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Milano Fashion Week Fashion Vibes Runway Show 3° edizione

DailyMood.it

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Si spengono le luci sulla terza edizione di un evento nuovo ed esclusivo, terminato con un “caviar cocktail party” bagnato dallo spumante con foglie d’oro, in una location illuminata da flash rosa, dove Juliia Palchykova creatrice e organizzatrice del progetto, ha diretto con grande maestria la sua lezione di stile, mixando con intelligenza e glamour i 7 brand coinvolti, con storie, immagini e forme diverse, creando un momento magico nella location dello spazio espositivo di Via Dell’Aprica, a Milano.

Questo spazio espositivo, è situato nel Municipio 9, da alcuni anni non più “periferia” ma zona cool di Milano, rinnovata e piena di vita, per la presenza del nuovo polo Universitario ristrutturato, della Bovisa, situato a fianco del quartiere Isola, (quello di Corso Como), dove la metro Lilla conduce i tanti assidui della movida milanese, e che si riempie di suoni e musica, concerti rock e metal, dell’Alcatraz, a pochi metri…

ARTE, MODA E COLORE, un connubio perfetto quello creato da Juliia Palchykova, formidabile “cool hunter” russa, da 13 anni in Italia, che conserva con fascino particolare la pronuncia tipica, molto abile e lungimirante, che dona agli eventi che organizza una moderna prospettiva della moda, combinando l’artigianato e l’alta couture, interpretando con gusto le evoluzioni più raffinate, dove avanzano la tecnologia e l’arte, in maniera scintillante, poliedrica, magnetica e creativa.

Una consapevolezza della svolta epocale che sta trasformando tutto, percepita anche dalla scelta della location, è evidente nel lavoro della creatrice dell’evento, per cui la moda che viene dall’Europa e dall’Est più evoluto, contamina l’arte, le tecniche e i progetti nuovi. Le “esasperazioni” che a volte hanno del futuristico, sfidano il tempo, e i 7 brand che sfilano su una passerella black, diventano i nuovi protagonisti dove, a dettare legge, è sempre la creatività.

BY VEL

Con la colonna sonora molto accattivante, scelta ad hoc per ogni brand, si vive un incanto, in diretta, partendo dalla nostalgia dell’infanzia, con 30 bimbe arrivate da Mosca vestite da BY VEL, per non dimenticare la fase più bella e fiabesca della nostra infanzia, e, si va avanti, con accenni classici ed eleganti di RASENA, azienda che produce la sua splendida linea nei suoi stabilimenti a Mosca, proseguendo con la celebrazione del made in Italy di una “clochard di lusso” un po’ hippie, come HANNA MOORE MILANO, gestita dal titolare Gianfranco Unione, attentissimo nel regalare spazio all’innovazione e alla bellezza, anche con il mood “naturale” delle modelle (tante Miss, titolate a livello internazionale), con il supporto di Luciano Carino art director e media partner HM makeup Italy.

Un flash di stile ci coglie con VALIOSA, della designer Svetlana Pereyaslavtseva, per una produzione classica e perfetta eseguita a Mosca, l’immagine del nostro mare svetta sul beachwear couture di MOMMYDOLLS che porta sulla passerella la coppia/novità di mamma/figlia, elegantissime e solari, che vestono con lo sesso outfit, regalando tenerezza e piacevole spettacolo al pubblico.

Il brand che offre la magia dei colori e una nuova fragranza di profumo è GRACE, by GRAZIA DI MICELI e, infine, l’attenzione è ancora viva e diventa un bolero di emozioni, con la creatività di SARA ONSI,  che sfila con il luxury couture dal sapore egiziano e luminoso, che chiude con abiti da sera e abiti di sposa, che fanno sognare…

L’appuntamento è per settembre, per la 4° edizione del RunWay Show Fashion Vibes della MFW, un progetto e una scelta intelligente di Juliia Palchykova, che propone il giusto orientamento di un piccolo manipolo di stilisti, professionali, preparati e geniali, che definiscono una femminilità fatta di sottile glamour, enfatizzato dai tagli sapienti e particolari, fatti di stile, rigore, con dettagli che conducono a una sartorialità lussuosa e semplice allo stesso tempo…

Fashion Vibes
YuliiaPalchykova
www.fashion-vibes.com

press: Cristina Vannuzzi

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Giulio Di Sabato riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”

DailyMood.it

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Giulio Di Sabato è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di una cerimonia che si è svolta nel giardino della Prefettura di Milano.

Un’onorificenza che riconosce il contributo che Di Sabato ha dato nel corso degli anni, non ultimo con il suo ruolo di Presidente di Assomoda e Presidente Onorario di Assotemporary, al comparto della moda Made in Italy, con la sua valorizzazione dei diversi aspetti che fanno capo al segmento, compresa l’attenzione ai talenti emergenti, alla capacità di sfruttare nuove sinergie e di trovare nuovi mercati per la valorizzazione del Made in Italy.

Motivazioni che si trovano nelle parole con cui il prefetto Renato Saccone, il governatore Attilio Fontana e la vicesindaco Anna Scavuzzo hanno consegnato le onorificenze “cittadini che hanno dato lustro al Paese con importanti contributi nel campo della cultura, dell’arte, dell’economia” e che si ritrovano pienamente nel ricco e versatile profilo di Giulio Di Sabato.

Nato a Terni ma milanese di adozione, dopo gli studi negli Usa – dove si laurea in Scienze Politiche alla Western States University -, torna in Italia dove sviluppa un’importante attività di distribuzione e rappresentanza affermandosi nel fashion business. Attento alle potenzialità dei mercati in continua crescita, sviluppa un forte network distributivo in oltre 50 paesi nel mondo rivolto non solo a marchi di fama ma anche promuovendo brand giovani e sostenendone la crescita. Una passione per la moda che Di Sabato coltiva a tutto tondo fino a creare il Codice Deontologico dell’Agente di Moda grazie alla cui eco viene eletto, nel 2005, Presidente di Assomoda, la più importante associazione italiana ed europea di agenti e distributori nella moda, e successivamente, riceve la nomina di Presidente di Assotemporary, che rappresenta e tutela i temporary shop e gli showroom, di cui è oggi presidente onorario. Forte di un’esperienza internazionale che lo porta a stringere relazioni con i principali mercati extraeuropei (Cina in primis, ma anche Russia e Africa, Paese quest’ultimo dove è stato insignito del titolo di Ambasciatore di Pace dal Miracle Africa International Foundation), nel 2019 è vice presidente della Fnaarc, la più importante associazione italiana degli agenti di commercio e il 2020 lo vede promotore di Best Showroom, l’Associazione che raccoglie intorno a sé i migliori showroom milanesi, per renderli protagonisti della filiera fashion e rilanciare il sistema moda nell’epoca post Covid.

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Gimmi Baldinini: “La Russia è il vero motore della ripresa del fashion Made in Italy”

DailyMood.it

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L’imprenditore e presidente del marchio di calzature luxury osserva come, al pari della Cina, il Paese sovietico, di cui è profondo conoscitore dopo 40 anni di attività, può fare da traino allo sviluppo, vista la rapida ripartenza dell’economia locale dopo il lockdown. Urgente che l’Italia valorizzi maggiormente i rapporti con la Russia, anche tramite lo stop alle sanzioni

In breve tempo, dalla riapertura dopo il lockdown, hanno recuperato più di un mese di consumi. E tra pochi giorni tutto sarà normalizzato. Non guardiamo solo alla Cina: la Russia può essere il vero motore della ripresa del fashion Made in Italy, ma l’Italia deve valorizzare maggiormente i rapporti con questo Paese straordinario. Chi non lo conosce non può giudicare. È un Paese immenso con realtà ricche, altre meno. La Russia è un Paese che ama la moda e preferisce quella italiana. È necessario avere un rapporto con loro.”

A dirlo è Gimmi Baldinini, presidente del marchio luxury di calzature Made in Italy. L’imprenditore, oltre a essere considerato l’italiano del settore più famoso in Russia, è probabilmente il più esperto conoscitore del mercato dell’ex Urss in ottica fashion e luxury, avendo di fatto contribuito per primo, in quasi 40 anni di lavoro, a una fiorente stagione di internazionalizzazione dell’intero Made in Italy. Un percorso che ha portato oggi Baldinini a essere presente sul territorio con 130 monomarca, con il mercato russo che rappresenta l’80% del fatturato del brand di San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena), che proprio nel 2020 festeggia i 110 anni di storia.

Baldinini è poi entrato nel merito del tema delle sanzioni, proponendo una ricetta per la ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza sanitaria: “Se l’Italia avesse un rapporto migliore con la Russia tanti problemi del nostro Made in Italy non ci sarebbero, visto che i russi ci amano, tanto da considerarci un paese che incarna a pieno i loro ideali di lifestyle. Il problema sono le sanzioni, non tanto per le calzature, ma per esempio su prodotti food, che ora gli stessi russi importano da economie limitrofe o, ancora meglio, che hanno iniziato a produrre dentro i loro confini. In pratica con le sanzioni gli abbiamo fatto un piacere e ora la tendenza post Covid-19 tra i consumatori locali è cercare di valorizzare gli acquisti interni. Adesso che l’economia riparte, soprattutto per dare ossigeno ai nostri consumi, prima che sia troppo tardi, i dazi dovrebbero essere annullati quanto prima per sfruttare questa grande opportunità”.

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Dentro il guardaroba reale: il mood della moda vintage per il matrimonio a porte chiuse della Royal Family inglese

T. Chiochia Cristina

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Lo si è detto in precedenti articoli riferiti alle varie Digital Fashion Week: la moda post confinamento è diventata anche una pratica di stile legata al tempo. Ne sono esempi ottimi esempi nell’haute coutere ,nomi quali Dior, Valentino. Ma quello che è successo al matrimonio post confinamento, a Royal Chapel of All Saints, in forma privata della Principessa Beatrice di York in Inghilterra (il primo in 235 anni e con soli 20 invitati) va oltre.
E se la pratica di stile nel “mood della moda vintage”è molto sentita nel Regno Unito (si ricordi infatti nel 2016 la mostra dei 150 outfit piu’ noti della Regina -quasi un secolo di abiti in esposizione- ed il successo del libro “Le ricamatrici  della Regina” , sul suo abito piu’ noto, quello del matrimonio del couturier “made in england”  più amato  -lo stesso di questo vestito usato per il matrimonio-), esso serve soprattutto per esprimere non solo l’eleganza ed il gusto personale, ma anche il significato “pubblico “che la scelta dell’abito ha. Tanto che forse è proprio questa passione per gli abiti della Regina, a caratterizzarla spesso e che, addirittura, a titolo di esempio, il suo abito nuziale è stato riprodotto per una lavorazione tv, la serie The Crown, sulla vita della regina  ad un costo folle di quasi, pare, 37.000 dollari per vederlo nella serie poco meno di 10 minuti: il piu’ caro di sempre nella storia delle serie tv.
La Principessa Beatrice quindi in un questi tempi così confusi, ha deciso di dar voce al coro “pubblico”delle tante spose che si sono viste rinviare, come novelle Lucie dei Promessi Sposi, il “si” nel loro giorno più bello, con la scelta di un abito (e di una tiara reale) del tutto particolare: un abito vintage (ed una tiara, forse la più bella) della nonna, la regina Elisabetta II dal forte valore simbolico e pubblico.
Guardarla quindi, nelle foto ufficiali, è quindi come entrare dentro il guardaroba reale in una sorta di viaggio di stile legato al tempo diventato imprescindibile in questi tempi post confinamento fatto di rinunce in fase di pandemia e riinvii di nozze subito dopo. Per dare valore alla semplicità, come nuovo must della moda.
La moda degli abiti della Regina in Regno Unito, in questo caso, che è stata spesso complice e non solo testimone degli avvenimenti storici.
E la scelta dell’abito per queste nozze reali, lo dimostra nuovamente: modello esclusivo dello stilista inglese piu’ amato di sempre dalla regina, Norman Hartnell, colui che ideò l’uso di quel ricamo costoso e spesso molto sontuoso, che in tempo post bellici decretò lo stile delle cerimonie e degli avvenimenti piu’ importanti , facendolo diventare famoso in tutto il mondo ed amato da donne di forte personalità espressiva (sue alcune creazioni anche per Evita Peron, per esempio).
Il mood della moda vintage si diceva, che diventa quindi passione per i dettagli in un abito avorio della Regina, famoso, perché indossato per la cerimonia di apertura del Parlamento inglese del 1966, ma dalla riconosciuta sartorialità con cui il taffeta “peau de soie”o raso duchesse (che tra l’altro è il tessuto piu’ usato per gli abiti nuziali), è stato lavorato, con l’aggiunta per il matriomonio della personalizzazione delle maniche (in organza).
L’effetto è straordinario: un abito che fa ricordare nella sua lavorazione del raso di seta, anche tutto il valore del tessuto , nella sua lucentezza: un tessuto molto lucido ma anche liscio che si presta perfettamente a dare quella eleganza, del tutto particolare, cosi’ necessaria agli abiti da sposa.
Un tessuto che ha molto del carattere del popolo inglese: è un tessuto molto liscio ma con una sua struttura che non gli permette di scivolare, ma lo “incornicia” dando forma e sostanza, ma in modo da addolcire e rendere delicate le forme.
E poi la tiara, realizzata nel 1919 ed indossata nel giorno del suo matrimonio dalla Regina Elisabetta stessa, è un gioiello che si sa essere molto amato per la sua storia familiare e che rende questo matrimonio post -covid, un simbolo di un vero e proprio augurio di felicità.
In un paese quindi che ha usato spesso il linguaggio della moda del tailoring della Regina, con i suoi outfit come non solo scelta dell’alta moda che rappresenta nel “dressmaking” inglese, ma del messaggio che voleva sottintendere in quel particolare momento storico: la passione per l’alta sartoria declinata per gusto ed eleganza legata ai tempi che si devono affrontare.
Quasi in una sorta di complicità tra la nonna regina e la nipote Principessa, la scelta della tiara e di questo abito, fanno di una “semplice” cerimonia di nozze privata, sintesi reale di esperienze difficili comuni in tempi storici diversi, sia legate alla celebrazione del matrimonio stesso, sia per avvenimenti in tempi differenti: svolti entrambi in momenti di difficili, dopo la guerra il primo, dopo il post -lockdown il secondo, tra la paura e per il secondo anche alcuni rinvii, ecco che la rinuncia ad una cerimonia sfarzosa, diventa la sintesi del sogno romantico del matrimonio che attraverso la scelta di un semplice abito, cosi’ ricco di storia, diventa sogno e speranza per tutti coloro che hanno dovuto rinviare le nozze a causa della pandemia.

Immagini di repertorio

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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