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P!NK – All I Know So Far: Date inizio alla festa (e non solo) su Prime Video!

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Sto arrivando, così è meglio che diate inizio alla festa”. Non poteva che iniziare con Get The Party Started, P!NK – All I Know So Far (alla lettera, tutto ciò che so finora), il film documentario di Michael Gracey (The Greatest Showman) disponibile in streaming su Amazon Prime Video dal 21 maggio. È una festa, così dev’essere, e per questo piacerà a chi ama P!NK, al secolo Alecia Beth Moore, l’eclettica ed esuberante cantante americana. Ma il film che segue il tour di P!NK in Europa, davanti e dietro le quinte, è anche molto altro. È una sorta di A letto con Madonna, solo che in camera con P!NK ci sono il marito e i suoi bambini. I film vuol farci conoscere Alecia in tutte le sue sfaccettature.

Da un lato c’è la mamma, che ha dei bambini ancora piccoli e li porta con sé in tour. Li vediamo nelle loro foto quando erano ancora piccolissimi, accanto alle prime immagini di P!NK. La sua prima esibizione è stata dolorosa: i suoi si erano appena separati e lei, accompagnata dal padre, ha cantato Oh Father di Madonna, una canzone molto significativa in quel momento. I bambini sembrano divertirsi in tour, nei momenti liberi in giro per le città, o a scorrazzare sul palco durante le prove. Sembra ieri che quella ragazza ventenne, sbarazzina e scanzonata, arrivava sulle scene. E vederla oggi da mamma fa un certo effetto. Con quei capelli sparati verso il cielo, in fondo, sembra sempre la stessa. E alla fine è come tutti noi genitori, che si chiedono se e come i figli ci somiglino. “Ho capito che essere genitori è bello solo osservandoti come madre” le ha detto la prima figlia, Willow, quando aveva quattro anni. E sono cose che farebbero sciogliere chiunque.

L’altro lato è la grande professionalità dell’artista. “Se foste in uno spettacolo di Madonna sareste già stati licenziati”: apostrofa così, scherzando, i propri ballerini. Ma dietro quell’approccio allegro c’è un grande impegno. Dopo il primo spettacolo, che è stato un successo, fa sensazione vedere che P!NK si chieda se il suo show sia valso il prezzo del biglietto, se chi ha pagato il concerto, il viaggio, la cena, possa ritenersi soddisfatto. E così, appena rientrata in albergo, a cena, mete subito in chiaro cosa non è andato. Quel vestito era troppo largo. Quelle passerelle troppo distanti e non collegate tra loro, con il rischio di perdersi. Il problema, come per tutte le rockstar che suonano in uno stadio, è arrivare a tutti, accorciare le distanze.

Tua madre è una performer che ha sempre gli occhi addosso” ha detto una volta la cantante ai figli. P!NK quando non è in scena non porta il suo ciuffo sparato, ma raccoglie i capelli con un foulard annodato sopra la testa, e somiglia incredibilmente a Rosie The Riveter, la ragazza della famosa immagine promozionale We Can Do It! che, negli anni 40, durante la guerra, incitava le donne a lavorare. P!NK è una gran lavoratrice. È una che non si accontenta. Vedendo un concerto di Cher con delle ballerine che volteggiavano nell’aria appese a dei cerchi, si è chiesta: perché non posso farlo direttamente io? E così, forte di anni e anni di allenamento da ginnasta, ha provato fare questo, delle coreografie acrobatiche, ma cantando contemporaneamente. A proposito, quei capelli Pink se li acconcia da sola: primo, perché non c’è molto da fare, dice lei. Secondo: perché è l’unico momento in cui riesce a stare da sola. È il suo rituale.

Fatte le debite proporzioni delle rispettive carriere, i suoi concerti sono spettacolari, ricchi, coreografici come quelli di Madonna. “Il nostro show non ha precedenti” dice P!NK. “Sono la prima a fare molte di queste cose”. Le sue evoluzioni sono veramente complesse e anche rischiose. Durante uno show, qualche tempo fa, qualcosa non aveva funzionato e c’era stato un piccolo incidente. “Ma non puoi perderti lo spasso solo perché è accaduto una volta”, dice lei. Lo show è davvero strabiliante. P!NK vola letteralmente, sostenuta da quattro cavi lungo tutto lo stadio, a metri di altezza, nel vuoto. Questo Madonna non lo ha mai fatto. Popstar, acrobata, madre, P!NK è anche un modello per tante ragazze. Lo capiamo quando legge la lettera di una fan, che le dice che seguendo lei ha imparato ad accettare se stessa.

Il tour ha il suo culmine nello stadio di Wembley. Che è quello nuovo, completamente ristrutturato. Ma è comunque un tempio della musica. E poi ci sono le canzoni. Get The Party Started, Just Like A Pill, What About Us, Hustle, I Wanna Start A Fight, Try e tante altre. Che cos’è tutto questo? Ce lo dice Pink, prima che scorrano i titoli di coda. “Rock’n’roll. Rock’n’fucking roll!”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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A Quiet Place 2: Silenzio, va in scena il grande cinema

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Silenzio. Perché siete al cinema: i grandi film sono tornati, e questa è finalmente è l’occasione per ritornare a gustare un film in una sala. Ma fate silenzio anche perché siete in A Quiet Place 2, sequel di A Quiet Place – Un posto tranquillo, che era stato uno dei grandi successi horror del 2018. Come saprete, nella storia del film diretto da John Krasinski si immagina che la Terra sia stata invasa da una razza aliena violenta e vorace, dei mostri che, se ci trovano, non ci lasciano scampo. Questi alieni non possono vederci né sentire il nostro odore, ma hanno un udito incredibilmente sviluppato. Sono intorno a noi, ovunque, non ci accorgiamo di loro fino a che non si muovono per cacciare. Ma, a ogni minimo rumore che facciamo, scattano e divorano la loro preda. Silenzio. Non dovete muovervi per non diventare il loro pasto. Silenzio. In sala il film sta per cominciare.

A Quiet Place 2 inizia con un flashback. Siamo nel drugstore, il piccolo negozio di alimentari e medicine in cui ci trovavamo nella prima scena del primo A Quiet Place. Lì era già un negozio abbandonato. Qui è ancora tutto a posto, compresi i proprietari, e capiamo che tutto deve ancora iniziare, la catastrofe deve ancora avvenire. Negli scaffali, ancora tutti pieni, scorgiamo anche quel giocattolo, quel razzo che, all’inizio del primo film, si era dimostrato fatale. La famiglia Abbott sta per ritrovarsi per assistere a una partita di baseball. Per qualche istante ancora assistiamo alle loro vite prima dello sbarco degli alieni. In una parola, uno dei vocaboli chiave dei nostri giorni, assistiamo a una cosa molto importante: la normalità. Poco dopo vedremo qualcosa che precipita, e gli alieni aggredire la piccola cittadina, come se fossimo in una scena de La guerra dei mondi. È il giorno 1 del disastro, come i spiega una didascalia.

Con un salto arriviamo al giorno 474. È qui che inizia davvero A Quiet Place 2, immediatamente dopo che si era concluso il primo. Dopo che, nello scantinato di casa, Evelyn (Emily Blunt) aveva sparato a un alieno ed era riuscita a ucciderlo. Insieme alla figlia Regan (Millicent Simmonds, un’attrice straordinaria), a un amplificatore e al suo apparecchio acustico per non udenti, forse avevano trovato un modo per neutralizzare, temporaneamente, le terribili creature e a eliminarle. È ancora uno stimolo sonoro, una vecchia canzone, Beyond The Sea di Bobby Darin, ascoltata su una piccola radio, a dare un indizio: forse c’è una speranza, al di là del mare (proprio come accadeva nel finale di Anna, la bellissima serie che abbiamo visto su Sky). Così la famiglia Abbot lascia la sua casa sicura e prova ad affrontare il mondo. Ma forse le creature a caccia del suono non sono le uniche minacce che si nascondono oltre la fattoria e quel sentiero di sabbia che faceva sentire gli Abbott al sicuro. Ma gli Abbott incontreranno anche persone amiche, come Emmett (Cillian Murphy) e quell’uomo sull’isola (Djimon Hounsou).

Creato un mondo, con le sue regole, nel primo film, A Quiet Place 2 ora può permettere ai protagonisti di muoversi lì dentro, trovando infinite possibili variazioni nell’interazione con gli alieni e nei comportamenti per evitare qualsiasi rumore e avere così salva la vita. Rimanere in vita in questo modo è qualcosa di difficilissimo, sfinente. Guardando i film capiamo come, ogni giorno, volontariamente o meno, diamo vita a una serie di piccoli o grandi rumori, anche solo le parole che ci diciamo, spesso ad alta voce. Tutte cose che diamo per scontate. Dover rinunciare ad emettere qualsiasi suono è un esercizio davvero difficile da mettere in atto di continuo. A tratti ci ricorda come, ogni giorno, qui da noi dobbiamo tenere alta la guardia su un’altra cosa, le misure di contenimento del virus, il distanziamento, le mascherine. È diverso, certo. Ma la sensazione di non poter mai abbassare l’attenzione è qualcosa di simile. Guardare A Quiet Place 2 è anche riflettere su un mondo dove la normalità non c’è più.

A Quiet Place 2 è un film dove il suono ha un suo peso importantissimo. Negli horror il suono è sempre stato fondamentale, ma qui è usato in modo diametralmente opposto. A Quiet Place vive dell’assenza di suono, e quindi ogni piccolo rumore risalta al massimo. C’è da dire che, in questo secondo capitolo, John Krasinski usa il suono, alcune volte, secondo uno dei classici elementi dell’horror, il famoso jumpscare, il rumore improvviso che fa sobbalzare. La sua regia è molto attenta a ogni elemento, ed èperfettamente funzionale alla storia. E dimostra una grande capacità narrativa nelle scene finali, in cui assistiamo alle vicende di due gruppi distinti di persone in montaggio alternato. È una scelta che dà ritmo e aggiunge tensione alla narrazione, ma soprattutto collega due storie in un finale che riesce a dare un senso all’intera storia. E, probabilmente, prepara il terreno per A Quiet Place 3. Silenzio, va in scena il grande cinema.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Friends: The Reunion arriva su Sky e in streaming su NOW. Per noi è un viaggio nel tempo

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I’ll Be There for You, diceva la famosa sigla di Friends, una delle serie tv più amate di tutti i tempi, la sitcom per eccellenza. L’avevamo scoperta un po’ per caso, su Rai 3, a metà degli anni Novanta, quando andava in onda prima di cena. Ci ha conquistato sempre di più, e aveva conquistato anche la prima serata di Rai 2. Oggi, che è disponibile su alcune piattaforma di streaming, è ancora una delle serie più viste. E oggi i nostri amici sono davvero qui per noi. Il 27 maggio, in contemporanea con il debutto americano l’attesissimo Friends: The Reunion arriva su Sky e in streaming su NOW in prima TV assoluta. Dalle 9.00 di mattina è disponibile on demand su Sky e in streaming su NOW, e in onda su Sky Atlantic, mentre in prima serata, dalle 21.15, verrà proposto su Sky Atlantic e Sky Uno.

Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, Matthew Perry e David Schwimmer, che per tutti noi sono Rachel, Monica, Phoebe, Joey, Chandler e Ross, tornano sui nostri schermi. Non sono solo i protagonisti, ma anche i produttori esecutivi dello speciale. Tornano su quell’iconico palcoscenico che ha fatto di loro delle star planetarie. A metà degli anni Novanta, all’epoca della prima stagione dell’amatissima comedy erano degli esordienti, dei pulcini. In questi anni sono stati sulle copertine delle riviste più importanti, protagonisti di film di successo e di altre serie televisive.  Friends: The Reunion è una vera e propria celebrazione dell’esperienza su quel set – lo Stage 24, negli studi Warner di Burbank – e dell’amicizia che su quelle tavole è nata.

Friends: The Reunion, attenzione, non è la continuazione della storia che, 17 anni fa, si era chiusa con un finale perfetto. Non aveva senso una cosa del tipo “dove sono e cosa fanno adesso”. La storia era finita con un “e vissero tutti felici e contenti” e a noi va bene così. Nella reunion di Friends vedremo gli attori, non i personaggi, parlare di loro stessi, rievocare il passato, una storia che non ha eguali. Li vedremo nei luoghi che per noi sono casa: gli appartamenti di Monica e Rachel, le poltrone di Joey e Chandler, la fontana della sigla, il Central Perk. Ci sarà anche il quiz di uno degli episodi più famosi, La scommessa, quello in cui i nostri amici si giocavano i loro appartamenti, e la risposta chiave era “Chanandler Bong”. E poi ci saranno alcune scene famose rilette, e intervallate dagli spezzoni originali, interviste ai creatori e ai fan, e le papere di tanti anni di set.

Friends: The Reunion vedrà alternarsi sul anche tanti ospiti, fra cui David Beckham, Justin Bieber, BTS, James Corden, Cindy Crawford, Cara Delevingne, Lady Gaga, Elliott Gould, Kit Harington, Larry Hankin, Mindy Kaling, Thomas Lennon, Christina Pickles, Tom Selleck, James Michael Tyler, Maggie Wheeler, Reese Witherspoon e Malala Yousafzai. Friends: The Reunion è diretto da Ben Winston, anche produttore esecutivo insieme ai produttori esecutivi storici di Friends Kevin Bright, Marta Kauffman e David Crane e ai sei protagonisti. Per tutti noi sarà un po’, per dirla con Marcel Proust, la nostra ricerca del tempo perduto.

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Beuys – L’artista come provocatore

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Sky Arte celebra il centenario della nascita di Joseph Beuys (1921 – 1985) con un docu – film sulla vita del visionario artista tedesco  che ha segnato la storia dell’arte internazionale

Il 12 maggio 1921 nasceva a Krefeld in Germania Joseph Beuys, l’uomo con il cappello che vedeva in ogni persona un artista e nell’arte la possibilità di plasmare la società, il cui messaggio, a più di trent’anni dalla morte, continua a essere straordinariamente vitale.

In occasione del centenario della nascita, Sky Arte (canali 120 e 400 di Sky) presenta Beuys – L’artista come provocatore, il film di Andres Veyel, in onda mercoledì 12 maggio alle 21.15, disponibile anche on demand e in streaming su NOW.

Il film, attraverso un sapiente montaggio di fonti audio e video mai utilizzate prima, ricostruisce un ritratto non convenzionale dell’artista, una cronaca unica, uno sguardo intimo su un essere umano, la sua arte, il suo mondo e le sue idee.

300 ore di video, un materiale audio sconfinato di e sull’artista, le collezioni di più di 50 fotografi internazionali, per un totale di oltre 20.000 scatti, più di 60 incontri con testimoni dell’epoca e circa 20 interviste, sono stati il punto di partenza di questo film, la cui lavorazione è durata circa tre anni.

Con una narrazione aperta, il documentario racconta l’artista attraverso alcuni punti cardine della sua biografia e della sua carriera: il trauma della guerra e del suo incidente aereo nel 1943, alcune delle sue performance più famose – come Fettecke (1982), I Like America and America Likes Me (1974), 7000 Oak Trees (1982) – la critica al sistema dell’arte, l’insegnamento all’Accademia, l’impegno politico.

“Nel film, Beuys pone, in modo persistente e sovversivo, temi che continuano a rimanere rilevanti trent’anni dopo la sua morte, come la necessità di una democratizzazione radicale che non tema i nuovi sistemi bancari e monetari, o il bisogno pari opportunità in un mondo di crescente disuguaglianza.” – Dice il regista Andres Veyel – “Beuys insiste sulla possibilità che il mondo possa essere cambiato, in base alle capacità di ogni singola persona: Niente deve rimanere com’è“.

Joseph Beuys resta per noi un visionario, molto più avanti dei suoi tempi. Se allora già cercava di spiegare come “il denaro non dovrebbe essere una merce“, consapevole che il commercio di denaro avrebbe minato la democrazia, il suo concetto ampliato di arte lo porta oggi nel bel mezzo di un discorso socialmente rilevante e ancora più urgente.

Il regista Andres Veyel è nato nel 1959 a Stoccarda e ha studiato psicologia a Berlino. Ha poi frequentato seminari di regia e drammaturgia presso l’Artist House Bethanien di Berlino dal 1985 al 1989. Da allora, scrive sceneggiature per film e teatro e tiene conferenze presso la Libera Università di Berlino. I suoi film includono: A Winternight’s Dream (documentario, 1992), Balagan (documentario, 1993) vincitore dell’IFFS Main Prize e del German Film Award in Silver, The Survivors (documentario, 1996) vincitore del Main Prize all’International Documentary Film Festival di Monaco e dell’Adolf Grimme Award nel 1998, l’acclamato Black Box Germany (2001) per il quale ha ricevuto il German Film Award come miglior documentario nel 2002 e l’European Film Award, Die Spielwütigen (2004), The Kick (2006) che ha vinto il Grand Prix Cinema du Reel e If Not Us, Who (2011).

Il film Beuys – L’artista come provocatore di Andres Veyel è stato prodotto da Zero one film in co-produzione con Terz Filmproduktion, SWR/ARTE e WDR.

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