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Monte-Carlo Fashion Week- I vincitori della Nona Edizione

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FASHION AWARDS CEREMONY 2021: PREMIATI I VINCITORI DELLA NONA EDIZIONE

La kermesse monegasca giunta alla conclusione della sua nona edizione, si è confermata ancora una volta, piattaforma di riferimento per la moda etica in Europa e nel Mondo.
Una vetrina che ha visto la partecipazione all’interno del calendario digitale, nomi autorevoli del settore fashion internazionale come l’imprenditore Brunello Cucinelli, Sara Sozzani Maino (Head of Vogue Talents e Deputy Director di Vogue Italia nonchè International Brand Ambassador CNMI) e la stilista Stella Jean, alternarsi in approfondimenti sui principali temi legati alla moda, alla sostenibilità, all’inclusività e valorizzazione della diversità.

Ma non solo: ieri, martedì 18 maggio la Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo, ha ospitato il pranzo di Gala nel corso della quale sono stati consegnati i premi creati dalla Chambre Monégasque de la Mode in un evento fisico che si è fatto portavoce di quella ripartenza sempre più necessaria anche e soprattutto per il segmento moda di cui la kermesse monegasca è testimone attiva.
La Monte-Carlo Fashion Week ha voluto così suggellare l’impegno delle personalità che si sono distinte per il loro impegno creativo unito, naturalmente ad un’etica sostenibile e morale, premiandole nel corso della attesissima FASHION AWARDS CEREMONY 2021 presentata dalla bellissima Victoria Silvstedt e da Maurizio Di Maggio conduttore radiofonico di Radio Monte Carlo.

“In questo momento storico in cui l’intero settore moda si è trovato a riflettere sulla necessità di un profondo cambiamento e l’esigenza di un approccio etico a tutto tondo, è stato per noi fondamentale dare un segnale di presenza, di forza, di unione per dimostrare come la moda non sia solo un’industria, ma sia cultura a tutto tondo “ ha commentato Federica Nardoni Spinetta, ideatrice della manifestazione e Presidente e Fondatrice della Chambre Monégasque de la Mode. “La Monte-Carlo Fashion Week, attraverso il racconto dei protagonisti di questo cambiamento di stile in chiave green vuole essere un tassello importante per la ripartenza e per il ripensamento di tutta la filiera”.

E le personalità che si sono distinte in questo approccio nuovo e consapevole hanno avuto il loro momento dedicato che ha avuto inizio con l’assegnazione dell’International Fashion Award 2021 consegnato da Gareth Wittstock alla maison svizzera Akris. La signature caratteristica di Kriemler, caratterizzata da un design innovativo, da tessuti nobili e da un’ars artigianale senza tempo, ha permesso ad Akris di entrare a far parte della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, un privilegio concesso a poche case non francesi.

“I Valori creano valore” è il credo di Marco Bizzarri, Presidente e CEO di Gucci, premiato con il Business Leader Award 2021 da Federica Nardoni Spinetta per il suo impegno nella gestione a tutto tondo di un marchio iconico come Gucci, in cui ha accompagnato il lavoro creativo di Alessandro Michele con lo sviluppo dell’azienda in termini di crescita del business e nella creazione di una cultura aziendale animata da valori di inclusività, rispetto per la diversità e attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale. Una visione contemporanea del business, supportata da risultati sorprendenti, in cui lo spirito originario della maison toscana, che celebra quest’anno il suo centenario, viene esaltato in maniera sempre nuova ed autentica, ispirato da valori di gioia, positività e rispetto per le persone e per il pianeta.

Il premio Positive Change Award 2021 è stato assegnato da Rosanna Trinchese (Artistic Director della Monte-Carlo Fashion Week) a Sara Sozzani Maino, Deputy Director di Vogue Italia e head of Vogue Talents, per il progetto che ricerca e supporta la nuova generazione di creativi in tutto il mondo, come riconoscimento del suo importante contributo alla moda e per l’impegno verso un approccio alla moda più responsabile e consapevole.

Philippe Prudhomme di Bettina ha ricevuto il Made in Monaco 2021, consegnatogli da Mireille Pietri- General Secretary of the Chambre Monégasque de la Mode- per il suo importante contributo dato alla diffusione della moda Made in Monaco. La maison di cui è a capo, fondata nel 1954 dalla star francese Bettina Graziani, ha saputo trasformare la maglieria, cuore della sua produzione, in un prodotto haute couture e senza tempo. Bettina ha anche messo il suo know-how al servizio della produzione di mascherine di alta qualità Made in Monaco.

Menzione d’onore per il pilota di Formula 1 Charles Leclerc premiato con il Most Fashionable Sportsman 2021. La Chambre Monégasque de la Mode ha riconosciuto il titolo di sportivo più elegante al giovane talento della Ferrari, la cui eccezionale carriera nel mondo dei motori è accompagnata da una passione per la moda che fa la differenza nei circuiti automobilistici come nel quotidiano.

Edoardo Iannuzzi e Giò Giacobbe di ACBC Shoes sono stati dichiarati vincitori delContest of the Sustainable Award 2021, consegnato loro da Victoria Silvstedt, perl’impegno profuso nella produzione di scarpe sostenibili, uno dei settori da sempre più impattantisull’ambiente. L’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia si unisce all’uso di materiali riciclati ebiologici per dare vita a calzature performanti e dall’estetica connotante.
Il secondo premio del Sustainable Contest con menzione Speciale va all’italiana Zerobarracento; ilterzo premio ex-equo a Sarayaa dal Senegal e Anita Lara dal Guatemala.

Sono stati Domenico Dolce e Stefano Gabbana i vincitori dello Special Award 2021, in virtù del savoir faire sartoriale che identifica lo stile di Dolce&Gabbana. Un riconoscimento che premia il percorso creativo eccezionale dei due designer, ricco di riconoscimenti e di successo, che li ha portati a essere ambasciatori del Made in Italy nel mondo celebrando con le loro creazioni quel patrimonio artigianale autenticamente italiano e unico nel suo genere.

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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Genny, Too Chic to S-pook: il dark glamour dell’autunno-inverno 2026/27

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C’è un modo molto sofisticato di essere dark. Non ha bisogno di Halloween, di eccessi gotici o di atmosfere dichiaratamente cupe: basta un abito nero, una silhouette costruita alla perfezione e quel tocco di mistero che trasforma la seduzione in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo.

È questa la direzione di Genny per l’Autunno-Inverno 2026/27, racchiusa già nel titolo della collezione, “Too Chic to Spook”. Un gioco di parole che racconta perfettamente l’attitudine della maison: prendere l’immaginario dark e renderlo glamour, sofisticato, femminile.

Il nero domina la collezione e diventa una materia da scolpire. Abiti aderenti, corpetti, gonne a sirena, volumi drappeggiati e dettagli costruiti sul corpo disegnano una femminilità intensa, mai urlata. La sensualità passa attraverso la silhouette: spalle importanti, vita segnata, scolli profondi e lunghezze che sfiorano il pavimento.

Ma il nero di Genny non è mai semplicemente nero. Cambia consistenza, riflette la luce, si arricchisce di trasparenze, piume, ricami e lavorazioni tridimensionali. È velluto, pizzo, tessuto tecnico, superficie lucida e materia quasi scultorea.

Accanto agli abiti più spettacolari compaiono capi dalla vocazione più quotidiana, ma sempre con una precisa impronta couture: giacche strutturate, top preziosi, pantaloni morbidi e silhouette minimali vengono attraversati da dettagli teatrali che impediscono al look di diventare prevedibile.

E poi ci sono gli accessori, fondamentali per completare questo universo: décolleté dal gusto rétro, pochette compatte, stampe animalier e gioielli che seguono il corpo come una seconda pelle. Anche qui il lusso non ha bisogno di esagerare. Un dettaglio basta.
La palette si apre occasionalmente a tonalità profonde e sofisticate, con incursioni di verde e superfici preziose, ma è il nero a rimanere il vero protagonista. Un nero sensuale, aristocratico, contemporaneo.

“Too Chic to Spook” gioca dunque con l’estetica gotica senza lasciarsene ingabbiare. Genny prende l’idea della donna misteriosa, della femme fatale, della notte e la porta in una dimensione più elegante e sofisticata.

Perché essere dark, questa stagione, non significa necessariamente fare paura.

Significa farsi ricordare.

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