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Rogue One: a Star Wars Story

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Arriverà oggi 15 dicembre nelle sale italiane, anche in 3D, Rogue One: A Star Wars Story, il primo film di una nuova serie cinematografica ambientata nell’amato universo di Star Wars e interpretata da nuovi personaggi alle prese con storie inedite.
Diretto da Gareth Edwards e prodotto da Kathleen Kennedy, Rogue One: A Star Wars Story sarà distribuito in 750 copie da The Walt Disney Company Italia.

Rogue One: A Star Wars Story racconta la storia di un improbabile gruppo di eroi che in un periodo di conflitto intraprende una missione per sottrarre i piani della più potente arma di distruzione di massa mai ideata dall’Impero, la Morte Nera. Questo evento, fondamentale per la storia di Star Wars, spingerà delle persone ordinarie a unirsi per realizzare imprese straordinarie, diventando parte di qualcosa di più grande.

Rogue One: A Star Wars Story racconta la storia di un improbabile gruppo di eroi che in un periodo di conflitto intraprende una missione per sottrarre i piani della più potente arma di distruzione di massa mai ideata dall’Impero, la Morte Nera. Questo evento, fondamentale per la storia di Star Wars, spingerà delle persone ordinarie a unirsi per realizzare imprese straordinarie, diventando parte di qualcosa di più grande.

Il film racconta una storia intima, il rapporto fra un padre e una figlia, sullo sfondo di un grande scenario: “Gareth riesce a comprende lo stato emotivo dei personaggi dell’universo cinematografico di Star Wars” spiega Kathleen Kennedye sa creare un tipo di film adatto a tutte le età. È un maestro nell’amalgamare il suo senso dell’umorismo con la narrazione”.
Rogue One: A Star Wars Story presenta un cast internazionale con attori provenienti da ogni parte del mondo, come Inghilterra, Australia, Cina, Messico, Danimarca e Stati Uniti.

I filmmaker hanno contattato una delle giovani attrici più talentuose del Regno Unito, la candidata all’Oscar® Felicity Jones (La Teoria del Tutto), per offrirle il ruolo della protagonista Jyn Erso, una giovane donna impulsiva e sprezzante che presta le sue abilità all’Alleanza Ribelle, imbarcandosi in una missione disperata. “Volevo che Jyn fosse estremamente umana. È una persona decisa e forte quando deve esserlo e sa essere forte anche quando sente di non farcela” ha dichiarato l’attrice.

Il cast stellare del film include inoltre Diego Luna (il film premio Oscar® Milk, Cogan – Killing Them Softly), Ben Mendelsohn (Mississippi Grind, la serie Tv Bloodline), la star di Hong Kong di film d’azione e arti marziali Donnie Yen (Ip Man e Blade II), Jiang Wen (Let the Bullets Fly, Devils on the Doorstep), il premio Oscar® Forest Whitaker (The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca, L’Ultimo Re di Scozia), Mads Mikkelsen (Il Sospetto, Casino Royale), Alan Tudyk (L’Ultima Parola – La Vera Storia di Dalton Trumbo, la serie Tv Con Man), la cui performance in Rogue One: A Star Wars Story si avvale della tecnica di performance-capture, e Riz Ahmed (Lo Sciacallo – Nightcrawler, Four Lions).

Al fianco degli attori sono inoltre state disegnate e realizzate 30 creature in grado di muoversi. Il regista voleva che apparissero naturali e realistiche all’interno delle ambientazioni e proprio per questo motivo sul set hanno avuto lo stesso trattamento degli attori: prima delle riprese, i makeup artist aggiungevano polvere, sporcizia e sudore sulle creature come se fossero dei normali membri del cast.

Rogue One: A Star Wars Story nasce da un’idea del supervisore degli effetti visivi, veterano della ILM, John Knoll che condivide una lunga storia con i film di Star Wars. Allison Shearmur (Hunger Games: La Ragazza di Fuoco, Cenerentola) e Jason McGatlin (Le Avventure di Tintin – Il Segreto dell’Unicorno, La Guerra dei Mondi) hanno co-prodotto il film, mentre John Knoll e Simon Emanuel (Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Fast & Furious 6) sono i produttori esecutivi. La colonna sonora del film è firmata dal compositore premio Oscar® Michael Giacchino (Star Trek: Beyond, Zootropolis) e include anche la musica originale dei film di Star Wars di John Williams.

In Italia fino al 18 gennaio 2017 i fan avranno l’opportunità di mettersi alla prova partecipando al grande concorso “Star Wars Missions” che mette in palio tutti i giorni un premio instant win: gli utenti potranno unirsi ai Ribelli e affrontare diverse sfide distribuite all’interno di 3 livelli di gioco sul sito www.star-wars-missions.it. I giocatori più assidui avranno ogni settimana la possibilità di vincere un super kit Disney Store di gadget ispirati al film Rogue One: A Star Wars Story.
Inoltre, acquistando almeno un prodotto Star Wars e inserendo sul sito i dati dello scontrino, gli utenti registrati avranno la possibilità di vincere ogni venerdì una Rogue One Google Cardboard, sbloccare un quarto livello del gioco e partecipare all’estrazione di un fantastico premio finale: un viaggio a Orlando per quattro persone in occasione di Star Wars Celebration 2017.

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Maleficent – Signora del Male. Angelina Jolie sfida Michelle Pfeiffer

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L’entrata in scena di Angelina Jolie in Maleficent – Signora del Male è dosata ad arte, come per ogni star che si rispetti. Nel film che continua la storia di Maleficent (2014), basato sui personaggi de La bella addormentata nel bosco, in uscita il 17 ottobre, la prima scena tocca ad Aurora (Elle Fanning), poi entra in scena la regina Ingrith (Michelle Pfeiffer). La Malefica di Angelina Jolie, evocata da subito, entra in scena ripresa di schiena, con le lunghe ali a ricoprire il corpo e, solo dopo qualche attimo di dialogo, si gira. La Malefica di Angelina Jolie è sempre più iconica: gli alteri tratti del viso, il trucco, la computer grafica la rendono bellissima, unica e perfetta per quel ruolo. Gli occhi verdi, le labbra rosso scarlatto, quegli zigomi sporgenti e quei denti aguzzi che dovrebbero essere quelli di una creatura mostruosa, di una strega, nel contesto del personaggio, finiscono per donarle moltissimo. Angelina Jolie e la sua Malefica si stampano immediatamente nel nostro sguardo, e permeano il film.

Ma dove eravamo rimasti? Il primo Maleficent non era un semplice remake live action di un fortunato film d’animazione come ne sta facendo sempre più spesso la Disney oggi (ad esempio Il Re Leone), ma un film che provava a rileggere una storia classica, quella de La bella addormentata nel bosco, da un punto di vista diverso, quello del villain, la strega Malefica. In modo intelligente scoprivamo che le cose non erano andate come credevamo, che Malefica alla sua Aurora voleva bene, e che aveva lottato per rompere l’incantesimo del fuso. Così avevamo lasciato Aurora e Malefica unite, e piene d’amore l’una per l’altra. Maleficent – Signora del Male inizia con Aurora felice nel suo regno della Brughiera, con il Principe Filippo che le chiede di sposarla. Lei accetta. Ma a quel punto le loro famiglie dovranno conoscersi. Ed è così che Malefica incontra i genitori di Filippo, in particolare la madre, la Regina Ingrith di Michelle Pfeiffer. È una che non vede di buon occhio l’unione tra Filippo e Aurora, perché unirebbe i due regni, il suo e quello della Brughiera. Che lei, invece, intende eliminare con la guerra. Così, durante la cena in cui incontra Malefica, dice le parole giuste per farla infuriare. Scoppiato il caos, Malefica fugge. E così la guerra contro la Brughiera può iniziare.

Come andare oltre un film che, a suo modo, aveva già detto tutto su Malefica e Aurora? Provare a raccontare il dopo “e vissero tutti felici e contenti”. Dopo che Aurora e Filippo si sono dichiarati cominciano nascere i dissidi tra i due regni. Secondo una dinamica che tutti conosciamo chi ha paura dello sconosciuto, del diverso, diventa aggressivo. Ed è questo il senso del personaggio della regina Ingrith, un simbolo di quei partiti che, in ogni stato, preferiscono la guerra al dialogo. Ma andare oltre e provare a raccontare una storia nuova significa anche andare in nuovi territori visivi e narrativi. Così la sceneggiatura immagina che non ci sia solo Malefica, ma un intero popolo come lei, un popolo di creature alate che sono state emarginate dal nostro mondo. E qui il film prende chiaramente un’altra direzione, smette di essere quella favola, seppur rivista e reinventata, che era Maleficent, e svolta verso il fantasy, l’action, riprendendo molti spunti da Avatar, e facendo muovere Malefica quasi come un’eroina da cinecomic. Il tutto è spettacolare, anche troppo – con scene d’azione così lunghe da stancare – ma finisce per essere troppo lontano dal primo Maleficant, e ancor di più da La bella addormentata nel bosco, che era l’universo di partenza. Non siamo quasi più in una favola, insomma. Ma siamo in qualcos’altro.

Maleficent – Signora del Male ha comunque il pregio di essere una storia di donne. Al centro ci sono tre donne forti che hanno consapevolezza di sé e sono artefici del proprio destino. Accanto all’icona Angelina Jolie, che sembra nata per fare questo ruolo, e alla dolcezza di Elle Fanning, la sorpresa del film è Michelle Pfeiffer, che sta vivendo una meravigliosa terza età senza aver paura di invecchiare, che è un cattivo pieno di sfaccettature, elegante, affascinante e perfido. Per Malefica serviva un avversario all’altezza, ed è stato trovato.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer hanno presentato a Roma Maleficent

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Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer hanno presentato in anteprima europea con Alice nella Città il nuovo film Disney Maleficent – Signora del male

Ieri sera, con uno speciale evento di preapertura, Alice nella Città ha accolto l’attrice premiata con l’Oscar® e tre Golden Globe® Angelina Jolie e l’attrice premiata con il Golden Globe® Michelle Pfeiffer per presentare a Roma l’anteprima europea del nuovo film Disney Maleficent – Signora del Male, nelle sale italiane dal 17 ottobre.

Maleficent – Signora del Male | Anteprima Europea

Per l’occasione, le due attrici hanno sfilato lungo via della Conciliazione su un carpet di 90 metri in black&white, tra Castel Sant’Angelo e la Cupola di San Pietro. Ad accoglierle numerosissimi fan per foto e autografi sulle note della canzone “You Can’t Stop The Girl” (Warner Records) di Bebe Rexha, la giovane cantante e compositrice americana con già all’attivo varie nomination ai Grammy.

Tra il pubblico anche numerosi volti dello spettacolo e del web tra cui Eleonora Abbagnato, Caterina Balivo, Aldo Montano, Rossella Brescia, Paola Minaccioni, Frank Matano, Nina Palmieri, Casa Surace, Madalina Ghenea, Roberta Giarrusso, Giorgio Pasotti, Adriana Volpe, Michela Cescon, Silvia D’Amico, Andrea Bosca, Giulia Valentina, Nicole Mazzocato, Greta Menardo, e molti altri ancora.

L’evento è stato anticipato da una masterclass dove Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer hanno incontrato oltre 100 bambini e ragazzi, studenti di cinema tra i 10 e i 25 anni, selezionati da Alice nella Città. L’incontro, moderato da Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, si è concentrato sulla carriera delle due attrici, la loro formazione, la loro esperienza sul set di Maleficent – Signora del Male e di altri successi che hanno costellato la loro carriera.

È importante non stancarsi mai di cercare ciò che ci differenzia dagli altri e ci rende unici – ha affermato Angelina Jolie ai ragazzi che hanno partecipato alla masterclass. “Il mondo è caratterizzato dalla diversità e diventiamo più forti quando ce ne rendiamo conto. “Il mondo dovrebbe essere un posto più tollerante verso la diversità – ha aggiunto Michelle Pfeiffer, – questo è il sortilegio che vorrei lanciare sul mondo“.

È stato un grande onore ospitare in Italia, nella città eterna, due attrici del calibro di Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer per la premiere europea di Maleficent – Signora del Male – ha commentato Daniel Frigo, Country Manager & Head of Studio Distribution, The Walt Disney Company Italy, Turkey, Israel & Greece. – “Ringrazio Alice nella Città, TIM e tutti i partner coinvolti che, con il loro impegno e sostegno, hanno reso possibile questo grandioso evento. Un ringraziamento speciale anche al team di The Walt Disney Company Italia”.

Diretto da Joachim Rønning, Maleficent – Signora del Male vede protagonisti Angelina Jolie, Elle Fanning, Chiwetel Ejiofor, Sam Riley, Harris Dickinson, Ed Skrein, Imelda Staunton, Juno Temple, Lesley Manville e Michelle Pfeiffer nel ruolo della Regina Ingrid. Scritto da Linda Woolverton e Noah Harpster & Micah Fitzerman-Blue e basato su una storia di Linda Woolverton, il film è prodotto da Joe Roth, Angelina Jolie e Duncan Henderson, mentre Matt Smith, Jeff Kirschenbaum e Mike Vieira sono i produttori esecutivi.

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Rambo: last blood. Il crepuscolo di Sylvester Stallone è infinito

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Il crepuscolo di Sylvester Stallone è lungo e dorato. Mentre il suo personaggio più amato, Rocky Balboa, è ormai arrivato all’ottavo film (6 della celebre saga più i 2 di quella di Creed), è ora il momento di riportare sul grande schermo John Rambo, l’altro grande personaggio che ha caratterizzato gli anni Ottanta e il successo di massa di Sly. Rambo: Last Blood è il quinto episodio della saga e, fin dal titolo, vuole al tempo stesso richiamare il titolo originale del primo film (First Blood) che mettere la parola fine, in modo glorioso, alla storia del tormentato reduce dal Vietnam, un uomo che, ovunque sia, non riesce a trovare pace. Sembra averla trovata nel ranch di famiglia, ai confini con il Messico, dove si era rifugiato alla fine del film precedente, John Rambo. Lì ha trovato in Gabrielle, una bambina di cui si è occupato dopo la morte della madre, una sorta di figlia, e quello di più vicino a una famiglia che abbia mai avuto. Ma quando la ragazza decide di andare in Messico a incontrare il padre, le cose prendono una piega sbagliata: viene catturata da un cartello di criminali che si occupa di prostituzione e rinchiusa in un bordello. Sapete di cosa è capace John Rambo: provate a toccargli una figlia e capirete.

Il punto è proprio questo. Rambo non è Rocky. Non è il pugile dal cuore d’oro, l’uomo bonario che picchia sul ring ma fuori non farebbe del male a una mosca. No, John Rambo ne ha viste troppe, è vissuto in un mondo di odio, di violenza, di guerre, e tutto questo gli è rimasto dentro. Rambo è una bomba a orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro, un vulcano dormiente, ma solo fino a che qualche evento scatenante non arriva a far uscire il magma incandescente che si porta dentro.

E l’evento scatenante è di quelli che non possono lasciare indifferenti, e sta qui la forza del film. A Sylvester Stallone va dato atto di essere riuscito a trovare, per il suo personaggio, una storia tanto semplice quanto forte. Ha scelto di ambientarla al confine tra Stati Uniti e Messico, una delle zone più calde della geopolitica attuale, e di aver scritto una storia che parla di abusi sulle donne, un vero e proprio nervo scoperto della società di oggi. L’aver preso una ragazza dolcissima, averci fatto capire che è come una figlia, e averla fatta cadere nelle mani sbagliate, è qualcosa che suscita abbastanza indignazione da far desiderare a chi guarda, come nel protagonista, una tremenda vendetta. Cioè a far scattare l’empatia tra il pubblico e John Rambo, a portarci tutti, qualora ce ne fosse bisogno, a parteggiare per lui.

E questa è una cosa da non dare per scontata. Forse solo il primo Rambo (questo il titolo con cui lo conosciamo, First Blood, come detto, è il titolo originale) era riuscito a farci entrare così in empatia con il nostro eroe. La saga di Rambo, va detto, non è come quella di Rocky, che quasi in ogni film è riuscita a conquistarci. Dopo Rambo, i film seguenti (Rambo 2 – La vendetta, Rambo III e John Rambo) sono stati un’altra cosa rispetto all’idea originale, due grandi spettacoli hollywoodiani, due kolossal d’azione, e un film forse più sincero ma inutile. Il pregio di questo Rambo: Last Blood è quello di aver voluto fare un passo indietro, di voler essere un piccolo film, una sorta di b movie indipendente, un film crepuscolare, cupissimo, grezzo e violento. Per gran parte della sua durata, Rambo: Last Blood è quasi un flm drammatico, fino al gran finale che mette in risalto la quintessenza di Rambo, diverte, ma forse con il suo grand guignol da slasher stride un po’ con la prima parte del film. Ma questo ultimo Rambo di Stallone ci pare un film sincero, non solo un’operazione fatta per soldi.

E permette a Stallone di toccare corde che finora forse non aveva toccato. Il suo look non è più quello dei lunghi capelli raccolti nella famosa fascia sulla fronte, i muscoli in bella vista e il caricatore a tracolla che ne hanno fatto un’icona. I capelli grigi, impomatati e pettinati all’indietro sono quelli che abbiamo visto nell’ultimo Creed. Il look è quello di un cowboy, con il classico cappellaccio da mandriano sulla testa. Il Rambo che conosciamo non dobbiamo ricercarlo più nell’aspetto fisico ma nell’indole, in un volto scavato dalla vita che ne ha passate tante, in certi sguardi feroci, infuocati, nella sua voce bassa, roca, sussurrata. C’è in un lui una stanchezza per una vita di violenza, un senso di dolore da non dare per scontato in un film del genere. Sì, Sylvester Stallone ci ha convinto ancora.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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