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“Kids Keep Playing”: per sostenere i bambini e le bambine dell’Ucraina basta anche un semplice tag

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È nato sui social un movimento senza scopo di lucro per chiedere ai grandi dello streaming di mettere a disposizione anche contenuti in lingua ucraina sul territorio italiano. Il 13 marzo 2022 il primo risultato è stato raggiuto: Netflix Italia ha reso disponibile in lingua ucraina cartoni animati e film.

L’idea nasce in maniera spontanea: nella grande mobilitazione che si sta giustamente creando a sostegno dell’Ucraina, c’è un dettaglio che non è ancora stato preso in considerazione e che potrebbe comunque essere di sostegno?

Il collettivo che ha dato vita a KIDS KEEP PLAYING ha cercato di trovare la risposta provando a immedesimarsi nei bambini e nelle bambine che cercano riparo dalla guerra: una volta arrivati in Italia, dopo avere mangiato, dopo avere avuto accesso a una doccia, a un letto pulito… quale potrebbe essere un momento di distrazione – per quanto possibile – da tutto quello che hanno vissuto e stanno vivendo?

Un cartone animato, un programma per bambini, un film per i più giovani.
Contenuti che, però, devono essere disponibili in una lingua comprensibile ai piccoli.
Ecco perché è nato il progetto KIDS KEEP PLAYING, un’iniziativa che ha origine sui social e che chiede ai grandi nomi dello streaming di mettere a disposizione anche sul territorio italiano film e cartoni animati in lingua ucraina.

Netflix Italia è stata la prima piattaforma a rispondere all’appello di KIDS KEEP PLAYING che si è diramato sui social in modo naturale. I tempi sono stati davvero brevi: dopo pochi giorni abbiamo avuto notizia che Netflix avrebbe sostenuto il progetto, cosa che è poi stata confermata con un annuncio ufficiale sul profilo di Twitter di Netflix Italia e con l’effettiva abilitazione della lingua ucraina su moltissimi contenuti disponibili su Netflix.it a partire dal 13 marzo. Le risposte positive sono arrivate anche dalle associazioni che si stanno occupando dei piccoli, e non solo, in arrivo dalla guerra: in particolare, Fondazione Soleterre ha ringraziato mediante social KKP e tutte le persone che hanno sostenuto l’operazione con le loro condivisioni.

Soleterre lavora in Ucraina dal 2003 dove realizza interventi strutturali, garantisce strumentazione medica e forniture di farmaci nei reparti dell’Istituto del Cancro, dell’Istituto di Neurochirurgia di Kiev e dell’Ospedale Regionale di Leopoli e gestisce una casa d’accoglienza per ospitare gratuitamente i tanti bambini malati in cura. Con l’inizio della guerra, Soleterre si è subito attivata per trasportare al sicuro i bambini e i giovani malati di cancro che sono ora accolti all’ospedale San Matteo di Pavia e in altri ospedali italiani, seguiti da psicologi e medici supportati da traduttori e mediatori.

Sapere che nelle lunghe ore di chemioterapia, isolati in un luogo che non conoscono, sono ‘in compagnia’ di cartoni e film, è un pensiero che dà speranza. Ora scopriremo se anche altri canali TV e piattaforme streaming sono disponibili a partecipare all’operazione; nel frattempo, speriamo che la voce si sparga il più possibile.” – sostiene KIDS KEEP PLAYING.

Sull’importanza della lingua madre in contesti traumatici, KIDS KEEP PLAYING ha condiviso sui propri social l’opinione della dottoressa Chiara Rebuffoni, Psicologa Esperta in Psicoanalisi dell’età evolutiva:

“I bambini in guerra sono costretti a farsi improvvisamente resistenti per poter sopravvivere psichicamente. La realtà non è più popolata da immagini fantasticate – in cui anche i mostri hanno diritto di esistere, ma appunto, non sono veri – ma diventa colma di incubi reali e concreti.

Il trauma della guerra è profondamente connesso alla perdita dei propri cari, delle abitudini. Ecco che questi vuoti lasciano lo spazio al disorientamento, alla paura e all’angoscia.

Proprio come è importante che i bambini possano ricevere un aiuto dalle figure genitoriali per ricevere spiegazioni, per avere uno spazio di contenimento delle loro paure, così si fa essenziale poter offrire sollievo. Non si tratta di fingere o di dissimulare una realtà atroce, ma, in particolare per i bambini molto piccoli, si tratta di poter continuare a sostenere la speranza, offrendo la possibilità di ritrovarsi attraverso un gioco che già si faceva, ad esempio, o un cartone animato trasmesso nella propria lingua madre. Attività importantissime, perché riportano la mente alla routine di prima, quando le cose erano conosciute, mentre tutto intorno viene stravolto.

Il contenimento dato dal suono della propria lingua d’origine consente di fare un’esperienza profonda in cui si scopre che non tutto è scomparso, esploso, assente. Ascoltare i personaggi della fantasia che parlano nella propria lingua madre placa la sensazione che tutto intorno sia senza significato, permette di riattivare la capacità di pensare, offrendo la possibilità, anche, di ricominciare a comunicare.
Infatti, per immaginare l’esperienza di un migrante, che sia adulto o bambino, bisogna pensare di vedere un film in cui ai suoni e ai gesti non corrisponde alcun significato. La capacità di pensare, attività opposta a quella della difesa psichica dell’isolamento, pone le basi per poter avviare l’enorme sforzo di decodifica della realtà, unica possibilità per placare l’ulteriore angoscia data dalla sensazione di sentirsi un alieno calato in una terra straniera.”

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PRIMO MATCH IN ITALIA di DISABILI STANDING 3 ottobre – Parco Villa Baglioni Massanzago (Padova)

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Ragazzi speciali, che amano lo sport, in particolare la Special Boxe.

Un incontro di  ragazzi speciali, il 3 ottobre prossimo nel Parco di Villa Baglioni, una cornice magnifica dove Carlo Goldoni diceva che  il casato dei Baglioni possedeva in campagna una delizia detta Massanzago: “Fursi un logo no gh’è più ameno e vago”, dove, al suo interno, vede protagonista un giovanissimo Giambattista Tiepolo in una delle prime imprese del maggiore pittore del Settecento.

Villa Ca’ Baglioni si trasformerà in un’autentica arena della boxe per una riunione pugilistica FPI, una serata ricca di adrenalina, spettacolo ed emozioni. Il pubblico potrà vivere ogni colpo, ogni parata, lo sforzo e le azioni e ogni emozione a pochi metri dal ring, a bordo ring, immerso nell’atmosfera unica di una grande notte di pugilato.

Una location straordinaria per un’esperienza unica, speciale.

Un incontro di special boxe, dove Giuseppe Mondello e Filippo Pinto hanno già vinto, perché Special Boxe vuol dire persone speciali, e non perché diversi, ma perché capaci di trasformare una sfida personale in un messaggio potente: lo sport è per tutti, e sul ring si combatte prima di tutto con il cuore. Ragazzi uguali a tutti gli altri, che mettono in gioco fisicità, individualità, totale coinvolgimento di mente e di corpo, esplorando i limiti della resistenza per andare a caccia di una soglia di sacrificio per alzare l’asticella sempre di più.

Sono ragazzi che si incontrano, per mettersi in gioco e per avere una concreta possibilità di confronto “alla pari”, niente alibi, ma confronto, sfida, divertimento, gioco, amicizia, socializzazione, tutto questo grazie allo sport, “usato” perché ogni giorno hanno una storia da raccontare, perché ogni giorno il disabile la vive non solo con il proprio corpo, ma lo accompagnano le esperienze della vita, le caratteristiche della  personalità, le paure e i sogni, anche i sogni, perché ogni disabile sogna….

Ogni giorno Giuseppe e Filippo, come  tanti  atleti disabili, vogliono e  possono dimostrare quanto lo sport ha cambiato la loro vita in meglio,  un autentica scoperta, un nuovo orizzonte per ritrovare l’autostima e credere di più in se stessi. Lo sport come contesto educativo e di crescita anche nella disabilità permette di conoscersi e riconoscersi come atleti ma soprattutto come persone.

3 ottobre primo incontro in Italia di atleti standing,  Giuseppe Mondello, toscano, e Filippo Pinto veneto, a Massanzago – Padova, dove il leit motive “non posso farlo”…… diventa ribellione e la paura scompare, trasforma il non posso… ma io sono speciale, il mio punto debole mi ha fatto diventare speciale!

Nella boxe la concentrazione prima della sfida, il silenzio prima dell’azione, ogni movimento richiede precisione, equilibrio e potenza,
ma inizia in questo esatto momento, nello spogliatoio, la connessione tra mente e corpo.

 

Giuseppe Mondello, iscritto alla FPI, allenato da Simone Vannuzzi alla palestra ASD Dinamika di Firenze, vive a Pistoia, da sempre amante della boxe, affetto dalla Sindrome di Poland dalla parte sinistra.

La Sindrome di Poland è una rara condizione congenita caratterizzata dalla malformazione dello scheletro toracico e/o degli arti superiori. È stata descritta per la prima volta nel 1841 dal chirurgo britannico Alfred Poland. Questa sindrome si manifesta principalmente con l’assenza parziale o totale del muscolo pettorale maggiore su un lato del corpo, associata spesso ad alterazioni nello sviluppo delle coste sottostanti, fino alla loro assenza.

A 14 anni Giuseppe e la sorella hanno perduto la mamma e si sono  traferiti da Messina a Pistoia, dallo zio, dove Giuseppe si iscrive ad una palestra di pugilato continuando gli studi.

Come ci dice Giuseppe Mondello di 19 anni allenato da Simone Vannuzzi alla Palestra Dinamika Special Boxe:

Sono iscritto alla FPI e grazie al primo stage in Italia di  Paraboxe organizzato dalla FPI a Firenze alla palestra Dinamika Special Boxe  ho avuto l’opportunità di conoscere il mio attuale maestro, Simone Vannuzzi. Lo ringrazio profondamente per aver creduto in me, per avermi preso a cuore e per tutto quello che mi sta insegnando, non soltanto sul ring ma anche nella vita. Il 3 ottobre arriverà finalmente il momento che ho desiderato per tanto tempo, l’inizio di una partenza bellissima…A settembre inizierò anche un nuovo capitolo della mia vita, l’università in Economia Aziendale a Firenze, ma continuerò a dedicare tutto me stesso alla preparazione per il 3 ottobre. Non so ancora come andrà il match, ma so con certezza che salirò sul ring dando tutto me stesso.

Parla Filippo Pinto, 26 anni, ingegnere veneto, allenato da Nicola Masiero alla palestra Phoenix Boxe ASD di Padova, iscritto alla FPI.

Sono nato con agenesia, ma non ho mai lasciato che questa condizione definisse i miei limiti. Il 24/25 gennaio scorso sono stato ospite della Dinamika Special Boxe a Firenze con il mio allenatore Nicola Masiero per il primo stage in Italia di atleti disabili  dove ho avuto modo di allenarsi e confrontarmi con altri atleti, portando sotto i riflettori il mondo della Paraboxe  con le sue enormi potenzialità.
Un cammino costruito passo dopo passo, sono stato seguito da Together We Ride, che oggi mi affianca con un ausilio protesico ad alte prestazioni, progettato su misura per la boxe e attualmente in continua evoluzione, migliorato sulla base delle mie sensazioni, delle richieste tecniche e del mio costante progresso sul ring.
Ho scelto di mettersi in gioco con il pugilato, e ogni giorno dimostro che la vera forza è nella volontà.

Il 3 ottobre prossimo scriveremo insieme una pagina di grande sport!

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BAMBINI E SPORT – L’avviamento dei bambini allo sport è un gioco molto serio Il bullismo è diventato una emergenza sociale

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A Firenze allo Stadio C.S.Porta Romana nasce un messaggio di forza e consapevolezza, con la frase “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”, Eleanor Roosevelt ci invita a non lasciarci definire dai giudizi degli altri e imparare a coltivare autostima e consapevolezza. Questa celebre frase di Eleanor Roosevelt, una delle figure più influenti del Novecento, è diventata un vero e proprio mantra per chi vuole imparare a credere in sé stesso.

Dietro queste parole si nasconde un messaggio potente: il valore che diamo a noi stessi non dipende dal giudizio degli altri, ma da come scegliamo di reagire alle loro opinioni.

Incontriamo Jacopo Maria Silei, Direttore Generale dello Stadio C,S.Porta Romana, autore di un deciso cambiamento dello Stadio e ci spiega l’importanza dello sport per i ragazzi e perché spronarli a praticarlo.

Il mio è un ritorno al passato, quando eravamo ragazzi e si seguivano le norme familiari di educazione e rispetto, un passato che deve diventare futuro perché abbiamo imparato che lo sport insegna ai ragazzi a gestire le proprie emozioni, a controllare gli impulsi e a sviluppare la capacità di lavorare in gruppo.

Nello sport si trasmettono messaggi sociali e spesso  di sentimenti, di vita di tutti i giorni, di incontri e di amici, gioia e dolore, viaggi, per insegnare e trovare dunque il senso della vita.

Ma ho voluto andare oltre…appare preoccupante la fotografia della realtà giovanile di oggi,  il bullismo e il cyberbullismo con i social sono una vera e propria emergenza sociale che colpisce circa il 15-20% degli adolescenti.

Il mio progetto, affiancato da Devid Bowen allenatore di calcio, è quello di insegnare ai ragazzi a contrastare l’abuso di prepotenze e intimidazioni con “l’uso” educativo dello sport, perché l’avviamento allo sport del bambino è un gioco, molto serio,  che richiede il coinvolgimento del pensiero, estremamente importante fino dalla giovanissima età, ogni eventuale riflessione del bambino dev’esser assolutamente costruttiva, fredda, limpida e razionale.

Il bambino va orientato solo a delineare con la massima chiarezza, alla luce degli errori commessi nel gioco, lo spazio di miglioramento su cui concentrare il proprio successivo allenamento. Le emozioni stesse debbono essere vagliate, controllate, selezionate. Il giocatore, invece che farsi trascinare da esse, deve imparare a sceglier solo quelle che possano condurlo alla vittoria. Per poi sfruttarle al meglio.

Imparare le tecniche e le regole ma principalmente imparare l’importanza della sconfitta,  a saper perdere, accettare le sconfitte, comprendere che per vincere occorre prima ulteriormente migliorare, raggiungere step by step un segno di maturità evidente, che solo i grandi campioni hanno nello sport e che solo i grandi uomini hanno, nella vita. La sconfitta è la più grande maestra che ci sia concesso di avere.

Nel concreto il progetto che ho ideato mira a formare figure idonee a mettere in pratica la metodologia sociale, oltre ad una indubbia maggior facilità di apprendimento, da non sottovalutare, molto importante,  è anche la componente psicologica perché, per i bambini avere come insegnante un pugile ha sicuramente maggior appeal rispetto ad un fisioterapista generico…..il pugile insegna a non avere paura!

Ho voluto abbinare la boxe al calcio, insieme per costruire valore e difesa, oltre alla paraboxe insegnata alla palestra attigua, la ASD Dinamika di Simone Vannuzzi, dove la Special Boxe è rivolta ad atleti disabili in carrozzina e l’effetto sui bambini è stato immediato, entusiasmante, un test importante in questi giorni di chiusura delle scuole, con l’obiettivo  di insegnare a contrastare con lo sport i fenomeni di discriminazione, odio e violenza contro la diversità in tutte le sue manifestazioni e prevenire il bullismo e il cyberbullismo tra i ragazzi e i giovani.

Contatti

Stadio “Gino Bozzi” – CS Porta Romana – Due Strade
Via Stefano Borgonovo – 50125 Firenze
Tel./Fax 055/2047654

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Mario Furlan: “Aiutare i più deboli significa cambiare la realtà”

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La città non ha un solo volto. Accanto alle vie illuminate, ai luoghi del lavoro, degli incontri e della vita quotidiana, esiste una realtà più fragile, spesso silenziosa, fatta di persone senza casa, donne che non si sentono sicure a rientrare da sole la sera, lavoratori che pur avendo un impiego non riescono più a sostenere il costo di un affitto.

Da questa consapevolezza, nel 1994, Mario Furlan ha fondato i City Angels: volontari di strada d’emergenza riconoscibili dal basco blu e dalla giubba rossa, nati per portare aiuto concreto dove il bisogno è più immediato. Solidarietà e sicurezza diventano così due facce della stessa missione: esserci, ascoltare, prevenire, intervenire.

In questa intervista per DailyMood.it, Mario Furlan racconta come sono cambiate le fragilità sociali negli ultimi trent’anni, perché oggi anche lavorare non sempre basta a restare al riparo dalla povertà, cosa spinge una persona a diventare volontaria e in che modo il Wilding, l’autodifesa psicofisica ideata dai City Angels, aiuta ad affrontare le situazioni di rischio con lucidità, prevenzione e consapevolezza.

Un dialogo necessario su una forma di impegno civile concreta, quotidiana, profondamente umana: quella di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.

DAILYMOOD.IT: Come è nata l’idea di fondare i City Angels? 
MARIO FURLAN: E’ nata nel 1994. Facevo il giornalista alla Mondadori, e sentivo il desiderio non soltanto di scrivere, ma di cambiare la realtà, aiutando I più deboli.

DM: Da quando sono stati fondati, nel 1994, come è cambiata la situazione — e come sono cambiate le problematiche — dei senza tetto e delle persone in difficoltà sul territorio?
MF: E’ aumentato il numero dei poveri. Sono anche migliorate le strutture di Assistenza, ma fanno fatica a restare dietro all’aumento di gente fragile.

DM: Quali sono le principali fragilità che portano le persone a diventare dei senza tetto? Sono cambiate nel corso degli anni?
MF: E’ aumentato il numero dei senzatetto che lavorano, ma non guadagnano abbastanza per pagarsi un affitto. Una volta era impensabile essere assunti ma non riuscire a vivere, e quindi finire sulla strada.

DM: In che modo sono disponibili a farsi aiutare da voi?
MF: Molti lo sono. Cerchiamo di entrare in confidenza con gli altri.

DM: Quali sono gli interventi che maggiormente vi trovate a fare?
MF: Aiuto ai senzatetto, ma anche scorta a donne che temono di andare da sole alla sera.

DM: Avete creato il Wilding, la difesa personale psicofisica che viene insegnata ai volontari dei City Angels per metterli in grado di affrontare al meglio situazioni rischiose. In cosa consiste?
MF: E’ l’autodifesa psicofisica, basata molto sulle 2P: psicologia e prevenzione:
C’è anche una parte fisica, adatta a tutti e che non necessita di memorizzare mosse complicate. Che in caso di bisogno ovviamente si dimenticano.

DM: Organizzate anche corsi aperti al pubblico? Quali?
MF: Sì, tutti gli anni nel mese di Settembre, nelle piazze di Milano, Rozzano e Monza.

DM: Siete presenti in sette regioni e in venti città italiane: cosa spinge le persone a unirsi a voi come volontari?
MF: Il desiderio di essere Volontari di strada d’emergenza, che – come è scritto sulla divisa – fanno sia solidarietà che sicurezza.

DM: Quali requisiti deve avere una persona che vuole unirsi a voi?
MF: Deve essere una persona seria, motivate e con un buon carattere: empatica, sorridente, con cui è piacevole fare volontariato.
E’ possibile aiutarci con il 5×1000: il nostro codice fiscale è 97514930151.

Ringraziamo Mario Furlan per aver condiviso con DailyMood.it il suo sguardo lucido e appassionato su temi che riguardano da vicino le nostre città, le nostre fragilità e il modo in cui scegliamo di prenderci cura gli uni degli altri.

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

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