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Alta Cucina e Oriente: il caso della Famiglia Liu

Stefania Buscaglia

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Claudio, Giulia e Marco.
In comune hanno il cognome.
Liu. Uno tra i cognomi più altisonanti nel panorama della ristorazione di Milano.

Eppure, penserete, quel nome sembra non portare con sé nulla della tradizione meneghina. E così del resto è: Liu racconta infatti la storia di una famiglia proveniente dal sud della Cina che – giunta in Italia oltre trent’anni addietro – attraverso duro lavoro, sacrifici, spostamenti repentini e il caso di un’integrazione genuina e positiva, agli inizi del nuovo millennio mette radici nel capoluogo lombardo aprendo un ristorante in quella che un tempo era considerata la zona delle pizzerie “fighette” di Milano. Ma c’è di più. Liu racconta infatti la storia di Xue Zhen e di Hu, bravi genitori che attraverso un esempio virtuoso di dedizione a un lavoro votato alla qualità, crescono quella che oggi è considerata la generazione “d’oro” della Cucina Orientale in Italia: Claudio, Giulia e Marco Liu.

Tre fratelli, rappresentanti della ristorazione etnica milanese e non solo che – con un occhio rivolto a Oriente e uno all’attitudine cosmopolita delle maggiori capitali europee – hanno saputo dare forma a tre ristoranti che, per qualità ed eccellenza, se la giocano ad armi pari con i protagonisti dell’Alta ristorazione italiana.

Un esempio unico quello dei Liu: da un lato perché – a dispetto delle grandi famiglie della tradizione italiana – come i Cerea o i Santini per intenderci – vi è la scelta di “dividersi” sotto insegne differenti, rimanendo però saldamenti uniti da un forte legame di sangue e dal fil-rouge dell’eccellenza. Dall’altro perché, a differenza della nutrita comunità cinese meneghina – solita a concentrarsi in un quartiere tematico (si pensi alla Chinatown di via Paolo Sarpi), scelgono di gestire tre ristoranti, in tre zone differenti della città, così da riuscire a “dominare” Milano in tre epicentri di infinita rilevanza strategica.

Il risultato: un successo oltre a ogni possibile immaginazione! Ristoranti perfetti dalla cucina, alla location al servizio, sempre pieni e dagli incassi mirabolanti! Un esempio unico e virtuoso che, senza esitazione, può indurci a parlare di “modello Liu”.

Un modello che decolla nel 2006 e – all’insegna di continui miglioramenti – suggella il successo dei ristoranti della famiglia Liu come le esperienze gourmet più cool della città di Milano.

CLAUDIO E IYO
È il 2006 quando Claudio Liu, classe ’82 e maggiore dei tre fratelli, sceglie di dare forma al suo sogno, staccandosi dall’attività di famiglia e aprendo Iyo, ristorante pioneristico in Italia, di alta cucina giapponese con richiami alla cultura occidentale. Come zona sceglie via Pier della Francesca, strada che negli stessi anni, vede sorgere locali come il Roialto e il Gattopardo, divenendo punto di riferimento di stile e piacere dei milanesi più curiosi ed esigenti. Uno stile che non resta mai immobile e che comprende quanto il cambiamento sia naturale in una città come Milano: via via, i piatti ispirati alla cucina nipponica subiscono l’influenza della contaminazione nazionale, imprimendo indelebile il marchio di fabbrica dello stile Iyo che – nel 2015 – consacra il suo successo con l’ottenimento della Stella Michelin, la prima e l’unica per un ristorante etnico in Italia. L’atmosfera, di evidente ispirazione orientale, si concretizza in un ambiente raffinato e al contempo accogliente. I piatti sono eleganti ed emozionanti e mostrano come i più classici sushi, sashimi, uramaki e nigiri possano raggiungere vette altissime ed essere affiancati da ricette imperdibili e indimenticabili come lo Yka Somen (“spaghetto” di calamaro crudo, caviale Kaluga Amur, verdure croccanti, uovo di quaglia e salsa soba dashi) o l’Asado (un manzo nobile italiano marinato in soia e mirin, cotto sous-vide a bassa temperatura e servito con crema di mais abbrustolito, funghi cardoncelli affumicati in legno di sakura giapponese e salvia in tempura). Piatti che – da quest’anno – potranno per lo più essere gustati anche a casa, grazie ad Aji, ultima creatura di Claudio Liu, aperta in società lo Chef Lin Yin Lu e il Restaurant Manager Federico Zhu. L’idea è quella di un delivery di altissima qualità che parte da Milano, sia destinata a crescere anche oltre confine. Un’idea che – oltre all’importante continuità votata all’eccellenza – porta in sé un messaggio etico e virtuoso attento all’ambiente, grazie ai packaging biodegradabili e ai mezzi elettrici utilizzati per le consegne a domicilio. Una novità da sperimentare anche in loco, comodamente seduti al tavolo esclusivo all’interno del locale. Dove? A pochi passi da Iyo, sempre in Pier della Francesca.
iyo.it

MARCO E BA ASIAN MOOD
Marco è il più piccolo di casa ed è l’unico dei fratelli Liu ad essere nato in Italia. E qui i numeri fanno davvero impressione, considerando che nel 2011, all’età di soli vent’anni, è lui a prendere in mano le redini del cambiamento del ristorante di famiglia, trasformando quella che era una pizzeria e un luogo in cui gustare la cucina della tradizione italiana in un ristorante che potesse colmare tutte le lacune dei (troppo) numerosi ristoranti cinesi presenti in città: dalla qualità della proposta, all’ambiente; dalla cantina al servizio. Un esperimento che risulta vincente sin da subito, onorando la sincera tradizione della cucina cinese, e liberandola da quei fastidiosi cliché fatti di lanterne, gattini del benvenuto e polli alle mandorle che per anni hanno offuscato la bellezza e l’assoluta qualità di una cultura vasta e articolata come quella cinese. Una cultura che al Ba viene esaltata e reinterpretata incessantemente attraverso visioni contemporanee che ne esaltino il carattere sempre contemporaneo. Stile che non si ritrova solo nei piatti ma anche in un ambiente di rara suggestione, in cui la linearità e i toni neutri della Sala sono piacevolmente contrastati da scenografiche macchie di colore rosso rappresentate da elementi di design di grande pregio. Cosa mangiare? Imperdibile la variazione di Dim Sum, la giocosità del Porcino nel Bosco (un bun ripieno di funghi, pepe di Sichuan e tartufo) e la variazione del Singapore Chilli Crab.
ba-restaurant.com

 

GONG E GIULIA
Il 2015 è un anno fondamentale per la famiglia Liu: non solo Claudio viene consacrato nell’universo Michelin, grazie all’ottenimento della Stella; Giulia – la sorella “di mezzo” – apre Gong, arricchendo il ventaglio di ristoranti di famiglia e donando alla città di Milano un locale unico, capace di mettere in relazione la cultura orientale e l’inconfondibile stile della cucina mediterranea. Uno stile peculiare in cui l’equilibrio tra tradizione e innovazione e tra le differenti culture sappiano armonizzarsi in un gioco di incastri e contaminazioni: l’esperimento, perfettamente riuscito, nasce dal desiderio di Giulia di sottolineare con efficacia sia l’aspetto culturale della cucina, che la sua attinenza intrinseca con il concetto di creatività. Attitudine che risulta naturale a Giulia Liu, grazie alla formazione artistica e agli studi nel settore moda: «Da ragazza volevo fare la stilista», ammette Giulia; «penso di aver ereditato la vena artistica da papà che da giovane era intagliatore del legno; credo che questa formazione e predisposizione mi abbia guidato nell’individuare un filo conduttore per quello che dovrebbe rappresentare per me un ristorante al giorno d’oggi». E cos’è dunque il ristorante di Giulia Liu se non un “ponte” capace di unire culture e dimensioni differenti? Un luogo di cui, vi è da crederci, sentiremo sempre più parlare. Tra i piatti imperdibili la Ceviche di spigola all’asiatica, il Raviolo di Wagyu e il Calamaro all’onda asiatica.
gongmilano.it

photo credits © Lucio Elio, ristorante Iyo, ristorante BA, ristorante Gong

di Stefania Buscaglia per DailyMood.it

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Rose Tartare Bar, il nuovo bistrot in rosa a Trastevere

DailyMood.it

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Figlia, mamma e zia aprono a Roma un locale all day long con piatti colorati e fotogenici

Non sarà il pantone di questo 2020 ma di certo il rosa e tutte le sue sfumature hanno conquistato il mondo della ristorazione. Dalla carta da parati al colore degli ambienti, dai componenti d’arredo al design degli oggetti: tutto intorno diventa rosa. A Roma ha aperto Rose, un bistrot che evoca il tema del colore già nel nome e si carica maggiormente di significato quando si scopre che a gestirlo sono tre donne: Carlotta,  Alessandra e Fabrizia.

Rispettivamente figlia, mamma e zia, Carlotta Santacroce, Alessandra e Fabrizia Cichetti hanno investito in un progetto tutto al femminile che unisce l’amore per il bello e la passione per la buona tavola. La più giovane del trio è Carlotta, ventiseienne romana uscita da poco dall’Accademia di Costume e Moda che già durante il proprio percorso universitario si lasciava ispirare dai suoi viaggi e dalle foto collezionate. Berlino, Amsterdam, Barcellona e Londra sono state le principali capitali europee che hanno contribuito a disegnare, almeno nella sua testa, il progetto di Rose – Tartare Bar. A dare forma e colore al sogno di Carlotta, le sue due socie: Fabrizia in qualità di interior designer ha sviluppato l’experience di Rose tra funzionalità del concept e senso estetico, mentre Alessandra, con una forte passione per la cucina, ha creduto fin da subito nelle ambizioni della giovane artista e imprenditrice.  Be faithful to your dreams è, infatti, il claim con cui Rose valorizza la filosofia del locale, un luogo dove ciascuno può trovare una propria dimensione. Per di più Carlotta ha una sorta di sesto senso per intuire le debolezze del singolo e per consigliare il piatto giusto per ogni desiderio. Estremamente trendy e cosmopolita, il bistrot trasteverino è in via Angelo Bargoni, esattamente dove la domenica mattina allestiscono il mercato di Porta Portese. Un luogo attento all’estetica, pensato per chi ama tornare nel posto dov’è stato meglio, o nel quale ha scattato le foto migliori per luce, composizione dei piatti, design.

Al suo debutto estivo Rose sarà aperto dal lunedì al sabato con orario spezzato 11.30-15.30 per il servizio del pranzo mentre il turno serale dalle 18 alle 23.30 coprirà aperitivo e cena. A secondo della stagionalità e della spesa, a pranzo si trova sempre una zuppa o un altro primo mai uguali al giorno precedente, ma anche il burger di scottona, di salmone o vegetariano e diversi appetizer come edamame, tortilla chips e guacamole home made, vegan o classic avocado toast, falafel di ceci e melanzane al profumo di curcuma con salsa chutney di mango, calamari in tempura con peperoncino e lime. Sono, invece, le tartare il vero core del menu, una preparazione che nasce in Medio Oriente e deve l’origine del nome alla popolazione dei tartari. Per contestualizzare la specialità anche a livello storico, la nascita della tartare si fa derivare proprio da questo gruppo etnico che, in continuo spostamento in lunghi viaggi, per ottimizzare i tempi di preparazione della carne la macinava sotto le selle dei cavalli, un consumo crudo approdato poi in Europa e che prima era, invece, totalmente inusuale. Rose, oltre alle tartare più comuni a base di salmone o tonno, ha inserito quelle con la ricciola, l’orata, la carne di chianina o di black angus, e un’altra totalmente veg con avocado, datterino giallo e rosso, basilico con hummus di barbabietola. Ruotano poi in base alla stagione, le portate principali del menu di Rose che valorizzano sempre le loro preparazioni crude declinate in tre primi piatti: gli spaghetti cacio e pepe con tartare di gamberi, i mezzi paccheri al profumo di limone con tartare di scampi e pistacchio o gli spaghetti aglio, olio e peperoncino con tartare di orata. A queste varianti servite al piatto si aggiungono i bao buns o i tacos, confezionati nel laboratorio e riempiti al momento, o il pokè di riso ed edamame personalizzabile. A completare i piatti riso pilaf, verdure saltate nel wok, quelle del giorno e le chips.

Tutte le sere c’è l’aperitivo per proseguire con uno degli special dinner come il polpo a la gallega, il carpaccio di orata al profumo di agrumi o quello di ricciola con pomodorini, origano e basilico oppure il tataki di tonno. Nella cucina a vista c’è uno chef di origini indiane con un bagaglio di importanti esperienze nella ristorazione romana di pesce come La Rosetta, Molo 10 e Chinappi dove ha perfezionato preparazioni più elaborate tra cui l’aragosta e le cotture di altri pesci d’acqua salata inclusi spigola, salmone e tonno. Una carta di vini esclusivi e di etichette di nicchia, prevalentemente bianchi e rosé, completa l’offerta di Rose.

A partire da settembre Rose sarà operativo dalle 10 del mattino, un luogo ideale per fare sane colazioni, organizzare riunioni, allestire postazioni di lavoro fuori casa o gestire lo smart working in una sala che conta 35 coperti più le sedute al bancone di marmo. Qui le energie potranno ricaricarsi con caffè, cappuccini, estratti e latti colorati, una moda statunitense in voga sui social: una latte art realizzata senza coloranti artificiali aggiunti, a base di soya, avena, mandorla, riso o senza lattosio. Il beverage sarà accompagnato da pancakes, muffin, crostate, yogurt con granola o ricette più esotiche come l’acai bowl.

Contatti

Rose Tartare Bar
Indirizzo: Via Angelo Bargoni 62 – 00153 Roma
Telefono: +39 349.2193487
Orario: Lun-Sab (pranzo dalle 11.30/15.30 – aperitivo-cena 18.00/23.30)
Chiuso la Domenica

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A Roma, un locale per viaggiare alle Hawaii all’insegna del gourmet e del gluten free

Polici Francesca

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Siamo appena usciti da un lungo lockdown, e anche se finalmente iniziamo a vedere la luce in fondo a questo terribile tunnel, i tempi in cui poter viaggiare serenamente in giro per il mondo sembrano purtroppo ancora molto lontani.

Così, se l’emergenza sanitaria non ce lo consente, possiamo almeno provare a viaggiare con la testa. Magari, immaginandoci mentre sorseggiamo un ottimo cocktail dal sapore esotico di fronte a un Tiki Bar molto trendy, alternandolo con qualche pietanza hawaiana e magari anche con un po’ di musica d’atmosfera in sottofondo.

Ecco, siamo tutti d’accordo sul fatto che andare alla Hawaii sarebbe decisamente più “cool”, ma in tempi di pandemia tutto questo si può fare rimanendo anche in Italia, più precisamente a Roma.

Nella capitale, infatti, già da quattro anni, ha aperto un originalissimo locale che vi permetterà di staccare, almeno mentalmente, dalla noiosa routine quotidiana.

Basterà varcare la porta del Makai per sentirsi immediatamente immersi nella divertente atmosfera hawaiana dove ogni aspetto è curato fino al minimo dettaglio. Naturalmente, il ricco menù gourmet (che varia costantemente per offrire sempre una maggiore scelta ai clienti) offre anche moltissime opzioni rigorosamente gluten free.

Situato nel cuore della movida romana, in zona Ostiense, il Makai è un locale molto spazioso e con diverse sale. Al piano terra troviamo il Surf Bar con un’incredibile offerta di cocktail tropicali dove tutti gli sciroppi sono “home-made” – anche chi non è un grande estimatore non potrà fare a meno di amarli – e la cucina a vista.

Al piano inferiore, invece, troviamo una sala spaziosissima con un ottimo e scenografico Tiki Bar e la famosissima Tiki Room, dotata anche di un palcoscenico dedicato a esibizione live ed eventi di ogni tipo.

Senza nulla togliere all’organizzazione estetica ed architettonica del locale, il pezzo forte rimane però la cucina fusion. A prevalere è, senza dubbio, la cosiddetta linea “healthy”. Non solo perché è quasi tutto anche senza glutine, ma perché lo staff culinario punta sempre ad una costante ricerca di soli prodotti artigianali e di prima qualità. Il menù viene cambiato in base alla stagionalità dei prodotti e il pesce è solo ed esclusivamente fresco. Al Makai è praticamente bandito il pesce d’allevamento.

Non a caso, il piatto più amato (e che vi consigliamo vivamente) è l’inconfondibile Tataki di tonno (filetto di tonno rosso, panato con semi di canapa e girasole e servito con zenzero stufato e pernese di Wuasabi).

I fanatici del sushi, invece, dovranno necessariamente provare l’Uramaki California (con Surimi, avocado e maionese).

Per finire, poi, non potrete lasciare il locale senza aver provato uno dei tanti e sfiziosissimi Tiki Tacos (il nostro preferito è sicuramente il Nui Uila, a base di spigola al vapore, insalata, menta e pannocchie di mais).

Insomma, chi l’ha detto che non si può viaggiare rimanendo a Roma?

Locale: makai Surf & Tiki Bar
Indirizzo: Via dei Magazzini generali 4 a-b-c, Roma
Sito: http://www.makaitikibar.it/index.html

di Francesca Polici per DailyMood.it

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Musement: il giro d’Europa in 5 piatti tipici

DailyMood.it

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Se gli italiani non possono ancora viaggiare in Europa, l’Europa arriva direttamente nelle case di tutti i viaggiatori. Come? Passando dalla cucina. Esistono itinerari di viaggio organizzati per scoprire le tradizioni enogastronomiche di ogni paese e poi ci sono dei piatti tipici che consentono di esplorare il mondo in un solo boccone, scoprendo piccole cittadine e metropoli dalla fama internazionale. Grazie alla classifica dei 5 tra i piatti più pop del continente, Musement sottolinea come i confini geografici non siano una barriera per coloro che nutrono la propria anima lasciandosi trasportare de esperienze di viaggio insolite ed indimenticabili, anche attraverso il gusto.

Pasta al pomodoro – Italia
Italia è sinonimo di pasta. Con il sugo di pomodoro, una foglia di basilico e una spolverata di parmigiano, non sarà più necessario attraversare la penisola per assaporare il gusto mediterraneo del paese delle grandi eccellenze, enogastronomiche e non. Bianco, rosso e verde: proprio come la bandiera dell’Italia, sono pochi gli ingredienti necessari a completare la ricetta che più rappresenta la cultura culinaria del Bel Paese. Una vera celebrazione di autenticità e di quei sapori semplici che, sposandosi alla perfezione, regalano un viaggio sensoriale senza paragoni.

Moules Frites – Belgio
Morire dalla voglia di visitare il Belgio ma essere bloccati a casa? Ecco che corrono in soccorso le Moules Frites, una delle ricette più gustose del paese. Niente pregiudizi però: le cozze accostate alle patatine fritte potranno sembrare un insulto a tutte le cucine che si rispettino fino al momento in cui non le si avranno sotto i denti. La ricetta, nata a Lille, nel nord della Francia, è semplice e non richiede grandi doti culinarie. Pochi i passi da seguire per bollire le cozze, marinarle nel vino o nel burro, friggere le patate e completare l’opera con un po’ di salsa… il vostro palato apprezzerà certamente!

Smørrebrød – Danimarca
Fast food danese per scoprire il paese scandinavo. Lo smørrebrød, letteralmente “pane imburrato”, è una delle pietanze da non lasciarsi sfuggire durante un viaggio al nord e perché quindi non provare a riprodurlo direttamente dalla propria cucina? Grande classico della tradizione di questa nazione, il pane imburrato è considerato un ottimo modo per usare ciò che è rimasto in frigo. Tra gli ingredienti più famosi, il paté di fegato e il sild, aringa sottaceto con salsa. Amato dai giovani e diventato cibo super trendy, prima di mettersi ai fornelli sarà necessario ricordare solo pochi consigli: per ogni alimento il suo pane specifico. Qualche esempio? ll salmone e i gamberetti vanno serviti su pane bianco. La salsa tartara con pane nero, preferibilmente guarnito con tuorlo d’uovo e rafano.

Bitterballen – Olanda
Sono famose in tutto il mondo e riscuotono tanto successo quanta diffidenza. Le Bitterballen sono un piatto grezzo e sorprendente da gustare ad Amsterdam, ma anche seduti comodamente sul proprio divano. Le polpette di carne sono un piatto tipicamente olandese che rappresenta la ‘gezelligheid’, parola che significa comfort, socialità e convivialità in toto. Non esiste una festa dove non siano offerte e le si trova praticamente in qualsiasi bar. Per un’autentica esperienza dutch home made, sarà sufficiente procurarsi carne di manzo o di vitello, burro, prezzemolo e noce moscata. A piacimento un pizzico di curry o dei piccoli tocchetti di verdura e uno strato di senape: in Olanda anche lo street food è sorprendente!

Paella – Spagna
Crocevia di gusti e tradizioni, la Spagna ha saputo accontentare tutti i golosi con un unico piatto: la Paella. Riso, zafferano, spezie, verdure, carne e pure pesce nella sua versione originale valenciana. La ricetta è conosciuta come uno dei piatti che porta in alto la cucina spagnola nel mondo. Celebre in ogni angolo del globo, pochi sanno che la paella, nel corso del tempo, è mutata dando così vita a numerose varianti a seconda della zona della spagna in cui la si mangia. Il segreto per riprodurre la versione più autentica nelle proprie cucine? Materie prime di ottima qualità e tanta passione.

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