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Venezia 83: Penelope Cruz e Javier Bardem illuminano il Lido. E L’estranea è il film italiano del momento

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Penelope Cruz e Javier Bardem hanno tutto. Sono due grandi attori, sono bellissimi – e migliorano con l’età – sono innamorati, e sposati, da anni. Sono anche impegnati a livello sociale e politico, sono persone che prendono posizione. La copertina della giornata di ieri è stata loro. Sul red carpet si sono presentati lui in un impeccabile smoking blue notte di Zegna, lei in un fiammante abito rosso con spacco e dettagli dorati di Chanel. I due divi spagnoli si conoscono dagli anni Novanta, da Prosciutto prosciutto di Bigas Luna (1992) e si sono innamorati sul set di Vicky Christina Barcelona di Woody Allen. In tutto hanno girato nove film insieme. Sono stati i protagonisti di due dei film più amati a Cannes, El ser querido lui e La bola negra lei. Qui a Venezia hanno presentato, in concorso, Bunker, del regista francese Florian Zeller, opera morale e thriller dell’anima allo stesso tempo. È la storia di una coppia sposata da 17 anni. Lui architetto di successo, lei nel campo dell’editoria, una casa a Londra, due figlie. Una vita perfetta, a quanto pare. Che però inizia a scricchiolare quando accadono due cose. Lui riceve una proposta da un ricco imprenditore, uno di quei miliardari della tecnologia che oggi comandano il mondo (qualcuno ha detto Mark Zuckerberg?), per il progetto di un bunker ad alta sicurezza e lussuoso alle Hawaii. Cosa che mette in crisi lei. Le cose peggiorano quando a Londra, un loro vicino rompe il muro di cinta del giardino per costruire una finestra e far diventare il suo garage un’abitazione. Assecondare i voleri dei nuovi ricchi e, allo stesso tempo, mettersi contro chi cerca di adattarsi alla crisi economica e alla gentrificazione: è questo quello che non piace a lei e che manda in crisi il rapporto. Bunker diventa così uno scontro tra personalità, un racconto quasi teatrale sostenuto dalla bravura di due grandi attori e una sceneggiatura forte di un ribaltamento in cui nessuno sarà quello che sembra. Con la stampa i due attori hanno parlato del loro impegno politico e le loro posizioni, dalla Palestina alle migrazioni all’Intelligenza Artificiale, dimostrandosi non solo due star ma due persone coscienti e influenti. “Non avrebbe senso fare un film simile che parla degli effetti delle azioni dei tecnocrati sulle vite delle persone e dire che non vogliamo parlare di politica” ha dichiarato Penelope Cruz. “Provo un misto di rabbia e tristezza nel vedere che veniamo usati come marionette, in modo palese. Le persone che prendono le decisioni più importanti oggi si contano sulle dita di due mani, a volte persino di una sola. Per fortuna i giovani si impegnano in politica, ho molta fiducia in loro”.

Tra le star americane, che quest’anno sono poche, c’è Casey Affleck, fratello minore del più noto Ben Affleck, anche lui presente a Venezia. Casey Affleck ha presentato il suo film da regista, Company. È una storia che si snoda in America lungo un arco temporale di decenni. Inizia nel 1975, quando una misteriosa ragazza si presenta a casa di una famiglia borghese e inizia a raccontare delle storie: quella di un’attrice salvata da una tempesta di neve in Colorado 20 anni prima da un anziano solitario. A cui aveva raccontato una storia ancora più antica, nata al tempo dei coloni del West. Il film di Affleck è un gioco di scatole cinesi, un gioco a incastri, fatto di storie che ne contengono al suo interno altre, e in cui i destini e le nature dei vari personaggi sono legate. È un film intrigante, carico di metafore, che parla di violenza e di perdono, di vendetta e di destino.

Il destino di Paolo Strippoli, invece, è quello di diventare uno dei nostri grandi registi. Anzi, probabilmente lo è già. Al suo quarto film, con L’estranea è arrivato finalmente a Venezia in concorso, dove è stato, fino ad oggi, probabilmente il miglior film italiano. Paolo Strippoli è un regista di film di genere, gira horror e thriller. Ma, con l’estranea, è riuscito a dare vita a qualcosa di più complesso e universale. È un film che ci parla delle scelte che facciamo e delle conseguenze che ricadono su di noi e sugli altri, di quel mondo tra gli anni Novanta e i primi Duemila con i nuovi ricchi. È una nuova saga familiare sul modello de I Buddenbrook di Thomas Mann, che è stato fonte di ispirazione per il regista. La famiglia è quella dei Colonna (Jasmine Trinca e Adriano Giannini), che vivono una vita perfetta nella Bari degli anni Novanta. Quando la figlia piccola ha un incidente, stringono un patto con una donna misteriosa, un’estranea, che finisce per avere conseguenze nefaste e innescare una discesa agli inferi inarrestabile. Quando la figlia diventa grande (a interpretarla è Romana Maggiora Vergano) capirà a sue spese le conseguenze di quel patto. Il film presenta tre delle attrici italiane più affascinante. Alle due già citate si aggiunge la grande protagonista, l’estranea che dà il titolo al film: la interpreta una sempre geniale Valeria Bruni Tedeschi, che attraversa il film con una divisa inconfondibile, un elegante trench beige e i tacchi a spillo, e la sua proverbiale vena di follia, qui velata di nero. È un film che racconta le nostre ossessioni di controllo, la nostra paura della morte, e lo fa in un costante crescendo di tensione fino a un grande finale. Uscirà a ottobre, e sarà uno di quei film da non perdere.

Da non perdere, vista la grande passione che dilaga per il Giappone, i manga e gli anime, è Look Back, di Hirokazu Kore-eda. È la storia di due bambine appassionate di manga che crescono insieme e finiscono per dare vita al loro sogno e creare il loro anime, mentre la vita scorre. È un film poetico in cui Kore-eda continua il suo discorso sulla famiglia e affronta anche temi come l’hikikomori. La forza del disegno e gli elementi magici si intrecciano a questo romanzo di formazione. Anche questo, una volta arrivato in sala, sarà un film da non perdere.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Fiamme di stile in Laguna: il trionfo Penélope Cruz sul red carpet di Venezia 83

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Penélope Cruz sul red carpet di Venezia 83

Il magnetismo del Lido non accenna a diminuire. Nella calda atmosfera veneziana, dove la Laguna riflette le luci dei riflettori e l’aria profuma di grande cinema, il red carpet si trasforma nella passerella più ambita della stagione. È un teatro a cielo aperto in cui le star non si limitano a sfilare, ma inscenano veri e propri racconti di stile. Per la première di Bunker, la pellicola firmata da Florian Zeller, e la presentazione dell’attesissimo Company di Casey Affleck, l’alta moda ha mandato in scena una sinfonia seducente e drammatica. A dominare sono le due sfumature più passionali del guardaroba serale: la potenza sfacciata del rosso e la misteriosa sobrietà del nero.

L’atmosfera cambia immediatamente quando una delle coppie più iconiche del cinema contemporaneo arriva sul tappeto rosso di Venezia 83. Penélope Cruz e Javier Bardem fanno il loro ingresso mano nella mano, mostrando ancora una volta una complicità autentica e magnetica.

Una diva in rosso

Penélope Cruz conquista la scena con un look che celebra la femminilità mediterranea. Per il red carpet sceglie un abito Chanel rosso acceso, dalla linea lunga e scultorea. Il modello avvolge la figura con eleganza. Le sottili spalline incorniciano il décolleté, mentre la gonna scende dritta fino al suolo. A rendere il look più deciso è un profondo spacco laterale, impreziosito da bottoni dorati. Inoltre, leggere frange sui fianchi aggiungono movimento alla silhouette. Anche i gioielli contribuiscono a illuminare l’insieme. Penélope indossa orecchini pendenti a forma di stella e un importante anello con diamante citrino. Il risultato è luminoso, sensuale e sofisticato.

Javier Bardem, eleganza in blu notte

Al suo fianco, Javier Bardem sceglie invece un’eleganza più classica. L’attore indossa uno smoking blu notte firmato Zegna, realizzato su misura. La giacca monopetto è abbinata a una camicia bianca e a un papillon in seta. A completare il look, scarpe eleganti e perfettamente lucidate. Una scelta essenziale, ma di grande effetto.

Bardem dimostra così come la sartorialità maschile possa ancora essere uno dei linguaggi più efficaci dell’eleganza sul red carpet. Insieme, Penélope Cruz e Javier Bardem costruiscono una delle immagini più riuscite della serata: lei luminosa e passionale, lui sobrio e impeccabile. Due interpretazioni diverse dello stile, unite dalla stessa naturale presenza scenica. Il rosso, colore della passione cinematografica per eccellenza, non è rimasto un’esclusiva della Cruz. Sulla passerella veneziana si sono alternate interpretazioni differenti ma egualmente ipnotiche di questa tonalità così audace.

Rocío Muñoz Morales: La danza dei volant firmata Alberta Ferretti

Rocío Muñoz Morales sa perfettamente come dominare la scena e regalare un momento da pura diva d’altri tempi. L’attrice e conduttrice incanta i fotografi indossando una creazione da sogno firmata Alberta Ferretti, declinata in una calda sfumatura di rosso scuro. L’abito è un trionfo di leggerezza e movimento: le maniche a mantella e i molteplici strati di volant voluttuosi creano un effetto scenografico unico a ogni passo, trasformando la sua sfilata in una danza boho-chic. Il look è coronato da un maestoso pendente di Crivelli con un rubino incastonato in tinta e da un chignon tirato e rigoroso, perfetto tributo all’iconografia classica spagnola.

Patrick Schwarzenegger: il Dandy contemporaneo in Tom Ford

Chi l’ha detto che l’uomo debba necessariamente rifugiarsi nel solito completo scuro? Patrick Schwarzenegger rompe gli schemi tradizionali del menswear da grande occasione e stupisce sul red carpet con un completo Tom Ford by Haider Ackermann di rara raffinatezza. La giacca doppiopetto, declinata in un rosso vivo e vibrante, si abbina a pantaloni neri dal taglio impeccabile, a una camicia a righe azzurre e bianche e a una cravatta coordinata. L’insieme, audace ed eccentrico, strizza l’occhio all’estetica dandy e consacra il giovane attore tra gli uomini più eleganti e coraggiosi della serata.

Il rosso rappresenta una vera fiammata di energia, mentre il nero rimane, invece, la scelta d’elezione per chi desidera muoversi con passo sicuro nell’universo del fascino notturno. Del resto, minimalista, drammatico e scultoreo, il nero ha vestito protagoniste e protagonisti del Lido attraverso interpretazioni diverse, ma, allo stesso tempo, tutte capaci di lasciare il segno. Inoltre, stagione dopo stagione, questa tonalità si è confermata una presenza immancabile sul red carpet, proprio grazie alla sua capacità di adattarsi a stili e personalità differenti. In definitiva, il nero continua così a rappresentare una scelta senza tempo, capace di coniugare eleganza, carattere e un’immediata forza scenografica.

Maggie Gyllenhaal: la regalità del velluto Armani Privé

In qualità di presidentessa della giuria, Maggie Gyllenhaal continua a dare lezioni indiscusse di stile, senza mai sbagliare un colpo. Per la serata sceglie una creazione di Giorgio Armani Privé in velluto blu notte, così profondo da confondersi con la tenebra della sera. L’abito a maniche lunghe avvolge e scolpisce la silhouette con una grazia regale, guidando lo sguardo verso una profonda scollatura a V impreziosita da un sottile bordo di luce scintillante. Il piccolo strascico che scivola con discrezione sul tappeto rosso completa una visione di straordinaria misura, compostezza e nobiltà sartoriale.

Il fascino audace dello smoking a pelle

Greta Scarano, volto e conduttrice di questa edizione della Mostra, conferma la sua predilezione per il guardaroba maschile reinterpretato in chiave ultra-femminile. L’attrice e regista sfila con un completo da sera firmato Giorgio Armani, composto da pantaloni a sigaretta alla caviglia e da un blazer lungo indossato con audacia direttamente a pelle. A spezzare l’austerità del tailleur pensano i gioielli da sogno tempestati di diamanti e le calzature dai tacchi vertiginosi. Ad addolcire l’insieme contribuisce anche l’hairstyle: un bob corto pettinato con un morbido e voluminoso gusto anni Novanta che dona freschezza all’intero look.

Catherine Caylee Cowan: mistero dark e trasparenze scultoree

Tra le apparizioni più ammirate e fotografate della serata c’è indubbiamente Catherine Caylee Cowan. L’attrice regala un momento di glamour purissimo e vagamente dark presentandosi con un abito bustier nero da vera sirena della notte. Il corpetto steccato a vita bassa gioca sapientemente con le trasparenze del tessuto, lasciando intuire la figura senza mai eccedere, mentre la gonna scivola fluida fino a terra. Il make-up intenso e l’acconciatura tirata indietro le conferiscono uno sguardo fiero e statuario che non ammette repliche: una delle interpretazioni più riuscite ed eleganti di tutto il Festival.

Casey e Ben Affleck: L’unione fraterna e la tradizione hollywoodiana

L’arrivo di Company porta al Lido una massiccia dose di fascino hollywoodiano, affidata alla presenza dei fratelli Affleck. Impegnato nel triplo ruolo di regista, sceneggiatore e protagonista, Casey sceglie un minimalismo impeccabile. Il suo abito sartoriale total black, caratterizzato da revers stretti e lucidi, riflette perfettamente l’approccio schivo e rigoroso dell’artista.

Al suo fianco, Ben Affleck sorride sornione ai fotografi e punta sulla tradizione con un classico completo scuro, abbinato a una camicia bianca e una cravatta in tinta. Il risultato racconta due modi differenti ma complementari di interpretare l’eleganza maschile americana. Da una parte il rigore essenziale di Casey, dall’altra la disinvoltura sofisticata di Ben. A unirli sono una solida tradizione sartoriale, una naturale presenza scenica e quell’inconfondibile fascino hollywoodiano.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Credit copertina: RED_CARPET_-_BUNKER_-_Actress_Pen__lope_Cruz__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia___1_-1.jpg

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Venezia 83: The Eco Chamber, la canzone dell’appartamento di Bertolucci e Pallaoro

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Le canzoni dell’appartamento è il titolo di un album di un noto cantautore italiano. La canzone dell’appartamento è la prima definizione che ci viene in mente per racchiudere il senso di The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, presentato in concorso a Venezia, che sarà nelle sale dal 10 settembre per 01 Distribution. The Echo Chamber è un film molto atteso. È infatti tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, scritta con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.

L’appartamento è uno dei protagonisti della storia, sullo stesso piano dei tre personaggi principali. Tutto quello che vediamo avviene lì dentro. Quello che avviene fuori è solo immaginato o evocato. E, mentre gli altri personaggi entrano ed escono di scena, l’appartamento è sempre lì, presente, solido, immutabile. È un personaggio non solo per questo, ma perché contribuisce al dialogo tra gli altri caratteri, li lega, li unisce. Dopo un primo fatto tragico che segna uno spartiacque nella storia, infatti, Leo e Anne cominciano a non vedersi più. Quando lui c’è lei non c’è. Quando lui esce lei entra per abitare quell’appartamento, cogliere e lasciare segnali, sentire delle parti di lui.

Leo è un Luca Marinelli che, dopo tante trasformazioni e ruoli sopra le righe, vediamo finalmente al naturale. O, almeno, con le variazioni minime di cui il personaggio ha bisogno. I capelli lunghi e lisci che vivono di vita propria, la barba folta e curata, gli occhi azzurri profondi e liquidi, quel sorriso buono, empatico. Il corpo atletico e tonico, ma senza quell’esibizione eccessiva di muscoli che vediamo in tanti attori oggi. Luca Marinelli, con il suo fare affabile, ci trascina dentro la storia.

Dolce, ritrosa e riservata ed empatica è anche Alicia Wikander nel ruolo di Anne. Il volto da bambina, semplice, pulito. Il corpo adolescenziale, minuto, nervoso, la rendono perfetta nel ruolo di un medico che inizia a curare Leo, alleviandogli prima il dolore fisico e poi un malessere esistenziale. Finendo per trasformare la cura in amore o in qualcosa di simile. Tra loro c’è Ava, Susan Sarandon. Non il terzo incomodo di un triangolo, ma piuttosto un ulteriore collante, un altro mezzo di comunicazione tra loro, la voce, una canzone per riunirli. Susan Sarandon, in una parola, è aura. È carisma, è i suoi occhi profondi, i suoi tratti inconfondibili. È una voce bassa, profonda. Che nei numeri musicali dà i brividi.

Perché Leo e Anne si avvicinano e si allontanano continuamente? È la parabola del porcospino. Quando è inverno, i porcospini si avvicinano sempre di più per stare al caldo. Ma, in questo modo, più si avvicinano più finiscono per ferirsi l’un l’altro. È così anche per Leo e Anne. Ma non è forse così per tutti? Così il loro rapporto è un continuo adattamento, un continuo chiedersi “sono troppo vicino? E adesso?”. Ma non è forse stato così per tutti noi in certi momenti della nostra vita?

Andrea Pallaoro riprende l’eredità di Bertolucci, e dei suoi tanti film girati tra 4 mura, e ne fa un film molto personale, lontano dallo stile del grande Maestro. Dove, nel cinema dell’autore di Ultimo tango a Parigi, tutto era passionale, intenso, qui è tutto raffreddato, tutto minimalista, intimista e giocato sulla sottrazione. The Echo Chamber (il titolo ha a che fare con la musica e quell’enorme stanza negli studi di registrazione usata per creare l’effetto dell’eco) è un film rarefatto, ipnotico, magnetico. In cui la passione è tenuta a freno, come del resto fanno i protagonisti, ma c’è. E in cui la musica, magnifica, è onnipresente e in primo piano. Ci ricorda che un appartamento, con i suoi oggetti, i suoi libri, i suoi strumenti, può lasciare un messaggio. Che una canzone, incisa appositamente, può essere una lettera d’amore. Call My Name. Chiama il mio nome.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Il fascino magnetico del total black (e i colpi di colore d’autore) sul red carpet di Venezia 83

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Il Lido di Venezia si tinge di un’eleganza d’altri tempi, profonda, drammatica e assolutamente ipnotica. Si apre così la seconda settimana dell’83esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica, tra la solennità di una leggenda del cinema come Ellen Burstyn, pronta a ritirare il suo Leone d’oro alla carriera, e la freschezza delle nuove proiezioni in passerella.

Il sesto red carpet della laguna diventa il palcoscenico ideale per celebrare il potere del total black: un rifugio stilistico sicuro, simbolo indiscusso di sartorialità ed enigma che sul tappeto rosso non delude mai. Eppure, in questa parata di sobrietà, non sono mancati improvvisi e folgoranti bagliori di luce, pennellate di colore inaspettate e scelte di stile d’autore capaci di spezzare la monotonia con pura personalità.

Le Regine della notte: il seducente mistero del nero

A guidare la parata di fascino della serata è Irina Shayk, che trasforma la semplicità in pura teatralità contemporanea. La supermodella incanta i fotografi con un abito nero dalla costruzione sartoriale impeccabile. La silhouette è definita da una profonda scollatura sulla schiena, drappeggi fluidi e maniche asimmetriche. A fare davvero la differenza, però, è l’attitudine effortless. Il make-up è quasi impercettibile, mentre i gioielli rigidi aggiungono carattere. Ai piedi arriva, infine, la sorpresa più cool: i camperos in maglia firmati Camper x Issey Miyake. Un contrasto inaspettato che rende il look ancora più contemporaneo. Non tutti quelli che fanno la differenza indossano una tuta da allenatore.

Il trionfo del classico: Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano

Valeria Bruni Tedeschi illumina il red carpet con un lungo tubino nero ricoperto da una pioggia di paillettes ton sur ton. A completare il look, un maxi collier con pietre rosa crea un raffinato punto luce. Al suo fianco, Jasmine Trinca punta invece su una raffinatezza misurata e senza tempo. Onde morbide e orecchini pendenti di brillanti completano un’immagine elegante e sofisticata.

Romana Maggiora Vergano sceglie, invece, l’alta moda d’altri tempi. L’attrice indossa una creazione Chanel Couture da sera, resa ancora più intensa dal rossetto rosso fuoco e dai gioielli preziosi.

Il dandy e il concettuale: l’universo maschile

Anche l’eleganza maschile risponde a colpi di sartorialità e dettagli ricchi di significato. Adriano Giannini ruba la scena con una classe innata. Il suo completo blu notte è completato da gemelli e papillon, in un’immagine che richiama inevitabilmente l’allure del padre Giancarlo. Più concettuale è invece il look del regista Paolo Strippoli. Sul suo outfit scuro spicca una spirale stampata sulla cravatta, un dettaglio dal forte valore simbolico e narrativo, legato al suo film The Spiral.

Infine, Riccardo Scamarcio gioca la carta della bellezza distratta. La camicia leggermente aperta completa un look disinvolto e sensuale, perfettamente coerente con il suo ruolo di “bello e impossibile”.

I colpi di scena: la rivoluzione dei toni chiari e delle sfumature pop

Non mancano, tuttavia, le star pronte a spezzare l’egemonia del nero con autentici colpi di luce. Greta Scarano, madrina del Festival, abbandona le tinte scure dei giorni precedenti e sceglie un completo color bianco panna. Il look è composto da pantaloni palazzo e giacca doppiopetto.

A illuminarlo ulteriormente sono una preziosa parure di smeraldi e uno chignon basso dall’effetto scultoreo. Il risultato è sofisticato, luminoso e decisamente scenografico. Pamela Anderson prosegue invece la sua celebre rivoluzione no make-up. Per l’occasione sceglie la delicatezza del glicine in un total look Carolina Herrera. Dettagli tartarugati e un’inedita pochette a ventaglio completano l’ensemble, confermandone l’attitudine elegante ma mai prevedibile.

Maggie Gyllenhaal e il gioco dei volumi

Sullo sfondo, ma non certo per importanza, Maggie Gyllenhaal impartisce l’ennesima lezione di stile all’insegna dell’effortless chic. Radiosa e perfettamente padrona del suo ruolo di Presidente di Giuria, l’attrice e regista dimostra ancora una volta come bilanciare le proporzioni con maestria. Pur prediligendo una palette dai toni cupi, la Gyllenhaal illumina il red carpet indossando un seducente top burgundy, reso vibrante da un gioco architettonico di ruches e volant che dona dinamismo e romanticismo dark alla silhouette.

A contrastare questo volume scultoreo, un paio di rigorosi pantaloni neri svasati che slanciano la figura, fondendo formalità e un tocco squisitamente anni Settanta. A completare il quadro, gioielli in argento dai bagliori freddi e un paio di occhiali da sole da diva firmati Christian Dior, perfetti per aggiungere quel guizzo di mistero intellettuale che tanto la contraddistingue. Il risultato è un ensemble sofisticato, rilassato e profondamente contemporaneo.

Il caftano solare di Ellen Burstyn

Ma la vera regina della serata, capace di eclissare ogni moda passeggera, è la novantatreenne Ellen Burstyn. Per ritirare il suo Leone d’Oro alla Carriera, la divina attrice Premio Oscar sceglie un ensemble vitaminico giallo e arancione composto da un lungo caftano e un soprabito tempestato di strass. Un’esplosione di gioia, personalità e carisma che ricorda a tutti la regola aurea del glamour: lo stile più bello è quello che celebra la propria storia con il sorriso.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Credit copertina: RED_CARPET_-_L_ESTRANEA__THE_SPIRAL__-_Actress_Jasmine_Trinca__Ph._Aleksander_Kalka_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia

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