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Dimmi che segno sei e ti dirò qual è il tuo fiore preferito

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L’anno oramai sta volgendo al termine e per molti è l’occasione perfetta per dare uno sguardo all’oroscopo. Che cosa ci riserva l’inizio del 2024? Che uno ci creda o meno, è divertente scoprire le previsioni per l’anno nuovo.

Gli esperti di Interflora hanno voluto giocare con l’oroscopo e abbinare a ogni segno un fiore, in base al significato profondo e intrinseco. Sapere quale fiore corrisponde al proprio segno zodiacale, in base alle sue caratteristiche e peculiarità, è modo divertente e leggero per chiudere l’anno e dare il benvenuto al nuovo 2024.

Ariete: 21 marzo – 20 aprile Elemento Fuoco
Il segno dell’Ariete si contraddistingue per il suo carattere testardo. Impavido e determinato cerca di dare il massimo in tutto ciò che fa, ma raramente completa un progetto. Schietto e sincero, sa essere un amico fedele. Innamorato perde facilmente la testa. È appassionato e geloso, ma allo stesso tempo non vuole rinunciare alla sua libertà.

Il fiore che lo rappresenta è il Tulipano. A seconda del colore assume diversi significati, per esempio il tulipano giallo incarna l’amore impossibile, mentre i tulipani rossi dal cuore nero rappresentano l’amore appassionato e possono essere regalati come una dichiarazione. I tulipani rosa invece simboleggiano la purezza e l’innocenza e sono perfetti per i compleanni.

Toro: 21 aprile – 21 maggio Elemento Terra

Affabile e affettuoso, non ama i confronti e cerca sempre soluzioni moderate. Poco attratto dalla mondanità, preferisce trascorrere una serata in compagnia dei veri amici. In amore i nati sotto il segno del Toro tendono a vivere  i sentimenti in modo intenso e duraturo, ma a volte si esagera con la possessività.

Il fiore che lo rappresenta è la Rosa. La rosa rossa è uno dei fiori più amati e famosi soprattutto da regalare in occasione di San Valentino, e infatti simboleggia l’amore passionale ma duraturo. Anche in questo caso il significato varia a seconda del colore: le rose bianche simboleggiano l’amore innocente e puro, quelle rosa la femminilità e la dolcezza. E le rose arancio invece simboleggiano apprezzamento e stima.

Gemelli: 22 maggio – 21 giugno Elemento: Aria

Il segno dei Gemelli si contraddistingue per il suo essere inquieto e spesso questo suo atteggiamento lo porta a disperdere energie. È un segno zodiacale molto curioso e un grande compagno di avventure: in amicizia gli piace interagire con persone sempre diverse per non annoiarsi. Appassionato, è affascinato dalle relazioni che lo stimolano intellettualmente.

Il fiore che lo rappresenta è il Garofano. Se nella tradizione greca e cristiana il garofano era legato a significati religiosi, in Europa questo fiore ha conservato un significato positivo nel linguaggio dei fiori che dipende anche dal colore. In tutti i loro colori, generalmente i garofani esprimono amore, gratitudine e ammirazione, ma anche affetto, passione e forza di volontà, per questo si tratta di fiori che vanno bene da offrire in qualsiasi tipo di occasione in cui si voglia esprimere questo tipo di sentimento al destinatario.

Cancro: 22 giugno – 23 luglio. Elemento Acqua
Il segno del Cancro è di solito una persona molto riservata, per certi versi impenetrabile:  non mostra le sue emozioni e non permette intrusioni nella sua vita privata, ma sotto il suo guscio nasconde un animo molto sensibile. Ha un grande bisogno di sicurezza e di punti di riferimento che individua nei suoi amici. Innamorato è molto dolce e tenero.

Il fiore che lo rappresenta è la Gerbera. Nel linguaggio dei fiori il significato della gerbera è sempre molto positivo. A seconda del suo colore, la gerbera esprime ammirazione, gioia, felicità, amicizia e intensità di sentimenti.

Leone: 24 luglio – 23 agosto. Elemento Fuoco
Il segno del Leone è sicuramente molto dinamico e vitale. Ha una grande voglia di vivere: orgoglioso e combattivo, cerca sempre di catturare l’attenzione di chi lo circonda. Nell’amicizia può essere affettuoso e stimolante. Se è innamorato, è molto appassionato e intenso. Ama coinvolgere il partner in tutto ciò che fa, ma in cambio pretende attenzione e ammirazione.

Il fiore che lo rappresenta è il Girasole che trasmette armonia e gioia. Immagine perfetta di quell’energia positiva e di carattere che accompagna i nati sotto il segno del Leone per tutta la vita. Regalare un mazzo di girasoli a un leone trasmetterà rispetto e ammirazione, nonché gioia e buon umore.

Vergine: 24 agosto – 23 settembre. Elemento Terra

Il segno della Vergine crede solo in ciò che vede e ama avere tutto sotto controllo.  Metodico, meticoloso e concreto. In amore gli piace fare regali e adora le sorprese. Nelle amicizie sa essere molto corretto e preferisce circondarsi di poche persone ma sincere.

Il fiore che lo rappresenta è la Margherita che simboleggiano l’innocenza, la purezza, la bellezza e i nuovi inizi. Sono uno dei fiori bianchi più apprezzati in bouquet semplici e allegri. Sono ideali per matrimoni, battesimi e bouquet nascita. In natura però ci sono diversi colori di margherite: le gialle per esempio esprimono allegria e le arancioni, gioia e amicizia. Infine le margherite gialle simboleggiano la creatività e l’armonia.

Bilancia: 24 settembre – 23 ottobre. Elemento: Aria
Esteta per eccellenza, ama circondarsi di tutto ciò che è bello ed elegante. Apparentemente molto sicuro di sé, in realtà è alla continua ricerca di equilibrio e ha bisogno di continue rassicurazioni. Crede molto nei legami importanti e vive l’amicizia e l’amore con armonia.

Le persone di questo segno trovano i loro fiori perfetti in un mazzo di rose bianche, poiché sono esseri coscienti e trasparenti a cui l’innocenza e la pace che il bianco dona li riempie di armonia. Il narciso, con il suo profumo inebriante, farà sognare e volare questo segno zodiacale, così come i gladioli, fiore eroico dalla simbologia molto forte. Il suo nome infatti deriva dal latino e significa spada. I gladiatori romani combattono nell’arena per i gladioli, simbolo di vittoria che da allora è rimasto l’immagine dell’orgoglio.

Scorpione: 24 ottobre – 22 novembre. Elemento Acqua

Affabile e affettuoso, non ama i confronti e cerca sempre soluzioni moderate. Molto fedele alla sua cerchia di amici. In amore, in generale, i nati sotto il segno dello scorpione  vivono i sentimenti in modo intenso e duraturo, ma a volte si esagera con la possessività.

Regalare fiori agli Scorpioni è un modo per stimolare il loro spirito nostalgico. Gli Scorpioni sono anche noti per essere persone tenaci, volitive ed esigenti. Crisantemi e Garofani sono i fiori che meglio si adattano a questo segno nervoso dello zodiaco. Sebbene la tradizione associ il crisantemo al fiore del lutto, le nuove varietà di fiori offerte nei bouquet incarnano la longevità e la gioia. Come in Giappone, questo fiore è simbolo di piacere e felicità. Nel linguaggio dei fiori, il significato del crisantemo è molto positivo! Regalare un bouquet di crisantemi è un segno di amore sincero e costante.

Sagittario: 23 novembre – 21 dicembre. Elemento Fuoco

Dinamico e intraprendente, è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Sempre impegnato in nuovi progetti, ama viaggiare e stare con persone in luoghi lontani. Nell’amicizia non conosce slealtà o malafede. Si innamora facilmente, ma al primo ostacolo comincia a guardarsi attorno.

Il fiore che lo rappresenta è la Strelitzia. Per la sua straordinaria bellezza, è simbolo di nobiltà, maestosità ed eleganza. L’istinto avventuroso dei nati sotto il segno del Sagittario è incarnato da questa pianta, conosciuta anche come Uccello del Paradiso. I petali di questo meraviglioso fiore sembrano frecce, pronte a conquistare il mondo e ciò che lo circonda. Perfetta per essere regalata anche a un amico, collega o parente.

Capricorno: 22 dicembre – 20 gennaio. Elemento Terra

Determinato, serio e razionale, pianifica la sua vita con metodo e si sforza di raggiungere il successo, che di solito lo ottiene ma con un po’ di sacrificio. In amicizia invece risulta essere molto selettivo. Il Capricorno innamorato è molto pragmatico, poco appassionato e non ama i complimenti.

Il fiore che lo rappresenta è il Papavero, simbolo di resistenza e delicatezza. È ricordato anche negli antichi miti quando la Dea Demetra fu in grado di riprendersi rapidamente dal dolore della morte della figlia Persefone dopo aver bevuto un infuso ricavato dai semi e dai petali di questo fiore. Dal significato di sollievo a quello di libertà ritrovata, è simbolo di slancio vitale.

Acquario:  21 gennaio – 19 febbraio Elemento Aria

L’Acquario è un segno d’aria e si dice che i nati sotto questo segno siano così: indipendenti, innovativi e non convenzionali. Sono ottimi amici. Il fiore che lo rappresenta è la Peonia, che ha una simbologia molto forte e il significato spesso dipende dal colore. Per esempio le peonie bianche sono legate alla gratitudine, mentre invece regalare o ricevere peonie rosa significa amore intenso e romanticismo. In generale è un fiore che rappresenta la bellezza e la ricchezza.


Pesci: 20 febbraio-20 marzo Elemento Acqua

I Pesci sono di solito persone molto creative e sensibili, temono le critiche e in generale sono gentili e pensano al prossimo. Attratti dal mistero, amano la solitudine per potersi perdere nei loro sogni ad occhi aperti.

I fiori che meglio identificano un Pesci, sono il Giglio o i Narcisi, bulbi molto profumati che rappresentano la  purezza e la bellezza. Il giglio invece, secondo il linguaggio dei fiori di Interflora, viene associato ai santi e ai re. Simboleggia preziosi titoli di nobiltà ma anche la maestosità ed eleganza che ne fanno un fiore per le grandi cerimonie come il matrimonio.

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Lifestyle

Back to school: la scuola ricomincia, ma nessuno torna davvero uguale

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C’è un momento preciso, alla fine di agosto, in cui l’estate smette di sembrare infinita.

Non succede quando si guarda il calendario. Succede quando, improvvisamente, su TikTok iniziano a comparire video di zaini nuovi, «first day outfit», agende colorate, scrivanie da sistemare, capelli da cambiare e interminabili wishlist di cose che, fino a una settimana prima, sembravano assolutamente inutili.

La scuola non è ancora iniziata, ma nella testa è già cominciata.

E forse è proprio questo il bello del back to school: non è soltanto il ritorno tra i banchi. È una piccola ripartenza. Un momento sospeso in cui tutto sembra ancora possibile e, soprattutto, in cui ci si può concedere il lusso di immaginare una versione nuova di sé.
Nuovo anno, nuovo zaino. Nuovi jeans. Nuova playlist. Nuovi capelli, magari. Nuove amicizie, nuove crush, nuove storie da raccontare.
E, naturalmente, un nuovo modo di presentarsi al mondo.

Il primo giorno comincia molto prima del primo giorno
Per i ragazzi di oggi il back to school non comincia davanti al cancello della scuola.
Comincia sullo schermo.
TikTok è diventato una specie di termometro collettivo delle tendenze: basta scorrere qualche video per capire cosa sta arrivando, cosa è tornato e cosa, invece, è definitivamente finito nel dimenticatoio.
Ci sono i video di shopping, quelli in cui si mostra tutto quello che è finito nel carrello per settembre. Ci sono gli outfit preparati con una precisione quasi cinematografica. Ci sono i «get ready with me», le trasformazioni dei capelli, i consigli beauty, le idee per personalizzare lo zaino e persino le strategie per sopravvivere al primo giorno senza sembrare troppo emozionati.
Perché sì, il primo giorno conta.
Non necessariamente perché qualcuno debba essere perfetto. Anzi.
Conta perché rappresenta una possibilità.
Quella di entrare in classe e sentirsi, almeno per un giorno, esattamente come ci si era immaginati durante l’estate.

La moda? Sempre più personale
La cosa interessante è che le tendenze tra i più giovani non sembrano più seguire una sola direzione.
Non esiste un unico «look da scuola».
C’è chi sceglie il preppy, con gonne, polo, cardigan e dettagli college. Chi continua ad amare il mondo sporty, fatto di felpe oversize, sneakers e pantaloni comodi. Chi pesca direttamente dagli anni Novanta e Duemila, tra denim, t-shirt vintage e accessori che sembrano usciti da un vecchio album fotografico.
E poi ci sono i baggy jeans, le silhouette rilassate, le sneakers protagoniste, le borse portate in modo apparentemente casuale e quell’arte molto contemporanea di mescolare capi costosi e pezzi trovati chissà dove.
Perché la vera tendenza, forse, è proprio questa: non sembrare troppo costruiti.
Anche quando dietro a quell’«effortless» ci sono quaranta minuti davanti all’armadio.
La moda dei ragazzi è diventata un grande collage. Prende un po’ dal vintage, un po’ dallo streetwear, un po’ dalla cultura pop e moltissimo dai social. Ma soprattutto prende qualcosa dall’identità di chi la indossa.
Lo stesso paio di sneakers può raccontare storie completamente diverse.
Ed è questo che rende il back to school così interessante: ogni corridoio diventa una piccola passerella, ma nessuno sembra volerlo ammettere.

Il beauty come dichiarazione d’identità
Anche beauty e capelli seguono la stessa regola.
Il trucco non è necessariamente lì per «farsi belle». Può essere un modo per giocare, sperimentare, cambiare.
Un eyeliner diverso. Un gloss. Un dettaglio luminoso. Un’acconciatura nuova. Una frangia pensata per settimane e poi tagliata in un pomeriggio.
E soprattutto i capelli.
Cambiarli prima di settembre è quasi un rito di passaggio.
Perché c’è qualcosa di profondamente simbolico nel presentarsi a scuola con un dettaglio che prima dell’estate non esisteva.
Come dire: «Sì, sono sempre io. Però vediamo cosa succede quest’anno».

Il ritorno porta con sé anche un po’ di ansia

Naturalmente il back to school non è tutto entusiasmo.
C’è anche quella piccola inquietudine che arriva quando le vacanze stanno finendo.
La paura di non essere abbastanza. Di non sapere con chi sedersi. Di ritrovare persone con cui qualcosa è cambiato. Di arrivare in una classe nuova. Di sentirsi fuori posto.
E qui i social possono essere contemporaneamente una compagnia e una trappola.
Da una parte raccontano che tutti stanno vivendo la stessa cosa. Dall’altra mostrano continuamente persone apparentemente perfette, organizzate, bellissime, circondate da amici e già pronte per il loro «new era».
Ma la verità è molto meno patinata.
Il primo giorno può andare male.
L’outfit può non convincere più appena si esce di casa. I capelli possono decidere autonomamente di avere una pessima giornata. Si può sbagliare aula. Si può mangiare da soli. Si può ridere nel momento sbagliato.
E va bene così.
Perché nessuno ricomincia davvero da zero.

La cosa più bella? Sentirsi diversi senza doverlo dimostrare
Forse è proprio questa la parte più interessante del nuovo back to school.
I ragazzi non cercano soltanto cose nuove.
Cercano sensazioni nuove.
Vogliono sentirsi più indipendenti, più sicuri, più liberi di scegliere chi essere.
E allora lo zaino nuovo diventa quasi secondario. Lo stesso vale per il paio di sneakers desiderato per tutta l’estate.
Quello che conta davvero è la sensazione di entrare in classe e pensare: «Quest’anno sarà diverso».
Anche se non sappiamo ancora perché.
Anche se magari non lo sarà affatto.
Ma settembre ha questa magia: permette di crederci.

E allora, che cosa vedremo nei corridoi?
Probabilmente un po’ di tutto.
Outfit sporty e look preppy. Jeans larghi e silhouette più ordinate. Sneakers protagoniste, accessori vintage, borse oversize e dettagli personalizzati. Beauty sempre più naturale alternato a momenti di sperimentazione. Capelli nuovi, soprattutto.
Ma soprattutto vedremo ragazzi che provano a raccontare qualcosa di sé.
Con un paio di scarpe.
Con una felpa.
Con un colore.
Con una playlist.
Con il modo in cui entrano in classe.
Perché il back to school non è mai soltanto «si torna a scuola».
È quel piccolo momento dell’anno in cui ci guardiamo allo specchio e decidiamo, anche solo per gioco, chi vogliamo essere nei prossimi mesi.
E forse è proprio per questo che, ogni settembre, ricominciamo tutti un po’ da capo.
Con lo zaino sulle spalle, il telefono in mano e quella strana, bellissima sensazione che qualcosa stia per succedere.
Anche se non sappiamo ancora cosa.

di Redazione

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Lifestyle

Galateo ad alta quota e abitudini fastidiose, gli italiani in volo condividono i braccioli e apprezzano lunghe chiacchierate. I cattivi odori corporei sono un “no” a livello universale

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Secondo un sondaggio di eDreams, in aereo gli italiani sono i viaggiatori più aperti alla condivisione e al dialogo

Volare non è mai solo un trasferimento da un luogo all’altro, ma un momento in cui si condividono spazi, norme e abitudini più o meno sgradevoli. In quelle ore sospese tra cielo e terra, il rispetto delle regole non scritte del vivere comune può fare la differenza tra un’esperienza serena e una da dimenticare: ma esistono veramente delle regole e dei comportamenti universalmente sgraditi? A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha confrontato il galateo dei comportamenti ad alta quota dei viaggiatori italiani e stranieri. Dai reclinatori seriali di sedili ai grandi chiacchieroni, dall’uso dei braccioli agli applausi in fase di atterraggio, l’indagine regala una prospettiva multiculturale sulla buona educazione in volo.

Italiani ad alta quota: quasi 1 su 2 è aperto a lunghe chiacchierate

Per molti viaggiatori l’esperienza di volo è una prova di convivenza già a partire dall’imbarco, quando la gestione dei bagagli a mano diventa una questione collettiva. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel sollevare lapropria valigia, il 40% degli italiani valuterebbe la persona e le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, un altro 40% aiuterebbe sempre senza esitazioni, mentre l’11% ritiene che sia compito dell’equipaggio di bordo. Una volta raggiunto il proprio posto, c’è una possibilità su tre di ritrovarsi nel famigerato sedile centrale. Qui si apre una questione fondamentale: a chi spettano i due braccioli centrali? La maggioranza degli italiani (63%) sceglie la via del compromesso, affermando di condividerli con i passeggeri a lato. Per il 7% vige la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”, mentre il 6% li rivendica entrambi per compensare il disagio del posto centrale.

Tra le possibili seccature del volo, spunta anche l’eventualità di ritrovarsi accanto a un passeggero particolarmente loquace: in questo caso, quasi un italiano su due (47%) si lascerebbe coinvolgere, con la speranza di ascoltare una bella storia. Tra i meno propensi, il 29% risponderebbe in modo conciso per concludere rapidamente lo scambio, mentre il 12% ammette di ricorrere a piccole strategie di fuga, fingendo di dormire, di non sentirsi bene o di essere impegnato a lavorare. Fra gli altri comportamenti mal tollerati dai viaggiatori del Belpaese spiccano coloro che abbassano bruscamente lo schienale del sedile senza preavviso (41%), seguiti da chiripone il proprio bagaglio nella cappelliera con estrema lentezza, bloccando l’intera fila (35%), e da chi si alza in piedi prima del dovuto (26%). Meno gettonati, ma pur sempre molesti, gli applausi dopo l’atterraggio (17%) e le richieste di scambiare il proprio posto (16%). Ma se c’è qualcosa di universalmente mal tollerato dagli italiani ad alta quota sono gli odori sgradevoli a bordo: nella classifica dei peggiori regnano sovrani i cattivi odori corporei, citati dal 73% degli intervistati. Seguono, a distanza, i bagni di bordo (11%), i profumi troppo intensi (8%) e i cibi dall’odore pungente, come fast food, formaggi e spezie (7%).

Di fronte a passeggeri in difficoltà con il proprio bagaglio, Millennial e uomini sono i primi a intervenire

Dai dati emergono alcune differenze sottili tra generazioni e genere che raccontano sensibilità diverse nel modo di vivere l’esperienza di volo. Di fronte a un passeggero in difficoltà i più giovani tra i 18 e i 34 anni si dimostrano maggiormente selettivi nel valutare se intervenire (43%), mentre nella fascia 35-44 anni e tra gli uomini prevale un approccio solidale (42%). Più distaccati i 45-54enni, tra i quali il 13% ritiene che l’intervento debba spettare esclusivamente all’equipaggio. Anche sul fronte della socievolezza l’età fa la differenza: quando il passeggero di fianco improvvisa una lunga chiacchierata, il 54% degli over 65 e degli uomini si lascia coinvolgere volentieri, mentre donne (41%) e 25-34enni

(41%) sono più desiderosi di proteggere la propria tranquillità in volo. Rispetto all’altra metà del cielo, la controparte femminile punta sulla concisione (33% vs. 24%) o ricorre a scuse per evitare proprio di parlare (14% vs. 9%) – una tattica condivisa anche dalla generazione Z (17%).

Divisive sono anche le opinioni sui comportamenti più fastidiosi a bordo: se i passeggeri che abbassano bruscamente lo schienale del sedile sono la categoria più sgradita, soprattutto dalla fascia 25-34 (47%) e dalle donne (44%), gli over 65 perdono più facilmente la pazienza quando l’eccessiva lentezza nel riporre i bagagli nella cappelliera rallenta l’imbarco (47%) – un comportamento che infastidisce anche gli uomini (37%). Questi ultimi non tollerano anche chi si alza in piedi in anticipo (28%) insieme alla fascia 25-34 (33%), e gli applausi improvvisati dopo l’atterraggio (19%), sgraditi anche dagli adulti tra i 35 e i 54 anni (18%). Tra i giovanissimi emerge un disprezzo nei confronti di chi chiede di scambiare i posti (23%). Infine, quando si parla di fastidi a bordo, i cattivi odori corporei sono universalmente sgraditi, capitanati dalla fascia 55-64 anni e dalle donne (77%). D’altrocanto, i più giovani e gli uomini mostrano una maggiore irritabilità anche verso altri elementi: la generazione Z trova particolarmente fastidiosi i cibi dagli odori intensi (17%) e gli odori provenienti dai bagni a bordo (17%), chedisturbano anche gli uomini (12%), mentre questi ultimi (9%) e la fascia 25-34 anni (10%) sgradiscono anche i profumi forti.

Vicini chiacchieroni? Gli spagnoli tagliano il discorso, i britannici improvvisano strategie di evitamento

Oltre i confini nazionali, emerge un panorama ricco di percezioni culturali diverse quando si parla di galateo ad alta quota. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel riporre la propria valigia nella cappelliera, se tutte lenazionalità tendono a valutare le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, italiani e tedeschi sono i più disposti ad aiutare (40%), mentre i britannici lasciano che sia l’equipaggio di bordo a occuparsene (14%). Una volta seduti, gli italiani emergono anche come i più collaborativi nel condividere i braccioli: quando capita il posto centrale, il 63% è pronto a condividerli con le persone sedute lateralmente, seguiti dai portoghesi (61%). Negli StatiUniti la decisione spetta a chi arriva per primo (25%), mentre tedeschi e britannici (12%) li rivendicano entrambi. In quanto a socievolezza, nell’eventualità di ritrovarsi seduti di fianco a un passeggero particolarmente loquace, portoghesi e italiani si lasciano maggiormente coinvolgere in una lunga conversazione (47%), mentre il 36% degli spagnoli fornisce risposte concise. Meno diretti i britannici (18%), che ricorrono invece a strategie di fuga, fingendosi addormentati o impegnati a lavorare, pur di evitare la conversazione fin dall’inizio.

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Lifestyle

Levissima compie 90 anni

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Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per il territorio e uno sguardo rivolto al futuro.

C’è un’immagine che molti italiani ricordano ancora: Reinhold Messner in mezzo alle cime innevate, che pronunciava il celebre espressione “Altissima, Purissima, Levissima”. Era la televisione degli anni Novanta, eppure quella voce – e quella vetta bianca sull’etichetta – sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi. Simbolo di leggerezza, di purezza, di un’appartenenza alle Alpi che Levissima ha sempre rivendicato con orgoglio.

Tutto inizia nel 1936, quando il Professor Gasparre Piccagnoni ottenne la concessione per l’imbottigliamento della sorgente di Cepina. Ma l’acqua di quel piccolo paese dell’Alta Valtellina era già conosciuta da tempo: medici, studiosi e ospiti dell’Hotel Cepina ne apprezzavano il gusto leggero e puro fin dai primi del Novecento. Secondo la tradizione, fu il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a trovare il nome giusto: dopo averla assaggiata la definì “ottima, leggera, levissima”.
Da allora, niente è cambiato. L’acqua nasce ancora lì, ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, dove le nevi scivolano lentamente attraverso le rocce cristalline delle Alpi Centrali.

Levissima e il suo legame con la montagna
Molto prima che “outdoor” diventasse una parola di tendenza, Levissima aveva già costruito un immaginario distintivo: ghiacciai, trekking, esplorazione, libertà.

Le campagne storiche del brand sono oggi veri pezzi di cultura visiva italiana. Le illustrazioni colorate degli anni Ottanta e Novanta raccontavano un Paese che guardava alla montagna come simbolo di energia e autenticità: concorsi sull’esplorazione, raccolte punti ispirate ai parchi naturali, collaborazioni con il WWF. E poi i testimonial: da Messner a Kristian Ghedina, volti di un’Italia che amava la montagna sul serio.

Con quel claim, Levissima ha trasformato la purezza dell’acqua in qualcosa di più grande: un simbolo culturale legato alla montagna e a uno stile di vita che milioni di italiani hanno fatto proprio.

Uno stabilimento che guarda al futuro
Lo stabilimento di Cepina è oggi uno dei poli produttivi più rilevanti della Valtellina. Più di 100.000 mq e 225 dipendenti. Numeri importanti, per un’azienda che non ha mai smesso di considerare il territorio il proprio punto di partenza.

Sette linee PET, oltre 40 referenze tra acqua naturale, frizzante e Levissima+.
Lo stabilimento è un presidio industriale radicato nella comunità locale, che da quasi un secolo contribuisce all’economia e alla vita dell’Alta Valtellina.
“Novant’anni sono un traguardo straordinario, ma per noi rappresentano soprattutto una responsabilità”, dichiara Ilenia Ruggeri, Direttore Generale del Gruppo Sanpellegrino. “Levissima nasce in Valtellina e continua ogni giorno a costruire il proprio futuro insieme alla comunità locale, alle persone che lavorano nello stabilimento e ai partner che condividono il nostro impegno verso la montagna. In questi anni abbiamo investito in innovazione, qualità e sostenibilità con l’obiettivo di custodire la purezza della nostra acqua, portarla sulle tavole dei nostri consumatori pura come sgorga alla fonte e contribuire concretamente alla valorizzazione della comunità.”

Impegni concreti per la tutela del territorio montano
La montagna non è solo lo sfondo del brand: è una responsabilità. Da anni Levissima sostiene progetti concreti per la tutela dell’ecosistema alpino, la ricerca scientifica e la valorizzazione del territorio.
Dal 2007 il brand collabora con l’Università degli Studi di Milano per il monitoraggio dei ghiacciai italiani. Il progetto “Levissima Spedizione Ghiacciai” segue l’evoluzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale e del Ghiacciaio dei Forni – veri laboratori naturali per capire cosa sta succedendo al clima delle Alpi. Nel tempo, il brand ha contribuito anche al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani e a iniziative di divulgazione scientifica e sensibilizzazione ambientale.
Sul fronte della rigenerazione forestale, Levissima lavora insieme all’Università degli Studi di Milano, al Consorzio Forestale Alta Valtellina per il ripristino di alcune aree devastate dalla tempesta Vaia, interventi di riforestazione e monitoraggio della fauna alpina.
Completano il quadro le iniziative legate alla valorizzazione del territorio: le esperienze con Gite in Lombardia, il sostegno al recupero del Bivacco Meneghello e a infrastrutture montane che avvicinano le persone all’ambiente alpino.

Innovazione e sostenibilità lungo tutta la filiera
Nello stabilimento, il 100% dell’energia elettrica acquistata proviene da fonti rinnovabili e il 99,9% dei rifiuti viene riciclato o recuperato energeticamente.
Anche la logistica fa la sua parte: circa il 40% del prodotto viaggia via treno, oltre il 37% su mezzi a basse emissioni, tra cui camion a Bio GNL. Nel 2023, Levissima ha introdotto il primo camion 100% elettrico nel settore dell’acqua minerale in Italia.

Novant’anni e uno sguardo avanti
Novant’anni non sono un traguardo, sono una misura. La misura di quanto un’acqua, una montagna e le persone che le abitano possano costruire qualcosa di duraturo.
Nata in Valtellina nel 1936, Levissima guarda al futuro con lo stesso spirito delle origini: custodire ciò che viene dalla montagna e restituirlo – ogni giorno, in ogni bottiglia – a chi sceglie di portarla con sé.

Levissima
Levissima è una delle acque minerali del Gruppo Sanpellegrino, da sempre impegnata nella tutela del territorio da cui ha origine.
Un’acqua minerale unica che nasce nel cuore delle Alpi Centrali, in un’area protetta ai margini occidentali del Parco Naturale dello Stelvio, nel territorio valtellinese dell’antica contea di Bormio. La sua purezza, che sgorga da sorgenti situate alle pendici di montagne con cime fino a 3000m, arriva ai suoi consumatori così come sgorga dalla fonte.
Inoltre, Levissima, anche tramite la piattaforma “Rigeneriamo Insieme” intende contribuire attivamente con iniziative concrete ad un mondo in cui le risorse naturali vengono utilizzate in modo condiviso e responsabile, promuovendo stili di vita sostenibili e progetti per la tutela del territorio montano.

Per ulteriori informazioni, visita www.levissima.it

 

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