Sfilate
Patrick McDowell – Spring/Summer 25 Portraits of a Painter
Patrick McDowell, British Sustainable Fashion Designer, Debuts Their “Portraits Of A Painter” SS25 Collection Inspired By Queer Artist; Glyn Philpot
Patrick McDowell presents their SS25 collection inspired by the Queer British artist, Glyn Philpot. Illustrating the brand’s commitment to multi-disciplinary creativity, the collection bridges fashion, art and culture.
Patrick McDowell’s appreciation for history saw them dive into the Tate archives to explore the letters written by Glyn Philpot to close friends and family, helping to establish the life behind the artist’s work.
McDowell sought out Glyn Philpot’s remaining relatives to gain a personal insight into the life of the eminent artist and bring a sense of authenticity to the collection. After discovering the two contrasting lives Glyn experienced, one of society and status and one of queer identity and true expression, it became clear that the collection should celebrate and fuse both. This season’s collection aims to highlight the reality of many queer people living a dual existence.
This season’s show takes place at Guildhall School of Music & Drama, continuing Patrick McDowell’s partnership from AW24. The immersive runway experience features performances from emerging classical musicians, creating a dramatic atmosphere. The combined fashion show and performance celebrates the arts in the same way Glyn Philpot did in his artworks, depicting varying performing arts from opera to ballet to avant-garde performance.
Continuing the brand’s commitment to nurturing creative education, Patrick McDowell worked to initiate a community project with Tate, highlighting how their archives offer an incredible free resource with the potential to inspire the next generation.
Motivated by the expressive artworks of Glyn Philpot in the 1920s, depicting topics surrounding queer identity and societal beliefs, Patrick McDowell illustrated the story of the artist’s dual life with a commitment to craftsmanship and storytelling. Inspiration for silhouettes are drawn from the most resonant works from the artist, directly influencing the collection looks.
Philpot’s artworks have been re-imagined into garments through painterly prints combined with soft nuanced colours.Printed onto delicate fabrics crafted from fully traceable and biodegradable TENCEL™ fibres. floral motifs and ‘trompe l’oeil’ paint strokes adorn these lower impact fabrics, reflecting how art and fashion can intersect with the modernity of progressive resources and textiles.
As ever McDowell has centred sustainable craft at the heart of the collection. Working alongside the King’s Foundation, Patrick McDowell incorporated the artisanal skills of scholarship students into the design and craft of the garments, creating a much needed space for industry experience and opportunities. Eliza Gomersall, a King’s foundation scholar, meticulously hand embroidered a series of textiles for the collection.
Jewellery was created by Anuka with recycled silver by hand in England. Inspired by the flowers from his most pivotal work the Hibiscus, Patrick’s favourite flower freesia, and Glyn’s sister’s name Daisy.
Vintage knit was unravelled, reconditioned and re-knitted in England by Miranda Mallinson Pocock, a recent knit graduate McDowell met in their capacity as global ambassador for Graduate Fashion Week.
A Philpot family wedding gown, kindly donated by Glyn’s great-great-niece, Charlotte Doherty, was reimagined for the closing look. Embedding personal stories into the garments and speaking to McDowell’s ability to work sensitively with clients to reimagine their most special pieces, a service they offer at their London studio.
This collection builds on the sustainable values of Patrick McDowell through the preservation and reuse of materials, whilst celebrating the brand’s history in creating show stopping pieces.
Spearheading new innovations in dying processes, McDowell is the first designer to work with bacteria based dye house Octarine to add colour to garments without the use of petrochemicals, achieving black pigment naturally; a rare and exciting development for the industry.
Handbags have been created using Mycelium based leather by Ecovative, crafted in London.
Chrome free and naturally tanned leather was sourced from Lineapelle and created by hand at the D’Arienzo atelier in Naples.
In a community-minded effort McDowell sourced dead stock silks from London based designer Erdem and long time collaborator Taroni silk.
Natural dyes from Sages London have been used to create fully biodegradable materials and achieve the specific tones from Patrick McDowell’s favourite paintings within Glyn Philpot’s portfolio.
High Heels have been supplied by the Italian brand Pinko with classic loafers reminiscent of the artist’s own footwear supplied by Sebago. Classic cotton and silk socks are from premium British sock brand Pantherella.
Quote from Patrick:
‘Fashion for me is about telling stories through clothes, researching and exploring the life of Glyn Philpot and indeed getting to know his living relatives has been an honour and a privilege. To be trusted with his story and to tell it in such a deeply personal and sustainable way is very humbling’.
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
You may like
-

CHANEL Sfilata Primavera Estate 2027
-

Augustinus Bader al fianco di Victoria Beckham nel backstage come skincare partner esclusivo della sfilata Primavera/Estate 2027 alla Paris Fashion Week
-

ZHONGFANG.LIJIN – Collezione Spring Summer 2027
-

Milano torna ad osare: la nuova stagione tra gonne, memoria e desiderio
-

Bloom without Permission SS27 Collection
-

FASHION VIBES MILANO ART GALLERY & SHOWROOM
Sfilate
CHANEL Sfilata Primavera Estate 2027
Published
3 giorni agoon
7 Ottobre 2026By
DailyMood.it
La Conversation – Parte Tre – Volti diversi della stessa medaglia
«La bambina che ero un tempo è con me oggi. Ho realizzato i suoi progetti. Ho soddisfatto i suoi gusti. È da lei che ho acquisito i miei standard esigenti, ed è lei che sono riuscita a soddisfare. Nessuno mi è più vicino di lei. Lei mi deve tutto, e io le devo ciò che sono riuscita a dare al mio tempo.»
Gabrielle Chanel
«Nel corso della loro vita, le donne diventano molteplici sé, volti diversi della stessa medaglia. È come un gioco del cadavere squisito, in cui un’identità conduce a un’altra. Si tratta delle donne dentro una donna. E qui si tratta di una donna, Gabrielle, che poi è diventata Chanel.»
Matthieu Blazy
La moda è malleabile e trasformativa, trasmettendo dal passato al presente e verso il futuro.
Le identità della moda cambiano e si trasformano, eppure, in relazione a una donna, sono sempre diverse e sempre le stesse. Nella collezione di questa stagione, Matthieu Blazy, Direttore Artistico delle Attività Moda, rende omaggio a questi molteplici sé nel suo continuo dialogo con Gabrielle Chanel.
Dai suoi inizi agli anni più tardi, dalla rivelazione della biancheria in jersey all’inizio della collezione fino al suo lavoro del dopoguerra sul tailleur, qui indossato come una seconda pelle contro la carne nuda, leggero come un profumo. Qui, il continuum della moda Chanel si dimostra stratificato e circolare, con l’inizio che informa la fine.
Nella collezione, la giovane Gabrielle diventa le diverse donne Chanel che sarà. Ognuna porta l’altra dentro di sé, una storia stratificata di identità all’interno di una storia stratificata degli abiti che indossava. Questo è il suo personale viaggio nella moda: dalle costrizioni del corsetto e della sartoria edoardiana che un tempo aveva adottato e contro cui si era ribellata, alle sue idee riconfigurate e rivoluzionarie sul tailleur, indossato con disinvoltura e portato con leggerezza.
Le identità vengono provate, valorizzate, aggiunte, utilizzate come un gioco o, a volte, abbandonate e combattute. Lasciano dietro di sé tracce delle loro precedenti incarnazioni: linee di stecche d’ombra, il movimento di un peplo, il volant di un colletto, la curva di un corpino, che diventano i resti spettrali di vite della moda passate.
Dalla costruzione alla decostruzione, ritorna la sua rivelatrice esplorazione della sartoria maschile: l’abbigliamento formale maschile da giorno e da sera viene tagliato a vivo e trasformato in gilet, indossati con pantaloni, oppure riconfigurato in tailleur con gonna a matita.
Il mondo maschile scivola in quello femminile con abiti formali in stile anni Trenta, ricamati di paillettes e strutturati in sbieco, oppure lavorati a maglia e impreziositi da perline, abbastanza leggeri da essere infilati e indossati con la facilità di una T-shirt. I paradossi della femminilità sono al centro di ciascuno di essi.
Eppure, forse, è il flou a risultare più sorprendente quando imita il time-lapse delle formazioni delle nuvole, ottenuto sovrapponendo differenti pesi di trasparenze di seta stampata e tagli ampi e fluttuanti. Segna il mattino, l’ora dorata e il calare della notte; il passaggio del tempo.
Simboleggiato dall’uccello, in particolare dal rondone e dalla rondine, un senso di libertà prende il volo attraverso gli abiti, posandosi a volte nella sua incarnazione aviaria come bottoni, gioielli e ricami.
Ma è nello straordinario sviluppo dei tessuti dell’atelier, sia intrecciati sia lavorati a maglia, che le sue capacità supreme risplendono, spingendo una concezione della libertà attraverso il movimento e la leggerezza.
Qui, la filosofia Chanel diventa non soltanto un motivo, ma un progetto di vita, qualcosa che è nel cuore della maison. Come la libertà stessa, non si tratta soltanto di vedere, ma di sentire.
Il capitolo finale della collezione chiude il cerchio, dalla seconda pelle della biancheria all’inizio della sua storia fino all’ultima incarnazione del tailleur nel nuovo «tweed smock».
Quest’ultimo rappresenta un’innovazione sorprendente: richiama il primo nella sua leggerezza senza sforzo, nella sua malleabilità e mobilità ottenute grazie all’elasticità, diventando un capo performante possibile soltanto oggi.
Eppure continua le tradizioni degli obiettivi ultimi di Gabrielle Chanel attraverso l’abito: movimento, espressione di sé, libertà.
A partire da Dyanira Hurbuscher, che tiene la stessa borsa 2.55 di Gabrielle Chanel proveniente dagli archivi del Patrimoine, la collezione ritorna a essa alla fine, indossata dalla stessa modella; gli accessori riflettono la stessa molteplicità di significati e di identità.
Ere ed epoche si fondono, in particolare nella varietà delle borse con patta, sia vecchie sia nuove. Dall’eleganza della pelletteria di un nuovo classico, con la sua chiusura a catena da orologio, passando per le borse nuvola e i loro segni del passaggio del tempo, fino alla minaudière a forma di gabbia per uccelli, con i suoi uccelli fuggiti, simbolo e significante, allo stesso tempo giocoso e profondo.
«Questa non è una collezione storica; è una collezione sulle storie stratificate di Gabrielle Chanel. Alla fine, Chanel ha preso il volo, e ogni passo che ha compiuto l’ha condotta verso la libertà, come un uccello.»
Matthieu Blazy
-
Mémoires de Coco, Louise de Vilmorin, Gallimard, 1999.
Copyright CHANEL
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Sfilate
ZHONGFANG.LIJIN – Collezione Spring Summer 2027
Published
1 settimana agoon
2 Ottobre 2026By
DailyMood.it
La millenaria tradizione cinese della tessitura del broccato si è tramandata attraverso i secoli, evolvendo negli stili, nelle tecniche e nelle lavorazioni senza mai perdere il legame con le proprie radici culturali. Oggi questo patrimonio incontra la ricerca e la moda contemporanea, dando vita a un nuovo linguaggio capace di unire cultura orientale, alta manifattura tessile e design attraverso una rinnovata interpretazione dell’abito.
In occasione della Milano Fashion Week debutta la collezione Spring Summer 2027 “Brocade Reborn” di ZHONGFANG.LIJIN, sviluppata attorno al concetto di “Jin Mai” (锦脉), le trame vitali del broccato. Le venature della vita si intrecciano idealmente con trama e ordito del tessuto, dando origine a una nuova fase nell’utilizzo e nella reinterpretazione di questo materiale.
La collezione trae ispirazione dal mondo naturale e, in particolare, da elementi come la foglia di gelso, il bozzolo e la farfalla. Le loro venature, le ali e le texture vengono tradotte nelle superfici e nei dettagli dei tessuti, trasformando il broccato in silhouette caratterizzate da pieghe, strutture e motivi decorativi. Ogni look restituisce così l’energia e l’identità di una materia profondamente legata alla storia della cultura tessile cinese.
La palette cromatica affonda le proprie radici nella tradizione dei Cinque Elementi, Wu Xing, reinterpretata attraverso tonalità raffinate che richiamano la sensibilità estetica orientale.
Tianshui Bi è un verde-azzurro limpido, evocazione dell’acqua e del cielo.
Taoyao richiama la delicata tonalità del fiore di pesco.
Mihe si esprime in una morbida sfumatura miele-beige.
Yuebai è un bianco lunare attraversato da leggere note azzurre.
Dailan, infine, è un intenso blu indaco.
Tonalità profonde e sfumature più leggere si alternano e si fondono creando un equilibrio cromatico che evoca l’armonia e la continua rigenerazione della natura.
La rilevanza storica e culturale del broccato è oggi riconosciuta e tutelata dalle istituzioni cinesi come patrimonio culturale, a testimonianza del suo ruolo nella storia e nell’identità del Paese.
Con Brocade Reborn, ZHONGFANG.LIJIN attraversa il confine tra tradizione e futuro e restituisce nuova vita all’arte del broccato, permettendole di continuare a evolversi attraverso la moda. Una bellezza orientale che rinasce, si trasforma e supera continuamente ogni confine.
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Sfilate
Milano torna ad osare: la nuova stagione tra gonne, memoria e desiderio
Published
1 settimana agoon
1 Ottobre 2026
La settimana della Milano Fashion Week si chiude lasciando una sensazione precisa: dopo diverse stagioni di sottrazione, la moda ha voglia di tornare a parlare a voce alta, non necessariamente attraverso il logo o l’ostentazione, ma attraverso la materia, il colore, il gesto, la silhouette. La Primavera/Estate 2027 sembra così prendere le distanze dalla perfezione algida del quiet luxury per recuperare una dimensione più istintiva del vestire: più decorazione, più stratificazione, più libertà nell’interpretare i codici. Dal 22 al 28 settembre 2026 Milano ha ospitato 61 sfilate, 88 presentazioni e 54 eventi, per un totale di 203 appuntamenti. L’apertura è stata affidata a Prada, mentre Giorgio Armani ha chiuso la settimana. Il risultato è una stagione attraversata da una domanda quasi elementare: che cosa significa vestirsi oggi? La risposta non è una sola. E forse è proprio questa la novità più interessante
La gonna, prima di tutto
Se esiste un capo capace di raccontare simbolicamente questa Fashion Week è la gonna. Non semplicemente perché sia tornata protagonista, ma perché Prada ha scelto di farne il soggetto esclusivo della propria collezione. Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito l’intera Primavera/Estate 2027 attorno alla sottana, trattandola come una sorta di tela bianca: mini e al ginocchio, lineari o plissettate, sfrangiate, ricamate, arricchite da cristalli e applicazioni. L’idea non è quella di una gonna-oggetto, ma di un capo aperto alla trasformazione, capace di cambiare significato attraverso materiali, proporzioni e styling. La coincidenza con il dibattito politico esploso nei giorni immediatamente precedenti la Fashion Week ha dato al tema una risonanza ulteriore. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo alla manifestazione Itaca a Formello, aveva parlato, ricevendo numerose critiche, della scelta di una futura moglie contrapponendo una donna «meno appariscente», più seria e affidabile, a una più appariscente, aggiungendo il riferimento a gonne «un po’ più lunghe». La collezione Prada era naturalmente progettata molto prima di quelle dichiarazioni, ma il tempismo ha prodotto una curiosa sovrapposizione fra costume, politica e moda: proprio mentre la gonna diventava oggetto di una discussione sul modo in cui una donna dovrebbe apparire, Prada la trasformava in uno spazio di possibilità. Una coincidenza, dunque, non un commento politico della maison, ma impossibile da ignorare.
Dolce&Gabbana e il ritorno della memoria
Se Prada lavora per sottrazione concettuale, Dolce&Gabbana torna invece alla memoria, all’archivio personale, alla ricchezza di un guardaroba vissuto. La collezione Primavera/Estate 2027 si chiama Stravaganza Siciliana e parte da un’idea di famiglia e di patrimonio: l’immagine della giovane donna che apre gli armadi delle generazioni precedenti e trova abiti degli anni Venti, Cinquanta e Settanta, mescolandoli senza una rigida gerarchia. Il risultato è una collezione volutamente eterogenea, più libera e giovane, che mantiene il DNA sensuale della maison ma lo porta verso una maggiore spontaneità. È un’altra forma di nostalgia rispetto a quella puramente archivistica. Non si tratta di ricostruire il passato, ma di indossarlo di nuovo, mescolandolo al presente.
Fendi, Maria Grazia Chiuri e l’italianità pop
Alla seconda prova di Maria Grazia Chiuri per Fendi il discorso cambia ancora. La designer guarda a un’Italia pop, musicale e cinematografica, scegliendo come una delle coordinate della collezione quella cultura popolare che passa dalla musica di Adriano Celentano alla Raffaella Carrà.
La colonna sonora dello show, con Prisencolinensinainciusol e Rumore, costruisce un’atmosfera ironica e immediatamente riconoscibile. Fendi sembra così cercare una forma di contemporaneità che non abbia bisogno di cancellare il proprio patrimonio romano. La memoria non viene trattata come una teca museale, ma come materiale vivo, da ricombinare. È una delle linee più interessanti emerse a Milano: l’heritage non come nostalgia, ma come materia prima.
Antonio Marras: la Sardegna diventa gioiello
Fra gli appuntamenti più personali della settimana c’è sicuramente quello di Antonio Marras, che porta in passerella una storia di matrimonio, festa e disordine. La sfilata si svolge all’aperto, nel Giardino Vincenzo Muccioli, con un lungo tavolo da banchetto disposto sul campo da basket e tappeti sovrapposti sull’asfalto. L’invito è una sorta di annuncio matrimoniale: quello di Ippolita e Antiogu, in Sardegna, il giorno dopo la notte di San Giovanni. Marras parte proprio da quel momento sospeso in cui la festa è finita, gli ospiti sono stanchi e tutto appare leggermente disfatto. La collezione procede così per stratificazioni: pizzi, ricami, stampe, tailoring, denim, volumi morbidi e dettagli preziosi. Una moda volutamente non perfetta, che trova nella sovrapposizione la propria energia. Ma il capitolo più prezioso è quello dei gioielli, nati dalla collaborazione con il talentuoso architetto e designer toscano Giovanni Raspini. Per lo show sono stati creati 53 pezzi unici — collane, bracciali, anelli, orecchini, spille e ornamenti per capelli — ispirati alla Sardegna, al Mediterraneo e all’immaginario di Marras. Bronzo, pietre dure, minerali, madreperla, resine, tessuti e pizzi entrano in composizioni che evocano maschere della tradizione sarda e forme naturali, dai fiori ai gechi, fino agli elementi marini. Qui il gioiello smette di essere un accessorio e diventa parte della narrazione stessa dell’abito.
Armani: eleganza, memoria e metamorfosi
La chiusura della Fashion Week è affidata a Giorgio Armani, in una fase particolarmente significativa per la maison. La collezione Primavera/Estate 2027, firmata da Silvana Armani, guarda alla storia della casa attraverso una rilettura essenziale e notturna. Nero, seta liquida, abiti da sera, bustier, superfici metalliche e dettagli di cristalli costruiscono una silhouette asciutta, sofisticata, profondamente Armani. Fra gli elementi più simbolici compare anche la rielaborazione dell’abito da Prima Comunione di Giorgio Armani. Le farfalle, ricamate e applicate, diventano il simbolo più evidente della collezione: una metafora di trasformazione che dialoga con la continuità della maison. La sensazione è quella di un passaggio di testimone affrontato attraverso la memoria, senza rinunciare alla grammatica fondamentale di Armani. Accanto alla collezione principale, Emporio Armani ha segnato un altro momento di transizione. Traces of Time è stata l’ultima collezione supervisionata da Leo Dell’Orco e Silvana Armani prima dell’arrivo di Dario Vitale. La presentazione, all’Armani/Teatro, si è sviluppata attraverso una progressione cromatica dal bianco al nero, passando per verde, grigio e greige , ma il vero tema è stato quello della materia e del tempo: superfici lavorate, texture e stratificazioni suggerivano non tanto il deterioramento quanto l’accumulo di tracce. È una delle immagini più coerenti con il sentimento generale della settimana: la moda non cancella ciò che è stato, lo stratifica.
Gucci, fra aristocrazia e strada
Da Gucci, Demna prosegue il lavoro iniziato con la maison cercando una sintesi fra le molte identità del marchio. La collezione mette insieme l’equitazione, il guardaroba borghese milanese, l’eveningwear e un’attitudine più ribelle. Particolarmente evidente il dialogo fra giacche da riding, trench, tartan, kilt, jeans portati bassi e grandi cinture. Il designer guarda anche alla Gucci degli anni Novanta e alla figura di Dawn Mello, tentando di riattivare quella dimensione aristocratica e sensuale senza trasformarla in semplice citazione. È forse qui che si vede meglio il nuovo rapporto della moda con l’archivio: non più revival, ma montaggio.
Moschino e la moda che torna nelle strade
Il debutto di Loris Messina e Simone Rizzo da Moschino è stato uno degli appuntamenti più attesi della settimana. Il duo, fondatore di Sunnei, ha scelto il tetto di un parcheggio alla periferia di Milano e una dinamica scenica insolita: centinaia di comparse attraversavano la passerella in direzione opposta rispetto alle modelle. Il messaggio era semplice: i vestiti devono appartenere anche alle strade e alle persone reali. È un dettaglio significativo in una Fashion Week che, nonostante il lusso e la spettacolarità, sembra continuamente interrogarsi sul rapporto fra passerella e vita quotidiana.
I trend: dal quiet luxury alla moda da vedere
Se si guarda alle collezioni nel loro insieme, emergono alcune direttrici molto nette. La gonna è il capo manifesto. Prada la trasforma in un intero linguaggio, ma lunghezze e interpretazioni diverse sono comparse in numerose collezioni. Il quiet luxury perde il monopolio. Colori, stampe, applicazioni, texture e stratificazioni riportano in primo piano una moda più decorativa. Non è necessariamente un ritorno all’opulenza tradizionale: è soprattutto il rifiuto dell’idea che il lusso debba essere sempre silenzioso. La giacca diventa un oggetto trasformabile. Si porta come blusa, sopra un abito, appoggiata sulle spalle, con proporzioni diverse dal consueto. Il tailoring rimane centrale, ma perde la rigidità della divisa. Il corpo torna visibile, ma senza una sola grammatica della sensualità. Trasparenze, lingerie, bustier, abiti aderenti e superfici scoperte convivono con tailoring e silhouette più composte. Il passato è il nuovo laboratorio. Dolce&Gabbana guarda agli armadi di famiglia, Fendi alla cultura pop italiana, Gucci agli anni Novanta, Armani alla propria storia. Gli archivi non sono più soltanto qualcosa da celebrare: diventano materia da trasformare. E infine c’è una tendenza forse ancora più importante, perché riguarda non un capo ma un atteggiamento: l’imperfezione. Da Jil Sander a Marras, dalla stratificazione di Prada alla libertà di Moschino, la moda Primavera/Estate 2027 sembra voler recuperare qualcosa di umano, irregolare, personale. Milano, ancora una volta, sceglie la complessità. Alla fine della settimana, più che una singola tendenza resta una direzione.
La moda milanese non sembra voler scegliere fra minimalismo e massimalismo, passato e futuro, lusso e strada. Li mette in collisione. La gonna può essere una pagina bianca da Prada, un simbolo di memoria da Dolce&Gabbana, un elemento fra molti da Marras. Il gioiello può diventare talismano. L’archivio può trasformarsi in futuro. È una moda meno interessata alla perfezione e più interessata alla personalità. E forse è proprio questo il messaggio più forte della Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027: non esiste più un unico modo corretto di vestirsi. Esiste il modo in cui ciascuno decide di appropriarsi dei codici, mescolarli, deformarli e farli propri. La moda, insomma, torna a essere una questione di scelta. E la gonna — lunga, corta, plissettata, ricamata, preziosa o semplicissima — torna a essere semplicemente quello che dovrebbe essere: un abito da indossare, non una misura del carattere di chi lo porta.
Courtesy Photo: Fendi, Prada e Antonio Marras
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883: Quei favolosi anni Novanta

Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
Newsletter
Trending
-
Beauty3 settimane agoLe CC cream per la pelle matura che uniformano l’incarnato e cancellano le discromie
-
Cine Mood3 settimane agoHeart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande
-
Beauty3 settimane agoEffetto seconda pelle: le unghie fondotinta sono l’ode al lusso discreto dell’autunno 2026
-
Mood Your Say2 settimane agoIntervista a Domenico Capponi- Il nuovo romanzo Tutto dice sì
-
Resort & SPA1 settimana agoAutunno rigenerante e detox: i retreat da programmare ora
-
Sfilate3 settimane agoMcQueen Spring Summer 2027
-
Sfilate1 settimana agoMilano torna ad osare: la nuova stagione tra gonne, memoria e desiderio
-
Beauty2 settimane agoIl Natale ha un nuovo Beauty Dress Code – Gift box, make-up, skincare e haircare secondo Diego dalla Palma Milano




























































































































































