Cine Mood
Venezia 83 comincia con stile, Greta Scarano e Nicolas Maupas, i look del debutto al Lido tra eleganza e semplicità
Il primo passo verso la Mostra del Cinema è già una dichiarazione di stile. Greta Scarano e Nicolas Maupas arrivano all’Hotel Excelsior e inaugurano la loro Venezia 83 da conduttori con due look agli antipodi ma perfettamente complementari: lei sofisticata e minimal, lui rilassato e impeccabile. E mentre il glamour accende i flash, Greta sceglie di non lasciare fuori dalla scena ciò che accade nel mondo. Alla vigilia dell’apertura dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, i due attori sono approdati all’Hotel Excelsior, pronti a inaugurare una nuova stagione del Festival non soltanto davanti alle telecamere, ma direttamente sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema. Per entrambi è una prima volta nel ruolo di conduttori: saranno loro, il 2 e il 12 settembre, ad accompagnare le serate di apertura e chiusura della Mostra.
Una scelta che segna anche una piccola svolta nella tradizione veneziana. Quest’anno, infatti, la formula cambia: non più soltanto una madrina o un padrino, ma due protagonisti chiamati a condividere la scena, a dialogare e a tenere insieme leggerezza e autorevolezza. E se il sipario sulla loro Venezia deve ancora alzarsi, il primo atto è già andato in scena al Lido. Tra flash, sorrisi e saluti ai fotografi, Scarano e Maupas hanno mostrato due interpretazioni diverse ma complementari dell’eleganza: lei sofisticata e minimal in Giorgio Armani, lui rilassato e impeccabile, con un look giocato sui toni del beige e del nero. Il loro debutto veneziano, insomma, è già una questione di stile. Ma non soltanto.
Greta Scarano, la lezione del minimalismo chic
A bordo di un motoscafo, Greta Scarano raggiunge l’iconico imbarcadero dell’Excelsior. Ad attenderla ci sono fotografi, flash, fan e obiettivi puntati.
Lei risponde con sorrisi, saluti e baci lanciati verso i fotografi. Una naturalezza che, davanti all’obiettivo, acquista ancora più fascino.
Per il primo look della sua Venezia, l’attrice sceglie Giorgio Armani. E punta tutto sulla discrezione.
Jeans skinny dal lavaggio scuro, T-shirt bianca e blazer doppiopetto blu navy costruiscono una silhouette essenziale e sofisticata. La borsa, nella stessa tonalità del blazer, completa l’insieme con grande coerenza.
Ai piedi, décolleté dal tacco elegante. Sul volto, occhiali da sole scuri. Al collo, una sottile catena con ciondolo. Gli orecchini e gli altri gioielli restano minimal.
È il genere di outfit che non ha bisogno di urlare per farsi notare. Il blu e il bianco evocano quasi naturalmente l’atmosfera marina del Lido, ma senza trasformarsi in un esercizio di stile troppo costruito. C’è qualcosa di profondamente italiano nell’equilibrio scelto da Scarano: sartorialità, semplicità, qualità dei materiali e nessun dettaglio superfluo. Il risultato è un’eleganza low profile, apparentemente casual e in realtà studiata in ogni particolare.
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- Director_Alberto_Barbera_and_Nicolas_Maupas__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia_
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- Greta_Scarano_and_Nicolas_Maupas__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia
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- Greta_Scarano_and_Alberto_Barbera__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia
Nicolas Maupas, eleganza rilassata al maschile
Poche ore dopo, anche Nicolas Maupas fa il suo ingresso all’Excelsior. Per il suo arrivo al Lido l’attore sceglie una strada diversa, ma altrettanto efficace firmato Giorgio Armani. Pantaloni fluidi color beige, polo nera e blazer nero: tre elementi semplici che costruiscono una mise sofisticata senza perdere quella componente rilassata che ormai è diventata una delle chiavi dell’eleganza maschile contemporanea. Ai piedi, mocassini. A completare il look, gli immancabili occhiali da sole.
Il contrasto tra i pantaloni chiari e la parte superiore total black rende l’insieme immediatamente riconoscibile, senza bisogno di loghi o accessori vistosi. Maupas punta sulla proporzione e sulla silhouette, scegliendo un guardaroba che sembra pensato per muoversi naturalmente tra il pontile dell’Excelsior, il photocall e, perché no, una passeggiata sul Lido. È un’eleganza meno formale di quella che immaginiamo sul red carpet, ma proprio per questo perfetta per un arrivo.
Due stili diversi, la stessa idea di eleganza
Scarano e Maupas arrivano dunque a Venezia con due interpretazioni differenti dello stesso concetto: vestire bene senza sembrare vestiti per forza per impressionare. Lei sceglie il rigore morbido della sartorialità Armani, lui la fluidità di un’eleganza maschile contemporanea. Lei punta sulle sfumature del blu e sul bianco, lui sul contrasto tra beige e nero. Due look che non cercano il colpo di scena, ma costruiscono una presenza. E forse è proprio questo il modo migliore per inaugurare una Venezia che li vuole protagonisti della scena.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
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Cine Mood
Venezia: Da George Clooney a Robert Pattinson, da Penelope Cruz e Javier Bardem, fino agli Oasis. E Renzo Rosso di Diesel…
Published
6 ore agoon
2 Settembre 2026
2 settembre. Inizia la 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Una Mostra che si nota per l’assenza di Hollywood e dei grandi film americani, con la convinzione che ormai non paghi più la presenza a un grande festival per la promozione di un film. Però le star ci saranno lo stesso. In questo senso, è ancora una Venezia in grado di accendere gli entusiasmi. A partire dal divo per eccellenza, George Clooney, che a Venezia riceverà il Leone d’Oro alla carriera, che quest’anno sarà assegnato anche a Ellen Burstyn. A introdurre Clooney sarà l’attrice premio Oscar Laura Dern. Un divo di un’altra generazione, ma ormai sulla cresta dell’onda da vent’anni, o quasi, è Robert Pattinson, protagonista di Primetime di Lance Oppenheim. L’attore, dopo The Drama e L’Odissea di Christopher Nolan, e al momento sul set di The Batman 2, è in un momento di grazia. Ci saranno Penélope Cruz e Javier Bardem, coppia sul set e nella vita, ad alto tasso di chimica e di fascino, che saranno i protagonisti di Bunker, il nuovo film di Florian Zeller. E forse, con il passare degli anni, non sarà più un sex symbol, non sarà più Il Gladiatore, ma è sempre una stella: Russell Crowe torna al Lido per presentare un suo film da regista, What Love Builds, nella sezione Fuori Concorso – Non Fiction. Il film d’apertura, Ink di Danny Boyle, porterà sul red carpet Guy Pearce e Claire Foy, Bucking Fastard di Werner Herzog, porterà Kate Mara, Rooney Mara e Orlando Bloom. Un film italiano, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, ha nel cast Alicia Vikander, Susan Sarandon e Luca Marinelli. Non sono divi del cinema, ma non potete non chiamarli star. Sono delle rockstar. In occasione della presentazione al festival del film Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace dedicato alla reunion degli Oasis, arriveranno al Lido Liam e Noel Gallagher. Dovrebbero arrivare: con loro il condizionale è comunque d’obbligo. Greta Scarano e Nicolas Maupas condurranno la serata d’apertura.
Ci sarà, poi, tutto il meglio del cinema italiano. A partire da Nanni Moretti, con il suo Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca, in competizione. Sono 5 i film italiani in concorso. The Echo Chamber di Andrea Pallaoro nasce dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci. L’estranea di Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, è un film di genere, un thriller/horror. Ritorno a Buenos Aires è il nuovo film di Marco Bechis, con Adriano Giannini, che ritorna sul tema della dittatura argentina. Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, con Vanessa Scalera, è la storia di una madre possessiva e ostile.
Non c’è Hollywood, ma ci sono molte produzioni in lingua inglese. Ink di Danny Boyle racconta l’ascesa del quotidiano The Sun di Rupert Murdoch. Company di Casey Affleck è ambientato lungo più di un secolo nei villaggi remoti degli Stati Uniti: nel cast ci sono Nick Nolte e Ben Mendelsohn. Wild Horse Nine di Martin McDonagh, con John Malkovich e Sam Rockwell, segue due agenti della CIA in missione in Cile alla vigilia del colpo di stato di Pinochet. Primetime di Lance Oppenheim con Robert Pattinson è la storia di un conduttore di un reality show della NBC che vuole attirare pedofili e smascherarli in diretta. Ci sono poi i film francesi. Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé continua il suo discorso sul mondo del lavoro, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon. 15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn è la storia di medico che cura adolescenti con problemi psicologici o psichiatrici. Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser, con Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni, è la storia di un uomo che ripensa ai suoi rapporti con le donne alla luce della sensibilità moderna.
Ma i film arrivano da tutto il mondo Kami Nour (A Bit Of Light) di Ali Asgari parla del regime in Iran, Kvinde Ukedt (Woman Unknown) di May el-Toukhy (regista egiziana ma produzione danese), di un matrimonio minacciato da un’ombra nel passato. In Bucking Fastard di Werner Herzog, Kate Mara e Rooney Mara, sorelle nella vita, impersonano due gemelle che che condividevano comportamento e amori. Dau di Ilya Khrzhanovsky, regista russo, racconta la storia del più grande scienziato dell’era sovietica che ha contribuito alla prima bomba atomica. Look Back del giapponese Hirokazu Koreeda, adattamento cinematografico di un manga, è un coming of age di due ragazzine adolescenti che cominciano a disegnare i loro primi manga e poi intraprendono una carriera nella grande industria. Arriva dal Giappone Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, storia di un reduce dalla Guerra che predica pace nelle scuole. Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love) di Lee Chang-dong, arriva dalla Corea, ed è ispirato a uno dei capitoli del decalogo di Kieslowski.
In Orizzonti ci sono quattro film italiani. La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, racconta la figura di una fotografa dimenticata, Gerda Taro. Una Storia è l’esordio alla regia di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher e Guido Caprino: una moglie scopre il vuoto della propria esistenza dopo che la figlia ha lasciato la casa per l’università. La città dei vivi di Edoardo Gabriellini è tratto dal romanzo di Nicola Lagioia con Valerio Mastandrea. I figli della scimmia, di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio, racconta una storia di disabilità.
Fuori concorso nella sezione Non Fiction, uno dei film che sembrano più interessanti è Be Brave di Franceso Carrozzini, il primo film dedicato a Renzo Rosso, fondatore di Diesel, e primo documentario italiano realizzato interamente con l’Intelligenza Artificiale. Fuori concorso c’è anche Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, che sarà il film di chiusura. E ci sono due grandi autori: Nessun dolore di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, e Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo e Serena Rossi. Place To Be di Kornél Mundruczò è l’ultima apparizione di Ellen Burstyn. The Basics Of Philosophy è il nuovo film del grande Paul Schrader, un’opera morale nel suo stile, con Sofia Boutella e Bill Pulmman. Un Bon Avocat di Tristan Séguéla, con Laurent Lafitte, Mélanie Laurent e Carole Bouquet, è la storia di avvocato dedito alla cocaina. Jupiter di Alexandre Smia con Denis Mènochet e Andrè Dussolier, è la storia di un presidente francese appena insediato che deve prendere una decisione in base a un ultimatum atomico della Russia. Father Joe di Barthélémy Grossmann è la storia di un prete vendicatore che ruba ai ricchi per donare ai poveri, prodotto da Luc Besson, con Kiefer Sutherland e Al Pacino. C’è una sola serie, Peccato di Valerio Vestoso, con Emanuela Fanelli, un mockumentary comedy in cui, in un futuro immaginario, si racconterà la tragicomica carriera di Emanuela Fanelli (la vedremo su HBO Max). Ci sono i cortometraggi, tra cui Flesh Impact di Maggie Gyllenhaal, presidente di giuria, che è dedicato a Marilyn Monroe. E ci sono film lunghissimi, come Joie De Vivre di Luca Guadagnino, un documentario di 435’, 7 ore di analisi dei film di Bernardo Bertolucci. Per quanto riguarda i film sul cinema, ci saranno anche Juso per ferie di Karen di Porto, Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano, The Pervert’s Guide To Utopias di Sophie Fiennes, Twist And Shoot Mister Suzuki di Yves Montmayeur e Intermission di Yonfan. Nella sezione, Non Fiction, oltre ai film su Renzo Rosso e sugli Oasis e al film di Russell Crowe, c’è Musk di Alex Gibney, dedicato a Elon Musk, un documentario di 4 ore. Nella sezione Venezia Spotlight segnaliamo Hombre Al Agua di Gael Garcia Bernal (Messico) e Serpenti di Roberto De Paolis Maino con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Coyote Vs Acme: E se la colpa non fosse mai stata del nostro Willy Coyote?
Published
6 ore agoon
2 Settembre 2026
E se, tutto d’un colpo, realizzaste che i vostri fallimenti, i vostri errori, le vostre mancanze non sono mai state davvero colpa vostra? È quello che accade nel bellissimo film Coyote vs Acme, un progetto che ha una lunga storia di gestazione e che, finalmente, arriva sugli schermi italiani distribuito da Lucky Red. Lo spunto del film è proprio questo. Dopo l’ennesima caccia a Beep Beep finita male, con la solita caduta in un burrone, il nostro eroe Will E. Coyote, di professione “genio”, come riporta il suo biglietto da visita, vede lo spot di un avvocato di Albuquerque, New Mexico, che gli sembra parlare a lui. Ogni volta che un piano è andato a male, ogni volta che un oggetto è scoppiato, ogni volta che in uno zaino con il paracadute c’era in realtà l’argenteria, è stata colpa di chi lo ha prodotto. Cioè la fantomatica Acme, che, apprendiamo, è una multinazionale che produce oggetti di ogni tipo e ha una sezione dedicata ai cartoni animati. Willy Coyote così decide di andare ad Albuquerque e fare causa alla potentissima Acme.
È un film pieno di sorprese, Coyote Vs Acme. A partire dall’inizio, in cui, dopo la gag iniziale, e una volta accesa la lampadina della possibile causa nella testa del protagonista, con un breve flashback ci fa vedere una serie di gag storiche di Willy Coyote e Beep Beep, quelle con cui siamo cresciuti, con cui abbiamo riso ogni volta. E qui già qualcosa scatta. Ma le sorprese non finiscono qui. Una volta che il nostro eroe arriva ad Albuquerque, capiamo che Coyote Vs Acme è uno di quei film a tecnica mista, animazione e live action, o meglio animazione 2D e live action, quella tecnica che ha fatto grandi film come Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Elliot il drago invisibile, e che presuppone una certa sospensione dell’incredulità per cui si dà per scontato che uomini e cartoni animati vivano insieme e possano comunicare.
Ma le sorprese non finiscono qui. Coyote Vs Acme diventa, sempre virato in commedia e con gag slapstick da cartoon, una sorta di legal thriller. O meglio, uno di quei film sulle cause civili in cui un avvocato e un querelante, soli contro tutti, combattono non solo per sé ma per un bene superiore, il bene della comunità. Ovviamente ad armi impari, come Davide contro Golia. Ed ecco che, tra continui scoppi, cadute, corse e rincorse, salti e giravolte, Coyote Vs Acme segue tutte le regole e gli stilemi di quel tipo di film. Con l’avvocato più improbabile su piazza, certo. Ma improbabile quanto il suo cliente.
Quello che esce da Coyote Vs Acme è un nuovo profilo di Willy Coyote. È finalmente fiero, sicuro, battagliero. L’idea di avere ragione, di essere dalla parte dei giusti, di poter far valere la giustizia, lo rende finalmente qualcuno di determinato. È un’altra persona. Pardon, un altro cartone. Ed è finalmente esplicitato quello che abbiamo sempre pensato sul rapporto con il suo rivale. Senza svelarvi troppo, il destino di Wily Coyote e Beep Beep, alias il Roadrunner, è quello di essere due lati della stessa medaglia. Sono come Rocky e Apollo Creed, come Daniel Larusso e Johnny Lawrence di Karate Kid e Cobra Kai.
Beep Beep è parte della storia, e non poteva essere altrimenti. Ma Coyote Vs Acme è ricco di camei e di citazioni, dal mondo Looney Tunes e non solo. Uno dei personaggi, il Dr. Lorre, fa riferimento, ad esempio, a Peter Lorre, storico attore degli anni Trenta, noto, tra le altre cose, per M – Il mostro di Dusseldorf. È inserito nella storia in modo geniale, come è inserito bene ogni personaggio che entra in scena.
Ma c’è qualcosa di più che ci dice questo Coyote Vs Acme. Che Willy Coyote è un simbolo di resilienza, costanza, impegno. Uno che lavora duro per ottenere il suo obiettivo. Uno che, ogni volta che cade, si rialza e riprova ancora, ancora e ancora. È qualcuno da cui abbiamo davvero tanto da imparare. La bellezza di questo film è che sia riuscito a dare un carattere e una storia a dei personaggi che sembravano bidimensionali, ridotti solo a semplici, per quanto geniali, gag. Geniale anche Lucky Red a prendersi e regalarci questo film che ha avuto una storia tormentata. Prodotto dalla Warner Bros., che è titolare dei diritti dei Looney Tunes, e poi abbandonato, è stato completato da un’altra casa di produzione, ma non era più nei piani distribuitivi della major. Era quindi una carta libera, sul tavolo, solo da pescare. E Lucky Red lo ha fatto. È un film per tutte le età. Piacerà ai più piccoli, ma sarà un cult per il pubblico adulto, visto che intere generazioni sono cresciute con quei bellissimi cartoni animati.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Venezia 83, tra abiti da sogno e arrivi da copertina: da George Clooney ai fratelli Gallagher: le celebrità (e il glamour) più attese
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22 ore agoon
1 Settembre 2026
A Venezia 83 il cinema non arriva mai da solo. Lo precedono il fruscio degli abiti, il riverbero dei flash sull’acqua, gli occhiali da sole indossati con nonchalance e quella particolare elettricità che, ogni anno, trasforma il Lido nel palcoscenico più desiderato del mondo. L’edizione 2026 della Mostra del Cinema sceglie di dosare il suo fascino: niente affollamenti da colossal, ma una costellazione di presenze iconiche, calibrate al millimetro per regalare momenti di stile destinati a rimanere scolpiti negli archivi del costume. Più che un semplice red carpet, Venezia resta un rituale di bellezza e desiderio, dove ogni arrivo può diventare un’immagine destinata a entrare nell’album della cultura pop. Dai grandi nomi di Hollywood alle leggende del rock britannico, passando per le coppie più affascinanti del cinema internazionale e per una nuova generazione di protagonisti dello stile, il Lido promette ancora una volta di essere il luogo in cui il cinema incontra la moda e il glamour diventa spettacolo.
George Clooney e la lezione del divinismo hollywoodiano
Il re indiscusso della kermesse sarà ancora una volta George Clooney. L’attore riceverà il Leone d’oro alla carriera nella sera d’apertura che si preannuncia memorabile, omaggiato da Laura Dern. Per Clooney, Venezia è una seconda casa, lo sfondo ideale dove celebrare il proprio mito e l’amore con Amal Alamuddin. Ed è proprio sulla giurista, icona di eleganza, che si concentreranno gli sguardi della vigilia:il loro sbarco al Lido è da sempre il compendio perfetto dell’alta sartorialità incontrata dal glamour hollywoodiano d’altri tempi.
Cruz-Bardem e il carisma delle grandi coppie
Il red carpet promette scintille anche grazie alle grandi coppie del cinema e della musica. Penélope Cruz e Javier Bardem tornano insieme al Festival per presentare Bunker di Florian Zeller. Sono insieme da vent’anni, hanno vinto due premi Oscar e sanno dominare la scena con naturalezza. Lei conquista con il suo fascino mediterraneo. Lui porta un carisma austero che rende ogni loro apparizione un vero evento.
Di segno molto diverso, ma altrettanto attesi, sono Liam e Noel Gallagher. L’arrivo dei due fratelli degli Oasis è senza dubbio uno dei più clamorosi dell’anno. I Gallagher saranno al Festival per l’anteprima del documentario sulla reunion degli Oasis, Don’t Look Back in Anger. Occhiali tondi, giacche parka e atteggiamento sfrontato promettono di cambiare il bon ton della kermesse. Per una notte, il Palazzo del Cinema potrebbe trasformarsi in una vera tribuna di Wembley.
Il Lido sarà anche il palcoscenico di importanti cambiamenti di stile. Robert Pattinson, atteso con Primetime, rappresenta bene il nuovo divo contemporaneo. Il suo stile passa dall’eleganza più rilassata al minimalismo d’autore, senza mai perdere personalità.
Grande curiosità anche per Pamela Anderson, presente al Festival con Place to Be. Negli ultimi anni ha scelto un’immagine più naturale e autentica. La sua nuova bellezza punta sulla semplicità e sulla consapevolezza. È proprio questa scelta a renderla uno dei volti più affascinanti e fotografati della stagione.
A completare il quadro ci saranno le sorelle Rooney e Kate Mara, pronte a conquistare il red carpet con il loro stile elegante e ricercato. Attesa anche Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria. A rappresentare l’Italia ci sarà una ricca delegazione guidata da Alessandro Borghi, Pierfrancesco Favino, Valeria Golino e Jasmine Trinca.
Tra le luci della Laguna, gioielli da sogno e flash senza sosta, Venezia 83 si prepara così a celebrare ancora una volta il fascino del grande cinema. Perché il cinema, oltre alle storie e ai grandi talenti, vive anche di bellezza, stile e capacità di incantare.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
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