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Oscar 2019: pronostici, curiosità, esclusi e sorprese della notte più attesa dell’anno

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Le nomination sono state annunciate, il toto-statuetta è partito, l’Academy è in fase di votazione. Insomma, non ci resta che attendere il 25 febbraio per conoscere i nomi dei vincitori. Siamo nel classico periodo pre-Oscar in cui stampa, cinefili, appassionati e bookmakers fanno le loro previsioni e animano il dibattito sulla notte più attesa dell’anno.

L’annuncio delle candidature, come sempre, ha già indicato una griglia di partenza e tagliato fuori alcuni titoli che sembravano destinati a contendersi i premi maggiori. Con Beautiful Boy di Felix van Groeningen e First Man di Damien Chazelle fuori dai giochi – del primo mancano soprattutto le candidature ai protagonisti Steve Carell e Timothée Chalamet, il secondo invece si è “limitato” a quattro candidature tecniche – i film che hanno ottenuto il maggior numero di nomination, come da pronostici, sono Roma di Alfonso Cuaròn e La favorita di Yorgos Lanthimos. Sono ben dieci le categorie a cui le due pellicole parteciperanno, e dietro di loro si attestano l’acclamato esordio alla regia di Bradley Cooper A star is born e il politico Vice di Adam McKay con otto nomination, Black Panther con sette (primo cinecomic della storia ad ottenere la nomination come miglior film), Blackkklansman con sei, ed infine Bohemian Rhapsody e Green Book, con cinque. Sono solo i numeri però a porre in ultima fila il biopic sui Queen e la commedia di Peter Farrely. I due film, infatti, pur con un numero esiguo di nomination, arrivano entrambi alla “grande notte” forti della vittoria ai Golden Globes (rispettivamente come film drammatico e come commedia) e, in più, il primo con un successo stratosferico al box office mondiale (dato che l’Academy non sottovaluta), il secondo con una tematica ancora (purtroppo) quanto mai attuale, come quella delle discriminazioni razziali (altro dato che conta non poco per gli Oscar).

Sono questi gli otto titoli candidati come Best Picture. Una short list che, come ogni anno, apre a molte riflessioni ma anche a diverse polemiche. In primis, infatti, le discussioni mediatiche (soprattutto “social”) successive all’annuncio delle nomination hanno messo in luce l’assenza di film diretti da donne. Se nella scorsa edizione a soddisfare il trend #metoo ci aveva pensato la meritata presenza di Greta Gerwig tra i candidati come miglior regista per il bellissimo Lady Bird (nominato anche come miglior film), quest’anno le donne di Hollywood, orfane di un rappresentante nelle maggiori categorie, hanno già iniziato a far sentire la propria voce, accusando l’Academy di aver snobbato Marielle Heller e il suo Copia originale (Can You Ever Forgive Me?) che, pur avendo portando alla nomination i suoi attori (Melissa McCarthy e Richard E. Grant), non compaiono nelle liste dei migliori registi e dei migliori film dell’anno.

Ma, come sappiamo, gli Oscar sono da sempre influenzati dalle dinamiche politico-sociali del loro paese e rispecchiano costantemente le tendenze ideologiche di Hollywood, e così, probabilmente, sul #metoo quest’anno ha prevalso la linea anti-Trump. Osservando infatti la cinquina per la miglior regia e gli otto candidati a miglior film, è evidente come la battaglia del cinema americano contro le politiche del tycoon Presidente la faccia da padrone. A parte A Star Is Born, unico vero titolo prettamente hollywoodiano, e Bohemian Rhapsody, film biografico che piace tanto agli Oscar, nella categoria maggiore troviamo un film tipicamente di stampo “dem” (Vice, su Dick Cheney e gli anni di presidenza di George W. Bush), tre che in maniera diversa portano in campo la questione razziale (Green Book sul viaggio di un ricco nero e del suo autista bianco e sulla loro amicizia, Blackkklansman sul Ku Klux Klan e Black Panther, primo cinecomic su un supereroe di colore), uno diretto da un regista greco (La favorita), l’ultimo, Roma, addirittura di produzione messicana. Tra i registi, invece, due soli americani (Adam McKay e Spike Lee, per la prima volta candidato in questa categoria – assurdo) e ben tre stranieri (Cuaròn, Lanthimos e il polacco Pawel Pawlikowski per il film Cold War).

A conferma della forza della “linea anti-Trump” agli Oscar 2019, sono anche i pronostici dei bookmakers, che pongono come contenders principali Green Book e Roma, cambiando completamente le previsioni di qualche mese fa, che davano come assoluto mattatore della serata del 25 febbraio il film musicale con Bradley Cooper e Lady Gaga. L’eventuale vittoria del film di Cuaròn rappresenterebbe un segnale potentissimo da parte di Hollywood, che andrebbe a rafforzare ancora di più la posizione del mondo del cinema contro la politica dei muri del Presidente: Roma, infatti, sarebbe il primo film in lingua straniera della storia a portarsi a casa l’Oscar come miglior pellicola in assoluto. In più, nel caso vincesse sia come Best Picture che come Best Picture in a Foreign Language, sarebbe un segnale ancora più forte, dato che sarebbe proprio un film messicano a riuscire nell’impresa di una doppietta mai riuscita a nessuno. Un vero record, che andrebbe ad aggiungersi a quello già raggiunto da Cuaròn. Il cineasta messicano ha infatti ottenuto il risultato, già guadagnato in passato da Orson Welles, Warren Beatty, i fratelli Coen e il compositore Alan Menken, di ben quattro nomination personali in una sola edizione (in questo caso produttore, regista, sceneggiatore e direttore della fotografia). In più, Cuaròn ritirerebbe anche l’eventuale Oscar come miglior film straniero, quindi in caso di en plein del suo Roma, si porterebbe a casa ben cinque statuette (e non è stato candidato per il montaggio…).

Venendo alle altre curiosità di questa novantunesima edizione degli Academy Awards, rimaniamo in tema Roma. Innanzitutto, si tratta del primo titolo targato Netflix ad essere candidato come miglior film. Un dato importante che segna, dopo il Leone d’Oro vinto a Venezia, l’inizio di una nuova era per l’industria cinematografica. In secondo luogo, va sottolineata la presenza della sua protagonista nella cinquina delle migliori attrici. Yalitza Aparicio è infatti la prima attrice indigena messicana ad essere candidata in questa categoria. Sembra però che si dovrà accontentare della nomination, dato che in pole position troviamo Glenn Close, che dopo aver sfiorato la statuetta per ben sei volte nella sua carriera, dovrebbe riuscire ad aggiudicarsela al settimo tentativo, per la sua splendida interpretazione in The Wife (poche le speranze per Lady Gaga, qualcuna in più per Olivia Colman de La favorita).

Sesta nomination, anche lei senza aver ancora mai vinto un Oscar, invece, per Amy Adams, candidata come non protagonista per Vice. Per lei la lotta sarà molto dura, dato che dovrà vedersela con le due “sfidanti” (sul grande schermo, prima che agli Oscar) de La favorita, Rachel Weisz e Emma Stone, la bravissima Marina de Tavira di Roma e soprattutto Regina King, notevole in Se la strada potesse parlare e data in pole position.

Tra gli attori protagonisti è una sfida agguerritissima tra Rami Malek (Bohemian Rhapsody), dato per favorito alla sua prima nomination, Bradley Cooper, Christian Bale (Vice), Willem Dafoe (Van Gogh) e Viggo Mortensen (Green Book). Tra i non protagonisti, i bookmakers puntano tutto su Mahershala Ali (Green Book), che riceverebbe la sua seconda statuetta dopo quella vinta per Moonlight due anni fa, ma il Sam Elliott di A Star Is Born (74 anni, grande caratterista americano alla sua prima nomination) potrebbe fare il colpaccio.

Aspettiamoci qualche sorpresa, quindi, il prossimo 25 febbraio. Sarà una notte avvincente e ricca di emozioni. La gara è ancora aperta e lo show, anche senza un vero conduttore (Kevin Hart ha definitivamente abdicato), sarà come sempre sfavillante. Oscar is coming…

di Antonio Valerio Spera per DailyMood.it

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After: Twilight, ma senza i vampiri…

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Nella vita di un adolescente c’è sempre un prima, e un dopo. After, il film tratto dal libro di Anna Todd, nuovo fenomeno young adult e probabile primo capitolo di una nuova saga cinematografica (i libri sono cinque), inizia così, e racconta proprio questo. Ciò che accade prima, e soprattutto After, dopo, aver conosciuto il grande amore. Perché a diciotto anni nessuno può sapere cosa accadrà, chi incontrerà, di chi si innamorerà nel resto della sua vita. A quell’età il primo amore è totalizzante, è tutto, è la vita. Ed è quello che prova Tessa (Josephine Langford), ragazza acqua e sapone, tutta casa, studi e un fidanzato che sembra più suo fratello, quando, al college, incontra Hardin (Hero Fiennes Tiffin), ragazzo tanto affascinante quanto scostante e oscuro, che diventerà il suo grande amore, la sua croce e la sua delizia.

È un successo annunciato, After. È così quando un film prende vita da una saga letteraria di culto, in cui i libri hanno già milioni di fan in tutto il mondo: un pubblico già pronto che non può fare altro che andare al cinema per vedere quelle immagini che aveva già immaginato a lungo leggendo le pagine. E un altro pubblico che, incuriosito, si può aggiungere alla fan base. È quello che è successo, ad esempio, con la saga di Twilight. Non citiamo a caso questo nome, perché After è il nuovo Twilight: senza i vampiri, ma tutto il resto c’è. La storia di Edward e Bella, infatti, non faceva altro che travestire da horror una storia archetipica, quella della fascinazione che ogni ragazza al primo innamoramento ha per chi appare più esperto, tenebroso, anche pericoloso. È una storia che è sempre la stessa, ma funziona ogni volta, perché è impossibile non ritrovarcisi. E, in After, il gioco è anche più scoperto: perché se Twilight usava la metafora del vampiro per evocare la distanza tra i mondi di appartenenza dei due innamorati, il proibito, la paura di chi attrae ma è molto diverso, in questo film non serve arrivare a tanto. Tessa e Hardin sono due personaggi reali, concreti, ovviamente enfatizzati nei loro caratteri, ma vivono nel nostro mondo: la brava ragazza, e il maudit, il selvaggio, il bel tenebroso. Raccontare tutto questo apertamente, senza sovrastrutture finto horror, ci piace molto di più.

Un altro modo di leggere After è considerarlo un Cinquanta sfumature di grigio in chiave teen. Perché la dinamica che si instaura tra Tessa e Hardin è la stessa che c’è tra Anastasia e Grey: una donna innamorata di un uomo difficile, duro, pieno di problemi, attraente e respingente, violento ma in fondo pronto a farsi cambiare dall’amore. I libri di Anna Todd, nati per caso, con una serie di post scritti un po’ per gioco sulla piattaforma on line Wattpad e diventati un caso editoriale a livello mondiale, si avvicinano alle cinquanta sfumature anche perché sono piuttosto espliciti, spinti, piccanti. Nel film non troverete niente di tutto questo: nessun nudo, anzi, un continuo tentativo di essere corretti, puliti, come nella scena della prima volta di Tessa e Hardin, dove si indugia chiaramente sull’uso del preservativo, una scelta che raramente, al cinema, si vede in certe scene. After, in questo senso, è un film per tutti, non certo per famiglie e bambini, ma per teenager sicuramente.

Anche l’idea di trasgressione che vediamo nel film è molto elementare, quasi didascalica: basta una t-shirt dei Ramones, o dei Pink Floyd, un tatuaggio, due ragazze che si baciano. Tutto è molto semplice, e servito in una confezione ultra patinata che, però, a tratti, riesce a trasmettere una sensazione di sensualità, attrazione, fascinazione, a condividere qualcosa che abbiamo provato tutti. After, come Twilight e altre saghe che l’hanno preceduta, ha qualcosa di archetipico, universale, che fa identificare il lettore, e ora lo spettatore. E poi ha una buona idea, quella di pervadere tutto il film con la cultura, con la grande letteratura del passato. Emily Bronte e Cime tempestose, Jane Austen e Orgoglio e pregiudizio, sono i numi tutelari di questa storia, i classici che i protagonisti leggono al college, quelli con cui si identificano e a cui si appoggiano per decifrare la propria vita. Anna Todd in questo modo riesce a dare un corpo un po’ più solido a una storia tutto sommato semplice, e anche a dirci che, in fondo, queste storie sono sempre state raccontate, e le abbiamo sempre amate. E che, molti anni fa, c’è stato già chi ha detto (da Cime tempestose) “lui è più me di me stessa”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Io sono Rosa Parks, il cortometraggio che invita a riflettere sul fenomeno del razzismo

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Il cortometraggio del regista Alessandro Garilli, prodotto da Angelika Vision con il sostegno di Mibact e bando MigrArti, in collaborazione con Risine Africans, Italiani senza Cittadinanza e Centro Mondinsieme, sarà protagonista degli eventi organizzati in Italia durante la Settimana d’Azione contro il razzismo 2019 promossa dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone.
Quattordici anni fa moriva una delle principali donne simbolo della lotta alle discriminazioni razziali, Rosa Louise Parks, grazie alla quale il mondo scoprì che ancora nella prima metà del 1900 sugli autobus della capitale dell’Alabama i posti a sedere erano divisi per settori in base al colore della pelle. I primi posti erano destinati ai bianchi, quelli in fondo agli afroamericani, in mezzo una parte poteva essere utilizzata da entrambi a patto che i secondi avrebbero dovuto cedere ai primi il posto nel caso in cui non ve ne fossero disponibili. Eclatante fu la presa di posizione di Rosa che si rifiutò di cedere il proprio posto ad un bianco al punto di dare origine a quello che la storia ricorda come “il boicottaggio degli autobus a Montgomery”. Della Parks però non sono mai morti gli ideali che oggi rivivono grazie al cortometraggio che porta il suo nome e che verrà proiettato in diverse città d’Italia.

IL CORTOMETRAGGIO Io Sono Rosa Parks è ambientato al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a Roma ed è strutturato come se fosse una grande istallazione fotografica, impreziosita da scatti di importanti fotoreporter americani.

LA TRAMA si sviluppa all’interno del museo ed è narrata da 12 protagonisti che hanno origini famigliari diverse (ghanese, ecuadoriana, nigeriana, albanese…) e arrivano da differenti città italiane e appartengono tutti a #ItalianiSenzaCittadinanza, il movimento che si batte per l’accesso alla nazionalità italiana e pari diritti per un milione di figli di stranieri nati o comunque cresciuti in Italia. Io sono Rosa Parks, raccontando il legame tra il profondo sud degli Stati Uniti (degli anniCinquanta e Sessanta) e l’odierno Medio Oriente, compie una riflessione sulla segregazione; mostra come essa sia stata in grado di attraversare il tempo e lo spazio e come ancor oggi riesca a dividere non solo i bianchi dai neri, ma soprattutto i diritti dai “civili” e i diritti dagli umani.

OBIETTIVO del cortometraggio è un invito alla riflessione per capire se esiste questa odiosa “linea di separazione” anche vicino a noi e chi possa essere oggi in Italia Rosa Parks.

Gruppo 100% italiano, Soft Strategy Group è specializzata nel settore del management consulting e dei servizi legati alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi, per la fornitura di servizi professionali alle imprese di medie e grandi dimensioni nei mercati di Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Pubblica Amministrazione. Il gruppo conta ad oggi oltre 300 dipendenti e 7 sedi in Italia (Roma, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Matera e Rende).All’avanguardia sul mercato delle competenze, rafforzati con programmi di Education ad hoc nei contesti tecnologici dell’Automation, Security, Big Data, IoT, Blockchain, Soft Strategy Groupdal 2017 si ramifica anche in un’attività di produzioni nazionali e service internazionali che prende il nome di Angelika Vision. La società di produzione cinematografica, viene costituita nel novembre del 2009 da Claudio Zamarion e Antonio Marchese, unendo la grande esperienza di Claudio Zamarion nel cinema e la capacità pragmatica e organizzativa di Antonio Marchese. La società di produzione cinematografica si occupa anche di formazione cinematografica all’interno di scuole secondarie e laboratori didattici, operando principalmente nel Lazio e in Abruzzo. Al momento sta lavorando a “Plurals”, un progetto vincitore del bando contro la violenza di genere indetto dal Ministero delle Pari Opportunità che prevede la realizzazione di una mini serie web che ha come tema, appunto, l’importante e necessario contrasto contro la violenza.

Milano – laFeltrinelli Piazza Duomo – ore 18.30
con l’attivista del movimento Italiani Senza Cittadinanza e attrice del cortometraggio Hilda Ramirez, il regista del film Per Un Figlio Suranga Katugampala, e attivist* dell’associazione Cambio Passo

Roma – laFeltrinelli Colonna – ore 18
con attiviste e attivisti del movimento Italiani Senza Cittadinanza e protagonisti del cortometraggio Benedicta Djumpah, Paula Baudet Vivanco, Dulcineida D. Gomes, Sonny Sampson Olumati e Omar Neffati, il produttore e direttore della fotografia Claudio Zamarion, Paolo Masini della Fondazione MigrArti

Napoli – laFeltrinelli Santa Caterina a Chiaia – ore 18.30
con l’attivista del movimento Italiani Senza Cittadinanza Fatima Edith Maiga, la testimone Dembele Aminata, Fatou Diako presidente dell’associazione HAMEF, e responsabile immigrazione DeMa, Bagya D. Lankapura, regista di seconda generazione

Bologna – laFeltrinelli piazza Ravegnana – ore 18
con l’attivista del movimento Italiani Senza Cittadinanza e attrice nel cortometraggio Marwa Mahmoud e l’attivista e studentessa Insaff Dimassi

Firenze – Feltrinelli Red Piazza Repubblica – ore 18.30
con l’attivista Arber Agalliu Aga degli Italiani Senza Cittadinanza, il Giurista di ASGI e attivista di Amnesty International Firenze Eugenio Alfano e l’attivista dell’associazione I Participate Anabely Yajajra Canari Tueros

Verona – laFeltrinelli Libri e Musica via Quattro Spade 2 – ore 18.30
con il regista del cortometraggio Io sono Rosa Parks Alessandro Garilli, in collaborazione con Jessica Cugini Addis di Nigrizia e il Festival del Cinema Africano

Genova – laFeltrinelli via Ceccardi ore 18.30
con l’attivista Yasmeen Benmahfoud del Movimento Italiani Senza Cittadinanza e Si Mohamed Kaabour Presidente Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane

Torino – laFeltrinelli Express Stazione Porta Nuova – ore 18.30
con l’attivista del movimento Italiani Senza Cittadinanza Xavier Palma e Diego Montemagno di ACMOS

Padova – laFeltrinelli Via S. Francesco – ore 18
con l’attrice del cortometraggio Io sono Rosa Parks Angela Abasimi e Daniela Di Nora dell’associazione Xena Centro scambi e dinamiche interculturali

Bari – laFeltrinelli Via Melo – ore 18
con Sabrine Aouni autrice del libro “Mi chiamo Sabrine” e attivista del movimento Italiani Senza Cittadinanza e Orazio Nobile

Terni – Feltrinelli Point, via Cesare Battisti – ore 18.30
con gli attivisti Hamid Elkajjyouy del movimento Italiani Senza cittadinanza, Pierangelo Cenci di Amnesty International Terni e Associazione Il Pettirosso e Jonas contro Golia

Pescara – laFeltrinelli, Via Milano angolo via Trento – ore 18.30
con Giacomo Labricciosa di Amnesty International Pescara e Benedetta La Penna di Rete Oltre il Ponte

Palermo – laFeltrinelli via Cavour – ore 18.30
con l’attivista Nawres Ghouma del Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Claudia Borgia di Non una di meno Palermo, Giuseppe Lipari dell’Associazione Itaca, Luciano Ingraldo, Lia Blanda, Alessandro Luparello, Gruppo 44 di Amnesty International

Catania – laFeltrinelli Libri e Musica, via Etnea 285 – ore 18.30
Con la Rete Antirazzista Catanese e Africa Unita

Messina – laFeltrinelli Point, Via Ghibellina 32 – ore 18.30
Ore 11 proiezione per le scuole al Liceo Farina con interventi di Orazio Grimaldi referente volontari Emergency Messina e Miriam Signorino Referente volontari universitari Emergency Messina
Ore 19 Proiezione alle Feltrinelli Point

Lecce – laFeltrinelli, via Templari 9 – ore 17
con la giornalista Ilaria Marinaci

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Sabrina Impacciatore, in prima linea per difendere le donne

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Apprezzata tanto da pubblico e critica, soprattutto per la versatilità con cui è riuscita ad interpretare ruoli comici e drammatici (Da L‘ultimo bacio di Gabriele Muccino, 2001 a Sei mai stata sulla luna? di Paolo Genovese, 2015, fino all’ultimo A casa tutti bene di Gabriele Muccino, 2018).
L’abbiamo incontrata in occasione della prima edizione di Fare Critica, il festival interamente dedicato alla critica cinematografica e teatrale, diretto da Gianlorenzo Franzì (Lamezia Terme, 19-23 febbraio 2019).

DailyMood: Benvenuta su DailyMood.it. Iniziamo subito dalla tua partecipazione a questo festival. Raccontaci qual è il tuo rapporto con la critica.
Sabrina Impacciatore: Io cerco di seguire la critica, soprattutto quando amo molto dei film o quando non mi piacciono per niente. Quando mi suscitano delle emozioni e delle reazioni estreme, mi vado subito a confrontare con l’opinione dei critici di tutte le testate, per avere una visione più ampia dell’opera. Ogni tanto rimango delusa però, perché a volte i critici sembrano ignorare il lavoro degli attori e sembrano più concentrati sugli aspetti tecnici dei film.

DM: Tu sei da sempre molto sensibile alla questione femminile, specie nel settore dello spettacolo che è ormai attraversato da numerosi scandali. Recentemente, sono state annunciate le candidature dei David di Donatello e ci sono due registe donne nominate. Secondo te questo è il segno di un cambiamento in atto? Pensi ci sia maggiore considerazione per le artiste donne?
SI. A me sembra triste che dobbiamo felicitarci che ci siano due registe donne nella cinquina dei David: dovrebbe essere naturale, anzi mi dispiace che siano solo due. Purtroppo, però, questa è la società degli uomini e il cinema non fa che confermare tutto questo, con la massiccia presenza maschile. Figuriamoci, io “venero” gli uomini, ma penso che sarebbe molto bello se ci fosse parità di opportunità, anche perché le donne stanno dimostrando di avere una visione di cui c’è sempre più bisogno, una visione complementare. Credo che la società abbia ugual contributo da entrambi i sessi. Sfortunatamente quella italiana tende a dimenticarselo e la donna viene percepita quasi come un “complemento d’arredo”. Per cui spero che le donne smettano di essere delle “piante ornamentali” con il fisico in esposizione e con l’impossibilità di invecchiare, e mi auguro che sempre di più possano raccontare la loro visione del mondo, la loro complessità, il loro coraggio e l’essere indispensabile allo sviluppo della società civile.

DM.Soprattutto per voi attrici, invecchiare è un problema.
SI. Le stesse donne che rivestono una posizione di potere nel cinema, quando c’è un ruolo di una donna di 55 anni, spesso abbassano l’età del personaggio, cercando un’attrice trentenne. Quindi le stesse donne sono intrise di una cultura maschilista e non capiscono che non c’è bisogno di una giovane attrice per attirare il pubblico, anche perché un’attrice di 55 anni magari ha un pubblico fidelizzato che la ama da più tempo e potrebbe ottenere anche un risultato migliore. Insomma, ci sono anche delle logiche che sembrano illogiche.

DM. Sei un’attrice che si batte molto anche nel sociale…
SI. Mi piace essere meno inutile di come mi sento. Se posso contribuire per qualche giusta causa lo faccio molto volentieri. Sono una persona viscerale quindi mi presto per quelle situazioni che sento risuonare dentro di me. Per esempio, la violenza sulle donne: su questo tema mi sento viva e in prima linea tutti i giorni. Andrei in tutte le scuole d’Italia a manifestare il mio sdegno e a cercare di proporre delle soluzioni. Ma sono tantissimi i temi e spero di non smettere di sognare, di contribuire, nella mia piccola parte, a cambiare le cose.

DM. Quali sono i tuoi progetti futuri?
SI.Per ora non ho nulla in uscita, spero ci sia presto qualcosa in entrata! Magari, un ruolo complesso e stimolante che mi faccia battere il cuore.

 

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