Connect with us

Cine Mood

Baby Boss una divertente commedia per grandi e piccoli

DailyMood.it

Published

on

Lo Studio che ha realizzato ShrekKung Fu Panda e Madagascar presenta BABY BOSS, una divertente commedia per grandi e piccoli, che racconta cosa succede all’interno di una famiglia quando arriva un nuovo bebè. Il tutto raccontato dal punto di vista fantasioso di un bambino di 7 anni, di nome Tim.

Baby Boss, il nuovo bebè, arriva a casa di Tim in taxi, indossa giacca e cravatta e ha in mano una ventiquattrore. La rivalità tra i due fratelli verrà superata nel momento in cui Tim scopre che Baby Boss altri non è che una spia in missione segreta, e che solo lui potrà aiutarlo.  I due piccoli soci saranno catapultati in un’avventura stravagante e, per riuscire a sventare un complotto ignobile, saranno coinvolti in una battaglia epica fra cuccioli e bambini.

Ispirata al best seller di Marla Frazee, questa  esilarante commedia nella versione originale presenta le voci di Alec Baldwin (Baby), Steve Buscemi (il malvagio Francis E. Francis), Jimmy Kimmel e Lisa Kudrow (gli ignari genitori di Tim e il bebè), Miles Bakshi (Tim) e Tobey Maguire, nella parte del narratore del film.

Photogallery Premiere New York

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

14 + 18 =

Cine Mood

Arrivano i Prof dal 1° maggio al cinema

DailyMood.it

Published

on

Mentre (quasi) tutti festeggiano le promozioni all’esame di maturità, al liceo Alessandro Manzoni c’è grande preoccupazione: solo il 12% degli studenti è riuscito a conseguire il diploma. Il Manzoni ha un primato assoluto: è il peggior liceo d’Italia. Non sapendo più che soluzioni adottare, il Preside accoglie la proposta del Provveditore e decide di fare un ultimo, estremo, rischioso tentativo: reclutare i peggiori insegnanti in circolazione selezionati dall’algoritmo ministeriale nella speranza che dove hanno fallito i migliori, possano riuscire i peggiori. Obiettivo: avere almeno il 50% di promossi. Così l’Alessandro Manzoni rinnova il corpo insegnanti con sette professori veramente speciali, ciascuno dei quali segue un proprio progetto didattico rivoluzionario e un proprio personalissimo metodo di insegnamento. Con risultati disastrosi. Eppure…i ragazzi del Manzoni cominciano a capire che sta accadendo qualcosa di grande e che a quello sgangherato e sconclusionato corpo docente importa davvero di loro, al di là dei programmi scolastici e delle note sul registro.

Regia: Ivan Silvestrini
Cast: Claudio Bisio, Lino Guanciale, Maurizio Nichetti, Rocco Hunt

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Ex Libris The New York Public Library – Un film di Frederick Wiseman

DailyMood.it

Published

on

Dal maestro del documentario Frederick Wiseman, un inedito sguardo dietro le quinte della New York Public Library, una delle più grandi istituzioni culturali del mondo, luogodi accoglienza, scambio culturale e apprendimento. Con 92 divisioni sparse per Manhattan, il Bronx e Staten Island, la Biblioteca pubblica di New York ambisce aessere una risorsa per tutti gli abitanti di questa città sfaccettata e cosmopolita esemplifica il credo profondamente americano del diritto individuale di sapere e diessere informato. Con le sue attività, la Biblioteca giorno dopo giorno stimolal’apprendimento, promuove la conoscenza e rafforza il senso di inclusione e dicomunità.
Nell’ America di Trump, è probabilmente non solo l’istituzione più democratica , ma anche quella ideologicamente più importante. Il suo messaggio, oggi quanto maiattuale, è chiaro e potente: qui dentro, chiunque è il benvenuto.

Intervista a Frederick Wiseman

È noto a tutti  il suo lavoro sulle Istituzioni Americane, per il quale è stato premi ato conun Oscar Onorario quest’anno. Che cosa ha suscitato il suo interesse per la New YorkPublic Library?
Ho sempre amato e frequentato le biblioteche pubbliche per tutto quello che si  pu ò imparare, scoprire e per le sorprese e gli stimoli che regalano. Non conoscevo, prima didirigere il film, lo spessore, i propositi e la portata della New York Public Library nella sede principale e nelle sue 92 succursali e l’ampio raggio di servizi che propone a tuttele classi sociali, le razze ed etnie. Sono stato attratto anche dall’immensità degli archivie delle collezioni, dalla diversità dei programmi e dal coinvolgimento reale edentusiasta del personale nell’offrire assistenza per l’educazione, il sapere, le lingue el’economia, giusto per citare alcune categorie, a tutti coloro che cercavano aiuto.

Una delle persone che appare nel film afferma che le biblioteche siano le “colonne
portanti della democrazia”. Non è un po’ eccessivo?
No, non penso proprio. Prima di iniziare il film non conoscevo la portata delle attività delle biblioteche. Avendo trascorso 12 settimane in quella biblioteca, penso sia una descrizione giusta e appropriata. La New York Public Library non è solo un luogo dove si v a per cercare libri o consultaregli archivi ma è un’istituzione fondamentale per i residenti e gli abitanti della città, in particolar modo all’interno dei quartieri poveri e di immigrati in cui la biblioteca è più che un luogo passivo dove prendere libri in prestito. Le succursali sono diventatecomunità e centri culturali dove si svolgono un’ampia varietà di attività educative peradulti e bambini. Il personale della biblioteca lavora per aiutare gli altri: organizzanocorsi di lingua e computer, seminari di letteratura e storia o corsi su come fondare un business così come corsi dopo scuola per bambini e adolescenti per integrare ilprogramma scolastico. Ci sono letteralmente centinaia di programmi educativi perpersone di tutte le età e classi sociali. Il film presenta l’ampia varietà di opportunitàofferte dalla biblioteca. La New York Public Library incarna completamente l’ideademocratica di essere disponibili nei confronti del prossimo. Tutte le classi sociali, razze ed etnie sono connesse alla biblioteca. Per me la New York Public Library è l’immagine della democrazia in azione. E rappresenta il meglio dell’America. Per queste ragionidire che le biblioteche siano le “colonne portanti” della democrazia non risultaeccessivo.

Il suo film rivela che sia l’universale accesso alla cultura sia l’educazione pubblica e
civica siano un progetto moderno…
La New York Public Library è connessa a qua si tutti gli aspetti della cultura ed educazi one nella città di New York – educazione ai bambini e agli adulti, ricerca, borsedi studio, arte, danza, teatro, film, relazioni tra etnie, disabilità fisiche ed immigrazione,per nominare alcune delle principali categorie. La biblioteca è la più democratica trale istituzioni in quanto è coinvolta in quasi tutti gli avvenimenti di un certo rilievo cheavvengono a New York. La biblioteca rappresenta tutto ciò che Trump odia – diversità, eguaglianza dei diritti, dell’educazione e del pensiero. Ho cominciato le ripresenell’autunno del 2015, senza avere in testa Trump. Ho pensato semplicemente fosse unbuon soggetto. Per ragioni estranee alla scelta originaria del soggetto, quando Trumpè stato eletto il film è diventato politico.

Possiamo affidarci all’intelligenza della New York Public Library per contrastare la maleducazione di Trump? I milioni di volumi e i trilioni di parole contenute nella New York Public Library possono controbattere i tweet presidenziali in 140 caratteri?
La New York Public Library sta già fron teggiando Trump, solo attraverso la su a   e sistenzae   il proseguimento delle normali attività quotidiane. La New York Public Library è di granlunga più rappresentativa dell’America rispetto a quanto lo sia Trump, un individuo il cuivocabolario, pensiero e narcisismo corrispondono a quelli di un bambino di cinqueanni. La NYPL rappresenta la grande tradizione democratica americana che Trumpvorrebbe distruggere. Questo spirito democratico, che risiede nella NYPL come inqualsiasi altro luogo, è la colonna vertebrale dell’America. Trump non rappresental’America pur essendo il suo Presidente.

La New York Public Library sarà “confortata” dai suoi pensieri così espliciti su Trump e
sulla biblioteca?
La NYPL non si p reoccuperà di censurare in alcun modo. Le collezioni incarnano centinaia di opinioni contrastanti e contraddittorie, alcune delle quali sonosicuramente offensive per un gruppo o per un altro. Questa è una delle grandi risorsedella biblioteca.
Le biblioteche posso no avere un aspetto austero, nonostante questo il suo film mostramolti momenti sereni.
Si, c’è qualcosa di allegro e l’umore alto è contagioso. Lo staff al NYPL è creativo e generoso. La NYPL non offre una soluzione per tutto ciò che in America non funziona,ma è magnifico che esista una tale istituzione. L’attuale presidente della biblioteca hastabilito come obiettivo non solo quello di proseguire il lavoro tradizionale, ma anche diaiutare immigrati e poveri. Come molti Americani proviene da una famiglia di immigratie conosce l’importanza di offrire una grande varietà di programmi educativi e culturaliin quartieri poveri e di immigrati. In un periodo in cui gli Stati Uniti hanno eletto ungoverno molto Darwiniano, penso che potrebbe essere utile mostrare al pubblico dellepersone che lavorano aiutando gli altri con un atteggiamento così appassionato.

In tutti i suoi film mostra luoghi ed istituzioni rivelando sia quanto funzionino bene sia quanto non funzionino. Nel caso della New York Public Library, abbiamo l’impressione che tutto funzioni. Perché questa scelta?
Non valuto se tutto funzioni. Sono un regista, non un consulente gestionale. Alcu ni deimiei  fil m  sono in parte critici nei confronti delle istituzioni che sono il soggetto del film. Inogni film penso sia importante mostrare sia persone che lavorano bene e fornisconoservizi utili agli altri, sia atteggiamenti maligni, crudeli ed insensibili. In ogni caso il filmpresenta ciò che penso e spero che non rappresenti mai una posizione ideologica preconcepita.
C’è quasi sempre una comb inazione dell’educato, del crudele, delcaritatevole e del banale.

Perchè Ex Libris dura tre ore e diciassette minuti e non sei ore o due ore e venti minuti? Dal momento che il film procede in successioni separate di sequenze che si sviluppano alla propria velocità, senza alcuna interferenza, non sarebbe possibile aggiungerne o rimuoverne una?
I miei fil m hanno una durata che io reputo sia necessaria per il soggetto. Provo maggiore  responsabilità nei confronti delle persone che mi hanno dato il permesso diriprenderle rispetto alle esigenze di un canale televisivo. La versione finale del film deveessere una chiara rappresentazione dell’esperienza che ho vissuto trascorrendo dallesei alle dodici settimane in un luogo e solo successivamente uno studio dei tempi delfilm, durante l’anno in cui lo si monta. Alcuni soggetti sono molto più complessi di altri ecerco di non semplificare il film con l’unico scopo di incontrare i bisogni dell’industria televisiva.

Che cosa intende con “giusta” lunghezza?
La durata che io penso sia adatta alla storia che voglio raccontare. Non  decido la struttura in  anticipo, né la collocazione delle diverse parti. La struttura e il punto di vistaemerge nel corso del montaggio. A rischio di sembrare pretenzioso, tutto ciò che possofare è cercare di definire ciò che penso e seguire il mio unico giudizio.

A che punto valuta che il lavoro di montaggio sia terminato?
Il film è completo quando pen so di aver fatto il meglio che potevo con il materia  le cheho tra le mani. Devo essere in grado di spiegare a me stesso perché ho selezionatociascuna inquadratura e la sua funzionalità all’interno della narrazione drammaticache sto cercando di costruire.

Monta ancora in analogico?
No, sono passato al digitale, purtroppo. Il primo film ch e ho montato in digitale fu La Danse  – Le ballet de l’Opéra de Paris, nel 2009. Ma il film fu girato in pellicola. Da allora tutti i miei film sono stati girati e montati in digitale.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Ready Player One. Spielberg, il passato e il futuro del cinema

Published

on

I’m a dreamer. I build worlds. Sono un sognatore. Costruisco mondi. Sono le parole di James Halliday, personaggio chiave di Ready Player One, il nuovo film di Steven Spielberg, tratto dal romanzo di Ernest Cline. Ma potrebbero essere parole dello stesso Spielberg, sognatore e creatore di mondi per eccellenza, colui che come pochi altri ha saputo indirizzare un certo cinema di arte e intrattenimento dalla fine degli anni Settanta ad oggi. Al centro di Ready Player One, dove c’è davvero di tutto, c’è anche il rapporto tra un creatore e la sua opera. Siamo nel 2045, giusto 4 anni prima del secondo Blade Runner, e anche qui le città sono verticali, ma sono fatte di baracche. La gente vive male, ma si accontenta. Tanto può fuggire in OASIS, un gioco in realtà virtuale. È quello che fa ogni giorno Wade Watts (Tye Sheridan), grande appassionato del gioco. Il creatore di OASIS è appunto James Halliday (Mark Rylance), genio dell’informatica che era un ragazzino negli anni Ottanta e che ha infarcito il suo gioco di riferimenti a quell’epoca, alle sue passioni, alla sua vita. Ha anche lasciato nel gioco degli Easter Eggs, dei contenuti nascosti, delle chiavi: chi le troverà erediterà il gioco e l’intera fortuna di Halliday. Wade, insieme a un gruppo di amici, tra cui Art3mis/Samantha (Olivia Cooke) e Aech/Helen (Lena Waithe), cercherà di vincere. E dovrà guardarsi da un grande rivale: è Nolan Sorrento (il grande Ben Mendelsohn di Bloodline e Rogue One), a capo della multinazionale IOI.

Un creatore che odia la sua opera. Così viene definito Halliday. E Spielberg certo comprende i dilemmi del rapporto che un artista ha con la sua creatura. Comprende, ma non ci si identifica. Spielberg ama la sua opera passata, e la storia di Ready Player One sembra fatta apposta per una serie di omaggi, non solo ai suoi film, ma anche a tutto un cinema che oggi non si fa più. Tratta con pudore i riferimenti al suo cinema che erano presenti in modo massiccio nel libro (per non rischiare di essere autoreferenziale), ma lascia volentieri un T-Rex da Jurassic Park e la DeLorean di Ritorno al Futuro, che nella prima gara del videogame ci stanno benissimo. E omaggia, con tenerezza, o con maniacale passione cinefila, John Hughes e il suo Breakfast Club, Stanley  Kubrick e il suo Shining, Brad Bird e Il gigante di ferro. Come aveva fatto Cameron Crowe in Vanilla Sky, Spielberg coglie l’occasione del mondo virtuale per creare un suo mondo ideale, un pantheon di passioni e guily pleasures. Il cinema, ma anche la musica pop (Michael Jackson e i Duran Duran, evocati dagli abiti, gli A-ha dai dialoghi, i Van Halen, Blondie , i Tears For Fears e George Michael in colonna sonora) personaggi come Gundam, giochi come Adventure.

Ready Player One, con il suo continuo rimpallo tra mondo reale e mondo virtuale, è l’occasione per creare la sintesi perfetta tra i suoi film live action e i suoi esperimenti in performance capture come Le avventure di Tin Tin e il Grande Gigante Gentile. Ready Player One ha il pregio di regalarci di nuovo lo Spielberg più giocoso, visionario, sognatore e pieno di stupore che non vedevamo da un po’ di tempo, quello con cui siamo cresciuti. Il doppio mondo, poi, permette a Spielberg di fare tutto quello che vuole: creare un mondo cupo, monocromo, polveroso (orwelliano, si potrebbe dire, ma ricorda di più le straordinarie scenografie di District 9 di Neil Bloomkamp) per la zona delle cataste, gli slums della vita reale dove vive Wade. E crearne uno digitale, eccessivo, vorticoso e coloratissimo, dove non valgono le regole della fisica e della gravità, dello spazio e del tempo. La fantasia del fanciullino Spielberg qui ha la possibilità di essere sfrenata come mai prima d’ora. Di costruire scene da godere dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, cioè nella magnificenza dell’insieme – correre su una Delorean in una New York destrutturata e ricostruita inseguiti da King Kong, danzare Stayin’ Alive sospesi nel vuoto in una discoteca alla fine del mondo – e nelle miriadi di dettagli che si trovano nell’officina di Aech. Ready Player One è un film stratificato, da vedere più volte. Una per rimanere abbagliati dai colori della realtà virtuale, una per notare tutti i dettagli, tutte le piccole lettere d’amore sparse qua e là, una per cogliere una serie di riflessioni più profonde su noi, la nostra vita, il futuro, il cinema. A proposito: Spielberg ha preso un libro pieno di delizie per nerd e lo ha elevato a puro piacere per cinefili. Vedere per credere.

Vedere per credere. È proprio questo il punto. Ready Player One è anche uno di quei film che, tra una discesa e una salita delle montagne russe su cui ci porta, riesce a farci riflettere come sa fare la miglior fantascienza. La realtà virtuale ci farà “vedere” (e anche sentire, nella versione con la tuta che vediamo nel film) cose che non sono intorno a noi. E allora la tentazione di lasciarsi andare sarebbe forte. “La gente non risolve più i problemi e punta a tirare avanti” ci dice la voce narrante di Wade all’inizio del film. Il pericolo che si perda di vista la realtà, il quotidiano, e si cerchino facili vie d’uscita in mondi virtuali c’è. Ci si chiede anche se il virtuale possa essere il futuro di un cinema che costantemente viene dato per morto, e altrettanto costantemente dimostra il contrario. Steven Spielberg riflette anche su questo. Ma, lungo tutto il film, sembra dirci più volte come creda nel cinema, e in quale cinema. Ready Player One è uno dei film dell’anno, da non perdere per nessuna ragione. Ho solo il dubbio se tutti noi siamo stati realmente conquistati dalla storia o dai temi, o dal il fatto che Spielberg sia riuscito a cogliere così tante cose che fanno parte di noi. Come quell’oggetto che compare a un certo punto del film, che è il cubo di Rubik, ma lo chiamano il cubo di Zemeckis. Perché, come la DeLorean, ha il potere di portarci indietro nel tempo. Ready Player One è come quel cubo: ci porta indietro nel tempo, proprio nella cameretta di quando eravamo ragazzi.

di Maurizio Ermisnino per DailyMood.it
Infografica by: StampaPrint

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending