Connect with us

Mood Face

U2, Easter Lily: Dalle ceneri alla resurrezione. In Attesa del nuovo album

Published

on

Easter è il titolo di un famoso album di Patti Smith. È il suo più grande successo, è il disco di Because The Night, un album del 1978. Bono all’epoca aveva 18 anni e quel disco lo ha ascoltato tanto. E gli ha dato tanta speranza. Quella che ci hanno voluto portare gli U2 con l’EP Easter Lily, il cui titolo è – anche – un omaggio a lei. Non è il nuovo album degli U2: per quello proseguono le sessioni di registrazione. Anzi, a questo punto, molto probabilmente saranno finite. Si parla del nuovo singolo a giugno e dell’album il 25 settembre, quando ricorreranno i loro 50 anni di carriera. Con un colpo ad effetto come ne hanno fatti tanti nella loro carriera. Ma sono dei colpi ad effetto anche questi, come non ne facevano da anni. Easter Lily è come una seconda raccolta autonoma che segue l’EP Days of Ash pubblicato, sempre a sorpresa, durante il Mercoledì delle Ceneri.

Days Of Ash era stato una risposta a quello che sta accadendo nel mondo, una raccolta di canzoni urgenti, che non potevano attendere. Uscite nel giorno delle ceneri, per ricordarci che sono giorni di cenere, di vite e di diritti bruciati. Ma anche che dalle ceneri si può, si deve rinascere, magari cercando la soluzione “una persona alla volta”, come racconta One Life At A Time. Gli Stati Uniti, con Minneapolis, Israele e la Palestina, l’Iran, l’Ucraina. C’era tutto questo nel precedente EP. Easter Lily è una raccolta di canzoni molto più riflessive, che emerge da un luogo più personale e privato, in cui alcuni potrebbero rifugiarsi in tempi come questi, esplorando temi quali l’amicizia, la perdita, la speranza e, in definitiva, il rinnovamento.

Questi U2 sono semplici eppure complessi, sono classici eppure guardano verso il futuro, perché forse è questo il suono che avrà il nuovo album. O forse no. Sono, a quanto pare, gli U2 che vogliono i loro fan, che mai come in questi ultimi mesi hanno esclamato “gli U2 sono tornati, questi sono i veri U2”. Sono gli U2 che fanno gli U2, che sono gli U2, che non hanno paura di esserlo. Per questo, e per tanti altri motivi, sembra di essere nei dischi del passato. C’è qualcosa di The Unforgettable Fire, qualche piccolo tocco di The Joshua Tree, ma anche All That You Can’t Leave Behind, l’album non certo perfetto ma nel quale gli U2 avevano deciso di non vergognarsi di essere gli U2, di suonare classici, di usare, per Beautiful Day una chitarra che veniva dagli anni Ottanta.

Song For Hal

La chitarra di Edge apre l’EP e la prima canzone Song For Hal. E sembrano delle campane. Ma stavolta c’è anche la voce solista di The Edge, che una sua limpidezza e una sua dolcezza, quella voce che chi ha amato Van Diemen’s Land conosce bene. Ma qui tocca vette altissime, porta la canzone verso un sentimento di consolazione, positività. È un suono solare, lenitivo, è qualcosa che cura le ferite, cura l’anima. Song for Hal è un pianto sul lockdown durante il COVID-19, scritto per l’amico della band, il produttore musicale Hal Willner, che avrebbe compiuto 70 anni il Lunedì di Pasqua e che è scomparso quasi sei anni fa, proprio durante questi giorni.

In A Life

Quelli che ascoltiamo, sin dal primo brano, sono suoni allo stesso tempo vecchi e nuovi. Così come lo sono i suoni che aprono in A Life. Suoni che sembrano arrivare dal passato, dalla loro storia. Suoni che ci mancavano e che, in realtà, non se ne sono mai andati. C’è il tintinnio della chitarra di The Edge. Sulla quale adesso si appoggia la voce di Bono, profonda, sempre un po’ rotta dall’emozione, piena di colori. È una canzone che parte quieta e si apre, sale fino a diventare un inno. Un inno non urlato ma meditato. Ci ricorda Kite, la canzone tratta da All That You Can’t Leave Behind diventata un classico. In a Life è una canzone che celebra l’amicizia

Scars

Chitarre lancinanti, che sembrano quelle di Wire, da Unforgettable Fire, aprono Scars. Scars è sostenuta dal basso, quel basso proverbiale di Adam Clayton, custode della tradizione new wave che dai Joy Division ha portato ai New Order, ai primi U2 e a quegli U2 che in California (da Songs Of Innocence) suonavano come i New Order. Le chitarre di Edge tagliano l’aria, rintoccano come campane. La voce di Bono va dai toni bassi a quelli più alti, in una canzone che sembra procedere come un flusso di coscienza. Il finale in falsetto sulla chitarra acustica fa il resto. È una canzone trascinante, empatica, carica. Speriamo di sentirla nel prossimo tour: funzionerebbe alla grande dal vivo. Scars è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto. “Don’t cover your scars… they’re your scars”. Non nascondere le tue cicatrici… sono le tue cicatrici”. Vuol dire che parlano di te, ti definiscono, dicono al mondo chi sei. Devi esserne orgoglioso. Come diceva Zerocalcare alla fine della sua serie Strappare lungo i bordi.

Resurrection Song

All’inizio ascoltiamo gli arpeggi e le tessiture sonore di The Unforgettable Fire, il tintinnio tipico della chitarra di Edge – “ring those bells Edge”, come cantava Bono su I Will Follow nell’Elevation Tour – mentre basso e batteria crescono in un ritmo quasi tribale. La canzone della resurrezione recita il titolo, una canzone perfetta per la Pasqua, il tema del disco. È ancora una volta un canto liberatorio, catartico. Resurrection Song parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l’ignoto con un’amante o un amico.

Easter Parade

L’inizio ha trame elettroniche sulle quali si inserisce la chitarra, la sintesi tra gli U2 classici e quelli più sperimentali, la canzone si muove quieta tra suoni eterei, e con un giro di basso che ancora comanda. Fino a un ritornello che si apre tra cori beatlesiani o, se preferite, alla Beautiful Day, o qualcosa che ricorda The Three Sunrises, un outtake di The Unforgettable Fire.  Easter Parade è una canzone devozionale, una celebrazione della nuova vita, della rinascita e della resurrezione. E quel Kyrie Eleison finale riporta agli inni spirituali di un tempo, ai salmi di October e War.

COEXIST

Gli U2 hanno lavorato anche con Brian Eno, l’artefice dei loro dischi storici, nell’ultimo periodo. Non si sa ancora se quel materiale sarà nel nuovo album o in un album successivo. Un esempio del lavoro con Brian Eno è questa COEXIST (I Will Bless The Lord), una canzone atmosferica, che vive su un tappeto di tastiere con la voce filtrata dal vocoder. È una preghiera sommessa e sentita, il brano più intimo e sperimentale del disco. COEXIST è una ninna nanna per i genitori dei bambini coinvolti nella guerra. Trea queste canzoni è quella che ci mette più tempo ad arrivare. Ma gli U2 sono anche questi.

E il nuovo album?

Come abbiamo scritto, tutto lascia suppore che arriverà il 25 settembre, a 25 anni esatti da quel 25 settembre del 1976 in cui si formò la band. “Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio anni duri’. per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo. C’è una grande curiosità, emozione, ma anche timore per questo nuovo disco. Come a ogni loro nuova uscita, del resto. Stavolta, molto di più, perché dall’ultimo disco in studio saranno passati nove anni. Ci viene da pensare che, se queste degli ultimi due EP sono le canzoni che non sono entrate nel disco, chissà cosa potrà esserci nel nuovo album. Ma anche che, magari, per il loro ritorno, abbiano puntato su canzoni più “facili”, d’impatto, come hanno fatto nel recente passato. Quasi quasi ci sarebbe piaciuto che questo Easter Lily fosse già il nuovo album, per quelle tre-quattro canzoni all’inizio che hanno tutto, carica, emotività, epicità, parole. Non resta che aspettare. E leggere le loro parole. “In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

5 Users (1 voto)
Criterion 15
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tredici − 6 =

Mood Face

Il mood dell’originale dello sperimentare a teatro: intervista a Marco Oliva

Published

on

In questi giorni, la compagnia teatrale di Oltreunpo’Teatro apre la nuova stagione milanese e lo fa con uno spettacolo sull’acqua del Naviglio ,nel mood dell’originale possibile o impossibile, chissà, nella bella cornice medioevale del Teatro San Cristoforo Mario Chiesa vicino ad uno degli angoli più romantici di Milano sul naviglio.
Ma non solo. Per l’intera giornata del sabato 13 settembre , si è potuto entrare nel teatro e farne esperienza attiva sul palcoscenico, nel mood dell’originale dello sperimentare a teatro.
Al mattino ecco le prove gratuite: ore 10 per i bambini da 6-10 anni sul gioco e immaginazione, ore 11 ecco i ragazzi dai 11-17 anni su relazione e creatività, ed alle ore 12 ecco gli adulti su espressività e scoperta. Unico requisito richiesto la prenotazione con QR code.
Ma è nel pomeriggio che il mood dell’originale in teatro si apre veramente alla città: ore 15 si è svolto lo svelamento dell’opera di Marco Lodola con la presentazione della Stagione 2026/27 ed alle ore 16 ecco uno spettacolo inedito e particolare “La Maria Brasca sui Navigli” di Testori che grazie a agili imbarcazioni ha fatto accomodare il pubblico , sull’acqua.
Ed alle ore 19 ecco anche l’aperitivo e l’inaugurazione del nuovo bar. Ma perché le lezioni gratuite? Perchè proprio Lodola e la Maria Brasca di Testori? Perchè un bar?
Lo chiediamo al Direttore artistico del teatro, Marco Oliva, noto come attore, formatore e direttore artistico di Oltreunpo’ che si è formato con il gruppo di “Quelli di Grock” ed New York  in America alla John Strasberg Studios con John Strasberg e Anne Pasquale dell’Actors Studio. Ha studiato con Danio Manfredini, Michael Margotta, drammaturgia con Gherzi e Guccini, canto lirico e teatro-danza, proponendo una propria idea di teatro da Voghera a Milano. Laureato in Scienze della Comunicazione. Ha recitato in “La Donna Seduta” di Copi, in Ubu Re, Bisbetica Domata, Promessi Sposi, Sogno di una notte di mezza estate per Grock, ed è regista di produzioni con Oltreunpo’ Teatro, come “La Sagra di Brugaglia”. Dal 2004 insegna a Milano, dirige il Laboratorio Permanente dell’Attore ed è Direttore artistico del Teatro San Cristoforo Chiesa. Nel 2012 fonda il Centro Studio Oltreunpo’ Teatro, ad oggi con oltre 250 allievi l’anno tra la zona dell’oltrepò pavese e Milano, un vero ponte che collega non solo idealmente anche Milano a New York con John Strasberg.
Un unicum con un teatro di processo nel mood dell’originale interessante: prima la persona, poi il personaggio.
Domanda 1. Buongiorno e grazie del tempo che ci sta concedendo. Ci parli del vostro progetto teatrale e si potrebbe inserire in un mood dell’originale dello sperimentare in teatro? 
Risposta: La nuova stagione si intitola “a fior d’acqua” e noi siamo sul Naviglio Grande, in un luogo dove la città incontra l’acqua, la memoria e il territorio, in modo molto speciale. il Teatro San Cristoforo Alfredo Chiesa si propone come uno spazio aperto alla città e alla comunità, in modo si originale. Noi abbiamo da poco la gestione di questo teatro milanese, meno di due anni ma anche nella passata stagione per esempio la rassegna aveva una forte identificazione con il quartiere in cui sono inserite tematiche sociali su cui si andava poi ad interagire. Bellissima è stata infatti l’esperienza con i City Angels dove cura ed attenzione è stata non solo dei luoghi ma anche delle persone. Il nostro teatro ha si una identità molto forte.
Domanda 2. E la nuova programmazione?
Risposta La programmazione di Oltreunpo’ Teatro attraversa linguaggi e generi diversi, tra ciò che affiora e ciò che è sommerso e si intitola “ha fior d’acqua”: dalla commedia al teatro di narrazione, dalla poesia alla musica, dal teatro per le famiglie alla drammaturgia contemporanea. Una stagione che mette al centro gli artisti, le storie e il rapporto diretto con il pubblico. Il nostro è un arcipelago di scelte con un forte richiamo storico che parla al territorio che a Milano ci ospita. Ha una forte connotazione di tradizione. Come lo spettacolo di oggi su Testori ha dimostrato. Casa Testori , che detiene i diritti, è stata sentita e non si è stravolto il testo. Già nella prima messa in scena mesi fa, lo spettacolo sull’acqua del naviglio ha ottenuto grande interesse sia da parte della critica che del pubblico. E’ per noi una scommessa che vanta molte collaborazioni e tanto lavoro.
Domanda 3. Ci parli di queste collaborazioni e come si inseriscono in questo mood?
Risposta. Accanto alle produzioni della Compagnia, il Teatro ospita appuntamenti e collaborazioni che ampliano lo sguardo sulla scena contemporanea milanese, costruendo un calendario capace di intrecciare memoria, contemporaneità, impegno civile e leggerezza (tra cui il Finge Off ad ottobre  e la manifestazione Cortissina a novembre n.d.r.).

Concludendo il mood dell’originale dello sperimentare a teatro nel caso dell’esperienza di questo teatro milanese diretto da Marco Oliva, dimostra una volta di più e qualora ce ne fosse bisogno, che  per abbassare la soglia d’accesso del mettersi in gioco come persone prima che come attori, il teatro si prova prima di sceglierlo e perché sia un teatro veramente radicato, lo si dimostra attraverso una economia della esperienza, tanto che un addirittura un artista come Lodola illuminerà con la sua arte, la periferia con la sua creazione luminosa ed infine, l’esperienza di un testo come quello di Testori, raccontare i Navigli. Tra arte e identità su delle barche, messe a disposizione dalla Canottieri, altro punto di riferimento del quartiere. Lo spettacolo della “Maria Brasca” attraversa in questo modo l’acqua e la memoria della città come un filo invisibile. Il teatro incontra l’acqua dei Navigli  ma in una forma scenica nel solco del mood dell’originale dove il vero spettacolo, forse è proprio questa comunione di pubblico che assiste dalle acque del naviglio stesso e la scena che si svolge sulle sponde, per strada, su un balcone sulle sponde tra naviglio milanese e la darsena. Il mood dell’originale in teatro come spazio teatrale diffuso? Forse. Sicuramente di grande impatto evocativo dove al centro rimane la storia e quel diritto di scegliere la propria vita ed interpretare fino in fondo il proprio ruolo nel mondo. Infatti il pubblico assiste allo spettacolo navigando lungo il Naviglio Grande fino alla Darsena. La rappresentazione si sviluppa attraverso diverse stazioni sceniche sulle sponde del Naviglio, trasformando il paesaggio urbano in uno spazio teatrale diffuso, non è solo scenografia. Perchè come ha detto Marco Oliva portare La Maria Brasca di Testori sull’acqua significa così mettere in dialogo il desiderio individuale della protagonista con la memoria collettiva di Milano fino a New York. E forse perché il teatro oggi deve essere casa, non solo palcoscenico, ovunque.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Face

I’ll be back – Arnold Schwarzenegger

Published

on

Arnold Schwarzenegger è stato un bodybuilder, un attore, un politico e ora è anche un modello fotografico alla portata di tutti

Questa nuova edizione illustra la vita di Arnold Schwarzenegger: dalla povertà al titolo di Mr. Olympia, la carriera cinematografica e quella politica. È arricchita da una selezione di ritratti scattati da Annie Leibovitz, Robert Mapplethorpe, Herb Ritts, Sante D’Orazio e Andy Warhol, foto personali, di bodybuilding, sul set e interviste esclusive.

Questa nuova pubblicazione, inizialmente ideata come Edizione da Collezione autografata, è ora disponibile in edizione illimitata

È stato quattro volte Mr. Universe e sette volte Mr. Olympia. I suoi film hanno incassato più di quattro miliardi di dollari in tutto il mondo. Si è aggiudicato le elezioni per la carica di governatore della California con una vittoria schiacciante. Ha uno dei volti più riconoscibili al mondo, un accento spesso imitato e un fisico a tutt’oggi considerato il più perfetto mai esistito. Arnold è unico e inimitabile e il suo nome è conosciuto a livello internazionale. Da oggi, la “muscolosa” biografia di Arnold è finalmente accessibile a tutti.

Ci sono voluti dieci anni per realizzare l’Edizione da Collezione originale. Un tributo fotografico che mostra oltre settant’anni della vita di Schwarzenegger: dall’infanzia povera del futuro Terminator a Thal in Austria, alla sua ascesa come giovane atleta, dal suo viaggio in America per diventare il bodybuilder più famoso di tutti i tempi, alla brillante carriera cinematografica in film d’azione, fino alla carica di governatore della California e oltre.

Il corpo muscoloso, i lineamenti scolpiti e la personalità carismatica di Arnold lo hanno reso uno dei soggetti preferiti di fotografi del calibro di Annie Leibovitz, Robert Mapplethorpe, Herb Ritts, Sante D’Orazio, Francesco Scavullo e Andy Warhol. In questo volume sono presenti tutti i ritratti fotografici dell’edizione originale accostati a immagini più intime di bodybuilding o scattate dietro le quinte, decine di foto provenienti dall’archivio personale di Arnold. Il tutto è corredato da interviste esclusive ad Arnold e coloro che lo hanno aiutato a raggiungere la fama, tra cui i registi Ivan Reitman e Bob Rafelson e le leggende del bodybuilding Franco Columbu, Dave Draper e Frank Zane.

XL

Arnold
Dian Hanson
Hardcover with fold-out, 528 pagine
€ 125

ISBN 978-3-8365-9958-0 (English)
ISBN 978-3-8365-9986-3 (German)

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Face

Le Storie della Mosca di Marina Neri

Published

on

Marina Neri è un’autrice, regista, attivista e avvocata nata e operante a Reggio Calabria. È nota per il suo impegno sociale a difesa delle donne e dei minori, per la sua carriera forense e per aver fondato l’associazione culturale Rizes dedicata alla promozione del territorio calabrese.
Il Giorno della Mosca… di Marina Neri
FINALMENTE IL 17 GIUGNO ALLE ORE 17:00 ATTERRERÀ !!!!!
“Cosa accadrebbe se una donna si risvegliasse trasformata in una mosca?
Non quella di Kafka, ma una creatura ironica, consapevole, capace di spiare la vita da prospettive proibite e illuminanti.
“Le storie della mosca” è una raccolta di racconti pungenti e poetici in cui un insetto diventa voce narrante dell’umanità: osserva amori e addii, guerre e tribunali, sogni infranti e piccole rinascite.
Con una scrittura raffinata, accattivante e visionaria, Marina Neri mescola umorismo, introspezione e critica sociale, trasformando la leggerezza del volo in un atto di ribellione contro la mediocrità e la rassegnazione.
Un viaggio tragicomico dentro la condizione umana, dove anche una mosca può insegnarci a guardare la realtà con occhi nuovi.
Dietro ogni finestra, in ogni stanza o tribunale, tra le pieghe della vita e della morte, ronzano storie che solo una mosca può vedere davvero.
Marina Neri ci invita a seguire il suo insetto consapevole in trentacinque racconti intensi, ironici, erotici, attuali e profondi, capaci di farci sorridere e riflettere su ciò che siamo diventati.
Un libro che scava con delicatezza nelle contraddizioni del nostro tempo e ce le restituisce con la forza della poesia e la leggerezza del volo.
Un’opera originale, delicata come una piuma, che sa scuotere con una carezza, e far sorridere come un soffio quando sfiora le tattili zone erogene.
Per chi cerca: un libro che fa pensare, ma anche ridere — un ronzio che resta nella mente, come un pensiero che non si può scacciare.”
Brinderemo insieme alla Moschicella presso il meraviglioso terrazzo de l’A GOURMET L’ACCADEMIA dello chef Filippo Cogliandro

Filippo Cogliandro
Ci sono persone che scrivono libri.
E poi ci sono persone che sanno trasformare la vita in parole.
Mercoledì 17 giugno alle ore 17:00 avrò il piacere di ospitare presso L’A Gourmet L’Accademia la presentazione di “Le Storie della Mosca” di Marina Neri, una donna capace di osservare il mondo con l’attenzione che si riserva alle cose più vere.
La Mosca di Marina non è un eroe, non è un leone che ruggisce.
È una presenza discreta che vola tra le persone, ascolta, osserva e racconta. Racconta chi spesso resta ai margini, chi non fa rumore ma custodisce storie straordinarie nella semplicità del quotidiano.
Un viaggio tra sorrisi, emozioni, ironia, fragilità e umanità, dove ogni pagina diventa uno specchio nel quale riconoscersi.
Sarà un pomeriggio dedicato alla cultura, alla condivisione e al piacere di stare insieme, brindando al nuovo volo della Mosca e alla sensibilità di una scrittrice che sa dare voce a ciò che troppo spesso rimane in silenzio.

Vi aspettiamo.
Presentazione del libro “Le Storie della Mosca”
Marina Neri
17 giugno 2025 – ore 17:00
L’A Gourmet Accademia – Via Largo Colombo, 6
Reggio Calabria

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending