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Asbury Park: lotta, redenzione, rock and roll. Al cinema ci sono le radici di Bruce Springsteen

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In attesa del nuovo album di Bruce Springsteen, in uscita a giugno, e del disco del Boss con la E-Street Band, che arriverà il prossimo anno, prendetevi una serata per guardare indietro, e andare a vedere da dove è venuto il Boss. Solo il 22, 23 e 24 maggio, distribuito da Nexo Digital, arriva nei cinema Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock And Roll, il documentario di Tom Jones che racconta la città dove è nato tutto, da dove è partito il lungo viaggio di Bruce Springsteen, di Little Steven e della E-Street Band, e anche di personaggi come Southside Johnny.

Fondata nel 1871, e divisa in due parti, l’Eastside, la parte ricca, e il Westside, occupato soprattutto da italoamericani, afroamericani e irlandesi, Asbury Park è stata a lungo una rinomata stazione balneare, la famosa Jersey Shore, la spiaggia del New Jersey. Negli anni Cinquanta e Sessanta Asbury Park è una sorta di terra promessa, una soul kitchen, una cucina dove la musica scorrefluida, potente, appassionata, e dove i generi si mescolano. Come accade nei locali del Westside, come l’Orchid Lounge, che “era un club nero, ma se eri bianco e andavi là non avevi problemi”, come ricorda Bruce Springsteen.Il Rock And Roll di fine anni Cinquanta aveva portato la cultura afroamericana nel mainstream” racconta ancora il Boss. E ad Asbury Park è così: la musica è l’unico collante tra il Westside e e L’Eastside. C’è musica ovunque. Tutti i grandi suonano ad Asbury Park: The Who. i Rolling Stones, B.B King, i Doors: a quei tempi, verso la fine degli anni Sessanta, la Convention Hall è come il Giants Stadium di New York che accoglie i Beatles.

VanZandt_Springsteen_Southside_ Premiere

E poi, ad Asbury Park, c’è un locale unico come l’Upstage, un posto dove le band, dopo i loro concerti, vanno a fare gli after hours: interminabili jam session alle due di notte. Tom e Margaret Potter, parrucchieri di giorno, di notte gestiscono il locale, e lei diventa una punk rocker, nella sua band Margaret and the Distractions. E ci sono Bruce Springsteen e Little Steven. Qui li vedrete, in foto d’epoca, come non li avete mai visti: i capelli lunghi e ricci, la faccia pulita e imberbe, il torso nudo. E ancora Southside Johnny Lyon e David Sancious. Ad Asbury Park, sul palco dell’Upstage, potevi suonare qualunque cosa volevi. Potevi suonare la tua musica e non solo i successi della Top 40 americana. In quegli anni Asbury Park è il miglior posto per un musicista. È la Liverpool d’America.

E Bruce Springsteen è quello che più di altri comincia ad avere il suo stile, a insistere per suonare le sue cose. Scrive le sue canzoni nel retro di un salone di bellezza. Scrive canzoni sui personaggi, reali o immaginari, delle strade di Asbury Park. E poi trova quella cartolina, con la scritta “Greetings From Asbury Park NJ” che gli fa dire “questo sono io, questa è il posto da dove vengo”. Diventerà la copertina del suo primo album.

Ma tutto cambia nell’estate del 1970, quando Asbury Park viene travolta dalle rivolte razziali. Il 4 luglio 1970, all’improvviso un’ondata di violenza invade la città: i negozi vanno a fuoco, ci sono ei morti, tanti arrestati. I racconti parlano di un’enorme nuvola di fumo, come se il cielo all’improvviso fosse diventato completamente nero. Il 76% degli esercizi commerciali di Asbury Park vengono danneggiati. La maggior parte non riaprirà più. Questi fatti paralizzeranno la città per i successivi 45 anni, trascinandola sull’orlo del baratro e riducendola in uno stato di totale degrado urbano. La rivolta distrugge la leggendaria scena jazz e blues del Westside. Ma dalle ceneri della città in fiamme, emerge l’iconico suono del Jersey. Il Jersey Sound è unico, non è né bianco né nero, è semplicemente il Jersey Sound.

Oggi Asbury Park è rinata ed è proprio la musica ad averla strappata alla morte. Non poteva essere altrimenti. La città è tornata ad essere aperta, creativa. I musicisti sono tornati in città, i gay hanno trovato un posto ideale per vivere, e hanno portato ulteriore creatività. E in città brillano i Lakehouse Studios, una fucina per ragazzi che amano la musica, persone di tutte le etnie e di tutte le estrazioni sociali che suonano insieme. Questi ragazzi, il Junior Prog, hanno una band. E sono stati invitati a suonare al leggendario concerto sold out al Paramount Theatre, con Little Steven, Southside Johnny, Bruce Springsteen e le Upstage All-Stars, tutti insieme sullo stesso palco. “Go Johnny Go”, cantano, da Johnny B. Goode di Chuck Berry, e sembra un incitamento alle nuove generazioni. Chissà, tra loro potrebbe esserci un nuovo Boss.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Cine Mood

Venezia 76 Fuori Concorso – Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores

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Liberamente tratto dal romanzo di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non aver paura” edito da Marcos Y Marcos

Il viaggio, la musica, le strade senza nome dove emozioni e sentimenti trovano lo spazio per volare. Insomma rock and roll! Di nuovo in strada, dove a volte ho bisogno di tornare.

Come il Pifferaio Magico o un “fool” shakespeariano, un ragazzo di 16 anni si trascina dietro, per strade deserte, i tre adulti più importanti della sua vita. E li costringe a fare i conti con se stessi e con l’amore che ognuno di loro è riuscito a conservare dentro di sé.

Visto da vicino, nessuno è normale. E si può scoprire che è possibile riuscire ad amare anche chi è diverso da noi.
A patto di non aver paura di questa diversità.

Ora capisco cosa cercavi di dirmi e quanto soffrivi sapendo di avere ragione.
Ma avrei potuto dirti, Vincent, che questo mondo non è adatto a uno così bello come te”.
Don Mc Lean

Gabriele Salvatores

SINOSSI
Sono passati sedici anni dal giorno in cui Vincent è nato e non sono stati sedici anni facili per nessuno. Né per Vincent, immerso in un mondo tutto suo, né per sua madre Elena e per il suo compagno Mario, che lo ha adottato.

Willi, che voleva fare il cantante, senza orario e senza bandiera, è il padre naturale del ragazzo e una sera qualsiasi trova finalmente il coraggio di andare a conoscere quel figlio che non ha mai visto e scopre che non è proprio come se lo immaginava. Non sa, non può sapere, che quel piccolo gesto di responsabilità è solo l’inizio di una grande avventura, che porterà padre e figlio ad avvicinarsi, conoscersi, volersi bene durante un viaggio in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda, fuori dagli schemi, in maniera istintiva. E anche Elena e Mario, che si sono messi all’ inseguimento del figlio, riusciranno a dirsi quello che, forse, non si erano mai detti.

con
CLAUDIO SANTAMARIA, VALERIA GOLINO, DIEGO ABATANTUONO
e per la prima volta sullo schermo GIULIO PRANNO

 

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Venezia 76

Venezia 76 in concorso: J’Accuse di Roman Polanski

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J’ACCUSE
(L’UFFICIALE E LA SPIA)

 

Regia: ROMAN POLANSKI

Sceneggiatura: ROBERT HARRIS – ROMAN POLANSKI 

Basato sul romanzo di: ROBERT HARRIS

Con: Jean DUJARDIN, Louis GARREL, Emmanuelle SEIGNER, Grégory GADEBOIS

Produzione di: LEGENDE e R.P. PRODUCTIONS

Co-produzione FRANCIA – ITALIA con ELISEO CINEMA e RAI CINEMA

In co-produzione con GAUMONT, FRANCE 2 CINEMA, FRANCE 3 CINEMA, KINOPRIME FOUNDATION, KENOSIS, HORUS MOVIES e RATPAC.

 

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell’École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell’esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all’umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.
Al disonore segue l’esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull’isola del Diavolo, nella Guyana francese. Un atollo sperduto dove Dreyfus lenisce angoscia e solitudine scrivendo delle lettere accorate alla moglie lontana.
Il caso sembra archiviato.
Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato.
E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente? E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio?
Questi interrogativi affollano la mente di Picquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori. L’ufficiale e la spia, adesso uniti e pronti ad ogni sacrificio pur di difendere il proprio onore.

L’affare Dreyfus è uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, avvenuto in Francia tra il 1894 e il 1906 e che vide protagonista il soldato ebreo francese Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di essere una spia e quindi processato per alto tradimento.
Dreyfus sostenne fermamente la sua innocenza combattendo contro un’intera nazione. Il suo caso ebbe una notevole risonanza mediatica dividendo l’opinione pubblica del tempo, tra chi ne sosteneva l’innocenza e chi lo riteneva invece colpevole.
Tra gli innocentisti si schierò Émile Zola, il quale scrisse un articolo in cui puntava il dito contro il clima di antisemitismo imperante nella Terza Repubblica francese. Tale intervento venne intitolato proprio J’Accuse.

Polanski ha scritto la sceneggiatura insieme a Robert Harris, autore del romanzo da cui il film è tratto, L’ufficiale e la spia (The Dreyfus Affair), in Italia edito Mondadori. Da un romanzo di Harris il regista premio Oscar per Il pianista aveva già tratto nel 2010 il suo L’uomo nell’ombra.

DAL 21 NOVEMBRE AL CINEMA

 

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Waiting for the Barbarians in concorso a Venezia 76.

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Sarà presentato in concorso alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Waiting for the Barbarians del regista e sceneggiatore colombiano Ciro Guerra (che nel 2015 ha diretto Embrace of the serpent, primo film colombiano della storia ad essere candidato agli Oscar® come Miglior Film Straniero). Basato sul pluripremiato romanzo “Aspettando i Barbari” dell’autore Premio Nobel J. M. Coetzee, che ne firma anche la sceneggiatura, il film racconta la storia della crisi di coscienza di un Magistrato che si ribella al regime. Il cast stellare è composto da Mark Rylance (Premio Oscar® come Miglior Attore Non Protagonista per Il ponte delle spie di Steven Spielberg, nonché vincitore di tre Tony Awards, due Olivier Award e due BAFTA), Johnny Depp (tre volte nominato agli Oscar® come Miglior Attore Protagonista per La maledizione della prima luna, Neverland – Un sogno per la vita e Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street) e Robert Pattinson (protagonista della saga cult Twilight e dei film Bel Ami – Storia di un seduttore e Come l’acqua per gli elefanti). Tra le interpreti femminili spicca Gana Bayarsaikhan, attrice e modella mongola conosciuta per i suoi ruoli in Wonder Woman ed Ex Machina.
Waiting for the Barbarians è prodotto da Iervolino Entertainment di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, da Michael Fitzgerald e da Olga Segura. AMBI Distribution, la divisione vendite mondiale di AMBI Media Group, gestirà le vendite globali.

SINOSSI
Il Magistrato, amministratore di un isolato insediamento di frontiera al confine di un impero senza nome, è in attesa di andare in pensione con l’arrivo del Colonnello Joll, il cui compito è di riferire sulle attività dei “barbari” e sulla situazione di sicurezza al confine. Joll inizia a condurre una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei “barbari” per mano del Colonnello e la tortura di una giovane donna “barbara” portano il Magistrato a una crisi di coscienza e a un atto di ribellione.

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