Serie TV
Dark Matter: Taron Edgerton e Jennifer Connelly dentro a oscure materie. È la serie dell’anno?
Che cosa accadrebbe se la polizia vi fermasse e vi chiedesse spiegazioni sul fatto che sono stati trovati tredici cadaveri con il vostro volto e il vostro stesso Dna? Sarebbe difficile da spiegare. È così che inizia la stagione 2 di Dark Matter, su Apple Tv con episodi settimanali. È una serie di cui si parla poco, nel mare magnum dello streaming di oggi, forse perché è su Apple Tv, un servizio che hanno in pochi, forse perché non è una novità ma è alla seconda stagione. Ecco, Dark Matter è una delle serie (e non è l’unica) che vale già da sola l’abbonamento. È una delle migliori serie degli ultimi anni. È una serie che si avvicina molto a Lost e Westworld. Il senso del mistero, il coinvolgimento allo stesso tempo intellettuale ed emotivo, la spinta a continuare la visione e a volerne sempre di più sono le stesse. Come è lo stesso il livello di qualità, cinema trasportato nella serialità.
Ma torniamo un attimo indietro, alla prima stagione, per spiegarvi di cosa si tratta. Dark Matters è la storia di un uomo che si trova in una versione alternativa della sua vita. E non ce n’è solo una, ma una serie di vite che avrebbe potuto vivere. Secondo una teoria della fisica quantistica le nostre scelte possono scatenare ogni volta infinite vite parallele, infiniti mondi. Se non fossero teorici ma reali e qualcuno trovasse il modo per muoversi tra questi mondi, ecco che succederebbe quello che vediamo qui. Al centro della storia c’è una scatola, un cubo nero imponente come il monolite di Kubrick ed enigmatico come il cubo di Rubik.
Avevamo lasciato Jason, il nostro protagonista, arrivato finalmente nel suo mondo, accanto alla moglie e al figlio. A casa sua, in un porto sicuro. Il problema è che, nel suo mondo, si muove anche Jason 2, arrivato da un altro mondo, anche lui innamorato di sua moglie al punto da volersi prendere la sua vita. Lei, una sera, quando Jason 2 si presenta e si fa insistente, gli spara. Quando la polizia li scopre, Jason e la sua famiglia non hanno scelta. Scappare, entrare nel cubo, pensare positivo e trovare un nuovo mondo. Se non un mondo perfetto, quello migliore dove vivere una vita tranquilla. Sembrano trovarlo. Ma, come sappiamo, fino a che il cubo resta aperto e attivo può succedere di tutto.
Dark Matter è una serie incredibilmente magnetica, misteriosa, oscura. È un racconto che vive di una tensione palpabile e costante, di un senso di incertezza e pericolo che si percepisce a ogni sequenza. In questa seconda stagione lo schema è quello di Alfred Hitchcock e degli innocenti in fuga di tanti suoi film. Ma, man mano che la visione prosegue, in Dark Matter pensiamo sempre più a Steven Spielberg. In questa storia c’è la sua gestione della tensione e del mistero, la capacità di tenere lo spettatore sulla corda, ma anche la sua proverbiale attenzione all’umano. Una delle chiavi che rende appassionante questa storia sono i due protagonisti principali, Taron Edgerton e Jennifer Connelly, attraenti e carismatici, ma anche molto affiatati tra di loro. L’empatia con i personaggi è immediata ed è questo che ci tira dentro alla storia.
In questa seconda stagione ci sono poi degli spunti interessanti. Dark Matter sembra voler rispondere a quella suggestione a cui pensiamo in tanti e sempre più spesso. Cioè a come sarebbe davvero un mondo senza internet e senza connessione. In uno dei mondi possibili, infatti, l’uomo non è andato sulla Luna e questo ha fermato tutta un’idea di progresso. È romantico vedere i ragazzi ascoltare dischi e vedere i film in vhs, andare sullo skateboard e duplicarsi la musica. Anche se in questo mondo non si conoscono i Nirvana. Questo mondo, ve lo diciamo, ci piace molto. E piace anche ai protagonisti Ma, in quella che tutti gli effetti un’Odissea, è Itaca, l’approdo finale, la casa, o è solo un’isola in un continuo errare? Lo scopriremo solo vivendo.
Ma in questa seconda stagione Dark Matter diventa sempre più anche una riflessione sulla scienza, e sui confini e i limiti che deve avere l’iniziativa dell’uomo. Lo scienziato deve solo scoprire, innovare, o deve porsi delle domande sull’uso e gli effetti che potrebbe avere la propria scoperta? La risposta che si dicono i personaggi, in un flashback, è che se una cosa può essere fatta, va fatta. L’uomo non si deve fermare.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Serie TV
Brothers: Matthew McConaughey e Woody Harrelson sono Fratelli? Su Apple TV
Published
1 settimana agoon
23 Settembre 2026
Uno è da anni uno dei “bellissimi” di Hollywood. L’altro è considerato un duro, un’affascinante canaglia. Sono due modi diversi di essere attraenti. Eppure, se li vedete uno vicino all’altro nelle loro foto da bambini e da ragazzi, Matthew McConaughey e Woody Harrelson si somigliano parecchio. Non è solo un fatto di tratti somatici. È proprio un modo di porsi, di sorridere, di guardare. E se fossero fratelli? È da questo spunto, e da quello che a quanto pare è uno dei rumour più affascinanti di Hollywood, che nasce Brothers, la nuova serie comedy dal 23 settembre su Apple TV. La serie segue McConaughey e Harrelson, che interpretano versioni romanzate di sé stessi, nel momento in cui la cui amicizia viene sconvolta quando scoprono un segreto custodito da decenni: potrebbero essere davvero fratelli.
Dopo che il matrimonio della figlia di Woody va in pezzi, l’attore decide di caricare tutta la famiglia e trasferirsi temporaneamente ad Austin, per trascorrere un lungo periodo nel ranch di Matthew. Quella che inizialmente sembra una vacanza rigenerante prende però una piega inaspettata quando Ma Mac, la madre di Matthew (Holland Taylor), lascia accidentalmente trapelare un segreto sepolto da anni: i due amici potrebbero essere in realtà fratelli.
L’autofiction è sempre interessante. È quel tipo di racconto in cui un personaggio famoso mette in scena se stesso, mettendoci il proprio nome, il proprio carattere, la propria personalità. Quel personaggio non è proprio lui, è “scritto”, è costruito ad arte. Ma è chiaro che porta sullo schermo qualcosa di sé, qualcosa di vero. Un esempio che abbiamo visto di recente è la serie tv Vita da Carlo, con Verdone che recitava in una versione verosimile di se stesso. Anche qui i due attori americani fanno qualcosa di simile: mettono in scena se stessi, esagerando pregi e difetti, vizi e virtù.
L’ultima volta che li avevamo visti insieme erano in una storia dalle tinte completamente diverse. Era la prima stagione di True Detective, serie capolavoro, che li vedeva insieme sfiancati, devastati dal peso del loro lavoro, dai loro fantasmi, da una vita che con loro era stata molto dura. Qui il clima è completamente diverso, solare, divertito e divertente.
Il fatto che, in Brothers, si mescoli realtà e finzione, fa sì che la serie abbia un tono particolarissimo, così come il ritmo. Non sono quelli che troveremmo in un film, ma neanche in una serie convenzionale. È un tono sospeso, giocoso, con i personaggi principali, e i loro attori, liberi di esprimersi, con una recitazione naturale e non effettata. I due ironizzano su alcuni lati del loro carattere e, in fondo, del maschio medio americano di mezza età. E così vediamo le bevute, il rodeo, le battute di caccia. Alla storyline principale, quella dell’amicizia e del segreto che unisce i due, ce n’è un’altra, che vede McConaughey in procinto di candidarsi a governatore. Brothers è la storia di un’amicizia virile, o una “bromance” come si direbbe oggi. Lo avremmo chiamato un buddy movie: per il suo formato la possiamo chiamare buddy serie. Ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio poi ti amo, come diceva la famosa canzone. Tra i due funziona così.
Brothers parla di due uomini sui cinquant’anni, realizzati ma in qualche modo anche irrisolti. E anche dei rapporti con le loro famiglie, con le mogli e con i figli. Anche con le madri e con i padri, anche con chi non c’è più ma fa sentire la sua presenza. È una storia che gioca con le citazioni, come quella sulla serie Friday Night Lights, o come l’autocitazione in cui McConaughey rifà il famoso rituale che faceva in The Wolf Of Wall Street. Ha momenti molto particolari, come il funerale di un cervo, che è romantico e grottesco allo stesso tempo. Tutto raccontato in un fluire naturale, come la vita. D’altra parte, dobbiamo credere che qui Matthew McConaughey e Woody Harrelson siano davvero loro.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Serie TV
The Shards: L’America dei primi anni Ottanta di Bret Easton Ellis diventa una serie su Disney+
Published
4 settimane agoon
3 Settembre 2026
Los Angeles, 1981. Un gruppo di studenti privilegiati dell’ultimo anno di una scuola privata d’élite ha a che fare con l’identità, il sesso, la gelosia, l’ossessione e i pericoli che si nascondono sotto la superficie dell’adolescenza americana. Al centro della storia c’è Bret, che è Bret Easton Ellis (Igby Rigney), un aspirante scrittore e adolescente dotato di grande intuito, la cui realtà inizia a sgretolarsi con l’arrivo di un nuovo studente misterioso e affascinante, Robert Mallory (Homer Gere). Trasferitosi poco prima dell’ultimo anno di liceo, l’arrivo di Robert coincide con il crescente terrore suscitato da un serial killer che prende di mira gli adolescenti di tutta la città, il Pescatore. Accanto a Bret ci sono i suoi amici: Susan Reynolds (Kaia Gerber), la sua fidanzata Debbie Schaffer (Hayes Warner) e Thom Wright (Graham Campbell). E ci sono gli adulti: Terry Schaffer (Wes Bentley) e Liz Schaffer (Evan Rachel Wood), un produttore cinematografico e un’ex attrice, i genitori di Debbie, e Steven Reinhardt (Jordan Roth), l’ambiguo assistente di Terry. Vi sembrerà una storia come tante. Ma non lo è. È quella di The Shards, la nuova serie drama FX dall’executive producer Ryan Murphy, tratta dall’acclamato romanzo bestseller di Bret Easton Ellis, uno dei grandi scrittori americani degli ultimi 40 anni. La serie è in streaming su Disney+.
Una delle prime scene che vediamo è quella del primo incontro tra Bret Easton Ellis e l’ancora sconosciuto Robert Mallory, nel buio di una bellissima sala cinematografica, alla prima visione di Shining. È una delle pagine più belle del libro di Ellis. E, vederla su schermo, vuol dire davvero veder prendere vita quelle immagini che abbiamo elaborato nella nostra mente. The Shards non delude mai nella ricostruzione degli ambienti: le high school americane, gli eleganti ristoranti, le proverbiali feste nelle ville con piscina. Da questo punto di vista il mondo della Los Angeles di Bret Easton Ellis è dipinto alla perfezione. E in questo senso The Shards è una serie immersiva. Una delle scelte vincenti è stata mantenere la voce narrante di Bret Easton Ellis, cosa che permette di entrare nell’interiorità del protagonista, come accade leggendo il libro.
La trasposizione seriale di The Shards ha due anime. C’è quella dell’autore del libro, Bret Easton Ellis, caustica, minimalista, tagliente. E c’è quella di Ryan Murphy, uno dei numi tutelari della serialità di oggi (American Horror Story, Hollywood, The Beauty), narratore barocco ed eccessivo. I due hanno firmato insieme l’adattamento. Murphy ha decisamente in sé il tocco dell’horror, lo dice il suo curriculum. È però un autore portato sempre verso l’eccesso. E qui nasce il delicato rapporto con la materia di Bret Easton Ellis. Che l’eccesso lo ha già in sé, lo ha sempre avuto già dal suo primo libro, Meno di zero. È un eccesso a suo modo controllato, scarno, freddo. Quello di Ryan Murphy è più sopra le righe. E per tutta la prima parte, fedele al romanzo, non ha bisogno di metterlo in scena. Poi, però, prende in mano la storia e la porta altrove.
The Shards è una storia di ossessioni e paranoie, un horror che è reale ma anche interiore, perché sì, lì fuori c’è qualcuno che uccide, ma i mostri sono anche dentro. È la storia delle inquietudini che vivono, negli adulti e nei ragazzi, sotto una superficie scintillante e dorata. Quel senso costante di pericolo, di paranoia, di accerchiamento, di osservazione costante che c’è nel romanzo di Bret Easton Ellis, nella serie The Shards arriva però solo a corrente alternata.
I ragazzi e le ragazze dei romanzi di Bret Easton Ellis sono sempre bellissimi. È qualcosa di voluto, di insistito. Fa parte della sua poetica: raccontare la perfezione fuori e la frattura dentro queste persone. Da questo punto di vista gli attori protagonisti scelti ci sembrano davvero perfetti. Kaia Gerber è Susan, la ragazza più bella della scuola. E Homer Gere è il bellissimo, elegantissimo e tenebroso Robert Mallory. La cosa che è intrigante, nel vederli insieme sullo schermo, è che i due sono figli d’arte. E che arte. Kaia Gerber è la figlia di Cindy Crawford, e Homer Gere è il figlio di Richard Gere. I due divi della moda e del cinema, ormai più di trent’anni fa, sono stati anche una coppia nella vita. I loro figli si sono conosciuti in questa occasione. I due sono già delle icone di stile: per la première americana, che si è tenuta allo SVA Theatre di Chelsea, Kaia Gerber ha indossato un abito Valentino semitrasparente con dei cristalli che riflettevano la luce. Homer Gere era elegantissimo in Prada. Ma sono centrati anche gli altri attori: Igby Rigney, che deve portare in scena il non facile ruolo di Brett Easton Ellis, che è un personaggio letterario ma che esiste anche nella vita reale, è bello, ma non troppo, è affascinante ma impacciato il giusto per rappresentare quel personaggio che sapeva di non essere il maschio Alpha, di aver una sessualità e un’identità ancora da comprendere, e viveva in un mondo di squali troppo forti per lui. La popstar Hayes Warner è decisamente sexy per essere Debbie, e ha tinto i capelli di un biondo più chiaro per avvicinarsi a quelli di Debbie Harry dei Blondie. Così come Evan Rachel Wood, che interpreta la madre, si è ispirata molte star della fine degli anni Settanta. A noi, nella silhouette e nel taglio di capelli, ha ricordato molto la Michelle Pfeiffer di Scarface. Alla prima di New York indossava un Dior firmato John Galliano e sul set ha indossato abiti di Saint Laurent e Chanel.
Quello che è interessante, in un racconto come quello di The Shards, è proprio quel viaggio nella moda dei primi anni Ottanta. Che non sono ancora gli anni Ottanta eccessivi, quelli dei colori accesi, delle spalline, delle stampe colorate. Il 1981 è un anno di transizione, in cui l’eleganza era ancora piuttosto sobria. Un mondo di abiti stretti, attillati, sobri ed eleganti sia per la donna che per l’uomo. Per capirci, erano gli anni in cui Richard Gere, nume tutelare del libro di Brett Easton Ellis, girava American Gigolò vestito da Giorgio Armani. Un motivo per guardare The Shards è anche questo.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (i-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Kaia Gerber as Susan, Reynolds, Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie, Schaffer, Homer Gere as Robert Mallory, Graham Campbell as Thom Wright.. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Help Me! Rhonda!” — Season 1, Episode 3 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: (l-r) Graham Campbell as Thom Wright, , Kaia Gerber as Susan Reynolds, Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Robert’s Party” — Season 1, Episode 4 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: (l-r) Kaia Gerber as Susan, Reynolds, Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Robert’s Party” — Season 1, Episode 4 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Igby Rigney as Bret, Kaia Gerber as Susan, Reynolds. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (i-r) Igby Rigney as Bret, Homer Gere as Robert Mallory.CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Evan Rachel Wood as Liz Schaffer. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Wes Bentley as Terry Schaffer, Igby Rigney as Bret. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) –Pictured: Homer Gere as Robert Mallory. CR: FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (center, i-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds, Graham Campbell as Thom Wright. CR: FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Wes Bentley as Terry Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Jordan Roth as Steven Reinhardt, Evan Rachel Wood as Liz Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Igby Rigney as Bret, Hayes Warner as Debbie Schaffer. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Pilot” — Season 1, Episode 1 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: Graham Campbell as Thom Wright. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) –Pictured: (l-r) Homer Gere as Robert Mallory, Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Don’t You Want Me” — Season 1, Episode 2 (Airs Wednesday, August 5) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Igby Rigney as Bret. CR: Ray Mickshaw/FX
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- FX’s The Shards — “Help Me! Rhonda! ” — Season 1, Episode 3 (Airs Wednesday, August 12) — Pictured: Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Homecoming Part Two” — Season 1, Episode 7 (Airs Wednesday, August 26) — Pictured: (l-r) Hayes Warner as Debbie Schaffer, Kaia Gerber as Susan Reynolds. CR: Ray Mickshaw/FX.
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- FX’s The Shards — “Hamlet” — Season 1, Episode 8 (Airs Wednesday, September 2) — Pictured: Graham Campbell as Thom Wright. CR: Ray Mickshaw/FX
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Serie TV
Lucky: Anya Taylor-Joy in una fuga senza fiato su Apple Tv
Published
2 mesi agoon
23 Luglio 2026
Una ragazza viene inseguita da alcuni uomini tra dei camion fermi in un parcheggio. Lei è bionda platino, è vestita in jeans, una canotta bianca e un giubbotto di pelle nera. Zoppica. Loro hanno quegli inconfondibili giubbetti blu con la scritta in giallo sulla schiena: sono dell’FBI. Inizia così Lucky, la nuova serie in streaming su Apple Tv tratta dal bestseller del New York Times e selezione del Reese’s Book Club, scritto da Marissa Stapley. La ragazza, la Lucky che dà il titolo alla serie, è l’inconfondibile Anya Taylor-Joy. E insieme a lei ci sono Annette Bening, Timothy Olyphant, Aunjanue Ellis Taylor, Drew Starkey, Clifton Collins Jr. e William Fichtner. La definiscono una dramedy, ma Lucky è soprattutto una serie d’azione, un’azione senza un attimo di respiro.
Quando una rapina multimilionaria va storta, la truffatrice Lucky (Anya Taylor-Joy) è costretta a darsi alla fuga. Braccata sia dall’FBI che da uno spietato boss criminale, Lucky deve lottare per la propria vita e per trovare una via d’uscita. Eppure sembrava tutto perfetto. Poche ore prima avevamo visto Lucky, ed era completamente diversa. I capelli più lunghi e castani, un vestito corto e attillato di lamé. Una bottiglia di champagne da stappare con il proprio compagno. In Dreams di Roy Orbison, famosa per Velluto blu di David Lynch, da ballare stretti stretti. Tutto sembrava andare bene. Ma non è andata così.
Lucky vive soprattutto sul volto e sul corpo di Anya Taylor-Joy. È un’attrice dal fisico esilissimo. E dal volto unico, scavato e sensuale. Con quegli occhi enormi, verde giada, e molto distanti tra loro. Si dice che sia sintomo di poca bellezza, come in fondo si dice della bocca piccola e delle labbra sottili. Non è vero. Anya Taylor-Joy è fatta per smentire tutte queste teorie, per diventare una bellezza allo stesso tempo aliena e, soprattutto in una serie come questa, molto concreta.
La sua Lucky sembra un personaggio di un film di Luc Besson, noto per i ritratti di donne forti e artefici del loro destino, coraggiose e muscolari. Così come sembra un film di Luc Besson, per ritmo e visione, tutta la storia a cui assistiamo. C’è anche qualcosa di Hitchcock, non nello stile ma nei temi. Il personaggio giovane e innocente in fuga è un classico del regista inglese. Qui innocente Lucky non lo è completamente. È una truffatrice, certo. Ma abbiamo visto che è stata a sua volta fregata dal suo compagno. Per questo, e per il fatto che il punto di vista sposato è il suo, Lucky ha da subito la nostra simpatia. E quella del regista. Anche questo è un meccanismo che viene da Hitchcock: pensate a Psycho e al personaggio di Janet Leigh, in fuga dopo aver sottratto al suo capo un’ingente somma di denaro. Anche lei è colpevole, ma stiamo dalla sua parte.
La regia è sempre su di lei, spesso la macchina da presa la accarezza con primi o primissimi piani in grado di scrutare quegli occhi così particolari. Mentre, alla fine del primo episodio, basta una telefonata per costruire una backstory in grado di farci appassionare ancora di più al suo personaggio. Mentre un accendino, nel buio, si ricollega a una delle prime scene dell’episodio e chiude un cerchio. Non ci resta che seguire la fuga di questa nuova eroina che ci ha portato Apple Tv, lo streamer dalle produzioni sempre impeccabili. I primi due episodi sono disponibili, poi ne vedremo uno a settimana. Buona fortuna, Lucky.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Milano torna ad osare: la nuova stagione tra gonne, memoria e desiderio

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