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Giudizio Universale. A Roma i segreti della Cappella Sistina con Sting e Favino

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Marco Balich, di lavoro, è uno che crea eventi epocali, unici. Dopo aver ideato l’Heineken Jammin Festival ha creato oltre venti cerimonie olimpiche tra cui la cerimonia di apertura di Rio 2016. Ora si lancia in una nuova sfida: porta in scena uno spettacolo veramente unico, Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, prodotto dalla sua nuova società, Artainment Worldwide Shows, con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani, che dal 15 marzo è in scena all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, dove sarà replicato per un anno. La protagonista assoluta è la Cappella Sistina, al centro di uno spettacolo che nasce dalla contaminazione di tante e diverse forme artistiche: teatro, danza ed effetti speciali, con un’immersività a 270 gradi che porta lo spettatore al centro dell’evento. Chi sarà a Roma durante i prossimi 12 mesi farebbe bene a non perdere questo evento unico. E, una volta uscito dal teatro, a vedere la Cappella Sistina con altri occhi.

Giardino_Eden_©LucaParisse

La storia parte dall’artista Michelangelo, dal suo lavoro di scultore, per passare all’incontro con Papa Giulio II e al lavoro nella Cappella Sistina, con la creazione della Genesi e di altre scene dall’ Antico Testamento, come Adamo ed Eva e il Diluvio universale. Trent’anni dopo, ecco la commissione del Giudizio universale da parte del nuovo Papa Clemente VII, di cui abbiamo visto l’elezione nella ricostruzione di un conclave. L’ Auditorium è stato allestito in modo che il soffitto e le pareti diventassero un enorme schermo a 270 gradi, in modo da avvolgere e immergere il pubblico nelle immagini. In alcuni momenti sono gli spazi della Cappella Sistina che coincidono con questa volta, in altri questa diventa un cielo stellato, o uno scenario dove le immagini degli affreschi si staccano e prendono una vita propria, si animano, volanop.

Giudizio universale è un viaggio nel tempo e nell’anima di un’opera d’arte. C’è il teatro di Brecht, il “teatro nel teatro” di Pirandello, ci sono i concerti dei Pink Floyd. Tutto è stato curato e affidato a maestri nella loro arte. Le musiche sono di John Metcalfe (Peter Gabriel, U2, Blur, George Michael e Coldplay), la supervisione teatrale è di Gabriele Vacis, i costumi di Giovanna Buzzi, i set designer sono gli Stufish Entertainment Architects, autori dei palchi di U2, Rolling Stones e Pink Floyd. Pierfrancesco Favino è la voce narrante, quella di Michelangelo. “La mia adesione iniziale è stata dettata dall’entusiasmo per la compartecipazione tra le varie tecniche” spiega. “Credo che la nostra esperienza del visivo sia in cambiamento: la retina di mia figlia riesce a vedere cose che io non riesco a vedere. Credo che questo spettacolo nasca da una richiesta emotiva che ci circonda. Non è stato difficile pensare di essere solo una parte di questa cosa, mettersi al servizio di qualcosa che poi sarebbe potuto andare avanti. Vista la quantità di professionisti e la qualità è stato un piacere e un onore per me unirmi”. L’altra star dell’evento è Sting.È un piacere essere qui e fare un progetto come questo” ha dichiarato. “Ho visitato i Musei Vaticani, ma non avrei mai immaginato di fare parte di uno spettacolo come Giudizio universale. Sono stato immerso e formato alla musica sacra da bambino e questa è stata un’opportunità per familiarizzare di nuovo con questa musica. Ho deciso di adattare il testo originale del Dies Irae del XIII secolo, abbiamo creato un nuovo chorus setting per orchestra da camera e un coro di 80 elementi, che abbiamo registrato a Londra”. La sua voce, magnetica e inconfondibile, arriva all’apice di uno show e lo porta verso un finale di grande effetto.

Ci siamo chiesti cosa avrebbe provato Michelangelo” ha raccontato la co-regista Lulu Helbek.Un artista universale è colui che si fa sempre domande: dietro alla testardaggine e al tormento c’è un’umanità profondissima. Volevamo raccontare cosa c’era tra l’artista e l’opera, lo spirito che c’è dentro alle sue opere”. “Il Giudizio universale è un portale ancora attivo, dopo 500 anni, un occhio sull’umanità, la possibilità di guardarla con altri occhi” aggiunge. “Michelangelo usava tutte le tecnologie del periodo, e anche noi le usiamo tutte. La musica, il sound design, la luce, tutti questi elementi hanno voce in capitolo. Non è tutto performance fisica, tutti concorrono a raccontare questa incredibile storia”. “È uno spettacolo potente, intenso, meraviglioso dove la tecnologia si sposa con l’arte, con la spiritualità, con la storia, creando traiettorie emotive fortissime” racconta Marco Balich. “Abbiamo messo a frutto tutta la nostra esperienza per fare qualcosa di unico e importante, per farlo in Italia, nella nostra capitale. “Siamo pronti a farvi vedere una cosa unica ed eccezionale” continua Balich.Ci sono esperienze simili nei parchi tematici di Orlando. Ma coniugare queste forme con il nostro sapere e la nostra cultura è unico”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Eventi

Milano si riempie di immagini per il Photofestival 2018 oltre il “Mood delle Week”

T. Chiochia Cristina

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Un festival che stupisce. Stupisce non solo per i numeri , ben 165 le mostre fotografiche tra autori emergenti ed affermati, ma anche un palinsesto fitto e ricco di eventi collaterali: incontri performance e workshop.
Costruire il filo della storia” attraverso l’arte, la moda, il fashion ed ora la fotografia in una condivisione tra appassionati e semplici curiosi, unica, ecco in sintesi il senso della creazione del “mood delle week milanesi“: arch-week, design week, fashion week ed ora photoweek. Ma Milano, si sa, spesso va oltre e così, per un lasso di tempo molto più lungo di una solo settimana, precisamente dal 24 Aprile, giorno della inagurazione, al 30 Giugno 2018 la città -è diventata la capitale di un festival inedito, il Photofestival appunto.
Una rassegna annuale che, come recita il comunicato stampa è “[…] dedicata alla fotografia d’autore”. Promossa da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging – si è palesata come un vero e proprio appuntamento , anche di richiamo culturale in senso generale e turistico perchè dislocato territorialmente anche in periferia e alcune zone limitrofe. “Un festival sempre più importante. Arricchito e diversificato il palinsesto del circuito espositivo che vede, accanto all’intensa programmazione di mostre, un calendario di eventi speciali ideati per coinvolgere il più ampio pubblico“.

Milano e non solo,si diceva. Questa forse la chiave vincente, dal momento che è l’intera città metropolitana ad aderire al progetto (ed anche alcune città limitrofe come Pavia e Legnano), Milano dunque di nuovo capitale della fotografia contemporanea dopo il MIA Photo Festival al The Mall conclusosi solo due mesi fa.
Con le sue 100 espositive (tra gallerie d’arte fotografiche e non, luoghi istituzionali, musei, biblioteche, addirittura librerie e nuovi spazi urbani) il mondo della fotografia si è aperto alla città che, sentitamente, ha risposto con una partecipazione articolata anche se non di massa come nella settimana della photo week, settimana dedicata e voluta dal Comune di Milano e che si è espressa proprio nel nuovo mood delle “week” .

Si sono aperti alla fotografia cosi posti inediti della città, palazzi storici come Palazzo Castiglioni di Confcommercio Milano e Palazzo Giureconsulti di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi ma in particolare, Palazzo Reale in piazza Duomo.
Milano icona e location di quei macro elementi che fanno di inquadrature, prospettive ed assi, innovazione storia e conoscenza come crocevia di culture e mondi che si sfiorano, a volte senza neppure appartenersi, riempiendosi di immagini.

Se con il “mood delle week”, ed in particolare del recente Milan Photo Week , l’intento è stato avvicinare i visitatori in location prestigiose con mostre inedite, il Photofestival riempie Milano di immagini e va oltre: segna l’idea stessa di nuovo modo di concepire la fotografia, come si è già visto al MIA di quest’anno.
Ma in che modo? Sicuramente diffondendo una idea culturale dell’ uso dell’immagine , come ben si evince dalla dichiarazione di Carlo Sangalli presidente Camera di Commercio e Confcommercio Milano durante l’apertura dell’evento: “un evento diffuso e consolidato come Photofestival è un grande valore per Milano sia a livello culturale che economico e sociale. Rilancia il significato e la bellezza della fotografia nel tempo delle immagini in diretta sugli smartphone e contribuisce a sostenere le imprese di un settore ancora in difficoltà. Il numero degli eventi di Photofestival, quest’anno ancora in sensibile crescita, dimostra il successo di una manifestazione che rende Milano “Città mondo” sempre più attrattiva.” La fotografia come arte da vivere e scoprire con inediti passaggi tra luce ed ombra , come solo questa arte riesce a fare.

E così ancora per tutto questo mese fino ai primi di Luglio, si “fonde “mood delle week” del Photo Week Milan, nel Photofestival con degli eventi “happening” a stupire. Come per esempio la visita guidata con le curatrici Micol Forti curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani ed Alessandra Mauro direttrice Editoriale di Contrasto (che si terrà il 30 di GIugno 2018 alle 12), della bella mostra fotografica dal titolo “In piena Luce: nove fotografi interpretano i musei Vaticani“, forse vera sintesi di questo mood della week fotografica milanese, con le foto di Mimmo Jodice e la sua luce sulle sculture romane, Alain Fleischer e la luce sugli gli immensi spazi dei musei, Massimo Siragusa quasi labirintico, Francesco Jodice ed i suoi visitatori “in scala naturale“, Antonio Biasiucci e le opere dei depositi su cui getta nuova luce, Peter Bialobrzeski ed i palazzi dei Musei, Bill Armstrong che si perde in immagini pop della Cappella Sistina, fino ad arrivare alla contemplazione estetica pura con Rinko Kawauchi.

In questo ultimo percorso guidato con le curatrici si farà sperimentare quindi, al visitatore il valore del progetto di costruire il primo fondo fotografico in una collezione d’arte, come quella contemporanea, dei Musei Vaticani, partendo dal suo interno, attraverso ciò che offre alla vista, ogni giorno. Un progetto ambizioso che verrà narrato dalle curatrici stesse al fine di far sperimentare nella riflessione, anche il pubblico che troverà nuova sintesi in quello che i nove fotografi coinvolti, hanno sviluppato nel suo prospetto di riflessione simbolica, di un museo che diventa oggetto-soggetto fotografico.
Ancora una nuova edizione dedicata a un pubblico variegato e internazionale da record, per numeri e grazie a una ulteriore espansione sul tessuto metropolitano: Photo Festival continua a crescere costantemente, intercettando nuovo interesse e condivisione, parlando con un linguaggio sempre più universale e contemporaneo. Proponiamo un programma molto articolato e di ottimo valore, nuovi contenuti – il tutto voluto e sostenuto anche dall’impegno incrementato delle Aziende Associate di AIF e reso possibile ancora una volta dal sostegno di convinti Sponsor Istituzionali. […] Più attività legate all’imaging di nuova concezione, dalla food photography all’impegno verso la responsabilità sociale – parliamo con la passione per la fotografia di valori importanti e innovativi auspicando di raccogliere l’entusiasmo degli appassionati e delle nuove generazioni. Siamo testimoni di un fenomeno sociale che non si ferma a spazi espositivi convenzionali ma entra nella nostra quotidianità.” la dichiarazione di Giovanni Augusti, Presidente AIF.

Concludendo, si segnala anche un’altra bella svoltasi a Palazzo Reale, della galleria Expowall La Primavera di Praga 1968 –’69.
45 Fotografie, in una location affascinante e suggestiva di quello che è stato un avvenimento tragico della sotria europea con ben 22 fotografi esposti e testimonianze fotografiche da ben 4 archivi. Protagonisti della storia fotografica di reportage, è vero, ma in continuo scambio e dialogo con la cultura ed il dialogo, la vita e la morte.Per la prima volta in Italia.
Gustav Aulehla, Jan Bartůšek, Jaromír Čejka, Pavel Dias, Bohumil Dobrovolsky, Přemysl Hněvkovský, Josef Hník, Dagmar Hochová, Miroslav Hucek, Jaroslav Kučera, Miroslav Khol, Libuše Kyndrová, Vladimír Lammer, Miroslav Martinovský, Miloň Novotný, Jan Reich, Jiří Stivín, Daniela Sýkorová, Pavel Vácha, Jiří Všetečka, Václav Toužimský, Miroslav Zajíc. Un archivio come quello ČTK (Czech News Agency), l’Archivio della Società per la cultura e il dialogo, il Museo della Boemia settentrionale a Liberec.

La fotografia come asse della storia e del tempo. Come quella fotografia, fornita dall’ex direttore della rivista La Fotografia cecoslovacca Alena Šourková a cui l’autore, ignoto, ha gettato nell’agosto 1968 alcuni scatti nella buca delle lettere. Storie nella storia.
Invasione fotografica di immagini, incursioni emozionanti di ciò che ora appare incredibile, eppure è successo davvero.
Da segnalare che tutte le stampe provengono dalle scansioni dei negativi originali.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it
Copertina: © Vladimir Lammer | 21Vladimir Lammer, 21 Agosto 1968, Praga, Piazza Venceslao

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MINI sponsor della mostra “Epoca Fiorucci”

DailyMood.it

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MINI e Fiorucci hanno molto in comune. Cresciuti negli irreverenti anni Sessanta, condividono lo stesso spirito libero, entrambi aperti alla contaminazione e fusione di mondi diversi come design, #fashion, #arte e cultura.

Da qui la volontà di sostenere, attraverso il contributo alla pubblicazione del catalogo, la mostra “Epoca Fiorucci”, in scena dal 23 giugno al 6 gennaio 2019 presso Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, che racconterà attraverso un originale percorso e un intrigante dialogo tra moda e cultura, la pirotecnica creatività e lo spirito non convenzionale di Elio #fiorucci.

MINI #sponsor della mostra “Epoca Fiorucci”.

MINI e #fiorucci: due icone degli anni Sessanta che condividono la stessa anima libera, entrambe aperte alla contaminazione di mondi diversi come design, #fashion, #arte e cultura. È da qui che nasce la volontà di essere parte di un progetto così creativo e coerente con il mondo #mini, contribuendo alla pubblicazione del catalogo della mostra.

La mostra “Epoca Fiorucci” racconterà, attraverso un percorso originale e un intrigante dialogo tra moda e cultura, la creatività e lo spirito non convenzionale di Elio Fiorucci.

Il celebre stilista milanese scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”, fu una personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni Sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani. Le sue idee innovative, le proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, lo rendevano un fuoriclasse. Poi c’era la passione per l’arte e l’architettura contemporanea, che portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o di artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, ai quali non chiedeva “opere” ma contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi dove protagonisti erano la persona e i suoi desideri.

Fiorucci è stato così il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità.

Dal 23 giugno al 6 gennaio 2019, “Epoca Fiorucci”, nelle sale del palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande, ripercorrerà tutta la storia dello stilista, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi.

MINI: iconicità, creatività e propensione a spingersi oltre.

Quando la prima Mini Classica andò sul mercato nel 1959, nessuno avrebbe mai immaginato che il concetto di una piccola auto rivoluzionaria si sarebbe trasformato in una delle più impressionanti storie di successo del settore automobilistico.

Mini è nata semplice, dalla geniale e fortunata intuizione di Sir Alec Issigonis. Dall’esordio ad oggi è cresciuta. Si è evoluta. Pur rimanendo al passo con i tempi è profondamente cambiata. Ha continuato a trasportare intere generazioni, facendosi carico di sogni, emozioni, desideri, realtà, cambiando il mondo delle auto, del design e il senso stesso della mobilità urbana rendendola contemporanea.

MINI è da sempre un esempio di urban brand, e come tale è interessato a ciò che circonda la quotidianità urbana delle persone, impegnandosi a trovare soluzioni creative per rendere la loro vita sempre più brillante. Questa capacità di trovare idee e soluzioni creative è insita nel DNA di Mini. C’è da sempre, fin dai suoi albori.

Negli ultimi anni, Mini ha deciso di unirsi ai creativi per portare qualcosa di innovativo e sfidante nel mondo contemporaneo, trascendendo il perimetro automobilistico e andando a esplorare nuovi mondi. E lo ha fatto grazie a quella eredità culturale e a quella propensione a spingersi oltre i confini che l’ha portata oggi ad essere definita una vera e propria icona. Dalla volontà di andare Beyond the Car nascono MINI FASHION e MINI LIVING.

MINI FASHION prende vita da principi come la passione per l’innovazione, l’attenzione al dettaglio e la qualità, oltre alla capacità condivisa di anticipare le nuove tendenze e per continuare a sfidare le convenzioni con idee sorprendenti e mosse da curiosità, creatività e spirito d’innovazione. A partire da gennaio 2015, Mini è partner di Pitti Immagine ed è presente a Pitti Uomo, l’evento che si concentra esclusivamente sulla moda maschile e ha luogo a Firenze dal 1972 due volte l’anno. Durante questi appuntamenti, Mini presenta i suoi progetti con la volontà di promuovere il talento dei giovani designer emergenti, che condividono con il Brand valori e visioni.

MINI LIVING affronta una sfida costante delle grandi città, la scarsità di spazio abitativo attraente ed economicamente accessibile, proponendo al tempo stesso una possibile soluzione: un moderno concept di live sharing. Si tratta un’iniziativa lanciata nel 2016 con l’obiettivo di concepire soluzioni architettoniche creative per il lifestyle urbano del futuro. BUILT BY ALL è la terza installazione presentata all’ultimo Salone del Mobile di Milano, dopo #mini LIVING – BREATHE nel 2017 e #mini LIVING – DO DISTURB nel 2016. Il primo vero e proprio progetto abitabile aprirà le sue porte a Shanghai nel 2019. Si tratta di edifici industriali convertiti su un’area di poco meno di 8.000 metri quadrati.

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Simone Monsi “New Blabs on Clouds and Planes”

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UNA presenta al pubblico la mostra personale di Simone Monsi: New Blabs on Clouds and Planes, secondo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.
Il progetto site-specific sviluppato da Monsi per la Gallery di Spazio Leonardo parte dall’osservazione di fenomeni atmosferici anomali, causati dall’eccessivo inquinamento derivante dall’intervento umano sull’ambiente, e dalla loro percezione mediata da internet.

La mostra comprende un nuovo ciclo di Transparent Word Banner, lievi strutture in plexiglass colorato che riportano frasi tratte dal dibattito mediatico sulla modificazione climatica, e alcune sculture della serie Capitolo Finale, soffici totem-mano di stoffa tappezzate da immagini collezionate seguendo l’hashtag #sunsetporn, in cui compaiono tramonti tanto belli, quanto innaturali.
In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Rossella Farinotti e le installation view del progetto site-specific.

L’azione visiva di Simone Monsi rielabora messaggi diffusi e scovati su Internet. L’artista si riappropria di immagini di diverse tipologie, che raccoglie ossessivamente per una catalogazione personale, con un metodo quasi induttivo: dal generale al particolare. Monsi è attratto dal pensiero collettivo, che rende intimo, portandolo a sé e re-indicizzandolo come una pacata, quasi piacevole, denuncia critica. Questo avviene attraverso la messa in gioco di rielaborazioni visive puramente estetiche. Come rendere appetibile, chiaro e sintetico un pensiero buttato in rete e confuso tra gli altri, che, in realtà rappresenta qualcosa di tragico, denso e, di fatto, comune?

Simone Monsi, New Blabs on Clouds and Planes
opening su invito mercoledì 20 giugno 18:00 – 21:00

Quando: mostra 21 giugno – 14 settembre
orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00
dal 6 al 24 agosto la mostra osserverà i seguenti orari:
lunedì – giovedì 10:00-12:30 // 14:30-17:30 | 15 e 16 agosto chiuso

Dove: Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

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