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Venezia 83: The Eco Chamber, la canzone dell’appartamento di Bertolucci e Pallaoro

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Le canzoni dell’appartamento è il titolo di un album di un noto cantautore italiano. La canzone dell’appartamento è la prima definizione che ci viene in mente per racchiudere il senso di The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, presentato in concorso a Venezia, che sarà nelle sale dal 10 settembre per 01 Distribution. The Echo Chamber è un film molto atteso. È infatti tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, scritta con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.

L’appartamento è uno dei protagonisti della storia, sullo stesso piano dei tre personaggi principali. Tutto quello che vediamo avviene lì dentro. Quello che avviene fuori è solo immaginato o evocato. E, mentre gli altri personaggi entrano ed escono di scena, l’appartamento è sempre lì, presente, solido, immutabile. È un personaggio non solo per questo, ma perché contribuisce al dialogo tra gli altri caratteri, li lega, li unisce. Dopo un primo fatto tragico che segna uno spartiacque nella storia, infatti, Leo e Anne cominciano a non vedersi più. Quando lui c’è lei non c’è. Quando lui esce lei entra per abitare quell’appartamento, cogliere e lasciare segnali, sentire delle parti di lui.

Leo è un Luca Marinelli che, dopo tante trasformazioni e ruoli sopra le righe, vediamo finalmente al naturale. O, almeno, con le variazioni minime di cui il personaggio ha bisogno. I capelli lunghi e lisci che vivono di vita propria, la barba folta e curata, gli occhi azzurri profondi e liquidi, quel sorriso buono, empatico. Il corpo atletico e tonico, ma senza quell’esibizione eccessiva di muscoli che vediamo in tanti attori oggi. Luca Marinelli, con il suo fare affabile, ci trascina dentro la storia.

Dolce, ritrosa e riservata ed empatica è anche Alicia Wikander nel ruolo di Anne. Il volto da bambina, semplice, pulito. Il corpo adolescenziale, minuto, nervoso, la rendono perfetta nel ruolo di un medico che inizia a curare Leo, alleviandogli prima il dolore fisico e poi un malessere esistenziale. Finendo per trasformare la cura in amore o in qualcosa di simile. Tra loro c’è Ava, Susan Sarandon. Non il terzo incomodo di un triangolo, ma piuttosto un ulteriore collante, un altro mezzo di comunicazione tra loro, la voce, una canzone per riunirli. Susan Sarandon, in una parola, è aura. È carisma, è i suoi occhi profondi, i suoi tratti inconfondibili. È una voce bassa, profonda. Che nei numeri musicali dà i brividi.

Perché Leo e Anne si avvicinano e si allontanano continuamente? È la parabola del porcospino. Quando è inverno, i porcospini si avvicinano sempre di più per stare al caldo. Ma, in questo modo, più si avvicinano più finiscono per ferirsi l’un l’altro. È così anche per Leo e Anne. Ma non è forse così per tutti? Così il loro rapporto è un continuo adattamento, un continuo chiedersi “sono troppo vicino? E adesso?”. Ma non è forse stato così per tutti noi in certi momenti della nostra vita?

Andrea Pallaoro riprende l’eredità di Bertolucci, e dei suoi tanti film girati tra 4 mura, e ne fa un film molto personale, lontano dallo stile del grande Maestro. Dove, nel cinema dell’autore di Ultimo tango a Parigi, tutto era passionale, intenso, qui è tutto raffreddato, tutto minimalista, intimista e giocato sulla sottrazione. The Echo Chamber (il titolo ha a che fare con la musica e quell’enorme stanza negli studi di registrazione usata per creare l’effetto dell’eco) è un film rarefatto, ipnotico, magnetico. In cui la passione è tenuta a freno, come del resto fanno i protagonisti, ma c’è. E in cui la musica, magnifica, è onnipresente e in primo piano. Ci ricorda che un appartamento, con i suoi oggetti, i suoi libri, i suoi strumenti, può lasciare un messaggio. Che una canzone, incisa appositamente, può essere una lettera d’amore. Call My Name. Chiama il mio nome.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Il fascino magnetico del total black (e i colpi di colore d’autore) sul red carpet di Venezia 83

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Il Lido di Venezia si tinge di un’eleganza d’altri tempi, profonda, drammatica e assolutamente ipnotica. Si apre così la seconda settimana dell’83esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica, tra la solennità di una leggenda del cinema come Ellen Burstyn, pronta a ritirare il suo Leone d’oro alla carriera, e la freschezza delle nuove proiezioni in passerella.

Il sesto red carpet della laguna diventa il palcoscenico ideale per celebrare il potere del total black: un rifugio stilistico sicuro, simbolo indiscusso di sartorialità ed enigma che sul tappeto rosso non delude mai. Eppure, in questa parata di sobrietà, non sono mancati improvvisi e folgoranti bagliori di luce, pennellate di colore inaspettate e scelte di stile d’autore capaci di spezzare la monotonia con pura personalità.

Le Regine della notte: il seducente mistero del nero

A guidare la parata di fascino della serata è Irina Shayk, che trasforma la semplicità in pura teatralità contemporanea. La supermodella incanta i fotografi con un abito nero dalla costruzione sartoriale impeccabile. La silhouette è definita da una profonda scollatura sulla schiena, drappeggi fluidi e maniche asimmetriche. A fare davvero la differenza, però, è l’attitudine effortless. Il make-up è quasi impercettibile, mentre i gioielli rigidi aggiungono carattere. Ai piedi arriva, infine, la sorpresa più cool: i camperos in maglia firmati Camper x Issey Miyake. Un contrasto inaspettato che rende il look ancora più contemporaneo. Non tutti quelli che fanno la differenza indossano una tuta da allenatore.

Il trionfo del classico: Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano

Valeria Bruni Tedeschi illumina il red carpet con un lungo tubino nero ricoperto da una pioggia di paillettes ton sur ton. A completare il look, un maxi collier con pietre rosa crea un raffinato punto luce. Al suo fianco, Jasmine Trinca punta invece su una raffinatezza misurata e senza tempo. Onde morbide e orecchini pendenti di brillanti completano un’immagine elegante e sofisticata.

Romana Maggiora Vergano sceglie, invece, l’alta moda d’altri tempi. L’attrice indossa una creazione Chanel Couture da sera, resa ancora più intensa dal rossetto rosso fuoco e dai gioielli preziosi.

Il dandy e il concettuale: l’universo maschile

Anche l’eleganza maschile risponde a colpi di sartorialità e dettagli ricchi di significato. Adriano Giannini ruba la scena con una classe innata. Il suo completo blu notte è completato da gemelli e papillon, in un’immagine che richiama inevitabilmente l’allure del padre Giancarlo. Più concettuale è invece il look del regista Paolo Strippoli. Sul suo outfit scuro spicca una spirale stampata sulla cravatta, un dettaglio dal forte valore simbolico e narrativo, legato al suo film The Spiral.

Infine, Riccardo Scamarcio gioca la carta della bellezza distratta. La camicia leggermente aperta completa un look disinvolto e sensuale, perfettamente coerente con il suo ruolo di “bello e impossibile”.

I colpi di scena: la rivoluzione dei toni chiari e delle sfumature pop

Non mancano, tuttavia, le star pronte a spezzare l’egemonia del nero con autentici colpi di luce. Greta Scarano, madrina del Festival, abbandona le tinte scure dei giorni precedenti e sceglie un completo color bianco panna. Il look è composto da pantaloni palazzo e giacca doppiopetto.

A illuminarlo ulteriormente sono una preziosa parure di smeraldi e uno chignon basso dall’effetto scultoreo. Il risultato è sofisticato, luminoso e decisamente scenografico. Pamela Anderson prosegue invece la sua celebre rivoluzione no make-up. Per l’occasione sceglie la delicatezza del glicine in un total look Carolina Herrera. Dettagli tartarugati e un’inedita pochette a ventaglio completano l’ensemble, confermandone l’attitudine elegante ma mai prevedibile.

Maggie Gyllenhaal e il gioco dei volumi

Sullo sfondo, ma non certo per importanza, Maggie Gyllenhaal impartisce l’ennesima lezione di stile all’insegna dell’effortless chic. Radiosa e perfettamente padrona del suo ruolo di Presidente di Giuria, l’attrice e regista dimostra ancora una volta come bilanciare le proporzioni con maestria. Pur prediligendo una palette dai toni cupi, la Gyllenhaal illumina il red carpet indossando un seducente top burgundy, reso vibrante da un gioco architettonico di ruches e volant che dona dinamismo e romanticismo dark alla silhouette.

A contrastare questo volume scultoreo, un paio di rigorosi pantaloni neri svasati che slanciano la figura, fondendo formalità e un tocco squisitamente anni Settanta. A completare il quadro, gioielli in argento dai bagliori freddi e un paio di occhiali da sole da diva firmati Christian Dior, perfetti per aggiungere quel guizzo di mistero intellettuale che tanto la contraddistingue. Il risultato è un ensemble sofisticato, rilassato e profondamente contemporaneo.

Il caftano solare di Ellen Burstyn

Ma la vera regina della serata, capace di eclissare ogni moda passeggera, è la novantatreenne Ellen Burstyn. Per ritirare il suo Leone d’Oro alla Carriera, la divina attrice Premio Oscar sceglie un ensemble vitaminico giallo e arancione composto da un lungo caftano e un soprabito tempestato di strass. Un’esplosione di gioia, personalità e carisma che ricorda a tutti la regola aurea del glamour: lo stile più bello è quello che celebra la propria storia con il sorriso.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Credit copertina: RED_CARPET_-_L_ESTRANEA__THE_SPIRAL__-_Actress_Jasmine_Trinca__Ph._Aleksander_Kalka_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia

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Venezia 83: Oasis, Robert Pattinson e… Nanni Moretti. È l’ora dei divi

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Sabato 5 settembre a Venezia è stata la giornata delle star. Rockstar planetarie, come Noel e Liam Gallagher, gli Oasis. Robert Pattinson, divo amatissimo dai tempi di Twilight, e ormai lanciato verso percorsi autoriali lontanissimi dal vampiro Edward Cullen. E poi Nanni Moretti, la star dei registi di casa nostra, tornato a Venezia in concorso dopo 37 anni, quando, con Sogni d’oro, aveva vinto il Leone d’Argento, Otto anni dopo aveva presentato Palombella Rossa alla Settimana della Critica. E poi per lui c’è stato solo Cannes. Ora è il momento di tornare a casa.

Iniziamo da lui, da Robert Pattinson, divo, o ex divo, del nostro cinema di oggi, visto che sta privilegiando ruoli sempre più scomodi e sfaccettati. Pattinson è stato perfetto al Lido, in entrambe le vesti: quelle di protagonista sul red carpet, in un look total white di Dior, un abito gessato bianco con giacca a doppiopetto e una cravatta regimental bordeaux con righe bianche e azzurre. Di Dior anche gli occhiali. Perfetta, accanto a lui, anche la compagna Suki Waterhouse, attrice e musicista, in un abito di pizzo verde salvia di Saint Laurent. Pattinson non ha deluso neanche nell’altra veste, quella di protagonista del film Primetime di Lance Oppenheim, prima opera di finzione di un documentarista, la storia di un conduttore senza scrupoli di un reality show della NBC, To Catch A Predator, che provava ad attirare pedofili e smascherarli in diretta. C’è chi, vedendo il film, ha detto di aver provato un sincero fastidio per il personaggio e per la storia. E questo vuol dire che Robert Pattinson ha fatto un grande lavoro. Sì, perché è proprio questo che è stato Chris Hansen. E non è che l’ultimo della galleria dei personaggi ambigui che Pattinson sta portando sullo schermo. Abbiamo ancora negli occhi il viscido e disturbante Antinoo dell’Odissea di Nolan. E proprio l’attore, a Venezia, ha confessato la vicinanza tra i due personaggi. “C’è stato poco stacco tra i due film. Ogni tanto vedevo Antinoo e ci ritrovavo qualcosa di Hansen”.

Divi e antidivi per antonomasia, rockstar con oltre 30 anni di carriera alle spalle, sono Liam e Noel Gallagher, fratelli coltelli, amici e nemici e poi di nuovo amici, artefici della storia di una delle band più di successo degli anni Novanta, poi sciolta e ricomposta nella famosa reunion con relativo tour mondiale. Oasis: Don’t Look Back In Anger è il film che racconta questa storia e che ha portato i fratelli Gallagher – loro in look total black, sneakers a parte – sul red carpet di Venezia. Il racconto della reunion inizia con le prove, dove i due fratelli arrivano con mood completamente diversi: Noel arriva subito giovale e saluta tutti, Liam arriva dopo due giorni scorbutico e nervoso. Qualcosa però cambia. Perché inizia a scorrere la musica ed è questa grande musica che, in questi anni, ha unito i fratelli. E, possiamo dirlo, ha unito anche noi che li abbiamo ascoltati a lungo. E poi il giorno del debutto sul palco, con Liam che prende la mano del fratello maggiore, davanti a tutti. Il racconto di questi due fratelli si intreccia con quello dei fan della band, con le storie private dei Gallagher e dei loro figli. È la loro storia. Ma è anche la nostra.

La star di casa nostra, invece, è lui. Nanni Moretti ha presentato, in concorso, il suo nuovo film, Succederà questa notte, ed è stato un grande successo. Il precedente film tratto da un libro di Eshkol Nevo, Tre piani, presentato qualche anno fa a Cannes, non era sembrato poi molto riuscito. Tratto dallo stesso autore, Succederà questa notte è un film che parla di amore, di attrazione, della nascita e del suo percorso negli anni. La storia, infatti, si snoda lungo tre città e lungo un arco temporale di diciassette anni. È un film meno intellettuale, e più emotivo, di quelli a cui siamo abituati. Nel cast ci sono Louis Garrell e Jasmine Trinca, gli alter ego del regista, e Laura Morante. Per Moretti, oggi, l’amore è “o tutto o niente”: è la storia dell’attrazione tra Matteo, libraio, e Greta, attrice. Si conoscono su un campo di tennis, si legano ad altri, coinvolgono altre persone nelle loro vite e nel loro amore. Dieci minuti di applausi, così si dice, applausi anche all’apparizione in sala stampa. “Anni fa avevo coniato una frase un po’ scema, ‘vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello’. Ecco, con il passare del tempo mi sono detto che non voglio fare sempre lo stesso film”. E, finalmente, Nanni Moretti ha fatto un film davvero diverso dal solito. C’è sempre la passione, l’alto livello della recitazione, i balletti. E le canzoni. Ascoltiamo Bruce Springsteen con Hungry Hearts e Because The Night (riprese durante un suo concerto a San Sebastian) e She’s Like The Rainbow dei Rolling Stones. Per citare una sua celebre frase: continuiamo così, facciamoci del bene. E dei bei film.

Tra i film italiani ha diviso il pubblico, che ha risposto con applausi e fischi, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, un passato da ottimo attore (era il protagonista di Ovosodo) e un presente da regista. La città dei vivi è tratto dal romanzo di Nicola Lagioia sull’omicidio di Luca Varani. Se il romanzo si concentrava sulla gratuità dell’omicidio e sulle polemiche successive, il film cambia prospettiva. Cerca di evitare la pornografia del dolore, il sensazionalismo, per raccontare quello che i media non avevano raccontato, cioè la vita della vittima prima del suo omicidio. Il regista lo chiama “un romanzo di formazione interrotto”, che però non vuole trovare le ragioni di quell’interruzione. Il protagonista è il giovane Emanuele Maria Di Stefano, e nel cast brilla, nel ruolo del padre, Valerio Mastandrea. Balcanica è l’opera prima di Nicola Sorcinelli, presentata alle Giornate degli Autori. Parla di un viaggio lungo la rotta balcanica – quel percorso dei migranti che non passa per il mare e non è mai visto – di un padre e un figlio che arrivano dall’Afghanistan quando la musica viene vietata. È un film importante per far sapere quello che accade e che troppo poco spesso ci viene raccontato. Ieri, a Venezia, è stato presentato in concorso anche The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, di cui vi parleremo domani.

La giornata di ieri, al Lido, è stata anche quella dell’unica regista donna in concorso (in realtà si è aggiunta anche Rachel Szork, coautrice del film NAZA, che verrà presentato i prossimi giorni). È May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, che ha presentato Kvinde Ukedt (Woman Unknown). È la storia di un matrimonio minacciato da un’ombra nel passato. È un’opera importante dal punto di vista sociale e storico. Marie sta per sposare il ricco vedovo Christian, di cui è stata la tata della figlia. Ma siamo nel 1945, alla fine della guerra. E la donna porta con sé un segreto scomodo. Woman Unknown è un film che parla del disprezzo per il corpo delle donne, di indipendenza femminile, di differenza di classe, delle ferite che si portano dietro la guerra e i totalitarismi. È un film di cui si parla già di Leone d’Oro, o, almeno, di un posto nel palmares.

E al Leone d’Oro si candida anche un film in arrivo dall’Oriente, dalla fertile Corea. È Possible Love di Lee Chang-dong, uno dei più grandi autori coreani, Leone d’Argento a Venezia nel 2002 con Oasis, ispirato a uno dei capitoli del decalogo di Kieslowski. È la storia di un documentario che una donna ricca e borghese intende fare su un operaio che è stato licenziato. A farsi intervistare è la moglie, affascinata da quella differenza di classe che crede possa sparire, mentre il marito si trincera dietro un risentimento che non sembra poter sparire. È una storia commovente, che ha delle basi vere, uno sciopero represso con la violenza. L’autore coreano ci fa vedere questa storia da un altro punto di vista: l’amore che riesce a sconfiggere il potere. Segnate questo film. Perché ne sentiremo parlare a lungo.

Ci sono altri bei film che sono passati al Lido in questi giorni. 15/18 di Cedric Kahn è un viaggio dentro un ospedale psichiatrico per adolescenti (il titolo indica proprio l’età dei pazienti che si trovano lì). Seguiamo una serie di ragazzi e ragazze e le loro patologie, l tensioni, le crisi e le speranze. E i medici e infermieri che cercano di fare del loro meglio per aiutarli. Cedric Khan, che interpreta anche un ruolo, quello di uno dei medici, racconta questa comunità con empatia, provando a entrare nel mondo e nell’anima di questi ragazzi. Non vuole dare lezioni, né giudizi. Ma provando a cogliere la voglia di vita di questi giovani.

Nelson-san, anata wa hito o koroshimashita ka, che vuol dire “Ha mai ucciso qualcuno, signor Nelson?”) di Shin’ya Tsukamoto è tratto dal libro autobiografico di Allan Nelson sul trauma per la guerra in Vietnam e il suo superamento. L’educazione a uccidere che si ha diventando un marine, i massacri che avvengono in ogni guerra, e il conseguente disagio provato al rientro dal Vietnam. Uno psichiatra, interpretato dall’empatico Geoffrey Rush, riesce a salvarlo. La morte, il sangue, le ferite appaiono negli incubi di Nelson, ed è una cosa per stomaci forti. Ma l’orrore della guerra è questo. Ed è giusto raccontarlo perché di guerre non ce ne siano più.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Sotto le luci del Lido: il grande racconto dei look sul red carpet di Venezia 83

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Mstra del cinema di Venezia

Tra l’allure del grande cinema internazionale, le atmosfere romantiche della Laguna e una pioggia di star, l’83esima Mostra del Cinema di Venezia entra nel vivo. Giorno dopo giorno, il red carpet si conferma uno degli appuntamenti più attesi anche per gli appassionati di moda. Sul tappeto rosso, infatti, attrici, attori e celebrity internazionali trasformano ogni uscita in una vera dichiarazione di stile. Abiti couture, smoking impeccabili e dettagli audaci si alternano così a look dal forte significato simbolico. In questa edizione di Venezia 83 non manca, inoltre, la voglia di sperimentare.

Accanto alla sartorialità più classica trovano spazio silhouette sensuali, contrasti cromatici e accessori capaci di catturare immediatamente l’attenzione. Allo stesso tempo, alcune star scelgono la moda come strumento per veicolare messaggi importanti. Il risultato è un red carpet vario e contemporaneo, dove glamour, personalità e impegno civile convivono. Ecco, quindi, alcuni dei look che hanno già conquistato i riflettori della Laguna.

Eleganza e sartorialità sul red carpet

Riflettori puntati sulla coppia più attesa della Laguna. Alicia Vikander e Michael Fassbender incantano il pubblico con una perfetta sintesi di romanticismo e sartorialità. L’attrice sfila con un abito celeste a bustier senza spalline. Il maxi fiocco scultoreo in vita definisce la silhouette e aggiunge volume al look. A completare l’insieme ci sono gioielli ridotti al minimo. La scelta lascia così protagonista la linea dell’abito. Al suo fianco, Michael Fassbender punta invece sull’impeccabilità del classico smoking doppiopetto nero. Il look è completato da un papillon strutturato. Inoltre, gli occhiali da sole scuri aggiungono un’attitudine tipicamente hollywoodiana. Anche Carolina Crescentini si conferma tra le presenze più raffinate di questa edizione. L’attrice indossa un abito a colonna dalla linea pulitissima. Il design gioca sul contrasto tra il bianco del davanti e il nero profondo del retro.

A fare la differenza sono soprattutto i dettagli. Una microsciarpa scura è annodata al collo, mentre ai piedi spiccano décolleté in raso di seta color giallo sole. Il risultato è sofisticato e, allo stesso tempo, sorprendente. Il dettaglio cromatico aggiunge infatti luce e personalità all’intero outfit. Anche Pilar Fogliati porta una nota di luminosità sul tappeto rosso. Il suo abito a bustier senza spalline, declinato nelle tonalità dell’oro freddo, cattura immediatamente la luce. Inoltre, il tessuto brillante viene valorizzato da gioielli di grande formato. Tra questi spiccano un importante anello cocktail e orecchini impreziositi da pietre rosa a contrasto.

Il glamour incontra l’impegno civile

Madrina e presenza costante di questa edizione della Mostra, Greta Scarano sceglie un’eleganza carica di significato. Sul red carpet si presenta con una creazione rosso intenso. Il look comprende una camicia velata e un’ampia gonna strutturata, che stringe la vita e valorizza la silhouette.
A rendere l’outfit ancora più significativo è, però, la scelta di rinunciare al maquillage tradizionale. Al suo posto compare il segno rosso sulla guancia, simbolo della campagna contro la violenza sulle donne. Infine, un rigido collier completa la mise con un tocco deciso.

Anche Susan Sarandon affida a un dettaglio il messaggio del suo look. L’icona del cinema internazionale sceglie un’eleganza minimalista e consapevole. Il suo abito nero d’ispirazione monacale presenta maniche lunghe e un elegante scollo a barca.
Proprio sullo scollo spicca una spilla con la colomba bianca e un messaggio dedicato alla pace. Il dettaglio si armonizza con un girocollo a catena in oro giallo. Inoltre, gli occhiali da sole dalla montatura brillante aggiungono un accento prezioso. Il risultato mette così in equilibrio rigore e glamour.

Audacia e codici contemporanei

Grande impatto visivo per Ricky Martin, che porta sul tappeto rosso un abbinamento ad alto rischio stilistico. Il look, curato da Tom Ford by Haider Ackermann, combina elementi classici e dettagli più disinvolti. Il cantante indossa una giacca doppiopetto bianca. La abbina a pantaloni scuri sartoriali e a una camicia lasciata aperta sul collo. L’ensemble mantiene quindi un’anima elegante, ma appare allo stesso tempo rilassato. Infine, gli occhiali da sole e il taglio cortissimo accentuano il carisma d’altri tempi dell’artista.

Sensualità e codici contemporanei, invece, per Irina Shayk. La supermodella russa riconferma la sua predilezione per le linee lingerie e i dettagli audaci. Per l’occasione sceglie un abito sottoveste in satin firmato Dolce&Gabbana. Il modello è caratterizzato da intrecci e lacci laterali lasciati a vista sulla lingerie coordinata. A completare l’insieme intervengono un gambaletto opaco al ginocchio e un imponente collare di diamanti. Il risultato è volutamente audace e mette in primo piano la sensualità della silhouette.

Lo stile bohémien

Fedele ai propri codici estetici, Luca Marinelli opta per un’eleganza rilassata e lontana dagli schemi più tradizionali. Il protagonista della serata indossa un completo con giacca doppiopetto dal taglio leggermente over. La abbina a una camicia scura, lasciata sbottonata sul collo.
Al posto della classica cravatta o del papillon, l’attore sceglie una bandana con motivi grafici bianchi. L’accessorio, annodato al collo, rende il completo più personale e informale. In questo modo, Marinelli interpreta la sartorialità attraverso una chiave bohémien.

Anche Alessandro Preziosi rivisita lo smoking Giorgio Armani in una chiave contemporanea. Sotto la giacca doppiopetto, l’attore sostituisce la camicia formale con una semplice T-shirt nera. Completa poi il look con mocassini in velluto, scelti al posto delle classiche calzature stringate. Infine, Orlando Bloom punta su una cifra stilistica più classica. L’attore sceglie il rigore cromatico del total black. Sfila con un completo monopetto nero e pantaloni dal taglio sartoriale affilato. La camicia scura e il papillon, quasi mimetizzato nella stessa tonalità, completano un look essenziale e impeccabile.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Copertina crediti: 118651-RED_CARPET_-_THE_ECHO_CHAMBER_-_Film_Delegation__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia___4_-2.jpg

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