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La storia è una storia: intervista a Davide Radice e Alessandra Tavella

T. Chiochia Cristina

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La propria personale esperienza nell’editoria. Ecco come Amazon Publishing, marchio editoriale di Amazon, una sorta di “longa manus” nel mondo dei libri di Jeff Bezos che da quando è arrivato in Italia, punta sui lettori che comprano online ma anche sugli autori di lingua straniera offrendo per Amazon Crossing (marchio editoriale di selezione di libri di narrativa tradotti) esempi di stile narrativo e titoli curiosi ed interessanti, al fine di renderli accattivanti.
Un colosso della e-commerce che diventa trampolino di lancio per una narrativa globale? Si gira la domanda a Davide Radice, editor del progetto e Alessandra Tavella, editor responsabile per Amazon Italia incontati alla manifestazione Tempo di Libri a Milano.

DailyMood.it: Cosa significa l’e-commerce nel mondo dei libri?
Davide Radice: La domanda dovrebbe essere posta a Alessandra Tavella che è la nostra referente, ma credo che sia non solo accattivante ma anche una scelta chiara del mercato dei libri.

DM: e per lei?
Alessandra Tavella: l’e-commerce dei libri sulla piattaforma online con il nostro marchio (Amazon Crossing) è attiva dal 2009, e quando è arrivata in Italia nel 2015 ovviamente era molto legata a quello che Amazon rappresentava online.

DM: Il progetto prevede solo la sezione per tradotti dall’inglese o anche italiani?
AT: Amazon ha deciso di dar vita a questo progetto anche in Italia, con grande slancio e molte professionalità coinvolte [vedi i traduttori n.d.r.]e continua a crescere , diffondendo molti titoli sia stranieri che non.

DM: Quindi il ruolo dell’ecommerce in questo settore sta crescendo?
AT:
E’ sicuramente un invito; una proposta oltre che un’offerta. Da quando abbiamo cominciato, i nostri titoli offrono una raccolta molto vasta sia nella versione in formato elettronico che in quella cartacea che va incontro ai gusti dei lettori.

DM: E questo aiuta nella scelta il lettore “targato” Amazon?
AT
: Assolutamente.Le storie sono storie. Belle storie. In qualsiasi lingua le si legga. Scelga un genere di libro. Lo troverà di certo. Troverà quello che segue i suoi gusti: ci sono tutti dal genere thriller a quello fantasy, dalle storie romantiche a quelle d’amore, dalle fiction ai gialli. Ed in italiano. Sia che si tratti di formato elettronico che cartaceo.

Dal 2009, AmazonCrossing ha pubblicato in oltre 35 paesi e ben 20 lingue.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Intervista a Yury Revich e Simone Di Crescenzo

T. Chiochia Cristina

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E’ stato definito uno dei Festival estivi più sofisticati in Italia, eppure il Festival della Valle d’Itria è forse molto di più. Per quell’attenzione alle emozioni che ne è divenuto nel tempo, anche un tratto distintivo. In particolare negli appuntamenti sinfonici di quest’anno a Palazzo Ducale che, il 16 Luglio ospiterà sotto la direzione di Michael Halasz, il violinista Yury Revich e l’Orchestra Accademia del Teatro alla Scala di Milano con musiche di Mozart, Paganini e Haydn.
In occasione delle celebrazioni per Rossini, intervistiamo proprio Yury Revich e Simone Di Crescenzo, protagonisti della Soirée Rossini prevista per il 18 Luglio con Maria Aleida, Nicolai Pfeffer e Michele Pertusi.

INTERVISTA A YURY REVICH

DailyMood: Grazie per averci concesso l’Intervista. Ci racconti della sua formazione e di come è maturata in lei la dedizione per un lavoro come il suo?
Yury Revich: È un piacere. Io faccio parte della quarta generazione di violinisti nella mia famiglia. Mio nonno è stato il mio insegnante e ancora oggi mio padre, Alexandr Revich, è il mio insegnante principale. Inoltre, ho avuto la fortuna di poter studiare con Galiana Turchaninova, Victor Pikauzen e Pavel Vernikov. Dei maestri fantastici! Sono in continua evoluzione, prendendo ispirazione dalla gente, dalle arti, dalla natura e dall’esperienza sensoriale.

DM: Il violino che suona è un pezzo unico. Come descriverebbe il suo modo di suonare su uno strumento tanto prezioso?
YR: Spero che sia un buon modo di suonarlo! ☺ È un grande onore poter suonare uno Stradivari del 1709 affidatomi dalla Goh Family Foundation di Singapore.

DM:  Il mood degli short film spopola nel fashion e nell’arte con festival ed artisti. Lei si è dedicato con successo anche al genere degli short film, in questo caso musicali. Un mood che avvicina il target dei millenials alla musica classica?
YR: Mi piace scrivere e girare short film. È una mia passione e un hobby. Se questo aiutasse ad avvicinare la nuova generazione alla musica classica, sarebbe fantastico! La musica classica è un linguaggio universale che parla a chiunque.

DM:  Da dove è nata questa idea degli short music film?
YR: L’idea è nata poiché volevo creare e creare. Sono come un uomo del Rinascimento. Un artista è artista in tutto!

DM: Pensa che il futuro della musica classica possa identificarsi con la diffusione della musica scritta per gli strumenti ad arco?
YR: Si, dobbiamo trovare una maniera per rendere moderna la musica classica, soprattutto nel modo di presentarla, compatibile con i moderni standard di vita.

DM: Il suo è lo strumento più acuto degli archi, protagonista in orchestra e musica da camera, ma cosa ne pensa del successo del violino come suono legato al gusto popolare, presente nel tango e nel jazz zigano per esempio?
YR: Si, mi piace molto il tango! In questo periodo faccio anche musica elettronica con lo Stradivari. È divertente! D’altronde, il violino è uno strumento universale. La musica è così.

DM:  Lei è spesso in Italia, il suo recente concerto a Firenze è stato un successo. Come pensa andrà questa Soirée per Rossini il grande genio italiano?
YR: Grazie. Amo l’Italia e gli italiani: sono di grande ispirazione! Secondo me, la nostra Soirée sarà grandiosa! Come altro dovrebbe essere? ☺

Con Yury Revich ci sarà anche il pianista Simone di Crescenzo, ed è proprio a lui che chiediamo come è nato il progetto su Rossini per questo Festival.

INTERVISTA A SIMONE DI CRESCENZO

DM: Benvenuto a lei ed alla sua Musica. Ci parli del suo essere pianista e di come esprime la sua arte.
Simone di Crescenzo: Essere pianista oggi significa, secondo me, vivere la musica nella sua totalità, infatti preferisco definirmi musicista più che pianista in senso stretto. Voglio dire che interpretare un determinato repertorio, specie quello di cui mi occupo, presuppone, secondo il mio modo di vedere, uno studio anche storico-estetico e non soltanto tecnico-musicale. Quando mi avvicino ad un brano per la prima volta cerco di immaginare come renderlo il più possibile conforme alla concezione del compositore e al mio sentire, cerco un incontro fra queste due parti. C’è quindi sempre una piccola piacevole lotta fra una dimensione razionale ed una emotiva: ingredienti necessari per un interprete. D’altronde sono capricorno ascendente gemelli…(sorride)

DM: Lei ha seguito negli ultimi anni molti progetti sia nell’ambito della ricerca sia a livello concertistico e quest’anno uno dei fili conduttori è stato proprio Gioachino Rossini. Un invito alla musica del grande compositore per renderla anche attuale?
SdC: Rossini è assolutamente attuale: Rossini è Rap, Rossini è Rock! Possiamo trovare in lui le anticipazioni di queste correnti contemporanee, ma il tutto in una dimensione aulica, immaginifica, fiabesca, ma allo stesso tempo straordinariamente umana. La sua musica è in grado di farci ridere, di farci sognare, di disegnare atmosfere lontane, ma anche di evocare quei sentimenti più nascosti della nostra interiorità. Dialogare con Rossini suonando la sua musica è una delle esperienze più eccitanti che un musicista possa vivere.

DM: Il Festival della Valle d’Itria, con la sua programmazione continuativa, secondo lei è anche un invito alla musica per i giovani?
SdC: Il Festival della Valle d’Itria, uno dei più prestigiosi in Italia, è un luogo di incontro fra i giovani e la grande musica. È sempre stato e continua ad essere un trampolino di lancio per giovani artisti e, in particolar modo negli ultimi anni, sta attivando numerose iniziative per avvicinare anche i giovanissimi alla musica colta. In questo senso sono di grande supporto alle attività del Festival sia la Fondazione “Paolo Grassi” sia l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”, che con le loro iniziative contribuiscono all’incontro e alla fusione fra giovane pubblico e nuovi interpreti.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Intervista a Beatriz Alonso, designer di Bettisima

DailyMood.it

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Beatriz Alonso è la fondatrice e designer del brand spagnolo di bigiotteria Bettisima. I suoi disegni sono estremamente dinamici e prorompenti. Un mix di sfumature cromatiche che quasi sfiorano l’irriverenza. Insomma, il look giusto per le donne che amano apparire. Noi di Daily Mood l’abbiamo incontrata ed ecco cosa ci ha raccontato.

Daily Mood: Beatriz la tua storia è particolarmente interessante. Non nasci come designer, hai avuto prima una lunga carriera professionale nel mondo dell’economia fino a che non hai deciso di lasciare tutto e reinventarti nel mondo della moda. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso? Raccontaci un po’ come è stato questo cambiamento.
Beatriz Alonso: Beh, la vera motivazione è stata la nascita dei miei tre figli, che mi ha fatto ripensare a ciò che mi rendeva davvero felice, ossia essere al loro fianco ma allo stesso tempo dedicarmi a quella che era sempre stata la mia grande passione, la moda appunto. Avevo bisogno di creare qualcosa che mi permettesse di organizzare al meglio il mio tempo per poter stare con i miei figli, ma ancora di più avevo bisogno di trovare un modo per far conciliare due ruoli importanti nella mia vita, quello di madre e quello di designer.

DM: Quali sono state le prime soddisfazioni e le prime difficoltà che hai incontrato come designer?
BA: Senza dubbio, la difficoltà maggiore è stata proprio quella di affacciarmi per la prima volta ad una realtà a me completamente sconosciuta, senza nessuna indicazione o riferimento da parte di nessuno. Ma devo dire che le soddisfazioni sono state immense. Vedere come la gente apprezza le tue creazioni, follower e clienti che crescono a dismisura, soprattutto vedere trasformarsi qualcosa che è nato come semplice hobby in un vero e proprio business non ha prezzo. La parte del mio lavoro che più mi gratifica è quando ricevo messaggi da parte dei miei clienti che si congratulano con me dicendomi che i miei gioielli sono ancora più belli dal vivo che in foto. Parole come queste sono a dir poco impagabili!

DM: I tuoi gioielli sono estremamente vivaci e appariscenti, a cosa ti ispiri per crearli?
BA: Diciamo che mi lascio guidare dalla passione. Dopo essermi lasciata conquistare dai migliori materiali, mi siedo in laboratorio e mi godo la fase di creazione che viene da sola, in modo del tutto spontaneo.

DM: Il tuo stile ricorda un po’ lo spirito innovativo, e oseremo dire geniale, di grandi designer e brand come Jeremy Scott, Moschino e Custo Barcelona. Per te rappresentano un modello?
BA: Beh, grazie mille, lo prendo come un enorme complimento. Essere anche solo accostata a grandi designer e brand come questi è un vero onore. Ma devo essere sincera, in realtà non ho un vero e proprio modello di riferimento. Le mie creazioni hanno un segno distintivo piuttosto marcato, vivono d’identità propria e credo sia proprio questo il loro punto di forza, essere diverse da tutto il resto.

DM: Qual è il tipo di donna a cui pensi quando disegni i tuoi gioielli? E cosa vorresti trasmettere alle donne che li indossano?
BA: Parto sempre da me. Penso a ciò che mi piace e faccio fatica a trovare. Ma se dovessi descrivere il tipo di donna ideale per i miei gioielli, sicuramente direi una donna con una forte personalità, estroversa e che ama ostentare un look sempre diverso e d’impatto.

DM: Qual è il tuo accessorio preferito e perché?
BA: Sono sempre state le collane, penso che siano il complemento perfetto perché adatte ad ogni tipo di look. Ma ultimamente mi sto spostando di più sugli orecchini, specie da quando è stato rivalorizzato l’over size. Ovviamente, oltre ad essere grandi, devono essere rigorosamente colorati!

DM: Delle tue creazioni, qual è quella che maggiormente ti rappresenta e a cui ti senti più legata?
BA: È impossibile sceglierne una. Ogni disegno è quasi come un figlio per me, li faccio tutti con le mie mani e con enorme amore. Non potrei sceglierne uno…

DM: Scegli tre aggettivi per descrivere il tuo brand.
BA: Creativo, divertente e con una forte personalità.

DM: Bettisima, perché hai scelto questo nome e cosa significa per te?
BA: Il nome del brand deriva da un nomignolo che mi dava la mia famiglia quando ero piccola. Da bambina infatti mi chiamavano sempre “Betti”. Così, quando mi sono trovata a scegliere un nome per il mio marchio mi è venuto in mente. Volevo che fosse qualcosa di molto personale e, francamente, cosa c’è di più personale di questo? Poi, ho decido di aggiungere un “isima” per renderlo ancora più efficace, ed ecco che è nato “Bettisima”.

DM: Hai mai pensato di aprirti anche al mercato italiano?
BA: Beh, entrare nel mercato della moda italiana che amo moltissimo e credo sia un punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi designer, sarebbe davvero un sogno e un onore. Chissà se magari questa intervista non possa rappresentare un primo passo in quella direzione.

DM: Progetti futuri?
BA: L’Italia? (ride, nda)

di Francesca Polici per DailyMood.it

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Il mood del bijux perfetto a Chibimart Estate

T. Chiochia Cristina

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Il mood del bijux per questa estate in arrivo? Declinato per fascino e grazia. Si è svolta a Milano dal 18 al 21 maggio in fieramilanocity a Milano la International Fashion Accessories and Bijux Exibition ovvero la fiera per gli operatori del settore della bigiotteria, minuteria, conteria con i suoi fili di pietre dure e fili madreperla e catene; una offerta merceologica unica che, come recita il comunicato stampa “propone accessori moda originali e creativi, bigiotteria di tendenza, prodotti artigianali ed etnici della stagione Primavera/Estate 2018” , ai suoi operatori.

Una edizione interessante, quella che si è svolta a Milano e che ha riportato il mood del “fatto a mano” al centro dell’attenzione degli operatori del settore e che, con dei focus importanti su accessori realizzati da sapienti mani artigianali, spesso sono espressione di quel “natural mood” dalla materia prima alla lavorazione finale.

Un modo per promuovere quanto di meglio queste aziende del settore fashion accessories offrono d: novità, idee, nuovi mood e un focus accessori , dove la moda del momento diventa anche stimolo del settore gioiello in generale.

Insieme alle realtà italiane anche quelle straniere ed alcune start ap del settore, con delle creazioni inedite e spesso suggestive. In un articolato percorso tra il primo piano del padiglione 4 e la galleria della Fiera, al centro la qualità made in italy e straniera e tra gli espositori, la voglia di fare la differenza. A titolo di esempio, la bella collezione “natural, precius and everlasting di ”Hemera” di Ester Bijux che si rifà alla mitologia greca ed alla dea primordiale del giorno che è composta, come ci viene spiegato dalla referente che affianca Paolo Porrati, direttore creativo, allo stand “ da gioielli fatti di veri rami, foglie e semi immersi in bagni d’ oro o d’argento. Modellati e curvati singolarmente a mano diventano delle eleganti sculture da indossare che valorizzano le forme del corpo femminile”. Fascino e grazia , queste le parole d’ordine della fiera che , dopo il successo ottenuto nelle scorse edizione, propone nuovamente anche l’iniziativa di Maria Elena Capelli, cool hunter e jewellery blogger per scoprire nuovi talenti emergenti nell’area “Tuttepazzeperibijux”. Una vera e propria officina di ricerca del gioiello dal gusto narrativo che si ritroverà ad Homi a settembre , sempre a Milano.

Interessanti (e molto ben forniti) poi gli stand italiani ed internazionali di assortimento con i suoi infiniti modelli, da segnalare quelli in bronzo e marcasite, perfetti per creare poi le varie collezioni. Si conclude con l’interessante “The gift experience” nella parte centrale della corsia C della Fiera, ovvero un percorso emozionale dove accanto al focus della natura, che sicuramente segue un importante tendenza del mercato, ecco palesarsi la gioia di dare e ricevere un regalo, come gesto che coinvolge nel profondo dalla scelta dell’oggetto alla giusta presentazione al momento per dedicargli la giusta attenzione anche alle tematiche ambientali diventandone perchè no, più consapevole. Regali quindi si, ma ecosostenibili e bio nel segno del natural mood e del green mood di cui si è spesso parlato. Il mood del bijux che parla ai suoi compratori in modo coerente e dinamico dove in particolare il mondo delle pietre dure e perle naturali si declinano, come allo stand del romano World of Jewel “in oltre 10mila tipologie disponibili e le collezioni sono in selezione di gioielli “pronto moda” come espressione di stile, qualità ed affidabilità”.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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