trova a Pisa, e richiama nella sostanza questa idea già nel nome: “e-fitness twenty” ovvero allenarsi con allenamenti personalizzati tramite coach preparati e lezioni con macchinari simili a navicelle spaziali mettendo al centro il cliente. A partire dai servizi. Sempre più esclusivi.  Entrando nel centro, molto elegante ed accogliente, incontriamo Francesca Bufalini, la titolare. Ed è proprio lei che proverà a rispondere alla domanda “nuovo mood o trend di allenamento”. Può un allenamento basato sulla tecnologia EMS o la criosauna o macchinari “futuribili” -utilizzabili sempre  e solo sotto la supervisione di un trainer tutor, con sessioni di soli 20 minuti (come 2 ore di palestra normale)- soddisfare clienti sempre più esigenti? Sarà un nuovo mood o  un semplice trend?

Facciamocelo raccontare da chi è appunto nel settore del wellness da sempre , vive l’allenamento come stile di vite, con uno sguardo lucido proiettato sempre rivolto al futuro.

Buongiorno Francesca, grazie per aver accettato l’intervista, raccontaci di te e della tua esperienza nel fitness.
Buongiorno a Te Cristina ed a voi di www.dailymood.it e grazie per la esclusiva opportunità che mi date con questa interessante intervista on line, sono lusingata. La mia esperienza nel mondo del fitness e wellness inteso come stile di vita, trae le sue origini molti anni fa, nel lontano 1988, anno in cui appena 15enne in seguito ad un brutto incidente automobilistico, varcavo la soglia di un centro fitness tradizionale ed entravo in sala pesi per recuperare la mia muscolatura fortemente messa ko dopo un periodo forzato di immobilità di ben 6 mesi. Fu amore e prima vista! Probabilmente il mio DNA di figlia di ex atleta agonista ( mio padre è stato un celebre giocatore di pallacanestro labronico) emerse inconsapevolmente! Da quel lontano 1988 di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e siamo arrivati ad oggi, 2021 e di carne al fuoco ne ho messa assai….

Cosa ti ha portato in pochi anni ad investire in un centro totalmente votato alla tecnologia ed abbandonare il mondo delle palestre tradizionali?
Devi sapere, cara Cristina, che io ho insegnato per ben ventotto anni in svariati centri fitness tradizionali italiani e non;  il fitness era la mia grande passione ma la mia seconda occupazione, poiché in seguito alla laurea in giurisprudenza, ho lavorato per ben sedici anni in tre Istituti di Credito toscani. Nel 2016, già over 40enne, madre dei miei tre splendidi figli e secondo il comune pensare “ matura e attempata” ho lasciato il certo per l’incerto, consapevole di voler perseguire il mio sogno e consolidare la mia credibilità di professionista del settore sportivo verso una vera e propria realtà imprenditoriale. Ho ovviamente studiato il mercato , le tendenze, le statistiche europee in merito alle percentuali del fruitore medio del mondo “palestra” convenzionalmente inteso, appurando che solo una ristrettissima forbice compresa tra l’8 e l’11% degli italiani frequenta assiduamente un centro fitness tradizionale. Contemporaneamente ho avuto modo di testare su di me (addirittura nel momento in cui solcavo i palchi da atleta agonista nel body building)  l’efficacia degli allenamenti tecnologici presenti in Twenty Fitness Club e ti confesso che è stato FOLGORANTE! Come San Paolo sulla Via di Damasco è stata una conversione immediata! Mi sono innamorata delle sensazioni testate e soprattutto da imprenditore ho valutato gli ampi margini di guadagno e di profitto. Il resto è vita vissuta degli ultimi due anni, consacrata in un format che ha tenuto testa e la tiene tutt’oggi alla situazione pandemica che ha mietuto vittime numerose in questo settore sportivo, bistrattato e non adeguatamente tutelato dalle nostre istituzioni.

Sei felice di aver portato in una città come Pisa una nuova idea del wellness?
Sono orgogliosa e fiera di avere introdotto una eccellenza italiana nella provincia di Pisa. Ti racconterò questo aneddoto, sicura che ti entusiasmerà, vista la natura della rivista per cui lavori, dematerializzata ma assai fruibile e visibile da moltissimi lettori. Durante la pandemia dello scorso anno, dal mese di gennaio in Italia, tra i possessori di I – Phone Apple ha spopolato Clubhouse, il social della Voce, una novità assoluta perché basato sui contenuti, reali, veri, su ciò che si trasmette parlando in diretta con persone fisicamente collocate in tutto il mondo e contestualmente collegati. Diversamente da Instagram o Facebook, Clubhouse non ha filtri migliorativi o ritocchi: o arrivi con la tua voce ed i tuoi contenuti oppure crolli dopo dieci minuti di spazio vocale che ti viene assegnato. Ebbene, ho conosciuto moltissime persone, ho stretto importanti collaborazioni professionali, ho anche suggellato legami forti e quando il 25 maggio 2021 ho riaperto la mia Boutique Tecnologica, ho ricevuto visite da “amici” di Clubhouse da tutta Italia! Ecco che l’orgoglio è tanto proprio per queste ragioni. Sono riuscita a diffondere in tutta Italia il format Twenty, alla ricerca di un ulteriore coronamento di un secondo sogno: trovare un investitore a cui consegnare una nuova Twenty “chiavi in mano”, format, tecnologie, formazione staff e biennio di gestione, all inclusive!!!!

Tu hai vissuto in America. Come sta cambiando il modo di allenarsi degli italiani alla luce delle private gym?
Il modo di allenarsi in Italia è già cambiato! Ci sono tecnologie veramente avanguardistiche, Twenty è stata l’apripista, nel 2019 in cui ancora le gym tradizionali non erano state annientate dalla pandemia. Esistono oggi innovazioni tecnologiche che sfruttano avatar veri e propri o trainer esistenti all’interno della tecnologia stessa. Prendendo in prestito la tecnica del mirroring dal coaching, esiste una tecnologia fantastica, americana appunto ( e non è un caso) che prevede un maxi schermo ultrapiatto a cui son collegati dei cavi e una miriade di possibili esecuzioni di esercizi, comprensivi di un trainer digitale che guida nelle sessioni di esecuzione. Inoltre in Italia è molto apprezzato in questo momento pandemico, il training “one to one”, che garantisce non solo maggior privacy e sicurezza, con assoluto non assembramento, ma soprattutto la totale riservata ed esclusiva professionalità del trainer per il solo cliente in sessione di allenamento. Non è poca cosa se ad esso si unisce una location esclusiva e moderne concezioni di raggiungimento dell’obbiettivo.

Secondo te  la tecnologia EMS e Vacufit sono un nuovo mood o un trend attualmente? Questa domanda mi fa sorridere, perché è come se io e te fossimo compagne di squadra durante un match di pallavolo e tu mi avessi appena alzato la palla che mi appresto a schiacciare! Le tecnologie EMS TRAINING e VACUGYM sono assolutamente un nuovo mood, direi oramai consacrato ed accertato. Quei famigerati “twenty minutes” da cui ho tratto lo spunto per il mio marchio consentono veramente di ottimizzare il proprio tempo destinato alla propria remise en forme, alla propria performance, al rassodamento e tonificazione, all’esaltazione della massa magra e, traguardo di questo 2021, all’approccio medicale vero e proprio. In soldoni: in venti minuti accelero il mio metabolismo, induco il mio dimagrimento, rassodo e tonifico i miei muscoli e curo il mio mal di schiena, le lombosciatalgie, recupero il pavimento pelvico e i prolassi nei clienti più maturi e , se da poco sono diventata mamma, ho modo di velocizzare i tempi di ripresa dopo un parto cesareo. Non è meraviglioso? Lo so, sembra impossibile ma E’ REALE. Tutto questo è permesso dalla sinergia del lavoro isometrico volontario condotto e guidato dal trainer, con l’impulso di un vero e proprio moderno elettrostimolatore, che induce alla contrazione involontaria muscolare quintuplicando l’efficacia del lavoro isometrico! I venti minuti del miracolo equivalgono a più di un’ora e mezza di allenamento. Due allenamenti settimanali consentono di vedere risultati importanti entro il primo mese di lavoro. La VACUGYM dal canto suo è una vera e propria passeggiata futuristica nello spazio, a bordo di un tapis roulant / navicella spaziale che ospita il cliente al suo interno, per una camminata sottovuoto, contrastando la forza di gravità insieme al calore di raggi infrarossi, che agiranno per consentire un vero e proprio dimagrimento localizzato nelle zone tipicamente più critiche per l’universo femminile: glutei, fianchi, addome, culotte de cheval, cosce e ginocchia. La VACUGYM è la più efficace risposta per la risoluzione delle problematiche legate all’accumulo di grasso e degli inestetismi della cellulite. L’effetto vacuum (sottovuoto) attiva la perdita di grasso e l’eliminazione di tossine (tramite l’incremento della temperatura) e riduce il ristagno dei liquidi in eccesso. Inoltre, ecco anche qui il risvolto medicale, agisce anche sulla circolazione eliminando la sindrome dei piedi freddi e migliorando l’elasticità della pelle.

Mentre la criosauna? Spiegaci cosa è e come funziona. Come la utilizzi nel tuo percorso?
La Criosauna è la punta di diamante della boutique tecnologica, con orgoglio ti comunico che io possiedo l’unica Criosauna in tutta la provincia di Pisa. La tecnologia, veramente miracolosa, si basa sul principio della crioterapia sistemica, considerata il rimedio per sciogliere i grassi (azione metabolica), ringiovanire pelle e tessuti, recuperare più velocemente l’affaticamento muscolare nonché ridurre ed eliminare le infiammazioni. La Criosauna sfrutta le fisiologiche reazione dell’organismo umano alle temperature sotto lo zero (maggiore circolazione, ossigenazione e conseguente attivazione del Sistema Nervoso Centrale) e dona effetti benefici a lungo periodo ( riduce gli stati ansiosi + flusso di sangue – infiammazione articolare + sistema immunitario + attivazione del metabolismo – stress ossidativo delle cellule), tutto ciò tramite l’azione dell’azoto liquido ad una temperatura prossima ai – 180° resa sopportabile grazie all’assenza di umidità. Dal sollievo di contratture muscolari più o meno profonde, alla cura delle infiammazioni articolari, al recupero post traumatico (contusioni, ematomi, abrasioni) fino alla cura e sollievo della psoriasi, l’efficacia della criosauna risulta molteplice. Non da ultimo consideriamo anche l’aspetto fortemente “figo” e attinente alla “legge della scarsità” della tecnologia, quasi sconosciuta ai più e molto blasonata, molti clienti tifosi calciatori mi chiedono della Criosauna in seguito alla notizia che il mio stesso modello è posseduto da Cristiano Ronaldo!!

Bruciare più calorie in meno tempo. Come vengono sollecitati i muscoli con  l’elettrostimolazione in allenamento?
Bella e fondamentale domanda Cristina grazie ! La stimolazione muscolare ottenuta grazie all’ausilio del device MIHA BODYTEC impatta fino a CINQUE volte rispetto una volontaria contrazione!! Ti spiego meglio. L’EMS TRAINING è una attività consentita a tutti i fruitori compresi tra i 16 e 96 anni. Unico divieto assoluto vige per i portatori di un peacemaker. L’attività è sicura e divertente, altamente performante, dimagrante, rassodante e pure medicale, visto che allevia i dolori lombo sciatalgici, il mal di schiena, consente i recuperi dei prolassi e delle prostatiti, come ti accennavo alla risposta 5. Il cliente approccia questo modo innovativo di allenarsi vestito in un modo adeguato, ossia “imbragato” con una divisa particolare, un giubbotto e delle fasce per cosce, braccia e glutei che contengono elettrodi. Così vestito verrà collegato al device principale, dal quale partirà l’impulso elettronico che andrà ad agire e coinvolgere i distretti muscolari volontari (esclusione e totale sicurezza per il miocardio quindi). L’allenamento in EMS TRAINING consiste in una serie di posizioni statico dinamiche assunte grazie alla guida dell’operatore EMS; chi si allena deve solo ricordarsi di contrarre i propri muscoli volontariamente controllando la inspirazione e la espirazione. Ebbene, durante questa contrazione volontaria subentra sovrapponendosi anche la contrazione involontaria garantita dall’impulso elettronico derivante dal device stesso. Questo gioco di contrazione muscolare volontaria e involontaria fa sì che questi venti minuti equivalgano a ben più di un’ora e trenta di ginnastica convenzionale! Pazzesco. Innovativo e sconvolgente.

Tu sei anche Coach.  Addirittura hai una saletta in cui segui i tuoi clienti per le anamesi offrendo loro un caffe’ ed un momento di relax nel segno del mood del benessere. Non pare però che allenarsi con te sia meno faticoso di altri metodi di allenamento. Dove risiede quindi il tuo segreto? Nel raggiungerli in poco tempo? L’accellerazione del metabolismo? O la tua capacità di intuire le esigenze di chi si affida a te per ritrovare la forma fisica?
Mi lusinghi e stuzzichi al contempo Cristina. Effettivamente per chi non provi le mie tecnologie, tutto questo può apparire molto bello ma poco efficace, restando ancorati a sensazioni e credenze limitate alla realtà fitness tradizionale. Invece è esattamente il contrario. La tecnologia impatta e performa in maniera imparagonabile rispetto all’allenamento convenzionale. Il format Twenty nasce proprio con l’esigenza di stravolgere i vecchi stili, le tradizioni, in nome di una ottimizzazione in primis del tempo necessario per conseguire dei risultati visibili (già dopo un paio di settimane quanto in cm ma addirittura già dopo una seduta singola quanto a efficacia e doms). Subentra poi l’esigenza della igiene e sicurezza massime garantite dall’altissimo livello di accoglienza e dallo spogliatoio singolo oltre che dall’allenamento sempre rigorosamente one to one. Per quanto riguarda l’accoglienza e l’anamnesi sono il frutto di una ricerca della perfezione nell’approccio empatico al cliente: chi cerca un miglioramento, che sia fisico, o psicologico, o personale ha necessità di creare un rapport con il tecnico, operatore o coach che si trova davanti. Svelarsi davanti ad una buona bevanda calda in inverno o sorseggiare una tisana o una spremuta fresca in estate “scioglie il ghiaccio” e  consente di creare empatia e feeling per consigliare la giusta soluzione e guidare nel percorso da intraprendere.

Concludendo,  secondo te è un nuovo mood o un trend di allenamento”? Può un allenamento come quello che proponi nella tua palestra, basato sulla tecnologia EMS o la criosauna o macchinari “futuribili” -utilizzabili sempre  e solo sotto la supervisione di un trainer tutor, con sessioni di soli 20 minuti (come 2 ore di palestra normale)- soddisfare clienti sempre più esigenti? Sarà un nuovo mood o  un semplice trend?
Con sicurezza e sorridendo ti rispondo senza ombra di dubbio che questo non è un semplice mood, non è un capriccio del momento o un tentativo di trovare alternative in un settore che ha subito gravi conseguenze in questo biennio pandemico. La tecnologia di Twenty dirige l’evoluzione del concetto di allenamento. L’analisi nel tempo del fenomeno di crisi del fitness tradizionale ha portato alla ribalta i gap in cui si sono inserite le tecnologie: innovative, ottimizzanti, impattanti e maggiormente performanti. In continua evoluzione, già io sto pensando a nuovi progetti e implementazioni del format originale, nuove tecnologie, nuove e decisive soluzioni per soddisfare sempre più palati esigenti. Per questo, come sempre recito nei miei post social, invito tu e la redazione a canticchiare il mio ritornello “STAY TUNED…..STAY TWENTY!!”

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

 

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SIMEN JOHAN—the third monograph from a pioneer in digital image-making

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“Johan’s photographs underscore the importance of the creative act in photography, not as an act in itself, but as a means towards a conceptual and narrative goal.”

— David E. Little, Executive Director of the International Center of Photography

Simen Johan—an award-winning, internationally exhibiting artist, and a pioneer in digital image-making—is publishing his third monograph. Representing 15 years of the artist’s career, and gathered here for the very first time in this deluxe volume, are his uncanny animal portraits, otherworldly landscapes, and psychologically-charged narrative natural scenes.

With a unique creative process that combines candid wildlife photography with digital manipulation, cinematic drama, and a painterly approach, Simen Johan summons a metaphorically dense world into being where human fantasy and nature collide.

Traveling both near and far to photograph his source material, Johan can find inspiration anywhere from the local zoo to the jungles of Costa Rica or the lava fields of Iceland. He then spends countless hours assembling his images captured in these far-flung locations into a unifying whole. The result is an often-unsettling sense of placelessness.

We see in this collection images of pigeons flocking toward light like moths (or angels); stripes on a dazzle of Grévy’s zebras mesh with the fronds of geographically incongruent palms; two hapless caribou glazed with ice, frozen in a scene that is both tranquil and brutal.

Each image reveals poetic and often unexpected relationships that speak to the illusory and multifaceted nature of existence. Tensions between what is revealed and what is concealed, what is alluring and what is menacing, what is fact and what is fiction, both shape and unsettle the scenes. Johan presents us with paradoxical photographic worlds that echo uncanny versions of our own.

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Intervista ad Emanuele Merlini, nel solco del nuovo mood Viva Magenta

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Emanuele Merlini è un fotografo sammarinese un pò cittadino del mondo ed un pò viaggiatore solitario. Racconta attraverso le sue fotografie  momenti unici e appassionati, come la vita. Ed è per questo che si è deciso di fare proprio a lui qualche domanda su quello che è il mood del colore del momento, il “Viva Magenta!” spesso ultimamente associato ai viaggi, essendone stato testimone diretto in un bellissimo viaggio, come fotografo.

DAILYMOOD.IT:  Buongiorno Emanuele e grazie del tempo che ci stai dedicando. Raccontaci di te come “fotografo viaggiatore” in questo villaggio e delle foto che hai scelto per noi.

EMANUELE MERLINI: Posso dire ben poco, preferisco parli il mio lavoro, chi mi conosce mi conosce professionalmente attraverso i miei racconti fotografici. Per esempio, se guardi sul mio profilo instagram trovi davvero poco di me e della mia vita. Il mio lavoro parla da sè e mi piace cosi.

Queste foto sono racconti fotografici appunto del viaggio fatto li. visitare questo villaggio vale assolutamente la pena, come tutto il resto del paese. Un viaggio in Vietnam vale sicuramente la pena per due motivi principali:  per la bellezza dei suoi luoghi e la disponibilità e generosità del suo popolo.

DM: Come avrai visto, da circa un mese, il piccolo villaggio “dell’incenso” di Quang Phu Cau ad Hanoi è elencato tra le località per il colore dell’anno 2023 di Pantone. Tu che ci sei stato ed hai fotografato le distese degli incensi di questo villaggio, quale è la sensazione “a perdita d’occhio” di questo colore che si prova?

EM: Nel villaggio dell’incenso? Sicuramente quello della suggestione. Merita una visita di qualche ora, dov’e possibile osservare tutto il ciclo produttivo, la suggestione è proprio quella, seguire l’intero ciclo, l’effetto è quello che potete osservare appunto nelle foto che ho scelto.

DM: “VivaMagenta!” è stato dichiarato colore dell’anno e sicuramente questo villaggio diventerà meta di turisti “vivamagenta”. Guardando le tue foto quello che colpisce è la dimensione umana delle persone che lavorano li. Da fotografo e viaggiatore, un viaggio in Vietnam per vedere questo villaggio vale la pena?

EM: Premetto che visitare questo villaggio vale assolutamente la pena, come tutto il resto del paese d’altronde, il periodo migliore resta quello da marzo a maggio evitando cosi le piogge monsoniche.Questo villaggio dista circa 2 ore di auto da Hanoi e non c’è un vero proprio tour, la bellezza sta proprio nel farsi accompagnare e perdersi a piedi fra le sue strette vie dove, ad ogni angolo potrete osservare distese color magenta. I locali sono davvero molto disponibili con i pochi turisti che visitano questo villaggio, anche se comunicare con loro risulta davvero difficile perché non parlano inglese; 

DM: Concludendo il colore “vivamagenta!” pare un pensiero di felicità per questo anno in bilico tra pandemia e post pandemia dove è  la voglia di divertimento a voler prevalere. Il fucsia da quando è stato inventato è subito diventato un mood, con destino proprio: essendo un colore non convenzionale per eccellenza. La frase di Pantone infatti è stata: “un colore non convenzionale per tempi non convenzionali”. Un colore “assertivo, ma non aggressivo”, “proietta dinamismo” e la sua “esuberanza promuove gioia e ottimismo”. Guardando le tue foto scattate li, si ha la percezione appunto di una esperienza di luce, di felicità attraverso i colori, invece che il grigio bianco e nero di questi ultimi anni

EM. Certo. E’ luce. Aggiungerei che, come spesso accade in Asia, è la  presenza dei turisti e la loro curiosità a fare la vera differenza, che verrà ricambiata con tanti felici sorrisi. Esperienza bellissima. Per concludere, VivaMagenta a tutti e buona luce a tutti!

Salutiamo Emanuele guardando le sue foto appassionate ed emozionanti pensando al suo prossimo viaggio.Nelle foto incensi, come una enorme distesa di fiori reali , colorati di un bel colore “vivamagenta!” vivace, paiono regalare e garantire ricordi eterni per un viaggio esotico ed emozionante. E chissà che la scelta per questo 2023 di un colore in cosi ” alta definizione” non porti proprio a questa riflessione: catturare in un unico colpo d’occhio, un evento vero e proprio raccontando un po’ di quel prima e di quel dopo a cui la pandemia aveva disabituato.

PHOTO CREDITS: ©EmanueleMerlini

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Intervista a David Conti

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DailyMood.it ha intervistato David Conti.
Ecco cosa ci ha raccontato in questa bella intervista.

DAILYMOOD.IT: Il tuo background e i tuoi studi come ti hanno aiutato a far strada in questo settore?
DAVID CONTI: Per citare Francis Bacon ho sempre ritenuto che la vera chiave sia trovare il modo di far convivere serenamente la pars destruens (cioè la parte critica, che fa evitare e capire gli errori) e la pars costruens (ovvero quella più razionale, che si costruisce attraverso l’impegno costante) in ciascuno di noi.

Quando frequentavo il liceo organizzavo le classiche feste d’istituto creando un impianto che in scala ridotta potrei oggi definire imprenditoriale. Addirittura ad una festa riuscii ad avere come ospite Massimo Ceccherini, con grande sorpresa e felicità di tutti. Ho capito in quegli anni che il networking, unito ad una buona competenza organizzativa, sarebbe stata la chiave per me. Crescendo ho sviluppato e coltivato le pubbliche relazioni, scegliendo nel frattempo di studiare Economia e Commercio, per poi decidere di specializzarmi in Corporate Finance (che frequento tuttora). Desideravo molto aumentare la mia formazione finanziaria, è l’ambito e l’obiettivo che mi interessa di più. Durante gli studi, tuttavia, ho continuato e continuo a coltivare la passione per la moda e per i brand di lusso, cercando di coniugare questi aspetti di me, quello più razionale con quello più mondano. D’altronde l’uno è a supporto dell’altro.

Sono contento di poter dire che la mia storia sia stata d’ispirazione per il mio PA che ha da poco aperto un agriturismo in Valdorcia, Il Casato M.A.G, un bell’esempio di imprenditoria giovanile.

DM: Qual è stato il turning point che ha dato una svolta importante alla tua carriera?
DC:Senza ombra di dubbio, la presenza sul Red Carpet della 75 Mostra del Cinema di Venezia, per la Prima Mondiale della Serie “ L’Amica Geniale” tratto dal libro di Elena Ferrante, come ospite della Maison de Champagne Moët & Chandon. Lo champagne è una mia passione, quindi ero molto emozionato in tale circostanza. Da lì, ho ricevuto delle proposte da alcuni brand, sempre del settore del lusso, che si rivedevano sia nello stile, molto classico e inglese, che mi contraddistingue, sia nella possibilità di condividere insieme tali palcoscenici.

DM: Sappiamo che da brand ambassador del tuo calibro ti dissoci dall’etichetta di “influencer”…Non hai mai pensato di cercare di fare la differenza anche su Instagram per educare un nuovo tipo di pubblico?
DC:
Rispondo citando una famosa frase di Howard Schultz: “Non ho mai voluto definirmi un guadagno netto bensì un insieme di valori”.

Ecco, riportando il pensiero a me, sono una persona che si interessa alla qualità, ai contenuti, alle relazioni, alle esperienze dal vivo, agli eventi, più che ai social. E questo viene apprezzato.

I social come IG nel mio caso potranno servire più nel lungo periodo che nel breve, perché i consumatori che l’utilizzano sono generalmente molto giovani e lontani dal target del settore lusso, lontani dalla cultura del prodotto. Per me è importante invece che ci sia una storia dietro ciascun prodotto che scelgo. Kent 1777, Dents 1777, Fulton raccontano una storia, prima di essere semplicemente prodotti.

Kent produceva pettini e spazzole quando ancora non c’era la bicicletta. Mentre i guanti di Dents, di eccellente qualità, venivano usati anche da Daniel Craig in 007. Fulton è famosissimo per gli ombrelli Birdcage che utilizzava la Regina Elisabetta.  

Se questi brand venissero pubblicizzati sui social, il pubblico li vedrebbe scorrere tra tante pagine pubblicitarie e si concentrerebbe solamente sul loro aspetto estetico. Perderebbe la storia.

Ad esempio quando ero piccolo mia madre utilizzava i prodotti per il corpo di La Mer. Ancora oggi io utilizzo i prodotti del marchio, ad esempio la Moisturizing Soft Creme. Perché? Ha saputo mantenere la qualità nel tempo ed evoca dei ricordi, mi riporta ogni volta lì, ad un gesto di cura materno.

Lo stesso vale per Vuarnet, brand di occhiali da sole francese che mio padre ha sempre utilizzato e poi donato a me. È possibile raccontare la personale esperienza di un brand attraverso i social? Penso che l’esperienza vada vissuta, per creare un legame con quel brand che diventerà solo nostro, indissolubile e potrà essere tramandato di generazione in generazione. Parafrasando Maya Angelou “ciò che emoziona e ricorda il pubblico non è mai ciò che un’azienda fa, ma come lo fa sentire”.

DM: Come descriveresti il tuo personal branding e qual è il valore aggiunto che puoi offrire ai vari brand?
DC:
La Risposta è: Modern Classic. Che fra l’altro è anche lo slogan di Spirit Yachts, la marca di sailing boats che adoro. Come dicevo parto sempre dalla cultura e dalla qualità del prodotto. Se non è un brand storico, se non ne ho fatto “esperienza”, difficilmente concludo collaborazioni. Chiaramente nel mio cuore trovano spazio anche brand più moderni, che producono comunque dei prodotti destinati a diventare storici.

Ad esempio il marchio Tom Ford che utilizzo sia per i vestiti (Suits e Smoking) che per il profumo preferito, ovvero Tuscan Leather, da buon toscano.

Anche l’azienda Falke è tra le mie preferite, il simbolo della calza di lusso. La utilizzo insieme ad altri prodotti come i maglioni, perché hanno una qualità altissima, ma allo stesso tempo uno stile ed un look moderni. Oppure, Levi’s, inventore dei jeans come li conosciamo oggi, altra azienda storica che si adatta al mio stile. Sono ben felice di utilizzare questi brand in eventi importanti, calibrando ogni volta gli outfit.

Ovviamente attraverso di me i brand possono interagire, tanto che molte volte si scoprono e si creano collaborazioni che a partire da me, vanno oltre.

Sono sicuro che i CEO di grandi aziende continueranno anche nel futuro a mettere a frutto il personal branding. E’ notizia proprio di questi giorni che Arnault, CEO del gruppo LVMH ha registrato il suo nome e cognome, insieme a quello dei figli, come brand. Lo seguiranno in tanti.

DM: Con l’accelerazione digitale sempre più case di moda stanno espandendo la loro attività anche nel Metaverso. Questa integrazione col mondo virtuale come e quanto influenza il tuo lavoro da Brand Ambassador?
DC:
Parto dicendo che per me più che un lavoro, è sicuramente una passione. Credo che sia ancora presto parlare di metaverso applicato al settore lusso, perché non conosciamo gli effetti a lungo termine del mezzo. Sicuramente può dare un contributo in termini di vetrina, ma ancora non è stato sufficientemente studiato il target-tipo per poter fare una analisi qualitativa. Offre senz’altro tante potenzialità, ma almeno per ora viene utilizzato soprattutto per aumentare la brand awareness. Per quanto mi riguarda, mi piace studiare questi fenomeni e credo che il metaverso possa essere utilizzato in futuro soprattutto per diffondere un messaggio di ecosostenibilità. In questo senso hanno aperto la strada alcune start-up interessanti, come quella dell’azienda Prysma, brand di occhiali da sole Eco-Friendly, in materiale totalmente ecosostenibile.

DM: Quali progetti importanti hai in programma per il medio-lungo periodo?
DC: Sicuramente questo anno, dopo due di assenza dovuti a covid e impegni lavorativi, sarò presente, sempre come ospite della Maison de Champagne Moët & Chandon, alla 80 Mostra del Cinema di Venezia, dove ci vedremo sicuramente sul red carpet, insieme alle aziende che da sempre mi accompagnano nel percorrere questo importante tappeto rosso come Tag Heuer che è l’azienda di orologi che utilizzo, fida compagna di grandi emozioni. Poi usciranno delle mie interviste in TV, che è una forma di media a cui sono estraneo e in Radio. Oltre ciò, riceverò una nomina abbastanza importante a breve che avrò il piacere di condividere anche con voi sicuramente.Continuerò nel mio tempo libero a seguire come volontario le attività di Save the Children, poiché ritengo la solidarietà un aspetto importante per completarmi come individuo.

DM: Qual è il massimo brand di punta a cui aspiri per la tua carriera?
DC:
Sono certo che tutti i brand con cui collaboro e con cui collaborerò anche in futuro saranno quelli che apprezzo e desidero. Ultimamente ho iniziato un rapporto con Bown of London, definita la Rolls Royce delle vestaglie da casa, un prodotto unico. Sono davvero soddisfatto anche della collaborazione con Sperry-Topsider che si protrae ormai da anni, azienda americana che ha inventato con Paul.A.Sperry le scarpe da barca e altri ottimi prodotti per chi ama la vela, come me. Per la mia shaving routine utilizzo invece Geo F Trumper, insieme ai rasoi inglesi della Wilde & Harte, unici nel loro genere. Adidas invece è il mio brand preferito per lo sport….adoro le famose “Gazzelle”! Spero che alcuni di questi brand possano ispirare anche altre persone, e sono molto orgoglioso di poter dire che mi rivedo appieno nella filosofia, storia e valori che trasmettono. Sono più che convinto che “L’eccellenza non sia un atto, ma un’abitudine” (Aristotele), che va pertanto coltivata.

di Redazione

 

 

 

 

 

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