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7 gift card da regalare a Natale (e non dover impazzire)

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Dimenticatevi la vecchia busta della nonna: quest’anno sotto l’albero è arrivato il momento delle gift card. Il mercato delle carte regalo e dei buoni acquisto si prepara ad un vero e proprio boom secondo il recente studio “Italy Gift Cards Market” realizzato dalla società Allied Market Research. I dati raccontano di un giro d’affari che passerà dai 5,7 miliardi di euro del 2020 a quasi 16 miliardi entro il 2028 tra gift card fisiche e digitali con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 14% e una forte polarizzazione verso il digitale.

Uno studio condotto dalla società di consulenza canadese Leger per Blackhawk Network sul mercato USA in vista delle prossime festività natalizie ha confermato come il 69% dei consumatori vorrebbe ricevere sotto l’albero una gift card con punte del 75% se andiamo ad osservare la Generazione X e i Millennials. Nella classifica delle tipologie dei buoni acquisto più regalati a Natale al primo posto ci sono quelle relative alla ristorazione, seguite dalle gift card multi-brand e da quelle del travel.

Lettura illimitata con Readly

Per chi ama tenersi sempre informato e aggiornato sono disponibili le speciali gift card natalizie di Readly, il servizio che consente la lettura illimitata di oltre 5000 riviste e quotidiani internazionali, tra cui 250 periodici italiani, in un’unica app..

Su Readly ci sono riviste di moda, cucina, arredamento, enigmistica, con cruciverba e sudoku (compilabili!), periodici di sport, di auto, moto, di informatica, per fare alcuni esempi. Tutti troveranno il proprio argomento preferito. Ogni abbonamento Readly consente di impostare fino a cinque profili di lettura. Anche per i più piccoli c’è un’offerta di riviste dedicata; la app consente inoltre ai genitori di impostare appositi filtri per il controllo parentale.

Prezzo: è possibile acquistare le carte regalo di Readly a partire da 28,40 euro, in tagli da 3, 6 o 12 mesi, risparmiando rispettivamente il 5, il 10 e il 15% sull’abbonamento periodico.
https://it.readly.com

A tutto sport con DAZN
Con DAZN potrete regalare un Natale all’insegna dello sport a tutti i papà tifosi che sotto le feste non vogliono mettere in pausa la loro passione sportiva. Sotto l’albero, il pensiero perfetto sono le gift card e i codici prepagati con tutti contenuti, live e on demand, della piattaforma di sport in streaming.
Perfetta anche per il super tifoso di calcio, che diventa un vero e proprio “grinch” sotto le feste di Natale, visto lo stop alle competizioni della sua squadra del cuore. Ma con DAZN, il calcio non va in vacanza, anzi si arricchisce di contenuti extra in piattaforma come nuovi format, programmi di approfondimento e interviste che raccontano aneddoti, curiosità e highlight calcistici. Non perderà, dunque, il buon umore.
Prezzo: da 29,99 euro per un mese
https://www.dazn.com

Per un Natale gourmet
Ogni tanto una cena fuori casa è d’obbligo. Che sia una serata romantica senza bambini al seguito o un’uscita con amici, il ristorante rimane una delle migliori destinazioni per svagarsi e godere di buon cibo.
Con le Gift Card di TheFork il regalo di Natale sarà più che apprezzato. La card offre il duplice vantaggio di essere facilmente acquistabile, anche last minute, da chi la regala e propone talmente tante realtà tra cui scegliere che accontenta anche i palati più esigenti.
Grazie a TheFork è infatti possibile acquistare questa carta regalo che permette di accedere a oltre 10.000 ristoranti in tutta Italia. Nella selezione dei ristoranti che accettano le Gift Card sono presenti anche indirizzi selezionati dalla Guida MICHELIN.
Le Gift Card di TheFork hanno una validità di 18 mesi, a differenza dei classici 12.
Prezzo: da 25 euro
https://www.thefork.it

Per gli aspiranti designer
Per questo Natale l’interior decorator Valeria Crescenzi ha pensato a un’idea regalo speciale: una consulenza di arredo, in formato gift card! Un pensiero sostenibile, che si compra online e si può acquistare anche per quegli amici e parenti che abitano lontani, perché è un servizio digitale ma tailor made. Ispirata dal suo motto «real homes, not showrooms», Valeria ha pensato a una consulenza accessibile e zero stress, perfetta per quei piccoli dilemmi di design. Si compra con un click dal suo shop online, si riceve un buono valido un anno, si prende appuntamento in videocall, si parla di stile, di spazi e di palette colori. Dopo 3 giorni, si riceveranno le migliori 3 proposte di arredo, scelte secondo le necessità indicate e con uno sguardo sempre attento al budget.
Prezzo: 45 euro
https://crescenzi.ch

Per le beauty lover
A chi è sempre attento al look ci pensa THE BROW BAR con le sue Christmas Card. Una carta magica che può contenere uno dei tanti trattamenti disponibili. Dalle ciglia alle sopracciglia, passando per il make-up fino ad arrivare a mani e piedi. Si perché il beauty si riconferma una delle categorie preferite quando si tratta di regali. THE BROW BAR & THE NAILS BAR sono cliniche di bellezza dedicata a ciglia, sopracciglia, make up e mani/piedi che accompagnano in un vero e proprio percorso di cura, scegliendo e consigliando di volta in volta il trattamento più adatto sia in istituto che a casa. Una Gift Card, quindi, che potrete regalare e regalarvi, per provare uno dei tanti trattamenti di bellezza.
Prezzo: da 100 euro
https://thebrowbar.it

Per gli amanti del Made in Italy di qualità
Quest’anno a Natale si può essere davvero più buoni grazie alle Christmas Gift Card di Babaco Market – il delivery 100% made in Italy di frutta e verdura fuori dall’ordinario che combatte lo spreco che si origina dal campo al mercato – e all’iniziativa #ShareMagic che permette di acquistare delle gift card digitali da poter regalare ai propri cari.  Le gift card sono digitali e, una volta acquistate, vengono inviate via mail al destinatario, ma per quanti volessero stamparle, sono disponibili 9 design differenti per accontentare i gusti di tutti. Ogni gift card ha la durata di un anno, per ricevere a casa propria la frutta e la verdura di stagione, 100% made in Italy e 100% plastic free.

Dal 29 novembre fino al 31 dicembre con l’acquisto delle gift card del valore preferito, si parte da un minimo di €20,90 fino a un massimo di €231,20, sarà possibile contribuire alla riduzione dello spreco alimentare che si origina dal campo al mercato, ridurre le emissioni di CO2 e donare 2 kg di frutta e verdura a Banco Alimentare Lombardia.
Prezzo: da 20,90 euro
https://babacomarket.com

Per i travel lovers
Travel Card Gattinoni
è una nuova idea regalo per questo Natale, il pensiero perfetto e diverso dal solito regalo in vista delle festività imminenti e per tutte le ricorrenze speciali. Con la Travel Card Gattinoni si può regalare un sogno: è una card molto diversa dai soliti cofanetti, chi la regala decide autonomamente l’importo, chi la riceve sceglie liberamente dove, come e quando utilizzarla.

Per attivare la card bastano pochi semplici passaggi accedendo al sito www.gattinonitravelcard.it oppure rivolgendosi direttamente a una delle agenzie Gattinoni Mondo di Vacanze. Si potrà scegliere tra la card fisica quella digitale, decidendo l’importo da caricare.

La Travel Card Gattinoni è utilizzabile entro un anno dall’emissione, per uno o più acquisti fino all’esaurimento del credito spendibile presso tutte le agenzie Gattinoni Mondo di Vacanze.

Non ci sono itinerari fissi o preconfezionati; ci si potrà sbizzarrire spaziando fra weekend, viaggi su misura, pacchetti, crociere, ma anche hotel, voli o treni. E le proposte e le esperienze da scegliere sono moltissime. Tra le predilette per il prossimo Natale ci sono ad esempio viaggi a New York da ammirare dai 397 metri d’altezza del nuovissimo The Summit, c’è lo snorkeling tra i pesci arcobaleno alle Maldive e viaggi nella vicina e frizzante Malta.  E ancora un giro in slitte trainate da cani per ammirare la meravigliosa natura canadese, degustazioni delle più prestigiose etichette della tradizione enologica della Giordania, ma anche desert safari nei dintorni di Dubai in auto 4X4 attraverso le dune dorate del deserto con relax al tramonto e visita in un accampamento beduino.
www.gattinonimondodivacanze.it

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

 

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Lifestyle

Back to school: la scuola ricomincia, ma nessuno torna davvero uguale

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C’è un momento preciso, alla fine di agosto, in cui l’estate smette di sembrare infinita.

Non succede quando si guarda il calendario. Succede quando, improvvisamente, su TikTok iniziano a comparire video di zaini nuovi, «first day outfit», agende colorate, scrivanie da sistemare, capelli da cambiare e interminabili wishlist di cose che, fino a una settimana prima, sembravano assolutamente inutili.

La scuola non è ancora iniziata, ma nella testa è già cominciata.

E forse è proprio questo il bello del back to school: non è soltanto il ritorno tra i banchi. È una piccola ripartenza. Un momento sospeso in cui tutto sembra ancora possibile e, soprattutto, in cui ci si può concedere il lusso di immaginare una versione nuova di sé.
Nuovo anno, nuovo zaino. Nuovi jeans. Nuova playlist. Nuovi capelli, magari. Nuove amicizie, nuove crush, nuove storie da raccontare.
E, naturalmente, un nuovo modo di presentarsi al mondo.

Il primo giorno comincia molto prima del primo giorno
Per i ragazzi di oggi il back to school non comincia davanti al cancello della scuola.
Comincia sullo schermo.
TikTok è diventato una specie di termometro collettivo delle tendenze: basta scorrere qualche video per capire cosa sta arrivando, cosa è tornato e cosa, invece, è definitivamente finito nel dimenticatoio.
Ci sono i video di shopping, quelli in cui si mostra tutto quello che è finito nel carrello per settembre. Ci sono gli outfit preparati con una precisione quasi cinematografica. Ci sono i «get ready with me», le trasformazioni dei capelli, i consigli beauty, le idee per personalizzare lo zaino e persino le strategie per sopravvivere al primo giorno senza sembrare troppo emozionati.
Perché sì, il primo giorno conta.
Non necessariamente perché qualcuno debba essere perfetto. Anzi.
Conta perché rappresenta una possibilità.
Quella di entrare in classe e sentirsi, almeno per un giorno, esattamente come ci si era immaginati durante l’estate.

La moda? Sempre più personale
La cosa interessante è che le tendenze tra i più giovani non sembrano più seguire una sola direzione.
Non esiste un unico «look da scuola».
C’è chi sceglie il preppy, con gonne, polo, cardigan e dettagli college. Chi continua ad amare il mondo sporty, fatto di felpe oversize, sneakers e pantaloni comodi. Chi pesca direttamente dagli anni Novanta e Duemila, tra denim, t-shirt vintage e accessori che sembrano usciti da un vecchio album fotografico.
E poi ci sono i baggy jeans, le silhouette rilassate, le sneakers protagoniste, le borse portate in modo apparentemente casuale e quell’arte molto contemporanea di mescolare capi costosi e pezzi trovati chissà dove.
Perché la vera tendenza, forse, è proprio questa: non sembrare troppo costruiti.
Anche quando dietro a quell’«effortless» ci sono quaranta minuti davanti all’armadio.
La moda dei ragazzi è diventata un grande collage. Prende un po’ dal vintage, un po’ dallo streetwear, un po’ dalla cultura pop e moltissimo dai social. Ma soprattutto prende qualcosa dall’identità di chi la indossa.
Lo stesso paio di sneakers può raccontare storie completamente diverse.
Ed è questo che rende il back to school così interessante: ogni corridoio diventa una piccola passerella, ma nessuno sembra volerlo ammettere.

Il beauty come dichiarazione d’identità
Anche beauty e capelli seguono la stessa regola.
Il trucco non è necessariamente lì per «farsi belle». Può essere un modo per giocare, sperimentare, cambiare.
Un eyeliner diverso. Un gloss. Un dettaglio luminoso. Un’acconciatura nuova. Una frangia pensata per settimane e poi tagliata in un pomeriggio.
E soprattutto i capelli.
Cambiarli prima di settembre è quasi un rito di passaggio.
Perché c’è qualcosa di profondamente simbolico nel presentarsi a scuola con un dettaglio che prima dell’estate non esisteva.
Come dire: «Sì, sono sempre io. Però vediamo cosa succede quest’anno».

Il ritorno porta con sé anche un po’ di ansia

Naturalmente il back to school non è tutto entusiasmo.
C’è anche quella piccola inquietudine che arriva quando le vacanze stanno finendo.
La paura di non essere abbastanza. Di non sapere con chi sedersi. Di ritrovare persone con cui qualcosa è cambiato. Di arrivare in una classe nuova. Di sentirsi fuori posto.
E qui i social possono essere contemporaneamente una compagnia e una trappola.
Da una parte raccontano che tutti stanno vivendo la stessa cosa. Dall’altra mostrano continuamente persone apparentemente perfette, organizzate, bellissime, circondate da amici e già pronte per il loro «new era».
Ma la verità è molto meno patinata.
Il primo giorno può andare male.
L’outfit può non convincere più appena si esce di casa. I capelli possono decidere autonomamente di avere una pessima giornata. Si può sbagliare aula. Si può mangiare da soli. Si può ridere nel momento sbagliato.
E va bene così.
Perché nessuno ricomincia davvero da zero.

La cosa più bella? Sentirsi diversi senza doverlo dimostrare
Forse è proprio questa la parte più interessante del nuovo back to school.
I ragazzi non cercano soltanto cose nuove.
Cercano sensazioni nuove.
Vogliono sentirsi più indipendenti, più sicuri, più liberi di scegliere chi essere.
E allora lo zaino nuovo diventa quasi secondario. Lo stesso vale per il paio di sneakers desiderato per tutta l’estate.
Quello che conta davvero è la sensazione di entrare in classe e pensare: «Quest’anno sarà diverso».
Anche se non sappiamo ancora perché.
Anche se magari non lo sarà affatto.
Ma settembre ha questa magia: permette di crederci.

E allora, che cosa vedremo nei corridoi?
Probabilmente un po’ di tutto.
Outfit sporty e look preppy. Jeans larghi e silhouette più ordinate. Sneakers protagoniste, accessori vintage, borse oversize e dettagli personalizzati. Beauty sempre più naturale alternato a momenti di sperimentazione. Capelli nuovi, soprattutto.
Ma soprattutto vedremo ragazzi che provano a raccontare qualcosa di sé.
Con un paio di scarpe.
Con una felpa.
Con un colore.
Con una playlist.
Con il modo in cui entrano in classe.
Perché il back to school non è mai soltanto «si torna a scuola».
È quel piccolo momento dell’anno in cui ci guardiamo allo specchio e decidiamo, anche solo per gioco, chi vogliamo essere nei prossimi mesi.
E forse è proprio per questo che, ogni settembre, ricominciamo tutti un po’ da capo.
Con lo zaino sulle spalle, il telefono in mano e quella strana, bellissima sensazione che qualcosa stia per succedere.
Anche se non sappiamo ancora cosa.

di Redazione

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Lifestyle

Galateo ad alta quota e abitudini fastidiose, gli italiani in volo condividono i braccioli e apprezzano lunghe chiacchierate. I cattivi odori corporei sono un “no” a livello universale

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Secondo un sondaggio di eDreams, in aereo gli italiani sono i viaggiatori più aperti alla condivisione e al dialogo

Volare non è mai solo un trasferimento da un luogo all’altro, ma un momento in cui si condividono spazi, norme e abitudini più o meno sgradevoli. In quelle ore sospese tra cielo e terra, il rispetto delle regole non scritte del vivere comune può fare la differenza tra un’esperienza serena e una da dimenticare: ma esistono veramente delle regole e dei comportamenti universalmente sgraditi? A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha confrontato il galateo dei comportamenti ad alta quota dei viaggiatori italiani e stranieri. Dai reclinatori seriali di sedili ai grandi chiacchieroni, dall’uso dei braccioli agli applausi in fase di atterraggio, l’indagine regala una prospettiva multiculturale sulla buona educazione in volo.

Italiani ad alta quota: quasi 1 su 2 è aperto a lunghe chiacchierate

Per molti viaggiatori l’esperienza di volo è una prova di convivenza già a partire dall’imbarco, quando la gestione dei bagagli a mano diventa una questione collettiva. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel sollevare lapropria valigia, il 40% degli italiani valuterebbe la persona e le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, un altro 40% aiuterebbe sempre senza esitazioni, mentre l’11% ritiene che sia compito dell’equipaggio di bordo. Una volta raggiunto il proprio posto, c’è una possibilità su tre di ritrovarsi nel famigerato sedile centrale. Qui si apre una questione fondamentale: a chi spettano i due braccioli centrali? La maggioranza degli italiani (63%) sceglie la via del compromesso, affermando di condividerli con i passeggeri a lato. Per il 7% vige la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”, mentre il 6% li rivendica entrambi per compensare il disagio del posto centrale.

Tra le possibili seccature del volo, spunta anche l’eventualità di ritrovarsi accanto a un passeggero particolarmente loquace: in questo caso, quasi un italiano su due (47%) si lascerebbe coinvolgere, con la speranza di ascoltare una bella storia. Tra i meno propensi, il 29% risponderebbe in modo conciso per concludere rapidamente lo scambio, mentre il 12% ammette di ricorrere a piccole strategie di fuga, fingendo di dormire, di non sentirsi bene o di essere impegnato a lavorare. Fra gli altri comportamenti mal tollerati dai viaggiatori del Belpaese spiccano coloro che abbassano bruscamente lo schienale del sedile senza preavviso (41%), seguiti da chiripone il proprio bagaglio nella cappelliera con estrema lentezza, bloccando l’intera fila (35%), e da chi si alza in piedi prima del dovuto (26%). Meno gettonati, ma pur sempre molesti, gli applausi dopo l’atterraggio (17%) e le richieste di scambiare il proprio posto (16%). Ma se c’è qualcosa di universalmente mal tollerato dagli italiani ad alta quota sono gli odori sgradevoli a bordo: nella classifica dei peggiori regnano sovrani i cattivi odori corporei, citati dal 73% degli intervistati. Seguono, a distanza, i bagni di bordo (11%), i profumi troppo intensi (8%) e i cibi dall’odore pungente, come fast food, formaggi e spezie (7%).

Di fronte a passeggeri in difficoltà con il proprio bagaglio, Millennial e uomini sono i primi a intervenire

Dai dati emergono alcune differenze sottili tra generazioni e genere che raccontano sensibilità diverse nel modo di vivere l’esperienza di volo. Di fronte a un passeggero in difficoltà i più giovani tra i 18 e i 34 anni si dimostrano maggiormente selettivi nel valutare se intervenire (43%), mentre nella fascia 35-44 anni e tra gli uomini prevale un approccio solidale (42%). Più distaccati i 45-54enni, tra i quali il 13% ritiene che l’intervento debba spettare esclusivamente all’equipaggio. Anche sul fronte della socievolezza l’età fa la differenza: quando il passeggero di fianco improvvisa una lunga chiacchierata, il 54% degli over 65 e degli uomini si lascia coinvolgere volentieri, mentre donne (41%) e 25-34enni

(41%) sono più desiderosi di proteggere la propria tranquillità in volo. Rispetto all’altra metà del cielo, la controparte femminile punta sulla concisione (33% vs. 24%) o ricorre a scuse per evitare proprio di parlare (14% vs. 9%) – una tattica condivisa anche dalla generazione Z (17%).

Divisive sono anche le opinioni sui comportamenti più fastidiosi a bordo: se i passeggeri che abbassano bruscamente lo schienale del sedile sono la categoria più sgradita, soprattutto dalla fascia 25-34 (47%) e dalle donne (44%), gli over 65 perdono più facilmente la pazienza quando l’eccessiva lentezza nel riporre i bagagli nella cappelliera rallenta l’imbarco (47%) – un comportamento che infastidisce anche gli uomini (37%). Questi ultimi non tollerano anche chi si alza in piedi in anticipo (28%) insieme alla fascia 25-34 (33%), e gli applausi improvvisati dopo l’atterraggio (19%), sgraditi anche dagli adulti tra i 35 e i 54 anni (18%). Tra i giovanissimi emerge un disprezzo nei confronti di chi chiede di scambiare i posti (23%). Infine, quando si parla di fastidi a bordo, i cattivi odori corporei sono universalmente sgraditi, capitanati dalla fascia 55-64 anni e dalle donne (77%). D’altrocanto, i più giovani e gli uomini mostrano una maggiore irritabilità anche verso altri elementi: la generazione Z trova particolarmente fastidiosi i cibi dagli odori intensi (17%) e gli odori provenienti dai bagni a bordo (17%), chedisturbano anche gli uomini (12%), mentre questi ultimi (9%) e la fascia 25-34 anni (10%) sgradiscono anche i profumi forti.

Vicini chiacchieroni? Gli spagnoli tagliano il discorso, i britannici improvvisano strategie di evitamento

Oltre i confini nazionali, emerge un panorama ricco di percezioni culturali diverse quando si parla di galateo ad alta quota. Di fronte a un passeggero in difficoltà nel riporre la propria valigia nella cappelliera, se tutte lenazionalità tendono a valutare le dimensioni del bagaglio prima di intervenire, italiani e tedeschi sono i più disposti ad aiutare (40%), mentre i britannici lasciano che sia l’equipaggio di bordo a occuparsene (14%). Una volta seduti, gli italiani emergono anche come i più collaborativi nel condividere i braccioli: quando capita il posto centrale, il 63% è pronto a condividerli con le persone sedute lateralmente, seguiti dai portoghesi (61%). Negli StatiUniti la decisione spetta a chi arriva per primo (25%), mentre tedeschi e britannici (12%) li rivendicano entrambi. In quanto a socievolezza, nell’eventualità di ritrovarsi seduti di fianco a un passeggero particolarmente loquace, portoghesi e italiani si lasciano maggiormente coinvolgere in una lunga conversazione (47%), mentre il 36% degli spagnoli fornisce risposte concise. Meno diretti i britannici (18%), che ricorrono invece a strategie di fuga, fingendosi addormentati o impegnati a lavorare, pur di evitare la conversazione fin dall’inizio.

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Lifestyle

Levissima compie 90 anni

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Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per il territorio e uno sguardo rivolto al futuro.

C’è un’immagine che molti italiani ricordano ancora: Reinhold Messner in mezzo alle cime innevate, che pronunciava il celebre espressione “Altissima, Purissima, Levissima”. Era la televisione degli anni Novanta, eppure quella voce – e quella vetta bianca sull’etichetta – sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi. Simbolo di leggerezza, di purezza, di un’appartenenza alle Alpi che Levissima ha sempre rivendicato con orgoglio.

Tutto inizia nel 1936, quando il Professor Gasparre Piccagnoni ottenne la concessione per l’imbottigliamento della sorgente di Cepina. Ma l’acqua di quel piccolo paese dell’Alta Valtellina era già conosciuta da tempo: medici, studiosi e ospiti dell’Hotel Cepina ne apprezzavano il gusto leggero e puro fin dai primi del Novecento. Secondo la tradizione, fu il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a trovare il nome giusto: dopo averla assaggiata la definì “ottima, leggera, levissima”.
Da allora, niente è cambiato. L’acqua nasce ancora lì, ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, dove le nevi scivolano lentamente attraverso le rocce cristalline delle Alpi Centrali.

Levissima e il suo legame con la montagna
Molto prima che “outdoor” diventasse una parola di tendenza, Levissima aveva già costruito un immaginario distintivo: ghiacciai, trekking, esplorazione, libertà.

Le campagne storiche del brand sono oggi veri pezzi di cultura visiva italiana. Le illustrazioni colorate degli anni Ottanta e Novanta raccontavano un Paese che guardava alla montagna come simbolo di energia e autenticità: concorsi sull’esplorazione, raccolte punti ispirate ai parchi naturali, collaborazioni con il WWF. E poi i testimonial: da Messner a Kristian Ghedina, volti di un’Italia che amava la montagna sul serio.

Con quel claim, Levissima ha trasformato la purezza dell’acqua in qualcosa di più grande: un simbolo culturale legato alla montagna e a uno stile di vita che milioni di italiani hanno fatto proprio.

Uno stabilimento che guarda al futuro
Lo stabilimento di Cepina è oggi uno dei poli produttivi più rilevanti della Valtellina. Più di 100.000 mq e 225 dipendenti. Numeri importanti, per un’azienda che non ha mai smesso di considerare il territorio il proprio punto di partenza.

Sette linee PET, oltre 40 referenze tra acqua naturale, frizzante e Levissima+.
Lo stabilimento è un presidio industriale radicato nella comunità locale, che da quasi un secolo contribuisce all’economia e alla vita dell’Alta Valtellina.
“Novant’anni sono un traguardo straordinario, ma per noi rappresentano soprattutto una responsabilità”, dichiara Ilenia Ruggeri, Direttore Generale del Gruppo Sanpellegrino. “Levissima nasce in Valtellina e continua ogni giorno a costruire il proprio futuro insieme alla comunità locale, alle persone che lavorano nello stabilimento e ai partner che condividono il nostro impegno verso la montagna. In questi anni abbiamo investito in innovazione, qualità e sostenibilità con l’obiettivo di custodire la purezza della nostra acqua, portarla sulle tavole dei nostri consumatori pura come sgorga alla fonte e contribuire concretamente alla valorizzazione della comunità.”

Impegni concreti per la tutela del territorio montano
La montagna non è solo lo sfondo del brand: è una responsabilità. Da anni Levissima sostiene progetti concreti per la tutela dell’ecosistema alpino, la ricerca scientifica e la valorizzazione del territorio.
Dal 2007 il brand collabora con l’Università degli Studi di Milano per il monitoraggio dei ghiacciai italiani. Il progetto “Levissima Spedizione Ghiacciai” segue l’evoluzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale e del Ghiacciaio dei Forni – veri laboratori naturali per capire cosa sta succedendo al clima delle Alpi. Nel tempo, il brand ha contribuito anche al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani e a iniziative di divulgazione scientifica e sensibilizzazione ambientale.
Sul fronte della rigenerazione forestale, Levissima lavora insieme all’Università degli Studi di Milano, al Consorzio Forestale Alta Valtellina per il ripristino di alcune aree devastate dalla tempesta Vaia, interventi di riforestazione e monitoraggio della fauna alpina.
Completano il quadro le iniziative legate alla valorizzazione del territorio: le esperienze con Gite in Lombardia, il sostegno al recupero del Bivacco Meneghello e a infrastrutture montane che avvicinano le persone all’ambiente alpino.

Innovazione e sostenibilità lungo tutta la filiera
Nello stabilimento, il 100% dell’energia elettrica acquistata proviene da fonti rinnovabili e il 99,9% dei rifiuti viene riciclato o recuperato energeticamente.
Anche la logistica fa la sua parte: circa il 40% del prodotto viaggia via treno, oltre il 37% su mezzi a basse emissioni, tra cui camion a Bio GNL. Nel 2023, Levissima ha introdotto il primo camion 100% elettrico nel settore dell’acqua minerale in Italia.

Novant’anni e uno sguardo avanti
Novant’anni non sono un traguardo, sono una misura. La misura di quanto un’acqua, una montagna e le persone che le abitano possano costruire qualcosa di duraturo.
Nata in Valtellina nel 1936, Levissima guarda al futuro con lo stesso spirito delle origini: custodire ciò che viene dalla montagna e restituirlo – ogni giorno, in ogni bottiglia – a chi sceglie di portarla con sé.

Levissima
Levissima è una delle acque minerali del Gruppo Sanpellegrino, da sempre impegnata nella tutela del territorio da cui ha origine.
Un’acqua minerale unica che nasce nel cuore delle Alpi Centrali, in un’area protetta ai margini occidentali del Parco Naturale dello Stelvio, nel territorio valtellinese dell’antica contea di Bormio. La sua purezza, che sgorga da sorgenti situate alle pendici di montagne con cime fino a 3000m, arriva ai suoi consumatori così come sgorga dalla fonte.
Inoltre, Levissima, anche tramite la piattaforma “Rigeneriamo Insieme” intende contribuire attivamente con iniziative concrete ad un mondo in cui le risorse naturali vengono utilizzate in modo condiviso e responsabile, promuovendo stili di vita sostenibili e progetti per la tutela del territorio montano.

Per ulteriori informazioni, visita www.levissima.it

 

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