Connect with us

Mood Town

L’Ungheria più misteriosa: itinerari tra castelli, folklore e leggende

Published

on

Dalle suggestive feste illuminate dalle lanterne alle crociere in maschera sul Danubio, passando per castelli avvolti da atmosfere misteriose ed eventi notturni: l’Ungheria celebra Halloween con un ricco calendario di esperienze tra folklore, tradizioni e divertimento.
L’Ungheria svela un volto inedito nel periodo di Halloween, quando il fascino della storia e delle tradizioni locali si intreccia con atmosfere misteriose, eventi suggestivi e occasioni di festa. Dalle campagne ai quartieri storici di Budapest, il Paese si anima con un calendario di appuntamenti che invita a vivere la ricorrenza in modi diversi: dalle scenografiche installazioni di lanterne alle feste in maschera, fino alle crociere sul Danubio sotto il cielo stellato. Un’offerta variegata che spazia dagli eventi dedicati alle famiglie alle celebrazioni più vivaci, fino alle esperienze serali, ideale per chi desidera concedersi una fuga autunnale fuori dagli itinerari più consueti. Halloween diventa così un’occasione per scoprire l’Ungheria da una prospettiva diversa, lasciandosi sorprendere dal suo patrimonio culturale, dalle sue atmosfere e dal suo spirito festoso.
Tra zucche e creatività: Halloween in Ungheria per tutta la famiglia
Per chi desidera vivere Halloween all’insegna della fantasia e del divertimento, l’Ungheria propone esperienze che coinvolgono grandi e piccoli, tra attività all’aria aperta, laboratori creativi e appuntamenti a tema. A Piczinke Póniudvar, sulle colline di Buda, nei dintorni di Budapest, la festa si svolge in un parco dedicato agli animali, dove le passeggiate sui pony si alternano ai laboratori di intaglio delle zucche e ai giochi ispirati alla ricorrenza. Un’occasione per trascorrere una giornata immersi nella natura, mettere alla prova la propria creatività e realizzare una lanterna personalizzata da portare a casa come ricordo.
A Szeged, nel sud dell’Ungheria, il Giardino Botanico dell’Università ospita invece il Tök Jó Nap, una giornata interamente dedicata alla zucca e alle sue tante declinazioni. Accanto alle tradizionali zucche di Halloween, i visitatori possono scoprire varietà ornamentali dalle forme e dai colori più insoliti, partecipare ai laboratori di intaglio e dare vita a creazioni originali. Il programma comprende anche le spettacolari opere dello scultore di ortaggi Lajos Rácz, spettacoli, giochi, attività creative e degustazioni di specialità a base di zucca.
Un appuntamento che celebra uno dei simboli più iconici dell’autunno attraverso un mix di creatività, intrattenimento e sapori locali, trasformando Halloween in un’occasione per scoprire il territorio e condividere esperienze in famiglia.
Budapest e dintorni: tra lanterne luminose e celebrazioni in maschera
A Budapest, Halloween anima gli spazi pubblici con eventi e iniziative che trasformano alcuni dei luoghi più iconici della capitale in scenari suggestivi, tra installazioni artistiche, zucche intagliate e intrattenimento per tutte le età. Nel cuore del Parco cittadino di Városliget, presso la pista di pattinaggio, nel XIV distretto, il Great Pumpkin Festival celebra la zucca in tutte le sue forme, con un programma che spazia dai laboratori di intaglio e pittura alle installazioni scenografiche, passando per un grande luna park, concerti per famiglie e appuntamenti musicali. A distinguere la manifestazione sono anche le creazioni degli artisti specializzati nell’intaglio delle zucche, trasformate in vere e proprie opere d’arte grazie a dettagli e lavorazioni di grande precisione. L’edizione 2026 è in programma dal 17 ottobre al 1° novembre, con attività distribuite nell’arco di tre fine settimana.
Le atmosfere della festa proseguono con il Pumpkin Lantern Festival, in Piazza degli Eroi, uno dei luoghi più rappresentativi di Budapest. Al calare della sera, migliaia di lanterne intagliate illuminano la piazza, dando vita a un suggestivo mosaico di volti, figure mostruose e disegni originali. Ogni zucca contribuisce a comporre un’installazione collettiva, in cui creatività e tradizione si incontrano, regalando alla città uno scenario particolarmente suggestivo. Un’occasione per vivere Budapest attraverso le sue iniziative popolari e scoprirne un volto diverso, oltre i tradizionali itinerari turistici.
Per chi desidera spingersi fuori dalla capitale, Szigethalom, nella contea di Pest, propone un’atmosfera più raccolta e informale con il Jack-o’-lantern Party. La cittadina ospita una celebrazione all’insegna della convivialità, tra feste in maschera, zucche illuminate, concorsi di costumi e dolci a tema. Un appuntamento che permette di entrare in contatto con le tradizioni e lo spirito delle comunità locali, scoprendo come anche i centri più piccoli partecipino alle celebrazioni di Halloween con iniziative originali e coinvolgenti.
Vampiri, castelli e misteri: Halloween dopo il tramonto
Quando cala la sera, il Danubio diventa lo scenario ideale per scoprire Budapest da una prospettiva diversa. Le crociere a tema offrono l’opportunità di ammirare i principali monumenti della capitale illuminati, partecipando al tempo stesso a serate all’insegna del divertimento. Halloween Cruise e Budapest Halloween Cruises propongono esperienze pensate soprattutto per un pubblico adulto, con musica, feste in maschera e cocktail ispirati alla ricorrenza.
Per chi preferisce esplorare la città a piedi, il Quartiere del Castello di Buda offre itinerari guidati serali alla scoperta del suo passato più misterioso. I tour Buda Castle District Vampires & Myths Night e Mystery & History in Buda Castle accompagnano i visitatori tra vicoli acciottolati e architetture storiche, facendo rivivere antiche leggende sui vampiri, racconti inquietanti e legati alla corte reale. Un viaggio tra storia e folklore, ideale per immergersi nelle atmosfere più enigmatiche della capitale ungherese.
Per maggiori informazioni: https://visithungary.com/

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciotto − dieci =

Mood Town

Bentornato, autunno! 5 destinazioni dove fare rotta per un giorno di pioggia

Published

on

I suggerimenti di eDreams per un viaggio alla scoperta delle mete che sanno conquistare anche quando il cielo è coperto
Se c’è un tempo per tutto, a questa regola non sfuggono nemmeno le condizioni meteo. E, se è vero che una giornata limpida è considerata l’ideale per andare alla scoperta di una città nuova, esistono però mete che sanno svelare il proprio lato più affascinante proprio quando piove, al di là del patrimonio artistico racchiuso nei musei e nelle gallerie d’arte. eDreams, tra le principali agenzie di viaggi online in Europa, suggerisce le destinazioni da visitare per un giorno di pioggia diverso dal solito.

Edimburgo, il gotico che diventa scintillante

Già nota per le storie di fantasmi, la località scozzese sotto un cielo plumbeo acquista un aspetto più insolito, anche grazie all’impronta medievale del centro storico. Passeggiare per i close, i vicoli della old town, in questo periodo permette di ammirare l’architettura gotica della città quando le sfumature scure del basalto dei suoi edifici diventano scintillanti sotto la pioggia, e nelle zone di Victoria Street e West Bow si accentuano i contrasti cromatici tra le facciate colorate e il selciato. Una visita al cimitero di Greyfriars Kirkyard è poi l’ideale per chi ama le atmosfere più misteriose.

Bruges con un riflesso diverso

Una delle numerose “Venezie del Nord” e certamente tra le più scenografiche, Bruges durante una giornata di pioggia è ancora più emozionante anche grazie ai riflessi dell’acqua dei suoi canali. I toni del grigio del cielo si mescolano con quelli dei mattoni e dell’arenaria degli edifici che vi si specchiano, e l’atmosfera diventa più raccolta e meno caotica. Oltre alla navigazione dei canali, un’altra esperienza da considerare può essere una visita al Parco del Lago dell’Amore, che avvolto dall’umidità e da una leggera nebbia risulterà ancora più romantico.

Lione, tra ocra e passaggi segreti

Una visita a Lione durante la stagione autunnale permette di apprezzare un percorso che alterna luoghi all’aperto e passaggi coperti grazie alla struttura urbana unica, che affonda le sue radici storiche e culturali nella tradizione della lavorazione della seta e nelle lotte per l’equità portate avanti dai suoi artigiani, i canut. Il centro storico in una giornata piovosa sfoggia ancora più chiaramente i suoi palazzi ocra, soprattutto nella zona di Place Bellecour, tra le piazze pedonali più grandi d’Europa. Una tonalità cromatica ancora più accesa si potrà osservare aggirandosi per il quartiere Vieux Lyon, dove all’epoca dell’artigianato della seta sono stati creati i traboule, caratteristici passaggi segreti che collegano edifici privati e strade, creando una sorta di rete pedonale parallela e a tratti al coperto, che permette di scoprire cortili nascosti.

Bergen, o la pioggia come abitudine

Più di 200 giorni all’anno di precipitazioni insegnano a vedere i cambiamenti del meteo come un’esperienza integrante del viaggio, oppure della quotidianità, a seconda del modo in cui si vive la destinazione. E amare il paesaggio di Bergen con la pioggia è un esercizio che risulterà facilissimo abbandonandosi alla bellezza delle case colorate del molo di Bryggen, che risulteranno ancora più sgargianti, oppure ammirando il bianco delle case in legno di Nordnes e Sandviken e la loro luce in contrasto con il cielo coperto.

Kyoto, immergersi nel verde brillante

La fine dell’autunno nell’area di Kyoto può regalare giornate piovose che si alternano ad altre più serene. Un giorno di pioggia in questa città può essere l’occasione per osservare ancora meglio i contrasti cromatici del centro storico, tra le case in legno, la pietra delle strade, le insegne delle botteghe tradizionali. Anche gli elementi naturali, però, possono contribuire a dare uno sguardo diverso su questa meta iconica quando il meteo sembra sfavorevole. Un esempio concreto ne è la sfumatura cangiante della vegetazione, come nel caso del verde brillante dei giardini di muschio di Gio-Ji oppure di Saiho-ji.

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Town

Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana

Published

on

Il Sudafrica ha costruito nel tempo un paesaggio architettonico in cui convivono modernità internazionale e soluzioni profondamente legate ai luoghi: edifici Art Déco, infrastrutture minerarie, quartieri storici, spazi comunitari e nuove architetture che recuperano strutture industriali e le trasformano in luoghi per l’arte e la cultura.

È una combinazione che riflette la particolare storia urbana del Paese, ma anche la capacità di architetti e progettisti sudafricani di lavorare con ciò che esiste, dal riuso di edifici e materiali al rapporto diretto con il paesaggio e il clima.

Ne sono un esempio i magazzini trasformati in distretti creativi e le strutture contemporanee progettate per inserirsi nel territorio anziché dominarlo. Più che un semplice catalogo di stili, l’architettura sudafricana è quindi un patrimonio in continua evoluzione, dove il progetto diventa anche uno strumento per ripensare città, comunità e spazi pubblici.

La regione del Capo: architettura di recupero e integrazione del paesaggio

La penisola del Capo è uno dei luoghi in cui meglio si può osservare come l’architettura sudafricana abbia sviluppato un linguaggio proprio, capace di confrontarsi con il clima, la topografia e la storia sociale della città.

A Cape Town, uno dei fenomeni più interessanti è il riuso di strutture esistenti: dagli ex spazi industriali di Woodstock – dove si trova 66 Greatmore dei sudafricani Wolff Architects, vincitore dell’Africa International Design Awards 2026 – e Salt River ai vecchi edifici del centro, trasformati in luoghi per la cultura, l’ospitalità e il lavoro.

Nel centro Cape Town Bo-Kaap rimane un riferimento importante per comprendere la stratificazione culturale e urbanistica della città: le sue facciate colorate sono solo l’aspetto più immediato di un quartiere legato alla storia della comunità musulmana Cape Malay, discendente delle popolazioni precedentemente ridotte in schiavitù. Poco distante, il V&A Waterfront rappresenta un altro caso di trasformazione urbana: l’ex area portuale ospita un distretto dedicato a cultura, design e creatività, dove spicca lo Zeitz MOCAA, il museo d’arte contemporanea africana progettato da Thomas Heatherwick partendo dalla riconversione di un silo per cereali.

Tra gli sviluppi più recenti nel CBD rientra Longkloof Precinct, un progetto di rigenerazione durato 15 anni e completato nel 2025 che ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui un CIfA Award for Architecture: cinque edifici esistenti sono stati restaurati, riconfigurati e integrati con nuove strutture, trasformando un’area precedentemente frammentata e poco accessibile in un distretto pedonale con uffici, spazi commerciali, hotel e una nuova piazza pubblica.

Il rapporto con il territorio circostante è altrettanto centrale. In circa 20 minuti i auto si raggiunge Constantia, dove la Norval Foundation, progettata da dhk Architects, risulta esemplare proprio per il rapporto tra costruzione e paesaggio: il volume in cemento, legno, granito e vetro è organizzato lungo il margine di una zona umida riqualificata e orienta le gallerie verso i vigneti e le montagne del Western Cape. Pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero dell’acqua, schermature solari e illuminazione naturale sono integrati nella struttura, rendendo possibile un passaggio graduale tra interno ed esterno.

Sempre in questo contesto, a meno di un’ora da Cape Town, è possibile ammirare l’architettura caratteristiche delle Winelands. A Stellenbosch e Franschhoek, edifici storici e cantine contemporanee convivono con progetti che cercano un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso materiali come pietra, legno e cemento, grandi aperture e spazi pensati per incorniciare vigneti e montagne.

Per esplorare la zona senza dover guidare, il Franschhoek Wine Tram collega diverse tenute lungo itinerari dedicati alle degustazioni. Dal punto di vista progettistico, uno degli esempi più riconoscibili è la Bosjes Chapel, progettata nel 2016 da Steyn Studio nella Breede River Valley. La cappella è costruita attorno a un sottile guscio strutturale in calcestruzzo dalla forma ondulata, che riprende il profilo delle montagne; le ampie vetrate trasformano invece la valle, i vigneti e i giardini nel vero sfondo dell’edificio. L’interno, di soli 430 metri quadrati, è volutamente minimale, con pavimenti in terrazzo e una copertura bianca che modifica la percezione dello spazio al variare della luce durante la giornata. Il progetto ha ricevuto il premio Project of the Year agli Architizer A+Awards 2019.

Durban: art déco tropicale e nuovi progetti

Durban, affacciata sull’Oceano Indiano, offre una lettura dell’architettura sudafricana profondamente legata alla pluralità culturale della città e al suo clima subtropicale. Nel centro, il quartiere intorno a Grey Street – oggi Denis Hurley Street – conserva una delle espressioni più riconoscibili della comunità indiana di Durban: la Juma Masjid, una delle più grandi moschee dell’emisfero australe, il vicino Madressa Arcade e il Victoria Street Market formano un sistema urbano in cui architettura, commercio e vita comunitaria si sono sviluppati insieme. Il mercato, nato all’inizio del Novecento come Indian Market e ricostruito dopo un incendio nel 1973, continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per le comunità indiane della città, con bancarelle di spezie, prodotti alimentari e artigianato, oltre che una tappa imperdibile per i viaggiatori.

Oltre alla moschea, Durban ospita templi hindu che nel corso del Novecento hanno sviluppato forme e decorazioni capaci di combinare tradizioni architettoniche indiane e contesto locale. Un altro stile distintivo è il Tropical Art Déco, particolarmente visibile sul lungomare e nel quartiere di Florida Road, dove edifici residenziali e commerciali degli anni Trenta presentano balconi arrotondati, linee orizzontali, superfici colorate e soluzioni pensate per il clima caldo e umido. La tradizione Art Déco è ancora oggetto di interventi di conservazione: nel 2025 la Durban Art Deco Society ha premiato, per esempio, il recupero di Janora Court, edificio all’angolo tra Ninth Avenue e Florida Road, per il lavoro di manutenzione e valorizzazione dei suoi elementi originali.

La città offre anche esempi più recenti di un’architettura che cerca un rapporto diretto con l’identità del KwaZulu-Natal. Sul waterfront, il Nelson Mandela Cruise Terminal, progettato da Elphick Proome Architecture con Vusa Collaborative, inaugurato nel 2022 e candidato agli ArchDaily Building of the Year nel 2026, utilizza colori, texture e motivi triangolari ispirati all’artigianato zulu. Durante la stagione senza crociere, la struttura di 6.400 metri quadrati può inoltre essere convertita in centro congressi. Un altro intervento recente è lo ZAI Precinct nel quartiere di Greyville: premiato ai SAIA-KZN Awards 2025 come esempio di rigenerazione urbana, combina ristorazione, musica e spazi pubblici.

Inserire Durban nell’itinerario è semplice: voli interni collegano quotidianamente la città a Cape Town in circa due ore. Una volta arrivati, il King Shaka International Airport si trova a nord della città e il centro è facilmente raggiungibile in auto. La combinazione tra waterfront, quartieri culturali e architettura religiosa e commerciale rende possibile leggere Durban attraverso le comunità che ne hanno costruito l’identità urbana, dalla tradizione indiana e hindu alla cultura zulu fino alla produzione architettonica contemporanea.

Gauteng: dove l’art déco incontra il neoclassicismo

A solo 1 ora e 10 minuti di volo da Durban, la provincia del Gauteng porta i viaggiatori nel cuore del Sudafrica contemporaneo. Johannesburg offre una lettura della città attraverso architettura, memoria e trasformazione urbana. Il centro conserva una delle più importanti concentrazioni di architettura Art Déco del Paese, sviluppatasi durante la rapida crescita della città legata all’industria mineraria all’inizio del XX secolo. Nei quartieri di Maboneng e Braamfontein, invece, edifici e spazi esistenti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati ad arte, design, ristorazione e spettacolo, contribuendo al fiorire della scena culturale e creativa della città.

A pochi minuti dal centro, Constitution Hill rappresenta un esempio di architettura della memoria: l’ex complesso carcerario, oggi sede della Corte Costituzionale, luogo simbolo della nascita della democrazia sudafricana e istituzione che tutela i diritti umani nel Paese, comprende anche spazi culturali, con gli edifici storici integrati con nuovi interventi e materiali recuperati dalle strutture originarie. Un altro luogo significativo è l’Apartheid Museum, progettato come un vero e proprio percorso architettonico attraverso la storia del Sudafrica: l’ingresso è scandito da sette pilastri che rappresentano i valori della nuova Costituzione, mentre edifici, spazi aperti e paesaggio accompagnano il visitatore in un percorso istruttivo e toccante.

A Johannesburg, anche la memoria culturale trova una traduzione nello spazio pubblico: il Masekela Memorial Pavilion, progettato nel 2019 da Adjaye Architects e dedicato al musicista jazz e attivista sudafricano Hugh Masekela, prevede una struttura in cemento con pietre provenienti da diverse aree del continente legate alla vita di Masekela che riprende la forma del lekgotla, tradizionale luogo di incontro e confronto, e la reinterpreta in chiave contemporanea come spazio aperto alla riunione e alla riflessione. L’elemento più riconoscibile è la copertura traforata appoggiata su quattro pilastri e ispirata alla flora sudafricana, lasciando filtrare la luce così da creare sul pavimento un gioco di ombre che cambia durante la giornata.

Nella vicina Pretoria, conosciuta anche come Tshwane in lingua tswana, gli imponenti Union Buildings, struttura neoclassica in arenaria rosa dalla caratteristica forma a mezzaluna, costruita nel 1910 su progetto di Sir Herbert Baker, dominano la città e i suoi giardini terrazzati. Più recente è invece il Javett Art Centre, progettato nel 2019 da Mathews + Associates Architects all’interno del campus dell’Università di Pretoria e dedicato all’arte africana. Il progetto, composto da una struttura in cemento ispirata alla montagna di Mapungubwe con facciata schermata da pannelli traforati che riprendono i motivi del tessuto in cotone Shweshwe, comprende gallerie, auditorium e spazi pubblici, oltre a una bridge gallery che attraversa una strada del campus e collega due parti dell’università.

Per spostarsi tra Johannesburg e Pretoria, un modo affascinante è salire sul Gautrain, un moderno e sicuro treno espresso regionale che collega direttamente l’O.R. Tambo International Airport ai principali punti di interesse della provincia.

Oltre ai suoi paesaggi naturali, l’architettura e i monumenti del Sudafrica raccontano la storia di una terra ricca di storia, patrimonio multiculturale e diversità, che si svela da una metropoli all’altra. Per conoscerla in modo approfondito, è possibile affidarsi ad esempio a Quality Group, che propone un tour giornaliero completo di Johannesburg, e a Big Mama, il cui itinerario in self-drive unisce storia, cultura, arte e natura di Cape Town e Durban.

Per maggiori info: www.southafrica.net/it

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Town

Che sapore ha la Giamaica? Sandals Resorts porta la cultura dell’isola a tavola

Published

on

Tre resort completamente rinnovati, nuovi ristoranti, bar e concept gastronomici:  dal comfort food giamaicano ai rum bar, dalla cucina open-fire al celebre Blue Mountain Coffee.
Il food & beverage diventa uno dei protagonisti dell’esperienza Sandals Resorts sull’isola.

Oggi una vacanza ai Caraibi non significa più soltanto mare, spiagge e una suite con vista sull’oceano. Sempre più viaggiatori vogliono entrare in contatto con la destinazione anche attraverso la sua cultura, le sue tradizioni. E i suoi sapori.

È da questa idea che prende forma Sandals 2.0, un nuovo modo di vivere l’ospitalità che il brand ha già iniziato a sperimentare in strutture come il Sandals Dunn’s River (Giamaica), il Sandals Saint Vincent and the Grenadines (Saint Vincent) e il Sandals Royal Curaçao (Curaçao) e che oggi trova una nuova espressione nei tre resort in fase di rinnovamento in Giamaica: Sandals Montego Bay, Sandals South Coast e Sandals Caribbean Cay.

Qui il cibo diventa parte del racconto della destinazione: dai piatti da condividere alla cucina sul fuoco, dal pescato locale al Jamaica Blue Mountain Coffee, fino alla cultura del rum. Ogni esperienza gastronomica porta in tavola un frammento della Giamaica, magari davanti al mare e al tramonto.

La Giamaica in tavola

Uno dei nuovi concept che meglio interpreta questo approccio è Suppa, il ristorante del Sandals Caribbean Cay dedicato alla tradizione del pranzo domenicale giamaicano. Qui il cibo diventa soprattutto un momento di incontro: il menu propone piatti pensati per essere condivisi, mentre gli ambienti richiamano quelli di una moderna casa giamaicana, creando un’atmosfera informale e conviviale.

Al Sandals Montego Bay arriva invece Buccan, che porta per la prima volta in un resort Sandals giamaicano il concept già presente in altre proprietà del brand. Protagonista è la cucina open-fire, con ingredienti e ricette che richiamano diverse aree dell’isola e la tradizione della cottura sulla fiamma viva. Un modo diretto per trasformare una tecnica culinaria in un racconto della cultura e dei sapori giamaicani.

Sempre a Montego Bay debutta Scrimshaw, nuovo ristorante dedicato ai prodotti del mare, dove la cucina incontra una posizione privilegiata sul Mar dei Caraibi. A completare l’offerta c’è Heart & Sol, pensato per chi cerca durante la giornata proposte fresche e contemporanee, tra succhi preparati al momento, sandwich e nutrient bowls.

Quando il rum racconta la storia dell’isola

Se c’è un prodotto capace di raccontare la Giamaica attraverso un gusto inconfondibile, è il rum, e nei nuovi concept Sandals il distillato diventa anche una chiave per riscoprire la storia dei luoghi e il legame dell’isola con la musica.

Al Sandals Montego Bay nasce il Bay Roc Rum Bar, che prende ispirazione dalla storia della struttura, un tempo conosciuta come Bay Roc Hotel & Villas. Murales realizzati a mano, memorabilia e una selezione musicale dedicata alle decadi che hanno segnato la cultura giamaicana accompagnano una proposta di rum caraibici e cocktail d’autore.

Al Sandals Caribbean Cay, il Keynote Rum Bar ricrea invece l’atmosfera raccolta di un salotto di casa, dove degustare rum caraibici e accompagnarli con piccoli assaggi prima o dopo la cena al Suppa.

Il viaggio nel mondo del rum continua anche al Sandals South Coast, dove all’inizio del 2027 aprirà il B-Side Rum Bar. Il concept si ispira al lato B di un disco in vinile e combina lounge, piccoli piatti, snack e cocktail in un ambiente pensato per vivere la serata con ritmi più rilassati.

Quando la cucina incontra il mare

La posizione sul mare, elemento distintivo dei resort Sandals, diventa parte integrante anche dell’esperienza gastronomica. I nuovi Parisol Beach Clubs, al Sandals Montego Bay e sull’isola privata del Sandals Caribbean Cay, permettono di vivere la giornata direttamente sulla spiaggia, dalla colazione all’aperitivo fino alla cena, tra proposte gastronomiche, cocktail e vista sul mare. A completare l’esperienza, al Sandals Caribbean Cay debutta The Strand, il beach-grill concept di Sandals, con pizza preparata al momento e un’atmosfera informale direttamente sulla spiaggia.

Dal Blue Mountain Coffee alla pausa pomeridiana

La cultura gastronomica di un’isola non passa soltanto dai grandi piatti o dai cocktail. Anche un rito quotidiano come quello del caffè può diventare un modo per entrare in contatto con il territorio.

In tutti e tre i resort sarà presente BLŪM, dedicato al celebre Jamaica Blue Mountain Coffee, uno dei prodotti agricoli più conosciuti dell’isola. Il concept abbina il caffè a prodotti da forno e pasticceria, creando uno spazio dove fermarsi durante la giornata e vivere con maggiore lentezza uno dei rituali più semplici del viaggio.

L’offerta gastronomica dei resort si completa inoltre con concept già affermati e nuove proposte internazionali, dalla cucina italiana a quella panasiatica, dal sushi alla carne e al pesce, insieme a ristoranti e format già apprezzati dagli ospiti Sandals.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending