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Collezioni Donna

Dior Collezione Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2019

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Ogni nuova collezione è un’alchimia che nasce dal confronto delle immagini, dei corpi, delle silhouette e del linguaggio. Per Maria Grazia Chiuri, questo meccanismo di creazione non è più una frattura con il passato, bensì una riscoperta che vuole celebrare la ricchezza di quei codici che sono il manifesto inconfondibile della Maison.

Per questa collezione di prêt-à-porter, l’interesse della Direttrice Artistica di Dior per le Teddy Girl, controparte femminile dei Teddy Boy, una delle prime sottoculture inglesi, diventa il motore per rivisitare gli anni Cinquanta, gli anni dell’immediato dopoguerra segnati dalla silhouette inconfondibile del New Look di Monsieur Dior, e inesplorati fino a questo momento da Maria Grazia Chiuri. Le Teddy Girl sono sfacciate, regine di un paesaggio pieno di macerie: indossano giacche maschili, quelle edoardiane dal colletto in velluto, gonne ampie, jeans, blouson in pelle nera, abbinate ad acconciature che non passano inosservate.
Questi riferimenti contribuiscono a mettere a fuoco un’inedita relazione con gli anni Cinquanta, ai quali Maria Grazia Chiuri associa la figura della principessa Margaret, la giovane ribelle che, nel 1951, sceglie di vestirsi Dior, invece di rivolgersi ad uno stilista britannico, per il ritratto ufficiale dei suoi 21 anni, firmato da Cecil Beaton.

Affascinato dalla sintesi fra classicismo e sovversione, fra eleganza e ribellione, tutti tratti propri alla cultura inglese, Christian Dior vi aveva trovato numerose fonti d’ispirazione, come illustra la mostra Christian Dior: Designer of Dreams, allestita presso il Victoria & Albert Museum di Londra. Maria Grazia Chiuri si riappropria uno ad uno dei codici Dior e, a sua volta, si ispira a questo vocabolario per creare e reinventare le creazioni di domani.

Il tailleur Bar viene così rivisitato, esaltandone la sua impronta maschile rintracciabile nel taglio, nei tessuti utilizzati e nel colletto di velluto. Questo dialoga con una sequenza di gonne arricciate, rese duttili dalla materialità dei tessuti tecnici, con cui vengono realizzati anche una serie di abiti che ricordano la forma degli abiti firmata Christian Dior. Una concettualizzazione e stilizzazione degli anni Cinquanta che porta con sé la forza dello “sportswear” unita alla celebrazione dello stile e dell’eleganza emblematica di Dior.
Primo di una serie di temi dai forti riferimenti storici, Maria Grazia Chiuri riprende il blouson in pelle nera di Yves Saint Laurent per Dior, omaggio alle culture underground degli anni Cinquanta e Sessanta e, in particolare, ai “giubbotti neri” francesi.

L’iconica silhouette del vestito Miss Dior invece, creata da Christian Dior per la collezione Haute Couture Primavera-Estate 1949, esprime, grazie alla modernità dei materiali e delle tecniche impiegate, quel mix di forza e grazia tanto caro a Chiuri. Questa fonte d’ispirazione ha portato alla creazione di una serie di abiti da sera, composti in realtà da un body completato da una ampia gonna a volte ricamata con paillettes trasparenti, oppure esaltata da fiori tridimensionali. Le scarpe, invece, sono affusolate décolleté con un piccolo tacco. La nuova interpretazione della Toile de Jouy, costellata di palme, rimanda invece alle creazioni dell’artista Mario Schifano, e viene declinata in una serie di camicie, combinandosi con i motivi a scacchi damier e vichy, dove si affiancano rosso e nero o bianco e nero.
Le “sottoculture”, proprio per il “senso dello stile” che vogliono rivendicare, vogliono quindi dimostrare che l’azione di scegliere i propri vestiti possiede una fortissima dimensione politica.

Delle T-shirt stampate possono avere come obiettivo la celebrazione del concetto di Sisterhood, la sorellanza, evocato nella raccolta di saggi curata da Robin Morgan, poetessa femminista americana, da Sisterhood is powerful (1970), fino a Sisterhood is global (1984) e Sisterhood is forever (2003).
La scenografia della sfilata caratterizzata dalla presenza delle lettere dell’alfabeto, dove ogni lettera è rappresentata da un corpo femminile, è un’idea concepita da Tomaso Binga, un’artista italiana che sceglie in realtà uno pseudonimo maschile per ridicolizzare i privilegi riservati gli uomini. Tutto ciò diventa quindi la maniera per riconnettere i capi della collezione a un’idea di femminilità, che trascende il genere e il corpo, e a quel progetto identitario tanto caro a Maria Grazia Chiuri, che ha lo scopo di reinterpretare la storia della Maison Dior.

Credits: @Dior.com

 

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Collezioni Donna

Philipp Plein pre-fall 2019 Women’s & Men’s Collection

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Women’s
Progettata per delle “Plein Muses” contemporanee, la collezione PREFALL 2019/20 è un raffinato, iper-lussuoso guardaroba per il giorno e per la sera, che mescola sapientemente un daywear dal gusto rock-n-roll con abiti da sera dal design ricercato.
La collezione è unisce riferimenti all’universo biker e punk degli ultimi anni ’80 con le caratteristiche e le silhouette iconiche di PHILIPP PLEIN.

Rosso, nero, argento e un tocco di bianco sono i colori principali della collezione PHILIPP PLEIN Pre-fall 2019. Ci sono stampe di rose fiammeggianti su sete di diversi pesi, per abiti o completi da indossare durante il giorno o per una divertente night-out; I total look denim sono impreziositi da pietre, applicazioni di cristalli Swarosvki TM e pelliccia; infine si trovano i capispalla e completi in pieds-de-poule, sinonimo di un powerdressing quotidiano e al contempo iperfemminile.
Borchie, fibbie e silhouette sottili sono leitmotif della collezione: giacche biker in pelle o con texture scintillanti sono abbinate a dei bikers skinny o a leggings impreziositi da fibbie; maglie strappate e denim sono mescolati con pelli metallizzate e cristalli abbaglianti.
Gli accessori sono audaci come i vestiti. Décolleté e stivali con l’iconico tacchi a spillo skull-heel, trasparenze in PVC e stampe sono tra gli IT items della stagione. Le borse infine, si colorano dei temi della collezione, in diverse forme e dimensioni.

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Men’s
La collezione uomo Pre-Fall è un guardaroba day-to-night che mescola sapientemente riferimenti allo streetwear e alla tradizione sartoriale italiana.
L’ispirazione anni 80 si fonde con i codici di stile di PHILIPP PLEIN, per un guardaroba iper-moderno per un contemporaneo PLEIN WARRIOR.
L’iconica biker jacket in pelle si abbina a joggers o a denim abbinati a cristalli e stampe, mentre gli outfit color block si abbinano alle sneaker e a stivali.
Rosso, nero, bianco e un tocco di giallo sono i colori principali della stagione. I dettagli fondamentali sono le stampe di fiamme su giacche di pelle invecchiata; borchie, cristalli e accessori audaci sono i motivi ricorrenti.

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Chanel 2019/20 Cruise Collection

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This season CHANEL invites its guests on an imaginary journey. The Nave of the Grand Palais has been transformed into a Parisian train station in the Beaux-Arts style, complete with its platforms and its own elegant café-restaurant Le Riviera. Instigator of this beautiful escapade, Virginie Viard writes a travel story untouched by time, as the whistle blows to signal the departure for joyful, sunnier climes. The CHANEL allure and vocabulary take on the theme of a silhouette in motion, both strong and bursting with subtle delicateness.

Alongside the iconic black, ecru and white, a brilliant palette of pink, green, blue, fuchsia, mauve and sky clashes with deep bistre and mocha browns, navy and cobalt blues. Pastel hues blend with one another, as foliage printed on a blue or fuchsia background is seemingly caught in mid-air, like a landscape blurred by the speed of a train. Pink and blue sequins fall into line, accumulating like the holes punched into tickets. Embroideries of flowers, sequined or cut from silk, tulle and rhodoid, compose a garden at the heart of which the camellia majestically blossoms.

Comfort and functionality, a rightful simplicity and obvious elegance to come and go in, to travel in, to live in and to be oneself without hindrance. CHANEL’s style rule guides each design in the new Cruise collection. Jackets and wide trousers with double buttons in gabardine or in waxed cotton draw inspiration from workmen’s uniforms. Their variations as hooded trench coats or amply cut coats gathered at the waist are sometimes feminised with a chain belt and a cotton blouse with a large flounced jabot. A modernity accentuated by pointed pumps, two-tone booties with small conic heels and ballerinas in tweed.

Emblematic of a line that liberates gestures as much as the allure, the CHANEL tweed jacket imposes its timeless modernity: with two, four or six pockets, with or without a collar, the shoulders soft and rounded, or, on the contrary, square and responsive, trimmed with braid, short or long, single or double breasted with draped panels, belted with a chain interlaced with leather, it focuses on the waist or offers a straighter line. The incarnation of the House’s savoir-faire, down to the smallest detail, here the jacket hides a silk interior that prolongs the pattern of woven tweed in a perfect continuity, rendering its lining edge to edge flush, it comes veiled in chiffon at the collar and cuffs, or appliqued with buttons that grow as the pockets broaden. Occasionally an embroidered handkerchief escapes. The emblematic chain is found at the bottom of the lining as the ultimate touch of CHANEL’s eternal refinement… Beneath the jackets, chiffon vests are embroidered with flowers, bandeau tops in poplin are fastened with a bow over the chest, bustiers shimmer with sequins and sparkling flowers. Alternating with jersey leggings, the mini-skirts, trapeze skirts and lengthened knickerbockers are made in tweed, for a new vision of the iconic suit. Coupled with trousers in leather or hessian, tweed also features on tops embellished with sequins or enhanced with a wide ruffled organdie collar.

The dresses are drawn out in the sophisticated simplicity of a brushstroke. Their pure lines liberate the body without becoming detached from it, evoking imperceptible volumes. An exquisite femininity highlighted by bias cuts, an asymmetric shoulder, wraparound panels, ethereal flounces or plunging necklines. Braids and bows in satin, white camellias worn as brooches, ladder lace like train tracks, ornate finishes reminiscent of bygone linens and removable Bertha collars in organdie all reinforce the charm.

There’s a joyful frivolity with the ruffled skirts in check printed chiffon, the strappy dresses in fuchsia or blue chiffons with plant motifs. Gathered and ironed by hand, their diaphanous panels seem ready to lift on a breeze when descending from the train. An innocent grace radiates from the asymmetric dresses in linen and organdie, veiled with a removable Bertha collar also in organdie. The same softness diffuses over the long dresses in black broderie anglaise.

For evening, white and black aprons become sheath dresses with removable shirt collars, hemmed with the CHANEL chain or embroidered with flowers. Open over a bandeau with a big bow, the rigour of a man’s shirt with a pleated plastron is eased by the fabric choice of transparent organdie. Worn with a wide-cut hessian trousers, a masculine shirt in poplin is transformed into a backless top, ruffled with a smocked high waist. The expected bow tie is replaced with a knotted satin ribbon finished with a camellia. A sheath dress in black linen is embroidered with sequins that capture the colours of the night and the Moon reflected in the windows of a train, while another is swathed in bouquets of pink sequinned flowers. Continuing this journey, Virginie Viard imagines a long dress in white lace embellished with gold thread, and a second in midnight blue lace with a low neckline revealing a big black satin bow. The Artistic Director tenderly deconstructs the mechanisms of station clocks: their dials are multiplied to infinity in the navy blue guipure lace of a long dress while their deconstructed hands and indices are embroidered onto the neckline of another dress in white lace.

Inseparable from the elegance of CHANEL, jewellery is added to silhouettes for both day and night: hoop and pendant earrings in metal are set with strass, bracelets have coloured cabochons, and cuff bracelets are beaded, set with chains and leather, or come in resin and stones. Travel flasks in metal are mischievously slipped into quilted leather cases with a chain strap. As for the 11.12 bags, they adopt a patent quilted leather and tweed embroidered with flowers or are equipped with a handle. The CHANEL 19 bag comes in quilted jersey and the CHANEL 31 bag is back in faded denim. For travelling, the overnight bags in denim or leather, a maxi duffle bag with pockets and a “3-part” backpack, as well as the hip packs in tricolour leather and the multifunctional clutches all ensure transportation in complete liberty. An extremely refined cushion clutch in white cotton is embroidered with clocks while the railroader’s lamp becomes a minaudière in rhinestoned resin.

With this collection, Virginie Viard continues the story of CHANEL and travel by delivering her own fresh, delicate vision. Following in the tradition of Gabrielle Chanel and Karl Lagerfeld, she shapes a look where sophistication is built on the purity and exactitude of detail.

Copertina: Cruise_collection_Finale_pictures_by_Olivier_Saillant

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COSTARELLOS Bridal Collection 2020

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Questa collezione è davvero sorprendente! Christos Costarellos, nativo di Atene, unisce la semplicità del Mediterraneo con la costruzione, l’attenzione ai dettagli e la qualità dei tessuti di una casa parigina. Utilizzando spesso i lacci multipli per creare un’unica silhouette, questo designer non è mai alla ricerca di una facile via d’uscita quando si tratta di progettare per il suo amato bohemien raffinato. Immagina di scoprire nuovi dettagli in ogni posa, da applicazioni tagliate a mano, flute ad un orlo leggermente sfrangiato, o un morbido arricciamento sulla gonna.

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