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Lorenzo Mattotti è l’autore del nuovo manifesto ufficiale della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

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E’ l’illustratore e disegnatore di fumetti italiano Lorenzo Mattotti, l’autore del nuovo manifesto ufficiale della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.

Penso che un manifesto debba avere qualcosa di intrigante, che attira l’occhio, che attira il pensiero, ma senza svelare troppo. Che ci sia un enigma, una sorta di mistero da risolvere. Dopo varie prove è venuta fuori quest’idea di una ragazza – ha dichiarato Lorenzo Mattottidi questo personaggio femminile – dal viso molto grafico, non realistico – che guarda con un’espressione abbastanza seria attraverso un obiettivo. E al posto di questo obiettivo c’è la Terra, il pianeta Terra, per simboleggiare lo sguardo su di noi. Poi c’è il quadrato bianco, e mi sembra che questo abbinamento sia un incontro felice, perché ci si domanda: cos’è il quadrato bianco? Credo che sia naturale pensare allo schermo del cinema, lo schermo bianco. Lo sguardo sul pianeta, lo sguardo sulla realtà, deve passare per questo mezzo, deve essere filtrato attraverso lo schermo”.

Lorenzo Mattotti vive e lavora a Parigi. Esordisce alla fine degli anni 70 come autore di fumetti e nei primi anni 80 fonda con altri disegnatori il gruppo Valvoline. Nel 1984 realizza “Fuochi”, che, accolto come un evento nel mondo del fumetto, vincerà importanti premi internazionali. Per il cinema, ha collaborato nel 2004 a Eros di Wong Kar-Wai, Soderbergh e Antonioni, curando i segmenti di presentazione di ogni episodio. E’ stato consulente creativo per Pinocchio di Enzo D’Alò e sta lavorando al suo primo lungometraggio animato come autore e regista La famosa invasione degli orsi in Sicilia, ispirato alla favola/apologo di Dino Buzzati. Con “Incidenti”, “Signor Spartaco”, “Doctor Nefasto” “L’uomo alla finestra” e molti altri libri fino a “Stigmate” edito in Italia da Einaudi, il lavoro di Mattotti si è evoluto secondo una costante di grande coerenza. Oggi i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Pubblica su quotidiani e riviste come The New Yorker, Le Monde, Das Magazin, Suddeutsche Zeitung, Nouvel Observateur, Corriere della Sera e Repubblica. Per l’infanzia illustra vari libri tra cui “Pinocchio” e”Eugenio” che vince nel ’93 il Grand Prix di Bratislava. Numerose le sue esposizioni personali tra le quali l’antologica al Palazzo delle Esposizioni di Roma, al FransHals museum di Haarlem ai Musei di Porta Romana. Realizza manifesti, copertine, campagne pubblicitarie ed è suo il manifesto di Cannes 2000 e i manifesti per l’Estate Romana.

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Soldado: l’italiano Sollima fa centro con il sequel di Sicario

Marta Nozza Bielli

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soldado

Il film un’opera complessa. Alla recitazione, alla regia e alla trama si aggiungono tanti altri elementi che combinati insieme danno vita a quel prodotto finito per il quale da più di un secolo il pubblico si reca nelle sale per goderne della spettacolarità.
soldadoIl livello qualitativo di tutte le componenti influisce sulla buona riuscita di una pellicola e quando tutte queste funzionano il risultato sarà un film non per forza indimenticabile ma senza dubbio apprezzabile e degno di lode.
Sicario rientra alla perfezione in questa categoria. Diretto da uno dei registi più talentuosi sulla piazza (il Denis Villeneuve di Prisoners e Blade Runner 2049, per citare alcuni dei suoi lavori), scritto dal narratore per eccellenza della frontiera americana odierna (il Taylor Sheridan di Hell or high water), fotografato da uno dei maestri indiscussi della cinematografia Roger Deakins e musicato da Johann Johansson, artista creativo e sperimentale scomparso prematuramente qualche mese fa. La presenza sullo schermo di interpreti quali Josh Brolin, Benicio del Toro ed Emily Blunt era solo la ciliegina sulla torta di un prodotto qualitativamente già ineccepibile.

Tutto questo, unito ad un’anima dalle sfumature action, ha garantito a Sicario un successo di pubblico e critica tale da non risparmiarlo alla logica del sequel che attanaglia ogni pellicola in cui si respira la minima possibilità di espanderne l’universo narrativo; da qui nasce a distanza di tre anni Soldado (Sicario: Day of the Soldado in lingua orginale).
Squadra che vince non si cambia verrebbe da dire considerando il risultato ottenuto con il prequel ma stavolta Hollywood ha deciso di correre il rischio e non si è fatta scoraggiare dall’assenza di due pilastri come Deakins e Villeneuve, rimpiazzandoli con Dariusz Wolski (sodale di Ridley Scott) e con l’italiano Stefano Sollima, apprezzatissimo non solo in madrepatria ma anche all’estero grazie alla regia di Gomorra – La serie (portano la sua firma anche successi come Suburra e Romanzo Criminale – La serie). Una doppia sfida per il regista nostrano, ritrovatosi ad affrontare il peso di un’eredità registica non indifferente in un contesto internazionale.

soldadoIn Soldado il cartello messicano è accusato dal governo statunitense di trasportare illegalmente i terroristi oltre il confine. In seguito ad un attacco suicida avvenuto in un supermercato di Kansas City, l’agente della CIA Matt Graver (Josh Brolin) viene lasciato libero di adottare misure straordinarie che possano mettere la parola fine al traffico di essere umani. Per farlo, Graver chiede di nuovo aiuto alla sua vecchia conoscenza Alejandro Gillick (Benicio del Toro) e insieme creeranno scompiglio all’interno del cartello innestando una guerra tra clan con il rapimento dell’adolescente figlia del boss (Isabela Moner). Nessuna regola vige in una battaglia dove non sembrano esserci vincitori ma solo vinti e dove l’integrità si macchia di sangue.

Possiamo dirlo a gran voce: Stefano Sollima ce l’ha fatta! Il suo Soldado è avvincente dal primo all’ultimo fotogramma, teso come una corda di violino e non concede nemmeno un attimo di respiro allo spettatore. Alternando riprese con drone a sequenze action dal montaggio serrato, la regia non è mai invasiva ma ben si amalgama alle altre ottime componenti tecniche. Le musiche – qui composte da Hildur Guðnadóttir – riprendono il lavoro del compianto Johansonn e alternano sapientemente silenzio e sonoro, la fotografia – come la regia – è meno artefatta e più ruvida rispetto al lavoro in Sicario, come del resto lo è anche lo script.

soldadoParte proprio dalla sceneggiatura infatti il cambio di rotta intrapreso da Soldado. La scrittura di Taylor Sheridan si riconferma ancora una volta in grado di mettere in luce aspetti controversi della realtà dando voce a quella parte degli Stati Uniti – sia chiaro, non in un Paese sperduto nell’Oceano, ma degli Usa – lontana dai riflettori internazionali e dai titoli strillati sui social in cui si consuma ogni giorno, da decenni ormai, una violenza inaudita all’insegna dell’anarchia.
Ed è la totale assenza di regole a segnare da un lato il contrasto tra Soldado e il suo prequel e dall’altro la diretta conseguenza a cui le dinamiche viste in precedenza erano destinate ad approdare. Persino l’assenza di Emily Blunt (che avrebbe potuto creare dissensi nell’epoca dell’equality hollywoodiana) risulta confacente alla trama. L’agente dell’FBI interpretato dall’attrice britannica infatti era il simbolo della razionalità e del do the right thing ma lungo la frontiera messicana non ci sono leggi più da rispettare o infrangere ma solo l’urgenza di imporre con ogni mezzo il proprio dominio sugli altri.

Il territorio di confine si trasforma in un Far West contemporaneo, una terra di nessuno in cui Taylor Sheridan inserisce prima ed arricchisce poi di diverse sfumature i suoi protagonisti sfruttando al meglio il talento di Brolin e del Toro. Sicario e Soldado diventano così le facce della stessa medaglia, anima più riflessiva l’una e più spietata l’altra di un’unica realtà.

Stefano Sollima supera a pieni voti la prova su scala internazionale e confeziona un action thriller dalle tinte drammatiche degno del suo predecessore. Soldado – in arrivo nelle nostre sale il 18 ottobre – espande l’universo di Sheridan e apre le porte a quello che potrebbe essere un vero e proprio franchise. Noi sospettiamo nell’arrivo di un terzo capitolo, e nel frattempo vi consigliamo caldamente la visione.

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

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Titanic al cinema l’8, il 9 e il 10 ottobre per festeggiare i 20 anni dall’uscita!

Marta Nozza Bielli

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titanic

«Sto volando Jack!».
Una breve citazione è sufficiente per far riaffiorare nella mente le emozioni vissute grazie a Titanic.
Il kolossal di James Cameron ha compiuto 20 anni e per celebrare in pompa magna il grande evento, il film campione d’incassi tornerà al cinema per una release limitata nei giorni 8, 9 e 10 ottobre. Un’occasione imperdibile per rivivere una delle storie d’amore cinematografiche più famose di tutti i tempi e per godere della versione restaurata in Dolby Vision della pellicola che ha battuto ogni record.

titanicNon è la prima volta che Titanic ritorna in sala. Già nel 2012 il pubblico aveva potuto assistere ad una riedizione in 3D in occasione del centenario del naufragio del transatlantico. Anche in quell’occasione il film riscosse un grandissimo successo al botteghino, a riconferma di come a distanza di anni la Titanic-mania fosse più viva che mai.
Titanic infatti, oltre ad essere il detentore di numerosi record ha avuto un impatto mediatico e culturale fuori dal comune per quegli anni. Il decennio successivo sarebbe stato il turno dell’hype per le saghe cinematografiche – come per esempio i film di Harry Potter o quelli dei Marvel Studios – ma mentre questi si basavano su un successo planetario già esistente e conclamato (derivato dai romanzi di J.K Rowling e dai fumetti di Stan Lee), Titanic era una storia inventata quasi da zero riuscita a coinvolgere e ad appassionare milioni di persone in tutto il mondo diventando un vero e proprio fenomeno.

titanicNel dar vita alla sua creatura James Cameron (non solo regista ma anche sceneggiatore, produttore e montatore) non ha dato sfogo alla fantasia creando universi alternativi abitati da creature fantastiche (come farà con Avatar qualche anno più tardi) ma partendo da un fatto realmente accaduto ha applicato una commistione di generi che diventerà elemento distintivo della sua filmografia.
Ecco allora che Titanic con i suoi 195 minuti di durata è non solo un film romantico, ma allo stesso tempo anche un film storico e catastrofico condito da un sapiente uso degli effetti speciali e di tecniche sperimentali, come il set inclinabile che poteva raggiungere un’inclinazione di 60 gradi grazie ad un complesso sistema di pompe idrauliche.

E pensare che il film avrebbe potuto essere molto diverso! La produzione di Titanic risultò fin dal principio molto difficoltosa. Dati gli ingenti costi di lavorazione, si era inizialmente pensato di affidare i ruoli dei protagonisti ad attori ai tempi molto più conosciuti: per il ruolo di Jack entrarono in lizza Brad Pitt, Tom Cruise e Matthew McConaughey mentre Rose avrebbe potuto avere il volto di Nicole Kidman, Cameron Diaz, Gwyneth Paltrow e persino Madonna. Come tutti sappiamo alla fine ebbero la meglio Leonardo di Caprio e Kate Winslet e il film divenne un vero e proprio trampolino di lancio per le loro carriere a livello globale (e di un’amicizia che ancora oggi ci fa sognare), nonostante fossero nel settore già da diverso tempo.

titanicAnche le musiche erano state progettate in modo diverso. La produzione avrebbe voluto affidare la colonna sonora alla cantante e musicista irlandese Enya la quale però non era disponibile, così al suo posto subentrò James Horner, il quale riuscì nel difficile compito di dissuadere il regista dall’idea di non introdurre canzoni nei film. Quando Horner fece ascoltare l’iconica My heart will go on di Céline Dion Cameron dovette ricredersi, soprattutto perché il brano avrebbe potuto essere sfruttato a livello commerciale e questo avrebbe fatto tornare un flebile sorriso alla Paramount e alla Fox (che si erano suddivise i diritti per la distribuzione), ai tempi terribilmente preoccupate dall’altissimo budget investito.
A causa del perfezionismo maniacale del regista i costi superavano ormai i 200 milioni di dollari e l’accoglienza tiepida ottenuta durante la proiezione in anteprima al Tokyo International Film Festival – dove qualcuno definì Titanic come un “classico melodramma con bonus di effetti speciali” – fece crescer il timore del fallimento, tanto che Cameron decise di rinunciare sia al suo stipendio sia alla percentuale degli incassi che gli spettava.

titanicMai altro presentimento fu più sbagliato. Titanic incassò nel mondo circa 2,2 miliardi di dollari – diventando il film con il maggior incasso di tutti i tempi, superato poi solo da Avatar diretto sempre da James Cameron – conquistò 14 nomination agli Oscar del 1998 (record condiviso con Eva contro Eva nel 1950 e La La Land nel 2016) vincendo la cifra record di ben 11 statuette (raggiungendo il successo di Ben Hur del 1959 eguagliato poi anche da Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re nel 2004). Senza contare l’incommensurabile successo e affetto del pubblico che a distanza di 20 anni ancora mantiene viva la pellicola nei ricordi.

La storia la conosciamo a memoria ma siamo pronti a lasciarci trasportare per l’ennesima volta dalle atmosfere solenne di uno dei kolossal per eccellenza (e dal sex appeal sbarazzino del giovane Leonardo di Caprio, ça va sans dire).
Segnate l’appuntamento in agenda quindi: Titanic tornerà l’8, 9 e 10 ottobre!

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

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Tempo di Oscar 2019! I film più attesi da tenere d’occhio

Marta Nozza Bielli

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oscar 2019

Ebbene sì, il momento è già arrivato: la corsa agli Oscar 2019 è ufficialmente iniziata!

Da qualche anno settembre è considerato il “trampolino di lancio” della stagione dei premi cinematografici.
Le probabilità di ritrovare tra i candidati agli Oscar film presentati ai festival settembrini (oltre a Venezia, di grande importanza anche il Toronto International Film Festival) sono molto alte e nonostante manchino all’appello alcuni film ancora inediti alla stampa, noi di DailyMood proviamo ad azzardare qualche pronostico.

oscar 2019Da Venezia75 arrivano numerosi film che siamo sicuri faranno incetta di nomination agli Oscar 2019. Dal vincitore del Leone d’Oro Roma (già eletto come rappresentante del Messico nella categoria Miglior film straniero) di cui non passeranno inosservate nemmeno la regia e la fotografia, anche The Favourite di Yorgos Lanthimos (premiato sempre a Venezia con il Gran Premio della Giuria) si appresta ad accaparrarsi più di una nomination, tra cui quella per le performance delle sue artiste (Olivia Colman vanta già la premiazione con la Coppa Volpi).
Anche la Coppa Volpi maschile assegnata a Willem Dafoe per la sua interpretazione di Vincent Van Gogh in At Eternity’s Gate potrebbe trovare riscontro con una nomination, molto probabile anche una candidatura per The ballad of Buster Scruggs dei fratelli Cohen (a cui aggiungiamo anche una nomination come miglior attore non protagonista per lo spumeggiante Tom Blake Nelson) e per A star is Born della coppia Bradley CooperLady Gaga che non può perdere la nomination come miglior canzone per il pezzo Shallow.
E nella speranza che Suspiria di Luca Guadagnino non rimanga a mani vuote come successo a Venezia, di sicuro gli Academy non potranno escludere il patriottico Il primo uomo di Damien Chazelle.

oscar 2019Volgendo lo sguardo verso ovest, a Toronto si sono susseguite sullo schermo novità interessanti che hanno saputo far parlare di sé.
Il titolo più atteso è stato sicuramente Beautiful Boy con protagonista il giovanissimo e talentuoso Timothée Chalamet, salito alla ribalta durante la scorsa stagione dei premi grazie a Chiamami col tuo nome. Nel suo nuovo film il giovane attore è affiancato da Steve Carell (già candidato all’Oscar nel 2015 per Foxcatcher) per interpretare la storia vera di un rapporto complicato di amore/distruzione tra padre e figlio.

Un’altra star emergente presente a Toronto con ben due pellicole è Lucas Hedge, visto di recente nel cult indie Lady Bird e protagonista lo scorso anno in Manchester by the sea, grazie al quale si è guadagnato una nomination agli Oscar per la sua performance. In Boy Erased – scritto e diretto da Joel Edgerton – Hedge è il figlio di un pastore (Russell Crowe) che, dopo aver fatto coming out con i genitori, è costretto da loro a partecipare ad una terapia di conversione dall’omosessualità. Al cast si aggiungono oltre che lo stesso Edgerton anche Nicole Kidman, l’enfant prodige Xavier Dolan e Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers).
Lucas Hedges è poi protagonista insieme a Julia Roberts (la cui interpretazione ha già fatto parlare in molti di nomination agli Oscar) in Ben is Back, un altro dramma familiare in cui vengono raccontate le 24 ore dopo il ritorno a casa di un figlio alle prese con la dipendenza dalle droghe.

oscar 2019Altre interpretazioni femminili sono state molto apprezzate dalla critica a Toronto: quella di un’irriconoscibile Nicole Kidman in Destroyer nel ruolo di una detective in cerca di vendetta per un evento del suo passato di cui ancora subisce le conseguenze; quella di Rosamund Pike (nominata all’Oscar per il suo ruolo in Gone Girl), dove in A private war veste i panni della giornalista e corrispondente di guerra Marie Colvin, uccisa in Siria nel 2012 e quella di Melissa McCarthy (Una mamma per amica) in Can you ever forgive me?, nel quale l’attrice abbandona la comedy per interpretare una scrittrice che per salvarsi dalla rovina inizia a falsificare lettere di grandi autori del passato. A queste grandi attrici si aggiunge anche Keira Knightley protagonista del biopic Colette dedicato alla vita della scrittrice francese candidata al premio Nobel per la letteratura.

oscar 2019I premi più importanti del Festival di Toronto sono però stati assegnati a due pellicole che si apprestano a bussare alla porta degli Oscar 2019. If Beale Street could talk è il nuovo film di Barry Jenkins dopo il successo del suo premiatissimo Moonlight, Widows – Eredità criminale vede il ritorno dietro la macchina da presa di Steve McQueen che dopo 12 anni schiavo firma un heist movie d’autore con un cast tutto al femminile guidato da Viola Davis ma a trionfare a Toronto è stato Green Book con protagonisti Viggo Mortensen e il premio Oscar Mahershala Ali nei rispettivi panni del buttafuori italoamericano Tony Lip Vallelonga ingaggiato come autista di un pianista di colore il quale deve attraversare in torunée gli Stati Uniti nel 1963, anno in cui le relazioni tra bianchi e neri stavano per scoppiare.

oscar 2019In previsione degli Oscar 2019 probabilmente farà parlare di sé l’esordio alla regia di Paul Dano in Wildlife, presentato a Cannes con protagonisti Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan, le interpretazioni di Charlize Theron in Tully e di Maggie Gyllenhaal in The kindergarten teacher e soprattutto l’attesissima performance di Rami Malek in Bohemian Rhapsody, biopic del frontman dei Queen Freddie Mercury. Occhio di riguardo – considerando l’attenzione degli ultimi anni verso il genere indie – anche per l’esordio alla regia di Jonah Hill con il suo mid90S.

I film sono tantissimi e noi non vediamo l’ora che arrivino sul grande schermo e di verificare se qualcuno dei nostri pronostici si avvererà. Lo scopriremo insieme a voi il prossimo 24 febbraio durante la serata di premiazione degli Oscar 2019!

di Marta Nozza Bielli per DailyMood.it

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