Fashion News
Quando i colori dell’arte russa dettano legge sulla moda
“Sostenibilità” e “Internazionalizzazione” tema della Milano Fashion Week 2019 in una Milano frenetica e vitale, tra strade cittadine dove circolano personaggi variopinti e modelle in cerca di casting, allestimenti fantastici per la grande kermesse della Milano Moda Donna che fa diventare la città un grande contenitore di idee con un calendario che quest’anno prevede 58 sfilate, 110 presentazioni e 54 eventi per un totale di 170 collezioni, evento supportato da un maxi schermo in piazza San Babila con le sfilate in streaming.
E fra tutti l’evento cool, la moda dall’Est per Fashion Vibes, un RunWay Show, itinerante in Italia e in Europa, Arte e Internazionalizzazione, per un connubio perfetto, quello creato da Juliia Palchykova formidabile cool hunter russa, abile e lungimirante per dare agli eventi che organizza una moderna prospettiva della moda combinando l’artigianato e l’alta moda, interpretando con gusto le evoluzioni più raffinate, dove avanzano la tecnologia e l’arte, in maniera innovativa, scintillante e poliedrica, magnetica e creativa.
Una sfilata glamour di abiti pensati per durare e non fare spettacolo, quelli di Oksana Kosareva, puliti, lineari, quasi ascetici, un brand innovativo che la vedono visionaria, ricca di significati ed invenzioni, forse di sogni. A seguire sulle passerelle la linea Daria Fedunova disegnata da Daria Fedunova, ricca di allusioni e colori, la stilista dà delle indicazioni, mixando la grafica con i motivi floreali, integrando nel design i riferimenti ai lavori degli artisti dell’Art Deco, balletto russo e ai grandi astrattisti ed innovatori del secolo scorso.
L’immagine della collezione e ispirata ai protagonisti della Commedia dell’Arte dando ai suoi capi il compito di far dialogare corpo e abito, usa strumenti emozionanti della sua creatività, che la fanno diventare, con le sue ispirazioni, sicuramente una Stlista/Artista.
Una saggia follia, quella di Pavel Paris, un brand giovanissimo, visionario, che propone la felpa casual easychic come oggetto cool degli outfit e nuovo diktat della moda, che non perde di vista la comodità, la classe, il glamour. Tornata e fa da protagonista tra gli outfit glam con scritte, motivi floreali, stampe, il nuovo diktat della moda sfiziosa e d’impatto per un pazzo e divertente caledoscopio di colori
Sfila anche la Collezione SS 2020 del brand Dianova Natalya Brand, designer Dianova Natalya, una collezione creata nello stile sportivo chic, privilegiando l’incontro della bellezza con il comfort e funzionalità, dai dettagli audaci fili a contrasto, strisce di tessuto impermeabile, inserti stampati, rivetti, chiusure a tracolla, cimosa, accessori che hanno il carattere di una eroina appena uscita da un film degli anni 80.
Infine Valiosa, designer Svetlana Pereyaslavtseva, una collezione per una donna dei nostri tempi, iperimpegnata, ma sempre perfetta, con stile, nei suoi mille impegni di lavoro, abiti easy chic realizzati in tessuto naturale, giacche bomber double face personalizzate da dettagli, alta qualità nella esecuzione di una collezione realizzata presso la propria fabbrica a Mosca.
Fashion Vibes, un scelta intelligente, quella dell’organizzatrice Jiuliia Palchykova, il giusto orientamento di questo piccolo pool di aziende arrivate dall’Est che si presentano alla Milano Fashion Week, un piccolo manipolo di giovanissimi stilisti, bravi e preparati, creativi, geniali, con produzioni eseguite in Russia, per ridefinire una femminilità fatta di sottile glamour enfatizzato dai tagli sapienti, particolari fatti di stile, tessuti naturali, rigore, dettagli che conducono ad una sartorialità nuova, inedita, da scoprire…..dalla Russia con style!
Per info:
Milano Fashion Week
Fashion Vibes, Milano, 17 settembre 2019
Fabbrica del Vapore
Via Giulio Cesare Procaccini 4
WhiteBalanceSpace
press.fashionvibes@gmail.com
IG @fashionvibesmilano
www.fashion-vibes.com
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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo
Published
2 giorni agoon
9 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.
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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion
Published
3 giorni agoon
8 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.
Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.
Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.
The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra
LOOK IN MOSTRA
Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.
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Genny, Too Chic to S-pook: il dark glamour dell’autunno-inverno 2026/27
Published
5 giorni agoon
6 Ottobre 2026By
DailyMood.it
C’è un modo molto sofisticato di essere dark. Non ha bisogno di Halloween, di eccessi gotici o di atmosfere dichiaratamente cupe: basta un abito nero, una silhouette costruita alla perfezione e quel tocco di mistero che trasforma la seduzione in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo.
È questa la direzione di Genny per l’Autunno-Inverno 2026/27, racchiusa già nel titolo della collezione, “Too Chic to Spook”. Un gioco di parole che racconta perfettamente l’attitudine della maison: prendere l’immaginario dark e renderlo glamour, sofisticato, femminile.
Il nero domina la collezione e diventa una materia da scolpire. Abiti aderenti, corpetti, gonne a sirena, volumi drappeggiati e dettagli costruiti sul corpo disegnano una femminilità intensa, mai urlata. La sensualità passa attraverso la silhouette: spalle importanti, vita segnata, scolli profondi e lunghezze che sfiorano il pavimento.
Ma il nero di Genny non è mai semplicemente nero. Cambia consistenza, riflette la luce, si arricchisce di trasparenze, piume, ricami e lavorazioni tridimensionali. È velluto, pizzo, tessuto tecnico, superficie lucida e materia quasi scultorea.
Accanto agli abiti più spettacolari compaiono capi dalla vocazione più quotidiana, ma sempre con una precisa impronta couture: giacche strutturate, top preziosi, pantaloni morbidi e silhouette minimali vengono attraversati da dettagli teatrali che impediscono al look di diventare prevedibile.
E poi ci sono gli accessori, fondamentali per completare questo universo: décolleté dal gusto rétro, pochette compatte, stampe animalier e gioielli che seguono il corpo come una seconda pelle. Anche qui il lusso non ha bisogno di esagerare. Un dettaglio basta.
La palette si apre occasionalmente a tonalità profonde e sofisticate, con incursioni di verde e superfici preziose, ma è il nero a rimanere il vero protagonista. Un nero sensuale, aristocratico, contemporaneo.
“Too Chic to Spook” gioca dunque con l’estetica gotica senza lasciarsene ingabbiare. Genny prende l’idea della donna misteriosa, della femme fatale, della notte e la porta in una dimensione più elegante e sofisticata.
Perché essere dark, questa stagione, non significa necessariamente fare paura.
Significa farsi ricordare.
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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883: Quei favolosi anni Novanta

Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
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