Lifestyle
Le nuove tendenze in fatto di regali
Con l’avvicinarsi delle festività natalizie Trend Movers, l’Osservatorio pensato da Verti Assicurazioni in collaborazione con BVA Doxa, entra nel merito delle tendenze in fatto di regali con una nuova e imperdibile indagine dedicata ai Xmas Toyz. Anche un evento così classico come il Natale è,infatti,in grado di raccontare il mutamento dei paradigmi della società di oggie della globalizzazione, adattandosi ai nuovi bisogni e quindi ai nuovi trend di consumo: un cambiamento che orienta costantemente le aziende e impatta sulle scelte dei consumatori (e viceversa). Dal green alla realtà virtuale, dal girl poweral tech futuristico, fino alle tendenze più estreme in tema beauty e abbigliamento. Regola n°1: andare sempre avanti. Tra tutti gli oggetti in circolazione che potrebbero essere inseriti in una ipotetica wish-list natalizia si parte da quelli a più alto tasso di coolness. Seguono a poca distanza prodotti legati a temi come innovazione, sostenibilità, etica, futuribilità ed esclusività, che si intersecano e si fondono in idee regalo uniche per tutti, grandi e piccoli. Dai giocattoli, agli accessori moda, ai tecno-gadget passando anche per gli immancabili profumi. Una selezione di regali possibili o impossibili che raccontano di noi, dei nostri bisogni e desideri inestricabilmente espressioni del nostro presente.
1) TOYS PER UN MONDO PIÙ INCLUSIVO
A) Bambole STEM che aiutano le bambine a pensare a sé stesse come persone adeguate alle discipline scientifiche negli studi e a professioni tradizionalmente maschili.
Barbie -Mattel, sempre al passo con in tempi nella progettazione dei suoi giocattoli, compie 60 anni e lancia nuove linee di Barbie,inclusive e socialmente interessanti, per far sognare le bambine senza porre loro dei limiti. Dalla bambola di colore, a quella con l’hijab, fino a quella sulla sedia a rotelle. Mattel non si ferma qui. Seguendo il motto “I Can Be”, la compagnia ha lanciato la linea “Carriere iconiche”con le Barbie biologa marina, entomologa, giudice, fotogiornalista, astronauta e ingegnere aereospaziale, che sono in vendita su Amazon esul sito Mattel. A breve sarà inoltre disponibile Barbie Samantha Cristoforetti, realizzata dall’ESA, con Mattel, in due versioni:una con la tuta della NASA EMU (Extravehicular Mobility Unit, la spacewalking suit) e un’altra con la divisa di volo dell’ESA (European Space Agency).
B) Bambole gender-fluid, giochi inclusivi oltre la differenza di genere tra maschile e femminile.
Creatable world –Mattel lancia le bambole “senza sesso”, senza etichette, senza stereotipi di genere, personalizzabili in tutto, dal taglio di capelli lunghi/corti/rasati/asimmetriciagli abiti, dalle felpe al tutù, dalle minigonne ai jeans. Le dolls Creatable World, cugine delle Barbie, hanno un’apparenza totalmente libera dalgenerefemminile omaschile, perché si gioca al mix and match, al «gender fluid»: pensate come inclusive per un mondo che nella realtà è molto lontano dal rosa e dal celeste, dai giochi per bambini e per bambine. Parola di Kim Culmone, Senior Vice President di Mattel Fashion Doll Design, spiegache «Igiocattoli sono il riflesso della cultura e, dal momento che il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, abbiamo sentito che era arrivato il momento di creare una linea di bambole libera da ogni etichetta».
https://www.mattel.com/en-us/creatable-world
C) Girl Power: dallo svantaggio al vantaggio di genere per sensibilizzare sul gender pay gap,la discriminazione femminile sui compensi delle donne.
Ms Monopoly – Hasbro ha creato una nuova versione rivoluzionaria del suo gioco più famoso: si chiama Ms. Monopoly ed è strutturato in modo da dare un vantaggio alle giocatrici, facendole guadagnare di più, e costringere gli uomini a ingegnarsi per poter ottenere gli stessi compensi delle donne. Si guadagna non comprando proprietà ma investendo in invenzioni create da donne. «È una nuova prospettiva di gioco che crea un mondo in cui le donne hanno un vantaggio di cui spesso godono sologli uomini», spiega l’azienda. Considerando che l’inventrice, Elizabeth Magie, aveva creato il Monopoly per correggere ciò che riteneva distorto nella società, questa nuova edizione raccoglie l’eredità importante della sua creatrice in un mondo dove il gender pay gap è ancora rampante. Ms. Monopoly è stata creata per ispirare tutti, giovani e meno giovani, puntando il riflettore sulle donne che sfidano lo status quo.
https://newsroom.hasbro.com/news-releases/news-release-details/hasbro-introduces-ms-monopoly-first-game-franchise-celebrates
D) Ethic toys, bambole «vere»e «reali» che aiutano a guarire. Baby Pelones -Lanciate da poco in Italia, le Baby Pelones sono bambole senza capelli e con un foulard in testa, come i bambini affetti da tumore che perdono i capelli durante i cicli di chemioterapia: nate in Spagna nel 2014, arrivano anche in Italia con Pausini e Shakira testimonial grazie alla fondazione spagnola Juega terapia che ha attivato una collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumoridi Milano per sostenere un progetto di ricerca finalizzato allo studio molecolare dei tumori rari dell’infanzia. La loro vendita finanzia progetti di ricerca sul cancro.Ancora pochi i punti di vendita ma si trovano online su Amazon.
https://www.istitutotumori.mi.it/pagina-articolo/-/asset_publisher/QdaLDEjXASJj/content/le-baby-pelones-le-bambole-senza-capelli-simbolo-della-lotta-contro-il-cancro-infantile
2) GIOCHI ECO PER UN MONDO SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE
A) Eco-sostenibilità: giocattoli educativi e plastic freeper piccoli attivisti green in crescita.
LEGO Plants-LEGO si è impegnato a sensibilizzare i suoi consumatori alle tematiche ambientali, a sostenere e condividere la lotta alla plasticae ha lanciato sul mercato i primi pezzi LEGO in plastica vegetale, prodotti a partire dalla canna da zucchero, coltivata in modo sostenibilee con certificazione Bonsucro Chain of Custody Standard. La nuova plastica è dotata delle stesse proprietà fisiche della plastica originale, ed i giocatori non si accorgono di alcunadifferenza quando utilizzano i nuovi elementi, rendendo la transizione dall’uno all’altro materiale semplice, «indolore» e naturale per i consumatori di domani.Tim Brooks, vice presidente del dipartimento di responsabilità ambientale di LEGO, spiega: «InLego Group vogliamo avere un impatto positivo sul mondo che ci circonda, e stiamo lavorando duramente per prodotti che usino materiali ecosostenibili. Questo è un primo grande passo verso il nostro ambizioso impegno nel rendere tutti i mattoncini LEGO realizzaticon materiali eco-sostenibili».Nel 2019 LEGO ha lanciato il Kit di costruzione di una pala eolica perfettamente funzionante: alta circa un metro, costituita di oltre 800 pezzi, rifinita in ogni dettaglio e motorizzata, per ispirareanche più piccoli a saperne di più sulle energie rinnovabili.
https://www.lego.com/en-us/campaigns/plantsfromplants
3) DESIGN E TECNOLOGIA PER REGALARE ESPERIENZE UNICHE
A) Design: oggetti ad alto tasso tecnologico edestetico perottenereperformance oltre l’immaginabile.
Bang & Olufsen Beovision Harmony – La promessa è quella della migliore esperienza cinematografica di tutti i tempi. Tant’è che si parla di magia. La casa danese Bang & Olufsen, sempre all’avanguardia nelle soluzioni che mescolano design e tecnologia, mettesul mercato (a 18.500 Euro)giusto in tempo per le wish list luxury di Babbo Natale, uninnovativo sistema TV che si apre a farfalla con un effetto quasi magico.Il sistema Beovision Harmony ha un pannello da 77 pollici oled ultra hd prodotto da LG con soundbar a tre canali, un decoder 7.1 per integrare il televisore nelle soluzioni multiroom di B&O collegando fino a otto diffusori e,soprattutto,un sistema di apertura mai visto: quando si accende,lo schermo si solleva e le due coperture (in rovere e alluminio) si aprono a ventaglio, svelando il televisore con effetto altamente scenografico e rendendolo anche un elemento unico di design.
https://www.bang-olufsen.com/it/televisori/beovision-harmony
B) Digital Detox, il minimalismo degli smartphone «do not disturb»per i nuovi bisogni di disintossicazione dal digitale.
Mudita Pure – Uno smartphone di ultima generazione, realizzato in Europa, con una caratteristica particolare: è studiato per eliminare ogni tipo di «distrazione social». Nasce da un’idea di Michal Kicinski, fondatore della software house CD Projekt, che ha lanciato anche il videogioco di successo The Witcher. Il concept è minimalista, le funzioni essenziali: chiamate, telefonate, bluetooth, timer per la meditazione, funzione “non disturbare” attivabile da slider laterale; display e-link che non emette luce blu e bassi livelli di SAR. Disponibile da maggio 2020 ad un prezzo di 337 Euro, ma preordinabile su kickstarter e regalabile da subito.
https://mudita.com/products/pure/
4) TECH A TUTTO TONDO
A) Gadget tech per integrare mondo fisico e realtà virtuale
Qoobo -Il micio-cuscino-robot, peloso e con la coda che fa le fusa come un gatto. Somiglia nelle fattezze al felino, ma è senza testa e senza zampe,tondo come un cuscino e con la coda. Lo si strofina, lui si attiva, vibra leggermente e muove la coda. Effetto fusa. Si tratta di un prodotto completamente robotizzato, che si ‘comporta’ come farebbe un gatto quando viene accarezzato.Da usare quindi per poggiare la testa e magari riposare o farsi semplicemente coccolare. L’azienda giapponese produttrice è Yukai Engeneering, che l’ha presentato al pubblico giapponese. Comel’animale domestico di nuova generazione. È un interessante caso di evoluzione di un trend già acclarato –quello dell’umanizzazione dei pet, degli animali domestici in carne e ossa – verso la robotizzazione emozionale di oggetti tecnologici domestici da compagnia e antistress. Si trova anche su Amazon.
https://www.japantrendshop.com/IT-qoobo-robotic-cat-tail-pillow-p-4230.html
Mobile 3D Printer O’2 Nails – Stampa qualsiasi pattern sulle unghie in ventisecondi, il sogno di tutte le cultrici della manicure.«Ho creato questa macchina per tutte le appassionate di nail art e manicure che non hanno particolari doti artistiche o abilità manuali di disegno. La stampante per unghie è una macchina innovativa per la casa e per centri estetici che rivoluzionerà il mondo della nail art». Così il creatore, il Giapponese Koizumi Seiki Crop, già noto per la produzione di innovativi asciugacapelli e altri elettrodomestici. Un device professionale per stampe impeccabili di foto, immagini, disegni e creazioni artistiche direttamente sull’unghia viawireless,direttamente dal proprio smartphone.
B) Accessori “aumentati”: borse con lo schermo, la pelletteria futuribile come estensione dello smartphone.
Louis Vuitton – Quandosi uniscono moda e tecnologia possono nascere soluzioni originali anche per i regali. Louis Vuitton, il marchio di lusso, durante la sfilata Cruise 2020 a New York ha presentato un’inedita collezione diborse con display flessibili integrati. Sono schermi che hanno una risoluzione di 1.920 x 1.440 pixel e che possono essere integrati singolarmente o in coppia.Gli stilisti spiegano che questa idea pone le basi perriconsiderare la tela digitale del futuro. Le opzioni di personalizzazione sono infinite: il proprietario potrebbe aggiornare l’immagine sullo schermo per raffigurare il proprio stato d’animo, per sottolineare con l’accessorio lo stile degli abitioper introdurre una nota di colore quando si veste in total black. Questa novità tutta in chiave hi-tech non è, tuttavia,per tutte le tasche. Il prezzo delle nuove borse non èancorastato comunicato, ma va considerato che i soli auricolari wireless griffati Louis Vuitton costano quasi mille dollari, si può immaginare il budget necessario per le nuove shopper in tela digitale.
https://it.louisvuitton.com/ita-it/articoli/cruise-2020-canvas-of-the-future?campaign=sem_GG-IT-ITA-EC-BRAN-GDSA&gclid=EAIaIQobChMIr8Tsx9OS5QIVzOR3Ch0dSA9qEAAYASAAEgIvv_D_BwE
Adidas – ConPharrell Williams la famosa azienda di sportswear ha lanciatoun nuovo modello di sneaker unisex per promuovere l’emancipazione femminile. Attraverso il brand dell’artista con base in Giappone, Billionaire Boys Club,sono stati creatidue stili di scarpe già acquistabili online, nei flaghsip stores Adidas e nei negozi BBC di Londra, New York e Tokyo.
https://www.foxlife.it/2019/08/30/adidas-pharrell-williams-sneaker-unisex-emancipazione-femminile/
5) BEAUTY EWELLNESS PERNON SBAGLIARE MAI
A) Profumi leggendari: il profumo maschile dalla storia «incredibile» che punta esclusivamente sulla forza della sua storia vera.
Eight&Bob -Deve la sua fortuna ad Albert Fouquet, giovane rampollo aristocratico parigino degli anni 30 che per hobby creava, in compagnia del proprio maggiordomo Philippe, speciali essenzee le ‘indossava’ durante gli eventimondani. In una di queste occasioni conobbe il giovanestudente John Kennedy che rimase inebriato dal suo profumo e, tornato negli USA, gli chiese di poternericevereottoflaconipiù unoper il fratello Bob. Il prodotto chiamato ‘Eigh&Bob’ fece il giro dei salotti dell’élite americana e riscosse enorme successo. La morte improvvisa di Albert lasciò l’eredità dell’essenza al maggiordomo che però,con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu costretto a lasciare la Francia e nascose un’ultima boccetta dell’essenza dentro un libro appositamente intagliato. Nel 2013 la formula di questa fragranza viene recuperata dopo settant’anni di oblio e il profumo messo in vendita, grazie a un italiano, Celso Fadelli, Ceo di Intertrade Europe, che l’ha presentato a Fragranze, la fiera della profumeria artistica di Pitti Immagine a Firenze. Mantiene il suo nome, l’anno 1937 e il luogo dell’incontro tra Albert e John: Cote d’Azur. Il segreto del suo aroma è una rara pianta aromatica i cui germogli vengono raccolti solo tra dicembre e gennaio. La scelta del packaging mantiene la forma del libro per rievocare la sua storia che viene raccontata nelle pagine della confezione. Come allora, è tra le colonie più esclusive, amata dagli uomini più eleganti del mondo. Profumo di nicchia che garantisc ea chi lo indossa uno story telling ad alto effetto di distinzione e unicità.
https://eightandbob.com
B) Essenze dalle note sacre, botaniche, naturali dagli effetti quasi magici per un regalo olistico che parla all’anima e alle cellule del nostro corpo.
Sacressence –Vibrazioni che risuonano col nostro cuore, ispirano la nostra mente e risvegliano la nostra energia vitale. La creazione dei profumi è un’arte antica. Sacréssence nasce dalla ricerca decennale di un medico alla scoperta delle radici fisiologiche del benessere, dalla volontà di ricomporre saperi antichi e moderni, come la farmacopea, la conoscenza erboristica e del profumiere artigiano. È disponibilein tre fragranze: Alluressence, Illumessence e Fruits du Paradis. Essenze capaci di parlare alla nostra pelleeai nostri sensi,in grado di restituirci armonia, serenità ed energia grazie a un blend unico e irripetibile. Un regalo con una storia e un fascino esclusivi. https://www.sacressence.com/perfumes/
C) Beauty routine: dalla naturaarriva lacosmetica hand-made,un approccio green alla bellezza e alla cura del corpo.
Green Beauty Essentials di Tata Harper –
Le piccole grandi scelte ecologiche ed eco-sostenibili passano anche dal mondo del make up, preferendo prodotti con ingredienti 100% naturali e bio, privi di oliiminerali derivati dal petrolio, di sostanze animali e cruelty free, biodegradabili, con packaging a ridottissimo uso di plastica possibile.Tata Harper, la regina del “verde”, nella sua fattoria in Vermont, coltiva fioriederbe, fitoingrendienti con cuiproduce a mano, con formulazioni originali, linee di prodotti di bellezza di eccellente qualità a tiratura limitata, e li invia alle più note star del mondo e alle cultrici di questo approccio radicale alla cosmesi naturale per la cura della pelle.
https://global.tataharperskincare.com/green-beauty-essentials
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Tutta la magia delle feste a New York City
Lifestyle
Back to school: la scuola ricomincia, ma nessuno torna davvero uguale
Published
3 giorni agoon
24 Agosto 2026By
DailyMood.it
C’è un momento preciso, alla fine di agosto, in cui l’estate smette di sembrare infinita.
Non succede quando si guarda il calendario. Succede quando, improvvisamente, su TikTok iniziano a comparire video di zaini nuovi, «first day outfit», agende colorate, scrivanie da sistemare, capelli da cambiare e interminabili wishlist di cose che, fino a una settimana prima, sembravano assolutamente inutili.
La scuola non è ancora iniziata, ma nella testa è già cominciata.
E forse è proprio questo il bello del back to school: non è soltanto il ritorno tra i banchi. È una piccola ripartenza. Un momento sospeso in cui tutto sembra ancora possibile e, soprattutto, in cui ci si può concedere il lusso di immaginare una versione nuova di sé.
Nuovo anno, nuovo zaino. Nuovi jeans. Nuova playlist. Nuovi capelli, magari. Nuove amicizie, nuove crush, nuove storie da raccontare.
E, naturalmente, un nuovo modo di presentarsi al mondo.
Il primo giorno comincia molto prima del primo giorno
Per i ragazzi di oggi il back to school non comincia davanti al cancello della scuola.
Comincia sullo schermo.
TikTok è diventato una specie di termometro collettivo delle tendenze: basta scorrere qualche video per capire cosa sta arrivando, cosa è tornato e cosa, invece, è definitivamente finito nel dimenticatoio.
Ci sono i video di shopping, quelli in cui si mostra tutto quello che è finito nel carrello per settembre. Ci sono gli outfit preparati con una precisione quasi cinematografica. Ci sono i «get ready with me», le trasformazioni dei capelli, i consigli beauty, le idee per personalizzare lo zaino e persino le strategie per sopravvivere al primo giorno senza sembrare troppo emozionati.
Perché sì, il primo giorno conta.
Non necessariamente perché qualcuno debba essere perfetto. Anzi.
Conta perché rappresenta una possibilità.
Quella di entrare in classe e sentirsi, almeno per un giorno, esattamente come ci si era immaginati durante l’estate.
La moda? Sempre più personale
La cosa interessante è che le tendenze tra i più giovani non sembrano più seguire una sola direzione.
Non esiste un unico «look da scuola».
C’è chi sceglie il preppy, con gonne, polo, cardigan e dettagli college. Chi continua ad amare il mondo sporty, fatto di felpe oversize, sneakers e pantaloni comodi. Chi pesca direttamente dagli anni Novanta e Duemila, tra denim, t-shirt vintage e accessori che sembrano usciti da un vecchio album fotografico.
E poi ci sono i baggy jeans, le silhouette rilassate, le sneakers protagoniste, le borse portate in modo apparentemente casuale e quell’arte molto contemporanea di mescolare capi costosi e pezzi trovati chissà dove.
Perché la vera tendenza, forse, è proprio questa: non sembrare troppo costruiti.
Anche quando dietro a quell’«effortless» ci sono quaranta minuti davanti all’armadio.
La moda dei ragazzi è diventata un grande collage. Prende un po’ dal vintage, un po’ dallo streetwear, un po’ dalla cultura pop e moltissimo dai social. Ma soprattutto prende qualcosa dall’identità di chi la indossa.
Lo stesso paio di sneakers può raccontare storie completamente diverse.
Ed è questo che rende il back to school così interessante: ogni corridoio diventa una piccola passerella, ma nessuno sembra volerlo ammettere.
Il beauty come dichiarazione d’identità
Anche beauty e capelli seguono la stessa regola.
Il trucco non è necessariamente lì per «farsi belle». Può essere un modo per giocare, sperimentare, cambiare.
Un eyeliner diverso. Un gloss. Un dettaglio luminoso. Un’acconciatura nuova. Una frangia pensata per settimane e poi tagliata in un pomeriggio.
E soprattutto i capelli.
Cambiarli prima di settembre è quasi un rito di passaggio.
Perché c’è qualcosa di profondamente simbolico nel presentarsi a scuola con un dettaglio che prima dell’estate non esisteva.
Come dire: «Sì, sono sempre io. Però vediamo cosa succede quest’anno».
Il ritorno porta con sé anche un po’ di ansia
Naturalmente il back to school non è tutto entusiasmo.
C’è anche quella piccola inquietudine che arriva quando le vacanze stanno finendo.
La paura di non essere abbastanza. Di non sapere con chi sedersi. Di ritrovare persone con cui qualcosa è cambiato. Di arrivare in una classe nuova. Di sentirsi fuori posto.
E qui i social possono essere contemporaneamente una compagnia e una trappola.
Da una parte raccontano che tutti stanno vivendo la stessa cosa. Dall’altra mostrano continuamente persone apparentemente perfette, organizzate, bellissime, circondate da amici e già pronte per il loro «new era».
Ma la verità è molto meno patinata.
Il primo giorno può andare male.
L’outfit può non convincere più appena si esce di casa. I capelli possono decidere autonomamente di avere una pessima giornata. Si può sbagliare aula. Si può mangiare da soli. Si può ridere nel momento sbagliato.
E va bene così.
Perché nessuno ricomincia davvero da zero.
La cosa più bella? Sentirsi diversi senza doverlo dimostrare
Forse è proprio questa la parte più interessante del nuovo back to school.
I ragazzi non cercano soltanto cose nuove.
Cercano sensazioni nuove.
Vogliono sentirsi più indipendenti, più sicuri, più liberi di scegliere chi essere.
E allora lo zaino nuovo diventa quasi secondario. Lo stesso vale per il paio di sneakers desiderato per tutta l’estate.
Quello che conta davvero è la sensazione di entrare in classe e pensare: «Quest’anno sarà diverso».
Anche se non sappiamo ancora perché.
Anche se magari non lo sarà affatto.
Ma settembre ha questa magia: permette di crederci.
E allora, che cosa vedremo nei corridoi?
Probabilmente un po’ di tutto.
Outfit sporty e look preppy. Jeans larghi e silhouette più ordinate. Sneakers protagoniste, accessori vintage, borse oversize e dettagli personalizzati. Beauty sempre più naturale alternato a momenti di sperimentazione. Capelli nuovi, soprattutto.
Ma soprattutto vedremo ragazzi che provano a raccontare qualcosa di sé.
Con un paio di scarpe.
Con una felpa.
Con un colore.
Con una playlist.
Con il modo in cui entrano in classe.
Perché il back to school non è mai soltanto «si torna a scuola».
È quel piccolo momento dell’anno in cui ci guardiamo allo specchio e decidiamo, anche solo per gioco, chi vogliamo essere nei prossimi mesi.
E forse è proprio per questo che, ogni settembre, ricominciamo tutti un po’ da capo.
Con lo zaino sulle spalle, il telefono in mano e quella strana, bellissima sensazione che qualcosa stia per succedere.
Anche se non sappiamo ancora cosa.
di Redazione
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Lifestyle
Galateo ad alta quota e abitudini fastidiose, gli italiani in volo condividono i braccioli e apprezzano lunghe chiacchierate. I cattivi odori corporei sono un “no” a livello universale
Published
3 mesi agoon
12 Giugno 2026By
DailyMood.it
Secondo un sondaggio di eDreams, in aereo gli italiani sono i viaggiatori più aperti alla condivisione e al dialogo
Volare non è mai solo un trasferimento da un luogo all’altro, ma un momento in cui si condividono spazi, norme e abitudini più o meno sgradevoli. In quelle ore sospese tra cielo e terra, il rispetto delle regole non scritte del vivere comune può fare la differenza tra un’esperienza serena e una da dimenticare: ma esistono veramente delle regole e dei comportamenti universalmente sgraditi? A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha confrontato il galateo dei comportamenti ad alta quota dei viaggiatori italiani e stranieri. Dai reclinatori seriali di sedili ai grandi chiacchieroni, dall’uso dei braccioli agli applausi in fase di atterraggio, l’indagine regala una prospettiva multiculturale sulla buona educazione in volo.
Italiani ad alta quota: quasi 1 su 2 è aperto a lunghe chiacchierate
Per molti viaggiatori l’esperienza di volo è una prova di convivenza già a partire dall’imbarco, quando la gestione dei bagagli a mano diventa una questione collettiva. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel sollevare lapropria valigia, il 40% degli italiani valuterebbe la persona e le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, un altro 40% aiuterebbe sempre senza esitazioni, mentre l’11% ritiene che sia compito dell’equipaggio di bordo. Una volta raggiunto il proprio posto, c’è una possibilità su tre di ritrovarsi nel famigerato sedile centrale. Qui si apre una questione fondamentale: a chi spettano i due braccioli centrali? La maggioranza degli italiani (63%) sceglie la via del compromesso, affermando di condividerli con i passeggeri a lato. Per il 7% vige la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”, mentre il 6% li rivendica entrambi per compensare il disagio del posto centrale.
Tra le possibili seccature del volo, spunta anche l’eventualità di ritrovarsi accanto a un passeggero particolarmente loquace: in questo caso, quasi un italiano su due (47%) si lascerebbe coinvolgere, con la speranza di ascoltare una bella storia. Tra i meno propensi, il 29% risponderebbe in modo conciso per concludere rapidamente lo scambio, mentre il 12% ammette di ricorrere a piccole strategie di fuga, fingendo di dormire, di non sentirsi bene o di essere impegnato a lavorare. Fra gli altri comportamenti mal tollerati dai viaggiatori del Belpaese spiccano coloro che abbassano bruscamente lo schienale del sedile senza preavviso (41%), seguiti da chiripone il proprio bagaglio nella cappelliera con estrema lentezza, bloccando l’intera fila (35%), e da chi si alza in piedi prima del dovuto (26%). Meno gettonati, ma pur sempre molesti, gli applausi dopo l’atterraggio (17%) e le richieste di scambiare il proprio posto (16%). Ma se c’è qualcosa di universalmente mal tollerato dagli italiani ad alta quota sono gli odori sgradevoli a bordo: nella classifica dei peggiori regnano sovrani i cattivi odori corporei, citati dal 73% degli intervistati. Seguono, a distanza, i bagni di bordo (11%), i profumi troppo intensi (8%) e i cibi dall’odore pungente, come fast food, formaggi e spezie (7%).
Di fronte a passeggeri in difficoltà con il proprio bagaglio, Millennial e uomini sono i primi a intervenire
Dai dati emergono alcune differenze sottili tra generazioni e genere che raccontano sensibilità diverse nel modo di vivere l’esperienza di volo. Di fronte a un passeggero in difficoltà i più giovani tra i 18 e i 34 anni si dimostrano maggiormente selettivi nel valutare se intervenire (43%), mentre nella fascia 35-44 anni e tra gli uomini prevale un approccio solidale (42%). Più distaccati i 45-54enni, tra i quali il 13% ritiene che l’intervento debba spettare esclusivamente all’equipaggio. Anche sul fronte della socievolezza l’età fa la differenza: quando il passeggero di fianco improvvisa una lunga chiacchierata, il 54% degli over 65 e degli uomini si lascia coinvolgere volentieri, mentre donne (41%) e 25-34enni
(41%) sono più desiderosi di proteggere la propria tranquillità in volo. Rispetto all’altra metà del cielo, la controparte femminile punta sulla concisione (33% vs. 24%) o ricorre a scuse per evitare proprio di parlare (14% vs. 9%) – una tattica condivisa anche dalla generazione Z (17%).
Divisive sono anche le opinioni sui comportamenti più fastidiosi a bordo: se i passeggeri che abbassano bruscamente lo schienale del sedile sono la categoria più sgradita, soprattutto dalla fascia 25-34 (47%) e dalle donne (44%), gli over 65 perdono più facilmente la pazienza quando l’eccessiva lentezza nel riporre i bagagli nella cappelliera rallenta l’imbarco (47%) – un comportamento che infastidisce anche gli uomini (37%). Questi ultimi non tollerano anche chi si alza in piedi in anticipo (28%) insieme alla fascia 25-34 (33%), e gli applausi improvvisati dopo l’atterraggio (19%), sgraditi anche dagli adulti tra i 35 e i 54 anni (18%). Tra i giovanissimi emerge un disprezzo nei confronti di chi chiede di scambiare i posti (23%). Infine, quando si parla di fastidi a bordo, i cattivi odori corporei sono universalmente sgraditi, capitanati dalla fascia 55-64 anni e dalle donne (77%). D’altrocanto, i più giovani e gli uomini mostrano una maggiore irritabilità anche verso altri elementi: la generazione Z trova particolarmente fastidiosi i cibi dagli odori intensi (17%) e gli odori provenienti dai bagni a bordo (17%), chedisturbano anche gli uomini (12%), mentre questi ultimi (9%) e la fascia 25-34 anni (10%) sgradiscono anche i profumi forti.
Vicini chiacchieroni? Gli spagnoli tagliano il discorso, i britannici improvvisano strategie di evitamento
Oltre i confini nazionali, emerge un panorama ricco di percezioni culturali diverse quando si parla di galateo ad alta quota. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel riporre la propria valigia nella cappelliera, se tutte lenazionalità tendono a valutare le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, italiani e tedeschi sono i più disposti ad aiutare (40%), mentre i britannici lasciano che sia l’equipaggio di bordo a occuparsene (14%). Una volta seduti, gli italiani emergono anche come i più collaborativi nel condividere i braccioli: quando capita il posto centrale, il 63% è pronto a condividerli con le persone sedute lateralmente, seguiti dai portoghesi (61%). Negli StatiUniti la decisione spetta a chi arriva per primo (25%), mentre tedeschi e britannici (12%) li rivendicano entrambi. In quanto a socievolezza, nell’eventualità di ritrovarsi seduti di fianco a un passeggero particolarmente loquace, portoghesi e italiani si lasciano maggiormente coinvolgere in una lunga conversazione (47%), mentre il 36% degli spagnoli fornisce risposte concise. Meno diretti i britannici (18%), che ricorrono invece a strategie di fuga, fingendosi addormentati o impegnati a lavorare, pur di evitare la conversazione fin dall’inizio.
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Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per il territorio e uno sguardo rivolto al futuro.
C’è un’immagine che molti italiani ricordano ancora: Reinhold Messner in mezzo alle cime innevate, che pronunciava il celebre espressione “Altissima, Purissima, Levissima”. Era la televisione degli anni Novanta, eppure quella voce – e quella vetta bianca sull’etichetta – sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi. Simbolo di leggerezza, di purezza, di un’appartenenza alle Alpi che Levissima ha sempre rivendicato con orgoglio.
Tutto inizia nel 1936, quando il Professor Gasparre Piccagnoni ottenne la concessione per l’imbottigliamento della sorgente di Cepina. Ma l’acqua di quel piccolo paese dell’Alta Valtellina era già conosciuta da tempo: medici, studiosi e ospiti dell’Hotel Cepina ne apprezzavano il gusto leggero e puro fin dai primi del Novecento. Secondo la tradizione, fu il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a trovare il nome giusto: dopo averla assaggiata la definì “ottima, leggera, levissima”.
Da allora, niente è cambiato. L’acqua nasce ancora lì, ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, dove le nevi scivolano lentamente attraverso le rocce cristalline delle Alpi Centrali.
Levissima e il suo legame con la montagna
Molto prima che “outdoor” diventasse una parola di tendenza, Levissima aveva già costruito un immaginario distintivo: ghiacciai, trekking, esplorazione, libertà.
Le campagne storiche del brand sono oggi veri pezzi di cultura visiva italiana. Le illustrazioni colorate degli anni Ottanta e Novanta raccontavano un Paese che guardava alla montagna come simbolo di energia e autenticità: concorsi sull’esplorazione, raccolte punti ispirate ai parchi naturali, collaborazioni con il WWF. E poi i testimonial: da Messner a Kristian Ghedina, volti di un’Italia che amava la montagna sul serio.
Con quel claim, Levissima ha trasformato la purezza dell’acqua in qualcosa di più grande: un simbolo culturale legato alla montagna e a uno stile di vita che milioni di italiani hanno fatto proprio.
Uno stabilimento che guarda al futuro
Lo stabilimento di Cepina è oggi uno dei poli produttivi più rilevanti della Valtellina. Più di 100.000 mq e 225 dipendenti. Numeri importanti, per un’azienda che non ha mai smesso di considerare il territorio il proprio punto di partenza.
Sette linee PET, oltre 40 referenze tra acqua naturale, frizzante e Levissima+.
Lo stabilimento è un presidio industriale radicato nella comunità locale, che da quasi un secolo contribuisce all’economia e alla vita dell’Alta Valtellina.
“Novant’anni sono un traguardo straordinario, ma per noi rappresentano soprattutto una responsabilità”, dichiara Ilenia Ruggeri, Direttore Generale del Gruppo Sanpellegrino. “Levissima nasce in Valtellina e continua ogni giorno a costruire il proprio futuro insieme alla comunità locale, alle persone che lavorano nello stabilimento e ai partner che condividono il nostro impegno verso la montagna. In questi anni abbiamo investito in innovazione, qualità e sostenibilità con l’obiettivo di custodire la purezza della nostra acqua, portarla sulle tavole dei nostri consumatori pura come sgorga alla fonte e contribuire concretamente alla valorizzazione della comunità.”
Impegni concreti per la tutela del territorio montano
La montagna non è solo lo sfondo del brand: è una responsabilità. Da anni Levissima sostiene progetti concreti per la tutela dell’ecosistema alpino, la ricerca scientifica e la valorizzazione del territorio.
Dal 2007 il brand collabora con l’Università degli Studi di Milano per il monitoraggio dei ghiacciai italiani. Il progetto “Levissima Spedizione Ghiacciai” segue l’evoluzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale e del Ghiacciaio dei Forni – veri laboratori naturali per capire cosa sta succedendo al clima delle Alpi. Nel tempo, il brand ha contribuito anche al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani e a iniziative di divulgazione scientifica e sensibilizzazione ambientale.
Sul fronte della rigenerazione forestale, Levissima lavora insieme all’Università degli Studi di Milano, al Consorzio Forestale Alta Valtellina per il ripristino di alcune aree devastate dalla tempesta Vaia, interventi di riforestazione e monitoraggio della fauna alpina.
Completano il quadro le iniziative legate alla valorizzazione del territorio: le esperienze con Gite in Lombardia, il sostegno al recupero del Bivacco Meneghello e a infrastrutture montane che avvicinano le persone all’ambiente alpino.
Innovazione e sostenibilità lungo tutta la filiera
Nello stabilimento, il 100% dell’energia elettrica acquistata proviene da fonti rinnovabili e il 99,9% dei rifiuti viene riciclato o recuperato energeticamente.
Anche la logistica fa la sua parte: circa il 40% del prodotto viaggia via treno, oltre il 37% su mezzi a basse emissioni, tra cui camion a Bio GNL. Nel 2023, Levissima ha introdotto il primo camion 100% elettrico nel settore dell’acqua minerale in Italia.
Novant’anni e uno sguardo avanti
Novant’anni non sono un traguardo, sono una misura. La misura di quanto un’acqua, una montagna e le persone che le abitano possano costruire qualcosa di duraturo.
Nata in Valtellina nel 1936, Levissima guarda al futuro con lo stesso spirito delle origini: custodire ciò che viene dalla montagna e restituirlo – ogni giorno, in ogni bottiglia – a chi sceglie di portarla con sé.
Levissima
Levissima è una delle acque minerali del Gruppo Sanpellegrino, da sempre impegnata nella tutela del territorio da cui ha origine.
Un’acqua minerale unica che nasce nel cuore delle Alpi Centrali, in un’area protetta ai margini occidentali del Parco Naturale dello Stelvio, nel territorio valtellinese dell’antica contea di Bormio. La sua purezza, che sgorga da sorgenti situate alle pendici di montagne con cime fino a 3000m, arriva ai suoi consumatori così come sgorga dalla fonte.
Inoltre, Levissima, anche tramite la piattaforma “Rigeneriamo Insieme” intende contribuire attivamente con iniziative concrete ad un mondo in cui le risorse naturali vengono utilizzate in modo condiviso e responsabile, promuovendo stili di vita sostenibili e progetti per la tutela del territorio montano.
Per ulteriori informazioni, visita www.levissima.it
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