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Style & Luxury

Un’edizione limitata dedicata a una delle stilografiche più esclusive e raffinate nella storia degli strumenti di scrittura

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wExtra-Lucens-L.E.-closed14 giugno 2013

Realizzata per la prima volta da Armando Simoni nel 1936, la Extra Lucens è ancora oggi considerata una della stilografiche più eleganti e ricercate tra gli strumenti di scrittura.

Il modello a dodici faccette, realizzato in celluloide trasparente in disegni e colori esclusivi, richiedeva una lavorazione lunga e complessa, realizzata da mani esperte e macchinari di altissima precisione. Una produzione che sfiorava la perfezione, ma limitata a pochissimi esemplari.

Il modello degli anni 30 è considerato estremamente raro e di pregio, un oggetto molto difficile da reperire per tutti gli appassionati e collezionisti.

Omas vuole rendere omaggio al modello originale Extra Lucens attraverso una reinterpretazione che arricchisce la “Collezione Vintage”, il filone inaugurato nel 2011 che vede ogni anno il lancio di Edizioni Limitate ispirate alla storia quasi centenaria del brand.

Oggi come allora la lavorazione è manuale, il processo produttivo è esattamente lo stesso così come i macchinari utilizzati, realizzati all’epoca da Armando Simoni.

La forma è fedele all’originale e la celluloide utilizzata è ispirata a quelle delle prime produzioni degli anni 30.

Il colore nero screziato di oro, pieno nel cappuccio, alternato a trasparenza nel serbatoio, crea un effetto molto raffinato e ricercato, sottolineato ulteriormente dalle finiture in oro giallo.

Il cappuccio è impreziosito da tre piccole vere e dalla clip con rotella in onice nera. Il pennino OM81 è in Oro 18K abbellito dal classico disegno “freccia”, il conduttore in ebanite, lo storico materiale che permette un ottimale flusso di inchiostro.

Il serbatoio è personalizzato dalla scritta “OMAS Extra Lucens” mentre il cappuccio presenta la numerazione e la scritta “Italy”. L’Edizione Limitata e Numerata è composta da 331 stilografiche a stantuffo.

Info: www.omas.com

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Dior Collezione Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2019

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Ogni nuova collezione è un’alchimia che nasce dal confronto delle immagini, dei corpi, delle silhouette e del linguaggio. Per Maria Grazia Chiuri, questo meccanismo di creazione non è più una frattura con il passato, bensì una riscoperta che vuole celebrare la ricchezza di quei codici che sono il manifesto inconfondibile della Maison.

Per questa collezione di prêt-à-porter, l’interesse della Direttrice Artistica di Dior per le Teddy Girl, controparte femminile dei Teddy Boy, una delle prime sottoculture inglesi, diventa il motore per rivisitare gli anni Cinquanta, gli anni dell’immediato dopoguerra segnati dalla silhouette inconfondibile del New Look di Monsieur Dior, e inesplorati fino a questo momento da Maria Grazia Chiuri. Le Teddy Girl sono sfacciate, regine di un paesaggio pieno di macerie: indossano giacche maschili, quelle edoardiane dal colletto in velluto, gonne ampie, jeans, blouson in pelle nera, abbinate ad acconciature che non passano inosservate.
Questi riferimenti contribuiscono a mettere a fuoco un’inedita relazione con gli anni Cinquanta, ai quali Maria Grazia Chiuri associa la figura della principessa Margaret, la giovane ribelle che, nel 1951, sceglie di vestirsi Dior, invece di rivolgersi ad uno stilista britannico, per il ritratto ufficiale dei suoi 21 anni, firmato da Cecil Beaton.

Affascinato dalla sintesi fra classicismo e sovversione, fra eleganza e ribellione, tutti tratti propri alla cultura inglese, Christian Dior vi aveva trovato numerose fonti d’ispirazione, come illustra la mostra Christian Dior: Designer of Dreams, allestita presso il Victoria & Albert Museum di Londra. Maria Grazia Chiuri si riappropria uno ad uno dei codici Dior e, a sua volta, si ispira a questo vocabolario per creare e reinventare le creazioni di domani.

Il tailleur Bar viene così rivisitato, esaltandone la sua impronta maschile rintracciabile nel taglio, nei tessuti utilizzati e nel colletto di velluto. Questo dialoga con una sequenza di gonne arricciate, rese duttili dalla materialità dei tessuti tecnici, con cui vengono realizzati anche una serie di abiti che ricordano la forma degli abiti firmata Christian Dior. Una concettualizzazione e stilizzazione degli anni Cinquanta che porta con sé la forza dello “sportswear” unita alla celebrazione dello stile e dell’eleganza emblematica di Dior.
Primo di una serie di temi dai forti riferimenti storici, Maria Grazia Chiuri riprende il blouson in pelle nera di Yves Saint Laurent per Dior, omaggio alle culture underground degli anni Cinquanta e Sessanta e, in particolare, ai “giubbotti neri” francesi.

L’iconica silhouette del vestito Miss Dior invece, creata da Christian Dior per la collezione Haute Couture Primavera-Estate 1949, esprime, grazie alla modernità dei materiali e delle tecniche impiegate, quel mix di forza e grazia tanto caro a Chiuri. Questa fonte d’ispirazione ha portato alla creazione di una serie di abiti da sera, composti in realtà da un body completato da una ampia gonna a volte ricamata con paillettes trasparenti, oppure esaltata da fiori tridimensionali. Le scarpe, invece, sono affusolate décolleté con un piccolo tacco. La nuova interpretazione della Toile de Jouy, costellata di palme, rimanda invece alle creazioni dell’artista Mario Schifano, e viene declinata in una serie di camicie, combinandosi con i motivi a scacchi damier e vichy, dove si affiancano rosso e nero o bianco e nero.
Le “sottoculture”, proprio per il “senso dello stile” che vogliono rivendicare, vogliono quindi dimostrare che l’azione di scegliere i propri vestiti possiede una fortissima dimensione politica.

Delle T-shirt stampate possono avere come obiettivo la celebrazione del concetto di Sisterhood, la sorellanza, evocato nella raccolta di saggi curata da Robin Morgan, poetessa femminista americana, da Sisterhood is powerful (1970), fino a Sisterhood is global (1984) e Sisterhood is forever (2003).
La scenografia della sfilata caratterizzata dalla presenza delle lettere dell’alfabeto, dove ogni lettera è rappresentata da un corpo femminile, è un’idea concepita da Tomaso Binga, un’artista italiana che sceglie in realtà uno pseudonimo maschile per ridicolizzare i privilegi riservati gli uomini. Tutto ciò diventa quindi la maniera per riconnettere i capi della collezione a un’idea di femminilità, che trascende il genere e il corpo, e a quel progetto identitario tanto caro a Maria Grazia Chiuri, che ha lo scopo di reinterpretare la storia della Maison Dior.

Credits: @Dior.com

 

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Gioia, bellezza e arte nella nuova campagna di comunicazione Borsalino

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Borsalino presenta la collezione Primavera-Estate 2019 con un’anteprima della campagna firmata dal fotografo Joseph Cardo. Prosegue la strategia di rilancio del brand che, reinterpretando i codici estetici del proprio passato, sta costruendo una nuova idea di bellezza che porterà nel futuro un’icona di eleganza e stile con oltre 160 anni di storia.

Cosa c’è di più bello che riscoprire se stessi rileggendo il proprio tempo. Cos’è un ricordo se non uno strappo nella memoria in cui rivediamo noi stessi, la nostra vita comprendendone la bellezza, che affiora dallo strappo e che si ricompone e salda nella nostra contemporaneità” racconta Giacomo Santucci, Creative Curator Borsalino, “Un gesto d’arte, lo strappo, coscienza di questa memoria, associato ad un altro gesto d’arte che colora questo universo emergente. Joseph, in una sofisticata e concettualmente acrobatica interpretazione fotografica e grafica, rende l’idea della memoria e della ‘art & craft’ fotografica come sublimazione di gioia, bellezza e arte”.

É un progetto che mi ha aiutato a capire l’assenza di confini fra ogni espressione artistica, in cui vince solo una cosa: la bellezza” spiega l’autore della campagna Joseph Cardo,Lavorare su un marchio e la sua storia attraverso il gioco delle emozioni e delle sorprese va oltre la foto, è come giocare con una grande lente d’ingrandimento che permette di aprire nuove prospettive e di andare oltre, apportare la manualità e il senso estetico necessario per rendere la fotografia un’opera comparabile alle altre arti”.

Le immagini della nuova campagna di comunicazione verranno mostrate in anteprima nelle boutique Borsalino e sui social network della Casa di Alessandria.

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Collezioni Donna

MIU MIU Autunno Inverno 2019

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Per la sfilata Autunno Inverno 2019 di Miu Miu, AMO traduce l’originale produzione di Sharna Osborne in un collage tridimensionale che esplora la forza delle immagini attraverso strumenti diversi. Il materiale della fotografa, scrupolosamente selezionato, esprime una visione intima della femminilità, che riecheggia nella nuova collezione.

La monumentale enfilade della Salle Hypostyle è animata da una serie disordinata di immagini. Enormi stampe, brevi videoclip, vecchi televisori e schermi al LED creano un’invasione visiva discontinua. L’installazione consiste in un insieme di cornici, supporti e strutture che danno forma a un complesso intreccio di narrazioni.
Gli ospiti si inseriscono nello spazio in modo informale, lungo il percorso destinato alle modelle che si dipana liberamente nella sala. La passerella si compone di una serie di incontri-scontri tra moda e immagini, in un fervido dialogo.

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