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Oscar: Vincerà Sinners, Una battaglia dopo l’altra o Hamnet? Chalamet o Di Caprio?

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Sarà “una battaglia dopo l’altra” quella che ci porterà al 15 marzo al Dolby Theatre di Hollywood, a Los Angeles, per la prestigiosa notte degli Oscar. Nel senso che, scorrendo la lista delle nomination agli Oscar che sono state presentate ieri, la corsa all’ambita statuetta dorata è fatta di sfide appassionanti. È un’annata così ricca che, categoria, dopo categoria, è davvero difficile scegliere. La battaglia impazza già per il premio più importante, quello per il miglior film. Si può provare a indovinare chi può essere il vincitore in vari modi. Ad esempio provando a vedere, come si fa sempre, quali sono i film con più nomination. E allora il grande favorito è Sinners, con 16 candidature (record assoluto) seguito da Una battaglia dopo l’altra e Marty Supreme, con 13 nomination, e Sentimental Value e Frankenstein, che ne hanno 9 (ma nel caso del film di Del Toro molte sono tecniche). Oppure possiamo provare a vedere come sono andati i Golden Globe, e in questo caso la sfida sarà tra Una battaglia dopo l’altra e Hamnet. Attenzione, però, alle sorprese.  I candidati sono 10: Bugonia, F.1, Frankenstein, Hamnet, Marty Supreme, Una battaglia dopo l’altra, L’agente segreto, Sentimental Value, Sinners e Train Dreams. I titoli che di solito hanno più probabilità di essere considerati per la vittoria finale sono quelli che vengono presi in considerazione anche per la regia. E qui i nominati sono Chloe Zhao per Hamnet, Paul Thomas Anderson per Una battaglia dopo l’altra, Ryan Coogler per Sinners, Joachim Trier per Sentimental Value e Josh Safdie per Marty Supreme. È probabile che il miglior film e la miglior regia (che spesso vanno a braccetto) vengano fuori da uno di questi cinque nomi. Ryan Coogler e Sinners non sono stati presi in considerazione per le categorie principali ai Golden Globes, portando a casa comunque 2 premi, quello per la Miglior Colonna Sonora Originale e per il Miglior Risultato al Cinema & Box Office. Attenzione a Chloe Zhao perché ha già vinto un Oscar, anzi due, i più importanti, per il miglior film e la regia per Nomadland. Chi non ha mai vinto l’Oscar, e per questo si pensa che possa essere il suo anno, è Paul Thomas Anderson. Per il regista e Il Petroliere parliamo di undici candidature al Premio Oscar, di cui tre al miglior regista, senza però mai vincerlo: è il regista vivente con più candidature alla statuetta senza però alcuna vittoria. Sarà la volta buona?

Il miglior attore: DiCaprio contro Chalamet

Una delle “battaglie” che da sempre appassiona di più è quella per l’Oscar ai migliori attori. Da sempre è qui che sta il glamour, lo star system. Grazie agli Oscar sono decollate delle carriere, a volte l’Oscar è stato il tributo annunciato al personaggio del momento prima ancora che all’interpretazione in un dato film. L’idea è che la sfida per il miglior attore sia tra Timothée Chalamet per Marty Supreme e Leonardo DiCaprio per Una battaglia dopo l’altra: sono loro due che si sono sfidati ai Golden Globe come miglior attore in una commedia: il divo più giovane ha già battuto DiCaprio: Chalamet è anche diventato così l’attore più giovane ad avere avuto già 3 nomination agli Oscar. DiCaprio con l’Academy ha un rapporto complicato: più volte vicino al premio, non lo ha vinto per lungo tempo per poi riceverlo per The Revenant, forse uno dei suoi film meno memorabili. A nostro parere, però, tra il giovane divo e l’attore esperto non c’è paragone: DiCaprio è ancora una spanna al di sopra. Attenzione agli altri: Michael B. Jordan potrebbe essere trascinato dall’hype per Sinners. E Wagner Moura per The Secret Agent, per il quale ha vinto già il Golden Globe come attore drammatico. E poi c’è l’outsider, uno dei nostri attori preferiti in assoluto: Ethan Hawke per Blue Moon di Richard Linklater (film che è anche candidato per la sceneggiatura).

La migliore attrice: Jessie Buckley contro Rose Byrne

Anche tutte le attrici candidate all’Oscar da protagonista sono da amore a prima vista. Abbiamo adorato Jessie Buckley in ogni suo film e serie, e Hamnet potrebbe essere il film della sua consacrazione. La prova dell’adorabile Rose Byrne per If I Had Legs I’d Kick You, in cui interpreta una madre in piena depressione post parto, è di quelle che lasciano il segno. Kate Hudson è la vera sorpresa: il suo film Song Sung Blue, in cui ci fa ridere e piangere, e in cui canta con una grande voce, è il suo grande rientro nel cinema che conta, e sembra avere ritrovato la luce di quando ha esordito in Quasi famosi. Renate Reinsve è un altro volto unico: la sua prova, dolente e magnetica, in Sentimental Value, potrebbe essere valorizzata anche dalla bellezza del film. Emma Stone, candidata per Bugonia, è ormai una presenza fissa ai premi. Forse il successo minore del film rispetto agli altri di Lanthimos, e le sue vittorie recenti, potrebbero lasciarla leggermente indietro.

Gli attori non protagonisti: Skarsgård contro Penn e Del Toro

Ma ci sono anche gli attori non protagonisti. Il favorito è Stellan Skarsgård, fresco di vittoria ai Golden Globes per Sentimental Value, film che concilia dramma familiare all’amore per il cinema, ed è uno di quei film che all’Academy piace tanto.  Ma, attenzione, che nella categoria del miglior non protagonista c’è davvero la crema di Hollywood: pensiamo già solo a Benicio Del Toro e Sean Penn per Una battaglia dopo l’altra. E poi al nuovo divo di Hollywood, e probabile futuro James Bond, cioè Jacob Elordi per Frankenstein, e a Delroy Lindo per Sinners. Tra le attrici possiamo andare in due direzioni. O l’effetto Sentimental Value trascinerà altre due attrici, Elle Fanning e la sorprendente Inga Ibsdotter Lilleaas, praticamente perfette, o si segue la tendenza del Golden Globe, e si sceglie la vincitrice, la sexy Teyana Taylor di Una battaglia dopo l’altra. Abbiamo visto Amy Madigan in Weapons e non ci ha convinto né lei né il film. E poi c’è anche Wunmi Mosaku di Sinners.

Il miglior film straniero: Sentimental Value o L’agente segreto

Come miglior film straniero sono candidati due film che sono anche tra i 10 in nomination per il miglior film: sono Sentimental Value, norvegese, e L’agente segreto, il film brasiliano che ha vinto ai Golden Globes. C’è Un semplice incidente, dell’iraniano Jafar Panahi, Palma d’Oro a Cannes, che batte bandiera francese, e Sirat, il film spagnolo, che ha Cannes ha vinto il Grand Prix, e che è davvero sconvolgente. C’è anche The Voice Of Hind Rajab, produzione della Tunisia sulla vicenda palestinese premiato a Venezia. Sono tutti grandi film. È forse la cinquina migliore di sempre.

L’animazione: La piccola Amelie contro la Disney

È interessante anche quello che accade nell’animazione. Il bellissimo film La piccola Amelie, piccola produzione tra Europa e Giappone, se la vede con il gigante Disney, che è presente con due film: il blockbuster Zootropolis 2 ed Elio, una produzione Pixar. Ma attenzione al fenomeno americano dal sapore coreano KPop Demon Hunters (candidato anche per la canzone, la famosa Golden). Completa la cinquina Arco.

Ecco tutte le nomination

Best Picture

Bugonia

F1

Frankenstein

Hamnet

Marty Supreme

One Battle After Another

The Secret Agent

Sentimental Value

Sinners

Train Dream

Best Actor

Timothée Chalamet, Marty Supreme

Leonardo DiCaprio, One Battle After Another

Ethan Hawke, Blue Moon

Michael B. Jordan, Sinners

Wagner Moura, The Secret Agent

Best Actress

Jessie Buckley, Hamnet

Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You

Kate Hudson, Song Sung Blue

Renate Reinsve, Sentimental Value

Emma Stone, Bugonia

Best Cinematography

Frankenstein

Marty Supreme

One Battle After Another

Sinners

Best Sound

F1

Frankenstein

One Battle After Another

Sinners

Sirât

Train Dreams

Best Visual Effects

Avatar: Fire and Ash

F1

Jurassic World Rebirth

The Lost Bus

Sinners

Actor in a Supporting Role

Benicio Del Toro, “One Battle After Another”

Jacob Elordi, “Frankenstein”

Delroy Lindo, “Sinners”

Sean Penn, “One Battle After Another”

Stellan Skarsgård, “Sentimental Value”

Actress in a Supporting Role

Elle Fanning, “Sentimental Value”

Inga Ibsdotter Lilleaas, “Sentimental Value”

Amy Madigan, “Weapons”

Wunmi Mosaku, “Sinners”

Teyana Taylor, “One Battle After Another”

Adapted Screenplay

“Bugonia”

“Frankenstein”

“Hamnet”

“One Battle After Another”

“Train Dreams”

Original Screenplay

“Blue Moon”

“It Was Just an Accident”

“Marty Supreme”

“Sentimental Value”

“Sinners”

Animated Short Film

“Butterfly”

“Forevergreen”

“The Girl Who Cried Pearls”

“Retirement Plan”

“The Three Sisters”

Best International Feature

Brazil, The Secret Agent

France, It Was Just an Accident

Norway, Sentimental Value

Spain, Sirât

Tunisia, The Voice of Hind Rajab

Best Animated Feature

Arco

Elio

KPop Demon Hunters

Little Amélie or the Character of Rain

Zootopia 2

Best Film Editing

F1, Stephen Mirrione

Marty Supreme, Ronald Bronstein & Josh Safdie

One Battle After Another, Andy Jurgensen

Sentimental Value, Olivier Bugge Coutté

Sinners, Michael Shawver

Best Production Design

Frankenstein, Tamara Deverell

Hamnet, Fiona Crombie

Marty Supreme, Jack Fisk

One Battle After Another, Florencia Martin

Sinners, Hannah Beachler; Set Decoration: Monique Champagne

Live Action Short Film

“Butcher’s Stain”

“A Friend of Dorothy”

“Jane Austen’s Period Drama”

“The Singers”

“Two People Exchanging Saliva”

Makeup and Hairstyling

“Frankenstein”

“Kokuho”

“Sinners”

“The Smashing Machine”

“The Ugly Stepsister”

Original Score

“Bugonia”

“Frankenstein”

“Hamnet”

“One Battle After Another”

“Sinners”

Best Casting

Hamnet

Marty Supreme

One Battle After Another

The Secret Agent

Sinners

Best Costume Design

Avatar: Fire and Ash

Frankenstein

Hamnet

Marty Supreme

Sinners

Best Original Song

“Dear Me” from Diane Warren: Relentless

“Golden” from KPop Demon Hunters

“Highest 2 Lowest” from Highest 2 Lowest

“I Lied To You” from Sinners

“Sweet Dreams of Joy” from Viva Verdi!

“Train Dreams” from Train Dreams

Best Documentary Feature

The Alabama Solution

Come See Me in the Good Light

Cutting Through Rocks

Mr. Nobody Against Putin

The Perfect Neighbor

Best Documentary Short

All the Empty Rooms

Armed Only With a Camera: The Life and Death of Brent Renaud

Children No More: “Were and Are Gone”

The Devil Is Busy

Perfectly a Strangeness

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Digger: Tom Cruise irriconoscibile e da Oscar in un film che non vi toglierete dalla testa

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È come se Tom Cruise, una sorta di moderno Dorian Gray dall’eterna giovinezza, per girare Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, abbia tirato fuori il suo ritratto, nel frattempo invecchiato. È una di quelle interpretazioni che potrebbero portarlo all’Oscar. Ma ogni aspetto di Digger, e il film stesso, sono da premio. Tom Cruise, trasformato come poche altre volte ha fatto in carriera (ricordiamo Nato il 4 di luglio e Tropic Thunder), è irriconoscibile, o quasi, per dare vita al ritratto caricaturale di un uomo d’affari americano, un petroliere, che non è semplicemente un personaggio, ma un simbolo. È la crasi tra il mondo degli affari senza scrupoli e gli uomini politici incuranti del resto del mondo come i George W. Bush e Donald Trump. Ma a colpire è il ritratto fisico che ne fa Cruise. È un uomo flaccido, con la pancia, con una carnagione pallida, biancastra. I capelli sono bianchi, lunghi e radi, pettinati da un lato in una sorta di riporto, ma in realtà incapaci di stare fermi, incontrollabili come chi li porta. Digger è un film che non vi resterà dentro solo per l’interpretazione di Cruise. Non vi lascerà mai più, dopo la visione, perché è un’accusa, a tutti quanti, anche a noi che guardiamo, per tutto quello che riguarda l’ambiente e il cambiamento climatico.

Digger Rockwell (Tom Cruise) è un miliardario americano a capo di un impero petrolifero. Un mattino gli arriva una terribile notizia. Un’esplosione in uno dei pozzi petroliferi in Groenlandia sta per causare un disastro ecologico. Un enorme iceberg si sta staccando e potrebbe raggiungere il nord dell’Europa, creare uno tsunami e inondare la Gran Bretagna e la Norvegia. Digger, così, convoca un vertice con il Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) per risolvere la situazione.

È una storia che si svolge in America, che ritrae gli USA di oggi in modo caustico e spietato come solo chi non è americano forse oggi potrebbe fare. Da messicano, visto il probabile dente avvelenato con l’amministrazione USA per la questione dei muri e dell’immigrazione, Iñárritu mette in scena l’America dove “prima si bombarda poi si chiede” e che viene a dire a noi “l’America è stata al fianco dell’Europa nella sua ora più buia ed è pronta a farlo di nuovo”. È una frase che oggi suona ironica. Così come è ironico, e per nulla casuale, che al centro di tutto ci sia la Groenlandia, terra oggetto dei desideri di Trump.

Ma, attenzione, il j’accuse di Iñárritu non è rivolto solo all’America ma a tutti noi. Quando Digger parla davanti ai politici europei in realtà sta parlando a ogni singolo abitante del mondo. E ci mette davanti a una realtà inconfutabile e disarmante. “Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta. Volete roba che non vi serve consegnata in due giorni.  Volete la libertà di godervi il confort della vostra vita insostenibile”. Sta parlando a noi che ci siamo abituati agli acquisti su Amazon e facciamo sì che merci viaggino per tutto il mondo con un grande consumo di anidride carbonica. Noi che usiamo di continuo l’Intelligenza Artificiale consumando una quantità enorme di energia per alimentarne i server.

Come Don’t Look Up, la commedia con Leonardo Di Caprio in cui l’asteroide che colpiva la Terra e nessuno voleva vedere era una chiara metafora della crisi climatica, anche in Digger il tema dell’ambiente viene raccontato con toni non seri, ma solo apparentemente. Digger è satirico, grottesco, farsesco, ma durissimo. Continuiamo così, facciamoci del male, come diceva un famoso film. La crisi climatica e già qui. Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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Heart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande

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Ormai lo diciamo ogni volta che vediamo un suo film. Brad Pitt porta con sé un’aura tale che è in grado di tenere in piedi un film da solo, grande o piccolo che sia. Stavolta, però, accade qualcosa di molto particolare. Che a tenere in piedi il film Heart Of The Beast, diretto da David Ayer, al cinema dal 24 settembre, siano in due. Brad Pitt e Odino, un magnifico cane lupo – in realtà sono in 4, in scena, a interpretarlo – di un’espressività e una sensibilità unica. I due, in scena, fanno grandi cose, interagiscono, si abbracciano, lottano insieme. Ma c’è una minuscola sequenza che ci fa capire la sintonia. Nel momento in cui, uscito dall’acqua, Odino fa quel tipico movimento per scrollare il corpo e la testa per asciugarsi, Brad Pitt lo segue con il suo capo, muovendolo come fanno i cani. È un gesto istintivo, probabilmente frutto dell’improvvisazione. Ma è da queste cose che si capisce la sintonia che si può sviluppare su un set tra due attori. Anche se sono un uomo e un cane. Se amate Brad Pitt – e come non amarlo? – Heart Of The Beast è il film che dovete vedere. Se amate i cani  – e come non amarli? – questo è il film che dovete assolutamente vedere. Con un’avvertenza. Vi commuoverete fino alle lacrime.

Dopo un drammatico incidente aereo, l’ufficiale delle Forze Speciali James Belmont (Brad Pitt) si ritrova disperso nelle terre più remote e inospitali dell’Alaska. Al suo fianco c’è solo Odino, il fedele cane militare con cui ha condiviso missioni estreme e situazioni al limite. Circondati da una natura selvaggia e spietata, tra freddo estremo, predatori e ostacoli imprevedibili, James e Odin dovranno affidarsi l’uno all’altro per sopravvivere. Mentre ogni passo verso la salvezza si trasforma in una sfida, il loro legame verrà messo alla prova come mai prima d’ora.

I capelli rasati, come ne L’esercito delle 12 scimmie e Fight Club, la barba lunga ma non troppo, ben curata. Una serie di tatuaggi sul collo e le braccia per farlo entrare nel personaggio. Brad Pitt in Heart Of The Beast è in scena così, in maniera naturale, con pochissimi orpelli. Si porta con sé quelle rughe naturali, poche, che gli ha regalato il tempo, rendendolo ancora più interessante di quando era giovane. Come vi avevamo raccontato a proposito di F1 – Il film, oggi Brad Pitt ha bisogno di fare pochissimo per comunicare ogni suo personaggio, non ha bisogno di una recitazione plateale, di scene madri. E anche qui, in quello che è un film d’azione, che prevede un grande lavoro, una prova fisica, non è mai sopra le righe, è sempre credibile, sempre misurato. Oggi Brad Pitt è l’essenziale del cinema. Oltre ad essere, con Tom Cruise, forse l’ultima della star storiche di Hollywood ad essere ancora saldamente sul suo trono.

Brad Pitt è in grado di reggere da solo un film. Ma qui ha un co-protagonista eccezionale, Odino. Come abbiamo scritto, è interpretato da 4 cani diversi. Il suo personaggio è senza una zampa, ha i denti in titanio perché, in servizio, li ha persi. Come il suo padrone, anche Odino è un reduce di guerra, soffre di stress post traumatico, di notte ha gli incubi. La storia di Odino è quella di tanti cani impiegati nell’esercito, cani che salvano le vite, ma che pagano un prezzo altissimo. E che, a volte, riescono a iniziare una seconda vita. I cani che interpretano Odino sono espressivi, hanno uno sguardo fiero, intenso, un’empatia con l’attore in scena che è un vero punto di forza del film. C’è una cosa che Odino riesce a trasmettere più di ogni altra cosa. La preoccupazione di un cane per il suo padrone. E in questo è impagabile.

Sono 3mila i cani che sono stati impiegato dall’esercito americano negli ultimi 20 anni. Il film ci racconta questo. Ci racconta il rapporto tra l’uomo e il suo migliore amico. Ci racconta l’istinto di sopravvivenza che contraddistingue l’uomo e l’animale. È un film ad alto tasso di adrenalina, di tensione, e di commozione. È uno di quei film che non si fanno più, con gli animali addestrati (riguarda i cani, mentre altri animali sono realizzati in computer grafica per evidenti motivi), con pochi attori, poche parole, e girati in location reali, impervie. Perché solo così si può dare un senso di realismo a tutta la storia. È una sorta di Into The Wild che incontra The Revenant e Alpha – Un’amicizia forte come la vita, quel film che raccontava come è nata l’amicizia tra l’uomo e il lupo, dando vita al cane. Andate a vedere Heart Of The Beast. Ma preparate i fazzoletti.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Amori & incantesimi 2: Sandra Bullock e Nicole Kidman, stile da strega

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“Che c’è? È il XXI secolo. Un uomo può fare un lavoro da donne”. È una delle battute che sentiamo in Amori & incantesimi 2, il sequel del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che tornano nei loro ruoli di Sally e Gillian Owens 28 anni dopo. A pronunciarla è il professor Ian Wright, improvviso alleato, di fatto uno stregone, uno che fa magia, che è sempre sembrata appannaggio delle streghe. Lo scambio dei ruoli tra maschile e femminile avrebbe potuto essere un punto interessante, nella nostra era, da cui partire per riportare questa storia sullo schermo. Ma è uno spunto che rimane sullo sfondo, un gancio non sfruttato. I temi del film, piuttosto, sono altri. Amori & incantesimi 2 si chiede che cosa sia giusto rivelare ai nostri figli se sia giusto nascondere delle cose per proteggerli o se sia meglio far sapere loro tutto. E anche se sia giusto dimenticare chi si è davvero e nascondere la propria natura e i propri talenti in un cassetto, o se sia meglio provare ad essere se stessi.

Negli anni che sono passati tra le due storie, infatti Sally (Sandra Bullock), dopo la morte del primo e del secondo marito, ha deciso di rinunciare alla magia, di non raccontare mai niente della maledizione alle due figlie, e di non legarsi più a nessuno. Gillian (Nicole Kidman), da sempre è stata restia ai legami. Non ha rinunciato alla magia. Ed è tornata nella casa delle zie, nel Massachusetts. Una delle figlie di Sally ha conosciuto qualcuno e forse è innamorata. La maledizione, lo sapete, fa sì che ogni volta che qualcuno della famiglia si innamora di una persona, questa muore.

Come il primo film, Anche Amori & incantesimi 2 gioca sul contrasto tra le due attrici e i due personaggi. Sorelle diverse, sia fisicamente che nell’indole. Sandra Bullock è la donna con la testa a posto, riflessiva, quella che si innamorava e si sposava, e ora è madre. Nicole Kidman è la scapestrata, la libertina, l’irrequieta e l’emancipata. Quella che sceglieva storie travolgenti, a volte con gli uomini sbagliati, ma che non si innamorava. E che, ancora, non si innamora. Il contrasto, come detto, è anche fisico. Una donna ha i capelli corvini, dai profondi occhi neri come il carbone, dai tratti decisi del volto, e un corpo tonico e giovanile. Un’altra ha i capelli rossi e ricci, un’aura da bellezza preraffaellita, la carnagione bianco latte, il fisico esile e longilineo. Due elementi opposti che, come in chimica, si attraggono e danno vita a un composto potente.

Nicole Kidman è in scena con un perfetto look da strega, una sorta di witch-grunge-chic che riprende un abbigliamento vintage, lo mescola con un po’ di grunge e detta la linea di quella che potrebbe essere una nuova moda. Lunghe gonne scozzesi, a quadri, portate con t-shirt bianche. Abiti leggeri e setosi abbinati a quelle camicie di pizzo a collo alto che si usavano un tempo, con giacche di tessuto broccato o maglioni. O ancora, come usa la giovane strega, figlia di Sally (interpretata da Joey King), sottovesti abbinate a camice di flanella, giacche di pelle, con gli anfibi ai piedi. Sandra Bullock è la strega che ha deciso di rinunciare ai poteri, di diventare una donna normale. E questo si riflette anche nel suo look, fatto di jeans e camicie bianche, golfini e magliette nere, leggins neri portati con le ballerine.

Amori & incantesimi 2 ha in parte gli stessi difetti del primo film, in parte altri, qualcuno lo risolve e qualcuno no. Il primo film aveva un tono davvero troppo leggero e una trama esile ed incerta, con un finale che lasciava la storia in sospeso. Il secondo film prosegue per gran parte sulla falsariga del primo, leggero e impalpabile, per poi lanciarsi, nella seconda parte, in una trama più articolata, ma anche forzata. E a un finale tra il fantasy, l’action e l’horror che, se giustifica la presenza di due streghe nella storia, cambia anche bruscamente il tono del film. Le scene d’azione non sono all’altezza di questo genere di film. Di meglio, rispetto al primo film, ha alcune battute che suscitano qualche sorriso in più.

Alla regia c’è Susanne Bier, la regista danese di Dopo il matrimonio e Noi due sconosciuti (Things We Lost In The Fire), nata con il Dogma e Lars Von Trier. La Bier oggi lavora soprattutto negli Stati Uniti dove è diventata una regista di film d’azione e di serie ad alta tensione. Aveva già lavorato con Sandra Bullock in Bird Box e con Nicole Kidman nella serie The Undoing. In quello che è chiaramente un film su commissione, Susanne Bier prova a portare il suo senso per i rapporti familiari, per i segreti e le cose non dette, per i rapporti tra genitori e figli. Che non sono facili quando si parla di streghe. Ma che, in fondo, non sono facili in ogni caso.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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