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Oscar 2020: numeri, curiosità, pronostici

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Mancano pochi giorni alla notte più attesa dell’anno. Pochi giorni e sarà steso il tappeto rosso davanti al leggendario Kodak Theatre di Hollywood, tempio del riconoscimento cinematografico più ambito del globo. La 92a edizione degli Academy Awards sta quindi per aprire il sipario, e come ogni anno ci si avvicina a questa serata di premiazione tra polemiche e previsioni dell’ultimo minuto. Un avvicinamento veloce, più veloce del solito, dato che la cerimonia, a differenza della tradizione, questa volta è stata anticipata al 9 febbraio, data insolita per un evento che ha sempre caratterizzato gli ultimi giorni del mese.

Nel 2019, gli Oscar sono rimasti senza padrone di casa per la prima volta dopo tre decenni, dopo che il comico Kevin Hart si dimise quando i tweet omofobici che aveva postato quasi un decennio prima sono riapparvero sul web diventando motivo di accese polemiche e attacchi diretti. Per cui nessun Billy Cristal, nessuna Whoopi Goldberg, nessun ironico monologo introduttivo, e una cerimonia che apparve veramente debole e incolore. Per tutti, ma non per l’Academy che anche per questa edizione ha deciso di seguire la stessa linea, optando per una serie di presentatori che distribuiscono i riconoscimenti e per altre performance e sorprese a impreziosire lo show. Tra loro ci saranno Timothée Chalamet, l’attrice di Star Wars Kelly Marie Tran, e poi Kristen Wiig, la star di Atlanta Zazie Beetz, il comico Will Ferrell, Gal “Wonderwoman” Gadot e la star di Late Night Mindy Kaling. A completare la lista, Julia Louis-Dreyfus, Anthony Ramos e Mark Ruffalo.

Insieme a loro, troveremo anche la popstar Billie Eilish, la quale ha confermato che dopo aver fatto la storia trionfando ai Grammy, porterà sul palco il fratello e frequente collaboratore Finneas per una special performance di cui ancora non si conoscono i dettagli. Giusto, dunque, aspettarsi un grande momento musicale con la diciottenne star californiana. Così com’è giusto attendersi grande spettacolo per le consuete esibizioni delle canzoni candidate. Vedremo (e sentiremo), infatti, la star di Harriet Cynthia Erivo (candidata anche come miglior attrice), Elton John, l’attrice vocale di Frozen Idina Menzel, Chrissy Metz e Randy Newman, che eseguiranno tutti i brani nominati per la Miglior Canzone Originale.

Questi sono i momenti dello show che sono stati confermati. Ma aspettiamoci qualche sorpresa, anzi speriamo ce ne siano, soprattutto perché, diversamente dal solito, quest’anno di sorprese, tra i premiati, non dovrebbe essercene neanche una. Secondo i bookmakers, che impazzano in queste ore con quote e pronostici, i giochi sembrano infatti già chiusi da un pezzo.

Dopo le assegnazioni dei DGA, PGA e BAFTA, la strada che porta verso la statuetta più ambita appare segnata. Lo spiraglio per una vittoria inaspettata, come avvenuto lo scorso anno per Green Book o nel 2017 per Moonlight, è bene tenerlo sempre aperto, ma ormai il percorso sembra in discesa per 1917, l’affresco in piano sequenza sulla Prima Guerra Mondiale firmato da Sam Mendes. E’ lui il superfavorito per il prossimo 9 febbraio, sia nella categoria miglior Film sia in quella della miglior regia, riportando l’Oscar nelle mani del regista inglese dopo venti anni esatti dal trionfo con American Beauty. La scheggia impazzita Parasite rimane l’incognita che potrebbe sparigliare le carte in tavola, ma nonostante i tanti premi vinti sinora, risulta molto difficile che l’Academy possa optare per un film straniero dopo aver perso l’occasione di farlo lo scorso anno con l’accreditatissimo Roma di Alfonso Cuaròn. L’unica ipotesi plausibile è che 1917 e il film coreano si dividano i due premi maggiori, con Bong Joon-ho miglior regista (e Parasite ovviamente miglior film internazionale) e la pellicola inglese miglior film dell’anno, ma i bookmakers non sembrano crederci troppo. Inutile pensare ad un terzo “incomodo”: le quotazioni di Joker (il film con più nomination in assoluto), The Irishman di Scorsese e C’era una volta a… Hollywood sono ormai in netto ribasso.

Anche per quanto riguarda gli attori, tutto sembra già scritto: Joaquin “Joker” Phoenix vincerà finalmente il suo primo Oscar, battendo DiCaprio e Banderas; Renée Zellweger avrà la meglio su Scarlett Johansson per la sua bellissima interpretazione di Judy Garland; Laura Dern è in pole tra le non protagoniste per il ruolo in Marriage Story (anche in questa categoria, quasi nulle le possibilità della Joahnsson); ed infine tra i non protagonisti, dove si gioca una vera sfida tra titani, il destinatario della statuetta dovrebbe essere Brad Pitt, battendo la concorrenza di Joe Pesci, Anthony Hopkins, Al Pacino e Tom Hanks. Non sarebbe il primo Oscar per Pitt, dato che ha già vinto come produttore per 12 anni schiavo, ma sarebbe la sua prima volta come interprete… ed era anche ora.

Venendo agli altri premi, appare agguerrita la sfida tra i film d’animazione, con i due prodotti Netflix Klaus e Dov’è il mio corpo? che lotteranno sino all’ultimo voto con Toy Story 4; Greta Gerwig potrebbe aggiudicarsi la statuetta come miglior sceneggiatura non originale per Piccole donne (anche se sarà difficile battere Jojo Rabbit), placando così le polemiche #metoo dopo la sua esclusione dalla cinquina dei registi; e suo marito Noah Baumbach (Marriage Story) se la vedrà con Bong Joon-ho e Quentin Tarantino per la sceneggiatura originale. Curiosità, infine, per la 52a nomination ottenuta da John Williams per le musiche di Star Wars. Riuscirà il decano delle colonne sonore ad aggiudicarsi la sua sesta statuetta?

Per sciogliere questi (pochi) dubbi, non resta che aspettare la cerimonia di domenica notte. Preparatevi tanto caffè per rimanere svegli, godervi lo spettacolo e fare il tifo per i vostri film preferiti.

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

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BEACH BUM – Una vita in fumo

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“BEACH BUM – Una vita in fumo”, l’originale e sovversiva commedia diretta dal regista Harmony Korine (Spring Brakers), è disponibile dal 13 marzo in esclusiva sulla piattaforma digitale CHILI, distribuita da Cloud 9 Film.

Il film è interpretato dal Premio Oscar Matthew McConaughey (Dallas Buyer’s Club), Isla Fisher (Animali notturni), Zac Efron (Ted Bundy Fascino criminale), Snoop Dogg (Training day), Stefania LaVie Owen (Amabili resti), Jimmy Buffett e Martin Lawrence (Bad Boys).

SINOSSI

Il poeta Moondog vive come un naufrago urbano a Key West.  Alcol, sesso, droga sono le sue uniche priorità assieme alla lettura di vecchie poesie. Da Miami arriva però una telefonata con cui la ricca moglie Minnie lo richiama all’ovile per presenziare al matrimonio della figlia Heather. Moondog torna quindi alla civiltà, pur senza cambiare abitudini. Stavolta però l’enorme ricchezza che finanzia la sua vita da spiantato viene messa davvero in pericolo da eventi imprevisti e Moondog si trova costretto ad affrontare il nemico più insormontabile: un centro di riabilitazione e l’obbligo di dover pubblicare una nuova opera.

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The Last of Us, The Witcher e Resident Evil: quando cinema e tv si ispirano al gaming

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Come un fulmine a ciel sereno, e che fulmine per i giocatori di tutto il mondo, HBO ha annunciato di essere al lavoro su una serie tv su The Last of Us, uno dei videogiochi più importanti dell’ultimo decennio che con la sua narrativa straordinaria è riuscito a conquistare il cuore di molti appassionati. Ad aggiungere altra carne al fuoco la notizia che sarà Craig Mazin a occuparsi della sceneggiatura, dopo il grande successo ottenuto con Chernobyl, altra serie HBO.

Che tv e cinema si ispirino al mondo del gaming non è però una novità. Anzi, il trend prosegue ormai da parecchi anni e non accenna ad arrestarsi. E allora, in un periodo in cui il tempo libero per stare comodamente davanti alla tv non manca di certo, ne abbiamo approfittato per fare una lista dei più famosi prodotti televisivi e cinematografici ispirati a questo mondo.

Resident Evil (saga di film)

Con ben 6 capitoli, usciti tra il 2002 e il 2016, Resident Evil è probabilmente la saga cinematografica più famosa tra quelle ispirate al mondo del gaming. Forse però solo alcuni sanno che tutto ebbe inizio nel lontano 1996, quando la casa di sviluppo videoludica Capcom diede vita al primo videogioco della serie. 6 anni dopo, sulla scia del successo dei primi quattro episodi, Resident Evil diventò anche un film, raggiungendo il successo planetario. Merito, soprattutto, di un’azione incessante unita ad atmosfere tipicamente horror in grado di alzare magistralmente il livello di adrenalina. Una saga ormai diventata un pezzo di storia di questo genere e che vale assolutamente la pena recuperare.

The Witcher (serie TV)

Sebbene l’opera originale sia di natura letteraria, è innegabile che la realizzazione della serie tv che narra le avventure di Geralt di Rivia sia avvenuta sulla scia del successo planetario raggiunto dalla trasposizione videoludica dell’opera di Sapkowski. The Witcher vede protagonista Geralt, mutante il cui lavoro è combattere i mostri che infestano “il Continente”. Al di là delle tante battaglie e della bellezza di questo mondo fantastico, la serie tv centra in pieno la natura dell’opera originale, in cui il bianco e il nero sono soltanto i colori indossati dalla maga Yennefer. Tutto il resto, soprattutto i personaggi, è una costante sfumatura di grigio e abbandona il classico canovaccio narrativo “del bene e del male”.

21 (film)

Il gaming è un mondo vasto di cui non fanno parte solo i videogiochi. Da questo punto di vista 21 si guadagna un posto speciale tra i migliori film ispirati al gaming con una storia solo all’apparenza finalizzata ad attrarre gli appassionati del genere. Ben Campbell (Jim Sturgess) è un brillante ma timido studente che ha bisogno di pagare le tasse universitarie. Troverà la soluzione in un gruppo di studenti tra i più dotati della scuola che ogni fine settimana si dirige a Las Vegas guidato dal professor Micky Rosa (Kevin Spacey), che ha ideato un sistema infallibile per battere il casinò. Sarà solo l’inizio di un’avventura ricca di sorprese e colpi di scena.

Prince of Persia – Le sabbie del tempo (film)

Trasposizione cinematografica del famoso videogame che ha visto la luce nel 2003 e che ha rivoluzionato l’industria del gaming, Prince of Persia spicca soprattutto per la convincente prova di Jake Gyllenhaal ma è un must assoluto per chi non avesse avuto la fortuna di provare il videogioco omonimo. Ad attenderlo un deserto sconfinato, un mondo accattivante e una storia d’amore tra le più classicheggianti.

Castelvania (serie tv)

Netflix, si sa, è ormai garanzia di qualità. Serie come La Casa di Carta ne sono la prova e in questo senso non sorprende che anche Castelvania, ispirata al famoso videogioco del 1986, abbia conquistato non solo gli amanti del genere action-horror ma anche i fan di Dracula.

Castlevania è pieno di personaggi eccentrici, azione straordinaria ma anche di umorismo ed emozioni. È uno show che spicca per la profondità della trama e dei personaggi e che presenta uno dei villain meglio scritti in circolazione, capace di provocare un’altissima dose di empatia. Le sue azioni sono sì cattive, talvolta crudeli, ma spesso comprensibili.

Il mondo del gaming è ormai parte integrante del cinema e della tv e rappresenta una grande opportunità non solo per i più esperti ma anche per chi si affaccia a questo mondo per la prima volta. Allacciate le cinture e preparatevi a un viaggio virtuale in realtà ed epoche sbalorditive!

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Gli anni più belli, Gabriele Muccino e il bilancio di una generazione

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Una storia d’amore e d’amicizia quella che Gabriele Muccino racconta ne Gli anni più belli. Quarant’anni di speranze, sogni, rimpianti e delusioni che scorrono sullo schermo seguendo le vicende di quattro amici dagli anni Ottanta ad oggi. Il regista romano, allontanandosi dal dramma familiare in chiave melò del suo ultimo fortunatissimo A casa tutti bene, torna dietro la macchina da presa per fare un bilancio della sua generazione. Un bilancio sotto forma di epico romanzo popolare che vive di umanità e di sentimenti, che si sviluppa cadenzato dalle più importanti tappe della storia recente e che riesce tanto a guardare al passato quanto ad interrogarsi sul futuro.

Protagonisti sono Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Riccardo, anche chiamato Sopravvissuto (Claudio Santamaria). Il film segue la loro crescita dall’adolescenza liceale fino all’età adulta e oltre, quando superati i cinquant’anni non possono far altro che cercare di trovare un senso per la vita dei propri figli.

Alla base del film di Muccino c’è C’eravamo tanto amati, il capolavoro di Ettore Scola del 1974, film caro al regista, del quale ha acquistato i diritti. Ma non si tratta di un remake o di un reboot. Gli anni più belli è soltanto un grande omaggio a quella pellicola e a quel modo di fare cinema. Un cinema di cui – che piaccia o meno – Muccino rappresenta uno dei pochi eredi. Per spirito, vitalità, sguardo. Uno sguardo sincero, che ha il coraggio di non soffocare la semplice e naturale voglia di raccontare dietro una costruita autorialità, il coraggio di piegarsi alla narrazione e ai sentimenti, di concedersi al pubblico senza la paura di essere considerato “popolare”. E’ chiaro, si tratta di uno sguardo contemporaneo, più sentimentale che intellettuale, in quanto onestamente figlio dei nostri tempi, ma è comunque uno sguardo che indaga con acume la realtà sociale del nostro Paese.

E, dunque, anche se l’Italia sembra che faccia soltanto da sfondo al racconto, con gli eventi degli ultimi decenni (la caduta del Muro, Mani Pulite, la “scesa in campo” di Berlusconi, l’ascesa dei 5stelle) semplicemente a contestualizzare temporalmente le vicende dei quattro protagonisti, in verità è proprio in quest’ultimi che l’Italia stessa si riflette. Giulio, Paolo, Claudio e Gemma rappresentano le diverse anime della società italiana degli ultimi quarant’anni, contraddittoria, confusa e confusionaria, stanca di fare battaglie, lontana dall’ideologia, un po’ vigliacca e rinunciataria, all’apparenza superficiale ma in fondo passionale e capace in ogni momento di tirar fuori il desiderio di riscatto.

Gli anni più belli è dunque il ritratto di una generazione rabbiosa e indecisa, appesa nel vuoto politico e culturale dell’Italia. Una generazione che con difficoltà riesce a tracciare la strada per il futuro e a comprendere il solco lasciato nel passato. Muccino, per questo film, sicuramente ha attinto dal suo vissuto, e questa riflessione generazionale appare anche come una riflessione su se stesso – e non è un caso, infatti, che per quest’operazione abbia scelto di omaggiare un capolavoro del nostro cinema che lui ama molto. Il regista romano ci ripropone così, tutte insieme, tante tematiche e tante dinamiche a lui care: ci immerge nei sogni e nelle aspirazioni giovanili (qui da “tempo delle mele”), si tuffa senza freni nell’amore, indaga nuovamente lo scontro-genitori figli e lo sfaldamento del nucleo familiare, ci parla di amicizia, di tradimenti, di finti idealismi e di tradimenti. Ma non ritroviamo l’ “isteria” tipica del suo cinema, i sentimenti urlati, la “violenta” verbosità dei personaggi, la sua regia frenetica e vorticosa. Già con A casa tutti bene avevamo trovato un regista più riflessivo e delicato, ma Gli anni più belli ci restituisce un Muccino ancora diverso, intriso di malinconia, desideroso di dolcezza, pieno di speranza. Sentimenti, quest’ultimi, che dominano il racconto, e che gli interpreti, Rossi Stuart, Favino, Santamaria e Micaela Ramazzotti, veicolano perfettamente nel delineare sullo schermo l’evoluzione dei loro personaggi.

E’ anche grazie a loro se il film possiede una potentissima forza evocativa. Tutti perfettamente in parte, infondono ogni incontro, ogni sguardo, ogni abbraccio, ogni litigata di vera umanità, di passione sincera. Una passione, la stessa del loro regista, che avvolge completamente lo spettatore e che lo rende, ci rende tutti, i veri protagonisti del film.

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

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