Connect with us

Mood Face

The Bowie Years: il boxset con 7 cd ci racconta l’incredibile storia di Iggy Pop a Berlino

Published

on

È lunedì sera, siamo lungo le strade di Berlino, e David Bowie sfreccia su una Mercedes Ponton Coupé. Accanto a lui c’è Iggy Pop, l’ex leader degli Stooges: siamo a metà degli anni Settanta ed entrambi sono in fuga da Los Angeles, dalla dipendenza da cocaina di Bowie e dal ricovero psichiatrico di Iggy. I due sono alla ricerca di qualcosa da fare, girano in tondo, arrivano sul Kurfürstendamm, un grande viale di Berlino, dove incontrano uno spacciatore che doveva averli fregati. Che fare? Con il radiatore della loro Mercedes vanno a sbattere sul retro dell’auto del pusher. Poi tornano indietro, e lo fanno di nuovo. E vanno avanti così per 5-10 minuti. Da questa esperienza nascerà Alway Crashing In The Same Car, che finirà su Low, il primo album “berlinese” di Bowie. Quella sera, i due finiranno a girare in tondo nel parcheggio sotterraneo del loro hotel, con l’idea di andarsi a schiantare contro un muro. Per fortuna la benzina finirà in tempo. È un episodio che racconta bene che cos’erano, all’inizio, gli anni di Bowie a Berlino. Che sono famosi per la sua “Trilogia Berlinese”, ma hanno dato vita anche a due grandi dischi di Iggy Pop. Il cofanetto di 7 CD The Bowie Years esplora gli album dell’era berlinese di Iggy Pop: ci sono le versioni rimasterizzate di The Idiot e Lust For Life e del live TV Eye, con registrazioni del tour del 1977 a Cleveland, Chicago e Kansas City, con ospite David Bowie alle tastiere. Ci sono inoltre altri tre dischi di registrazioni live del marzo 1977 che vengono pubblicate ufficialmente per la prima volta: al Rainbow Theatre di Londra, all’Agora di Cleveland e al Mantra Studio di Chicago. E poi una serie di rari outtake, mix alternativi ed un libro di 40 pagine. Dal 29 maggio Lust For Life e The Idiot sono stati pubblicati anche separatamente in edizione doppio CD Deluxe con un CD live bonus.

 DAVID E IGGY NEL CASTELLO.
Alla fine dello Station To Station Tour, Bowie e Iggy si trasferirono allo Château d’Hérouville, un antico castello in Francia diventato uno studio di registrazione, dove Bowie aveva registrato il suo disco Pin Ups nel 1973. Bowie, innamorato del posto, decise che il primo album di Iggy dopo tre anni sarebbe stato registrato lì. Laurent Thibault, ex bassista del gruppo prog rock dei Magma, e proprietario dello studio, sarebbe stato l’ingegnere del suono e avrebbe suonato il basso. Alla batteria ci sarebbe stato Michel Santangeli. Bowie e Iggy arrivarono nel castello alla fine di giugno del 1976. Bowie entrava in studio con delle tracce di canzoni, degli arrangiamenti molto scarni. Si sedeva al piano elettrico e dava delle indicazioni piuttosto vaghe a Santangeli. Una volta che la parte ritmica lo aveva soddisfatto, passava a un altro pezzo. Fu un lavoro piuttosto veloce, giusto un paio di giorni. The Idiot, quello che sarebbe diventato il nuovo disco di Iggy Pop, nacque così. E questo sarebbe stato il metodo di lavoro di tutti gli altri dischi del periodo berlinese (che iniziò proprio qui, in Francia) di David Bowie, Low, “Heroes” e Lodger, vennero registrati con questo metodo. Una volta registrata la sessione ritmica, Bowie suonò la chitarra (anche se poi chiamò Phil Palmer per risuonare alcune parti). The Idiot è uno dei dischi dove è più presente il Bowie musicista: oltre alla chitarra suonò i sintetizzatori, il piano elettrico, il sassofono e realizzò anche i cori. Poi fu la volta di Thibault al basso, le cui parti furono registrate, ancora una volta, con poche indicazioni da parte di Bowie. Il sound che avrebbe avuto The Idiot era quasi pronto. Arrivarono poi due fidati collaboratori di Bowie, George Murray e Dennis Davis, per registrare la sezione ritmica di Sister Midnight, che avevano già suonato con Bowie nello Station To Station Tour, e che per questo suona diversa rispetto alle altre del disco: più funky e rilassata, è stata definita “una Golden Years più scura e inquieta”. L’altro brano a cui suonarono i due è Mass Production, che chiude l’album.

CHINA GIRL.
In tutto questo, Iggy Pop stava ancora partecipando poco a quello che, a tutti gli effetti, sarebbe stato il suo nuovo album, anche se tutta la musica era di Bowie. Iggy girava per lo studio, si sedeva in regia ad ascoltare e prendere appunti per i testi. Ma spesso li improvvisava al momento, davanti al microfono. È una modalità che affascinava Bowie, tanto che avrebbe lavorato così in uno dei dischi seguenti, il famoso “Heroes”. Spesso i testi nascevano su suggerimento di Bowie: Dum Dum Boys, ad esempio, era il racconto delle giornate di Iggy con gli Stooges. Ma il testo più famoso nacque proprio in quel castello, che era anche un rifugio per le celebrità. E dove Iggy incontrò la ragazza dell’attore Francese Jacques Higelin, Kuelan Nguyen, vietnamita, con cui scattò un’immediata intesa e nacque una relazione. La loro storia finì presto, ma diede a Iggy l’idea per una canzone d’amore romantica e apocalittica. È così che prese vita China Girl. Finita l’esperienza al castello, Bowie e Iggy si spostarono al Musicland di Monaco, lo studio di proprietà di Giorgio Moroder, dove vennero registrate le voci e dove vennero messi a punto alcuni brani. Per Mass Production, ad esempio, Thibault creò un nastro gigantesco, grazie al quale mandava in loop ondate di suono, in modo da ricreare l’effetto della sirena di una fabbrica: un’anticipazione di quella che, anni dopo, sarebbe diventata la musica industrial.

AVVOLTO DA UNA NEBBIA E UNO STORDIMENTO ALCOLICO.
The Idiot, che uscirà nel marzo del 1977, è da molti considerato una sorta di prototipo per Low, il primo disco della nuova vita di Bowie. In un certo senso lo stesso Bowie lo ammise, dicendo di aver usato Iggy “come cavia per il suono che volevo ottenere”. È comunque un grande disco, spesso sottovalutato, che segna un momento di passaggio per entrambi gli artisti. Se Low sarà il disco con cui Bowie riemergerà dalle sue dipendenze, The Idiot è ancora “avvolto da una nebbia e uno stordimento alcolico e di droghe, ma proprio per questo è più ostico e sicuro di sé” come scrive Thomas Jerome Seabrook nel libro Bowie – La Trilogia Berlinese. Per Iggy è il primo disco in quattro anni, ed è un nuovo inizio a tutti gli effetti, lontanissimo dal suono grezzo e furibondo, dalla “raw power” degli Stooges. The Idiot è gelido, controllato, notturno, è un suono fatto di bassi rimbombanti, batteria motorik e di sintetizzatori. È, in tutta la carriera di Iggy, il disco più distante dai suoni a cui viene associato. E in cui Iggy, su richiesta di Bowie, rinuncia alle sue urla, e canta su un registro baritonale, quasi da crooner. The Idiot sarebbe uscito qualche mese dopo il prossimo disco di Bowie, Low. Con una mossa astuta, Bowie scelse di far uscire prima la sua opera, in modo che non si pensasse che, in qualche modo, fosse lui a seguire la scia di Iggy.

PARLANDO CON DRACULA E LA SUA CIURMA.
Se Sister Midnight, la canzone che apre il disco, è ancora debitrice del suono precedente di Bowie, ed è nata durante il tour di Station To Station, con il suo stile kraut funk, ma con un nuovo testo di Iggy che le fa assumere un nuovo significato edipico, Nightclubbing è il primo brano nella storia di Bowie, e anche in quella di Iggy, in cui viene usata la batteria elettronica, probabile influenza del lavoro negli studi di Moroder. Il testo è autobiografico, e sarà un’influenza importante nelle future composizioni di Bowie, che si sposteranno verso uno stile di racconto più crudo e diretto. Funtime è forse il pezzo del disco più vicino al suono degli Stooges, ma è carico di effetti spaziali e ricorda alcuni suoni che ritroveremo su Fashion, la canzone di Bowie che uscirà su Scary Monsters. Anche questo è un brano autobiografico: cantato in prima persona plurale, come Nightclubbing, è evidentemente il racconto di due persone: e rievoca gli ultimi, inquietanti, giorni di Bowie e Iggy a Los Angeles (“parlando con Dracula e la sua ciurma”). E poi c’è China Girl. È il brano più famoso del disco: la conosciamo tutti per la rilettura pop che ne fece Bowie negli anni Ottanta (per far guadagnare all’amico qualche diritto d’autore) con quelle chitarre funky finto-orientali create da Nile Rodgers, i cori dolciastri e quel famoso “shhh”. Senza tutto questo, la canzone che appare su The Idiot, con quella “chitarra raddoppiata ed esuberante, quei sintetizzatori che sbucano fuori dal nulla”, di cui parla Seabrook nel suo libro, riesce a catturare e a ipnotizzare a ogni ascolto. È una canzone disperata e struggente. Iggy canta, declamando (Bowie gli chiese di cantare “come se fosse Mae West”), una storia d’amore e rinuncia, conscio che, la sua ragazza orientale, in fondo, dovesse stargli lontano perché i suoi costumi occidentali avrebbero finito per corromperla. Bowie disse che China Girl è una canzone che parla di “invasione e sfruttamento”.

QUEL RIFF SCRITTO ALL’UKULELE, SUL SUONO DI UN TELEGRAFO.
Dopo un tour di successo di Iggy Pop in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove Bowie rimase in disparte a suonare le tastiere (ma in cui almeno metà del pubblico accorreva per vedere lui), Iggy Pop e David Bowie si misero a lavorare al nuovo disco di Iggy. The Idiot non era andato oltre il 30esimo posto delle classifiche inglesi, ma era esploso il punk, e Iggy, che con gli Stooges suonava quella musica molti anni prima, era diventato per tutti il capostipite del punk, uno dei re del rock’n’roll. Ma era anche vero che, ovunque andasse, il nome di Bowie alleggiava sempre intorno a lui. Lust For Life, il disco che avrebbe seguito The Idiot, sarebbe stato un disco molto diverso. Ai due, nell’appartamento berlinese di Iggy, si unì Ricky Gardiner, un chitarrista che tirò fuori il riff di The Passenger, che diventerà uno dei più famosi degli anni Settanta, e di tutta la storia del rock. Un altro celebre riff, quello tambureggiante di Lust For Life, lo scrisse Bowie all’ukulele, seguendo il ritmo del messaggio su un telegrafo morse ascoltato nel tema del network televisivo dell’esercito.

IGGY SI LIBERA DALLE CATENE.
Lust For Life è stato registrato agli Hansa Studios di Berlino, dove ai tre musicisti si unirono Carlos Alomar, alla chitarra, e Hunt e Tony Sales: la batteria e il basso dei due fratelli sono trascinanti, danno una marcia in più, un tocco inconfondibile al suono di Lust For Life. Che è a tutti gli effetti un disco rock, in cui ogni strumento suona come se fosse stato appena collegato all’amplificatore, diretto e senza effetti. In The Idiot Bowie aveva lavorato a lungo ad atmosfere e sovraincisioni, ma stavolta tutto questo non serviva. Lust For Life è il disco rock che tutti si sarebbero aspettati da Iggy Pop nel 1977, quello più vicino a Funhouse e Raw Power degli Stooges. È il disco che lui voleva fare, quello con cui prendersi quel successo che sentiva di meritare. È Iggy che si libera delle catene. È un disco diretto, registrato in due settimane, lontano dai lavori di Bowie dell’epoca. Iggy non fa più il crooner ma tira fuori il suo “urlo”. Per vari motivi, ma soprattutto per il bisogno di Iggy di camminare con le sue gambe, non ci sarà un terzo disco dei due insieme, anche se era previsto. Iggy e Bowie non lavoreranno più insieme fino a metà degli anni Ottanta. Lust For Life sarebbe uscito il 9 settembre del 1977 per la RCA, in un periodo molto delicato: Elvis Presley, il Re del Rock, era morto da tre settimane e la casa discografica era presa da altri pensieri per dedicarsi alla promozione del disco. Anche la stampa, che aveva acclamato Iggy in occasione di The Idiot, era stata piuttosto tiepida con Lust For Life.

CHI È IL PASSEGGERO?
Ma il responso definitivo sul disco lo avrebbe detto la Storia. Lust For Life è il disco che contiene le canzoni più famose del repertorio di Iggy, quelle che dureranno per sempre. La title-track, nata da quell’intuizione di Bowie all’ukulele, seguendo il messaggio in codice morse di un bollettino dell’esercito americano, sarebbe tornata in auge vent’anni dopo la sua uscita, grazie a Danny Boyle e al suo Trainspotting, e al famoso monologo “choose life” di Ewan McGregor. Quel giro di ukulele, con l’apporto di Hunt Sales e Tony Sales, sarebbe diventato un magnifico pezzo di stomp rock’n’roll, una versione punk e devastata di You Can’t Hurry Love delle Supremes, che ricorda molto per il suo incedere ritmico. Iggy, improvvisando al microfono come nel suo stile dei tempi, canta della sua nuova vita, dell’addio alle vecchie abitudini sue e di Bowie (“basta spaccarsi con liquori e droghe”) e si lancia in riflessioni su striptease e film di tortura. I cori di Bowie e dei fratelli Sales arrivano ad arricchire il ritornello. Ma Lust For Life è anche il disco di The Passenger, una canzone che non uscì come singolo – avrebbe fatto venire giù il mondo – ma solo come lato b di Success: sarebbe entrata nella leggenda con il tempo, grazie alle cover di Siouxsie And The Banshees e di Michael Hutchence, allo spot di una nota casa automobilistica e, da noi, alla sigla di Tempi moderni, storica trasmissione di Daria Bignardi. Ricky Gardiner, autore di uno dei riff di chitarra più famosi della storia del rock, ricorda di averlo composto in un momento di ispirazione “wordsworthiana” (il riferimento è al poeta romantico inglese William Wordsworth, secondo cui la poesia nasce dai ricordi rielaborati in momenti di tranquillità) mente era in giardino, circondato da un muro. Appena sentì il riff, Iggy Pop ne intuì subito il potenziale. E allora cominciò immediatamente a cantare la prima strofa, presa dalla poesia di Jim Morrison, Notes On A Vision, in cui la vita moderna viene descritta nel contesto di un viaggio in macchina. C’è che dice che “il passeggero” sia lo stesso Iggy, intento a percorrere su e giù Berlino in metropolitana, lungo la S-Bahn, altri che sia proprio David Bowie, passeggero intento a scovare nuove influenze musicali ovunque andasse. Il fascino della canzone, oltre all’irresistibile riff di Gardiner e al monologo di Iggy Pop, è in quel coro del ritornello, quel “la la la”, che Seabrook definisce “nihilista e incredibilmente accattivante allo stesso tempo”.

ANDRÀ TUTTO BENE.
Tra i brani di Lust For Life c’è anche Tonight, che arriva dopo 4 brani uptempo, un brano cupo in cui, tra lamenti di chitarra, Iggy racconta la storia di un’amante eroinomane che aveva trovato nel suo letto mentre stava diventando blu. Quando entra in scena la melodia, tra chitarre funky alla Sound And Vision, e quel ritornello “Andrà tutto bene stanotte”, il tutto suona beffardo, una presa in giro, un po’ come le parole del testo di “Heroes” di Bowie. Sette anni più tardi, come accadde con China Girl, diventata una hit pop, Bowie trasformò anche questa canzone in un pezzo reggae dolciastro e plastificato, che diede il titolo al suo album del 1984. Bowie chiamò, secondo la moda del periodo, anche Tina Turner a duettare con lui, togliendo però la parte iniziale del monologo di Iggy, che rendeva così cupa la canzone, e di fatto, togliendole tutto il significato. I “Bowie Years” di Iggy Pop si sarebbero fermati qui, ma solo per il momento. Bowie avrebbe suonato con quasi tutti i componenti della band di Lust For Life: Carlos Alomar sarebbe diventato uno dei chitarristi principali della sua band, Hunt e Tony Sales sarebbero diventati la sezione ritmica dei Tin Machine alla fine degli anni Ottanta. Bowie avrebbe scritto una canzone per il successivo album di Iggy, Soldier, del 1980, Play It Safe. Ma, soprattutto, sarebbe venuto in soccorso dell’amico incidendo le sue versioni pop di China Girl, Neighbourhood Threat e Tonight, e producendo e co-scrivendo il suo album del 1986, Blah Blah Blah. Si è trattato ogni volta di una mano tesa da Bowie verso il suo amico, per salvarlo dal baratro, dargli un po’ d’ossigeno con i diritti d’autore e rimetterlo in pista. E contribuendo così a farlo diventare una leggenda. Una delle ultime grandi leggende viventi del rock’n’roll.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno × quattro =

Mood Face

I’ll be back – Arnold Schwarzenegger

Published

on

Arnold Schwarzenegger è stato un bodybuilder, un attore, un politico e ora è anche un modello fotografico alla portata di tutti

Questa nuova edizione illustra la vita di Arnold Schwarzenegger: dalla povertà al titolo di Mr. Olympia, la carriera cinematografica e quella politica. È arricchita da una selezione di ritratti scattati da Annie Leibovitz, Robert Mapplethorpe, Herb Ritts, Sante D’Orazio e Andy Warhol, foto personali, di bodybuilding, sul set e interviste esclusive.

Questa nuova pubblicazione, inizialmente ideata come Edizione da Collezione autografata, è ora disponibile in edizione illimitata

È stato quattro volte Mr. Universe e sette volte Mr. Olympia. I suoi film hanno incassato più di quattro miliardi di dollari in tutto il mondo. Si è aggiudicato le elezioni per la carica di governatore della California con una vittoria schiacciante. Ha uno dei volti più riconoscibili al mondo, un accento spesso imitato e un fisico a tutt’oggi considerato il più perfetto mai esistito. Arnold è unico e inimitabile e il suo nome è conosciuto a livello internazionale. Da oggi, la “muscolosa” biografia di Arnold è finalmente accessibile a tutti.

Ci sono voluti dieci anni per realizzare l’Edizione da Collezione originale. Un tributo fotografico che mostra oltre settant’anni della vita di Schwarzenegger: dall’infanzia povera del futuro Terminator a Thal in Austria, alla sua ascesa come giovane atleta, dal suo viaggio in America per diventare il bodybuilder più famoso di tutti i tempi, alla brillante carriera cinematografica in film d’azione, fino alla carica di governatore della California e oltre.

Il corpo muscoloso, i lineamenti scolpiti e la personalità carismatica di Arnold lo hanno reso uno dei soggetti preferiti di fotografi del calibro di Annie Leibovitz, Robert Mapplethorpe, Herb Ritts, Sante D’Orazio, Francesco Scavullo e Andy Warhol. In questo volume sono presenti tutti i ritratti fotografici dell’edizione originale accostati a immagini più intime di bodybuilding o scattate dietro le quinte, decine di foto provenienti dall’archivio personale di Arnold. Il tutto è corredato da interviste esclusive ad Arnold e coloro che lo hanno aiutato a raggiungere la fama, tra cui i registi Ivan Reitman e Bob Rafelson e le leggende del bodybuilding Franco Columbu, Dave Draper e Frank Zane.

XL

Arnold
Dian Hanson
Hardcover with fold-out, 528 pagine
€ 125

ISBN 978-3-8365-9958-0 (English)
ISBN 978-3-8365-9986-3 (German)

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Face

Le Storie della Mosca di Marina Neri

Published

on

Marina Neri è un’autrice, regista, attivista e avvocata nata e operante a Reggio Calabria. È nota per il suo impegno sociale a difesa delle donne e dei minori, per la sua carriera forense e per aver fondato l’associazione culturale Rizes dedicata alla promozione del territorio calabrese.
Il Giorno della Mosca… di Marina Neri
FINALMENTE IL 17 GIUGNO ALLE ORE 17:00 ATTERRERÀ !!!!!
“Cosa accadrebbe se una donna si risvegliasse trasformata in una mosca?
Non quella di Kafka, ma una creatura ironica, consapevole, capace di spiare la vita da prospettive proibite e illuminanti.
Le storie della mosca è una raccolta di racconti pungenti e poetici in cui un insetto diventa voce narrante dell’umanità: osserva amori e addii, guerre e tribunali, sogni infranti e piccole rinascite.
Con una scrittura raffinata, accattivante e visionaria, Marina Neri mescola umorismo, introspezione e critica sociale, trasformando la leggerezza del volo in un atto di ribellione contro la mediocrità e la rassegnazione.
Un viaggio tragicomico dentro la condizione umana, dove anche una mosca può insegnarci a guardare la realtà con occhi nuovi.
Dietro ogni finestra, in ogni stanza o tribunale, tra le pieghe della vita e della morte, ronzano storie che solo una mosca può vedere davvero.
Marina Neri ci invita a seguire il suo insetto consapevole in trentacinque racconti intensi, ironici, erotici, attuali e profondi, capaci di farci sorridere e riflettere su ciò che siamo diventati.
Un libro che scava con delicatezza nelle contraddizioni del nostro tempo e ce le restituisce con la forza della poesia e la leggerezza del volo.
Un’opera originale, delicata come una piuma, che sa scuotere con una carezza, e far sorridere come un soffio quando sfiora le tattili zone erogene.
Per chi cerca: un libro che fa pensare, ma anche ridere — un ronzio che resta nella mente, come un pensiero che non si può scacciare.”
Brinderemo insieme alla Moschicella presso il meraviglioso terrazzo de l’A GOURMET L’ACCADEMIA dello chef Filippo Cogliandro

Filippo Cogliandro
Ci sono persone che scrivono libri.
E poi ci sono persone che sanno trasformare la vita in parole.
Mercoledì 17 giugno alle ore 17:00 avrò il piacere di ospitare presso L’A Gourmet L’Accademia la presentazione di “Le Storie della Mosca” di Marina Neri, una donna capace di osservare il mondo con l’attenzione che si riserva alle cose più vere.
La Mosca di Marina non è un eroe, non è un leone che ruggisce.
È una presenza discreta che vola tra le persone, ascolta, osserva e racconta. Racconta chi spesso resta ai margini, chi non fa rumore ma custodisce storie straordinarie nella semplicità del quotidiano.
Un viaggio tra sorrisi, emozioni, ironia, fragilità e umanità, dove ogni pagina diventa uno specchio nel quale riconoscersi.
Sarà un pomeriggio dedicato alla cultura, alla condivisione e al piacere di stare insieme, brindando al nuovo volo della Mosca e alla sensibilità di una scrittrice che sa dare voce a ciò che troppo spesso rimane in silenzio.

Vi aspettiamo.
Presentazione del libro “Le Storie della Mosca”
Marina Neri
17 giugno 2025 – ore 17:00
L’A Gourmet Accademia – Via Largo Colombo, 6
Reggio Calabria

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Mood Face

MARIO D’AGATA – Il Centenario della nascita di un campione che ha fatto la storia. 5 giugno 2026 Palazzetto PalaLilly – Sesto Fiorentino

Published

on

Un uomo che ha saputo trasformare il silenzio in forza, diventando il primo campione del mondo sordomuto, dimostrando al mondo intero che nessun limite può spegnere la fame di vittoria.
Mario D’Agata, dopo Primo Carnera, fu il secondo italiano a conquistare un titolo mondiale, infatti quest’anno 2026  sono 70 anni che D’Agata ha portato in alto il nome dell’Italia con coraggio, determinazione e cuore.
In questa serata speciale, dedicata ai 100 anni dalla nascita del campione aretino, non si celebrerà solo la sua leggenda sul ring, ma anche il profondo legame umano che lo univa a Giorgio Luminati: un’amicizia autentica, fatta di passione, sacrificio e amore per la boxe.
Sarà proprio la palestra Luminati a ospitare e organizzare questo evento carico di emozione, dove il passato incontra il presente e dove,
per la prima volta, un ragazzo disabile combattera’ contro un pugile dilettante normodotato effettuando un “match di esibizione” di due riprese di due minuti: il siciliano Giuseppe Mondello, della palestra fiorentina Dinamika Special Boxe, allenato dal tecnico Simone Vannuzzi, avrà  all’angolo del ring  il tecnico Leonardo Naldini e il campione di paraboxe Matteo Fabbri.
Ci sarà anche l’incontro di paraboxe per il Titolo Italiano fra Lorenzo Spadafora contro Lazar Iulian Cristian.
Inoltre ci saranno incontri fra i migliori pugili toscani della Scuola Luminati e altre scuole di Boxe della Regione Toscana pronti a salire sul ring per onorare una storia che continua a vivere, colpo dopo colpo, in palio una cintura per i vincitori….per non dimenticare mai….

Questo evento, fortemente sostenuto, vedrà, insieme alla Boxe Luminati, tutto il CRT, FPI, CONI, la Famiglia D’Agata, Istituzioni del territorio, Luca Tassi  responsabile nazionale di paraboxe.

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending