Accessori
Homi Fashion&Jewels Exhibition torna dal 18 al 20 settembre in Fieramilano (Rho): le novità dell’edizione in presenza
Una vetrina esclusiva che riunisce in un format unico l‘eccellenza del settore tra nuovi progetti, aree speciali e importanti collaborazioni
Torna in presenza dal 18 al 20 settembre a Fieramilano (Rho), HOMI Fashion&Jewels Exhibition, l’appuntamento milanese dedicato al bijou, gioiello trendy e accessorio moda, in una vetrina speciale caratterizzata dal best of del segmento e dispiegata in una proposta dal contesto internazionale, diversificata per stile, design e creatività.
Un’edizione dall’alto contenuto creativo, capace di costruire la narrazione vivace e completa di un settore che ribadisce il ruolo primario della kermesse che vede la presenza di oltre 300 brand (di cui il 30% esteri – provenienti in particolare da Grecia, Spagna, Francia, UK, Turchia, India), per offrire un ampio ventaglio di proposte uniche e di idee innovative.
Accanto alle aziende nazionali e internazionali più affermate, infatti, i protagonisti saranno designers innovativi, makers e officine artigiane del futuro, a conferma dell’ elevata qualità dell’ attività di scouting che HOMI

Fashion&Jewels Exhibition realizza da sempre in Italia e nel mondo. Il risultato ha reso, nel tempo, la kermesse l’osservatorio privilegiato per conoscere le ultime tendenze in fatto di stile e di design diventando, per i suoi protagonisti, un palcoscenico privilegiato per mostrare proposte caratterizzate da originalità e unicità. Un’offerta varia e diversificata in cui trovano spazio i gioielli fortemente identitari e trés chic di Lebole Gioielli come le collezioni dal forte impatto emotivo e cromatico di Francesca Bianchi, accanto alle creazioni in argento dall’anima artigianalmente partenopea di BySimon e alla fantasia preziosa dei bijoux raffinati e vivaci di La Griffe.
Non mancheranno i gioielli d’autore di AIBIJOUX, con le nuove capsule collection “Ear mix mania”di Kurshuni, i pezzi unici di House of Tuhina, tra tradizione e design contemporaneo e le piccole opere d’arte di Ayala Bar che custodiscono il segreto di una femminilità vitale, elegante e sofisticata.
Tra le novità della prossima edizione anche gli orologi di Hey Time con i marchi John Dandy, Billionaire Time, Aquamarine, Harry Williams, Roamer of Switzerland, l’eleganza di Gianvix di Giannotti Vittorio & Figli e la passione e la tradizione Italiana delle proposte Royal Watch: scandire le ore non è mai stato così glamour e chic.
Senza dimenticare gli accessori moda, dispiegati lungo un percorso che fa sue tanto le eccellenze artigiane di realtà in divenire come quella che fa capo a Maglow, con le sue borse dal minuzioso design frutto delle menti di giovani creativi quanto le proposte di brand affermati, come Camomilla Milano, la cui versatilità si unisce alla tendenza per esplodere in un ventaglio di prodotti colorati e stilosi. E poi ancora glamour ed eleganza con le nuove collezioni di Airoldi Fashion e le intramontabili Fringed bag Alex Max.
Perchè una delle caratteristiche chiave di HOMI Fashion&Jewels Exhibition è da sempre l’attenzione per il design e la ricerca che, ancora una volta, troverà lo spazio deputato nell’area NEW CRAFT INSPIRATIONAL & INNOVATIVE DESIGN che ospiterà selezionate e originali collezioni di fashion designers nazionali e internazionali, che hanno fatto di creazioni esclusive, lavorazioni all’avanguardia e qualit delle manifatture la loro firma riconoscibile. Un progetto che sostiene soprattutto la creatività di quel Made in Italy che riserva una particolare un’attenzione verso lo studio delle forme, delle linee e delle geometrie, oltre che verso i temi della sostenibilità e dell’up cycling, al quale la kermesse è legato da sempre. In un’epoca di forte cambiamento, New Craft diventa risposta concreta ad un’esigenza comune con proposte come quella di Maria Diana le cui creazioni indagano un nuovo concetto di estetica moderna ed innovativa o di Cad che utilizza tecnologie come il taglio laser e la stampa 3D applicate a materiali innovativi, creando gioielli artigianali unici. Organico, imperfetto, semplice e irregolare invece il lavoro di Paula Castro per Little Nothing che dà vita a veri e propri monili artistici e contemporanei.
Innovazione e ricerca di tendenze artistiche sempre nuove non prescindono dalla tradizione e dalla conoscenza che anche in questa edizione prosegue con il ciclo di mostre #BE con cui HOMI Fashion&Jewels punta l’attenzione sugli amuleti e sui talismani nel gioiello e nell’accessorio moda. BE LUCKY è il nome dell’esposizione che indaga il trend a cavallo tra sacro e profano, tra credenze religiose e superstizioni in cui si trovano le ispirazioni per gioielli amuleto di ogni epoca. Protettivi, propiziatori e curativi: creazioni che attraversano il tempo con il loro contenuto che trascende l’estetica e diventa simbolismo puro e, naturalmente, prezioso. Una mostra, realizzata in collaborazione con Poli.Design in cui saranno esposte le creazioni di oltre 100 designer e brand nazionali e internazionali- tra cui Cameo Italiano, Dodo, Sharra Pagano e Associazione Orafa Lombarda-, che sarà allestita in Corso Italia di fronte all’ingresso del padiglione 10 e rimarrà aperta per tutta la durata della kermesse.
E sempre in collaborazione con il Poli.Design, HOMI Fashion&Jewels Exhibition presenterà le tendenze che caratterizzeranno le prossime stagioni e che potranno essere di ispirazione per gli operatori alla ricerca di idee per la creazione di nuovi prodotti, che siano in linea con i gusti e le tendenze del prossimo futuro.
Un insieme di caratteristiche che confermano sempre più HOMI Fashion&Jewels Exhibition come una piattaforma progettuale in continuo movimento, capace di attirare l’attenzione di realtà internazionali per le quali, anche per l’edizione di settembre, si è rivelato fondamentale il supporto di ICE – agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane- in relazione alle attività di profilazione e incoming degli operatori professionali attesi in presenza. Una collaborazione, quella con ICE che, nell’ottica di integrare sempre più esperienza fisica ed experience digitale, si è declinata nel corso dell’anno in una serie di webinar dai contenuti esclusivi, che hanno affrontato temi legati alle tendenze-moda e ai trend di mercato grazie alla presenza di esperti del settore dal profilo internazionale. Appuntamento a HOMI Fashion&Jewels dal 18 al 20 settembre in un’edizione fisica che accoglierà espositori e visitatori in piena sicurezza grazie al protocollo safebusiness sviluppato con un team di esperti per garantire tutti gli aspetti legati al corretto svolgimento della manifestazione in rapporto alla situazione sanitaria.
HOMI Fashion&Jewels Exhibition
fieramilano (Rho) – dal 18 al 20 settembre 2021
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Accessori
Occhiali da vista: da dispositivo medico ad accessorio di stile
Published
2 mesi agoon
17 Giugno 2026By
DailyMood.it
Come una conquista tecnica, prima ancora che culturale, ha trasformato un dispositivo medico nell’accessorio più personale del nostro stile
Approfondimento a cura del team di Ottica Giulia
Per capire perché per decenni indossare gli occhiali sia stato vissuto quasi come un disagio, bisogna partire da un dettaglio tecnico spesso dimenticato: fino a buona parte del Novecento le lenti erano di vetro, pesanti, e per le correzioni più importanti diventavano inevitabilmente spesse, dando vita al cosiddetto effetto “fondo di bottiglia” che tanto ha alimentato lo stereotipo del personaggio occhialuto, goffo e poco attraente. Il pregiudizio, insomma, nasceva anche da un limite materiale concreto, non solo da una questione di gusto.
La svolta arriva nel 1947, quando l’azienda californiana Armorlite Lens Company lancia le prime lenti in plastica CR-39: pesano circa la metà di quelle in vetro, mantenendo una buona qualità ottica. È un primo passo, ma il vero cambio di passo arriva negli anni ’70, quando la Gentex Corporation introduce le lenti in policarbonato, materiale nato per le visiere di sicurezza e poi adottato in massa, negli anni ’80, per la sua leggerezza e resistenza agli urti. Negli ultimi decenni, infine, lo sviluppo delle lenti ad alto indice di rifrazione ha permesso di ottenere spessori sempre più ridotti anche per le correzioni più elevate. Solo a quel punto, liberate dal peso e dal volume, le montature hanno potuto restringersi, alleggerirsi e finalmente diventare oggetto di design.
È su questa base tecnica che si costruisce la rivoluzione culturale. Un esempio significativo arriva nel 1977, con “Io e Annie” di Woody Allen: il look proposto da Diane Keaton nei panni di Annie Hall, fatto di blazer oversize, gilet e cravatte presi in prestito dal guardaroba maschile, includeva anche un paio di occhiali importanti, parte di un’estetica androgina che mise in discussione l’idea che certi accessori — gli occhiali compresi — appartenessero a un genere piuttosto che a un altro. Il film diventò un fenomeno di moda capace di influenzare il guardaroba femminile per anni, e ancora oggi viene citato come riferimento di stile.
Un secondo ribaltamento arriva con il boom della tecnologia, tra gli anni ’90 e i 2000. Le montature rotonde diventano, quasi per osmosi, un tratto distintivo dei protagonisti della rivoluzione digitale: l’immaginario del fondatore di startup, brillante e un po’ fuori dagli schemi, sostituisce gradualmente quello del secchione imbranato. Per la prima volta gli occhiali smettono di segnalare una mancanza e cominciano a comunicare competenza, curiosità, persino successo: nasce così quello che oggi chiamiamo “nerd chic”, l’estetica da intellettuale rivalutata in chiave positiva.
Negli anni più recenti la rivoluzione si è completata sul piano del mercato: ai pochi grandi gruppi storici si sono affiancate decine di marchi indipendenti, spesso nati online, che trattano la montatura esattamente come un capo di abbigliamento stagionale, con collezioni rinnovate spesso e collaborazioni con stilisti e artisti. Sui social network, dove ogni dettaglio
del look viene fotografato e condiviso, l’occhiale da vista è diventato un elemento di personal branding al pari di una borsa o di un orologio — al punto che è nato anche un mercato di montature “a vista zero”, scelte da chi non ha alcuna necessità correttiva ma vuole comunque quel dettaglio sul viso. Le forme, inoltre, non rispettano quasi più confini di genere: la stessa montatura oversize o squadrata compare indifferentemente nelle collezioni uomo e donna, scelta in base al viso e alla personalità più che a una convenzione.
Il percorso compiuto in meno di un secolo è quindi duplice: da un lato la tecnica ha reso possibile alleggerire e rimpicciolire le lenti, eliminando il limite fisico che per anni aveva penalizzato chi aveva una vista debole; dall’altro la cultura ha imparato a leggere l’occhiale non più come la prova di un difetto, ma come uno strumento di espressione personale, capace di raccontare chi siamo tanto quanto un capo di vestiario scelto con cura. Chi entra oggi in un negozio di ottica non cerca più semplicemente “la montatura più discreta possibile”, come capitava spesso una generazione fa, ma una forma che valorizzi i propri tratti e rifletta il proprio gusto, proprio come farebbe scegliendo un paio di occhiali da sole o un accessorio di moda. Un cambiamento lento, cominciato in un laboratorio chimico più che su una passerella, ma probabilmente definitivo.
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Accessori
Trenta7, Eleonora Moccia: “Le mie Mary indossate da Madonna!”
Published
4 mesi agoon
12 Maggio 2026
Non capita tutti i giorni di scoprire che dietro un paio di scarpe intraviste casualmente in un negozio si nasconde la designer scelta da Madonna per il suo tour mondiale. E’ una domenica pomeriggio di fine marzo, assolata e rilassante, mi trovo a passeggiare al centro di Roma quando all’improvviso il mio sguardo si concentra su una vetrina in via dell’Oca. Colpisce immediatamente la mia attenzione uno strepitoso tronchetto stile Moulin Rouge in cocco nero. Si vede subito che quella scarpa ha carattere: è moderna, sofisticata, diversa dalle altre. Essendo un giorno festivo la boutique è chiusa, ma dopo circa un mese entro per vedere meglio questa calzatura che aveva acceso la mia curiosità. La titolare mi spiega che il brand si chiama Trenta7, i numeri sono quasi tutti terminati, mi consiglia di contattare direttamente la designer. E così, spinta dalla curiosità di conoscere Eleonora Moccia, direttrice creativa e fondatrice del marchio e vedere dal vivo le sue creazioni, la chiamo il giorno seguente per prendere un appuntamento nel suo atelier di Roma nel quartiere Parioli in via Archimede. Eleonora mi riceve subito, è una donna spontanea, ma al contempo elegante, solare, determinata. Sedute tra forme, pellami e bozzetti, mi racconta la sua storia.” Sono laureata in psicologia e il giorno dell’esame di Stato, che ho superato, sono salita in auto e sono andata a San Mauro Pascoli in Emilia Romagna dove l’indomani mi attendeva il test d’ingresso di ammissione all’Istituto Cercal, specializzato in calzatura e presieduto da Sergio Rossi. Vengo ammessa e intraprendo così il mio percorso di studi di un anno. Grazie a questa formazione specifica imparo tutto il processo creativo della calzatura; dalla realizzazione con le forme in legno, alle tecniche modellistiche, alla ricerca stilistica fino al montaggio della calzatura.” Inizia quindi un percorso professionale per Eleonora molto diverso da quello iniziale, ma sicuramente più in linea con la sua passione per la moda. “Collaboro inizialmente tramite un tirocinio con Pollini”- chiosa Eleonora-“ Qui seguo lo sviluppo del brand Moschino, successivamente vado a Milano per il marchio Rochas, dove affianco il direttore creativo, poi per problemi familiari, a causa della malattia di mio padre, rientro a Roma.”. Ed è proprio nella Capitale, dove è nata e cresciuta, che Eleonora decide di lanciarsi nell’avventura imprenditoriale nel mondo della calzatura. “Nel marzo del 2012 avvio il mio brand, inizialmente ho delle difficoltà nell’intercettare una buona azienda che riesca a produrre il mio progetto creativo, che individuo successivamente nelle Marche, nel distretto calzaturiero, dove attualmente produco le mie creazioni.” Trenta7 si contraddistingue grazie a uno stile riconoscibile, senza tempo, ma al contempo con una forte identità contemporanea ed elegante ed amalgama il mondo maschile a quello femminile, (come il mocassino maschile rivisitato con dettagli femminili). Ben presto, per Eleonora, arriva quella svolta destinata a cambiare il percorso del brand: ”Un giorno vengo contattata da un famoso marchio di abbigliamento che doveva fare uno shooting per il quale servivano delle calzature”- racconta la designer-“ L’editoriale consisteva in una collaborazione tra griffe. Le foto vengono poi pubblicate su vari siti di moda e le nota persino la stylist di Madonna che seleziona per la popstar due miei modelli per il suo tour mondiale: Madam X.” E’ l’inizio di un sogno ad occhi aperti per Eleonora Moccia: la Regina del pop sceglie le sue creazioni. Tra le moltitudini di scarpe che può indossare, Madonna decide di puntare su un marchio giovane e di nicchia, ma dalla forte personalità estetica. “Vedere le mie scarpe ai piedi di Madonna è stata un’emozione incredibile! Lei ha scelto il modello Mary nero in cocco con tacco da cinque centimetri e lacci in velluto su tono e il modello Ines bronzo con tacco da nove e lacci bordò. La scelta di Madonna è avvenuta in estrema velocità a tal punto che in quel preciso momento non avevo disponibile il numero trentotto, (il numero di scarpe della star), ma senza perdermi d’animo ho preso dalla mia scarpiera le mie Mary, che avevo indossato solo due volte, e le ho spedite immediatamente a Los Angeles la sera stessa in cui è stato commissionato l’ordine. Dopo circa tre mesi scorrendo su Instagram mi sono accorta che le mie Mary erano ai piedi di Madonna durante le riprese del suo videoclip! Sono rimasta scioccata, mai avrei pensato che tra tanti colossi mondiali selezionati per il tour lei potesse prediligere me. Ciò chiaramente ha dato grande visibilità alla mia azienda, è stata la realizzazione di un sogno! Anche il naming del brand è singolare come tutta questa storia. “La scelta di Trenta7 nasce perché il trentasette è il mio numero di scarpe”- chiosa Eleonora-“ Non volevo mettere il mio nome e cognome era troppo scontato e non volevo essere così in primo piano, preferisco rimanere dietro le quinte. Desideravo qualcosa che mi rispecchiasse ed ho scelto un nome sia in numero che in lettere. Il logo riporta i numeri rovesciati perché vuole simboleggiare una contrapposizione tra due mondi. Il trentasette è un numero alchemico, è anche il numero delle scarpe di campionario. Sono nata il trenta luglio e nella simbologia questo numero rappresenta il calzolaio e gli angeli che per me sono i miei genitori che purtroppo non ci sono più, ma sento che appoggiano pienamente il mio progetto. Sono sempre molto felice nel ricevere le mie clienti in atelier, in maniera molto intima, poiché per ognuna di loro fisso degli appuntamenti one to one, mi piace incontrarle e conoscerle dal vivo, dedicare loro il mio tempo, rispetto alla vendita on line si instaura chiaramente un rapporto diverso. Prossimamente farò anche dei pop up store a Milano, Parigi, Londra e Verona”. Un’opportunità per vivere un’esperienza diretta con il prodotto e conoscere dal vivo la talentuosa designer.
Photo Courtesy of Trenta7
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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McQueen Spring Summer 2026 Eyewear Collection – Lo sguardo affilato dell’estate
Published
4 mesi agoon
5 Maggio 2026By
DailyMood.it
Alcuni accessori completano un look. Altri lo definiscono prima ancora che il resto entri in scena. La collezione eyewear McQueen Spring Summer 2026 appartiene senza esitazioni alla seconda categoria: occhiali pensati non come semplice dettaglio, ma come dichiarazione estetica, gesto netto, firma visiva. In perfetto equilibrio tra precisione architettonica e tensione contemporanea, le nuove silhouette raccontano l’universo McQueen attraverso linee affilate, volumi decisi e finiture capaci di trasformare lo sguardo in un elemento di carattere.
Protagonisti della stagione sono gli Oversized Visor Sunglasses, occhiali da sole dal profilo avvolgente e scenografico, già apparsi nello show Spring Summer 2026. Le montature wraparound, ampie e futuristiche, incontrano lenti dal finish modernista, creando un effetto quasi cinematografico: protettivo, audace, immediatamente riconoscibile. Non sono occhiali pensati per passare inosservati, ma per costruire una presenza, per dare al volto una nuova geometria, per suggerire movimento anche nella staticità di un ritratto.
Accanto a questa visione più futuribile, la linea Spike Cat-Eye Logo interpreta una delle forme più iconiche dell’eyewear con l’energia sovversiva tipica della maison. Il cat-eye si fa più tagliente, più grafico, quasi appuntito: una silhouette femminile ma non docile, elegante ma attraversata da una tensione ribelle. Le estremità affilate, portate a un punto preciso, restituiscono l’idea di una bellezza non accomodante, costruita su contrasti forti e su un’identità visiva immediata.
Più morbida, ma non meno distintiva, è invece la proposta Optical Cat-Eye, che rilegge la stessa silhouette in chiave ottica, alleggerendone l’impatto senza perdere forza. Il dettaglio logo McQueen completa la montatura con discrezione e riconoscibilità, confermando una direzione stilistica in cui ogni elemento, anche il più funzionale, diventa parte di un racconto più ampio.
La collezione eyewear McQueen Spring Summer 2026 è, in fondo, un esercizio perfetto di tensione controllata: tra protezione e provocazione, tra eleganza e taglio netto, tra heritage e futuro. Occhiali che non si limitano a incorniciare il volto, ma lo ridisegnano, portando nello sguardo tutta la forza di una maison che continua a fare della precisione, dell’attitudine e dell’imprevisto la propria lingua più potente.
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