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Chanel: The 2018/19 Cruise Collection Campaign

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“Il mio primo ricordo non è quello di una barca, ma del suono di una barca.”
-Karl Lagerfeld

Berretti, spalle scoperte e uno sguardo verso l’orizzonte parlano tutti di una cosa: navigare sul Mediterraneo. Per la collezione Cruise 2018/19, Penélope Cruz è al centro della scena come volto e ispirazione della campagna. Protagonista di alcuni film dei più grandi registi del cinema, l’attriceposa come nuova musa nel mondo di CHANEL.

Penélope Cruz dà vita alle ultime creazioni di Karl Lagerfeld, la sua sicura eleganza risplende. Che si tratti di maglieria o di una giacca di tweed, Penélope Cruz guarda direttamente lo spettatore, catturando la nostra attenzione con la sua presenza magnetica. In altri momenti, Karl Lagerfeld cattura Penélope Cruz con lo sguardo perso altrove, magari in fantasticherie, un ricordo di viaggi passati, o immaginando la sua prossima destinazione. Avvolta in morbide strisce estive, può rilassarsi per il viaggio che ci attende.

In una cornice dopo l’altra, Penélope Cruz ci ricorda che il viaggio stesso è un piacere. Gli abiti da sera a schiena nuda, richiamano lunghe notti sotto le stelle; cardigan e berretti anticipano una rinfrescante brezza marina. L’attrice, adornata dal tocco perfetto di Karl Lagerfeld, è pronta per tutto ciò che la sua spedizione tiene in serbo.

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Marni Womens SS19 Collection

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Tutti i look della nuova collezione Marni SS 2019.

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Gli accessori

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Dior Collezione Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2019

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Ogni nuova collezione è un’alchimia che nasce dal confronto delle immagini, dei corpi, delle silhouette e del linguaggio. Per Maria Grazia Chiuri, questo meccanismo di creazione non è più una frattura con il passato, bensì una riscoperta che vuole celebrare la ricchezza di quei codici che sono il manifesto inconfondibile della Maison.

Per questa collezione di prêt-à-porter, l’interesse della Direttrice Artistica di Dior per le Teddy Girl, controparte femminile dei Teddy Boy, una delle prime sottoculture inglesi, diventa il motore per rivisitare gli anni Cinquanta, gli anni dell’immediato dopoguerra segnati dalla silhouette inconfondibile del New Look di Monsieur Dior, e inesplorati fino a questo momento da Maria Grazia Chiuri. Le Teddy Girl sono sfacciate, regine di un paesaggio pieno di macerie: indossano giacche maschili, quelle edoardiane dal colletto in velluto, gonne ampie, jeans, blouson in pelle nera, abbinate ad acconciature che non passano inosservate.
Questi riferimenti contribuiscono a mettere a fuoco un’inedita relazione con gli anni Cinquanta, ai quali Maria Grazia Chiuri associa la figura della principessa Margaret, la giovane ribelle che, nel 1951, sceglie di vestirsi Dior, invece di rivolgersi ad uno stilista britannico, per il ritratto ufficiale dei suoi 21 anni, firmato da Cecil Beaton.

Affascinato dalla sintesi fra classicismo e sovversione, fra eleganza e ribellione, tutti tratti propri alla cultura inglese, Christian Dior vi aveva trovato numerose fonti d’ispirazione, come illustra la mostra Christian Dior: Designer of Dreams, allestita presso il Victoria & Albert Museum di Londra. Maria Grazia Chiuri si riappropria uno ad uno dei codici Dior e, a sua volta, si ispira a questo vocabolario per creare e reinventare le creazioni di domani.

Il tailleur Bar viene così rivisitato, esaltandone la sua impronta maschile rintracciabile nel taglio, nei tessuti utilizzati e nel colletto di velluto. Questo dialoga con una sequenza di gonne arricciate, rese duttili dalla materialità dei tessuti tecnici, con cui vengono realizzati anche una serie di abiti che ricordano la forma degli abiti firmata Christian Dior. Una concettualizzazione e stilizzazione degli anni Cinquanta che porta con sé la forza dello “sportswear” unita alla celebrazione dello stile e dell’eleganza emblematica di Dior.
Primo di una serie di temi dai forti riferimenti storici, Maria Grazia Chiuri riprende il blouson in pelle nera di Yves Saint Laurent per Dior, omaggio alle culture underground degli anni Cinquanta e Sessanta e, in particolare, ai “giubbotti neri” francesi.

L’iconica silhouette del vestito Miss Dior invece, creata da Christian Dior per la collezione Haute Couture Primavera-Estate 1949, esprime, grazie alla modernità dei materiali e delle tecniche impiegate, quel mix di forza e grazia tanto caro a Chiuri. Questa fonte d’ispirazione ha portato alla creazione di una serie di abiti da sera, composti in realtà da un body completato da una ampia gonna a volte ricamata con paillettes trasparenti, oppure esaltata da fiori tridimensionali. Le scarpe, invece, sono affusolate décolleté con un piccolo tacco. La nuova interpretazione della Toile de Jouy, costellata di palme, rimanda invece alle creazioni dell’artista Mario Schifano, e viene declinata in una serie di camicie, combinandosi con i motivi a scacchi damier e vichy, dove si affiancano rosso e nero o bianco e nero.
Le “sottoculture”, proprio per il “senso dello stile” che vogliono rivendicare, vogliono quindi dimostrare che l’azione di scegliere i propri vestiti possiede una fortissima dimensione politica.

Delle T-shirt stampate possono avere come obiettivo la celebrazione del concetto di Sisterhood, la sorellanza, evocato nella raccolta di saggi curata da Robin Morgan, poetessa femminista americana, da Sisterhood is powerful (1970), fino a Sisterhood is global (1984) e Sisterhood is forever (2003).
La scenografia della sfilata caratterizzata dalla presenza delle lettere dell’alfabeto, dove ogni lettera è rappresentata da un corpo femminile, è un’idea concepita da Tomaso Binga, un’artista italiana che sceglie in realtà uno pseudonimo maschile per ridicolizzare i privilegi riservati gli uomini. Tutto ciò diventa quindi la maniera per riconnettere i capi della collezione a un’idea di femminilità, che trascende il genere e il corpo, e a quel progetto identitario tanto caro a Maria Grazia Chiuri, che ha lo scopo di reinterpretare la storia della Maison Dior.

Credits: @Dior.com

 

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MIU MIU Autunno Inverno 2019

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Per la sfilata Autunno Inverno 2019 di Miu Miu, AMO traduce l’originale produzione di Sharna Osborne in un collage tridimensionale che esplora la forza delle immagini attraverso strumenti diversi. Il materiale della fotografa, scrupolosamente selezionato, esprime una visione intima della femminilità, che riecheggia nella nuova collezione.

La monumentale enfilade della Salle Hypostyle è animata da una serie disordinata di immagini. Enormi stampe, brevi videoclip, vecchi televisori e schermi al LED creano un’invasione visiva discontinua. L’installazione consiste in un insieme di cornici, supporti e strutture che danno forma a un complesso intreccio di narrazioni.
Gli ospiti si inseriscono nello spazio in modo informale, lungo il percorso destinato alle modelle che si dipana liberamente nella sala. La passerella si compone di una serie di incontri-scontri tra moda e immagini, in un fervido dialogo.

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