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DR: MARTENS presenta le nuove ZEBZAG – THE ART OF COMFORT

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DR. MARTENS: LA STORIA DI ZEBZAG SI EVOLVE CON DUE NUOVE SILHOUETTE ISPIRATE ALL’ARTE DEL COMFORT E CELEBRATE CON UN EVENTO ECLUSIVO

La suola ammortizzata Zebzag ha inizialmente conquistato il suo posto come must have dell’estate con lo style virale Zebzag Mules. Ora, la suola si evolve ulteriormente e diventa indossabile tutto l’anno con l’introduzione di due nuovi modelli. Comode per camminare e ancora più facili da indossare.

Dr. Martens torna a sorprendere il pubblico con una proposta innovativa e audace: l’evoluzione della suola Zebzag diventa un vero e proprio manifesto dell’arte del comfort, sfidando la tradizione e ridefinendo il concetto di comodità attraverso uno stile iconico, irriverente e irresistibilmente confortevole.
Per l’occasione, Dr. Martens  avvolge  la città meneghina con una serie di eventi e attivazioni che suonano come un invito ad abbracciare la morbidezza in una città in costante movimento.
The Art Of Comfort è la filosofia che accompagna questa collezione e sottolinea come il comfort non sia solo una questione di morbidezza e necessità, ma una pratica, una qualita’ che si coltiva, un modo di vivere quotidianamente con stile e personalità. Le nuove collezioni Zebzag – Laceless e Rigger – hanno l’obiettivo i di portare questi valori nelle vite di chi desidera esprimere se stesso senza compromessi, oltrepassando i limiti dell’estetica funzionale per abbracciare un comfort che si impara, si coltiva e si vive ogni giorno.
Dal 18 settembre al 17 ottobre, l’intera area esterna ed interna della metro 1 di Milano sarà coinvolta in una personalizzazione dedicata, un progetto di customizzazione in progress che invita i passeggeri a vivere il comfort in modo unico e su misura, riflettendo il mood di Zebzag. La metro, simbolo iconico delle vite frenetiche cittadine, rappresenta un elemento imprescindibile del quotidiano milanese. Con questa iniziativa, Dr. Martens punta a riscrivere la narrativa, trasformando la metro in un primo canale di coccola, con l’obiettivo di rendere il viaggio non solo funzionale, ma anche un momento di stacco e relax, contribuendo a riscrivere l’esperienza urbana.
Oggi, 18 settembre, presso la Segheria di Milano, si terrà un evento unico che reinterpreta il concetto di comfort urbano attraverso un’esperienza immersiva e innovativa. La location, un’ex segheria situata in via Giuseppe Meda 24 si trasformerà nel cuore della coziness metropolitana.
L’evento si propone come una rivisitazione audace di cosa significhi vivere e percepire il comfort in città. Il set design, ispirato all’urbanistica, trasformerà elementi iconici della città—come strisce pedonali, coni stradali e barriere—in sculture e oggetti artistici, creando una sorta di oasi metropolitana all’interno della città.
Durante la serata, i visitatori potranno scoprire le Zebzag Laceless e Rigger, stivali che incarnano questa filosofia di comfort e stile, pensate per affrontare le sfide della città con sicurezza e gusto estetico. La serata prevede  anche uno special live solo set di Coca Puma, un’artista che sta facendo parlare sempre piu’ di sé nel panorama musicale. Coca Puma, rapper e producer, si distingue per il suo stile innovativo e la capacità di unire sonorità urban con influenze di musica contemporanea, portando un’energia fresca e autentica sul palco.
Un evento da non perdere, che unisce stile, innovazione e passione.
L’abbraccio di Zebzag non finisce qui, dal 30 settembre al 13 Ottobre, il piano -1 della Rinascente di Milano, ospiterà uno spazio dedicato alla nuova collezione, dove i visitatori potranno vivere esperienze immersive e ingaggianti, scoprendo la storia del prodotto e la sua connessione con la tradizione Icons di Dr. Martens. Questa esposizione sarà il cuore di un percorso che celebra la bellezza di un design che va oltre un’idea reiterata di morbidezza e comfort, e che invita tutti a riscoprire il piacere di passeggiare intorno alla propria comfort zone.

“La suola ZebZag è stata appositamente progettata per soddisfare le esigenze della vita contemporanea, unendo maestria straordinaria, durata e comfort quotidiano. Le nuove silhouette sono fatte per muoversi insieme a chi le indossa, inserendosi senza sforzo in qualsiasi guardaroba e offrendo quell’inconfondibile tocco tipico di Dr. Martens. Riflettono il nostro impegno per l’innovazione e il design senza tempo, plasmati dal modo in cui chi li indossa vive, si muove ed esprime il proprio stile “. Adam Meek, chief product officer, Dr. Martens.

Il primo, laceless, è lo stivale senza lacci Zebzag. Ispirato al boot 1460 , che ha segnato la storia di Dr. Martens, con alcune modifiche nel design per creare una silhouette molto morbida. Come suggerisce il nome, lo stivale Zebzag laceless è un prodotto facile da indossare mantenendo l’estetica di una scarpa stringata. Lo stivale è avvolto in pelle morbida Wyoming per un look che sembra vissuto anche appena indossato. A sugellare l’iconicita’ di Dr. Martens ci pensa il passante posteriore con logo del brand in nero e giallo.

Lo stivale Zebzag Rigger ha invece una calzata leggermente più bassa che arriva all’altezza della caviglia. Ispirato alle silhouette industriali, ripensato per aderire ad un’idea di comfort ancora più morbido per sentirsi a casa. Anche in questo caso la calzata è senza lacci, lo stivale è dotato di doppie linguette e contrassegnato da impunture sulla tomaia.
Lo stivale Rigger è disponibile in pelle morbida Wyoming nera o in nabuk fresato resistente all’acqua.
La suola Zebzag è stata realizzata partendo da un nucleo ammortizzato, che fonde un’intersuola in EVA leggera con un battistrada resistente in PVC. Un modello pensato per elevare le sue caratteristiche: calzata ergonomicae un livello di comodità invidiabile. Il tutto avvolto nel DNA distintivo di Docs, tra cui una suola ancora più importante contrassegnata da scanalature esagerate, il pattern del battistrada con tacchetti e le inconfondibili cuciture gialle che corrono lungo tutto il guardolo. I nuovi stivali sono inoltre dotati di solette SoftWair per garantire morbidezza anche internamente.
Gli stivali Zebzag Laceless & Rigger saranno disponibili a livello globale a partire da settembre 2025. La suola Zebzag apparirà anche in altri modelli delle collezioni AW25.

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Occhiali da vista: da dispositivo medico ad accessorio di stile

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Come una conquista tecnica, prima ancora che culturale, ha trasformato un dispositivo medico nell’accessorio più personale del nostro stile
Approfondimento a cura del team di Ottica Giulia

Per capire perché per decenni indossare gli occhiali sia stato vissuto quasi come un disagio, bisogna partire da un dettaglio tecnico spesso dimenticato: fino a buona parte del Novecento le lenti erano di vetro, pesanti, e per le correzioni più importanti diventavano inevitabilmente spesse, dando vita al cosiddetto effetto “fondo di bottiglia” che tanto ha alimentato lo stereotipo del personaggio occhialuto, goffo e poco attraente. Il pregiudizio, insomma, nasceva anche da un limite materiale concreto, non solo da una questione di gusto.

La svolta arriva nel 1947, quando l’azienda californiana Armorlite Lens Company lancia le prime lenti in plastica CR-39: pesano circa la metà di quelle in vetro, mantenendo una buona qualità ottica. È un primo passo, ma il vero cambio di passo arriva negli anni ’70, quando la Gentex Corporation introduce le lenti in policarbonato, materiale nato per le visiere di sicurezza e poi adottato in massa, negli anni ’80, per la sua leggerezza e resistenza agli urti. Negli ultimi decenni, infine, lo sviluppo delle lenti ad alto indice di rifrazione ha permesso di ottenere spessori sempre più ridotti anche per le correzioni più elevate. Solo a quel punto, liberate dal peso e dal volume, le montature hanno potuto restringersi, alleggerirsi e finalmente diventare oggetto di design.

È su questa base tecnica che si costruisce la rivoluzione culturale. Un esempio significativo arriva nel 1977, con “Io e Annie” di Woody Allen: il look proposto da Diane Keaton nei panni di Annie Hall, fatto di blazer oversize, gilet e cravatte presi in prestito dal guardaroba maschile, includeva anche un paio di occhiali importanti, parte di un’estetica androgina che mise in discussione l’idea che certi accessori — gli occhiali compresi — appartenessero a un genere piuttosto che a un altro. Il film diventò un fenomeno di moda capace di influenzare il guardaroba femminile per anni, e ancora oggi viene citato come riferimento di stile.

Un secondo ribaltamento arriva con il boom della tecnologia, tra gli anni ’90 e i 2000. Le montature rotonde diventano, quasi per osmosi, un tratto distintivo dei protagonisti della rivoluzione digitale: l’immaginario del fondatore di startup, brillante e un po’ fuori dagli schemi, sostituisce gradualmente quello del secchione imbranato. Per la prima volta gli occhiali smettono di segnalare una mancanza e cominciano a comunicare competenza, curiosità, persino successo: nasce così quello che oggi chiamiamo “nerd chic”, l’estetica da intellettuale rivalutata in chiave positiva.

Negli anni più recenti la rivoluzione si è completata sul piano del mercato: ai pochi grandi gruppi storici si sono affiancate decine di marchi indipendenti, spesso nati online, che trattano la montatura esattamente come un capo di abbigliamento stagionale, con collezioni rinnovate spesso e collaborazioni con stilisti e artisti. Sui social network, dove ogni dettaglio
del look viene fotografato e condiviso, l’occhiale da vista è diventato un elemento di personal branding al pari di una borsa o di un orologio — al punto che è nato anche un mercato di montature “a vista zero”, scelte da chi non ha alcuna necessità correttiva ma vuole comunque quel dettaglio sul viso. Le forme, inoltre, non rispettano quasi più confini di genere: la stessa montatura oversize o squadrata compare indifferentemente nelle collezioni uomo e donna, scelta in base al viso e alla personalità più che a una convenzione.

Il percorso compiuto in meno di un secolo è quindi duplice: da un lato la tecnica ha reso possibile alleggerire e rimpicciolire le lenti, eliminando il limite fisico che per anni aveva penalizzato chi aveva una vista debole; dall’altro la cultura ha imparato a leggere l’occhiale non più come la prova di un difetto, ma come uno strumento di espressione personale, capace di raccontare chi siamo tanto quanto un capo di vestiario scelto con cura. Chi entra oggi in un negozio di ottica non cerca più semplicemente “la montatura più discreta possibile”, come capitava spesso una generazione fa, ma una forma che valorizzi i propri tratti e rifletta il proprio gusto, proprio come farebbe scegliendo un paio di occhiali da sole o un accessorio di moda. Un cambiamento lento, cominciato in un laboratorio chimico più che su una passerella, ma probabilmente definitivo.

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Trenta7, Eleonora Moccia: “Le mie Mary indossate da Madonna!”

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Non capita tutti i giorni di scoprire che dietro un paio di scarpe intraviste casualmente in un negozio si nasconde la designer scelta da Madonna per il suo tour mondiale. E’ una domenica pomeriggio di fine marzo, assolata e rilassante, mi trovo a passeggiare al centro di Roma quando all’improvviso il mio sguardo si concentra su una vetrina in via dell’Oca. Colpisce immediatamente la mia attenzione uno strepitoso tronchetto stile Moulin Rouge in cocco nero. Si vede subito che quella scarpa ha carattere: è moderna, sofisticata, diversa dalle altre. Essendo un giorno festivo la boutique è chiusa, ma dopo circa un mese entro per vedere meglio questa calzatura che aveva acceso la mia curiosità. La titolare mi spiega che il brand si chiama Trenta7, i numeri sono quasi tutti terminati, mi consiglia di contattare direttamente la designer. E così, spinta dalla curiosità di conoscere Eleonora Moccia, direttrice creativa e fondatrice del marchio e vedere dal vivo le sue creazioni, la chiamo il giorno seguente per prendere un appuntamento nel suo atelier di Roma nel quartiere Parioli in via Archimede. Eleonora mi riceve subito, è una donna spontanea, ma al contempo elegante, solare, determinata. Sedute tra forme, pellami e bozzetti, mi racconta la sua storia.” Sono laureata in psicologia e il giorno dell’esame di Stato, che ho superato, sono salita in auto e sono andata a San Mauro Pascoli in Emilia Romagna dove l’indomani mi attendeva il test d’ingresso di ammissione all’Istituto Cercal, specializzato in calzatura e presieduto da Sergio Rossi. Vengo ammessa e intraprendo così il mio percorso di studi di un anno. Grazie a questa formazione specifica imparo tutto il processo creativo della calzatura; dalla realizzazione con le forme in legno, alle tecniche modellistiche, alla ricerca stilistica fino al montaggio della calzatura.” Inizia quindi un percorso professionale per Eleonora molto diverso da quello iniziale, ma sicuramente più in linea con la sua passione per la moda. “Collaboro inizialmente tramite un tirocinio con Pollini”- chiosa Eleonora-“ Qui seguo lo sviluppo del brand Moschino, successivamente vado a Milano per il marchio Rochas, dove affianco il direttore creativo, poi per problemi familiari, a causa della malattia di mio padre, rientro a Roma.”. Ed è proprio nella Capitale, dove è nata e cresciuta, che Eleonora decide di lanciarsi nell’avventura imprenditoriale nel mondo della calzatura. “Nel marzo del 2012 avvio il mio brand, inizialmente ho delle difficoltà nell’intercettare una buona azienda che riesca a produrre il mio progetto creativo, che individuo successivamente nelle Marche, nel distretto calzaturiero, dove attualmente produco le mie creazioni.” Trenta7 si contraddistingue grazie a uno stile riconoscibile, senza tempo, ma al contempo con una forte identità contemporanea ed elegante ed amalgama il mondo maschile a quello femminile, (come il mocassino maschile rivisitato con dettagli femminili). Ben presto, per Eleonora, arriva quella svolta destinata a cambiare il percorso del brand: ”Un giorno vengo contattata da un famoso marchio di abbigliamento che doveva fare uno shooting per il quale servivano delle calzature”- racconta la designer-“ L’editoriale consisteva in una collaborazione tra griffe. Le foto vengono poi pubblicate su vari siti di moda e le nota persino la stylist di Madonna che seleziona per la popstar due miei modelli per il suo tour mondiale: Madam X.” E’ l’inizio di un sogno ad occhi aperti per Eleonora Moccia: la Regina del pop sceglie le sue creazioni. Tra le moltitudini di scarpe che può indossare, Madonna decide di puntare su un marchio giovane e di nicchia, ma dalla forte personalità estetica. “Vedere le mie scarpe ai piedi di Madonna è stata un’emozione incredibile! Lei ha scelto il modello Mary nero in cocco con tacco da cinque centimetri e lacci in velluto su tono e il modello Ines bronzo con tacco da nove e lacci bordò. La scelta di Madonna è avvenuta in estrema velocità a tal punto che in quel preciso momento non avevo disponibile il numero trentotto, (il numero di scarpe della star), ma senza perdermi d’animo ho preso dalla mia scarpiera le mie Mary, che avevo indossato solo due volte, e le ho spedite immediatamente a Los Angeles la sera stessa in cui è stato commissionato l’ordine. Dopo circa tre mesi scorrendo su Instagram mi sono accorta che le mie Mary erano ai piedi di Madonna durante le riprese del suo videoclip! Sono rimasta scioccata, mai avrei pensato che tra tanti colossi mondiali selezionati per il tour lei potesse prediligere me. Ciò chiaramente ha dato grande visibilità alla mia azienda, è stata la realizzazione di un sogno! Anche il naming del brand è singolare come tutta questa storia. “La scelta di Trenta7 nasce perché il trentasette è il mio numero di scarpe”- chiosa Eleonora-“ Non volevo mettere il mio nome e cognome era troppo scontato e non volevo essere così in primo piano, preferisco rimanere dietro le quinte. Desideravo qualcosa che mi rispecchiasse ed ho scelto un nome sia in numero che in lettere. Il logo riporta i numeri rovesciati perché vuole simboleggiare una contrapposizione tra due mondi. Il trentasette è un numero alchemico, è anche il numero delle scarpe di campionario. Sono nata il trenta luglio e nella simbologia questo numero rappresenta il calzolaio e gli angeli che per me sono i miei genitori che purtroppo non ci sono più, ma sento che appoggiano pienamente il mio progetto. Sono sempre molto felice nel ricevere le mie clienti in atelier, in maniera molto intima, poiché per ognuna di loro fisso degli appuntamenti one to one, mi piace incontrarle e conoscerle dal vivo, dedicare loro il mio tempo, rispetto alla vendita on line si instaura chiaramente un rapporto diverso. Prossimamente farò anche dei pop up store a Milano, Parigi, Londra e Verona”. Un’opportunità per vivere un’esperienza diretta con il prodotto e conoscere dal vivo la talentuosa designer.

Photo Courtesy of Trenta7
di Elena Parmegiani per DailyMood.it

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McQueen Spring Summer 2026 Eyewear Collection – Lo sguardo affilato dell’estate

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Alcuni accessori completano un look. Altri lo definiscono prima ancora che il resto entri in scena. La collezione eyewear McQueen Spring Summer 2026 appartiene senza esitazioni alla seconda categoria: occhiali pensati non come semplice dettaglio, ma come dichiarazione estetica, gesto netto, firma visiva. In perfetto equilibrio tra precisione architettonica e tensione contemporanea, le nuove silhouette raccontano l’universo McQueen attraverso linee affilate, volumi decisi e finiture capaci di trasformare lo sguardo in un elemento di carattere.

Protagonisti della stagione sono gli Oversized Visor Sunglasses, occhiali da sole dal profilo avvolgente e scenografico, già apparsi nello show Spring Summer 2026. Le montature wraparound, ampie e futuristiche, incontrano lenti dal finish modernista, creando un effetto quasi cinematografico: protettivo, audace, immediatamente riconoscibile. Non sono occhiali pensati per passare inosservati, ma per costruire una presenza, per dare al volto una nuova geometria, per suggerire movimento anche nella staticità di un ritratto.

Accanto a questa visione più futuribile, la linea Spike Cat-Eye Logo interpreta una delle forme più iconiche dell’eyewear con l’energia sovversiva tipica della maison. Il cat-eye si fa più tagliente, più grafico, quasi appuntito: una silhouette femminile ma non docile, elegante ma attraversata da una tensione ribelle. Le estremità affilate, portate a un punto preciso, restituiscono l’idea di una bellezza non accomodante, costruita su contrasti forti e su un’identità visiva immediata.

Più morbida, ma non meno distintiva, è invece la proposta Optical Cat-Eye, che rilegge la stessa silhouette in chiave ottica, alleggerendone l’impatto senza perdere forza. Il dettaglio logo McQueen completa la montatura con discrezione e riconoscibilità, confermando una direzione stilistica in cui ogni elemento, anche il più funzionale, diventa parte di un racconto più ampio.

La collezione eyewear McQueen Spring Summer 2026 è, in fondo, un esercizio perfetto di tensione controllata: tra protezione e provocazione, tra eleganza e taglio netto, tra heritage e futuro. Occhiali che non si limitano a incorniciare il volto, ma lo ridisegnano, portando nello sguardo tutta la forza di una maison che continua a fare della precisione, dell’attitudine e dell’imprevisto la propria lingua più potente.

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