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Oscar 2024, le nomination: Oppenheimer ha 13 candidature, Io Capitano è candidato come miglior film straniero

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Se due indizi fanno una prova, nel leggere le nomination agli Oscar che l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha annunciato ieri, la lista dei 10 candidati come miglior film va letta in abbinamento a quella per la miglior regia, dove i candidati sono 5: di solito un film che è candidato anche per la regia è chiaramente più forte. Se seguiamo questa teoria i favoriti alla corsa all’Oscar sarebbero Oppenheimer di Christopher Nolan, Killers Of The Flower Moon di Martin Scorsese, Povere creature! di Yorgos Lanthimos, Anatomia di una caduta di Justine Triet, e la Zona d’interesse di Jonathan Glazer. Se i film candidati anche per la miglior regia sono questi, gli altri 5 candidati come miglior film sono Barbie, The Holdovers, Maestro, American Fiction e Past Lives, che curiosamente è candidato come miglior film ma non come miglior film straniero. Ancora più curioso il caso di Anatomia di una caduta: il film francese non è stato scelto dalla commissione della propria nazione per concorrere agli Oscar per il miglior film in lingua straniera (dove il film transalpino scelto non è entrato in cinquina…) ma si è ampiamente rifatto con 5 nomination, tutte nelle categorie principali: film, regia, sceneggiatura, attrice (Sandra Hüller) e montaggio. Che non sia nella cinquina in lizza per il film straniero è un bene per Matteo Garrone: il suo Io Capitano è entrato in nomination (è il primo film italiano che non sia di Paolo Sorrentino negli ultimi 18 anni, da La bestia nel cuore) e ha un concorrente in meno. Ma per l’Italia sarà comunque durissima: il grande avversario è ancora La zona d’interesse di Jonathan Glazer, candidato anche qui, per la Gran Bretagna, ma c’è anche Perfect Days di Wim Wenders, che rappresenta il Giappone, La società della neve, di Juan Antonio Bayona, che batte bandiera spagnola ma soprattutto di Netflix, e The Teacher’s Lounge, in arrivo dalla Germania. A voler seguire un’altra teoria, il film favorito sarebbe Oppenheimer, quello con più candidature: ben 13. Pare davvero essere l’anno di Nolan. Ma non è detto che chi ha più nomination vinca, o porti a casa più statuette. A proposito, Killers Of The Flower Moon del grande Martin Scorsese di nomination ne ha 10.

I migliori attori
La potenza atomica di Oppenheimer si riversa anche nella corsa agli Oscar per i migliori attori. Il film di Christopher Nolan piazza in nomination Cillian Murphy come miglior attore protagonista (se la vedrà con il Paul Giamatti di The Holdovers, il Bradley Cooper di Maestro, Colman Domingo per Rustin e Jeffrey Wright per American Fiction), Robert Downey Jr. come miglior attore non protagonista (come avversari ha il grande Robert De Niro di Killers Of The Flower Moon, lo spassoso Ryan Gosling di Barbie, il lascivo Mark Ruffalo di Povere creature! e Sterling K. Brown di American Fiction) e Emily Blunt come miglior attrice non protagonista. A sfidarla ci saranno America Ferrera per Barbie, Danielle Brooks per Il colore viola, Da’vine Joy Randolph per The Holdovers e Jodie Foster per Nyad. Per quel film è stata nominata anche Annette Bening come miglior attrice protagonista. Insieme a lei ci sono l’incantevole Emma Stone di Povere creature!, Carey Mulligan per Maestro, Sandra Hüller per Anatomia di una caduta e Lily Gladstone per Killers Of The Flower Moon. Sembra essere proprio lei la favorita. Gli altri favoriti potrebbero essere Robert Downey Jr. come attore non protagonista, Cillian Murhy e Paul Giamatti come attore protagonista, mentre per l’attrice non protagonista c’è più incertezza.

Animazione: Il ragazzo e l’airone contro L’uomo ragno
Come nella categoria del miglior film in lingua straniera, di cui vi parliamo in apertura, c’è una grande bagarre anche nella categoria del miglior film d’animazione. La statuetta potrebbe vincerla Hayao Miyazaki, il maestro giapponese al suo ultimo film in carriera (almeno così dice), Il ragazzo e l’airone. Ma tra gli avversari ha Spider-Man: Across The Spider-verse, che è il sequel di Spider-Man: Un nuovo universo, che qualche hanno fa sbaragliò a sorpresa la concorrenza e vinse l’ambita statuetta a dispetto dei grandi dell’animazione, Disney, Pixar e Dreamworks. Se la lotta sembra tra questi due film, anche gli altri non sono da meno: Elemental è un ottimo film, anche se forse non il migliore tra i tanti capolavori Pixar; Robot Dreams e Nimona sono gli outsider.

Le migliori canzoni: domina Barbie
È sempre interessante anche la lotta per la miglior canzone originale. Qui la parte del leone la fa Barbie con due canzoni: I’m Just Ken, cantata da Ryan Gosling, e What Was I Made For di Billie Eilish. Ma ci sono anche Wahzhazhe (A Song For My People) di Scott George, da Killers Of The Flower Moon, The Fire Inside, della specialista Diane Warren, da Flamin’Hot, e It Never Went Away, di Jon Batiste e Dan Wilson, da American Symphony. Le colonne sonore originali che invece si batteranno per la statuetta sono quelle di Oppenheimer (Ludwig Goransson), Povere creature! (Jerskin Fendrix), American Fiction (Laura Karpman) e due grandi come John Williams, che ha curato le musiche di Indiana Jones e il Quadrante del Destin,o e Robbie Robertson, che ha dato vita alla colonna sonora di Killers Of The Flower Moon.

Costumi, trucco e acconciature, fotografia
Ma che film sarebbero senza i costumi? E, soprattutto, come scegliere? I magnifici e barocchi costumi di Povere creature! o gli stilosi e spassosi costumi di Barbie? O, ancora, i filologici costumi di Napoleon, Oppenheimer e Killers Of The Flower Moon? Povere Creature! e Oppenheimer sono candidate anche per trucco e acconciature, insieme a Maestro, Golda e La società della neve. E che film sarebbero senza la luce? La categoria della fotografia è quella che ci affascina da sempre, e allora chiudiamo con loro, i dop, i maestri della luce, prima di lasciarvi con la lista di tutti i candidati. I migliori direttori della fotografia sono quelli di El Conde (il grande Edward Lachman), Killers of the Flower Moon (una certezza come Rodrigo Prieto), Maestro (Matthew Libatique, un grande professionista) Oppenheimer (Hoyte Van Hoytema, fidato collaboratore di Nolan) e Povere creature! (Robbie Ryan), forse il film che, da questo punto di vista, colpisce di più.

MIGLIOR FILM:
American Fiction
Anatomia di una caduta
Barbie
The Holdovers
Killers of the Flower Moon
Maestro
Oppenheimer
Past Lives
Povere creature! – Poor Things
La zona d’interesse

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA:
Bradley Cooper (Maestro)
Colman Domingo (Rustin)
Paul Giamatti (The Holdovers)
Cillian Murphy (Oppenheimer)
Jeffrey Wright (American Fiction)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA:
Annette Bening (Nyad)
Lily Gladstone (Killers of the Flower Moon)
Sandra Hüller (Anatomia di una caduta)
Carey Mulligan (Maestro)
Emma Stone (Povere creature! – Poor Things)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA:
Sterling K. Brown (American Fiction)
Robert DeNiro (Killers of the Flower Moon)
Robert Downey Jr. (Oppenheimer)
Ryan Gosling (Barbie)
Mark Ruffalo (Povere creature! – Poor Things)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA:
Emily Blunt (Oppenheimer)
Danielle Brooks (Il colore viola)
Jodie Foster (Nyad)
America Ferrera (Barbie)
Da’Vine Joy Randolph (The Holdovers)

MIGLIOR REGISTA:
Justine Triet (Anatomia di una caduta)
Jonathan Glazer (La zona d’interesse)
Yorgos Lanthimos (Povere creature! – Poor Things)
Christopher Nolan (Oppenheimer)
Martin Scorsese (Killers of the Flower Moon)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE:
Anatomia di una caduta
The Holdovers
Maestro
May December
Past Lives

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE:
American Fiction
Barbie
La zona d’interesse
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIOR FILM ANIMATO:
Il ragazzo e l’airone
Elemental
Nimona
Robot Dreams
Spider-Man: Across The Spider-Verse

MIGLIOR FOTOGRAFIA:
El Conde
Killers Of The Flower Moon
Maestro
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIOR TRUCCO&PARRUCCO:
Golda
La società della neve
Maestro
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIOR MONTAGGIO:
Anatomia di una caduta
The Holdovers
Killers of the Flower Moon
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIORI SCENOGRAFIE:
Barbie
Killers of the Flower Moon
Napoleon
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIOR SONORO:
Maestro
Oppenheimer
La zona d’interesse
Mission: Impossible – Dead Reckoning Parte I
The Creator

MIGLIORI COSTUMI:
Barbie
Killers of the Flower Moon
Napoleon
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIOR CANZONE:
IT NEVER WENT AWAY (American Symphony);
I’m Just Ken (Barbie);
What Was I Made For? (Barbie)
The Fire Inside (Flamin’ Hot)
Wahzhazhe (Killers of the Flower Moon)

MIGLIORI COLONNA SONORA:
American Fiction
Indiana Jones e il quadrante del destino
Killers of the Flower Moon
Oppenheimer
Povere creature! – Poor Things

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:
The Creator
Godzilla Minus One
Napoleon
Mission: Impossible – Dead Reckoning Parte I
Guardiani della galassia vol. 3

MIGLIOR FILM STRANIERO:
Io, Capitano
Perfect days
La società della neve
The Teachers’ Lounge
La Zona d’interesse

MIGLIOR DOCUMENTARIO:
Bobi Wine: The People’s President
The Eternal Memory
20 Days in Mariupol
Four Daughters
To Kill a Tiger

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO:
The ABCs of Book Banning
The Barber of Little Rock
Island in Between;
The Last Repair Shop
Nǎi Nai & Wài Pó

MIGLIOR CORTO:
The After§
Invincible
The shepherd
Strange way of Life
The Wonderful Story of Henry Sugar

MIGLIOR CORTO ANIMATO:
Letter to a pig
Ninety-Five Senses
Our Uniform
Pachyderme
War is Over! Inspired by the Music of John & Yoko

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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Digger: Tom Cruise irriconoscibile e da Oscar in un film che non vi toglierete dalla testa

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È come se Tom Cruise, una sorta di moderno Dorian Gray dall’eterna giovinezza, per girare Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, abbia tirato fuori il suo ritratto, nel frattempo invecchiato. È una di quelle interpretazioni che potrebbero portarlo all’Oscar. Ma ogni aspetto di Digger, e il film stesso, sono da premio. Tom Cruise, trasformato come poche altre volte ha fatto in carriera (ricordiamo Nato il 4 di luglio e Tropic Thunder), è irriconoscibile, o quasi, per dare vita al ritratto caricaturale di un uomo d’affari americano, un petroliere, che non è semplicemente un personaggio, ma un simbolo. È la crasi tra il mondo degli affari senza scrupoli e gli uomini politici incuranti del resto del mondo come i George W. Bush e Donald Trump. Ma a colpire è il ritratto fisico che ne fa Cruise. È un uomo flaccido, con la pancia, con una carnagione pallida, biancastra. I capelli sono bianchi, lunghi e radi, pettinati da un lato in una sorta di riporto, ma in realtà incapaci di stare fermi, incontrollabili come chi li porta. Digger è un film che non vi resterà dentro solo per l’interpretazione di Cruise. Non vi lascerà mai più, dopo la visione, perché è un’accusa, a tutti quanti, anche a noi che guardiamo, per tutto quello che riguarda l’ambiente e il cambiamento climatico.

Digger Rockwell (Tom Cruise) è un miliardario americano a capo di un impero petrolifero. Un mattino gli arriva una terribile notizia. Un’esplosione in uno dei pozzi petroliferi in Groenlandia sta per causare un disastro ecologico. Un enorme iceberg si sta staccando e potrebbe raggiungere il nord dell’Europa, creare uno tsunami e inondare la Gran Bretagna e la Norvegia. Digger, così, convoca un vertice con il Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) per risolvere la situazione.

È una storia che si svolge in America, che ritrae gli USA di oggi in modo caustico e spietato come solo chi non è americano forse oggi potrebbe fare. Da messicano, visto il probabile dente avvelenato con l’amministrazione USA per la questione dei muri e dell’immigrazione, Iñárritu mette in scena l’America dove “prima si bombarda poi si chiede” e che viene a dire a noi “l’America è stata al fianco dell’Europa nella sua ora più buia ed è pronta a farlo di nuovo”. È una frase che oggi suona ironica. Così come è ironico, e per nulla casuale, che al centro di tutto ci sia la Groenlandia, terra oggetto dei desideri di Trump.

Ma, attenzione, il j’accuse di Iñárritu non è rivolto solo all’America ma a tutti noi. Quando Digger parla davanti ai politici europei in realtà sta parlando a ogni singolo abitante del mondo. E ci mette davanti a una realtà inconfutabile e disarmante. “Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta. Volete roba che non vi serve consegnata in due giorni.  Volete la libertà di godervi il confort della vostra vita insostenibile”. Sta parlando a noi che ci siamo abituati agli acquisti su Amazon e facciamo sì che merci viaggino per tutto il mondo con un grande consumo di anidride carbonica. Noi che usiamo di continuo l’Intelligenza Artificiale consumando una quantità enorme di energia per alimentarne i server.

Come Don’t Look Up, la commedia con Leonardo Di Caprio in cui l’asteroide che colpiva la Terra e nessuno voleva vedere era una chiara metafora della crisi climatica, anche in Digger il tema dell’ambiente viene raccontato con toni non seri, ma solo apparentemente. Digger è satirico, grottesco, farsesco, ma durissimo. Continuiamo così, facciamoci del male, come diceva un famoso film. La crisi climatica e già qui. Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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Heart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande

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Ormai lo diciamo ogni volta che vediamo un suo film. Brad Pitt porta con sé un’aura tale che è in grado di tenere in piedi un film da solo, grande o piccolo che sia. Stavolta, però, accade qualcosa di molto particolare. Che a tenere in piedi il film Heart Of The Beast, diretto da David Ayer, al cinema dal 24 settembre, siano in due. Brad Pitt e Odino, un magnifico cane lupo – in realtà sono in 4, in scena, a interpretarlo – di un’espressività e una sensibilità unica. I due, in scena, fanno grandi cose, interagiscono, si abbracciano, lottano insieme. Ma c’è una minuscola sequenza che ci fa capire la sintonia. Nel momento in cui, uscito dall’acqua, Odino fa quel tipico movimento per scrollare il corpo e la testa per asciugarsi, Brad Pitt lo segue con il suo capo, muovendolo come fanno i cani. È un gesto istintivo, probabilmente frutto dell’improvvisazione. Ma è da queste cose che si capisce la sintonia che si può sviluppare su un set tra due attori. Anche se sono un uomo e un cane. Se amate Brad Pitt – e come non amarlo? – Heart Of The Beast è il film che dovete vedere. Se amate i cani  – e come non amarli? – questo è il film che dovete assolutamente vedere. Con un’avvertenza. Vi commuoverete fino alle lacrime.

Dopo un drammatico incidente aereo, l’ufficiale delle Forze Speciali James Belmont (Brad Pitt) si ritrova disperso nelle terre più remote e inospitali dell’Alaska. Al suo fianco c’è solo Odino, il fedele cane militare con cui ha condiviso missioni estreme e situazioni al limite. Circondati da una natura selvaggia e spietata, tra freddo estremo, predatori e ostacoli imprevedibili, James e Odin dovranno affidarsi l’uno all’altro per sopravvivere. Mentre ogni passo verso la salvezza si trasforma in una sfida, il loro legame verrà messo alla prova come mai prima d’ora.

I capelli rasati, come ne L’esercito delle 12 scimmie e Fight Club, la barba lunga ma non troppo, ben curata. Una serie di tatuaggi sul collo e le braccia per farlo entrare nel personaggio. Brad Pitt in Heart Of The Beast è in scena così, in maniera naturale, con pochissimi orpelli. Si porta con sé quelle rughe naturali, poche, che gli ha regalato il tempo, rendendolo ancora più interessante di quando era giovane. Come vi avevamo raccontato a proposito di F1 – Il film, oggi Brad Pitt ha bisogno di fare pochissimo per comunicare ogni suo personaggio, non ha bisogno di una recitazione plateale, di scene madri. E anche qui, in quello che è un film d’azione, che prevede un grande lavoro, una prova fisica, non è mai sopra le righe, è sempre credibile, sempre misurato. Oggi Brad Pitt è l’essenziale del cinema. Oltre ad essere, con Tom Cruise, forse l’ultima della star storiche di Hollywood ad essere ancora saldamente sul suo trono.

Brad Pitt è in grado di reggere da solo un film. Ma qui ha un co-protagonista eccezionale, Odino. Come abbiamo scritto, è interpretato da 4 cani diversi. Il suo personaggio è senza una zampa, ha i denti in titanio perché, in servizio, li ha persi. Come il suo padrone, anche Odino è un reduce di guerra, soffre di stress post traumatico, di notte ha gli incubi. La storia di Odino è quella di tanti cani impiegati nell’esercito, cani che salvano le vite, ma che pagano un prezzo altissimo. E che, a volte, riescono a iniziare una seconda vita. I cani che interpretano Odino sono espressivi, hanno uno sguardo fiero, intenso, un’empatia con l’attore in scena che è un vero punto di forza del film. C’è una cosa che Odino riesce a trasmettere più di ogni altra cosa. La preoccupazione di un cane per il suo padrone. E in questo è impagabile.

Sono 3mila i cani che sono stati impiegato dall’esercito americano negli ultimi 20 anni. Il film ci racconta questo. Ci racconta il rapporto tra l’uomo e il suo migliore amico. Ci racconta l’istinto di sopravvivenza che contraddistingue l’uomo e l’animale. È un film ad alto tasso di adrenalina, di tensione, e di commozione. È uno di quei film che non si fanno più, con gli animali addestrati (riguarda i cani, mentre altri animali sono realizzati in computer grafica per evidenti motivi), con pochi attori, poche parole, e girati in location reali, impervie. Perché solo così si può dare un senso di realismo a tutta la storia. È una sorta di Into The Wild che incontra The Revenant e Alpha – Un’amicizia forte come la vita, quel film che raccontava come è nata l’amicizia tra l’uomo e il lupo, dando vita al cane. Andate a vedere Heart Of The Beast. Ma preparate i fazzoletti.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Amori & incantesimi 2: Sandra Bullock e Nicole Kidman, stile da strega

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“Che c’è? È il XXI secolo. Un uomo può fare un lavoro da donne”. È una delle battute che sentiamo in Amori & incantesimi 2, il sequel del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che tornano nei loro ruoli di Sally e Gillian Owens 28 anni dopo. A pronunciarla è il professor Ian Wright, improvviso alleato, di fatto uno stregone, uno che fa magia, che è sempre sembrata appannaggio delle streghe. Lo scambio dei ruoli tra maschile e femminile avrebbe potuto essere un punto interessante, nella nostra era, da cui partire per riportare questa storia sullo schermo. Ma è uno spunto che rimane sullo sfondo, un gancio non sfruttato. I temi del film, piuttosto, sono altri. Amori & incantesimi 2 si chiede che cosa sia giusto rivelare ai nostri figli se sia giusto nascondere delle cose per proteggerli o se sia meglio far sapere loro tutto. E anche se sia giusto dimenticare chi si è davvero e nascondere la propria natura e i propri talenti in un cassetto, o se sia meglio provare ad essere se stessi.

Negli anni che sono passati tra le due storie, infatti Sally (Sandra Bullock), dopo la morte del primo e del secondo marito, ha deciso di rinunciare alla magia, di non raccontare mai niente della maledizione alle due figlie, e di non legarsi più a nessuno. Gillian (Nicole Kidman), da sempre è stata restia ai legami. Non ha rinunciato alla magia. Ed è tornata nella casa delle zie, nel Massachusetts. Una delle figlie di Sally ha conosciuto qualcuno e forse è innamorata. La maledizione, lo sapete, fa sì che ogni volta che qualcuno della famiglia si innamora di una persona, questa muore.

Come il primo film, Anche Amori & incantesimi 2 gioca sul contrasto tra le due attrici e i due personaggi. Sorelle diverse, sia fisicamente che nell’indole. Sandra Bullock è la donna con la testa a posto, riflessiva, quella che si innamorava e si sposava, e ora è madre. Nicole Kidman è la scapestrata, la libertina, l’irrequieta e l’emancipata. Quella che sceglieva storie travolgenti, a volte con gli uomini sbagliati, ma che non si innamorava. E che, ancora, non si innamora. Il contrasto, come detto, è anche fisico. Una donna ha i capelli corvini, dai profondi occhi neri come il carbone, dai tratti decisi del volto, e un corpo tonico e giovanile. Un’altra ha i capelli rossi e ricci, un’aura da bellezza preraffaellita, la carnagione bianco latte, il fisico esile e longilineo. Due elementi opposti che, come in chimica, si attraggono e danno vita a un composto potente.

Nicole Kidman è in scena con un perfetto look da strega, una sorta di witch-grunge-chic che riprende un abbigliamento vintage, lo mescola con un po’ di grunge e detta la linea di quella che potrebbe essere una nuova moda. Lunghe gonne scozzesi, a quadri, portate con t-shirt bianche. Abiti leggeri e setosi abbinati a quelle camicie di pizzo a collo alto che si usavano un tempo, con giacche di tessuto broccato o maglioni. O ancora, come usa la giovane strega, figlia di Sally (interpretata da Joey King), sottovesti abbinate a camice di flanella, giacche di pelle, con gli anfibi ai piedi. Sandra Bullock è la strega che ha deciso di rinunciare ai poteri, di diventare una donna normale. E questo si riflette anche nel suo look, fatto di jeans e camicie bianche, golfini e magliette nere, leggins neri portati con le ballerine.

Amori & incantesimi 2 ha in parte gli stessi difetti del primo film, in parte altri, qualcuno lo risolve e qualcuno no. Il primo film aveva un tono davvero troppo leggero e una trama esile ed incerta, con un finale che lasciava la storia in sospeso. Il secondo film prosegue per gran parte sulla falsariga del primo, leggero e impalpabile, per poi lanciarsi, nella seconda parte, in una trama più articolata, ma anche forzata. E a un finale tra il fantasy, l’action e l’horror che, se giustifica la presenza di due streghe nella storia, cambia anche bruscamente il tono del film. Le scene d’azione non sono all’altezza di questo genere di film. Di meglio, rispetto al primo film, ha alcune battute che suscitano qualche sorriso in più.

Alla regia c’è Susanne Bier, la regista danese di Dopo il matrimonio e Noi due sconosciuti (Things We Lost In The Fire), nata con il Dogma e Lars Von Trier. La Bier oggi lavora soprattutto negli Stati Uniti dove è diventata una regista di film d’azione e di serie ad alta tensione. Aveva già lavorato con Sandra Bullock in Bird Box e con Nicole Kidman nella serie The Undoing. In quello che è chiaramente un film su commissione, Susanne Bier prova a portare il suo senso per i rapporti familiari, per i segreti e le cose non dette, per i rapporti tra genitori e figli. Che non sono facili quando si parla di streghe. Ma che, in fondo, non sono facili in ogni caso.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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