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Spider-Man: far from home. L’amichevole Spider-Man di quartiere diventa leader?

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È molto stano vedere l’Uomo Ragno volteggiare, invece che tra i grattacieli di New York, tra i canali di Venezia. Ed è ancora più strano non vederlo quasi mai nella sua classica tuta da supereroe rossa e blu, ma, in borghese, con i panni da studente di Peter Parker. O con una tuta completamente nera. Lo avrete capito, Spider-Man: Far From Home, che segue di due anni Spider-Man: Homecoming, in uscita nelle nostre sale il 10 luglio, il secondo film del nuovo corso, quello con Tom Holland come protagonista e Jon Watts alla regia, è un film molto particolare. Ecco perché.

Spider-Man: Far From Home è il film che, svolgendosi immediatamente dopo i fatti di Avengers: Endgame, chiude la terza fase del Marvel Cinematic Universe e, di fatto, è anche un ponte verso la fase 4 di cui sappiamo ancora pochissimo, ma dove niente sarà come prima. A proposito, l’avvertenza è di vedere Spider-Man: Out Of Home dopo aver visto Avengers: Endgame, appena tornato nelle sale, se vi appassionano le vicende degli Avengers. Se invece volete solo seguire la storia dell’Uomo Ragno, non c’è problema. L’inizio di Spider-Man: Far From Home si ricollega proprio al finale dell’ultimo film degli Avengers. Da un lato si parte con un commiato ai caduti nelle vicende che hanno portato alla definitiva sconfitta di Thanos. Dall’altra si spiega il paradosso del ritorno, cinque anni dopo, delle persone eliminate con lo schiocco di dita da Thanos in Avengers: Infinity War. Lo chiamano il blip, e il paradosso è dato dal fatto che il ritorno di queste persone avviene cinque anni dopo: così, a scuola, alcuni ragazzi, tra cui Peter Parker, trovano i loro coetanei cresciuti di cinque anni. Spider-Man: Far From Home, dopo aver spiegato la cosa, coglie l’occasione per scherzarci su, e inserire il “problema” in uno dei filoni del film, che è quello sentimentale: Peter Parker è innamorato di MJ (Zendaya), ma a corteggiarla c’è anche un altro ragazzo che, a causa di tutto questo, ha cinque anni più di Peter…

Da un aspetto come questo potete capire che, pur lasciando un momento di commozione all’inizio, pur spiegando i paradossi temporali nati dalle vicende degli Avengers, Spider-Man: Far From Home è soprattutto il sequel di Spider-Man: Homecoming. E, come tale, continua a raccontarci le storie di Peter Parker con quel mood tutto particolare, che è lontano dai film più cupi e seriosi dal Marvel Cinematic Universe ma anche dalla comicità più spinta e irriverente di film come Thor: Ragnarok o dei Guardiani della galassia. Il nuovo Spider-Man è la storia di un supereroe che ha i toni di un teen-movie, ma di quelli della miglior qualità: il nume tutelare, qui come nel film precedente, è John Hughes, autore di film come Breakfast Club, Sixteen Candles e Bella in rosa, un regista che Kevin Feige, in fase di brief per Spider-Man: Homecoming, aveva indicato come modello da seguire. Rispetto al film di due anni fa, senza la scuola e il ballo di fine anno, i riferimenti sono meno evidenti, ma l’atmosfera rimane quella: qui vediamo Peter, MJ e i compagni di scuola in gita in Europa (Venezia, poi Praga e Londra), seguiti da Nick Fury (Samuel L. Jackson) e altri agenti dello SHIELD. C’è un pericolo per l’umanità, gli Elementali, degli esseri che riescono a manipolare i quattro elementi, e Spider-Man dovrà affrontarlo insieme a un eroe che dice di essere arrivato da un mondo parallelo, e che viene chiamato Misteryo (Jake Gyllenhaal, una vera sorpresa).

Servirebbe un supereroe, un Iron Man. E invece il nostro Peter Parker si sente solo “un amichevole Spider-Man di quartiere”, un eroe ancora da piccole dimensioni e da piccoli incarichi. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ci insegna da sempre la Marvel e, al di là della confezione teen, il nuovo Spider-Man riflette anche su questo. Come il film che l’ha preceduto, anche questo ci parla di imperfezione, di inesperienza, impreparazione, ma anche ingenuità. Un ragazzo che scambia gli AC/DC per il Led Zeppelin (quando, nel film, parte Back In Black e si chiude un cerchio iniziato più di dieci anni fa con il primo Iron Man) è un ragazzo ancora molto giovane, e avrà ancora molto da imparare. Nel gestire i suoi poteri, ma anche le sue doti di leadership, e nell’imparare a fidarsi delle persone giuste.

Spider-Man: Far From Home è anche un film di inganni e fiducie mal riposte, di montature mediatiche e fake news in grado di ribaltare la realtà. Ci arriviamo per gradi, e lo capiamo a metà film (ma completamente, attenzione, solo dopo le scene post credits), mentre ci rendiamo conto che il nuovo Spider-Man non è affatto il film a cui credevamo di stare assistendo, ma qualcosa di molto più profondo e attuale. Quando sentiamo la frase “la gente ha bisogno di credere e, di questi tempi, crede in qualsiasi cosa”, capiamo che Spider-Man si muove nel mondo di oggi, mediatico e politico, dove distinguere il vero dal falso è sempre più difficile, e sempre più persone approfittano di tutto questo. Spider-Man: Far From Home è un film costruito abilmente, sorprende più volte con twist inaspettati e nasconde un’anima molto meno leggera di quello che la confezione teen farebbe presupporre. Il finale ci lascia sorpresi, ci dà molti spunti per pensare al mondo di oggi. E, soprattutto, ci fa avere ancora più voglia di assistere alla prossima avventura dell’Uomo Ragno e agli sviluppi dell’Universo Marvel.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

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E poi c’è Katerhine – al cinema dal 12 settembre

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Dopo circa trenta anni di onorata carriera, una pionieristica e leggendaria conduttrice di talk-show teme di poter perdere a breve il suo ambito posto alla guida di un noto programma in onda a tarda notte se non accetta di intraprendere una rivoluzionaria trasformazione. Questo è ciò vedrete in E poi c’è Katherine, primo lungometraggio sceneggiato da Mindy Kaling, produttrice e scrittrice nominata agli Emmy.

La leggendaria conduttrice di talk-show Katherine Newberry (interpretata dal Premio Oscar® Emma Thompson) è stata una vera pioniera nel circuito dei talk show di tarda notte. Unica donna ad avere un suo programma di lunga durata, tiene al guinzaglio e sotto stretto controllo il suo personale manipolo di scrittori e sceneggiatori formato da soli uomini. Quando gli ascolti crollano e il suo indice di gradimento cala vertiginosamente a causa dell’accusa di essere una “donna che odia le donne”, Katherine mette in atto una serie di azioni atte a ristabilire la parità di genere tra i suoi collaboratori e d’impulso prende la decisione di assumere Molly Patel (Mindy Kaling), esperta dell’efficienza per un’industria chimica proveniente dalla periferia della Pensilvania, come prima e unica donna all’interno del suo staff di scrittori.

Voci sempre più insistenti insinuano che Katherine verrà presto rimpiazzata da una conduttrice più bella, giovane e cool, così Katherine incarica il suo staff di scrittori di renderla di nuovo alla moda e divertente. Molly, fan di lunga data, è determinata a provare che non è stata assunta solo in qualità di quota rosa, ma che è la persona giusta per dare una svolta alla carriera della sua conduttrice preferita. Ribaltare tutti gli elementi su cui Katherine ha costruito la sua longeva carriera e rendere il programma più attuale, autentico e personale potrebbe essere un trampolino di lancio per la carriera di Molly, oppure un grande azzardo che potrebbe riportarla definitivamente nell’industria chimica da dove proviene.

Al cinema dal 12 Settembre 2019.

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Cerimony Red Carpet | Venezia 76

Venezia 76 | Day 11: Scopri tutti i look indossati dalle celebrity durante la 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Tenth day Venezia 76: Red Carpet

Venezia 76 | Day 10: Scopri tutti i look indossati dalle celebrity durante la 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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