Cine Mood
Aquaman e il regno perduto: Uniti per salvare la nostra Terra
Born To Be Wild, la storica canzone degli Steppenwolf, risuona nell’aria mentre scorrono le prime immagini di Aquaman e il regno perduto, secondo film dedicato al re di Atlantide, al cinema dal 20 dicembre. Il nostro Arthur Curry, alias Aquaman, è diventato papà, è il re di Atlantide, eppure è uno nato per essere selvaggio, per nuotare in mare, parlare con i pesci e combattere con il suo tridente. Si troverà di nuovo a farlo, altrimenti non avremmo un action movie. Ma c’è qualcos’altro di selvaggio che merita di essere tutelato: la vita selvaggia, wildlife, come chiamano gli anglosassoni la natura. E questo film ne parla tanto: il messaggio ambientalista è forse la nota più lieta di un prodotto che si muove in un solco ormai collaudato e prevedibile.
Non riuscendo a sconfiggere Aquaman (Jason Momoa) la prima volta, Black Manta (Yahya Abdul-Mateen), ancora spinto dal bisogno di vendicare la morte di suo padre, non si fermerà davanti a nulla pur di annientare Aquaman una volta per tutte. Questa volta Black Manta, in possesso del potere del mitico Tridente Nero, che scatena una forza antica e malevola, è più temibile che mai. Per sconfiggerlo Aquaman si rivolgerà al fratello imprigionato Orm (Patrick Wilson), l’ex re di Atlantide, per forgiare un’improbabile alleanza. Insieme dovranno mettere da parte le loro divergenze per proteggere il loro regno e salvare la famiglia di Aquaman, e il mondo intero, da una distruzione irreversibile.
C’è un forte messaggio ambientalista al centro di Aquaman e il regno perduto, ed è la cosa che ci piace di più di questo film di supereroi. Il cattivo del film, Black Manta, ha trovato una vecchia nave atlantidea sepolta nei ghiacci, e insieme ad essa un antico carburante che, se disperso nell’ambiente, è estremamente tossico e dannoso. Così assistiamo a una serie di notizie che ci dicono che, nel giro di pochi mesi, la temperatura della Terra si è alzata di vari gradi, e che il nostro pianeta è in pericolo. Nel frattempo, vediamo Aquaman, in quanto re di Atlantide, dire ai suoi che non è più possibile che il suo popolo resti nascosto: vuole che si palesino, e che aiutino gli umani a risolvere questo problema vitale. La metafora è evidente: tutta l’umanità deve unirsi e andare in una sola direzione per risolvere la crisi climatica, il riscaldamento globale. Ma guardate bene il messaggio da tutte le direzioni: in questa storia c’è un cattivo che, con le sue azioni, sta innalzando pericolosamente la temperatura del globo. Nella realtà quelli che stanno facendo il male del pianeta, i cattivi, siamo noi.
Da un lato, allora, Aquaman e il regno perduto lancia questo importante tema. Dall’altro lo banalizza un po’, perché se per farci vedere gli effetti negativi di quel dannato carburante ci infila una sequenza con le formiche giganti, con le piante carnivore e le api geneticamente modificate finisce per farci sorridere e buttare via un po’ dell’accoramento che avevamo avuto per questo tema. È il momento in cui il film diventa quel cinema d’avventura degli Anni Trenta – Quaranta, però in 4K e con i colori vivissimi. Quello di cambiare stile, e tono, è qualcosa che il nuovo film di Aquaman fa spesso. C’è il momento della lotta con i robot, che fa pensare a Transformers, e c’è il momento del Tridente Nero, che scatena una forza oscura in chi lo prende, che non può non far andare la mente a Il Signore degli Anelli. C’è il momento alla Star Wars, con quella strana banda che suona come quella della taverna di Mos Eisley. Il rapporto tra Aquaman e suo fratello, poi, finisce per ricalcare quello tra Thor e Loki: ma questo è un gioco esplicito, perché è lo stesso Aquaman che lo chiama così. E potremmo andare avanti a lungo. È un peccato perché un film come questo, che vive in un mondo ben preciso, con una sua identità visiva, finisce per essere derivativo, di rifarsi continuamente ad altri immaginari. E, ma questo è un altro discorso, ad annoiare anche un po’.
E così, con il secondo Aquaman, si chiude un’era. Il primo era stato il più grande successo dei film DC Comics. Ma erano altri tempi: era il prepandemia e i film di supereroi andavano alla grande. E, soprattutto, il DC Expanded Universe sembrava ancora in piedi. Ora, come sappiamo, la saga così come la conosciamo, è finita. Ripartirà da zero, con gli eroi in età più giovane, da James Gunn, il regista di Guardiani della Galassia. E così questo è davvero l’ultimo atto di un gruppo di supereroi che, seppur con meno successo rispetto agli Avengers, ci ha fatto compagnia in questi anni. Ed è difficile non pensare a come era iniziato tutto: con Man Of Steel, il film su Superman di Zack Snyder. Il DCEU doveva essere così, cupo, fatto di ombre e chiaroscuri. Ha cambiato più volte faccia, toni e stile. Per finire in un film coloratissimo e ironico. Ma, per ora, va bene così. Ci vedremo tra due anni con Superman: Legacy.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
-
- QM-JWFP-0039 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: TOPO the Octopus in a scene from Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release. (PRESS KIT)
-
- AQM-JWFP-0065 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: A scene from Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release. (PRESS KIT)
-
- AQM-JWFP-0065 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: A scene from Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release. (PRESS KIT)
-
- AQM-JWFP-0144 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: YAHYA ABDUL-MATEEN II as Black Manta in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-10021cr Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Christian Black/ ™ & © DC Comics Caption: (L-r) JASON MOMOA and Director/Producer/Writer JAMES WAN on the set of Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-FP-0006 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: (L-r) PATRICK WILSON as Orm and JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-FP-0013r Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-JWFP-0060r Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-JWFP-0133 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: (L-r) PATRICK WILSON and JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-JWFP-0190 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: (L-r) JASON MOMOA as Aquaman and YAHYA ABDUL-MATEEN II as Black Manta in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-T1-0032 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: YAHYA ABDUL-MATEEN II as Black Manta in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-T1-0045 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures / ™ & © DC Comics Caption: (L-r Center) PATRICK WILSON and JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release. (PRESS KIT)
-
- AQM-T1-0049c Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: YAHYA ABDUL-MATEEN II as Black Manta in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-T1-0084 Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-T1-0088rc Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: JASON MOMOA as Aquaman in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
-
- AQM-T1-0090r Film Name: AQUAMAN AND THE LOST KINGDOM Copyright: © 2023 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Courtesy Warner Bros Pictures/ ™ & © DC Comics Caption: PATRICK WILSON as Orm in Warner Bros. Pictures’ action adventure “Aquaman and the Lost Kingdom,” a Warner Bros. Pictures release.
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
You may like
-

Spider-Man: Brand New Day: l’Uomo Ragno entra nell’età adulta. E crescere non è facile
-

Couture: Angelina Jolie ci fa entrare nella maison Chanel, dove moda e vita reale si incrociano
-

Sheep In The Box: Hirokazu Kore’eda ci parla di Intelligenza Artificiale e sentimenti
-

RADICI & LIEVITI regia di Luigi Grimaldi. Quando il cinema diventa coscienza, memoria e responsabilità
-

Odissea: Con Christopher Nolan il cinema diventa epica e l’epica diventa cinema
-

Supergirl: Milly Alcock è l’eroina che serve ai nostri tempi
Cine Mood
Spider-Man: Brand New Day: l’Uomo Ragno entra nell’età adulta. E crescere non è facile
Published
4 settimane agoon
29 Luglio 2026
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Da poteri sempre più grandi derivano responsabilità sempre più grandi. E così Spider-Man, che da 4 anni di fatto ha vissuto da solo, isolato, dedicandosi ai piccoli criminali della città, nel momento in cui si accorge che sta cambiando, dovrà capire che non potrà fare tutto da solo. E dedicarsi, come direbbe qualcuno, alle patate più grandi. Ed è solo l’inizio. È questo il senso di Spider-Man: Brand New Day, il nuovo capitolo della saga con Tom Holland protagonista nel ruolo di Peter Parker / Spider-Man, diretto da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli), nelle sale italiane da mercoledì 29 luglio, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. Nel cast ci sono Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo.
Spider-Man: Brand New Day, recita il titolo del quarto capitolo della saga con Tom Holland (nessun Uomo Ragno finora è durato di più, senza contare i film collettivi). Ed è davvero un “nuovo giorno” per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che non si ricorda di lui — e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui — innesca in Peter un cambiamento che potrebbe non riuscire a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova e sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente nemico impossibile da vedere. Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno.
Spider-Man: Brand New Day è un film per nulla banale e scontato. Lo si può vedere come una storia di supereroi, certo, e questo è. Ma anche, dimenticando quello che è il “lavoro” di Peter Parker, come una storia su tutti noi. Quando vede le vite degli altri da lontano, sullo schermo di uno smartphone, senza partecipare alle loro esistenze, in fondo fa quello che facciamo in tanti, restare in qualche modo connessi solo tramite uno schermo e non dal vivo. Per alcuni è una scelta, per altri una necessità, per altri ancora l’unico modo. Per Spidey, che per proteggere MJ e i suoi amici ha chiesto a Dr. Strange di cancellare il suo ricordo, è davvero una scelta obbligata. Anche se, di tanto in tanto, prova ad avvicinarsi
Ancora, Spider-Man: Brand New Day è una riflessione sull’amore. Peter ama MJ perché lui non ha dimenticato niente, ricorda ogni momento, ogni bacio e ogni parola. Lei non sa che esiste. Ma, anche se dovesse incontrarlo, capire chi è, non potrebbe esserne innamorata perché non ricorda niente e, in fondo, non lo conosce. Questo elemento mèlo, l’impossibilità di un amore, già lanciato alla fine del terzo film, è uno dei motori della storia ed è gestito molto bene, con dei momenti struggenti. Ancora una volta parliamo di supereroi, ma con i problemi di ognuno di noi.
Ma tutto questo confluisce in quello che è il vero cuore del film. Peter Parker comincia a sentire dei nuovi poteri, delle nuove sensazioni. Ha i sensi più sviluppati, i riflessi più pronti, una nuova forza. E le famose ragnatele biologiche che spuntano dalle braccia. Ma questo lo porta anche ad avere degli istinti pericolosi, a fare delle scelte sbagliate. A volte l’ira e la violenza rischiano di sopraffarlo. E tutto questo è una metafora molto semplice. È il passaggio all’età adulta. Crescere, diventare grandi, comporta anche dei disagi, dei momenti di passaggio, un adattamento. Diventa spesso una sfida con se stessi. Ed è questo che è il racconto del nuovo film dell’Uomo Ragno. C’è una tesi che vuole che tutti e tre i film dello Spider-Man di Tom Holland siano una lunga, lunghissima origin story. E che la vera storia del supereroe cominci adesso. Probabilmente è proprio così.
Tutto questo è il cuore di una storia raccontata in modo molto originale. A partire da un cattivo che, per gran parte del film, è senza volto. O meglio, ha mille volti. È infatti in grado di trasferire la sua mente in qualsiasi corpo riesce a raggiungere. Il pericolo, così, assume continuamente sembianze diverse e per l’eroe, e anche per noi che guardiamo, è impossibile capire da dove arrivi. Con tutt’altro tono e atmosfera, questo espediente ci ha ricordato quello di un thriller degli anni Novanta, Il tocco del male, in cui, con un semplice tocco di mano o di qualsiasi parte del corpo, sulle note di Time Is On My Side dei Rolling Stone, qualcuno che era probabilmente il Diavolo passava di corpo in corpo.
Qui la risposta arriverà. E avremo anche un volto. E segnerà l’entrata in scena di un personaggio di cui non vogliamo parlarvi, perché rovinerebbe la visione del film. Quello che possiamo dirvi, perché già reso noto, è che in scena ci sono personaggi storici come Mark Ruffalo nei panni del “mite” professore Bruce Banner (che, però, come sapete, è anche Hulk…), personaggi più recenti di cui ci siamo già innamorati, come la Vedova Nera di Florence Pugh (che riceve i suoi ospiti nel suo “ufficio”, nuda in una piscina, in uno dei momenti più sexy e divertenti del film) e nuovi ingressi come Frank Castle, alias The Punisher, eroe scorretto e complementare a Spider-Man.
La costruzione di Spider-Man: Brand New Day è molto interessante, perché permette di aprire molte porte. Trame e sottotrame, ma anche i personaggi entrati in scena, fanno sì che la storia possa continuare con il quinto film di Spider-Man, che arriverà, nei film collettivi degli Avengers (il primo Avengers: Doomsday, è in uscita a dicembre, e anche in nuovi film dedicati ai vari personaggi che vediamo in scena. Il nuovo Spider-Man è un continuo crossover tra storie e mondi. Che la storia andrà avanti ce lo dice la scena post-credit, che stavolta è una sola e poco significativa. Ma quello che conta è che continuerà nei prossimi film. Grandi poteri, grandi responsabilità. Grandissimi poteri, grandissime responsabilità. E, a quanto pare, grandi film.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Cine Mood
Couture: Angelina Jolie ci fa entrare nella maison Chanel, dove moda e vita reale si incrociano
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026
Come si sfila per le varie maison di moda? Per Chanel si sfila in modo più rilassato, professionale. Per Louis Vuitton si sfila in modo più aggressivo, veloce, muovendo con forza i fianchi. È un dialogo tra alcune modelle che vediamo in scena in Couture, il nuovo film di Alice Winocour con Angelina Jolie, Louis Garrel, Vincent Lindon, Ella Rumpf e la rivelazione Anyier Anei, modella e attivista qui al suo debutto cinematografico. Vedremo il film al cinema dal 26 agosto, distribuito da Plaion Pictures.
Angelina Joline è Maxine, regista, arrivata al success con un film di vampiri. Anzi, un film su una donna vampiro che si vendica in questo modo di tutte le donne che sono state vittime nei film horror. Arriva a Parigi, chiamata dalla maison Chanel per girare il film che aprirà la sua sfilata. La moda è inutile e necessaria per lei, che si presenta vestita di nero, poco curata. Ma accetta di girare quel film. Ne ha bisogno e lo trova stimolante. Nel frattempo, però, scopre di essere malata. E la sua vita cambia. Anche la sua esperienza a Parigi acquista un altro senso. La sua storia si intreccia con quella di Ada, una modella esordiente sudanese (Anyier Anei). La maison vuole farne suo volto, ma lei non è convinta di voler fare questo nella vita. Ad aiutarla c’è una giovane truccatrice (Ella Rumpf), con il sogno di fare la scrittrice.
Couture è stato girato durante la Settimana della Moda a Parigi, nella maison Chanel, nelle sartorie dai ritmi febbrili, sui set fotografici, negli appartamenti delle modelle. I marchi e nomi sono presenti con parsimonia, ma la frenesia di quel mondo ci arriva tutta. Ci sono gli abiti e le sfilate, gli stilisti e i fotografi, le sarte e le truccatrici. Ma quello che esce è un ritratto in fondo poco glamour. Alice Winocour punta piuttosto a farci vedere il duro lavoro, i retroscena, i dubbi e le contraddizioni. Vediamo soprattutto il mondo che c’è dietro le passerelle, il ritmo di tutti i giorni. È un film che intreccia pubblico e privato. Perché mentre vediamo la grande macchina andare avanti, assistiamo a tre storie private, a loro modo drammatiche. Ci sono le paure, ci sono i dubbi, ci sono i sogni. C’è la stanchezza psicologica. E c’è quella fisica, con i pedi delle modelle che a fine giornata vanno messi nel ghiaccio.
Couture è dominato dai toni del bianco. Sono quelli degli abiti scelti per la collezione, sono quelli delle luci chiare delle sartorie, ma anche degli ambulatori dei medici e degli scarni appartamenti in cui vivono le modelle. Quello che ci arriva da Couture è un mondo della moda che non è più distante e distaccato, ma più vicino a noi. È un mondo che è allo stesso tempo incantato, ma anche molto concreto. È una delle rare volte che si ha la possibilità di viaggiare dietro le quinte, di andare oltre la passerella e le foto. Per questo Couture è una visione da non perdere. Con un finale e un sottofinale catartici e carichi di simbolismi.
In quella che è una messa in scena naturalista, in qualche modo, ma non completamente, vicina al documentario, a colpire sono le interpretazioni femminili. Angelina Jolie (qui anche produttrice) nel ruolo di Maxine è empatica, emotiva, luminosa, magnetica come non la vedevamo da tempo. Quello dell’attrice americana è un gradito ritorno. Ma brillano anche la bellezza dell’attrice africana Anyier Anei e l’intensità e l’umanità di quello di Ella Rumpf, la sognatrice del gruppo. Couture è un film da vedere. Per guardare poi la moda con altri occhi.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Cine Mood
Sheep In The Box: Hirokazu Kore’eda ci parla di Intelligenza Artificiale e sentimenti
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026
“Non siete il passato degli esseri umani, ma il futuro”. È una frase che viene detta a proposito degli automi al centro di Sheep in the Box, il nuovo film di Hirokazu Kore’eda, maestro del cinema giapponese e Palma d’Oro per Un affare di famiglia. Dopo la presentazione in Concorso al Festival di Cannes 2026, il film arriva nelle sale italiane dal 27 agosto, distribuito da Lucky Red e Bim Distribuzione. Quella del futuro degli umani, ormai evoluti in esseri di Intelligenza Artificiale era il finale di A.I. – Intelligenza Artificiale, il film di Steven Spielberg del 2001. E, come vedrete, questo film riprende proprio lo spunto del capolavoro di Spielberg, ma prendendo una strada completamente diversa.
Interpretato da Haruka Ayase, Daigo e dal giovane Rimu Kuwaki, il film è ambientato in un futuro non troppo lontano e racconta la storia di Otone e Kensuke, una coppia che, dopo aver perso il figlio, accoglie nella propria casa un robot umanoide identico al bambino scomparso. La compagnia che se ne occupa si chiama Re-Birth, rinascita, e il suo simbolo è la falena luna, una farfalla che la leggenda vuole essere portatrice delle anime dei defunti. Ma chi sono questi della Re-Birth? Avvoltoi che credono di fare fortuna sui dispiaceri altrui? O benefattori in grado di alleviarli?
A.I. – Intelligenza Artificiale, tratto da un racconto da Brian W. Aldiss, nelle mani di Spielberg era diventata la storia di Pinocchio di Collodi, con tanto di personaggi e snodi simili. Qui, per tutta la prima parte, ci sono pochi personaggi di contorno e il focus è sui genitori e il bambino. E, anche nella seconda parte, quando entrano in scena altri personaggi, sono sempre funzionali ai tre personaggi centrali. Kore’eda, qui, lascia fuori tanti dei discorsi di Spielberg, come la paura e la contestazione nei confronti degli automi, tiene a freno svolte narrative ed emotività, in modo che il pubblico possa concentrarsi sulla riflessione e sulla questione etica e morale. Non si pensa quasi mai a Spielberg durante tutta la visione del film. E questo è sicuramente un punto a favore del regista giapponese. Punti di partenza simili, svolgimenti diversi portano al risultato di due grandi film, ognuno a suo modo. C’è anche qualcosa di Blade Runner, in Sheep In The Box. È così quando si parla di ricordi. Quelli del piccolo automa sono quelli impiantati artificialmente, presi dalle foto, come per i replicanti del film di Ridley Scott.
Sheep In The Box vive su una continua dialettica – o uno scontro – tra due piani. Da un lato quello emotivo, quello che prova a immaginare il dolore di due genitori per l’aver perso un figlio e l’elaborazione del lutto. Un piano che Kore’eda mette in scena con un tono rispettoso, tenue e crepuscolare. L’altro piano è quello intellettuale, più freddo, la riflessione etica e filosofica su una tecnologia che ogni giorno diventa più avanzata, un misto di robotica e Intelligenza Artificiale. Una tecnologia che oggi può fare quasi tutto. Ma che, forse, non può colmare gli affetti, lenire i rimpianti, riparare i sentimenti.
Su due diversi piani, almeno all’inizio, vivono anche i genitori. La madre sembra essere entusiasta di avere a casa di nuovo il proprio figlio, ben consapevole di mettere in scena una finzione. Il padre è decisamente scettico: chiama il bambino automa un ‘roomba’, un evidente riferimento a un noto robot domestico, e gli dice di non chiamarlo papà – in fondo non lo è – ma ‘signore’. Credere o non credere, questo in fondo è il dilemma. Lasciarsi andare o meno. È una questione di fede. Come in tutte le cose della vita. E anche noi che vediamo il film siamo combattuti tra questi due punti di vista. Ma il dubbio è anche un altro. Come va trattato quel ‘bambino’? Come un vero figlio o come un succedaneo? Conviene stare al gioco o no? E ancora: le preoccupazioni di un genitore, nel caso di un figlio automa, devono essere le stesse di un bambino in carne ed ossa? Ma il film è un continuo porsi domande. Che siano di natura etica e filosofica o che siano proprio sullo sviluppo del racconto, il film si segue sempre con l’attenzione alta. Perché non sappiamo mai dove potrà portarci questa storia. E questo è sicuramente un pregio del film, in cui ogni svolta narrativa non è mai scontata.
“Preferisco le decisioni sofferte. Se non soffro non sono contenta”. È quello che dice, a un certo punto, la madre. Ed è chiaro che Sheep In The Box è anche un film sulla sofferenza umana. Il finale del film è inaspettato, ma, in fondo, è nella logica delle cose, e quindi perfettamente coerente con la storia. I due protagonisti si sentono spiazzati. Ma poi ci pensano, per arrivare alla conclusione che “prima o poi succede a tutti i genitori. Forse”.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

A WEEKEND IN IRELAND – La campagna pubblicitaria di Weekend Max Mara per l’Autunno/Inverno 2026

FALCONERI presenta A RIDE TOWARD A FINE SEASON, un viaggio verso la nuova stagione

Weekend lungo a Tolosa: 2-3-4 giorni nella Ville Rose, per affrontare il rientro a ritmo dolce
Newsletter
Trending
-
Mood Your Say3 giorni agoSonia Melt, il coraggio di rifiorire – Amore, rinascita e seconde possibilità in Cuore di loto
-
Lifestyle3 giorni agoBack to school: la scuola ricomincia, ma nessuno torna davvero uguale
-
Sociale3 giorni agoPRIMO MATCH IN ITALIA di DISABILI STANDING 3 ottobre – Parco Villa Baglioni Massanzago (Padova)
-
Fashion News2 giorni agoFASHION VIBES — THE NEXT CHAPTER
-
Resort & SPA2 giorni agoRooftop da sogno per salutare l’estate: tre indirizzi panoramici firmati NH Hotels & Resorts
-
Campagne Pubblicitarie9 ore agoA WEEKEND IN IRELAND – La campagna pubblicitaria di Weekend Max Mara per l’Autunno/Inverno 2026
-
Mood Town2 giorni agoWeekend lungo a Tolosa: 2-3-4 giorni nella Ville Rose, per affrontare il rientro a ritmo dolce
-
Fashion News2 giorni agoFALCONERI presenta A RIDE TOWARD A FINE SEASON, un viaggio verso la nuova stagione

































