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Barriere architettoniche nei luoghi di lavoro: come rendere gli ambienti di lavoro più accessibili e inclusivi
I concetti di diversità ed inclusione si stanno facendo sempre più spazio anche nei contesti professionali. Tuttavia, un ostacolo significativo alla piena realizzazione di questi ideali rimane la presenza di barriere architettoniche, che possono mettere a rischio anche l’integrazione e la produttività complessiva dell’ambiente lavorativo.
Dunque, la creazione di spazi di lavoro accessibili va oltre il semplice adempimento di obblighi legali; è un investimento nel potenziale umano e nella crescita aziendale. Un ambiente lavorativo privo di barriere architettoniche non solo facilita la mobilità e l’autonomia dei dipendenti con disabilità, ma promuove anche una cultura di rispetto e uguaglianza di cui ne beneficia anche l’azienda.
Scopriamo in che modo eliminare le barriere architettoniche tramite l’utilizzo di un montascale sul luogo di lavoro.
Cosa sono e come funzionano i montascale
Per molte persone superare una barriera architettonica, in particolare le scale, può diventare un ostacolo insormontabile. È qui che entra in gioco il montascale, un dispositivo di trasporto composto da una seduta mobile che si muove lungo un binario installato sulla scalinata. Questo ingegnoso sistema permette alle persone con mobilità ridotta di accedere ai diversi livelli di un edificio senza dover affrontare le scale, e può essere utilizzato anche per il trasporto di piccoli carichi.
Una delle caratteristiche più importanti dei montascale è la loro versatilità: è infatti possibile adattarli a qualsiasi tipo di scala, indipendentemente dalla sua inclinazione, lunghezza o eventuali variazioni di pendenza. La sicurezza non è un fattore che passa in secondo piano: questi dispositivi sono dotati di vari sistemi di protezione, tra cui cinture, controlli a pressione costante e meccanismi di arresto automatico che si attivano in caso di ostacoli rilevati durante il movimento.
Dal punto di vista energetico, i montascale sono estremamente efficienti. Funzionano con una normale alimentazione elettrica domestica e hanno un consumo molto basso. Inoltre, sono dotati di batterie che garantiscono il funzionamento anche in caso di interruzione di corrente. Queste batterie si ricaricano automaticamente quando il dispositivo non è in uso, assicurando sempre la piena operatività.
Anche l’installazione di un montascale è generalmente un processo semplice, che non richiede modifiche strutturali significative. Tuttavia, in alcune situazioni particolari, come scale strette o realizzate in materiali specifici, potrebbe essere necessario un adattamento più complesso. In questi casi, l’esperienza di aziende specializzate diventa fondamentale per garantire un’installazione ottimale e un funzionamento affidabile. Un esempio significativo sono questi montascale per anziani di Montascale Agile, un’azienda leader nel settore, rinomata per la qualità e l’affidabilità delle sue soluzioni. Questi dispositivi vengono installati con cura e precisione da tecnici altamente qualificati, i quali operano nel pieno rispetto degli spazi domestici e delle specifiche esigenze del cliente, garantendo al contempo l’aderenza alle normative vigenti in materia di sicurezza e accessibilità.
Montascale: perché sono indispensabili nei luoghi di lavoro
L’inclusione e l’accessibilità sono pilastri fondamentali per creare un ambiente lavorativo equo e rispettoso. La rimozione delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro risponde proprio a questi obiettivi, con lo scopo di garantire a tutti i dipendenti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche, la possibilità di contribuire pienamente alla vita professionale.
Dal punto di vista normativo, c’è da dire che la Costituzione italiana sancisce il principio di uguaglianza e impegna lo Stato ad eliminare gli ostacoli che limitano la piena partecipazione dei cittadini alla vita sociale ed economica del paese. Non a caso, le barriere fisiche negli ambienti lavorativi sono sicuramente uno degli impedimenti più significativi, in quanto limitano la mobilità e l’autonomia delle persone con disabilità motorie.
A questo scopo, la nostra legislazione ha progressivamente introdotto una serie di norme volte a promuovere l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità, che devono essere rispettate da ogni azienda. Queste disposizioni non solo incoraggiano l’assunzione di lavoratori con disabilità ma impongono anche l’adeguamento degli spazi lavorativi per garantire loro sicurezza e comfort.
In questo scenario, i montascale si rivelano strumenti indispensabili per superare le barriere architettoniche, perché consentono alle persone con mobilità ridotta di accedere a tutti i livelli di un edificio, assicurando loro la possibilità di muoversi liberamente e in sicurezza all’interno del luogo di lavoro.
L’installazione di montascale non è solo una questione di conformità legale, ma rappresenta un investimento nella diversità e nell’inclusione aziendale. Rendendo gli spazi lavorativi accessibili a tutti, le aziende creano un ambiente che valorizza ogni individuo, promuovendo al contempo l’innovazione e la produttività, con un grande ritorno d’immagine anche per l’azienda stessa.
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I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria: la nuova ricerca di Filippo Arillotta
Published
1 giorno agoon
21 Settembre 2026By
DailyMood.it
Il nuovo libro dello storico reggino è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni. Dieci testimonianze hanno raccontato due secoli di storia, tra viaggiatori, industria, scienza, politica e letteratura
Ci sono prodotti che appartengono a un territorio. E poi ci sono prodotti capaci di raccontare quel territorio al mondo. E, come documenta lo storico Filippo Arillotta il Bergamotto è passato anche da Firenze prima di arrivare a Reggio Calabria…..
Il Bergamotto di Reggio Calabria appartiene certamente alla seconda categoria. Lo dimostra ancora una volta il professor Filippo Arillotta, storico e scrittore reggino, che è tornato a dedicare la propria capacità di ricerca a quella che è ormai diventata una delle grandi chiavi di lettura della storia economica, sociale e culturale della città dello Stretto.
Dopo il successo di Storia fantastica del Bergamotto di Reggio Calabria, pubblicato da Kaleidon Editrice e già approdato alla ristampa, Arillotta ha presentato il suo nuovo lavoro, “I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, presentato l’8 settembre al Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria.
Un nuovo libro che conferma una caratteristica fondamentale del lavoro dello storico reggino: la capacità di andare oltre la narrazione tradizionale per cercare, nei documenti e nelle testimonianze, quelle tracce apparentemente secondarie che finiscono invece per restituire una storia molto più grande.
Dieci testimonianze per raccontare una storia internazionale
Il volume è costruito attraverso dieci racconti, dieci testimonianze provenienti da epoche e contesti differenti, accomunate dall’incontro con il Bergamotto di Reggio Calabria.
Non è dunque soltanto la storia di un agrume e della sua essenza. È la storia di come quell’essenza abbia attraversato confini, professioni, mercati e culture, entrando nella vita quotidiana di popolazioni europee e mondiali e contribuendo, al tempo stesso, a proiettare Reggio Calabria in una dimensione internazionale.
Nel libro compaiono relazioni di viaggiatori arrivati a Reggio per conoscere direttamente i luoghi della coltivazione, indagini di mercato, analisi chimiche, relazioni industriali, documenti e riflessioni di carattere politico, fino ad arrivare alla letteratura.
È proprio questa pluralità di fonti a rendere particolarmente interessante la ricerca di Arillotta.
Lo storico non si limita infatti a raccontare ciò che è già noto, ma va alla ricerca di testimonianze capaci di ricomporre, tassello dopo tassello, un’immagine diversa e più ampia della città e del suo patrimonio.
E così il Bergamotto diventa un osservatorio privilegiato attraverso il quale guardare a duecento anni di storia.
La capacità di cercare dove la storia sembra nascondersi
La cifra distintiva di Filippo Arillotta è proprio questa: trasformare la ricerca storica in una scoperta.
Un documento commerciale può raccontare un mercato. Un’analisi chimica può testimoniare il livello raggiunto dalla ricerca scientifica. La relazione di un viaggiatore può restituire l’immagine di un territorio. Una testimonianza industriale può spiegare la nascita di una filiera. Un testo letterario può, infine, trasformare tutto questo in memoria collettiva.
Mettendo insieme queste tessere, Arillotta mostra quanto il Bergamotto di Reggio Calabria sia stato, per generazioni, molto più di una produzione agricola, ma è scienza, economia, industria, profumo, commercio, cultura e immaginario.
E soprattutto è stato un ponte tra Reggio Calabria e il mondo.
L’inedito incontro con Corrado Alvaro
Tra le pagine più sorprendenti del nuovo volume trova posto anche un testo di Corrado Alvaro, poco conosciuto al grande pubblico, nel quale il Bergamotto assume una funzione del tutto particolare: diventa strumento per leggere la realtà politica del proprio tempo.
È un finale che porta il libro su un piano quasi inatteso.
Dalla terra e dagli agrumeti si arriva alla letteratura; dalla storia economica si approda alla dimensione politica e, infine, a quella simbolica.
Nella conclusione, infatti, il Bergamotto sembra quasi liberarsi dalla sua dimensione materiale per diventare profumo, atmosfera, memoria e immaginazione.
Un racconto nel quale la sua fragranza si inserisce in un’Europa attraversata dai venti di guerra, restituendo per un istante una dimensione quasi onirica: la potenza del profumo come possibilità di attenuare, almeno simbolicamente, le tensioni della storia.
Una presentazione che mette insieme storia, agricoltura e cucina
A dialogare con l’autore, nella serata dell’8 settembre, ci sono state personalità provenienti da mondi diversi ma profondamente legati al territorio.
Sono intervenuti Filippo Cogliandro, chef patron del ristorante L’Accademia Gourmet di Reggio Calabria; Rosario Previtera, agronomo e docente di Biotecnologie agrarie; Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria, e presidente del GAL “Area Grecanica”.
A moderare l’incontro è stato Luigi Caminiti, docente del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria.
Una scelta di relatori che ha restituito perfettamente lo spirito del libro: il Bergamotto può essere studiato attraverso la storia, analizzato attraverso la scienza agraria, interpretato nella sua dimensione territoriale e culturale e, naturalmente, raccontato anche attraverso la cucina.
Ed è proprio quest’ultimo passaggio a rendere particolarmente significativo il contributo di uno chef come Filippo Cogliandro, da anni impegnato nella valorizzazione delle eccellenze identitarie della Calabria e nella trasformazione della materia prima del territorio in linguaggio gastronomico contemporaneo.
Reggio Calabria e quella dimensione internazionale spesso dimenticata
Il lavoro di Arillotta compie, in definitiva, un’operazione che va oltre il semplice racconto del Bergamotto.
Attraverso dieci testimonianze, restituisce alla città una parte della propria storia internazionale.
Una storia che spesso rimane nascosta dietro le immagini più conosciute di Reggio Calabria, ma che i documenti sono ancora capaci di raccontare: una città osservata da viaggiatori stranieri, studiata dalla scienza, attraversata dai commerci, collegata ai mercati internazionali e capace di lasciare una traccia persino nella letteratura.
È questo, forse, il risultato più interessante della ricerca di Filippo Arillotta: dimostrare che per comprendere la storia di un territorio non sempre bisogna cercare grandi eventi. A volte basta seguire il profumo di un agrume.
E quello del Bergamotto di Reggio Calabria, da oltre due secoli, ha viaggiato molto lontano.
“I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, edito da Kaleidon, è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni di Reggio Calabria.
Il libro è disponibile online su https://www.kaleidoneditrice.it/shop/i-racconti-del-bergamotto-di-reggio-calabria/
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The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes — Frank Abrams
Published
4 giorni agoon
18 Settembre 2026By
DailyMood.it
rank Abrams parte da una fotografia. O meglio, da cinque vecchie tintype acquistate quasi per caso in un flea market della Carolina del Nord, senza sapere che quei piccoli ritratti avrebbero finito per condurlo dentro uno dei capitoli più affascinanti e controversi del West americano.
Da quella scoperta prende forma una ricerca durata anni, fatta di viaggi, documenti, archivi, confronti fotografici e incontri con persone esperte della storia di Billy the Kid. Il momento in cui Abrams riconosce in una delle fotografie quello che ritiene essere Pat Garrett, l’uomo legato alla morte di Billy, rappresenta la svolta dell’intera vicenda.
È questo il punto di forza di The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes: non racconta semplicemente Billy the Kid, ma racconta la ricerca di una possibile verità attraverso una fotografia.
Pagina dopo pagina, Frank Abrams ricostruisce il mondo nel quale si muovono Billy, Garrett, Ash Upson e gli altri protagonisti, riportando lettere, documenti e testimonianze e soffermandosi anche sulla storia e sulle caratteristiche delle tintype, una particolare tecnica fotografica dell’Ottocento.
Il risultato è una lettura che unisce storia, fotografia e investigazione. La vicenda personale dell’autore rende il racconto particolarmente coinvolgente: quella che inizialmente sembrava soltanto una curiosità acquistata per pochi dollari diventa una ricerca sempre più importante, capace di portarlo a consultare centinaia di libri e documenti e a viaggiare in diversi luoghi legati alla storia del West.
Interessante anche il modo in cui il libro invita a guardare Billy the Kid oltre l’immagine del fuorilegge costruita nel tempo da libri, cinema e cultura popolare. Abrams mette continuamente a confronto la leggenda con le testimonianze e i documenti, proponendo al lettore una rilettura della figura di Billy e delle persone che gli furono accanto.
La parte più suggestiva rimane però quella dedicata alle fotografie: osservare quei volti attraverso gli occhi dell’autore significa entrare in una sorta di indagine sul passato, dove ogni dettaglio può diventare significativo.
The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes è quindi una lettura particolare e appassionata, soprattutto per chi ama la storia americana, il Vecchio West e le vicende in cui un documento apparentemente insignificante può aprire una porta sul passato.
Un libro nato da una fotografia e diventato una lunga ricerca alla ricerca di una verità. Perché, a volte, la storia può tornare a parlarci proprio attraverso un’immagine.
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- Divided Billy Photo And Matched copy, Abrams Billy face portion on viewers right, DU Billy on viewer’s left
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- Signature: U0bScv+U0HGUWETZAHXkY4cFTlw6v+8wfaexkvjpO7bzyxuNyO3ps/9t2zGwzd3Ft7tGR39W9SgpMgq14t1mwE5FPgZmLpSunNLGKqbWpHkE3C1u7rQdg7xgomSIuw3CDwg9ebSSUvpGGmV6HSFJ7AHeAbzbFPRBghbcU5shJenELL9xBTYikAI73DlcB07XhMF1+FEP7tSqI5WkXgkHw3P2WKzgIYwEgC+l/Rwni/i0luLBKZzVdd+rczT83axjrZz2vg022xdj7pNRtJEmzlY9oTvpGEFcPstSMuA7IrazldoaNty1FyRG/TdIb2aHdGpUtdGTUoF/3enjk1NEkxutRYeJyOptfBXr5B6+sWJn7INMWz0+2nF4Ggme2dQIW2irwC85AKA7wbf4QvfPQvjYBe7UzXgC6lro26NKwS7A6oGxjNlIgdeObgfC00DAmLUTKguAfB+OySQ2ynWUCa4SJuFcYL9Dm9smkoAa0RBXXnUVC+A83LwrCXnlL+iEYIGQdijdWgvwNSPugHzQiKhNiGFdMvP/DUaNdJ7ungF9oCLdrd1Eof7hGSCUXYlHWi8KasDGce9ddgZ/AW6usk9AY3S1Ny5FknU4O3Ix0uncnMACdou7lE0JLajsdgN0oUAlOwz1ioEUp4PoYoebyiRx2RV8tArK//LMvSBNLemBK/r80Yd0NwCLslme2bGHyIEh1z1kFeEcIdVwCU5Q+zrWlSpgpMcjthupNNkuEGqkibMdSnTiOB1hnMiFJcG+vrFDurSHm6UTjJGBuzNGOAJZpVUUhZJztvwlwJcwfXp39A2/yrM0lvs2IxT8OZfi+MQbxlUTtYEaFqO36MtSvoeXhkJYDHRp318U7MSlng25i1fkUs3j7zwAznD/ASpU8YJERuc7FT+79NuMyHXkGCsbSdMRNVV+sDWvA5lNQfprCaUAQokKeaFjDsiIxn9ze9uCO3wM/oRXVhC/Cv8hFWTKUIy45Deg1C2mYrXEtlU=
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20 anni di magia del Circo Nero di Leandro Bisenzi
Published
5 giorni agoon
17 Settembre 2026By
DailyMood.it
Un circo nuovo, moderno, affascinante
Qualche anno fa ho incontrato Leandro Bisenzi in un evento fuori dalla norma con una richiesta altrettanto fuori dalla norma…. l’assegnazione di un posto in prima fila in uno storico Teatro Fiorentino, nell’ambito di un evento destinato ai malati di Parkinson, e mi chiese un posto libero per se, in prima fila, cosa che ho fatto e successivamente gli ho chiesto il perché, a chi era stato assegnato pur lasciandolo vuoto….alla mia mamma, mi rispose, per me sempre presente ma la sto perdendo, come purtroppo si perde una persona afflitta da malattia neurovegetativa.
E allora ho capito quello che c’è d’importante dietro le persone, dietro atteggiamenti, parole, sguardi…dove dietro un’attività frenetica e irriverente, una scintillante follia come quella del Circo Nero creata da Leandro Bisenzi, in questi giorni in Italia dove ha ricevuto il Premio Dance Music Awards 2026 premio come miglior agenzia di spettacolo in Italia, si celano sommersi mondi onirici e concetti basati sulla leggerezza, ironia, gioia di vivere e allegria.
Il Circo Nero è una progetto di Leandro Bisenzi datato 2006 e nato a Firenze dall’amore per il magico struggente mondo del circo che conquista tutti sin da piccoli, che, crescendo, mantengono ricordi indimenticabili di quando un circo arrivava in città, normalmente a Natale, quando si presentava col suo enorme tendone e i colorati personaggi strampalati in una Firenze innevata portando calore e strappando sorrisi a grandi e piccini.
Il Progetto nasce dalla folgorazione per il film “Freaks” di Tod Browning del 1932, inno alla tolleranza ambientato nell’America della crisi dove i “diversi”, appunto i Freaks, venivano esposti e derisi per le loro fisiche “mostruosità”
Il Circo Nero fa della Tolleranza e dell’Allegria la sua bandiera rivisitando il mondo del circo in chiave di Stile, vestendo ogni suo personaggio con abiti creati da stilisti emergenti fiorentini e non, presentando i personaggi in particolari e preziosi outfit di grande glamour in quanto il progetto nasce in una città come Firenze, polo della moda, dello stile e della creatività riconosciuta a livello mondiale.
Personaggi circensi, un collettivo di maschere, contorsionisti, funamboli e maghi, illusionisti, trucchi, gag, la donna cannone, clown e giocolieri, ma Persone, che, dietro le maschere che indossano, celano il complesso conflitto tra l’io interiore e le aspettative della società per accettare il viaggio dentro noi stessi, primi attori di un format dove il diverso, il folle, l’irriverente, il solitario e un serie di personaggi e voci, ci permettono di esistere nell’intersezione che c’è fra esse.
Finisce lo spettacolo, si spengono le luci, ci allontaniamo con gli occhi pieni dei sogni che Leandro Bisenzi ci regala mentre proviamo a capire e a comprendere le relazioni che intercorrono tra questi personaggi fantastici, interiori, ed è il modo migliore che abbiamo per scoprire davvero i nostri confini.
Writer: Cristina Vannuzzi
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