Connect with us

Cine Mood

Oscar 2021: trionfa Nomadland, Italia a mani vuote

Published

on

Nella prima – e speriamo ultima – edizione dell’era pandemica, gli Oscar vedono il trionfo di Nomadland, non tradendo i pronostici della vigilia e incoronando la sua regista Chloé Zhao. Dopo essersi aggiudicato il Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia, il film della regista di origini pechinesi si porta così a casa anche la statuetta più ambita del mondo del cinema, conduce al terzo Oscar la sua protagonista Frances McDormand (già vincitrice con Fargo e Tre manifesti a Ebbing, Missouri) ed entra di diritto nella storia. Sì, perché Zhao è la seconda donna in 93 edizioni degli Academy Awards a ricevere l’Oscar per la miglior regia (la prima è stata Kathryn Bigelow per The Hurt Locker nel 2010) e conquista anche il titolo di prima donna asiatica a trionfare in questa categoria.

In quella che è stata una cerimonia assolutamente sui generis, insolita, molto intima, con i candidati seduti a dei tavoli in “stile Golden Globes”, non sono comunque mancate le sorprese. Su tutte, la mancata vittoria del compianto Chadwick Boseman (Ma Rainey’s Black Bottom) come miglior attore protagonista. Il premio è andato infatti al grande Anthony Hopkins, che per la sua sontuosa interpretazione in The Father ha ricevuto il suo secondo Oscar a trent’anni di distanza da quello ottenuto per Il silenzio degli innocenti. Una sorpresa per tutti, anche per l’Academy stessa che, non rispettando il consueto cerimoniale, aveva posto la categoria ultima in scaletta, forse proprio per chiudere la serata con la statuetta postuma all’attore morto lo scorso agosto.

Venendo agli altri premi, Daniel Kaluuya si è aggiudicato la statuetta come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione dell’attivista del Black Panther Party in Judas and the Black Messiah, e Youn Yuh-jung è stata invece eletta migliore attrice non protagonista per la sua perfomance in Minari, diventando la prima attrice coreana a vincere un Oscar. “Come posso vincere contro Glenn Close?”, ha affermato l’attrice, sottolineando la stima per la sua collega giunta alla sua ottava nomination e ancora una volta uscita sconfitta.

Soddisfazione anche per Emerald Fennell, che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura originale per Una donna promettente, e per Christopher Hampton e Florian Zeller che per The Father hanno vinto il premio per la migliore sceneggiatura non originale. Nessuna sorpresa nella categoria “miglior film d’animazione”. A trionfare è stato infatti Soul, il film della Pixar che causa Covid è uscito direttamente su Disney+ non passando neanche un giorno per le sale cinematografiche.

Come da previsioni, anche l’Oscar come miglior film internazionale al danese Another Round di Thomas Vinterberg, che ha dedicato il premio a sua figlia, morta a 19 anni per un incidente stradale proprio quando il padre era impegnato sul set del film.

Osservando i premi, è importante notare come Netflix, pur dominando le nomination e pur uscendo dalla cerimonia con il maggior numero di statuette (ben sette), non sia riuscito a vincere nelle categorie più importanti. L’appuntamento con l’Oscar per miglior film al colosso dello streaming è dunque ancora rimandato.

Infine, delusione per l’Italia, che non riesce ad accaparrarsi nessuno dei tre premi per i quali era candidato (miglior canzone con Laura Pausini per La vita davanti a sé, miglior trucco e migliori costumi con Pinocchio). Usciamo quindi sconfitti da questa 93esima edizione degli Academy Awards, ma dobbiamo comunque gioire per la vittoria più grande, e cioè la riapertura delle sale cinematografiche, che proprio da oggi potranno riaccogliere il pubblico. Andiamo al cinema, quindi. Torniamo a goderci l’esperienza del grande schermo!
Credit Image: @oscars.org

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 × 4 =

Cine Mood

Marvel Studios celebra i film

Published

on

“Il mondo può cambiare ed evolversi, ma c’è una cosa che non cambierà mai: siamo tutti parte di una grande famiglia”

Marvel Studios celebra i film con uno sguardo speciale ai prossimi lungometraggi nella Fase Quattro dell’Universo Cinematografico Marvel.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Nomadland: L’altro lato del Sogno Americano è da Oscar

Published

on

Dovrei paragonarti a un giorno d’estate? Tu sei più amabile e più tranquillo. Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio. E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine”. Frances McDormand, alla fine di Nomadland, il film di Chloé Zhao vincitore dell’Oscar 2021, declama il sonetto n. 18 di Shakespeare, noto anche come “Shall I compare thee to a summer’s day”. Nomadland ha trionfato agli Academy Awards vincendo come miglior film, miglior regia a Chloé Zhao e miglior attrice protagonista a Frances McDormand, dopo aver vinto il Leone d’Oro a Venezia e molti altri premi. Chloé Zhao ha fatto la storia, diventando la seconda donna, e la prima di origini asiatiche, a trionfare agli Oscar. E l’ha fatta anche Frances McDormand,  che ha vinto la sua terza statuetta diventando la seconda artista, dopo Katharine Hepburn, a ottenere tre volte l’Oscar come migliore attrice protagonista. Il film lo potrete vedere prestissimo: è in uscita il 29 aprile nei cinema aperti e il 30 aprile  sarà in streaming su Star su Disney+.

Dovrei paragonarti a un giorno d’estate? Tu sei più amabile e più tranquillo. Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio. E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s’oscura; Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, né perder la bellezza che possiedi, né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, quando in eterni versi nel tempo tu crescerai. Finché uomini respireranno o occhi potran vedere, queste parole vivranno, e daranno vita a te.” I versi di Shakespeare rendono bene quel senso di contatto, di comunione con la natura che è Nomadland. Shakespeare è uno dei riferimenti letterari – un altro è il libro Nomadland: Un racconto d’inchiesta di Jessica Bruder, da cui è nata l’idea del film –  di una storia che è poetica, ma allo stesso tempo trasuda verità.

Frances McDormand è Fern, una donna matura che, dopo il collasso economico di una città aziendale nel Nevada rurale, e la scomparsa del marito, resta senza niente: non ha più la casa, il compagno di una vita, il lavoro. La sua vita com’era prima non esiste più. Così carica i bagagli sul proprio furgone e si mette in strada alla ricerca di una vita fuori dalla società convenzionale, come una nomade moderna. “I’m not homeless, I’m houselless. It’s not the same” dice Fern a dei conoscenti quando li incontra. Che suona un po’ come dire “non sono senza una casa, sono solo senza un’abitazione”. La casa di Fern è il suo furgone, ma è soprattutto dentro di lei, è tutto quello che si porta nell’anima.

Sarà banale dirlo, ma Nomadland è un affresco dell’altro lato del Sogno Americano, l’istantanea di una modalità di vita alternativa. Di un rifiuto, sereno e pacificato, del sistema precostituito. È un film da vedere accanto ad altre storie che hanno un’anima affine, come Into The Wild di Sean Penn e Below Sea Level di Francesco Rosi, solo per citarne alcuni.

Nomadland è un film che vive negli ampi spazi dei territori americani, è un viaggio verso Ovest che è simile a quello che fecero i pionieri secoli fa. Chloé Zhao, regista di origine cinese voluta da Frances McDormand dopo che aveva visto il suo film precedente The Rider – Il sogno di un cowboy, è cresciuta in città della Cina e dell’Inghilterra, e come tale è stata affascinata dalla strada, dagli spazi aperti, da questo viaggio senza fine alla scoperta di quello che c’è oltre l’orizzonte. Come spesso accade, chi non ha origini americane ha un modo di vedere l’America diverso, esterno, e riesce spesso a coglierne la natura intima, a fissarne i suoi aspetti iconici.

Tra inquadrature ampie e spazi smisurati, Chloé Zhao si sofferma anche sui dettagli. Alcuni sono più significativi di altri. Come quel primo piano su un cactus. È un’immagine della resilienza, di un essere vivente che si adatta a vivere con quello che ha, con la poca acqua che gli mette a disposizione il deserto. Vivere con poco si può, sembra dirci quell’immagine. ed è quello che sembra volerci dire anche Fern.

Sei da sola, lontano da tutti, potresti morire” dicono a Fern. Sì, ma da sola, lontano da tutti, può anche nuotare nuda nelle fresche acque correnti di un fiume. Può passeggiare sotto tramonti da brivido. Può pulire un parco insieme ad altre persone, e poi andare una festa di compleanno all’aperto. Può perdersi, come in un labirinto, tra le pareti alte delle montagne rocciose.

Gli uomini vanno e vengono, le città nascono e muoiono, intere civiltà scompaiono; la terra resta, solo leggermente modificata. Restano la terra e la bellezza che strazia il cuore, dove non ci sono cuori da straziare. A volte penso, senz’altro in modo perverso, che l’uomo è un sogno, il pensiero un’illusione, e solo la roccia è reale. La roccia e il sole”. Sono le parole tratte da Desert Solitaire, di Edward Abbey, un altro libro che è stato dato a Chloe Zhao mente stava girando. E così, lungo la strada, lungo quel set in movimento, i nomadi andavano e venivano mentre si stava girando il film. Alcuni conservavano rocce trovate durante le loro peregrinazioni, con le loro case su ruote alimentate dal sole. Dispensavano storie e saggezza davanti e dietro l’obiettivo della telecamera. Molti di quelli che vediamo nel film sono loro, persone che fanno veramente questa vita, e che danno al film un tocco di verità che ne fa qualcosa di unico. Accanto a loro, ci sono grandi attori. Come Frances McDormand e David Strathairn. “Dedicated to the ones who had to depart. See you down the road” recita la dedica finale del film. “Dedicato a tutti quelli che sono dovuti partire. Ci vediamo lungo la strada”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Zack Snyder’s Justice League: Ritorna l’età dell’oro degli eroi. Su Sky

Published

on

Un’immagine di morte, quella di Superman, scenari di distruzione, un’eco che rimbomba nei vari mondi, quello degli Atlantidei, quello delle Amazzoni e quello degli umani. Negli occhi delle persone ci sono terrore e stupore. Giovedì 18 marzo, alle 8 del mattino, in prima assoluta su Sky Cinema Uno, in streaming su NOW TV e disponibile on demand, arriva finalmente l’attesissimo , in contemporanea assoluta con l’uscita negli Stati Uniti. Il film sarà trasmesso in prime time anche sabato 20 marzo alle 21.15 su Sky Cinema Uno. È l’atteso Snyder’s Cut, il film come Zack Snyder lo aveva pensato prima di dover abbandonare il progetto e lasciare il testimone a Joss Whedon, che aveva confezionato un film che non aveva convinto nessuno. Nello Snyder’s Cut tutto suona più epico, più tragico, più ineluttabile. È davvero un altro film. Anche il colore è diverso. Il film è a colori ma è così desaturato che a tratti sembra un film in bianco e nero. È ricco di controluce, e ci mostra un mondo a luci e ombre che è sempre stato quello in cui ci ha portato Zack Snyder. È un mondo plumbeo, oppressivo, opprimente.

Determinato ad assicurarsi che il sacrificio finale di Superman (Henry Cavill) non sia stato vano, Bruce Wayne (Ben Affleck) unisce le forze con Diana Prince (Gal Gadot) con lo scopo di reclutare una squadra di supereroi per proteggere il mondo da una minaccia imminente di proporzioni catastrofiche. Ma è molto difficile. Ognuno di loro deve affrontare i demoni del proprio passato, superarli, e solo allora potrà nascere una lega di eroi senza precedenti. Finalmente insieme, Batman (Affleck), Wonder Woman (Gadot), Aquaman (Jason Momoa), Cyborg (Ray Fisher) e Flash (Ezra Miller) potrebbero essere in ritardo per salvare il pianeta da Steppenwolf, DeSaad e Darkseid e dalle loro terribili intenzioni.

La versione di Snyder ha un altro respiro rispetto a quella di Whedon. Dura quattro ore, ma è una lunghezza che non si sente. È divisa in capitoli, come un romanzo, ma oggi che la vedrete in streaming potreste anche vederla a puntate, come se fosse una serie. Nella prima parte (Don’t Count On It, Batman) Bruce Wayne incontra Aquaman per dirgli che sta mettendo in piedi un’alleanza, contro un nemico che da molto lontano. Gli ambienti sono freddi, raggelati e raggelanti, come i “no” che vengono dati in risposta a Batman, che sembrano togliere ogni speranza al nostro eroe e al mondo. Fa freddo nell’artico, dove Batman ha incontrato Aquaman. Fa freddo, e piove, a New York, dove Lois Lane piange il suo Clark Kent. Fa freddo a Londra, dove una bandiera nera, a lutto, è issata sul Tower Bridge, e Wonder Woman sventa un attentato. “Posso essere come te un giorno?” chiede una bambina a Wonder Woman. “Puoi essere tutto quello che vuoi”, risponde Diana Prince. È il senso dell’essere un eroe: essere un modello, un simbolo. Nella seconda parte, The Age Of Heroes, è proprio Diana Prince a Raccontare a Bruce Wayne dei tempi andati, quando tutti gli eroi si unirono per combattere Darkseid, un alieno venuto per conquistare il mondo. È stata l’età dell’oro degli eroi, e dicevano che non sarebbe più tornata. Ora ci sono Wonder Woman e Batman. Ma gli altri dove sono?

La terza parte, Beloved Mother, Beloved Son, risponde alla domanda. Entra in scena Barry Allen, Flash. E il modo in cui lo fa è simbolico di tutto il taglio che Snyder ha dato alla storia. Nella Justice League di Joss Whedon Flash era l’elemento comico, leggero della storia, logorroico e ironico. Qui lo è ancora, ma nella scena chiave che ce lo presenta (e, come si è soliti fare, è raccontata rallentando tutto il resto intorno a lui) salva una ragazza in maniera epica, con un ralenti estremo e una musica che rende tutto lirico e poetico. C’è il ralenti, con la neve che cade, anche nella scena che ci presenta Cyborg, durante una partita di football, prima dell’incidente che lo poterà poi a vivere in un corpo robotico. La parte 4, Change Machine, è il momento dove la squadra entra in azione, dove incontra il suo nemico. Le “change machine” sono le scatole madri, gli oggetti che il nemico sta cercando, e di cui capiremo la vera natura. Del quinto e del sesto capitolo, All The King’s Horses e Something Darker, non possiamo raccontarvi troppo, così come dell’epilogo, A Father Twice Over. Quando vi sembra che il film sia finito non distraetevi, perché le sorprese non sono affatto finite.

Non tutto funziona comunque, anche nella versione di Zack.  Il cattivo Steppenwolf ci sembra ancora poco minaccioso, e poco approfondito, E anche i suoi aiutanti, che sembrano moscerini, rimangono piuttosto anonimi. Ma la versione di Snyder, rispetto al film che abbiamo visto quattro anni fa, acquista davvero tutto un altro senso. É il perfetto compimento dello Snyderverse, cioè l’interpretazione che Zack Snyder ha fatto del mondo DC, il suo DC Extended Universe. Chiamato a creare un’operazione simile a quella del Marvel Cinematic Universe, quello degli Avengers, Snyder era arrivato dopo che un primo reboot di Superman, firmato Bryan Singer, era andato malissimo. E dopo che Christopher Nolan aveva dato la sua impronta a Batman, dark ma allo stesso tempo realistica. Snyder aveva iniziato il suo viaggio da Man Of Steel, riprendendo in mano un eroe come Superman, alla luce di quello che aveva fatto Nolan con Batman, approfondire l’uomo – in questo caso un alieno – e le sue contraddizioni. Snyder lo aveva fatto alla sua maniera, con un notevole senso pittorico, con un senso tragico, con i suoi chiaroscuri, visivi ma anche interiori. Dopo Batman vs Superman, Snyder aveva portato la sua idea nel film corale, Justice League.

Ora finalmente vediamo la sua idea, che chiude lo Snyderverse, ritroviamo il Batman stanco e provato di Ben Affleck, il Superman di Henry Cavill, due figure entrate comunque nell’immaginario, e che non vedremo più. Quello che è venuto dopo e che abbiamo già visto, i film stand alone di Wonder Woman e di Aquaman, sono un’altra storia. Sono più pop. La marcia indietro della Warner e della DC su Justice League di quattro anni fa aveva finito per portare il film verso un altro stile, quello degli Avengers (Joss Whedon arrivava proprio dal mondo Marvel), ma senza averne le premesse. Insomma, ne era diventato una brutta copia. La Justice League di Zack Snyder riporta tutto a dove era iniziato, è un film che, piaccia o no il regista, ha uno stile ben preciso, una visione d’autore. È la vita secondo Zack, è il mondo di Snyder. È opprimente e senza speranza. Dopo che avevamo visto Justice League, versione Whedon, nella nostra vita precedente, oggi vediamo questo film con tutt’altro stato d’animo, mentre il nostro mondo sta davvero vivendo un incubo, dove davvero l’umanità deve unire le forze per uscirne, e dove, come mai da tanto tempo, abbiamo bisogno di eroi. Zack Snyder’s Justice League, allora, è il film giusto per rappresentare il nostro mondo di oggi, la nostra richiesta di aiuto.

Di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending